Goran Ivanisevic, direttore della tappa di Zara dell'Adria Tour, è risultato positivo al coronavirus

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Goran Ivanisevic, direttore della tappa di Zara dell’Adria Tour, è risultato positivo al coronavirus

“Perché fischiate me, non sono io quello positivo al virus” aveva detto di fronte al pubblico di Zara. Ironia della sorte, l’ultimo tampone di Ivanisevic ha dato esito positivo

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Goran Ivanisevic - Australian Open 2017 (foto Roberto Dell'Olivo)

Cinque giorni fa, di fronte al pubblico spazientito e prodigo di fischi di Zara, Goran Ivanisevic aveva annunciato la cancellazione della finale della tappa croata dell’Adria Tour; ai fischi e ai ‘buuu’ degli spettatori aveva risposto ‘non so perché stiate fischiando me, non sono io quello positivo al coronavirus‘. Ironia della sorte, dopo aver ripetuto due volte il test che aveva dato esito negativo, il terzo tampone è invece risultato positivo e Ivanisevic lo ha annunciato su Instagram.

Mi sento bene e non ho alcun sintomo“, scrive Ivanisevic. “Volevo invitare chiunque sia stato in contatto con me a fare particolare attenzione, così come ai loro cari. Continuerò con l’auto-isolamento che sto già facendo. Auguri a tutti coloro che sono stati contagiati una rapida guarigione“.

L’attuale allenatore di Djokovic aveva ricoperto il ruolo di direttore della tappa di Zara dell’Adria Tour, quella coinvolta dai contagi prima di Dimitrov e Coric, poi di Djokovic. Con la positività di Ivanisevic sale a dieci il numero dei contagi collegati alla tappa di Zara (poche ore prima dell’ex tennista croato, era stata accertata la positività dell’autista dei giocatori); da fonti croate apprendiamo che sono state testate 40 persone nelle ultime ventiquattr’ore e 175 sono in isolamento.

In qualità di direttore dell’evento di Zara, Ivanisevic si trova anche a fronteggiare il problema dei rimborsi dei biglietti della finale di domenica – fermo restando che gli incassi saranno devoluti in beneficenza. I biglietti, validi per tutta la giornata (che si è disputata ad eccezione della finale tra Djokovic e Rublev), hanno portato a un incasso stimato di circa 100.000 euro, ma se si opterà per il rimborso ai tifosi potrà spettare solo una fetta di questa cifra, corrispondente al ‘valore’ monetario dell’unico match non disputato.

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Australian Open: sale a dieci il numero dei positivi

Nella giornata di mercoledì si sono registrati tre nuovi casi di Covid nello stato di Victoria, uno legato allo Slam. Tra i dieci positivi, riporta The Age, anche due tennisti

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Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Con un po’ di ritardo rispetto alle giornate precedenti, è arrivato l’aggiornamento quotidiano del dipartimento della sanità dello stato di Victoria, e rispetto a ieri sono stati registrati tre nuovi casi di positività al COVID-19, si legge su 7News. Non sono state comunicate le identità delle persone coinvolte ma hanno fatto sapere che una positività riguarda un membro dello staff al seguito di un tennista, un’altra positività è quella di un uomo sui 40 anni membro dell’equipaggio dell’aereo, e l’ultima è un passeggero internazionale sui 50 anni che stava rientrando nel paese. Tutte e tre le persone si trovavano già negli hotel adibiti alla quarantena stretta (quelli che al momento stanno ospitando i 72 tennisti in isolamento).

Il totale delle persone infette legate al torneo sale adesso a quota 10. Tra loro, come si legge sul quotidiano australiano The Age, si contano due tennisti/e di cui non si conoscono i nomi – notizia che però ricordiamo è stata smentita ieri da Tennis Australia – ma si sospetta che uno di essi, un uomo, abbia superato l’infezione e presenti solo una carica virale bassa quindi non contagiosa. Va segnalato inoltre che, come spiegato nel dettaglio qui, per i controlli effettuati sul territorio australiano vengono utilizzati – è quanto emerge, al netto dei dettagli scientifici da chiarire – test “molto sensibili”.

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Problemi alla schiena per Hyeon Chung

Il tennista sud-coreano è in fase di riabilitazione, ma non c’è ancora una data per il rientro in campo

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Hyeon Chung - Tokyo 2019 (foto via Twitter, @rakutenopen)

In mezzo ai nomi di tennisti Next Gen quali Medvedev, Zverev e Rublev ci potrebbe benissimo stare anche quello di Hyeon Chung, ma purtroppo i guai fisici che da tempo tartassano la carriera del sud-coreano lo hanno relegato alla posizione numero 163 del mondo. Lo scorso anno, dopo il lockdown, aveva tentato un rientro in campo soft concentrandosi su tre Challenger est europei, tuttavia la terra non è il suo forte e di conseguenza non è riuscito a prendere il ritmo né tantomeno vincere un incontro. L’unica vittoria del 2020 è arrivata nel primo turno di qualificazione al Roland Garros contro la wild card Baptiste Crepatte, seguita subito da una sconfitta da Renzo Olivo, che ha posto fine alla sua stagione segnata da un record di una vittoria e cinque sconfitte.

Chung, vincitore della prima edizione delle Next Gen Finals nel 2017, aveva stupito tutti l’anno successivo raggiungendo la semifinale agli Australian Open e adesso, proprio mentre questo torneo tiene banco nel mondo tennistico, lui ha deciso di aggiornarci sulle sue condizioni fisiche. Con un post sul suo profilo Instagram il giocatore asiatico così ha voluto salutare i suoi fan.

“Ciao a tutti! Solo un piccolo aggiornamento su come vanno le cose. A dire il vero, ho sofferto di mal di schiena per un bel po’ di tempo. Così ho fatto un trattamento e le cose sono andate abbastanza bene. Non vedo l’ora di scendere in campo. Ho appena iniziato la riabilitazione, sono determinato a tornare nel tour il prima possibile. Un po’ tardi per augurare un felice anno nuovo, ma vi auguro che questo possa essere il vostro anno!”

 

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Australian Open, una quarantena da 40 milioni: il conto degli hotel chi lo paga?

Il governo di Victoria smentisce Craig Tiley: “Non saremo noi a pagare”. E Tennis Australia fa marcia indietro

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Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Gli Australian Open 2021 non sono ancora iniziati e gli organizzatori si vedono già costretti a dover pagare una somma superiore ai 40 milioni di dollari statunitensi. A tanto infatti ammonta il programma di quarantena messo in piedi per giocatori e allenatori coinvolti nei voli che presentavano persone positive al coronavirus, e adesso bisogna appurare chi salderà il conto. Nei giorni scorsi il direttore del torneo Craig Tiley aveva detto che il governo dello stato di Victoria – dove appunto si trova Melbourne – avrebbe coperto parzialmente le spese, ma una volta uscita la notizia relativa alla cifra totale è subito arrivata una smentita.

Craig Tiley, intervistato dalla stazione radiofonica 3AW, aveva assicurato che il governo avrebbe fatto la sua parte sostenendo economicamente il programma di quarantena, in quanto “questi costi di quarantena sono spese nuove”. A smentirlo pubblicamente ci ha pensato subito la ministra delle misure di emergenza Lisa Neville, la stessa che una settimana fa insisteva sulla necessità di disputare questo Slam in quanto questa edizione “garantirà il futuro degli Australian Open a lungo termine”. Questa volta è sembrata meno incline agli interessi del torneo: “Noi chiediamo agli australiani che rientrano nel paese di contribuire alle loro spese di quarantena negli hotel… quindi ci sembra appropriato che Tennis Australia faccia lo stesso“.

La sua opposizione nel sostenere le spese dunque riguarda solo l’aspetto della quarantena: “Voglio essere molto chiara. Gli hotel per gli Australian Open saranno completamente finanziati da Tennis Australia. Noi supportiamo gli Australian Open come evento, ma qui si tratta di un programma separato”. Poco dopo è arrivata la conferma di Tennis Australia, che in un comunicato stampa ha ammesso l’errore di Tiley: “Saremo noi a finanziare il programma di quarantena”. In mezzo a tutta questa incertezza comunque ci si può consolare con dei dati rassicuranti: lo stato di Victoria per il quattordicesimo giorno consecutivo non ha registrato casi di COVID-19 tra i residenti.

 

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