Todd Martin e quella finale di Wimbledon sfuggita per un soffio [video esclusivo]

Interviste

Todd Martin e quella finale di Wimbledon sfuggita per un soffio [video esclusivo]

“Marathon Man” ora è il CEO dell’Hall of Fame Open di Newport. Le imprese notturne con Moya e Rusedski, la finale mancata a Wimbledon e le prospettive del tennis alla luce della pandemia. E un’offerta di lavoro al direttore…

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Todd Martin (foto © Andrew Eichenholz/ATP Tour)

La mia ultima video-chat contro l’astinenza da tennis vede protagonista Todd Martin (due stagioni chiuse in Top 10 con otto finali vinte e dodici perse), che ha risposto alle domande mie e di Steve Flink dalla sua casa in Rhode Island, dove ci dice che la situazione è buona.

Parte di quella che forse è stata la miglior nidiata di tennisti Made in USA (è coetaneo di Agassi e Courier), Todd si è affacciato più tardi ai grandi palcoscenici, avendo deciso di frequentare la Northwestern University nel nativo Illinois per due anni, ma ha comunque vinto 411 match a livello ATP ed è stato presidente del Player Council per due mandati, fra il 1995 e il 1999. Sebbene il suo miglior Slam per percentuale di vittorie sia Wimbledon, ha raggiunto le sue finali sul cemento, una a Melbourne e una a New York, perdendo rispettivamente da Sampras e Agassi (al quinto set).

La nostra intervista si è svolta in un momento complicato per lui, vale a dire il giorno della cancellazione di tutti i tornei fino al 31 luglio, una lista che purtroppo include anche il torneo su erba di cui è a capo – una doppia disdetta per Newport, visto che all’annullamento del torneo si è accoppiato, ubi maior, anche quello delle celebrazioni per i nuovi membri della Hall of Fame per il 2020, vale a dire Conchita Martinez e Goran Ivanisevic. Martin, però, non si è tirato indietro quando il discorso si è soffermato su questi temi, e ha anzi sfruttato l’opportunità per parlare dello stato dei due tour nel loro complesso, anche perché, diciamocelo, per quanto si sia trattato di una brutta notizia, non era certamente inaspettata.

LA VIDEO-INTERVISTA COMPLETA

LE PARTI SALIENTI DELL’INTERVISTA

 
  • Minuto 00 – Un riassunto dei risultati raggiunti in carriera
  • 02:42 – Il suo ricordo delle due finali Slam giocate. In particolare, si è soffermato sui miglioramenti del suo gioco nei cinque anni intercorsi fra le partite con Sampras e Agassi, e di come abbia approcciato gli incontri in modo diverso. Molto interessante la sua disamina sul perché abbia vinto meno del dovuto, scegliendo di focalizzarsi sul processo di crescita piuttosto che sui risultati a breve termine o sulla preparazione dei singoli incontri
  • 08:52La sua famosa frase su quanto gli dispiacesse per il ritiro di Sampras (spoiler: risposta ironica ma non troppo), e i suoi pensieri su quale sia stata la sua miglior stagione, un punto su cui assume una prospettiva particolare, privilegiando la qualità del proprio tennis piuttosto che i risultati nudi e crudi
  • 12:16 – Steve e il nostro diverso rapporto con i bloc notes, e un po’ di gossip (si scoprì l’inizio della love-story Graf-Agassi) durante la finale fra Martin e Andre a Flushing Meadows
  • 15:16 – Il ricordo della gelida trasferta per la finale di Davis del 1995 contro la Russia, che decise di giocare sulla terra indoor per neutralizzare Sampras. Il grande match di un Pete esanime contro Chesnokov, il loro doppio vincente e il cameratismo di squadra. Altro dilemma: meglio zittire la folla in trasferta o esaltarla in casa?
  • 22:23 – Todd inizia un tour di batti-il-cinque al pubblico dell’Arthur Ashe dopo aver finito all’01:22 del mattino – la seconda rimonta al quarto turno in due anni. “Fisicamente sono qui. Vuoi sapere dove sono metafisicamente?”
  • 26:05Quella maledetta semifinale di Wimbledon ’96 contro MaliVai Washington, sprecata dopo aver servito due volte per il match: era avanti 5-1 al quinto. Avrebbe battuto Krajicek in finale? “Una cosa è certa: avrei preferito una finale Slam con lui a una con Pete! Perché il tennis è come gli affari, e un’altra spiegazione del suo relativamente scarno palmares
  • 30:42 – “Marathon Man” nonostante qualcuno lo accusasse di non avere grande resistenza… Come il match di Davis con Rafter lo tormentò e lo spronò al contempo
  • 36:26La clamorosa sconfitta in Davis contro l’Italia a Milwaukee. Sanguinetti re dei tie-break come Djokovic e il presagio delle superfici lente
  • 38:58 – La trinità di storici tornei USA che hanno rappresentato dei crocevia importanti della sua carriera. Newport andata e ritorno: dall’esordio ATP al ruolo di CEO. Prendo in giro l’amico Flink: “Perché mai hai lasciato che Steve Flink fosse inserito nella Hall of Fame?”
  • 42:44 – Com’è avvenuta la cancellazione di Newport e la vulnerabilità del business nel tennis
  • 47:36 – La domanda che si pone tutto il mondo del tennis: giocare a porte chiuse o aspettare il prossimo anno?
  • 49:50 – Mi sono congratulato per la rapidità con cui Newport ha offerto il rimborso dei biglietti, soprattutto se pensiamo al caso di Roma. Lui però ha spezzato una lancia a favore degli Internazionali, soprattutto per via della superficie. Todd ha mostrato il suo grande realismo di uomo d’affari che si trova ad affrontare una situazione simile, e sottolinea che sì, avranno anche rimborsato in fretta, ma di sicuro non allegramente. Qui mi ha offerto di andare a lavorare per lui quando gli ho segnalato un errore nel press release – valuterò attentamente.
  • 53:30La potenziale logistica del tennis a porte chiuse, che resta una grande sfida anche quando si rimuovono gli spettatori dall’equazione: “C’è una lista infinita di problematiche, ma la principale riguarda sicuramente le restrizioni sui viaggi”
  • 56:51 – Il torneo di Palermo è ancora in programma, anche perché non traspira ottimismo riguardo a possibili seconde ondate in autunno. Qui Todd è tranchant, e ci ricorda che le decisioni che favoriscono il benessere di un torneo potrebbero non fare altrettanto bene ai due tour
  • 1:00:40Fusione sì o fusione no? Mentre non si immagina un commissario unico del tennis, Martin è tutt’altro che contrario al concetto in sé, riconoscendo però che se non ci fosse stata questa crisi difficilmente se ne sarebbe parlato concretamente. Un esempio su quante Davis avrebbero potuto vincere gli americani se Sampras e Agassi avessero deciso di giocare assieme un po’ più spesso – viene anche da dire che in quel caso lui non avrebbe giocato mai però! Come sono cambiati i rapporti di potere dai suoi tempi alla presidenza del Player Council?
  • 1:05:45 – Con Gaudenzi come va? Non solo fusione sì o fusione no, ma anche come…
  • 1:07:46 – La mia ultima domanda è stata sulla situazione in Rhode Island (buona, per fortuna) e su un’eventuale vocazione tennistica dei suoi tre figli. Todd era noto per essere un buon golfista, ma chi erano i degni epigoni di Ellsworth Vines fra i tennisti?
  • 1:12:06 – Steve ha concluso chiedendogli come mai adesso tanti giocatori raggiungano il picco più avanti nel corso della carriera, giocando ad altissimi livelli dopo i 30. Anche la sua ultima risposta non è stata banale, perché ci ha portati nei meandri del ranking e delle strutture dei tornei.

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Interviste

Oliviero Palma in esclusiva: “Organizzare Palermo è un atto d’amore per il tennis”

Il direttore del torneo siciliano ha parlato con Ubitennis delle inevitabili perdite economiche di un evento a capienza ridotta, ma non ha escluso l’idea di un bis verso fine anno

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L’intervista è stata originariamente condotta in inglese da Adam Addicott di ubitennis.net. Qui l’articolo originale


Come noto, il Palermo Ladies Open segnerà la ripresa ufficiale del WTA Tour in seguito alla pandemia da coronavirus, che sul tennis femminile ha avuto un impatto ancora più devastante a causa della cancellazione del remunerativo swing asiatico. L’International del capoluogo siculo sta a sua volta avvertendo l’onda lunga del COVID-19, dato che, oltre al necessario contingentamento del pubblico, sono arrivate rinunce sanguinose come quella di Simona Halep, a cui non sono bastate le rassicurazioni circa l’esenzione dalla quarantena e che si è infine chiamata fuori per paura di viaggiare, e di Jo Konta, iscrittasi invece alla seconda Battle of the Brits, conclusasi domenica.

Come se non bastasse, una giocatrice iscritta alle qualificazioni (la bulgara Viktoriya Tomova) è risultata positiva al tampone durante il weekend, un’eventualità con cui ogni torneo dovrà bene o male fare i conti.

 

Oliviero Palma, il direttore del torneo, è il primo a riconoscere le difficoltà dell’edizione 2020: il centrale da 1500 posti del Country Time Club potrà arrivare ad ospitarne al massimo 350 (meno di un quarto), e il montepremi è stato tagliato di circa il 18% dai 275.000 dollari complessivi dello scorso anno ai 222.500 di quest’anno (circa 190.000 dei quali per il singolare). Ciononostante, la responsabilità e l’entusiasmo per la ripartenza del tennis mondiale la fanno da padrone nelle sue parole, nonché nella qualità del tabellone – a dispetto delle rinunce pesanti di cui sopra, tutte le teste di serie sono delle top 30, con Petra Martic, N.15, nel ruolo di favorita.

Parlando con Ubitennis, Palma ha detto: “Essendo il primo torneo dopo la sospensione, ci interessa prima di tutto il rispetto dei protocolli di sicurezza – lo sport viene dopo. Anche se abbiamo avuto poco tempo, siamo stati in grado di prevedere e controllare ogni tipo di eventualità”. Ha poi continuato: “Il mondo ha aspettato per mesi il primo torneo dopo la pandemia per capire se potrà esserci il pubblico e se si potrà tornare alla normalità, pur nel rispetto di tutte le precauzioni. Il passato non conta più: questo non è il trentunesimo Palermo Ladies Open, è il primo torneo post-lockdown. È cambiato tutto”.

Anche tornando a giocare, non si può dissimulare fino in fondo un’atmosfera di incertezza: oltre alla cancellazione dei tornei asiatici, Madrid è a forte rischio di cancellazione, mentre agli organizzatori degli Internazionali d’Italia è stato intimato di giocare a porte chiuse, per non parlare dello status ballerino degli eventi in programma negli Stati Uniti – Lexington per il femminile e la doppietta combined newyorchese.

Date le circostanze, il fatto che Palermo si disputi è già di per sé un grande risultato. Secondo Palma, il semaforo verde è arrivato grazie a un basso numero di contagi nella regione e grazie al sostegno delle amministrazioni locali per la manifestazione: “La giunta della Regione Sicilia ha fiducia nel torneo di Palermo, e ci ha consentito di aprire il Centrale con posti contingentati per testare le nuove misure di sicurezza. Per quanto riguarda Roma e le porte chiuse, sono stato talmente concentrato sul mio evento da non prestare troppa attenzione agli sviluppi del caso”.

CONTI E PROTOCOLLI SANITARI

Palma non usa perifrasi per nascondere le fosche prospettive finanziarie di questa edizione del torneo. In una recente intervista con Reuters, ha dichiarato che è disposto a “sopportare le perdite” pur di favorire una ripresa del tour femminile. Ma di che tipo di perdite stiamo parlando? “Il nostro è un atto d’amore per il tennis, quest’anno non abbiamo pensato ai bilanci. Gli addetti al marketing ci hanno spiegato che i guadagni andranno valutati su base biennale, includendo quelli del prossimo anno. In ogni caso, la perdita economica stimata per il 2020 è di circa 50.000 euro” (in linea con le previsioni di un mese e mezzo fa, dunque, quando Palma si era detto pronto ad assorbire perdite fino a 80.000 euro, ndr).

Piuttosto che indugiare sui travagli pecuniari, però, gli organizzatori del torneo sperano di diventare un modello per quanto riguarda i test sui giocatori: a Palermo, tutti i partecipanti verranno sottoposti a PCR ed esami sierologici.

“Grazie al rigore dei controlli, siamo riusciti a intercettare rapidamente un caso di positività”, ha affermato Palma in merito all’annuncio di sabato. “Il protocollo prevede che le giocatrici arrivino a Palermo dopo aver già fatto una PCR circa quattro giorni prima. Appena arrivate, fanno un sierologico e un’altra PCR per poi recarsi in albergo, dove non sono autorizzate a lasciare la propria stanza fino alla pubblicazione dei risultati dei test, che nella norma si hanno entro 12 ore. Una volta accertata la negatività, possono lasciare l’isolamento, ricevere il pass per il circolo, ed iniziare ad allenarsi”.  

Come detto, la positività del weekend riguarda la bulgara Viktoriya Tomova, anche se non c’è stata alcuna conferma ufficiale da parte del torneo: la venticinquenne, N.130 WTA, era asintomatica al momento dei controlli, e si è ritirata dal torneo per una malattia non specificata, mentre il comunicato del torneo non l’ha menzionata per nome, specificando però che dal suo arrivo non aveva mai lasciato la sua camera, e che sarebbe stata immediatamente trasferita in un centro per pazienti asintomatici.

Il caso Tomova è l’epitome delle difficoltà che atleti e tornei dovranno affrontare, visto che le linee guida vengono costantemente aggiornate. Per esempio, in un’intervista all’Hindustan Times (un quotidiano indiano) del 29 luglio, Palma aveva detto che, se avessero voluto, le giocatrici avrebbero potuto fare “un giro della città, visto che ci sono pochissimi casi”. Cinque giorni dopo, tuttavia, il suo punto di vista è cambiato: “I protocolli WTA non incoraggiano a girare per le città come turisti ordinari, anzi, iniziative del genere sono apertamente osteggiate”. In realtà, come si può apprendere da Instagram, qualche giocatrice sfugge a questi protocolli – vediamo qui Donna Vekic in Piazza Pretoria.

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Ciao 🇮🇹🍋

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A prescindere da ciò che succederà nel corso della settimana, il tennis è ufficialmente ripartito, e Palermo rimarrà per sempre la prima tappa della nuova era. Visto che altri tornei continuano a essere cancellati sia dall’ATP che dalla WTA, però, l’organizzazione del torneo non ha pensato di proporsi per un secondo Palermo Open (o un evento equivalente) più in là nel corso dell’anno? Oliviero Palma non lo esclude: “Perché no? Dovremmo solo vedere che condizioni ci saranno”.

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Interviste

Ugo Pigato della Milano Tennis Academy: “Il tennis femminile è cambiato tanto”

Il direttore tecnico dell’accademia milanese, nonché papà della promettente Lisa Pigato, ci racconta il suo progetto e cosa ne pensa del tennis attuale: “Una volta bastava il talento, ma anche McEnroe era allenato…”

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“L’appetito vien mangiando” dice il proverbio ed è ciò che è capitato a noi dopo l’intervista con Massimo Sartori. Abbiamo quindi deciso di realizzare un tour virtuale in Italia per dialogare con i responsabili tecnici di alcune delle più importanti scuole tennis italiane, comprendere qual è la strada che può portare un bambino a diventare un professionista e – tanto per non smentirci – dare spazio alla nostra passione per il tennis per parlarne a tutto tondo.

Di seguito vi proponiamo la videointervista realizzata con Ugo Pigato – best ranking singolare n. 373 e doppio n. 164 –  attuale direttore tecnico della Milano Tennis Academy, un progetto relativamente recente che è nato appena due anni fa con l’obiettivo di diventare una delle eccellenze italiane nell’ambito della formazione tennistica. Ugo Pigato è anche il papà di Lisa, promettente tennista classe 2003 che occupa la posizione 722 del ranking WTA.

I passaggi salienti dell’intervista

 

00:50 – Nascita, struttura operativa ed obiettivi della Milano Tennis Academy (MTA).

04:10 – Come si può conciliare lo sport con lo studio. La partnership tra MTA e i college americani.

07:25 – La giornata tipo di un teenager che decide di provarci.

09:40 – Quando è lecito iniziare a sognare: il punto di svolta nella classifica italiana.

11:13 – I costi del tennis: come ammortizzarli? Gli aiuti federali e degli sponsor e un confronto con il passato.

14:20 – Di nuovo il rovescio: una o due mani?

16:30 – Un parere sul tennis femminile italiano; un ritratto di Lisa Pigato; una panoramica sul tennis femminile di vertice.

25:20 – Per poco battevo il numero 2 del mondo! A seguire un confronto tra i professionisti attuali e quelli della generazione precedente: meno potenza e più tocco.

29:50 – Saluti e appuntamento alla terza puntata

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Focus

Medvedev: “Voglio vincere sempre di più”

Daniil Medvedev si racconta sul sito dell’ATP e si mostra molto motivato per il prosieguo della stagione “Devi distruggere mentalmente il tuo avversario”

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Daniil Medvedev è stato senza dubbio uno dei protagonisti del finale di stagione 2019. Il tennista russo ha tenuto un rendimento incredibile per tutto lo swing sul cemento americano, vincendo il 1000 di Cincinnati e portando Rafa Nadal al quinto set nella finale degli US Open. Dopo aver vinto anche a Shanghai non si è ripetuto nel round robin delle ATP Finals, perdendo tutti e tre gli incontri disputati.

La sconfitta negli ottavi degli Australian Open contro Wawrinka e in generale un avvio di stagione sotto le aspettative non hanno intaccato il morale del numero 5 al mondo, che si è raccontato per la serie dell’ATP Undercovered, presentata da Peugeot. Il tennista russo ha ripercorso i momenti che l’hanno portato al suo primo titolo in carriera, Sydney 2018, che ritiene decisivo per la sua crescita.

Medvedev si è trovato a servire sul 4-0 e sul 5-4 nel set decisivo contro De Minaur, non riuscendo a chiudere la pratica, riuscendo comunque a vincere la partita per 1-6 6-4 7-5. “Probabilmente due anni prima mi sarei detto “Non ce la faccio più” e avrei perso 7-5. Ma sono riuscito a vincere il mio primo titolo.”

 

Dall’Australia è iniziata la rincorsa di Medvedev verso le vette più alte del tennis. Daniil dall’inizio del 2018 vanta ben 110 vittorie a livello ATP e nel solo 2018 ha vinto altri due tornei oltre Sydney, Winston-Salem e Tokyo, contro Steve Johnson e Nishikori. “Penso che vincere il primo titolo mi abbia dato una grande spinta per il resto della stagione.”.

Daniil Medvedev è noto per la sua freddezza e mentalità sotto pressione, e lui stesso è ben consapevole di quanto sia importante questo suo lato. “Ogni sport individuale è fondato sulla mentalità. […] Devi distruggere tutti mentalmente sul campo in ogni partita. Ed è veramente difficile quando arrivi in una semifinale o una finale e giochi contro giocatori fortissimi. Loro provano a distruggerti mentalmente e sono più bravi di te a farlo. Sei da solo contro il tuo avversario.”

Il tennista russo è una delle stelle più luminose della Next Gen ATP e non sembra volersi fermare. “Negli ultimi due anni e mezzo ho provato ad essere professionale con ogni mezzo. Ho dedicato la mia vita al tennis in tutti i minimi dettagli. Voglio essere migliore e voglio giocare meglio. Voglio vincere più partite di quante ne vinca ora. E’ il mio obiettivo ed è quello per cui continuo a lavorare.. Una mentalità che non può che fare bene per il suo futuro.

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