«Io, Pietrangeli, maltrattato senza rispetto» (Agresti). Maggio, mese da n. 1 (Azzolini)

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«Io, Pietrangeli, maltrattato senza rispetto» (Agresti). Maggio, mese da n. 1 (Azzolini)

La rassegna stampa di venerdì 22 maggio 2020

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«Io, Pietrangeli, maltrattato senza rispetto» (Stefano Agresti, Corriere della Sera)

Nicola Pietrangeli ha 86 anni e la memoria di un ragazzo: ricorda tutto, nomi, date e numeri. Viveva anche grazie al lavoro di consulente per la Federtennis, ma adesso quello stipendio non ce l’ha più. Pietrangeli cos’è successo? «Il 10 marzo mi ha chiamato il presidente Binaghi, il quale gentilmente mi ha detto: a causa del coronavirus vengono sospesi tutti i rapporti con i collaboratori esterni. Ho ascoltato in silenzio. Poi, nei giorni successivi, ho scoperto una cosa che ha cambiato tutto. Ho scoperto che questo è accaduto solo nel tennis. Credevo che fosse una decisione comune a tutte le discipline, invece non è così. E non stiamo parlando di una federazione povera, al contrario: la Fit è ricca. A quel punto l’ho presa malissimo, come chiunque quando gli tolgono tutto lo stipendio da un giorno all’altro. E non mi coprivano d’oro, sia chiaro: era una retribuzione dignitosa per uno della mia età».

L’azzeramento dello stipendio l’ha messa in crisi?

 

Se dicessi di no, sarebbe una mezza bugia. Per me è un brutto colpo. Anche perché non mi sono fatto ricco con lo sport. Oggi chi vince il Roland Garros prende quasi 2,5 milioni di euro, a me hanno dato 150 dollari: non ci ho comprato nemmeno un mini-appartamento. Il tennis mi ha dato tanta fama e pochi soldi.

Ha sentito qualcuno dopo il 10 marzo?

Nemmeno lo straccio di una telefonata e questa è un’altra cosa che mi ha fatto molto male. Ho 86 anni, qualcosa nel tennis ho combinato: un po’ di attenzione la meritavo, una chiamata me la dovevano. Anche solo per rispetto: ma sei morto? Conosco Binaghi da quando era bambino: da una parte lo ringrazio perché abbiamo collaborato assieme, ma dall’altra proprio non lo capisco. Lo sa qual è l’ultima scortesia che mi hanno fatto? Dal 15 giugno a Todi ci saranno i Campionati italiani e non mi hanno neppure invitato. Ne parlavo l’altro giorno con Lea Pericoli. Se facciamo la somma, in due abbiamo vinto 51 titoli nazionali: 27 lei, 24 io. E ci hanno tenuto fuori da tutto. […]

Maggio, mese da n. 1 (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Gaby a Roma festeggiava compleanni e vittorie. Non fu la sola, certo l’unica cui i sospirosi tifosi romani avrebbero preparato volentieri la torta con le proprie mani. A patto di consegnargliela personalmente. Nata il 16 notte, quando la festa del calendimaggio volge al termine. Tradizione vuole che in quella giornata, ballando e ruzzando, si chieda alla primavera di accompagnarci verso l’estate più bella. Usanze tenute in gran conto anche nelle Marche e in Abruzzo, le terre del Dna italiano di Gabriela Sabatini, dovei nonni nacquero e decisero ancora giovani di tentare l’avventura da migranti, in Argentina. Per questo, forse, il settennato romano della pupa, ieri bella e oggi bellissima cinquantenne, molto somiglia a una primavera. C’erano il sole, la lieve brezza romana, e una Dea da amare. La storia prese il via da una finale persa nel 1987 contro Stef Graf che molto costò al torneo romano. Fu un confronto impari sia sul piano del gioco, del tutto a favore della tedesca, sia per il tributo amoroso che gli appassionati del Foro rivolsero alle due contendenti. E qui Gabriela vinse a mani basse, raccogliendo incitamenti innamorati che mai si erano sentiti sugli spalti. Lenzuola grandi come letti a tre piazze rimboccarono il Centrale. Ce n’erano di tutti i tipi: «Roma uguale Gabyland», «Il Moro ci piace, ma la Mora anche di più», «Gaby nei cuor avanti con ardor». Tutti per lei, nessuno per la giovane tedesca, che per completare l’opera venne dipinta come “bruttina non ancora stagionata” in un articolo di uno dei nostri quotidiani più importanti. Steffi ritirò il premio, si presentò dagli organizzatori e con semplicità li fece precipitare in un incubo: «Qui, non mi vedrete mai più». Gli anni di Gaby, alla fine, si scontrarono con Conchita Martinez. Sabatini vinse nell’88 e nell’89, fu semifinalista nel ’90, tornò a dominare nei due anni successivi. Abdicò nel 1993 e Conchita nei vinse quattro di seguito. Svogliata, Steffi rientro solo nel 1996 per una passerella che convinse i romani anche delle sue qualità estetiche. Maggio è il mese dei compleanni, nel tennis. […] Cosi, in attesa che i perduti Internazionali tornino fra noi (ma quando? davvero a settembre?) niente vieterebbe di organizzare un Masters virtuale fra i tennisti di maggio. Titoli alla mano, il n. 1 del tabellone maschile spetta a Novak Djokovic, nato il 22. All’altro capo, John Newcombe (23). Poi Fred Perry (18) e Andy Murray (15) e via via gli altri: Pancho Gonzales (9), Manuel Santana (10), Tony Roche (17), Yannick Noah (18), Pat Cash (27), Cliff Drysdale (26), Grigor Dimitrov (16), Kevin Anderson (18), Fabio Fognini (24), Miloslav Mecir (19), Tomas Smid (20) e Karen Khachanov (21). […] Non manca il torneo femminile, con l’imbattibile Suzanne Lenglen (24) davanti alla concorrenza. Poi Gabriela (16), e Johanna Konta (17). A seguire Harkleroad (2), Buzarnescu (4), Cibullcova (6), Tomljanovic e Kasatkina(7), Kuzmova e McHale (11), Mladenovic (14), Sabalenka, la nostra Silvana Lazzarino (19), Lepchenko (21). Ce n’è per una buona esibizione. […]

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La Davis si disputerà in 3 città. C’è anche l’Italia: con Torino? (Crivelli). La Coppa Davis cambia ancora volto. E si fa in tre (Mastroluca). Le lamentele dei tennisti viziati. Un caso politico per l’Australia (Piccardi)

La rassegna stampa di martedì 19 gennaio 2021

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La Davis si disputerà in 3 città. C’è anche l’Italia: con Torino? (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

La rivoluzione della rivoluzione. Che nel 2019 a Madrid la prima edizione della nuova Coppa Davis griffata Gerard Piqué non avesse scaldato i cuori di chi si era trovato a giocarla, e di chi aveva comprato i biglietti per guardarla, era apparso manifesto già durante le partite. Formula cervellotica e soprattutto un programma folle, con gli ultimi match di giornata conclusi ben oltre la mezzanotte e seguiti da quattro gatti sugli spalti, mentre i tennisti tornavano in albergo imbufaliti. Così la Kosmos, partner finanziario dell’Itf nell’organizzazione dell’evento, memore di quell’esperienza ha avanzato alcune proposte per restituire appeal alla più antica manifestazione sportiva per squadre nazionali. Intanto, dal 2022, i team partecipanti scenderanno da 18 a 16, in modo da avere quattro gironi da quattro che dovrebbero rendere meno caotica la classifica finale. Soprattutto, già dall’edizione di quest’anno, il calendario verrà spalmato su 11 giorni anziché una sola settimana e, accanto a Madrid, verranno coinvolte altre due città europee per raggiungere un pubblico ancora più vasto. In ciascuna di queste sedi si disputeranno due gironi e un quarto di finale, mentre i due gironi restanti, due quarti, le semifinali e la finale restano a Madrid. L’Italia ha già presentato un proprio progetto molto forte per affiancarsi nell’organizzazione alle altre due città (la terza potrebbe essere Vienna). Ovviamente le strade portano di nuovo a Torino, sulla base della considerazione che la Davis inizierebbe il 25 novembre (e fino al 5 dicembre), cioè appena quattro giorni dopo la conclusione delle Atp Finals, di cui potrebbe ereditare le strutture. […]

La Coppa Davis cambia ancora volto. E si fa in tre (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

 

La Coppa Davis cambia volto. Le fasi finali si disputeranno in undici giorni, dal 25 novembre al 5 dicembre 2021, e non più in una sola settimana. E potrebbero essere spalmate anche in più sedi. Kosmos, la società di Gerard Piqué partner dell’ITF, ha avviato una procedura per presentare le candidature. La decisione finale sul format dell’edizione 2021 sarà presa entro marzo. Finora si è disputata una sola edizione delle Davis Cup Finals, questo il nome ufficiale, nel 2019 alla Caja Magica di Madrid. Le 18 nazioni qualificate si affrontano in tre gironi da sei: le prime classificate e le due migliori seconde passano alla fase a eliminazione diretta che prevede quarti, semifinali e finale. Due anni fa, la sperimentazione ha suscitato molte polemiche per le sfide terminate a notte inoltrata: il doppio conclusivo tra Italia e Stati Uniti si è protratto fino alle quattro del mattino. Se la riforma dovesse essere approvata, la fase a gironi sarebbe suddivisa tra Madrid e altre due sedi: ciascuna ospiterebbe gli incontri di due gruppi Anche quarti di finale sarebbero spalmati: uno a testa nelle due città eventualmente aggiunte, due a Madrid che resterebbe cornice unica per semifinali e finale. Una soluzione già adottata in grandi manifestazioni a squadre di altri sport. Il principio è lo stesso utilizzato per l’ultima edizione del Mondiale di pallavolo maschile del 2018, co-organizzato da Italia e Bulgaria. L’Italia potrebbe diventare per tre settimane il centro del tennis maschile mondiale. Gli appassionati già pregustano un finale di stagione senza precedenti. Dal 9 al 13 novembre, infatti, sono in programma le Next Gen ATP Finals a Milano, dal 14 al 21, al PalaAlpitour di Torino, arriveranno perla prima volta in Italia le Nitto ATP Finals, il grande evento di fine stagione con gli otto migliori giocatori del mondo. Dal 25 novembre, poi, gli appassionati potrebbero abbracciare anche gli azzurri di capitan Corrado Barazzutti, inseriti nel girone di Coppa Davis con gli Stati Uniti e la Colombia.

Le lamentele dei tennisti viziati. Un caso politico per l’Australia (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

E’ il quarto giorno di quarantena (i top players ad Adelaide, i peones a Melbourne), il tennis per l’Australia diventò un caso politico. E’ il premier dello Stato di Victoria in persona, Daniel Andrews, a rispondere con un secco no al cahier de doléance inoltrato dal n. 1 del mondo Novak Djokovic in soccorso ai 72 colleghi in quarantena stretta (allenamento vietato) dopo essere entrati in contatto con un caso Covid: tra le richieste ritenute sconcertanti, l’isolamento ridotto a fronte di un tampone negativo, il permesso di incontrare il coach, cibo migliore e il trasferimento in case private con campo da tennis. Inaccettabile per un Paese che, blindando i confini, dall’inizio della pandemia ha contenuto a 28.600 positività e 909 morti il bilancio e che tiene all’estero 40 mila cittadini, che torneranno a casa con il contagocce a causa della chiusura delle frontiere. Il governo non voleva l’Australian Open ma poi, per ragioni di business, ha acconsentito a concedere il visto a giocatori e staff (un totale di 1.200 persone), alcuni dei quali hanno scambiato la serissima quarantena per una vacanza pagata al villaggio turistico. Da giorni sui social piovono lamentele di ogni tipo: il cibo è scadente, il delivery di Uber arriva freddo (ogni tennista, quotidianamente, può mangiare a sbafo del torneo per un totale di 100 dollari), la finestra della stanza non si apre, il calendario degli allenamenti (per chi ne ha accesso) non viene rispettato, fino alla chicca di tale Vanessa Sierra, fidanzata di Bernard Tomic che gioca a Pokemon per 11 ore al giorno e ammette di essere indispettita dalle rigorose limitazioni: «Sono costretta a fare cose che non ho mai fatto in vita mia, come sciacquare i piatti nel lavandino della stanza e lavarmi i capelli da sola». Monta l’indignazione degli australiani di fronte a questa vasta platea di adulti mai cresciuti e viziati, che minacciano sottilmente di non partecipare a un torneo che non boicotteranno mai. Anche l’Atp è imbarazzata di fronte all’immagine che il tennis professionistico mondiale – con molte silenziose eccezioni – sta dando di sé agli occhi del pianeta pandemico. La richiesta, soprattutto al gruppo di top players che nel sud dell’Australia sta godendo di maggiori libertà — incluso Djokovic che si conferma leader debole e confuso —, è twittare meno e limitare le storie su Instagram per non alimentare la lotta di classe con i meno fortunati.

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Australian Open, altri 25 isolati. Le autorità: “Nessuna deroga” (Scanagatta). Australian Open, gli isolati sono 72. E avanza l’ipotesi del boicottaggio (Crivelli). Australian Open, ostaggi del Covid (Frasca)

La rassegna stampa di lunedì 18 gennaio 2021

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Australian Open, altri 25 isolati. Le autorità: “nessuna deroga” (Ubaldo Scanagatta, Nazione-Carlino-Giorno Sport)

Erano 47 fino a ieri i giocatori costretti a starsene chiusi in camera in Australia per i prossimi 14 giorni, senza la possibilità di allenarsi per 5 ore quotidiane, ma sono diventati 72 dopo che su un altro aereo, proveniente da Doha con tutti i 16 vincitori delle qualificazioni maschili, è stato trovato un passeggero positivo all’arrivo a Melbourne. Fra i 25 il promettentissimo spagnolo Alcaraz. Nessun italiano.

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E 72 tennisti non potranno allenarsi, gli altri sì. L’ipotesi del boicottaggio per la mancata regolarità dell’Open, come dei 5 tornei a Melbourne che lo precedono, non è fondata. La Jabeur ha “postato” un video nel quale fa le volee contro il cuscino, Cuevas contro il materasso, Shapovalov si è fabbricato una minipista per correre.

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Australian Open, gli isolati sono 72. E avanza l’ipotesi del boicottaggio (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

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Giocatori contro giocatori, giocatori contro la federazione australiana, autorità sanitarie contro i giocatori. Tutti contro tutti, e gli Australian Open nel mezzo, come il sacco del pugile, mentre qualcuno, seppur a mezza bocca, comincia a parlare di boicottaggio per l’evidente disparità di trattamento tra i super big, beati ad Adelaide, e gli altri, reclusi a Melbourne, con l’aggiunta dell’isolamento forzato per quelli che si sono ritrovati sugli aerei coni positivi e adesso devono rimanere chiusi nelle loro stanze d’albergo per 14 giorni senza potersi allenare. E siccome se le cose possono andare male, andranno sicuramente peggio, pure su un volo da Doha, dove si sono giocate le qualificazioni maschili, è stata riscontrata una positività: di conseguenza, altri 25 giocatori (nessun italiano) sono finiti in quarantena rigida dopo i 47 dei giorni scorsi. Figli e figliastri E qui sta il corno più infuocato del dilemma: potrà essere regolare un torneo in cui 72 iscritti ai tabelloni principali non potranno in pratica prepararsi per due settimane? Senza contare che tra le isolate in camera ci sono almeno una decina di tenniste con fondate ambizioni di poter arrivare fino in fondo: Andreescu, Azarenka, Bencic, Karolina Pliskova, Muguruza, Kerber, Sabalenka, Sakkari, Stephens e Svitolina. E se anche qualcuno l’ha presa sul ridere, come Cuevas che ogni giorno posta una story Instagram sugli allenamenti contro il materasso appoggiato alla porta, oppure la Sabalenka con i palleggi contro la vetrata e la Bencic con gli esercizi sul letto, i social si sono trasformati in un’eruzione lavica incontrollabile di polemiche.

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Emma Cascar, commissario per la gestione dell’emergenza dello stato di Victoria, ha tuonato contro alcuni giocatori che avrebbero violato il protocollo parlando tra di loro, mettendo poliziotti alla porta e rinfocolando perciò la rabbia dei tennisti, già allo zenit per il paradiso concesso ai primi tre del mondo (più Serena Williams) ad Adelaide, dove c’è un piano a disposizione per ognuno e le regole sulle frequentazioni con il team sono molto più lasche (e il cibo decisamente migliore)

Ipotesi boicottaggio Una disparità che ha irritato anche una pasta d’uomo come il nostro Salvatore Caruso: «Non prendiamoci in giro, sono privilegi importanti; siamo tutti sulla stessa barca e dovremmo avere le stesse possibilità di preparare uno Slam. Non è leale nei confronti degli altri giocatori.

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ma intanto Djokovic, sempre a suo agio nel ruolo di capopopolo, ha scritto una lettera a Tennis Australia avanzando alcune proposte per migliorare le condizioni di chi sta a Melbourne, tra cui la riduzione dei giorni di isolamento per i 72, effettuando più tamponi; Incontri con l’allenatore o il preparatore atletico, purché abbiano superato i test: spostare, per quanto possibile, quanti più giocatori in case private dotate di un campo per allenarsi.

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Australian Open, ostaggi del covid (Guido Frasca, Il Messaggero Sport)

Un pandemonio in tempo di pandemia. Mancano tre settimane agli Australian Open, ma la situazione peggiora ora dopo ora. Sono saliti a 72 i tennisti giunti a Melbourne con voli su cui viaggiavano passeggeri positivi al Covid-19 e che devono osservare la quarantena per due settimane, senza la possibilità di allenarsi o di interagire con il loro team.

[…]

Nell’elenco ci sono Nishikori, Cuevas, Pella, Londero, Gonzalez, Sitak, Pospisil, Davis, Azarenka, Stephens. E Sandgren, imbarcato nonostante un test positivo: era stato contagiato dal virus già a novembre ed è stato giudicato non contagioso, come spiegato dallo stesso statunitense in un tweet.

[…]

Salta l’intero programma di allenamenti sul campo: solo lavoro atletico da svolgere in camera. Per il governo australiano il resto del mondo è un’unica grande zona rossa e le regole sono molto stringenti pure per coloro che non hanno avuto contatti con positivi. Niente abitazioni private e ristoranti durante la quarantena, solo camere e pasti in hotel indicati. E nella prima settimana di confinamento ognuno si dovrà scegliere un compagno fisso con cui allenarsi per un massimo di 5 ore al giorno. Problemi anche sul volo da Abu Dhabi: positivo Sylvain Bruneau, coach della Andreescu. Tra i passeggeri c’erano altri 23 giocatori, per lo più del circuito femminile, tra cui la stessa Andreescu, Kerber, Kuznetsova, Jabeur, Bencic, Svitolina, Pliskova, Sabalenka, Muguruza e Sakkari. Ieri se ne sono aggiunti altri 25 (compresa la giovane stella spagnola Alcaraz), che hanno viaggiato su un volo da Doha a Melbourne, con un passeggero risultato positivo all’arrivo. POLEMICHE E PAURA Craig Tiley, direttore di Tennis Australia, ha smentito le voci di un ulteriore slittamento del primo Slam della stagione, ma non tutti saranno messi nelle stesse condizioni di allenarsi e monta la protesta per la disparità di trattamento tra le strutture scelte per la quarantena dei top player e gli altri.

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Tra privilegi e disparità sembra di assistere a un reality show dai risvolti imprevedibili, tanto che si parla di boicottaggio. Il n.1 Djokovic da Adelaide, dove sono sbarcati Nadal e Sinner che faranno coppia negli allenamenti, ha scritto a Tiley per perorare la causa dei colleghi costretti a stare chiusi in camera, chiedendo la possibilità di ridurre i giorni di isolamento. Ipotesi che si scontra con le proteste della popolazione locale, preoccupata da un torneo che ha portato nel paese oltre un migliaio di persone tra giocatori e staff provenienti da luoghi dove il Covid-19 è una presenza molto più grave.

[…]

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Caos Australian Open. 47 tennisti in isolamento (Scanagatta, Crivelli, Mastroluca, Piccardi)

La rassegna stampa di domenica 17 gennaio 2021

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Ombra Covid su Melbourne, 47 tennisti in isolamento (Ubaldo Scanagatta, La Nazione)

Un vero caos. Tre casi di positività su due aerei charter che ospitavano 47 tennisti giunti in Australia, hanno decretato la quarantena immediata e obbligatoria per tutti. Niente più 5 ore “d’aria” quotidiane prima garantite per gli allenamenti. A rischio ora la regolarità sportiva delle gare, fra tennisti allenati e tennisti “reclusi” in camera. Mille precauzioni contro la pandemia non sono servite a evitare il guaio che rischia di compromettere anche il fairplay del primo Slam dell’anno, l’Australian Open (8-21 febbraio) e dei 5 eventi tennistici che lo precedono e programmati tutti a Melbourne, dal 31 gennaio in poi. I passeggeri dei charter “esclusivi” erano stati tutti testati. Tutti negativi al via da Abu Dhabi, Dubai e Doha. Ma all’arrivo a Melbourne sono spuntati due casi di positività su uno dei velivoli con 79 passeggeri (arbitri, coach, fisioterapisti, familiari) fra cui 24 tennisti e un altro “positivo” su un altro aereo sul quale viaggiavano altri 23 tennisti. Insomma 47 tennisti a rischio contagio e tutti isolati. Al momento si conosce una ventina di nomi. Molte ragazze top-player, Azarenka, Andreescu, Kerber, Stephens, Muguruza, Svitolina, Pliskova, Sabalenka, Sakkari. Fra i tennisti Nishikori, Cuevas, Sandgren, Pospisil… Sono quasi un quinto dei 256 che dovrebbero prendere parte ai due singolari. Pesi, corda, cyclette in camera – ma anche un topo nella camera della Putintseva e un ragno in quella della Davis – ma niente tennis, niente racchette. Gli incolpevoli tennisti si sentono discriminati rispetto a tutti gli altri che invece potranno allenarsi. Già c’erano state furiose proteste per il trattamento Vip offerto ad alcuni di loro (fra questi Nadal e il suo sparring partner Sinner, Djokovic, Serena Williams con marito e figlia) che erano stati “dislocati” a Adelaide, in un hotel con mega suites, senza il limite orario negli allenamenti. […]

Caos Australian Open. Covid sull’aereo, isolati 47 giocatori (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

 

Caos nei cieli. Un film di paura i cui titoli di coda per un giorno hanno rischiato di far chiudere il sipario sugli Australian Open. Già rinviato di tre settimane (avrebbe dovuto cominciare stanotte, prenderà il via l’8 febbraio), il primo Slam stagionale deve fare i conti con l’incubo Covid nonostante gli stringenti protocolli di sicurezza imposti dallo Stato di Victoria, quello di cui Melbourne è capitale. Tra le misure adottate da Tennis Australia c’è pure l’arrivo in città di giocatori e staff attraverso charter dedicati dagli Stati Uniti e dagli Emirati, per evitare contatti con passeggeri estranei e creare fin dal viaggio di trasferimento una bolla anticontagio. Ebbene, proprio su alcuni di questi aerei, però, si sono accesi microfocolai che al momento obbligano 47 tennisti iscritti al torneo al completo isolamento, senza la possibilità di uscire dalle stanze d’albergo neppure per allenarsi. Il primo allarme è scattato sul volo da Los Angeles atterrato a Melbourne all’alba di venerdì: sono risultati positivi un membro dell’equipaggio e, a quanto sembra, Edward Elliot, coach della giocatrice inglese Lauren Davis. Tra i 79 passeggeri, 24 erano tennisti. Secondo le indiscrezioni. tra loro si trovavano, tra gli altri, Nishikori, Cuevas, Pella, Pospisil, la Azarenka, due volte vincitrice in Australia, e la Stephens. regina degli Us Open 2017. E c’era pure Tennys Sandgren, il cui caso ha fatto molto discutere nelle ultime ore: gli è stato concesso di viaggiare verso l’Australia nonostante un tampone positivo, poiché il test rivelava soltanto tracce non contagiose. Ma i 24 non sono rimasti soli a lungo, visto che appena qualche ora dopo anche il volo in arrivo da Abu Dhabi ha denunciato un caso di positività: non si tratterebbe di un tennista, ma intanto i 23 giocatori a bordo sono già in isolamento in hotel. E i nomi pesano, trattandosi di molte ragazze addirittura con ambizioni di vittoria finale: Andreescu, Kerber (signora d’Australia nel 2016), Jabeur, Bencic, Svitolina, Karolina Pliskova, Sabalenka, Muguruza e Sakkari. Per tutti e 47 gli sfortunati protagonisti adesso valgono le rigide imposizioni delle autorità sanitarie, in attesa di capire se potranno essere ammorbidite nei prossimi giorni: due settimane senza uscire e dunque con la possibilità di allenarsi solo tra le quattro mura delle camere. Insomma, una bella botta alla preparazione, cui probabilmente non porranno rimedio i quattro tornei di avvicinamento più l’Atp Cup (tutti a Melbourne) della prima settimana di febbraio. La disparità di trattamento tra Adelaide, dove i più forti del mondo hanno a disposizione un intero piano e possono interagire con il team, e Melbourne, dove le stanze sono singole (e perfino con i topi, come ha postato la Putintseva) e il distanziamento ferreo, ha suscitato molte polemiche, spaccando il fronte dei giocatori. Altro sale sulle piaghe di un Australian Open già ferito.

Australian caos, isolati 47 giocatori (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

L’Australian Open inizierà l’8 febbraio ma è già nel caos. Quarantasette fra giocatori e giocatrici, infatti, non potranno allenarsi durante la quarantena obbligatoria. Sono tutti venuti a contatto con persone risultate positive ai test anti-Covid a Melbourne. Due dei positivi, un membro dell’equipaggio e il coach di Lauren Davis, hanno viaggiato su un volo charter partito da Los Angeles. Un altro caso di contagio è emerso su un volo da Abu Dhabi. Si tratta dell’allenatore della canadese Bianca Andreescu, campionessa dello US Open 2019. Sull’aereo da Los Angeles viaggiavano tra gli altri Victoria Azarenka, Kei Nishikori e Tennys Sandgren. Il numero 50 ATP è risultato positivo all’ultimo controllo, ma ha inviato una documentazione particolareggiata all’autorità governativa australiana dello Stato della Victoria che si occupa di gestire l’emergenza. E ha ottenuto il permesso di imbarcarsi. Gli specialisti hanno ritenuto che il test fosse il risultato dei residui del virus che lo aveva colpito a novembre, e per questo non lo hanno ritenuto contagioso. Tutti gli atleti sui due voli sono considerati come “contatti stretti” , dunque dovranno rimanere confinati in camera senza potersi allenare all’aperto. Le proteste non sono mancate. La kazaka Yulia Putintseva, numero 28 del mondo, ha pubblicato sui suoi profili social lo scatto di un topo in camera, e si è lamentata delle difficoltà di ottenere un’altra stanza Ma l’accusa più pesante è per l’organizzazione: «Nessuno mi ha detto che, in caso di positività registrata tra le persone sull’aereo, saremmo stati messi tutti in quarantena per due settimane. Se l’avessi saputo, ci avrei pensato su due volte prima di venire qui». Arrivano anche le prime richieste di spostamento del torneo. L’ha invocato la belga Flipkens su Twitter; l’ha sintetizzato sui social la rumena Sorana Cirstea. «Non ho alcun problema a stare due settimane sul divano a guardare Netflix, ma l’unica cosa che non posso fare dopo quattordici giorni così è competere. Il problema è questo, non il regime della quarantena».

I 47 tennisti prigionieri del virus. L’Australia si ribella: tornate a casa (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

«Ciao. Sfortunatamente una persona sul tuo volo per Melbourne è risultata positiva al Covid. Sarai in quarantena stretta, senza possibilità di allenarti, per 14 giorni». Giocare a tennis con il coronavirus, di questi tempi, è un mestieraccio. 47 tennisti iscritti all’Australian Open (per ora nessun italiano), 24 sull’aereo proveniente da Los Angeles e 23 sul volo da Abu Dhabi, sono in isolamento totale a Melbourne: hanno volato con un caso Covid (accertato quello di Sylvain Bruneau, coach di Bianca Andreescu). Organizzare 15 charter pieni al 20% per portare in Australia 1200 persone, obbligare tutti a un tampone negativo prima di imbarcarsi non è servito: a Melbourne è sbarcato il virus, i pacati aussie si stanno ribellando via social contro l’invasione decollata dall’epicentro del contagio (Europa e Stati Uniti) al grido di «via gli untori» e 47 giocatori, a loro volta, si ribellano contro la clausura imposta loro dal ministero della Salute. «Impossibile andare in campo dopo due settimane sul divano dell’albergo» cinguetta furibonda la romena Sorana Cirstea, prigioniera come Stephens, Azarenka, Pospisil, Cuevas, Nishikori, Pella e altri. «Di questa regola non ci avevano avvertiti: se l’avessi saputo, non sarei venuta» è il lamento della svizzera Belinda Bencic. E la belga Kristen Flipkens lancia il tormentone dei prossimi giorni: «Impossibile giocare l’Australian Open dall’8 febbraio: è necessario posticipare il torneo di una o due settimane». Insomma, il caos. Anche perché nel frattempo i migliori del mondo — da Djokovic a Nadal (con Jannik Sinner come sparring partner designato nelle 5 ore d’aria concesse al dì), da Thiem a Serena Williams — sono atterrati ad Adelaide per un’esibizione: possono allenarsi, sono ospitati in un residence extra lusso, godono di maggiori libertà (più persone nello staff al seguito), hanno postato una foto di gruppo in campo che ha fatto imbufalire i colleghi a Melbourne. Tutti contro tutti, la nuova specialità del tennis. L’enorme empasse in cui è precipitato lo Slam di Melbourne (i risultati dei tamponi stanno ancora arrivando: non è escluso che la lista dei 47 reclusi si allunghi) sia di monito per tutti: per l’Europeo di calcio itinerante al via l’11 giugno a Roma con Italia-Turchia e per l’Olimpiade di Tokyo, se i vaccini non costringeranno la pandemia al ritiro si gareggerà nelle bolle e le bolle, come dimostrato, non sono impermeabili. Gli abitanti di Melbourne protestano con gli organizzatori dell’Australian Open («Annullate il torneo e rimandate tutti a casa»). […]

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