Quando Panatta 'bullizzò' Solomon: "E tu con quel fisico lì penseresti di battermi?"

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Quando Panatta ‘bullizzò’ Solomon: “E tu con quel fisico lì penseresti di battermi?”

L’Equipe rievoca il doppio miracolo di Panatta a Roma e Parigi nel 1976, con la frase di Adriano che turba l’americano davanti allo specchio poco prima della finale. “Gli 11 match point salvati contro Wawrwick? Mai pensato di perdere!”. Un giornalista piangerà in tribuna

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Adriano Panatta con il trofeo del Roland Garros 1976

In questi giorni in cui avrebbe dovuto svolgersi il Roland Garros, il giornale francese L’Equipe non ha mancato di rievocare lo storico trionfo del 1976 di Adriano Panatta. L’eccellente articolo di Vincent Cognet ripercorre l’exploit dell’unico tennista azzurro (tra gli uomini) ad aver conquistato uno Slam in singolare nell’Era Open. Prima di alzare al cielo il trofeo di Roma – peraltro proprio in questo giorno, era il 30 maggio 1976 – e del Roland Garros, Adriano vive in entrambi i tornei un percorso da brividi; si trova sull’orlo del baratro più e più volte, si salva in extremis per poi sbaragliare tutti al traguardo. Insomma, un vero e proprio festival di match point salvati all’ultimo respiro e all’ultimo tuffo, diventato leggenda.

Cognet ricorda dapprima l’incredibile rimonta di Max Decugis che all’Exposition Universelle di Bruxelles nel 1910 batte il neozelandese Tony Wilding 3-6 0-6 7-5 6-0 6-0 dopo essere stato in svantaggio per 6-3 6-0 5-0. “La polvere del tempo ha ricoperto quell’episodio incredibile, ma anche quel che accade in 10 settimane della primavera 1976 a Adriano Panatta non è da meno“. Al torneo di Nizza, l’italiano salva otto match point al primo turno contro il giapponese Jun Kuki (5-7 6-4 9-7). Un segno premonitore? Certamente un assaggio di quelli che avrebbe salvato quasi due mesi dopo, a Roma, ancora al primo turno, opposto all’australiano Kim Warwick (3-6 6-4 7-6). In svantaggio 2-5 al terzo set, Adriano salva la bellezza di undici match point per poi conquistare il torneo sconfiggendo in finale Guillermo Vilas.

Due settimane dopo, il tennista romano ottiene il sigillo più prestigioso in carriera, la vittoria al Roland Garros. Ancora una volta, il primo turno è da brividi. L’avversario, il cecoslovacco Pavel Hutka, ha il matchpoint per mandare a casa Panatta, ma questi sembra avere una bacchetta magica al posto della racchetta ed estrae dalle corde un salvataggio a dir poco miracoloso: “Francamente, non credo ci sia una ragione che possa spiegare tutto questo” ammette Adriano a L’Equipe, “non c’è un segreto per salvare 11 match point. Ci vuole fortuna. È un po’ il destino.. “.

 

All’epoca – ricorda Vincent Cognet – i giocatori non beneficiavano di una settimana di recupero tra il torneo di Roma e il Roland Garros. E Panatta non aveva davvero troppi punti in comune con l’ascetico Ivan Lendl. Non era davvero famoso per il suo rigore in fatto di alimentazione e stile di vita. Di sicuro non si era certo negato la gioia di festeggiare degnamente la vittoria romana”.

QUEGLI INCREDIBILI 11 MATCHPOINT, 10 SUL SERVIZIO DI WARWICK!

La cosa più incredibile – scrive ancora il collega francese riportando le parole del direttore Scanagatta (che lui definisce ‘la memoria vivente del giornalismo italiano’) – è che Adriano ha salvato dieci match point sul servizio di Warwick! Le prime due sul 5-2 40-15. Gli è riuscito tutto alla perfezione, tra cui una favolosa volée alta di rovescio, con la schiena rivolta alla rete, sulla nona palla del match. Soltanto una volta ha approfittato di una risposta sbagliata. Per il resto, è andato sempre lui a cercarsi i punti. Vi lascio immaginare l’atmosfera sul Centrale del Foro Italico. Ma la cosa più straordinaria è accaduta in conferenza stampa durante la quale Adriano ci ha confidato di non aver mai pensato di poter perdere quel match!.

Di solito giocavo meglio al Roland Garros che a Roma“, spiega Panatta a Cognet, “in Italia c’erano troppe aspettative. Ma, dopo aver battuto Warwick, credo di essermi sbloccato. Ho cominciato a giocare con una grande serenità. Rilassato, giocavo molto bene e tutto mi sembrava facile“.

Ma le emozioni non erano finite. A Roma, nell’incontro di quarti di finale contro Solomon, a causa dei precedenti numerosi errori arbitrali a favore dell’azzurro commessi dai giudici di linea – coloro che Gianni Clerici all’epoca aveva asserito essere “affetti da miopia patriottica” – è Panatta a suggerire di arbitrarsi da soli in caso di palle incerte. E sulle prime cinque chiamate discutibili proprio Panatta rende il punto in quattro occasioni all’americano. Solomon, indietro 4-0 nel terzo, conquista cinque giochi di fila e serve quindi per il match sul 5-4.

Il direttore Scanagatta – questo è sempre quanto scrive Vincent Cognet – ricorda che, sullo 0-15, “Panatta gioca un lob che viene giudicato buono. Salomon pensa sia fuori ma la chiamata ‘out’ non arriva. Colpisce allora la palla come può ma il suo dritto finisce fuori. Il giudice di linea e quello di sedia sono convinti che la palla di Panatta sia buona. Dopo il match ho chiesto a una trentina di spettatori che ritenevo neutrali cosa ne pensassero e molti di loro, tra cui Newcombe, si dichiararono d’accordo con gli arbitri. Ma Solomon, furioso, non ci sta. Sullo 0-30 rifiuta di continuare a giocare, se la decisione non viene modificata. Ovviamente il pubblico va in escandescenze. L’arbitro di sedia chiede ben otto volte a Solomon di riprendere l’incontro: ‘O giochi oppure te ne vai’. Lì Solomon prende le racchette sottobraccio e se ne va!”.

L’incidente non contribuirà a creare un’amicizia tra i due tennisti. Panatta si lamenterà: “Solomon si è comportato male con il pubblico e ancora di più con me“.

IL MIRACOLO PARIGINO, CON SOLITO BRIVIDO AL PRIMO TURNO

Due giorni dopo la vittoria in finale con Vilas a Roma, Panatta deve affrontare al primo turno del Roland Garros Pavel Hutka, un cecoslovacco dal gioco molto complicato (serviva con una mano, giocava il dritto con l’altra, il rovescio lo faceva con due; n.d.r.). Sarà una lunga via crucis. Al quinto set, l’azzurro salva un match point con un formidabile tuffo a rete degno del miglior Becker: “L’ho rivisto spesso” confessa Panatta, “perché Gil de Kermadec (fondatore del servizio audiovisivo della Federazione francese, n.d.r) aveva realizzato un filmato sul torneo. Beh, è un misto di fortuna e tecnica. Oggi viene chiamata ‘veronica’. Ma poi sono riuscito a recuperare e ho giocato molto bene”.

Ai quarti di finale, il suo cammino incrocia quello di Björn Borg: Dopo la mia vittoria agli ottavi contro Franulovic, sono tornato all’hotel a Saint-Germain-de-Prés. Poi, al Café des Arts ho guardato la sua partita con François Jauffret (vinta da Borg 10-8 al quinto set!). Facevo il tifo per Borg. Perchè perché mi piaceva affrontarlo mentre odiavo giocare contro François. È strano ma è così!“. (n.d.r. Panatta ha perso da Jauffret, che l’attaccava palla dopo palla sul suo rovescio, più d’una volta, inclusa una in Coppa Davis che di fatto ha comportato il successo della Francia sull’Italia).

Come già nel 1973, Adriano batte lo svedese (6-3 6-3 2-6 7-6) restando l’unico tennista ad averlo superato sulla terra parigina (Borg ha vinto sei edizioni del Roland Garros in otto partecipazioni; nelle altre due occasioni ha perso contro Panatta). “A Björn non piaceva giocare contro di me” dichiara Panatta, “perché non gli davo alcun ritmo. Variavo moltissimo e andavo sempre avanti. Con me ogni punto era diverso e lo facevo soffrire con le mie smorzate. Di dritto, con lo stesso movimento, riuscivo a giocare sia una smorzata, sia un vincente sia uno slice d’attacco. Così lo destabilizzavo. Poi cercavo di farlo venire a rete. Non volevo assolutamente che restasse a fondo a giocando al suo stesso ritmo“. I due erano, e lo sono sono tutt’ora, molto amici: “Alla base della nostra amicizia c’è un grande rispetto reciproco. Eppure lo prendevo spesso in giro: ‘A te non ti piace giocare contro di me eh?!” Ma Björn non si arrabbiava, dimostrava sempre sense of humour“.

In finale, due settimane dopo lo psicodramma di Roma, Panatta ritrova Solomon. Negli spogliatoi, Adriano stuzzica e non perdona: “Mi sono avvicinato a Solomon, che era davanti allo specchio ed era davvero piccolino (1,68 m) e lì gli ho proprio detto: ‘Ma dai su… guardati bene! Come puoi pensare di riuscire a battermi oggi?’ Beh, ok, non sono stato troppo… gentile ma è andata proprio così, è una storia vera“. Panatta diventa il primo giocatore italiano a imporsi a Roma e Parigi dopo Nicola Pietrangeli nel 1960. Ed entra nella storia.

All’epoca, per Ubaldo Scanagatta, era il primo Roland Garros da inviato. Alla vista di quanto accade, sul suo viso comparvero diverse lacrime. “Da junior facevo parte dei migliori giovani italiani ” racconta il Direttore a Cognet, “e (nel college di Formia) mi trovavo con Adriano, Paolo Bertolucci e diversi altri. Un giorno, tutti insieme, abbiamo fatto un patto: se uno di noi un giorno avesse vinto un torneo importante, sarebbe stata la vittoria di tutti. E allora, sul match point, ho ripensato a quel giorno e a quel momento. Ero così commosso da mettermi a piangere come un vitello. Accanto a me c’era una collega tedesca, davvero molto carina. Vedendomi in quello stato, mi ha abbracciato e mi ha detto: ‘Dai, su coraggio!‘ Posso proprio dire che è stato un bel momento!“.

Traduzione di Laura Guidobaldi

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ATP Madrid: Berrettini ingiocabile, è suo il derby con Fognini

MADRID – Un break per set basta al n. 10 del mondo per avere la meglio sul tennista ligure. Agli ottavi troverà uno tra Delbonis e Ramos Vinolas

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dal nostro inviato a Madrid

[8] M. Berrettini b. F. Fognini 6-3 6-4

Non c’è stata storia nel tanto atteso derby italiano tra Matteo Berrettini e Fabio Fognini, secondo turno del Masters 1000 di Madrid. Il tennista romano ha trionfato 6-3 6-4 in un’ora e 22 minuti e per farlo ha avuto bisogno di un solo break per set, entrambi presi in apertura, senza mai concedere occasioni sul suo servizio e addirittura lasciando che Fognini raggiungesse i vantaggi una sola volta. Questa vittoria gli consente di raggiungere gli ottavi di finale, dove sfiderà uno tra Federico Delbonis e Albert Ramos-Viñolas.

 

LA PARTITA – L’unico precedente era andato a favore del giocatore ligure per 6-1 6-3, un primo turno a Roma nel 2017, ma era troppo indietro nel tempo per poter trarne informazioni. In quattro anni infatti Berrettini si è evoluto considerevolmente mentre Fognini, alla soglia dei 34, come ha ammesso lui stesso “ogni giorno ho qualcosa di nuovo da dover trattare fisicamente.”

Per anni Fabio è stato il numero 1 d’Italia mentre adesso questo ruolo, che presto si contenderà con Sinner, gli è stato sottratto da Matteo dopo l’exploit agli US Open 2019. Al momento infatti è Berrettini che in termini di ranking guida il florido movimento azzurro, quindi era inevitabile che una delle possibili chiavi di lettura di questo match corrispondesse al classico ‘cambio della guardia’. La maggior potenza da fondo di Berrettini tuttavia, abbinata alle condizioni di gioco più veloci per via dell’altura in cui ci troviamo, hanno impedito lo svolgersi di un match davvero equilibrato. Lo stesso Fognini ieri in conferenza si era augurato un bello spettacolo per il pubblico dell’Arantxa Sanchez Stadium, ma forse con quelle parole era come se avesse previsto l’andamento dall’incontro.

Raramente infatti gli scambi hanno superato i tre colpi – soprattutto nel primo set – e con estrema disinvoltura il n. 10 del mondo è riuscito a servire sopra i 215km/h, col picco a 232km/h. Inoltre la concomitanza del match sul centrale di Bautista Agut contro Cecchinato ha ridotto considerevolmente la presenza di pubblico sull’Arantxa Sanchez, privando Fognini di un altro elemento di forza. La partenza lampo di Berrettini ha deciso il primo set in suo favore: si è fatto bastare un break al secondo game mantenuto fino al 6-3 per chiudere in 35 minuti. Fognini in una sola occasione (in tutto il match) è arrivato ai vantaggi ma come detto i servizi di Matteo sono stati ingestibili. Se non c’era la prima potente, rimediava con la seconda alta e carica di effetto.

Il match, che non è mai decollato a livello di spettacolo, nel secondo set si è spento definitivamente già al terzo game quando uno scarico Fognini si è fatto brekkare senza opporre troppa resistenza. In risposta si è preso tutto lo spazio che il campo 2 aveva da offrire ma comunque non è bastato e in più occasioni ha persino rischiato di scontrarsi con i giudici di linea per recuperare sui colpi di Berrettini. Gli spettatori hanno avuto qualche sussulto nel finale quando il n. 28 del mondo ha mostrato la sua classe con un paio di vincenti di rovescio, ma così come il sole volgeva al tramonto durante gli ultimi game del match anche la sua carriera sembra sempre più addentrata nella parte conclusiva. Per il 25enne Berrettini invece, alla sua prima apparizione nel tabellone principale di Madrid, subito un ottavo di finale in uno spicchio di tabellone che, volgendo lo sguardo verso l’ipotetica semifinale, è presidiato da Daniil Medvedev. Considerando la scarsa attitudine alla superficie del russo, pensare in grande è lecito.

Il tabellone completo di Madrid con i risultati aggiornati

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ATP Madrid: bravo Cecchinato, ma dopo i 3 match point annullati vince Bautista Agut

Ceck trascina la partita al terzo set, ma alla fine gli manca lo spunto decisivo. Resta la buona prestazione in vista di Roma, dove probabilmente giocherà le quali

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Marco Cecchinato - ATP Madrid 2021 (ph. Ángel Martínez)

Gioca un buonissimo incontro, Marco Cecchinato, ma non basta per avere la meglio su un prevedibilmente solido Roberto Bautista Agut che tuttavia è risultato mancante un paio di volte al momento di chiudere. C’è riuscito dopo due ore e mezza grazie al break che gli ha dato il 7-5 finale, con rimpianti azzurri per non aver saputo capitalizzare una seppur lieve superiorità nella prima parte del terzo set. Al di là della sconfitta che sicuramente brucia, crediamo che questa prestazione possa dare buone indicazioni e sensazioni a Cecchinato, unico italiano a uscire indenne dal tabellone cadetto madrileno.

IL MATCH – Entrambi cominciano con grande attenzione: Roberto, l’ordine per antonomasia, che preferisce tenere i piedi vicino al campo; Marco, che non può permettersi troppe sbavature, più lontano alla ricerca di maggiore rotazione. Le prime smorzate azzurre rivelano senza troppa sorpresa che il trentatreenne di Castellon non ha problemi nella corsa in avanti. Il quinto gioco è complicato dall’imprecisione del dritto inside-in di Ceck. Spunta la prima palla break dopo un passante appena largo al termine di una gran difesa. Memore dei due errori precedenti ma non dell’esito dei drop shot, il nostro non esagera con il dritto nell’angolo destro spagnolo, mentre la successiva smorzata è facile preda di Bautista. Cecchinato ce la mette tutta per non far scappare l’avversario, che tuttavia consolida il vantaggio nonostante due palle del pareggio in un game di nove minuti. Si ribella anche a un destino ormai scritto nel tentativo di rimanere in scia, allora ci pensa Bautista a prendere l’iniziativa in risposta per procurarsi la palla break, trasformata grazie all’errore di dritto. Nessun problema a chiudere il set al servizio per il n. 11 del mondo, infallibile sulle palle break: due ottenute e trasformate, altrettante concesse ma salvate. Pesano troppo però i 18 gratuiti di Marco.

Si ricomincia con Ceck che trova anche buone soluzioni a rete e l’altro che mantiene la velocità di crociera in attesa del primo spiraglio utile che arriva al settimo gioco; il palermitano esce però alla grande (anche perché non c’è altro modo contro Agut) dal 15-40. Non se l’aspettava, RBA, e paga lo scotto subito dopo di fronte a un Cecchinato che ci illude di essere improvvisamente in controllo della situazione; invece, servendo per andare al terzo, un altro errore con il dritto inside-in (colpo fondamentale dopo il kick da sinistra che manda l’avversario dalle parti dei fiori) e un doppio fallo rimettono in corsa l’uomo con la eastern di dritto. Nonostante il 40-0, Marco non riesce a far suo l’undicesimo game, tra la ritrovata solidità spagnola e un paio di smorzate ben gestire da “Bati”. Warning per abuso di palla e Bautista Agut che potrebbe chiudere con la battuta, ma il braccio gli trema, un drop shot gli resta sulle corde, il dritto lungolinea (e non solo questo) va largo come si conviene quando ci pensi e la palla ti entra quella frazione di secondo in più e, insomma, tre match point sfumano e Cecchinato lo punisce al tie-break.

 

L’inerzia favorevole si manifesta in apertura con un succulento 15-40 dal quale Bautista esce indenne, ma è stato eloquente il suo gesto di stizza dopo il secondo rimbalzo della precisa smorzata siciliana. Ceck gioca bene adesso, però gli manca lo spunto decisivo e un’altra opportunità se ne va al settimo gioco. Prevedibilmente, l’azzurro cede la battuta in quello successivo, con ancora il dritto inside-inout” dopo il kick. Ma quello con il berrettino proprio non riesce a chiuderla e ai primi due gran punti fa seguire tre errori; ciliegina di Ceck che vince il punto più emozionante del confronto e poi agguanta il 5 pari.

Quando ci si aspetta un altro tie-break palpitante, Bautista Agut mette a referto otto punti consecutivi che valgono il secondo turno contro John Isner, autore di 28 ace in due set nella vittoria contro Kecmanovic, mentre il deejay tira un sospiro di sollievo e fa partire “Burning Heart”. Cecchinato tornerà in campo a Roma, ma verosimilmente gli toccheranno le qualificazioni; il presidente della FIT Binaghi ha annunciato che tutte le wild card del tabellone principale verranno assegnate secondo classifica, e dunque la quarta e ultima dovrebbe andare a Gianluca Mager che lo precede (ora ufficialmente) di una decina di posizioni.

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ATP Madrid: Sinner avanza grazie al ritiro di Pella. “Mi dispiace per quello che sta passando”

MADRID – Sul 6-2 4-4 per Jannik, l’argentino accusa un problema all’inguine e lascia il campo. “Gli faccio un in bocca al lupo per il resto della stagione” dice Sinner, che ora affronterà Popyrin

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Jannik Sinner - Madrid 2021 (via Twitter, @MutuaMadridOpen)

dal nostro inviato a Madrid

L’esordio assoluto nel torneo madrileno per Jannik Sinner è stato decisamente positivo. Alle 11 in punto è sceso in campo contro il n. 55 del mondo Guido Pella e ha centrato il successo in un’ora e cinque minuti, sfruttando il ritiro del suo avversario sul punteggio di 6-2 4-4 in suo favore. L’argentino aveva appena recuperato il break di svantaggio ma si è dovuto arrendere a un problema all’adduttore destro, che già di recente gli aveva dato noie.

In conferenza, Jannik è stato molto carino a sottolineare il periodo difficile del suo avversario. “Non è mai bello vincere così. Mi dispiace moltissimo per quello che gli è successo, soprattutto per il periodo non molto semplice che sta passando. Ha avuto tanta sfiga, tra US Open e Australian Open, poi una settimana fa si è dovuto ritirare dal torneo di Monaco. Per noi che siamo qui in Europa è più facile, lui è abbastanza lontano da casa e credo la sua situazione non sia molto semplice. Gli faccio un in bocca al lupo per il resto della stagione“.

IL MATCH – Dopo diverse giornate di meteo variabile, il sole ha finalmente trovato un po’ di continuità e con il tetto del campo 3 aperto non potevano esserci condizioni migliori per giocare a tennis. Per questa edizione dell’evento, il terzo stadio resterà senza pubblico e quindi è stato ancora più facile apprezzare il suono secco e potente dei colpi di Jannik, alternato al verso di fatica emesso dall’argentino che doveva ribattere a quelle bordate.

L’incontro inedito tra i due non ha rivelato particolari soprese o momenti di suspense, con l’altoatesino placidamente in controllo per gran parte del tempo. Pella quest’anno non ha brillato particolarmente avendo vinto solo due match (uno all’ATP Cup e uno a Monaco per ritiro dell’avversario) e anche oggi a tratti è sembrato sotto tono. I primi game del match sono volati via in favore di chi batteva con una rapidità quasi da cemento. Pella ha saputo difendersi bene col suo servizio mancino, ma nel quinto game Sinner ha arretrato leggermente la sua posizione in risposta dandosi così il tempo e la possibilità di far partire gli scambi. I più importanti sono andati tutti dalla parte del n. 18 del mondo che in 27 minuti ha chiuso 6-2. Nel secondo parziale l’equilibrio è durato ancor meno e uno scoraggiato Pella si è lasciato andare a svariati errori gratuiti da ogni parte del campo andando sotto 1-4.

Sinner a questo punto ha mancato di cinismo non riuscendo a chiudere un match già avviato alla conclusione; l’altoatesino è stato sì bravo a variare le carte in tavola aggiungendo al suo gioco smorzate e discese a rete, ma si è fatto recuperare il break di svantaggio nonostante ottime percentuali con la prima di servizio. La frustrazione di Guido però, che all’inizio derivava dal non saper gestire i colpi potenti di Sinner, ben presto ha cambiato origine e si è rivolta alle sue condizioni fisiche: il 30enne argentino infatti ha accusato un problema all’inguine che l’ha costretto al ritiro dopo un breve consulto col fisioterapista del torneo.

Guido Pella e Jannik Sinner – Madrid 2021 (via Twitter, @MutuaMadridOpen)

Per Sinner è la prima vittoria in un tabellone principale ATP avvenuta per ritiro e al prossimo turno affronterà o il qualificato australiano Alexei Popyrin o il recente finalista di Monaco Jan-Lennard Struff. “Mi sono allenato con tutti e due“, ha detto Jannik. “Entrambi servono bene e tirano forte, qui siamo in altura e quindi sarà una partita difficile. Struff ha fatto finale a Monaco, quindi è in fiducia ma forse ha avuto meno tempo per adattarsi. Popyrin ha vinto già un titolo quest’anno, quindi anche lui è in forma“. Jannik dice che il suo obiettivo principale è trovare l’equilibrio giusto sul campo, ma essendo arrivato con largo anticipo a Madrid – la scorsa settimana ha riposato – il processo sembra già a buon punto. Ed è bene sia così, perché all’orizzonte c’è un possibile ottavo con Nadal: “Il tabellone lo guardo sempre, come il 95% dei giocatori, ma sono concentrato sul turno che devo giocare per giocare più partite possibili. Lo guardo ma ci do poca importanza, perché in campo può succedere di tutto“.

Il tabellone di Madrid con i risultati aggiornati

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