Gauff e Bajin twittano, Osaka va a manifestare: le reazioni del tennis alla morte di George Floyd

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Gauff e Bajin twittano, Osaka va a manifestare: le reazioni del tennis alla morte di George Floyd

Naomi Osaka, Sascha Bajin e Coco Gauff si uniscono alle voci di commozione e protesta contro violenza e razzismo dopo la morte di George Floyd, ucciso da un poliziotto a Minneapolis. Naomi andando a protestare in prima persona

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Coco Gauff e Naomi Osaka - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

A Minneapolis, e in molte altre città d’America, continuano le proteste e le manifestazioni di commozione e rabbia in seguito alla morte di George Floyd. L’uomo di 46 anni, di colore, è stato arrestato lunedì scorso nel centro di Minneapolis e ucciso da un poliziotto che, dopo averlo gettato a terra per ammanettarlo, lo ha tenuto bloccato per diversi minuti con il ginocchio premuto sul collo, provocandone il soffocamento, nonostante Floyd, agonizzante, tentasse di dirgli che non riusciva a respirare. La scena è stata filmata da alcuni passanti e, nel giro di poche ore, ha fatto il giro del mondo. Il poliziotto è stato arrestato, denunciato e accusato di omicidio involontario, sebbene il referto autoptico – che alla luce delle circostanze sembra piuttosto sorprendente – abbia escluso l’asfissia come causa della morte dell’uomo.

Alle migliaia di persone che protestano pacificamente a Minneapolis e nel resto del territorio statunitense contro i soprusi a sfondo razziale da parte della polizia, si sono unite anche personalità note dello sport e dello spettacolo. Nel mondo del tennis, si sono fatte sentire le voci di Coco Gauff, Naomi Osaka e del suo ex coach Sascha Bajin.

La giovanissima Coco ha espresso via Twitter tutta la sua commozione: “Sono in lacrime guardando questo video…. Ogni giorno persone innocenti muoiono a causa del colore della loro pelle. Nessuno merita di morire così. Non posso crederci. Questo deve finire”. Ricordiamo che Gauff ha soltanto 16 anni.

 

Sdegno e tristezza anche da parte di Sascha Bajin, l’ex coach di Naomi Osaka e Vika Azarenka, che ha dedicato un thread su Twitter alla questione puntando l’attenzione soprattutto sulla differenza tra Stati Uniti e Europa, dove a detta di Bajin questo fenomeno sarebbe molto meno presente. “I poliziotti responsabili della morte di un innocente non dovrebbero poter vivere in libertà. Punto. Non riesco a ricordare un incidente come questo in Germania o in Serbia“.

https://twitter.com/BigSascha/status/1266569270663806978

Andando oltre la semplice espressione di un’opinione sui social, Naomi Osaka si è recata a Minneapolis per partecipare in prima persona alle proteste e alle manifestazioni contro violenza e razzismo. “Solo perché non stia succedendo a te non significa che non stia accadendo” ha scritto Naomi sui social, prima di immortalarsi in una storia Instagram per le strade della città del Minnesota. Un’altra storia pubblicata poche ore fa la ritrae invece a Los Angeles, in California, dove le proteste sono piuttosto accese.

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Panatta: “Io pigro? Leggenda da sfatare. Snobbavo Wimbledon. Il migliore? Sarà sempre Federer”

Intervista di Gaia Piccardi per il Corriere della Sera ad Adriano Panatta, che farà 70 anni il 9 luglio : “Il match con Dupré a Wimbledon il più grande rimpianto. Odiavo l’erba. Ho avuto più amici che nemici. Le statistiche di Djokovic non mi interessano. Federer è e sarà sempre il più grande”

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Adriano Panatta - Roland Garros 2016 (foto di Roberto Dell'Olivo)

Il prossimo 9 luglio Adriano Panatta compirà 70 anni. Per l’occasione, il protagonista della leggendaria tripletta del 1976 (vittoria a Roma, al Roland Garros e in Coppa Davis) è stato intervistato da Gaia Piccardi per il Corriera della Sera.

A proposito del magico 1976, Adriano si rivela sempre un po’ schivo nel parlare di sé e dei suoi successi: “Possiamo fare finta che non ho mai vinto nulla e parlare d’altro?“. E conferma anche il suo distacco nei confronti dei trofei e cimeli che possano ricordargli i suoi anni d’oro in campo: “È vero: non ho una coppa. Ho perso tutto. Non è un vezzo, giuro. Ho fatto tanti di quei traslochi in vita mia…”. Sparita anche la maglietta rossa che a Santiago si dice abbia fatto infuriare Pinochet?Tutto! Non sono un feticista, l’idea del salotto-museo mi fa orrore. Non l’ho mai detto a nessuno, conservo un’unica cosa: la pallina del match point contro Vilas a Roma, una Pirelli. Se la fece regalare mio padre Ascenzio, custode del Tc Paioli. Quando è mancato, riordinando casa, l’ho trovata. Poi è sparita di nuovo, misteriosamente. L’ha ripescata di recente mia figlia Rubina in un cassetto. È sbiadita, dura come un sasso. E con il tempo si è rimpicciolita, come i vecchi”.

E poi un bilancio sulla sua personalità e le sue amicizie. Due in particolare, con due grandi del cinema italiano, Paolo Villaggio e Ugo Tognazzi. “Penso di essere stato una brava persona, con tutti. Non ho sospesi. Non sono vendicativo, non serbo rancore. Ho avuto parecchie delusioni però poi scordo tutto: nomi, cognomi, motivo dei contrasti… Comunque ho una certezza: ho avuto più amici che nemici“. 

 

Paolo Villaggio?Un uomo di cultura mostruosa e intelligenza straordinaria. Un fratello, un fuoriclasse, un genio assoluto. Paolo sosteneva ci fossimo conosciuti a Cortina, dove a metà pomeriggio faceva aprire i ristoranti per mangiare polenta e capriolo. Ci divertivamo con poco, non parlando mai né di cinema né di tennis. Lo adoravo perché sapeva sempre sorprendermi“.

E Ugo Tognazzi?. “Irresistibile, quando era in forma. Dopo Roma e Parigi, mi ero messo in testa di vincere Montecarlo. Nell’81 sto giocando bene, sono tirato a puntino: arrivo in semifinale contro il solito Vilas. La vigilia piombano in riviera Paolo e Ugo. Voglio cenare alle otto e andare a letto presto, dico. Come no. Si presentano alle undici, ci sediamo a tavola a un’ora assurda, la serata finisce alle tre del mattino tirando fuori Ugo che vomita da un cespuglio. Il giorno dopo, non vedo palla: Vilas mi massacra.

Quindi è vero: se fosse stato meno viveur e meno pigro avrebbe vinto molto di più... “Questa è una leggenda da sfatare: io non sono pigro, è che mi hanno dipinto così. Il romano, disincantato, accidioso… Ma de che? Certo non ero Borg, ma non farei mai cambio. Non mi allenavo come Vilas, però nemmeno passavo le giornate a poltrire. La verità è che avevo un gioco molto rischioso, da equilibrista, senza margini, che mi richiedeva di essere sempre al cento per cento. E poi avevo tanti interessi, mica solo il tennis. Certo tornassi indietro, sono sincero, alcune cose non le rifarei”.

Si torna indietro nel tempo, pensando al torneo di Wimbledon, e a quel malaugurato match di quarti di finale contro Dupré: «Non me lo perdono, il più grande rimpianto della carriera. Ho sempre snobbato Wimbledon, non me ne fregava niente: gli inglesi, le loro tradizioni, l’erba su cui la palla rimbalzava da schifo… Levava la parte artistica dal gioco, la odiavo”.

Sul tennista più grande di tutti, Adriano non ha dubbi: “Facile, Roger Federer. Le statistiche a favore di Djokovic non mi interessano. Io guardo il complesso: lo stile, la mano, la completezza. Federer è, e sempre sarà, quello che gioca a tennis meglio di tutti gli altri“.

In campo sentimentale, resta celebre la love story con la cantante Loredana Berté. Fu lo stesso Adriano a presentarla un giorno all’amico Borg, che poi la sposò: “[…] è passato tanto tempo. Però con Loredana ci siamo voluti bene. […].

E che ne pensa l’ex campione azzurro della gestione della sua Roma oggi? “Sono stato consigliere comunale nella giunta Rutelli, so per esperienza che è una città difficilissima da governare: solo il Tuscolano è grande come Firenze, cento comuni, una provincia sconfinata… Troppi meandri incancreniti. Vedere Roma ridotta così, oggi che vivo a Treviso, mi fa male ma non voglio giudicare la sindaca Raggi, che non conosco. Ci vorrebbe una svolta coraggiosa e non vedo nessuno con le caratteristiche adatte […]”.

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Matteo Berrettini in esclusiva su Ubitennis: “Non vado a cuor leggero a New York”

Il vantaggio di allenarsi con Tsitsipas. Il ricordo di WImbledon, prima e dopo Federer. Matteo Berrettini parla anche del nuovo format di Mouratoglou

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Matteo Berrettini, conferenza - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Tra la sconfitta di ieri contro Tsitsipas nella settima giornata dello Ultimate Tennis Showdown, il nuovo circuito messo in piedi da Patrick Mouratoglou, e la sfida di oggi (ore 18:30) contro Popyrin in un match decisivo per la qualificazione, Matteo Berrettini si è ritagliato un po’ di tempo per farsi intervistare in diretta su Facebook.

C’è stato qualche piccolo problema tecnico ieri sera, quando vi avevamo promesso di andare in diretta alle 19:30, e quindi siamo andati LIVE questa mattina. Mi avete visto un po’… emozionato? Beh, in fondo è normale: ero pur sempre con il numero uno d’Italia!

Trovate qui il video della nostra intervista:

 

In partenza abbiamo commentato la sua esperienza nel nuovo circuito di Mouratoglou. “Si usano più facilmente la carta del vincente che vale triplo e quella per rubare il servizio all’avversario. Mi sento bene fisicamente; è un tennis diverso, le partite sembrano andare in una direzione e poi può succedere di tutto. Nonostante il lungo stop, però, mi sento pronto per ricominciare. Questo evento è molto divertente ed è utile per avvicinarsi agli eventi ufficiali“. Berrettini però ci rassicura: ha giocato per troppo tempo con le regole classiche e ad agosto non avrà certo dimenticato come si fa.

Sulla partita con Tsitsipas, finita al ‘Sudden Death‘ (il quarto decisivo), Matteo commenta così “Un pochino troppo estremo!“, mi dice. “Però sto giocando partite di livello con avversari di livello – Goffin, Feliciano Lopez – e anche questo ha contribuito a farmi raggiungere la condizione che ho adesso“. A Montecarlo si è allenato anche con Sinner: “Gioca bene, devo stare attento quando giochiamo… mi devo impegnare: è giovane ma picchia duro“.

CAPITOLO US OPEN – “In questo momento veniamo testati due volte a settimana, e qui in Francia la situazione non è grave come a New York” esordisce Matteo. “Adesso la situazione negli Stati Uniti è nettamente peggiore; hanno trovato casi positivi sia in NBA che nel tennis stesso (si riferisce alla positività di Tiafoe, ndr). L’idea è quella di andare, ma bisogna vedere l’evolversi delle cose. Per tutti è importante capire cosa succederà nei vari tornei se un tennista verrà trovato positivo. Per queste cose ci vuole un parere scientifico“.

Matteo sta pensando di soggiornare in hotel, dovesse effettivamente partecipare allo US Open. “Dobbiamo cercare di adattarci, senza rischiare di fare casino” dice senza mezzi termini – e con un pizzico di apprezzata saggezza. “A cuor leggero credo che in questo momento non si faccia nulla, e se dovessi decidere di andare lo farei seguendo con tutte le precauzioni del caso. Cercherei di avere contatti solo con il mio team e rispettare i protocolli“. In ogni caso, per Berrettini sarà difficile avere tutte quelle persone a New York senza avere neanche un positivo.

Matteo fa poi una giusta puntualizzazione: “Senza nulla togliere alle persone ‘normali’, noi sportivi abbiamo una situazione particolare: se dobbiamo fare quarantena senza sintomi, a quel punto i successivi tornei diventano un po’ un casino perché non puoi allenarti. Essere positivi non è brutto solo per il rischio della malattia, ma perché andrebbe a influenzare tutta la programmazione“.

WIMBLEDON, VECCHIE RACCHETTE… E PROGRAMMI PER IL FUTURO – “La partita con Roger mi rimarrà dentro… sia per il punteggio, che per aver giocato contro di lui sul centrale. Un’emozione forte” (e qui gli ricordo, mio malgrado, del mio pronostico azzeccato… al contrario!). “Colpa mia, mica tua…” scherza Matteo. “Non ho servito bene, ed è successo. Ma a parte quello, è stata incredibile anche la partita precedente con Schwartzman, o quella con Baghdatis perché era la sua ultima partita. Sicuramente Wimbledon mi manca, mi mancano i tornei ‘normali’ e viaggiare”.

Lunedì mattina sarò a Kitzbuhel e giocherò martedì“, dice Matteo del suo prossimo impegno, l’esibizione ‘Thiem’s 7’. L’impegno si sovrappone in parte con le eventuali fasi finali dell’Ultimate Tennis Showdown, in programma domenica prossima: “Anche se dovessi fare il meglio possibile a Kitzbuhel, riuscirei a tornare qui in tempo per le semifinali. Probabilmente domenica mattina: nel caso, qualcosa mi inventerò!“.

In chiusura, gli chiedo se ha mai impugnato una racchetta di legno: “L’ultima volta ci ho giocato quattro o cinque anni fa con Vincenzo Santopadre. Lui giocava benissimo, era fastidiosissimo! Io per le mie impugnature facevo un po’ fatica, quindi alla fine ho impugnato continental e giocavamo solo slice… ma mi sono reso conto che, probabilmente, il mio gioco avrebbe pagato molto meno con quelle racchette“.

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A Perugia vince ancora Sonego. Il titolo femminile va a Samsonova

Il secondo appuntamento dello ZzzQuill Tennis Tour di Perugia vede trionfare Lorenzo Sonego e Liudmila Samsonova

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Lorenzo Sonego e Liudmila Samsonova - Perugia 2020 (foto Marta Magni)

Un’altra vittoria convincente per Lorenzo Sonego. Il torinese, n. 46 ATP e testa di serie n. 1 del tabellone, dopo aver sollevato il trofeo dei Campionati assoluti di Todi la settimana scorsa vittorioso in finale contro Arnaboldi, conquista anche quello del torneo di Perugia. In finale, Lorenzo è stato bravissimo a risollevare le sorti di un match cominciato in salita per lui e, con lo score di 3-6 7-6(1) 6-4, ha avuto la meglio sul croato Viktor Galovic, n. 269 ATP (e n. 7 del seeding).

Il mio avversario è partito forte“, ha commentato Lorenzo, “è stato difficile adattarmi al suo gioco e crescere nel corso dell’incontro. Ho mantenuto l’atteggiamento giusto e alla fine, con grinta, ce l’ho fatta. Sono state due settimane fantastiche che hanno confermato la qualità del lavoro dell’ultimo periodo di allenamento. Ho tirato fuori il meglio di me e ora sono in fiducia per il prosieguo della stagione”. Il tennista torinese negli ultimi giorni ha dichiarato più volte di essere impaziente di affrontare anche la tournée americana post lockdown, al via il prossimo 14 agosto – a Ubitennis aveva addirittura dichiarato che vincerà lo US Open!

TORNEO FEMMINILE – Tra le donne brilla Liudmila Samsonova, classe 1998 e n. 117 WTA. La tennista russa – ma da anni residente in Italia – ha dimostrato grande carattere risollevando le sorti di un match che più volte stava per essere appannaggio dell’avversaria Stefania Rubini (27 anni e n. 307 del mondo).

 

Una bella rimonta per Liudmila che si aggiudica la finale con lo score di 4-6 6-4 7-6(6), dopo essere stata in svantaggio 4-6 1-4 ed imponendosi al tie-break del terzo set (vinto per 8 punti a 6) nonostante i due match point capitati sulla racchetta dell’avversaria.

Molto soddisfatta anche Liudmila: “Ho vinto una finale veramente difficile, ricca di alti e bassi soprattutto da parte mia. Alla fine l’ho portata a casa solo di carattere. Sono contenta di aver giocato tante partite, era uno dei miei obiettivi alla vigilia del torneo. E poi ho avuto la prova che quando gioco concentrata riesco a tenere alto il livello del mio tennis“.

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