I migliori a non aver mai vinto uno Slam, secondo ESPN - Pagina 2 di 2

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I migliori a non aver mai vinto uno Slam, secondo ESPN

Il sito americano ha chiesto a un gruppo di esperti di stilare una lista dei più grandi incompiuti del tennis, iniziando dagli uomini. Ci sono Nalbandian e Ferrer

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Miloslav Mecir (1982-90)

Best ranking: 4
Migliori piazzamenti Slam: finale allo US Open, 1986; finale all’Australian Open, 1989; almeno semifinale in tutti gli Slam
Saldo nelle finali: 11-13, fra cui le WCT Finals del 1987 e l’oro olimpico del 1988.

Nel corso del suo magico 1988, Mats Wilander perse solo una partita negli Slam, proprio contro Mecir, che gli lasciò appena sette giochi nel loro match di quarti di finale. Miloslav, le cui movenze indolenti e liquide, unite a uno stile sincopato, gli avevano procurato il nomignolo di “Gattone”, era quello che nessuno voleva incontrare.

Aveva una grande mobilità, specialmente per un uomo di 1.90”, dice Gilbert di lui. “In più, sapeva giocare su tutte le superfici”. Sfortunatamente, il suo corpo non resse alle fatiche usuranti del circuito ATP. A partire dal 1989, iniziò ad avere grossi problemi lombari, che lo costrinsero a ritirarsi nel luglio del 1990, a soli 26 anni.

 

Pro: Mecir aveva uno stile unico. Si muoveva come un granchio, dotato di letture tanto acute e di un passo così leggero da apparire nei pressi della pallina senza dare l’impressione di essersi mosso. Aveva uno swing compatto e colpi piatti e precisi con una fantastica rotazione del torso. Il suo timing era tale da permettergli di sfruttare senza problemi la velocità dei colpi dell’avversario. Cambiava l’inerzia dello scambio ineffabilmente, e aveva una straordinaria sensibilità di volo.

Contro: avversari dalla palla pesante potevano sommergerlo tirandogli addosso, come ampiamente dimostrato da Ivan Lendl, che lo massacrò nelle due finali Slam che li misero di fronte. L’allora connazionale lo anestetizzò tirando forte al centro, impedendogli così di aprirsi degli angoli. Da contrattaccante puro, Mecir non fu in grado di cambiare le carte in tavola.

Verdetto: ironicamente, un giocatore che sembrava spendere così poco in termini di sforzi ed energie (pensate a Mecir come all’anti-Nadal) vide calare drasticamente il sipario sulla propria carriera – e quindi sulle chance di vincere uno Slam – a causa di un cedimento fisico.

David Nalbandian (2000-13)

Best ranking: 3
Migliori piazzamenti Slam: finale a Wimbledon, 2002; altre quattro semifinali (raggiunte in tutti gli Slam)
Saldo nelle finali: 11-13, fra cui le ATP Tour Finals del 2005 e due Masters Series.

Nalbandian riceve una quantità di rispetto inaspettamente alta da parte degli addetti ai lavori. La ex-N.1 britannica Anabel Croft, ora un’opinionista, dice di lui: “La sua tecnica era straordinaria da entrambi i lati. Era un enorme talento, dotato di grandissima sensibilità e di un eccellente servizio, e sapeva quando usare il drop shot“.

Argentino di uno e 80, provvisto di gambe taurine e spalle larghe, Nalbandian sembrava avere un futuro assicurato da campione Slam quando raggiunse la finale di Wimbledon al suo secondo anno nel circuito. Purtroppo per lui, però, l’ispirazione lo coglieva solo a intermittenza, come nel 2005, quando vinse le ATP Finals con un 7-6 al quinto su Federer.

Pro: Nalbandian non temeva nessuno, come dimostrato ampiamente dal suo 8-11 negli head-to-head con lo svizzero. Aveva una consistenza super, specialmente per uno che colpiva in anticipo e semi-piatto, e spesso con angoli estremi. Agile e con un baricentro basso, copriva il campo con rapidità, prefigurando il tennis contemporaneo con la sua abilità di ribaltare l’inerzia dello scambio.

Contro: le carenze di Nalbandian erano legate al suo temperamento. Nel 2006, quando era N.3 ATP, fu notoriamente accusato di scarso impegno durante un match di terzo turno a Wimbledon, perso in tre set. Il motivo? Voleva guardare in TV il quarto di finale dei Mondiali fra Argentina e Germania. Fece scalpore anche la sua sconfitta a tavolino durante la finale del Queen’s nel 2012, quando colpì un giudice di linea con un calcio tanto forte da farlo sanguinare – in virtù di quel gesto, perse quasi 70.000 dollari fra multe e sanzioni varie.

Verdetto: Nalbandian scelse la bella vita a grande scapito della sua carriera, come disse di lui l’opinionista di Tennis Channel Leif Shiras: “Aveva un’aura d’indifferenza che poteva risultare davvero irritante. Ma quando si alzava col piede giusto il suo tennis era assolutamente fuori scala”.

Marcelo Rios (1994-2004)

Best ranking: 1
Migliori piazzamenti Slam: finale all’Australian Open, 1998; altri tre quarti
Saldo nelle finali: 18-13, fra cui la Grand Slam Cup del 1998 e cinque Masters Series.

L’unico N.1 a non vincere uno Slam (oltre che il primo latino-americano a raggiungere la vetta), Rios è la prima scelta della maggior parte degli esperti. Paul Annacone, ex-coach di Federer e analyst per Tennis Channel, riassume il parere di molti suoi colleghi sia nell’ambiente degli allenatori che in quello degli opinionisti quando afferma che Rios “è il più grande talento senza Slam che ho toccato di prima mano. L’ho visto mettere in difficoltà tanti grandi giocatori, e lo faceva senza bisogno di dare il meglio”.

Rios era uno scricciolo di 1.75 per 70 chili, agile e dotato di un timing squisito. Come Mecir, però, anche lui fu prostrato da problemi lombari – giocò il suo ultimo match al Roland Garros del 2003, ritirandosi appena ventisettenne.

Pro: il suo gioco era serico, inattaccabile, traboccante di stregoneria mancina. Sapeva tirare vincenti da qualunque punto del campo, in qualunque momento della partita. Nonostante la bassa statura, il suo servizio era efficace, e si sposava con la sua abilità nel portare gli avversari lontano dalla loro comfort zone. Darren Cahill, analyst di ESPN ed ex-coach del suo rivale Agassi, dice di lui: “I suoi colpi estemporanei era fantastica da vedere, così come l’abilità che aveva di mettere a nudo i difetti degli avversari. Faceva sembrare tutto facile, e veleggiava per il campo apparentemente senza sforzo”.

Contro: Patrick McEnroe, analyst per ESPN [qui potete ascoltare l’intervista di Ubaldo con lui, ndr], si dice convinto che Rios avesse un talento paragonabile a quello di Agassi e persino più varietà. Però, continua McEnroe, “Rios non aveva nè la determinazione né l’etica del lavoro di Agassi. Ci si può solo chiedere se la cattiva forma fisica non sia stata alla base degli infortuni che gli accorciarono la carriera. Non ha mai dato l’impressione di lavorare con la stessa diligenza di molti suoi contemporanei”.

Il suo atteggiamento spocchioso e il disprezzo che nutriva praticamente nei confronti di tutti (compresa la gran parte dei suoi colleghi) foraggiarono innumerevoli articoli. Ebbe numerosi problemi con la legge, come quando venne arrestato a Roma per aver tirato un pugno a un tassista per poi causare una rissa con il poliziotto deputato all’arresto. Un altro analyst di ESPN, Cliff Drysdale, l’ha descritto in questo modo: “Rios aveva un mostruoso talento dal punto di vista fisico, ed era un genio nel colpire la pallina come voleva. Era anche l’atleta con l’atteggiamento più antisociale di sempre”. Nel 2016, Rios ha affermato in un’intervista che due medici gli hanno diagnosticato la sindrome di Asperger.

Verdetto: Se Rios avesse sposato appieno la propria carriera, valorizzato i rapporti umani, e tratto più gioia e soddisfazione dal tennis, avrebbe potuto vincere numerosi Slam.

Robin Soderling (2001-11)

Best ranking: 4
Migliori piazzamenti Slam: due finali al Roland Garros, 2009-10; altri quattro quarti
Saldo nelle finali: 10-10, fra cui un Master 1000 a Bercy.

La carriera di questo Maciste svedese si interruppe nell’estate del 2011, ad appena 27 anni, per via di una mononucleosi da cui non riuscì mai a riprendersi davvero. 1.93 per 90 chili, Soderling vinse titoli su tutte le superfici a parte l’erba, una carenza dovuta principalmente alle poche opportunità a sua disposizione.

Soderling era uno dei pochi giocatori in grado di cancellare chiunque dal campo in qualsiasi momento, grazie alla capacità (e alla propensione) di esprimere potenza pura a piacimento. La più grande dimostrazione la diede nel 2009, quando divenne uno dei soli due uomini a sconfiggere Nadal al Roland Garros – Soderling, tds N.23 appena, mise la parola fine su una striscia di 31 successi consecutivi dello spagnolo nel loro match di quarto turno.

Quasi a voler dimostrare che non fosse stata una coincidenza, Robin raggiunse la finale (persa contro Federer), e replicò l’anno successivo, con Nadal che lo aspettava per prendersi la rivincita.

Pro: Si può partire da un servizio che raggiungeva i 230 orari, che faceva il paio con quel dritto capace di provocare sconquassi sismici. Nonostante una velocità inferiore sul rovescio, la sua altezza e il suo talento gli consentivano di aprire angoli mordaci.

Contro: Soderling aveva una vena umorale che alle volte si traduceva in deficit di autostima ed entusiamo. Al Roland Garros riusciva a compensare la scarsa mobilità, sfruttando la lentezza della superficie per preparare le sue botte da dietro, cosa che stentava a fare su superfici più rapide, dove aveva problemi a mettersi in posizione rapidamente.

Verdetto: Soderling rimane una sorta di mistero. Un uomo silenzioso e introspettivo che riceveva poche attenzioni anche nei suoi momenti migliori, non tornò mai a giocare dopo la mononucleosi. Lasciò la porta aperta per un ritorno fino al ritiro ufficiale avvenuto nel 2015, a oltre quattro anni di distanza dal suo ultimo match ATP.

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Flash

Roland Garros: giornata di sorprese nel femminile, dopo Pliskova fuori anche Halep e Collins

Continuano a cadere, una dopo l’altra, le teste di serie nel tabellone femminile del Roland Garros. Prima di oggi erano nove, cui se ne aggiungono oggi altre quattro

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Paula Badosa - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Non si ferma l’ecatombe di teste di serie in questa edizione del Roland Garros femminile. Prima dell’inizio della giornata odierna, erano nove ad aver già salutato Parigi (Samsonova, 25; Jabeur, 6; Kontaveit, 5; Muguruza, 10; Krejcikova, 2; Kvitova, 32; Raducanu, 12; Sakkari, 4; Cirstea, 26), cui se ne aggiungono altre quattro: Pliskova (8), Alexandrova (30), Halep (19) e Collins (9).

Dopo i soli quattro game racimolati da Karolina Pliskova contro la numero 227 WTA Leolia Jeanjean, ben più combattuto è il match di Ekaterina Alexandrova, che dopo aver vinto al tiebreak il primo set si spegne perde il secondo parziale e si fa rimontare due volte nel terzo da Irina-Camelia Begu. La russa infatti, testa di serie numero 30, nel set decisivo va due volte avanti di un break: prima sul 2-0, poi sul 4-2, ma in entrambi i casi perde immediatamente il servizio. Saranno decisivi i soli sette punti vinti con la prima (su 18) nel terzo set, che consentiranno alla rumena di recuperare dallo svantaggio di 2-4 infilando quattro game consecutivi e chiudendo 6-7 (3) 6-3 6-4. Al terzo turno Begu troverà proprio Jeanjean, con la ghiotta chance di eguagliare il suo miglior risultato in uno slam, cioè gli ottavi di finale, ottenuti proprio qui a Parigi nel 2016 e all’Australian Open nel 2015).

La numero 63 del ranking rimane così l’unica rumena in tabellone, complice l’inaspettata sconfitta di Simona Halep. La testa di serie numero 19 cede alla giovane Zheng Qinwen (e ad una non perfetta condizione fisica), non sfruttando un set e un break di vantaggio. La campionessa del 2018 vince infatti facilmente il primo set – in cui commette solo quattro gratuiti contro i 13 della sua avversaria – e si porta avanti anche nel secondo, salendo 2-1 e servizio. Da quel momento, però, la partita cambia: dopo un game a tratti stellare da dieci minuti, la giovane cinese trova il controbreak immediato e vince cinque game di fila, strappando il servizio all’ex numero uno del mondo in altre due occasioni e portando il match al terzo. Il suo gioco molto aggressivo e un contemporaneo calo fisico di Halep, costretta a chiamare due volte il fisioterapista, chiudono precocemente la contesa in favore di Zheng, che si impone 2-6 6-2 6-1 sfruttando un immacolato 100% di punti vinti con la prima (13/13) e ben 27 vincenti.

 

L’ultima sorpresa di giornata vede l’uscita di scena della finalista dell’Australian Open Danielle Collins, sconfitta in due set da Shelby Rogers (non proprio una terraiola doc). Dopo essersi immediatamente ritrovata sotto 0-4 ad inizio match, la testa di serie numero nove riesce in qualche modo a risalire la china fino al 4-4, dove però perde nuovamente il servizio e, di fatto, consegna alla sua avversaria le chiavi del primo set. Con altri tre break (sei in totale) Rogers si porta a casa anche un secondo set mai in discussione, in un incontro in cui a fare la differenza sono senz’altro i tanti errori gratuiti di Collins (28).

SOPRAVVIVONO RYBAKINA, KEYS E SABALENKAAlla roboante vittoria di Iga Swiatek – in striscia aperta da 30 partite consecutive – si aggiungono anche i successi di Elena Rybakina, Madison Keys e Aryna Sabalenka. La kazaka fa un po’ più fatica soltanto nel primo set, dove comunque è sempre lei a fare la partita, conquistandolo al fotofinish. Da quel momento saranno otto i giochi consecutivi conquistati dalla testa di serie numero 16, che si impone 6-4 6-0 sfruttando ben 34 vincenti. Perde gli stessi game Aryna Sabalenka, in un incontro piuttosto simile a quello di Rybakina. La bielorussa vince 6-1 6-3 anche grazie a 37 winners, raggiungendo al terzo turno Camila Giorgi, che oggi si è imposta su Yulia Putinseva. Ben più laboriosa l’affermazione di Madison Keys, che estromette dal torneo Caroline Garcia. Match in cui la statunitense, numero 22 del seeding, è comunque sempre stata in vantaggio e in controllo. Nel primo set Keys rischia di sciupare sul più bello il break ottenuto nel sesto gioco, perdendolo quando va a servire per il set sul 5-3. Per sua fortuna, tuttavia, nel game successivo arriva un altro break, che le regala un primo set sublimato dal 93% di punti vinti con la prima. L’equilibrio regna anche nel secondo parziale, dove nessuna delle due giocatrici riesce mai a prendere il largo. Si arriva così al tiebreak, in cui Keys parte meglio e si porta sul 5-2 con due servizi a disposizione. Finisce 6-4 7-6 (3) in suo favore, con una prestazione particolarmente aggressiva che, con 33 vincenti, porta i risultati sperati.

Il tabellone femminile del Roland Garros 2022

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ATP

Roland Garros: Ruud e Rune avanti facilmente, Goffin supera Tiafoe [VIDEO]

Il norvegese batte facilmente Ruusuvuori, il danese si conferma elemento da tenere d’occhio battendo Laaksonen. Alcune cronache parigine del giorno

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Casper Ruud - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

[8] C.Ruud b. E.Ruusuvuori 6-3 6-4 6-2

Come prevedibile, ordinaria amministrazione per Ruud nel derby del nord contro Ruusuvuori, che per un set (il secondo) tiene botta e si costruisce anche le sue occasioni, ma la solidità e la tranquillità del norvegese sono troppo superiori per causargli veri problemi. Infatti ottimo inizio, anche al servizio (chiuderà con il 69% di punti con la prima, 70 con la seconda) e break nel sesto gioco per Ruud, nonostante un inizio anche abbastanza solido del finlandese, ma il doppio di colpi vincenti del n.8 del seeding fa compiere il salto. Dopo un primo set point annullato con l’ausilio del servizio da Ruusuvuori, che prova a mantenersi quantomeno in scia, nell’ultimo game non c’è storia: ottimo il rendimento al servizio del norvegese, e poi il solito dritto pesante fa chiudere il parziale per 6-3. Break trovato prima nel secondo set dal n.8 al mondo, nel terzo game, dopo uno scambio durissimo, dove però ha quasi sempre comandato, incidendo bene col dritto (e dire che Ruusuvuori aveva iniziato, molto propositivo, e ha pagato forse l’esserlo stato troppo su alcuni colpi). Conferma di esser salito di livello il n.61 al mondo, giocando un ottimo tennis che gli regala le prime 2 palle break della sua partita, dove però Ruud sale in cattedra sfruttando ancora servizio e dritto, e sembra non soffrire neanche i cambi di ritmo e accelerazioni del finlandese.

Bravissimo quest’ultimo, nel nono game, a risalire da 0-40 e annullare tre set point, con molto coraggio e lucidità, quantomeno prolungando il set e scaricando la pressione sulle spalle e sul servizio di Ruud. Alla fine, pur se con qualche minuto di ritardo, Casper vince 6-4 un set di ottimo livello, dove il finlandese lascia non pochi rimpianti: 4 palle break sprecate a fronte di un gioco di sciabola e fioretto quasi perfetto, ma il martello di Ruud si è dimostrato nuovamente quasi inarrivabile. Il norvegese sembra aver voglia di accelerare le operazioni, e così ecco il break nel terzo set quasi subito, nel terzo gioco, che ottiene salendo meglio sulla palla anche di rovescio e mettendo un po’ di più i piedi in campo, imponendo un ritmo non presente nelle corde del finlandese. Il quinto game sembra segnare la definitiva resa di Ruusuvuori, che mostra un paio di grossolani errori a fronte della difesa perfetta del suo avversario, che andrà poi a chiudere in scioltezza 6-2 con un’ottima prestazione, condita anche da 39 vincenti, 12 più dei non forzati. Al prossimo turno affronterà, da favorito, il nostro Lorenzo Sonego.

 

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

H.Rune b. H.Laaksonen 6-2 6-3 6-3

Nessun problema anche per un altro dei giovincelli del momento, Holger Vitus Nodskov Rune, che dopo aver portato a scuola Shapovalov, spazza via anche Henri Laaksonen, in balia totale del vincitore dell’ultimo Challenger di Sanremo. Non tantissimi vincenti per il danese, ma davvero pochi errori e soprattutto un impressionante 86% di punti vinti con la prima, che comminano la sentenza. Già dall’inizio va forte Rune, che subito nel secondo gioco mostra la superiorità sulla superficie, portando a casa il break. Bravo però lo svizzero ad evitarne ulteriori, e addirittura ad avere lui la chance per recuperarlo (sarà l’unica di tutto il match), ma il danese non trema e rimane avanti. Alla fine Rune porta a casa il set 6-2 abbastanza nettamente, causa anche un brutto game conclusivo di Laaksonen, che si limita a ribattere e scambiare da fondo, territorio di Holger, che puntualmente lo punisce. Buon inizio di secondo per lo svizzero, che annulla palla break, e sembra cercare qualche soluzione alternativa, specie per uscire dallo scambio, dove Rune appare irresistibile. Ma nel secondo gioco break spettacolare per il n.40 al mondo, che prima gioca una contro smorzata da manuale, poi chiude il game con un rovescio vincente, mostrando come anche le variazioni non riescano a scalfirlo.

Anche il secondo set va dunque agevolmente in cascina per il danese, senza neanche strafare più di tanto. La differenza di peso di palla e di attitudine alla superficie sono un vantaggio troppo netto. Anche nel terzo set il break arriva subito per Rune: un po’ falloso Laaksonen in questo caso, ma c’è da dire che la forma odierna del classe 2003 di certo non aiuta il morale dello svizzero. Alla fine chiude 6-3 anche il terzo Holger, quasi passeggiando e senza neanche troppo forzare, anche a causa di un medical time out abbastanza lungo a metà parziale. Così inizia a giocare più rilassato e lascia scorrere la partita, in controllo dall’inizio alla fine. Al prossimo turno avrà uno tra il qualificato Cachin e Hugo Gaston, nel qual caso match di prim’ordine tra le fantasie del francese e le geometrie di Rune, che in ogni caso appare largamente favorito per trovare il primo quarto turno Slam della carriera.

D. Goffin b. F. Tiafoe [24] 3-6 7-6 (1) 6-2 6-4 (Andrea Mastronuzzi)

Sul “Simonne Mathieu” si continua a far festa. Dopo aver fatto da cornice alla vittoria di Jeanjean su Pliskova e alla conseguente gioia del pubblico francese, il terzo campo per importanza del Roland Garros è infatti diventato la casa degli appassionati belgi che hanno assistito a un’ottima prestazione del loro beniamino Goffin. L’ex top 10 è stato capace di battere in quattro set la testa di serie numero 24 Francis Tiafoe. Il risultato smentisce la classifica ma non più di tanto i pronostici: se infatti l’americano precede Goffin di 21 posizioni, i precedenti (3-1 per il belga) e la maggiore esperienza di David sulla terra parigina (dove Tiafoe ha vinto quest’anno la prima partita dopo sei sconfitte al primo turno) avevano spinto le case di scommesse a dare per favorito il numero 48 del mondo.

Goffin ha rimontato un set di svantaggio. Tiafoe, infatti, è stato impeccabile nel corso del primo parziale, specie al servizio: nei suoi turni ha perso solo quattro punti. In virtù del break messo a segno nel quarto gioco, l’americano ha chiuso sul 6-3 in meno di mezz’ora. La musica ha però cambiato tono fin dall’inizio del secondo set, apertosi con un parziale di 12 punti a 2 in favore del belga. Dopo questo passaggio a vuoto Tiafoe è riuscito a rientrare nel set, perdendolo però al tie-break. Nel terzo parziale Goffin ha avuto vita facile (6-2) grazie alle difficoltà con la prima e agli errori non forzati (ben 17 in soli 8 game) dell’avversario. Nel quarto set Tiafoe è tornato a mettere in mostra un buon tennis, pur non incidendo abbastanza con il dritto. Il belga è però salito su livelli che aveva già raggiunto nei match contro Nadal a Madrid e con Hurkacz a Roma, a testimonianza della buona stagione sulla terra (inaugurata con il successo a Marrakech) che sta disputando. Manovrando perfettamente con il dritto, Goffin ha ottenuto il break decisivo sul 4-4 pari e ha poi chiuso sul 6-4 al secondo match point, nonostante Tiafoe avesse fatto di tutto per restare nel match.

Il belga, che nelle dichiarazioni a caldo ha ringraziato i suoi tifosi parlando di “atmosfera incredibile”, non raggiungeva il terzo turno al Roland Garros dal 2019: aveva infatti perso nei match di esordio a Parigi sia l’anno scorso che nel 2020. Il prossimo avversario sarà proprio quell’Hurkacz battuto due settimane fa in Italia con un doppio 7-6.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

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ATP

Roland Garros: Lorenzo Sonego va al terzo turno superando Sousa e i suoi dubbi

Il torinese fatica nel primo set ma riesce ad avere la meglio sul portoghese. Sfiderà Casper Ruud al terzo turno

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Lorenzo Sonego - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Lorenzo Sonego - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

[32] L. Sonego b. J. Sousa 7-6 6-3 6-4

Nell’urlo liberatorio di Lorenzo Sonego dopo la chiusura del match contro Joao Sousa c’è tanto: la voglia di urlare a tutti che lui c’è ancora e il desiderio di scacciare via tutti i dubbi accumulati negli ultimi mesi, che pure si sono visti oggi. Ma il torinese è riuscito comunque a vincere in tre set: 7-6 6-3 6-4 al portoghese Joao Sousa, un risultato che gli vale per la seconda volta in carriera il terzo turno al Roland Garros. Sfiderà in un match difficile il top ten Casper Ruud, ma lo Slam parigino a prescindere da questo può essere una buona iniezione di fiducia.

IL MATCH – Sonego inizia il match molto bene, deciso a comandare il gioco e in spinta su tutti i colpi. Fa il break al primo game con una bella palla corta unita a una volèe a chiudere seguita da un errore di dritto di Sousa (1-0). Ma poco dopo, nel quarto game, non sfrutta le occasioni. Permette a Sousa di ottenere un paio di punti in difesa e poi un rovescio gli sfila lungo: controbreak (2-2). Il copione si ripete: nel settimo game Lorenzo sale 0-40 con un passante di dritto e ottiene il break alla seconda opportunità (4-3) ma nel gioco successivo cede a sua volta la battuta (4-4). In questa fase si nota la mancanza di fiducia di Lorenzo, che spesso si costruisce bene il punto ma poi paga qualche indecisione di troppo nel colpo che dovrebbe essere definitivo. Sousa, così, si garantisce il tie-break e poi tenta la zampata: un paio di brutti errori del nostro nel dodicesimo game portano il lusitano ad avere quattro set point in risposta. Qui Lorenzo, nel momento più difficile, è bravo a tirare fuori gli artigli salvandosi col servizio. Il nostro riesce ad arrivare al tie-break. Nel jeu decisif mette subito la testa avanti (1-3) e rimane in vantaggio fino a chiudere 7-4 con un ace al centro.

 

Rinfrancato dal set portato a casa dopo lo spavento, Sonego parte bene nel secondo set salendo 2-0 grazie a un passante vincente e col dritto che torna a girare forte (Lorenzo cerca sempre di spostarsi per colpire a sventaglio, nella sua comfort zone). Perso il servizio, Sousa inizia ad innervosirsi, prendendosela con la sfortuna e con il fatto che l’avversario tende a colpire spesso le righe (dimenticandosi che, le righe, stanno lì anche per essere prese). Sale il rendimento al servizio di Lorenzo che arriva a servire per il secondo set senza dover fronteggiare palle del controbreak. C’è anche un medical time out chiesto da Sousa, probabilmente un affaticamento dovuto anche alle fatiche di Ginevra della settimana precedente. Sul 5-3 l’azzurro fa viaggiare il dritto con autorità e con una prima vincente blinda il secondo parziale (6-3).

Come nei due precedenti parziali, anche nel terzo set Sousa cede il servizio al primo turno di battuta: Sonego sale 15-40, alla seconda opportunità mette un dritto sulla riga e si prende l’1-0 e servizio. Sousa tenta il tutto per tutto per rientrare in partita: nel sesto game arriva a due palle break anche grazie al fatto che il nostro torna ad avvertire un po’ di tensione. Lorenzo però si salva e anzi fa il doppio break subito dopo, guadagnandosi un 15-40 con due dritti vincenti e poi ottenendo un errore dell’avversario. Joao ha un colpo di coda e recupera uno dei due break approfittando di un paio di errori di Lorenzo (5-3), poi tiene il servizio (5-4), ma alla seconda opportunità di servire per il match Sonego non sbaglia giocando in modo aggressivo e andandosi a prendere la vittoria. Ora la sfida, difficile, contro Casper Ruud.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

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