I migliori a non aver mai vinto uno Slam, secondo ESPN

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I migliori a non aver mai vinto uno Slam, secondo ESPN

Il sito americano ha chiesto a un gruppo di esperti di stilare una lista dei più grandi incompiuti del tennis, iniziando dagli uomini. Ci sono Nalbandian e Ferrer

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Questo articolo è una traduzione; l’originale si può consultare qui


Il Roland Garros, che sarebbe dovuto iniziare questa settimana, è stato posticipato, mentre Wimbledon è stato cancellato del tutto e lo US Open potrebbe a sua volta saltare a causa della pandemia.

Questo ci ricorda che i tornei dello Slam sono delle rare e preziose opportunità per i giocatori, e nessuno lo sa meglio di quei perenni favoriti che però non sono mai riusciti a piazzare la zampata vincente. Gli sfortunati fanno parte di un club di cui rifiuterebbero volentieri la tessera, ma allo stesso tempo pochi di loro scambierebbero la propria carriera con quelle di campioni effimeri come Gaston Gaudio o Iva Majoli, entrambi campioni Slam, ed entrambi ricordati quasi esclusivamente da nerd di versioni tennistiche di Trivial Pursuit.

 

“Grazie” ai Big Three, l’era corrente ha funzionato come un eccellente servizio di reclutamento per il club dei migliori a non aver mai vinto uno Slam. Candidati in attività includono gente come Tsonga, Nishikori e Raonic, che sulla carta potrebbero ancora rifuggire l’etichetta di cui sopra. “Anno dopo anno, Federer, Nadal e Djokovic hanno battuto ‘i migliori a non aver mai vinto uno Slam’”, dice Chris McKendry di ESPN. “Tutti loro hanno semplicemente avuto la sfortuna di nascere nel periodo sbagliato”.

ESPN.com ha quindi radunato una schiera di esperti per stilare una lista dei candidati più validi per il club dei “quasi campioni”, sia per gli uomini che per le donne. Visto che alcuni hanno ancora grandi chance di vincere (per esempio Dominic Thiem, che ha solo 26 anni e ha già disputato tre finali), abbiamo considerato solo giocatori già ritirati per il nostro sondaggio.

Di seguito iniziamo con la lista degli otto uomini più votati, in ordine alfabetico:

Guillermo Coria (2000-09)

Best ranking: 3
Migliori piazzamenti Slam: finale al Roland Garros, 2004; un’altra semifinale a Parigi e due quarti allo US Open
Saldo nelle finali: 9-11, con vittorie ad Amburgo e Montecarlo

Soprannominato “El mago” in spagnolo, Coria in effetti possedeva abilità sovrannaturali sul mattone tritato. “In realtà era lui ad avere il nomignolo di ‘King of clay’ prima che arrivasse Nadal”, ha detto l’analyst di ESPN, Sam Gore. “Aveva una rapidità fulminante, ed è tuttora considerato uno dei migliori ribattitori di tutti i tempi”.

Coria, appena 1.75 per 69 chilogrammi, superò una squalifica per doping a inizio carriera, per poi arrivare in finale al Roland Garros nel 2004, perdendo contro Gaston Gaudio un match che nessuno spettatore potrà mai dimenticare: Guillermo servì due volte per il match e non sfruttò due match point – uno degli epiloghi più strazianti di sempre.

Molti si chiesero come Coria avesse potuto buttare via il titolo così, dato il pronostico apparentemente senza storia: da N.3 del seeding era strafavorito, e si trovava di fronte un anonimo connazionale con un ranking di N.44 ATP. La partita fu surreale, e Gaudio stesso disse: “Una finale Slam persa con due match point a favore non è semplice da digerire contro nessuno, figuratevi una persa contro di me”. [l’articolo non fa menzione dei fortissimi crampi che colpirono Coria quando era sopra due set a zero, certamente un fattore di quella debacle, ndr]

Pro: Coria è ancora oggi al primo posto in tre delle quattro statistiche più importanti legate alla risposta. Nessuno, nemmeno Novak Djokovic, ha una miglior percentuale di conversione delle palle break (45.71%). Inoltre, Coria è davanti anche per punti vinti contro la prima di servizio (36.05%) e per game vinti in risposta (35.26%). Fra il 2003 e il 2004, compilò una striscia di 31 vittorie consecutive sulla terra, raggiungendo la finale in sei dei sette Masters Series a cui partecipò sulla superficie fra Montecarlo 2003 e Roma 2005.

Contro: La sua carriera andò rotoli a partire dal tardo 2005, per motivi misteriosi. Improvvisi problemi psicologici al servizio gli fecero perdere partite su partite a causa dei doppi falli. In più, riuscì a vincere solo uno dei suoi nove titoli lontano dalla terra.

Verdetto: nell’era pre-Nadal, pareva certo che Coria avrebbe vinto più titoli a Parigi (come minimo), ed era per la verità molto solido anche sul cemento.

Nikolay Davydenko (1999-2014)

Best ranking: 3
Migliori piazzamenti Slam: quattro semifinali (due al Roland Garros e due allo US Open)
Saldo nelle finali: 21-7, fra cui una vittoria alle ATP Tour Finals e tre Masters Series.

Un altro giocatore di costituzione ectomorfica che colpiva al di sopra della propria categoria di peso, questo esile russo di 1.78 poteva contare su una velocità fuori dal comune per essere competitivo su tutte le superfici – e competitivo lo era per davvero. “Era fantastico sul cemento e sulla terra”, dice di lui Jimmy Arias, ex-giocatore e attualmente direttore della IMG Academy, “e sembrava che riuscisse sempre a raggiungere i quarti o le semi in tutti gli Slam”.

Nel 2009, a Londra, Davydenko sconfisse Nadal, Federer e Del Potro, conquistando il titolo più importante della sua carriera, le ATP Finals, dopo aver vinto dei Masters Series sia sul cemento che sul sintetico. Soprannominato “Iron Man”, Davydenko era uno dei giocatori più attivi (e continui) del tour – nel 2006 arrivò a disputare 99 incontri. In un arco di 12 Slam a partire dall’Australian Open del 2005, fece almeno i quarti in otto circostanze.

Pro: Davydenko giocava con i piedi dentro il campo, colpendo la pallina in fase ascendente per impartire al meglio quel colpo secco, quasi da hockey su ghiaccio, che caratterizzava i suoi colpi dal fondo. Verdasco una volta dichiarò che “Davydenko non ti dava mai il tempo di pensare; era un giocatore veloce e un gran lavoratore”. Il suo successo sul cemento e sulle superfici indoor, dove tendono a dominare grandi battitori e giocatori più imponenti [tutto da dimostrare, ndr], va ricercato nella sua capacità di togliere il tempo agli avversari.

Contro: Davydenko non aveva grandi armi per lasciare fermi gli avversari, e perciò era sempre soggetto a essere sballottato da colpitori più potenti (per esempio, era 1-5 contro Roddick). Era sempre costretto a spendere molte energie, e, pur lavorando duro per vincere tante partite, spesso arrivava esausto in fondo ai tornei per l’alta intensità che il suo tennis comportava. Ha dato il meglio fra il 2005 e il 2009.

Verdetto: Davydenko non ebbe mai quel tabellone fortunato che gli avrebbe potuto permettere di vincere uno Slam. In particolare, la sua kryptonite era Federer: sotto per 19-2 nei confronti diretti, a un certo punto venne eliminato cinque volte dallo svizzero, due ai quarti e tre in semifinale.

David Ferrer (2000-19)

David Ferrer – Madrid 2019 (foto via Twitter, @MutuaMadridOpen)

Best ranking: 3
Migliori piazzamenti Slam: finale al Roland Garros, 2013; almeno ai quarti altre 16 volte
Saldo nelle finali: 27-25, fra cui un titolo a Bercy.

Se si dovesse trovare un vincitore romantico per questo sondaggio, il prescelto sarebbe certamente Ferru. Come ha detto di lui Todd Martin, “Ferrer ha il primato per longevità e massimizzazione del suo potenziale. Nessuno nel nostro sport ha spremuto il proprio talento come David, o quanto meno nessuno da tanti anni a questa parte”.

Grande amico di Nadal (che l’ha battuto 26 volte in 32 confronti diretti), i suoi 27 titoli gli valgono il secondo posto per tornei vinti nell’epoca d’oro del tennis spagnolo, proprio dietro a Rafa. Ferrer ha anche avuto un ruolo fondamentale nella dinastia iberica in Davis, avendo fatto parte di quattro team campioni.

In aggiunta, Ferrer era di gran lunga uno dei giocatori più rispettati del circuito. Un avido lettore, una volta ha detto: “Voglio leggere libri che mi facciano crescere come persona, non solo come giocatore”. 

Pro: nonostante una statura di un metro e 75, Ferrer aveva una struttura fisica molto solida, e, seppur veloce, faceva della resistenza e della tigna le sue qualità principali. Aveva un colpo bimane rapido e preciso, unito a un dritto affidabilissimo – in particolare, la sua rapidità gli consentiva di sfruttare al massimo l’inside-out. “Era così costante”, ha detto di lui Brad Gilbert. “Deve stare per forza fra i migliori in questa graduatoria”.

Contro: più pistola ad acqua che kalashnikov, il servizio di Ferrer era vulnerabile, e sovente aggredito dagli avversari. Inoltre, aveva chiari problemi nel portare a casa tornei importanti, come si evince dal solo Master 1000 presente nel suo palmares. Katrina Adams, ex-campionessa di doppio ed ex-presidente della USTA, ha riassunto così: “Sapevi sempre cosa aspettarti da David, un combattente che non si dava mai per vinto, solo che non aveva gli strumenti necessari… la tenuta fisica e la grinta non erano sufficienti”.

Verdetto: con un pelo di autostima in più e una maggiore capacità di rischiare e di salire di livello nei punti importanti, Ferrer avrebbe probabilmente vinto uno Slam.

Todd Martin (1990-2006)

Todd Martin (foto © Andrew Eichenholz/ATP Tour)

Best ranking: 4
Migliori piazzamenti Slam: finale all’Australian Open, 1994; finale allo US Open, 1999; e altre quattro semifinali
Saldo nelle finali: 8-12, fra cui titoli a Sydney, a Barcellona e al Queen’s.

Inaspettatamente versatile per un big server di 1.98, il pacato e riflessivo nativo dell’Illinois ha un palmares relativamente scarno, ma ero uno che saliva di livello negli Slam e che è riuscito a vincere tornei su tutte le superfici.

Martin fu parte integrante della nazionale americana vincitrice in Davis nel 1995, e si guadagnò un posto nel folklore dello US Open con una notevole rimonta ai danni di Greg Rusedski nel quarto turno del 1999, in un match finito ben oltre la mezzanotte [qui potete ascoltare il suo ricordo, ndr]. Quell’anno raggiunse la finale, dove Agassi lo aspettava per frustrare ancora una volta le sue speranze, un esito familiare per un giocatore solido come la roccia ma offuscato da Sampras & Co. – negli Slam fu battuto quattro volte su cinque da Agassi e sei su sette da Sampras.

Pro: seppur non veloce, Martin possedeva una sorprendente mobilità per un uomo di quella stazza. Questo è uno dei motivi del suo buon rendimento sulla terra, dove aveva più tempo per caricare i suoi fondamentali potenti. Aveva un servizio fantastico, il suo asset principale.

Contro: Martin sprecò delle enormi opportunità negli Slam. Nella semifinale di Wimbledon del 1996 si fece sfuggire la vittoria quando era sopra per 5-1 contro il Carneade MaliVai Washington, che avrebbe poi vinto il set per 10-8. Quella fu solo la più eclatante delle occasioni in cui Martin tolse il piede dall’acceleratore invece di cogliere l’occasione.

Verdetto: quella sconfitta con Washington era un’occasione d’oro in un periodo in cui Wimbledon era dominato da Pete Sampras, battuto nei quarti di finale da Richard Krajicek, che avrebbe poi dominato la finale con Washington. Probabilmente il ricordo gli fa ancora male.

A pagina due, gli altri quattro campioni senza Slam scelti da ESPN

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Al femminile

Russia 2: Veronika Kudermetova

Il lungo percorso compiuto prima della affermazione ad alti livelli della attuale numero 2 di Russia Kudermetova, recente finalista del torneo di Abu Dhabi

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Veronika Kudermetova - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

In attesa che il Tour superi la tormentata quarantena australiana e torni a offrire tennis giocato, continuiamo l’analisi delle giocatrici impegnate nel primo torneo dell’anno, il WTA500 di Abu Dhabi. Dopo l’articolo di martedì scorso dedicato a Ekaterina Alexandrova, proseguo con la linea russa: è il momento di Veronika Kudermetova. Per Kudermetova quella negli Emirati è stata una settimana molto positiva, dato che per la prima volta in carriera è riuscita a raggiungere la finale di un WTA500 (nuova definizione dei Premier che assegnano 470 punti alla vincitrice).

Durante il torneo Kudermetova ha sconfitto Kontaveit, Turati, Badosa, Svitolina, Kostyuk, e ha perso soltanto da Aryna Sabalenka (che tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021 vanta una striscia vincente aperta di 15 match). A conferma dell’ottimo momento di Veronika c’è il best ranking raggiunto proprio questa settimana (numero 36) e il primato nazionale mancato di poco: sarebbe diventata numero 1 di Russia (superando Alexandrova) se avesse vinto la finale.

Va sottolineato però che tutti i discorsi sul ranking sono “ingessati” dalle regole introdotte con la pandemia, regole che tendono a mantenere lo status quo, e di fatto sfavoriscono le tenniste in crescita come Kudermetova. Se per esempio nel 2020 si fossero conteggiati solo i risultati ottenuti in quell’anno solare, Veronika avrebbe concluso la stagione al numero 29 invece che al 46. Tenendo poi conto della finale raggiunta negli Emirati Arabi mercoledì scorso, staremmo parlando di una giocatrice senza dubbio dentro le prime 30 del mondo.

Potrebbe sembrare insensato continuare a riferirsi a un ranking virtuale, calcolato secondo i metodi precedenti, ma credo aiuti a individuare le giocatrici che stanno facendo meglio, pur nelle mille difficoltà che il periodo propone. Sappiamo infatti che si sta giocando meno del solito e questo rende più difficile la costruzione di quei momenti positivi che, grazie a condizioni di forma e di entusiasmo sopra la media, si traducono in significativi salti di qualità.

Per quanto riguarda Kudermetova, ci sono almeno due aspetti della sua carriera che, a mio avviso, la rendono particolarmente interessante: le difficoltà affrontate per finanziare la propria formazione nel periodo da teenager, e il confronto con le coetanee nate nel 1997, visto che che per il tennis femminile quella del 1997 è considerata una annata speciale. Veronika infatti è nata nello stesso anno di giocatrici di successo e precocissime come Bencic, Ostapeniko, Osaka, oltre che Konjuh (purtroppo fermata dagli infortuni) e Kasatkina, sua “gemella” russa con la quale ha condiviso i primi anni di carriera da junior. Cominciamo proprio da quegli anni.

a pagina 2: I primi anni di Veronika Kudermetova

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Flash

WTA Ranking: best ranking per Sabalenka, è numero 7. La classifica si ‘scongela’

Inarrestabile Aryna Sabalenka: vince il terzo torneo di fila e sale fino al n.7. Best ranking anche per Veronika Kudermetova. Se niente cambia, l’Australian Open 2021 sostituirà i punti del 2020

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Ritorniamo al consueto appuntamento con la classifica femminile. Dopo la vittoria ad Abu Dhabi, che segue i due trionfi di Ostrava e di Linz a fine 2020, Aryna Sabalenka si issa fino alla posizione n.7. Un risultato di tutto rispetto per la quasi ventitreenne bielorussa, che rappresenta anche la sua miglior posizione di sempre raggiunta.

Potrà migliorare ulteriormente? Le possibilità ci sono. Sembra infatti che la WTA non seguirà il criterio del “Best of 2020/2021” fino al prossimo marzo, ovvero lasciare alle giocatrici la possibilità di conservare il miglior risultato delle ultime due edizioni dei tornei disputati, come intende invece fare l’ATP fino alla metà di marzo.

Sul sito ufficiale della WTA, nella sezione dedicata al ranking, si può infatti leggere “Tour-level points added in 2020 will drop after the event is scheduled to be played again in 2021 or after 52 weeks, whichever is earlier”. Questo dovrebbe stare a significare (a meno di comunicazioni dell’ultimo momento) che già dai prossimi tornei (Autralian Open in primis) i punti dei tornei disputati sia nel 2020 che nel 2021 – fa dunque eccezione Abu Dhabi, che è un torneo nuovo – saranno sostituiti con i nuovi o semplicemente scadranno, e non è prevista alcuna “rete di salvataggio” per chi, per ragioni che tutti conosciamo, non potesse (o dovesse rinunciare a) partecipare a un torneo.

 

LA CLASSIFICA

Ritocca il best ranking anche Veronika Kudermetova, che guadagna dieci posizioni dopo la finale a Abu Dhabi persa proprio contro Sabalenka. La giovane russa sale fino al n.36. Il precedente best ranking era il n.38. L’ultimo movimento degno di nota in top 100 e quello di Marta Kostyuk che risale di 21 posizioni fino al n.78 dopo la semifinale negli Emirati.

Classifica WTA Variazione Giocatrice Tornei Punti
1 0 Ashleigh Barty 17 8717
2 0 Simona Halep 17 7255
3 0 Naomi Osaka 16 5780
4 0 Sofia Kenin 26 5760
5 0 Elina Svitolina 27 5260
6 0 Karolína Plíšková 22 5205
7 3 Aryna Sabalenka 28 4580
8 -1 Bianca Andreescu 10 4555
9 -1 Petra Kvitová 16 4516
10 -1 Kiki Bertens 26 4505
11 0 Serena Williams 13 4080
12 0 Belinda Bencic 25 4010
13 0 Victoria Azarenka 18 3426
14 0 Johanna Konta 18 3152
15 0 Garbiñe Muguruza 18 3070
16 0 Madison Keys 16 2962
17 0 Iga Świątek 16 2960
18 0 Petra Martić 24 2850
19 0 Elena Rybakina 30 2718
20 0 Elise Mertens 30 2650
21 0 Markéta Vondroušová 18 2538
22 0 Maria Sakkari 28 2490
23 0 Anett Kontaveit 22 2330
24 0 Jennifer Brady 26 2320
25 0 Angelique Kerber 21 2271
26 0 Alison Riske 23 2256
27 0 Karolína Muchová 19 2065
28 0 Yulia Putintseva 27 2015
29 0 Dayana Yastremska 27 1925
30 1 Ons Jabeur 24 1908
31 -1 Amanda Anisimova 21 1905
32 0 Donna Vekić 27 1880
33 0 Ekaterina Alexandrova 31 1775
34 0 Qiang Wang 24 1735
35 0 Shuai Zhang 27 1693
36 10 Veronika Kudermetova 32 1680
37 -1 Svetlana Kuznetsova 18 1631
38 -1 Barbora Strýcová 22 1630
39 -1 Anastasia Pavlyuchenkova 24 1630
40 -1 Sloane Stephens 22 1573
41 -1 Magda Linette 30 1573
42 -1 Saisai Zheng 24 1510
43 -1 Fiona Ferro 26 1497
44 -1 Caroline Garcia 28 1495
45 -1 Jeļena Ostapenko 26 1485
46 -1 Danielle Collins 20 1475
47 0 Nadia Podoroska 31 1407
48 0 Cori Gauff 16 1394
49 0 Polona Hercog 27 1335
50 0 Kristina Mladenovic 30 1335

CASA ITALIA

Per quanto riguarda i nostri colori, non cambia di molto la classifica delle prime atlete nel ranking mondiale. Continuiamo ad avere tre presenze in top 100 ma in posizioni basse, bassissime. Camila Giorgi resta al n.76, Trevisan e Paolini perdono una posizione e si ritrovano in 86° e 97° piazza. Guardando più giù, sono degni di nota i balzi di Stefanini (+38, n.356) Bianca Turati (+41, n.277), che ad Abu Dhabi ha vinto il suo primo match nel circuito maggiore.

Classifica WTA Variazione Giocatrice Tornei Punti
76 0 Camila Giorgi 25 958
86 -1 Martina Trevisan 28 879
97 -1 Jasmine Paolini 33 785
131 0 Sara Errani 31 584
132 0 Elisabetta Cocciaretto 23 583
167 0 Giulia Gatto-Monticone 27 432
189 0 Martina Di Giuseppe 30 354
277 41 Bianca Turati 16 234
292 2 Jessica Pieri 29 217
297 8 Martina Caregaro 20 207
311 -1 Stefania Rubini 24 186
320 0 Federica Di Sarra 20 176
341 0 Lucia Bronzetti 27 156
356 38 Lucrezia Stefanini 26 142
369 -1 Cristiana Ferrando 23 136
417 0 Deborah Chiesa 20 112
441 -1 Camilla Scala 14 100
443 -1 Camilla Rosatello 18 99
472 -1 Gaia Sanesi 16 91
478 -1 Angelica Moratelli 23 89

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Australian Open

Australian Open: le richieste di Djokovic a Craig Tiley in favore dei giocatori in quarantena

Il N.1 al mondo avrebbe scritto al CEO di Tennis Australia per perorare la causa dei colleghi costretti a stare chiusi in camera

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Novak Djokovic - Australian Open 2020 (foto via Twitter @AustralianOpen)

72 tennisti giunti a Melbourne con voli su cui viaggiavano passeggeri trovati positivi al Covid devono osservare la quarantena per due settimane, senza la possibilità di allenarsi o di interagire con il loro team o con il coach. Ciò ha causato non poco malcontento da parte degli atleti, senza contare le difficoltà che fin da ora devono affrontare la federazione australiana e il comitato organizzativo del torneo.

Per poter permettere loro di svolgere almeno una parte degli allenamenti e della preparazione, Novak Djokovic (che invece si trova ad Adelaide insieme a Nadal, Thiem e Serena Williams, fra gli altri) avrebbe inoltrato alcune richieste a Craig Tiley, CEO di Tennis Australia. I Top 3 stanno trascorrendo la loro quarantena ad Adelaide, come detto, ma beneficiano comunque di qualche libertà in più rispetto ai colleghi in isolamento a Melbourne. Ecco le richieste de n. 1 del mondo:

  • La possibilità di avere a disposizione materiale per il fitness e l’allenamento nelle stanze d’albergo;
  • Un’alimentazione accettabile, del livello del torneo;
  • Ridurre i giorni di isolamento per i 47 tennisti coinvolti (ora sono diventati 72) con la possibilità di un maggior numero di test anti-covid e dopo che tutti siano risultati negativi;
  • Il permesso di poter incontrare con il proprio coach o preparatore atletico dal momento che tutti si sono sottoposti al test PCR.
  • Qualora tale proposta venisse accettata, Djokovic richiede la possibilità che l’atleta e il proprio coach possano soggiornare nello stesso piano dell’hotel.
  • Novak propone inoltre che venga messo a disposizione degli atleti il maggior numero possibile di case private con un campo da tennis.
Si ringrazia Fernando Murciego, di Puntodebreak, per la notizia

In precedenza, Tiley era intervenuto sul canale 9news Melbourne per delucidare la situazione:

Sapevamo che ci sarebbe stato un rischio significativo. Tutti prima di arrivare in Australia dovevano mostrare un test negativo, 72 ore prima della partenza. Arrivati in Australia, una volta in isolamento, avrebbero dovuto sottoporsi a un altro test. Sapevamo che esisteva un rischio di contagio in questa finestra temporale; due persone sono risultate positive e il Chief Health Officer ha deciso che tutti i passeggeri del volo fossero da ritenersi contatti stretti. La decisione spetta al dipartimento di sanità e non sai mai quale sarà prima che il fatto avvenga. Avevamo 17 voli provenienti da 7 città differenti e ci siamo assicurati che i voli non superassero la capienza del 25% in modo da proteggere il più possibile la sicurezza dei passeggeri“.

Tiley ha spiegato che farà il possibile per consentire condizioni eque anche per chi non può allenarsi al di fuori della stanza (con equipaggiamenti in camera). Ha confermato inoltre che non c’è nessuna possibilità che il torneo venga rinviato. Già l’averlo programmato l’8 febbraio rispondeva all’esigenza di consentire a eventuali positivi di avere il tempo per negativizzarsi. Un ulteriore dimostrazione di intransigenza è arrivata dal governo australiano, che ha respinto tutte le richieste avanzate dai giocatori per il tramite di Djokovic.

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