I sette vincitori Slam più improbabili

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I sette vincitori Slam più improbabili

Sei nomi li abbiamo identificati piuttosto facilmente, su uno in particolare c’è stato un acceso dibattito. No, non c’è Ivanisevic e ovviamente sì, c’è Gaston Gaudio

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Gaston Gaudio - Roland Garros 2004

Si contano diversi tennisti che, nonostante una carriera ricca di successi, non sono riusciti a vincere un trofeo del Grande Slam. I “migliori” otto di questo speciale club sono stati votati dai fan sul sito di ESPN. All’opposto c’è anche chi, a fronte di una carriera magari non eccezionale, è riuscito almeno una volta ad andare oltre le aspettative e ha vinto l’agognato titolo Major, per molti analisti una linea di demarcazione tra tennisti – invero abbastanza arbitraria. Secondo il nostro parere non può essere un singolo exploit, seppure nel tennis equivalga a toccare il cielo con un dito, a determinare il giudizio complessivo su una carriera.

Ci siamo affrancati dal parere dei lettori di ESPN e abbiamo scelto di nostra iniziativa i sette trionfi Slam più improbabili dell’Era Open, prendendo in considerazione soprattutto il rapporto esistente tra quella vittoria e il resto del palmares. Se pensate ci sia qualche esclusione eccellente, potete segnalarlo tra i commenti.

Mark Edmondson (Australian Open 1976)

Mark Edmondson, l’inserviente che vinse uno Slam

Vincere uno Slam da numero 212 del mondo è un record che dopo 44 anni non è stato ancora battuto nel circuito maschile. La storia di Mark Edmondson, campione a sorpresa all’Open d’Australia del 1976, ha i tratti tipici del romanzo. Tuttavia lo Slam australiano al tempo non era ancora uscito dalla dimensione locale: il tabellone di quell’annata contava ben 40 australiani su 64 partecipanti complessivi e il prize money era di soli 75.000 dollari. L’opportunità era comunque invitante per Edmondson, che qualche settimana prima lavorava come inserviente in un ospedale per mettere da parte i soldi necessari a viaggiare da una città all’altra nell’arco della stagione.

 

Mentre la maggior parte dei giocatori soggiornò in hotel a Melbourne durante il torneo, Edmondson si fece ospitare da un suo amico. Nonostante le difficoltà economiche, arrivò in semifinale e riuscì a battere in quattro set il numero uno del seeding Ken Rosewall (due volte campione in Australia) e in finale superò il secondo favorito del torneo – e campione in carica – John Newcombe. “Janitor beats Rosewall” (un inserviente batte Rosewall) titolarono i media la mattina dopo la sua vittoria in semi. Aveva 22 anni quando centrò l’impresa della sua vita, ma non riuscì mai a diventare una stella del tennis autraliano, raggiungendo al massimo la 15° piazza nel ranking ATP. Nonostante ciò, l’ex inserviente Mark Edmondson è l’ultimo giocatore australiano ad aver vinto l’Open d’Australia.

Brian Teacher (Australian Open 1980)

È ancora Melbourne il teatro di un altro successo che rimarrà l’unico acuto nella carriera di un tennista forte, ma non straordinario, quale è stato Brian Teacher – otto trofei vinti in carriera e best ranking al numero 7 del mondo. Quattro edizioni e cinque anni dopo dopo il successo di Edmondson, la partecipazione non-australiana era aumentata: al numero uno del seeding c’era Guillermo Vilas, vincitore delle due edizioni precedenti del torneo e ai nastri di partenza si presentarono anche Gerulaitis e Lendl. Fu però a tutti gli effetti il torneo delle “seconde linee”. In finale giunsero la testa di serie numero 14 Warwick, australiano (che riuscì a battere in semifinale Vilas in cinque set, in due giorni) famoso entro i nostri confini per aver fallito undici match point contro Panatta, e la numero 8 Teacher.

Warwick qualche ora prima della finale trionfò in doppio proprio assieme a Edmondson, ma pagò gli sforzi nei pressi del traguardo. Un problema alla spalla lo tormentò durante la finale, nonostante fosse imbottito di antidolorifici (disse che non riusciva quasi a sollevare un bicchiere) e cedette in tre set a Teacher. La carriera dell’americano tuttavia non decollò dopo il trionfo Slam: riuscì a vincere solamente altri tre tornei di caratura minore e si ritirò sei anni dopo.

Andres Gomez (Roland Garros 1990)

L’occasione della vita capita a Parigi per l’ecuadoriano Gomez, quarta testa di serie dell’Open di Francia del 1990. I due titoli vinti a Roma nell’82 e nell’84 erano stati fino a quel momento le vette più alte della sua carriera (19 titoli in singolare e 31 in doppio fino a quel momento, non proprio numeri da totale sconosciuto). Si presentò al Roland Garros non tra i favoriti, ma il torneo prese subito una direzione inaspettata quando le prime due teste di serie, Becker ed Edberg, uscirono al primo turno. Lo svedese subì una batosta contro il futuro campione in Francia Sergi Brugera. Gomez lasciò un solo set per strada nel suo percorso fino ai quarti di finale e in semifinale eliminò in tre set un altro futuro campione, Thomas Muster.

Fu una finale tra debuttanti e l’inizio della “maledizione” al Roland Garros di Andre Agassi, che perse in quattro set la sua prima finale Slam e dovette attendere altri nove anni per vincere la Coppa dei Moschettieri. Gomez invece fu abile a trionfare nella sua prima e unica finale Major. Dopo la gioia parigina avrebbe vinto solo un altro titolo in singolare prima del ritiro nel 1995.

Gli highlights della finale col commento in italiano

Petr Korda (Australian Open 1998)

Dei dieci tornei vinti in carriera da Petr Korda, l’Australian Open del ’98 è allo stesso tempo il più prestigioso e il più contestato. Nel corso della stessa stagione infatti, a Wimbledon, Korda risultò positivo al test anti-doping e venne sospeso per l’assunzione di nandrolone; il tennista ceco dichiarò di non sapere come avesse assunto la sostanza. A rivendicare il titolo vinto a Melbourne Park è Marcelos Rios, battuto con un triplo 6-2 da Korda in finale, che infatti occupa una posizione di primo piano nell’elenco dei migliori senza Slam. Il cileno qualche anno fa ha chiesto alla sua Federazione di riaprire il caso, perché convinto di aver giocato la finale contro un tennista ‘spinto’ dal doping.

Thomas Johansson (Australian Open 2002)

È ancora all’Australian Open, quando il torneo ha ormai rango pari a quello degli altri Slam, che trionfa un nome a sorpresa. Si tratta dello svedese Johansson, che non aveva mai superato i quarti di finale prima del suo successo a Melbourne Park. Anche nei Masters Series (o Masters 1000), escluso l’Open del Canada vinto nel 1999, raccolse ben poco nell’arco di tutta la sua carriera (una semifinale e quattro quarti di finale). Dopo la finale contro Marat Safin vinta -da sfavorito- in quattro set, Johansson si infortunò al ginocchio nello stesso anno e fu costretto a saltare tutta la stagione 2003. Al suo ritorno collezionò una serie di sconfitte nei primi turni in tutti i principali tornei, fatta eccezione per la semifinale raggiunta a Wimbledon nel 2005. Prima del ritiro nel 2009 non riuscì mai a migliorare il suo best ranking di numero 7 ATP.

Albert Costa (Roland Garros 2002)

Ammettiamo che questo nome è stato il più difficile da trovare. Fino all’ultimo lo spagnolo è stato in ballottaggio con il connazionale Andrés Gimeno, campione a Parigi nel 1972, con lo statunitense Roscoe Tanner (in grado di sconfiggere Vilas in tre set nella finale dell’Australian Open 1977), con il campione di Wimbledon 1996 Richard Krajicek e col tre volte finalista Slam Marin Cilic, che il suo alloro l’ha portato a casa nel 2014 a New York. Abbiamo subito escluso Krajicek e Cilic, il primo perché pur senza altre finali Slam è stato capace di vincere 17 titoli e battere ben ventitré top 5 in carriera, a testimonianza di un livello di gioco altissimo in certe giornate, il secondo perché sarebbe stato ingeneroso includere tra gli ‘slammer improbabili‘ chi è stato capace di portare al quinto set Federer in un’altra finale. Ed è ancora in attività, potenzialmente in grado di vincere ancora.

Abbiamo poi escluso anche Tanner, il ‘Bombardiere di Chattanooga’ che a forza di servizi mancini aveva quasi sorpreso Borg nella finale di Wimbledon 1979 – e qui vale lo stesso discorso fatto per Cilic: portare al quinto set di una finale Slam un giocatore del genere significa avere le spalle ben larghe. Sono rimasti dunque i due spagnoli, Gimeno e Costa, e abbiamo scelto quest’ultimo poiché dalla parte di Andrés c’è anche una carriera da ottimo professionista negli anni Sessanta e la finale all’Australian Open 1969, la prima edizione in Era Open, oltre che la semifinale di Wimbledon 1970.

Albert Costa non è mai stato in top 5, non è mai andato oltre i quarti in uno Slam diverso dal Roland Garros e ha vinto titoli solo sulla terra battuta, dodici in totale. Certo non ha rubato niente nella vittoria parigina del 2002, anzi, da testa di serie numero 20 ha dovuto battere avversari di un certo spessore, primo fra tutti il campione in carica Kuerten agli ottavi; poi ha rimontato Canas ai quarti e ha battuto in quattro set sia Corretja in semi che in finale Ferrero, che l’anno dopo avrebbe firmato il suo unico successo Slam. Costa è stato un terraiolo molto forte, ma tra tutti i candidati abbiamo comunque scelto il suo nome. E non è mica una nota di demerito: in fondo stiamo confrontando gente che ha vinto uno Slam, e uno Slam non si vince mai (troppo) per caso.

Gaston Gaudio (Roland Garros 2004)

Prima che Rafael Nadal instaurasse una dittatura pluridecennale a Parigi, e subito dopo i già citati trionfi di Costa e Ferrero, l’argentino Gaudio vinse l’Open di Francia del 2004. Furono le migliori due settimane della sua carriera: in nessun altro torneo Major a cui ha preso parte è riuscito a superare il quarto turno. Raggiunse la seconda settimana solo in quella primavera di sedici anni fa. È curioso che in semifinale Gaudio, che si presentava da numero 44 del mondo a Parigi, riuscì a battere il connazionale David Nalbandian, che uno Slam non è mai riuscito a vincerlo nonostante abbia collezionato un discreto numero di successi importanti. In finale la stessa sorte toccò a Coria, che perse il derby 8-6 al quinto set dopo aver condotto due set a zero (6-0 6-3). Con un best ranking di numero 5, otto titoli vinti e appena dodici vittorie ai danni di top 10 in carriera, il nome di Gaudio è stato uno dei più semplici da identificare. Per prossimità temporale, è dunque sua la palma di ‘Slammer improbabile più recente’. In attesa di scoprire quando salterà fuori il prossimo.

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ATP

ATP Nur-Sultan: Musetti lotta ma non basta, terza sconfitta (su tre) con Djere

Musetti sbaglia troppo ed esce sconfitto a Nur-Sultan: è la settima sconfitta nelle ultime nove partite. La tempesta non è ancora passata

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Lorenzo Musetti - Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

[7] L. Djere b. L. Musetti 6-4 6-7(3) 6-4

Continua il periodo sottotono di Lorenzo Musetti. Contro Laslo Djere, nel secondo turno a Nur-Sultan già Astana, il kid di Carrara ha raccolto la settima sconfitta negli ultimi nove match ufficiali disputati: dopo il pirotecnico ottavo perso al Roland Garros al cospetto di Novak Djokovic, il teenager italiano non è più riuscito a vincere due partite in fila. Peggiora inoltre il bilancio delle sfide con Djere, che lo aveva sconfitto anche nei due precedenti in (e sulla) terra sarda – l’ultimo datato aprile 2021, ai quarti del torneo di Cagliari.

In una recentissima intervista dagli intensi contenuti, Musetti ha fatto sapere di aver passato una buia estate afflitta da disagevoli problemi personali, e di aver smarrito la scintilla. Ha anche sottolineato di aver ritrovato almeno parte di quel fuoco a New York, insieme alla voglia di lottare. Il rinnovato desiderio di dar battaglia non l’ha abbandonato nemmeno oggi: gli è stato utile a prolungare fino ai margini delle tre ore un match perso e straperso, ma dov’è arrivata la volontà ancora poco ha potuto il braccio. È il momento di stare lì, tempi migliori certo arriveranno.

 

All’abbondantissima durata della sfida ha senz’altro concorso la strana performance messa insieme da Laslo Djere: il serbo, diciotto quarti di finale nel Tour principale sempre sulla terra battuta e forse oltremodo impressionato dalla chance di raggiungere l’inedito traguardo sul duro, ha dominato in lungo e in largo, mancando però clamorosamente ogniqualvolta fosse chiamato a impacchettare il successo. Partito forte, con un break nel gioco inaugurale, Musetti ha condotto con agio in porto la prima frazione, respingendo le due palle per il contro-break guadagnate da Musetti nel sesto gioco. Troppa la differenza con la prima di servizio (17/19 nel parziale per Djere, l’89% di conversione contro il 69% del ragazzo) e soprattutto con il dritto, invano sollecitato da un disperatissimo Lorenzo: “Perché non sento mai la palla?“, l’abbiamo sentito domandarsi sconsolato. La risposta sta nelle tremebonde esecuzioni, in una cattiva ricerca della palla e nella fiducia, come sappiamo tendente a sud.

Il secondo set è una fotocopia, almeno fino al momento cruciale: break Djere nel primo game e serbo in assoluto controllo della situazione fino al 5-4. Inopinatamente, chiamato a servire per chiudere un match a senso unico, il settimo favorito in gara ha d’improvviso smarrito il supporto dei colpi che l’avevano portato fin lì: niente prime, dritto contumace e Musetti, probabilmente con la testa in doccia, si è ritrovato sul cinque pari. Ha fatto in tempo a sprecare anche due set point sul sei-cinque, il Nostro, prima di prevalere al tie-break. Contesa al terzo, ma chi si aspettava il tipico salto avanti del superstite miracolato è rimasto deluso. Come se nulla fosse accaduto, Djere ha ricominciato a martellare con servizio e dritto a sventaglio, Musetti ripreso a traballare e lo score, conseguente, a pendere dalla parte serba.

Tuttavia, ancora una volta, al momento di servire per il match sul cinque-tre il volto del povero Laslo è tornato una maschera di terrore: 0-40, e alla terza chance Lorenzo ha trovato il modo di rimanere in vita. Ma forze residue e convinzione non erano sufficienti a completare il miracolo-bis. Un paio di dritti ben assestati e un duro scambio vinto hanno portato il serbo a tre match point consecutivi. Finita? il copione della partita non lo avrebbe permesso, capirete. Lorenzo li ha annullati tutti e tre, in fila, ma prima che si predisponesse la scenografia per lo psicodramma finale Djere se ne è procurato un quarto, infine convertito.

Passata la tremenda paura, Djere giocherà il primo quarto di finale sul cemento della sua vita contro uno tra Dusan Lajovic e Soonwoo Kwon. Per Musetti un’altra brutta giornata, in parte rischiarata dalla ritrovata smania di vender cara la pelle. Al momento occorre aggrapparsi a quello, in attesa che passi la bufera.

Il tabellone completo di Nur-Sultan

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Al femminile

Lo straordinario US Open di Leylah Fernandez

Come una teenager, numero 73 del ranking, è stata capace di sconfiggere in un solo torneo tre delle prime cinque giocatrici del mondo e una pluricampionessa Slam

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Leylah Fernandez - US Open 2021 (Darren Carroll/USTA)

La scorsa settimana Emma Raducanu si è presa tutto lo spazio dell’articolo dedicato allo US Open. Tante questioni stimolanti, tanti temi da approfondire: le vicende di una giocatrice quasi sbucata dal nulla hanno reclamato un articolo esclusivo. Del resto l’attenzione suscitata da Raducanu non ha colpito solo il mondo del tennis, ma sembra avere superato i confini più stretti degli appassionati per coinvolgere un pubblico più ampio e meno specialistico.

Ma descrivere Raducanu come protagonista assoluta dello Slam newyorchese sarebbe non solo sbagliato, ma anche ingeneroso nei confronti di Leylah Fernandez. La giocatrice canadese ha avuto un ruolo decisivo nell’alimentare l’interesse che ha circondato il torneo femminile. A conferma di questo ci sono anche i dati televisivi statunitensi. Su ESPN, che deteneva i diritti del torneo, sia la finale che le semifinali femminili hanno avuto un seguito di spettatori superiore alle corrispondenti partite maschili. Non era facile immaginare che due tenniste classificate fuori dalle prime 70 del mondo avrebbero raccolto più pubblico di Djokovic e Medvedev; ma evidentemente il modo di giocare e la personalità di Emma e Leylah hanno “bucato” lo schermo.

Raducanu e Fernandez, entrambe nate nel 2002, hanno vissuto un torneo simile e parallelo, ma nelle singole partite gli andamenti sono stati molto diversi: la giocatrice inglese ha vinto tutti i match con margine e senza perdere set, la canadese invece ha affrontato un percorso ben più battagliato.




 

Lehlah Fernandez allo US Open 2021
L’avventura di Fernandez allo US Open è caratterizzata dalla continua lotta. Una vera e propria costante che non ha conosciuto eccezione in alcun match. Sette partite affrontate, e nessuna che sia filata via semplice. Anzi, spesso Leylah ha dovuto fronteggiare situazioni difficili. Sin dal primo turno.

Eppure Fernandez, fuori dalle teste di serie, non parte con un sorteggio sfortunato: il primo turno le riserva una qualificata. Ma quando vengono definiti gli accoppiamenti si scopre che si tratta di Ana Konjuh. Ana nel 2021 sta costantemente risalendo la classifica. Dopo il lunghissimo periodo di stop a causa dei ripetuti problemi al gomito, ha cominciato la stagione da numero 476 del ranking, ma al momento del match è già numero 88: quasi quattrocento posti scalati nel giro di otto mesi. Non ha avuto accesso diretto allo Slam americano solo perché la entry list si definisce con sei settimane di anticipo, e in quel momento era ancora fuori dalle prime cento. In più c’è un precedente recente di cui tenere conto: Konjuh ha sconfitto Fernandez nel torneo di Madrid 2021.

Il primo set tra Fernandez e Konjuh vede Ana partire meglio; grazie al break di vantaggio Konjuh serve per il set sul 5-4. Conquista anche due set point, però in entrambe le occasioni Fernandez si salva: strappa a sua volta la battuta a Konjuh, e così si procede in equilbrio sino al 6-6. Al tiebreak Leylah riesce a spuntarla. Il braccio di ferro del primo set si rivela decisivo per indirizzare anche il secondo set. Il match termina 7-6, 6-2.

In base alle premesse del tabellone, al secondo turno Fernandez dovrebbe incrociare la sua prima testa di serie, la numero 31 Yulia Putintseva. Ma Kaia Kanepi è riuscita ad avere la meglio al primo turno, e dunque Leylah si trova di fronte una giocatrice ben più potente, anche se decisamente meno mobile di Putinsteva. E di nuovo ne esce un confronto tiratissimo. Fernandez vince il primo set strappando la battuta a Kanepi all’ultima occasione utile (7-5), ma Kaia non ha affatto intenzione di lasciare strada.

Nel secondo set Kanepi reagisce e si porta avanti 5-3. È un passaggio complicatissimo per Fernandez, che prima salva due set point sul proprio turno di servizio, e poi ne salva altri due con Kanepi alla battuta sul 5-4. Scampato il pericolo, sullo slancio Leylah conquista quattro game di fila e riesce a chiudere 7-5, 7-5. Due match disputati, 6 set point salvati in due partite diverse: non male come inizio.

Ma questa è solo l‘ouverture, perché al terzo turno il sorteggio propone come avversaria un ostacolo apparentemente invalicabile: la campionessa in carica Naomi Osaka. Dopo Kanepi, il “peso leggero” Fernandez trova così un’altra big hitter che metterà alla prova la sua capacità di confrontarsi con tenniste ben più strutturate fisicamente di lei.

Luogo di confronto: l’Arthur Ashe Stadium. Per Fernandez non è la prima volta in assoluto in una arena importante di Flushing Meadow, perché nel 2020 ha già giocato (e perso) contro Sofia Kenin sul Luis Armstrong. Ma lo scorso anno non c’era la presenza del pubblico; questa volta contro Osaka la programmazione è la più eccitante possibile: primo match del serale nello stadio per il tennis più grande del mondo.

Forse perché sulla carta non ha nulla da perdere, fatto sta che nel primo set Leylah tiene molto bene testa a Naomi. Almeno sino al 5-4 per Fernandez. Poi Osaka inserisce una marcia in più, sfodera una serie di punti da fuoriclasse e con un parziale di 12 punti a 1 chiude il set in proprio favore sul 7-5.

Leylah ha perso il primo set del torneo, ma ha progressivamente conquistato le simpatie del pubblico, ammirato dalla sua combattività ma anche dalla qualità dei suoi colpi. Malgrado la pesantezza di palla di Osaka, infatti, Fernandez riesce quasi sempre a rimanere con i piedi attaccati alla linea di fondo e da quella posizione incalza Naomi sul ritmo, impedendole di sprigionare con tranquillità la potenza di cui dispone.

Secondo set. La partita scorre rapida, senza alcuna palla break sino all’approdo nei game decisivi. Esattamente come nel primo parziale, Osaka alza il livello quando più conta. Ed esattamente come nel primo parziale, sul 5-5 strappa la battuta a Leylah e va a servire per il set (e il match).

Sembrerebbe quasi una formalità, anche perché Naomi nello stesso frangente del primo set ha tenuto la battuta a zero. E invece l’incontro non solo non è vicino alla fine, ma sta per attraversare la fase decisiva del totale ribaltamento. Da una parte l’improvvisa ansia di Osaka, dall’altra la straordinaria voglia di combattere di Fernandez, producono l’inatteso: sul 7-5, 6-5 Naomi perde la battuta a 30 (primo break subito nel match), e poi in preda allo sconforto è quasi travolta nel tiebreak, che perde 7-2.

La sconfitta inopinata del secondo set lascia un pesante strascico su Osaka in avvio di terzo parziale: di nuovo perde la battuta e da quel momento non riesce più a recuperare. Con una grinta e con una decisione impressionanti, Leylah non lascia speranze a Naomi, che non riesce nemmeno a sfiorare il recupero, visto che non arriva mai neanche a conquistare palle break. Fernandez chiude dunque 5-7, 7-6, 6-4, ed è autrice di una delle più grandi sorprese del torneo.

E così, dopo la sconfitta alle Olimpiadi di Tokyo contro Vondrousova, di nuovo Osaka perde contro una giocatrice mancina, dotata di una battuta non potente, ma che Naomi non è comunque riuscita a decrittare. In più sia Vondrousova che Ferndandez hanno saputo consolidare i vantaggi ottenuti con il colpo di inizio gioco sviluppando con grande efficacia lo scambio.

Altro parallelismo tra Tokyo e New York: al momento della eliminazione, le sconfitte di Osaka sembrano arrivate contro giocatrici di secondo piano, ma a conti fatti sia Vondrousova che Fernandez sarebbero state capaci di raggiungere la finale del torneo, offrendo tennis di altissima qualità. Anche i numeri del match americano lo confermano: Osaka ha chiuso il match con un saldo fra vincenti ed errori non forzati di +1 (37/36), Fernandez di +4 (28/24)

a pagina 2: I match contro Kerber e Svitolina

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ATP

Bella vittoria di Sonego a Metz, ma va fuori Mager. Sconfitta inattesa per Seppi a Nur-Sultan

Lorenzo straripante contro Fucsovics, mentre Andreas si incarta con la wild card Skatov

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ATP 250 Nur-Sultan

La giornata azzurra inizia con la brutta sconfitta di Andreas Seppi nel suo match di esordio all’Astana Open contro la wild card locale Timofey Skatov, n. 280 ATP, al suo secondo incontro del circuito maggiore. 7-6 (3) 4-6 6-1 per quasi tre ore di battaglia in cui è stato decisivo il lunghissimo primo parziale, andato al ventenne kazako (di nascita, non frutto della campagna acquisti della federtennis nazionale) dopo aver recuperato un break e annullato quattro set point. Troppo incostante Andreas nel corso del match e alla fine la stanchezza si è fatta sentire.

Peccato, perché tutto era iniziato come previsto: il nostro fa valere la differenza di livello in termini di ritmo e solidità, arrivando 4-1 in virtù del break al secondo gioco. Skatov, con la sua eastern di rovescio, serve praticamente solo kick a velocità contenute verso il lato sinistro di Seppi. Batti sul rovescio, girati sul dritto: più semplice di così… Il trentasettenne di Caldaro allenta un po’ la presa, incappa in un brutto game di servizio mentre l’altro trova continuità e la partita si riapre. Determinante il turno di battuta di Skatov sul 4-5, quando risale da 15-40 e salva due vantaggi esterni per poi chiudere dopo ventidue punti. Sui quattro set point per Andreas, l’allievo di José Altur ha invece indirizzato la battuta verso il dritto avversario, in un paio di occasioni ottenendo il punto diretto, nelle altre due uscendo vincitore dallo scambio prolungato. Tie-break con Skatov che non sbaglia più e mette le mani sull’insperato primo set dopo un’ora e venti minuti.

Il suo momento prosegue fino al 3-0 del secondo set, poi la Seppia nazionale torna nei propri panni (e anche Timofey, diciamolo), infila una serie di cinque giochi e pareggia con un 6-4 che potrebbe far svanire qualsiasi velleità kazaka. Invece resta lì, Skatov, fa suoi i primi tre game ai vantaggi che restano nella gambe e nella testa dell’azzurro, il quale peraltro mette in campo meno di una prima su tre nel parziale (46% nel match). Dopo dieci punti di fila per il 173 cm di Petropavlovsk, c’è il moto di seppioso orgoglio finale che tuttavia non evita il 6-1. Prima vittoria ATP per Skatov e secondo turno contro Ymer o Ivashka, assente, come del resto Gerasimov, nel tie di Coppa Davis contro l’Argentina a Baires.

 

Martedì, secondo incontro dalle ore 8 italiane, tocca invece a Lorenzo Musetti che incrocerà per la prima volta il qualificato australiano Marc Polmans.

Il tabellone aggiornato di Nur-Sultan

ATP 250 Metz

Va meglio in Francia, con la convincente vittoria di Lorenzo Sonego che pareggia il bilancio negli scontri diretti con il (quasi) sempre ostico Marton Fucsovics, n. 41 ATP, ma 26° della Race. Un 6-3 6-2 in un’ora e dodici minuti che lascia poco spazio alle interpretazioni, con un Lorenzo tornato in grande spolvero, dopo le delusioni post-Wimbledon, in quella che è in ogni caso la sua miglior stagione: vittoria n. 25 (18 sconfitte), best ranking al 23° posto raggiunto un mese fa, titolo a Cagliari, finale a Eastbourne e la splendida semifinale contro Djokovic a Roma. I piedi che di nuovo girano a mille hanno supportato l’aggressività, i recuperi, l’agonismo – insomma, tutte le caratteristiche del miglior Sonego. Anche Fucsovics sta avendo un’ottima annata e anch’egli ha un po’ tirato il fiato dopo i quarti raggiunti sui Sacri Prati, ma nel lunedì francese c’è stato poco da fare con questo avversario.

Il primo parziale si decide con il break al quarto gioco, propiziato da un grossolano errore sullo smash del ventinovenne di Nyiregyhaza; Sonego va a prendersi i successivi due punti a rete senza dare tempo di riordinare le idee all’altro che si fa infine sorprendere dalla risposta azzurra (o, forse, dal suo stesso servizio). Meno di metà di prime in campo per Lorenzo, che però vince tanti e più punti con la seconda.

Fucsovics, grande atleta e solidissimo negli scambi, è il classico tennista che non si batte da solo. Tranne quando lo fa. In questa sfida, sono senz’altro più i meriti dell’azzurro che, inesorabile in risposta sulle seconde, passa subito avanti dopo il riposo. Marton si inguaia ancora al quinto gioco, che finisce con il cedere con un doppio fallo e un dritto al volo comodamente appoggiato sul grigio oltre la linea di fondo. Non si arrende, però, e si fa ammirare quando gira uno scambio con un recupero incredibile su un contropiede che pareva irraggiungibile e poi, fintando la smorzata, scodella il dritto vincente con nonchalance. Al punto successivo, che potrebbe riaprire il game, tocca a Sonego l’ottimo recupero sul notevole lob magiaro in sensibile mezza volata – sensibilità che però svanisce del tutto sul successivo tentativo di drop shot. Sul 5-1 è ormai show, Fucsovics vince uno scambio ravvicinato con un passante in tweener spalle alla rete, ma può solo accorciare lo svantaggio perché Sonego chiude con la battuta a disposizione.

73% di punti vinti al servizio e nessuna palla break concessa – di più, mai permesso all’avversario di arrivare a “40” in risposta. Quinta testa di serie sorteggiato nel quarto inferiore presidiato da Carreño Busta, al secondo turno Sonego troverà il vincente fra il qualificato Holger Rune e un lucky loser, non ancora annunciato, che sostituirà in tabellone Popyrin.

Niente da fare invece per Gianluca Mager, fermato 6-3 7-6(5) dal n. 36 ATP Nikoloz Basilashvili nel primo confronto diretto in assoluto. Il risultato del primo set è frutto di una partenza dell’azzurro praticamente senza la prima di servizio (uno su dieci). In grossa difficoltà sulla seconda, rischia addirittura lo 0-4 ma, sulla palla del doppio break, la risposta resta sulle corde di Basilashvili. Mager si procura poi un’opportunità del rientro anche grazie a una delle classiche pause del ventinovenne di Tbilisi, il quale si riprende però in tempo per cancellare l’occasione giocando con la sua solita spinta. Ritrovata in fretta la solidità, Nikoloz si fa bastare l’iniziale vantaggio per assicurarsi il set.

Gianluca non controlla la risposta sulla pesante prima georgiana e sfuma il possibile 2-0, ma il servizio è finalmente arrivato a dargli una mano e anche negli scambi da fondo riesce a essere meno falloso. Tra gran colpi e brutture, il ventiseienne di Sanremo salva il settimo gioco, mentre sul 5-4 sbaglia un dritto in palleggio a due punti dal set. L’impressione è che ci sia spesso un’immotivata fretta da parte di Mager e il testa a testa nel tie-break è risolto dal passante di Basilashvili che punisce l’avventurosa – se non precipitosa – discesa a rete del nostro.

Il tabellone aggiornato di Metz

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