Cincinnati 2018, il record di Djokovic e la riforma della Davis: sipario sull’Old Tennis

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Cincinnati 2018, il record di Djokovic e la riforma della Davis: sipario sull’Old Tennis

Nel 2020 non si assegnerà la Coppa Davis, e il vaso cinese di Cincinnati verrà sollevato… a New York. Un salto nel tempo, due anni indietro. Fotografia di una partita che ha rappresentato tante cose. Un record e un sipario

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Djokovic e Federer - Finale Cincinnati 2018 (foto USA Today Sports)
 
 

All’appello di questo maledetto 2020 mancheranno tanti e tanti tornei, alla fine. Tornei piccoli e tornei grandi. Da poche ore sappiamo per esempio che non si giocheranno le finali di Davis, rinviate al 2021, e da una decina di giorni che non si giocherà il Masters 1000 di Cincinnati; o meglio, si giocherà, ma sui campi di Flushing Meadows a New York e sarà dunque un affare completamente diverso. Che di questi tempi va benissimo, per carità, lo si giochi anche sul ghiaccio pur di vedere un po’ di tennis, ma sotto un profilo squisitamente storico sarà un torneo difficile da inserire negli almanacchi senza un paio di grossi asterischi a spiegare la situazione straordinaria (gli altri, quelli che almeno si disputeranno nella sede originaria, di asterischi ne avranno solo uno).

Ci è dunque sembrato logico fare un salto indietro nel tempo, al 2018, quando le parole ‘Cincinnati’ e ‘Coppa Davis’ hanno costituito due snodi cruciali della stagione. La prima perché, in Ohio, Novak Djokovic è riuscito a vincere anche l’ultimo ‘Mille’ che gli mancava, completandone la collezione; la seconda perché, pochi giorni prima, la competizione a squadre veniva cambiata per sempre da una riforma epocale.


Cincinnati 2018. Finale. Roger vs Nole. Due anni dopo. In mezzo l’unica restaurazione dorata della storia dell’umanità. Per il serbo sarebbe il titolo più importante. Per lo svizzero la prova del nov(antanov)e. Per il mondo del tennis una sentenza con importanti implicazioni filosofiche. Se vince Roger il tempo semplicemente non esiste. Invece di essere un dio astratto del quale siamo tutti schiavi, sarebbe solo una variabile della volontà dello svizzero, con buona pace di Einstein, Sant’Agostino e della scienza contemporanea. Se vince Nole diventerà il primo tennista della storia a fare bingo tra Masters 1000 e Slam. Nessuno come lui. E soprattutto gli ultimi due anni di Roger-stupore, da incredibile miracolo diventerebbero una strana parentesi sintetizzabile nella frase “Hey ragazzi, ciao, come va? Sono tornato” e a seguire il famoso amichevole sorriso di Nole, tipo Anna Maria Franzoni.

 

Credo che il vero motivo per cui Federer sia così amato è questa sua componente extratemporale che David Foster Wallace chiamò religiosa. Lui non gioca mai solo nel presente ma è diacronico con la storia stessa del tennis. È come se accanto alla partita visibile a tutti, i gesti luminosi dello svizzero si riverberassero anche su un piano parallelo e invisibile. Invisibile ma percepibile dall’istinto dell’appassionato di tennis. Un mondo meraviglioso in cui coesistono Lever, Mc, Borg, Sampras, Tilden, Don Budge, ecc. Un mondo in cui Nole vorrebbe tanto esserne cittadino onorario, ma ci è dovuto entrare da solo, senza esserne invitato, armato di titoli, numeri e record, ma una volta lì, tranne qualche saluto di circostanza, nessuno ha mai parlato davvero con lui. E mentre gli altri ridevano e raccontavano aneddoti e ricordi lui si è sentito solo, con un cocktail nella mano e in faccia il suo famoso sorriso.

Detto tra noi, il vero motivo della “grande crisi” post Parigi 2016 è stato questo. Ha sconfitto i mostri sacri, ha vinto Parigi, ha messo in sequenza, per la prima volta dopo Laver, i quattro tornei dello Slam e nessuno, ma proprio nessuno, ha celebrato l’evento. Erano ancora tutti intenti a parlare di Roger e Rafa, di Rafa e Roger.

Insomma, sotto un cielo di almeno trenta gradi più ampio di quello europeo, dovrebbe andare in scena una di quelle partite quadrimensionali il cui risultato ha il potere di modificare sia il futuro che il passato del tennis. Per chi ha occhi impressionisti, o impressionabili, è questa roba che andava in scena a Cincinnati

Nella tavola blu perimetrata da righe bianche, sotto quel cielo americano in cui le nuvole sembrano così vicine che le puoi toccare, c’erano disposti tutti gli ingredienti necessari per un giorno epocale. E invece, sarà stata colpa del mio pessimo streaming in giapponese, sarà stato che Federer aveva lasciato l’armatura immateriale nello spogliatoio, sarà stata Mirka improvvisamente carina (come se la bolla atemporale di Federer s’irradiasse pure su di lei), ma la partita è scivolata via come se un vetro impermeabile avesse impedito ogni rifrazione sulla quarta dimensione. Niente pathos, nessuna battaglia metafisica, nessun rovescio sparato con telepatico anticipo, nessun quinto set, nessun quarto set, nessun terzo set.

Novak Djokovic con il trofeo di Cincinnati (2018)

Semplicemente una torta con ingredienti extralusso che non è lievitata. In poche parole quella che doveva essere l’ennesima[1]sliding door dello svizzero è diventata il prequel del tennis nel futuro. Enormi aspettative e musica roboante per una semplice partita due set su tre, anche se in finale. Una crudele sintesi della parallela riforma della coppa Davis, non a caso varata negli stessi giorni. Un grande baraccone con effetti speciali, spot, musica epica ma iscritta rigidamente dentro la dittatura dell’istantaneità, il grande demone che accanto al sempre più algido e redditizio professionismo si sta mangiando il pianeta e il cuore delle cose. Insomma un attentato alla grammatica mistica del tennis in nome d’interessi televisivi e pseudo-democrazia.

A Cincinnati i nostri occhi impressionevoli hanno visto scendere un cupo sipario non solo sulla New Golden Age del tennis, ma sul tennis in generale. Una specie di epifania di quello che è stato e non sarà mai più. A sigillare l’epifania è bastato un Nole dimezzato. Scomparso quello in grado di prendere il centro del campo e bastonare di lunghezza e ritmo gli avversari è bastata la sua versione precedente. Un uomo di gomma in grado di ribattere ogni colpo, ogni fottuto colpo.

Per battere quel Nole sarebbero serviti miracoli anticipati in serie. Roba che Roger dopo l’incredibile estate australiana e il Sunshine Double del 2017 non è più stato in grado di ripetere con continuità. Per prolungare la sua immortalità ha scelto di centellinarsi, diventando di fatto una divinità part-time paradossalmente suffragata da successi a ripetizione e record su record. Una reliquia portata a spalle da milioni di devoti pronti a urlare al miracolo a ogni lacrima, gesto o vittoria, anche minore.

Rimango convinto che la vera e unica immortalità possibile, per chi è già immortale, sarebbe stata cavalcare il momento magico australiano e andare a Parigi, e sfidare Rafa, e vincere, e puntare dritto dritto al Grande Slam, al GOAT matematico o al Santo Graal, fate voi. Quella roba lì avrebbe fatto vibrare ogni sua partita a una frequenza incommensurabile, sconfitte comprese. Perché anche le sconfitte, soprattutto quelle sconfitte, fanno parte del grande racconto dello sport. Sconfitte come quelle a Roma contro Rafa in cinque set, in un mastersmille di mille anni fa.

Sconfitte che nella nuova fast-Era non ci saranno mai più. Una nuova era che avrà il torneo Next-Gen come rito di passaggio e la New Coppa Davis come capolinea, e speriamo che non prenda troppo della stramba rivoluzione di Mouratoglou. Certo ci saranno ancora Grandi Vittorie ma mai più Grandi Sconfitte. Praticamente un mondo dimezzato dove, tranne (ancora) negli Slam, si è tolto chirurgicamente il sale segreto della grandezza. Insomma la cosa grave non è che non ci sarà più un altro Federer o un altro Nadal, ma non ci saranno più i Mecir, gli Ivanisevic, i Leconte, i Mosé Navarra, i Nalbandian, i Gerulaitis, i Cané, i Gulbis, i Paes, i Mirnyi, i Kukushkin, i Dario Hubner, i Chiorri, i “Màgico Gonzalez”, i Franco Caccia, i Gigi Riva (che fosse andato alla Juve avrebbe vinto 10 scudetti ma non sarebbe Gigi Riva) insomma quella lunga meravigliosa collezione di lampi vincenti, poco importa se fatti da perdenti o da malinconici eroi di provincia Just for one day.

David Nalbandian – Masters Shanghai 2005

Le grandi cose passano necessariamente fuori dalle rotaie della logica, altrimenti sono e rimangono solo record. Se le grandi vittorie dei campioni sono l’inchiostro magico in grado di trasformare uno sport in Storia, la carta su cui si scrive è necessariamente costituita dalle grandi sconfitte. Senza quella carta ci rimarrà solamente un pallottoliere.


[1] Per le altre sliding doors di Federer vedi qui

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ATP

Replica di Wimbledon: “Profonda delusione. Chiedere ai giocatori dichiarazioni scritte è un rischio”

Secondo l’AELTC, non assegnare punti è una “decisione sproporzionata e dannosa per tutti i giocatori”

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Wimbledon 2021 (via Twitter, @Wimbledon)

Guarda il video integrale sul sito Intesa Sanpaolo

Si è fatta attendere circa un’ora la replica dell’All England Lawn Tennis & Croquet Club, il circolo che organizza il torneo di Wimbledon, alla decisione da parte di ATP e WTA di non assegnare punti per il prossimo Slam londinese. Nel comunicato, vengono rispiegate le motivazioni che hanno portato all’esclusione dei tennisti russi e bielorussi dai tornei sul suolo britannico (cioè la forte presa di posizione del governo locale contro la Russia), e si sottolinea il fatto che interpellare giocatori russi e bielorussi singolarmente – magari con dichiarazioni scritte – possa rappresentare un “rischio significativo”.

“Apprezziamo il fatto che le opinioni divergano in relazione alla nostra decisione di rifiutare le iscrizioni di giocatori russi e bielorussi ai Championships di quest’anno e ci rammarichiamo profondamente per l’impatto di questa decisione sulle persone colpite. Tuttavia, data la posizione assunta dal governo del Regno Unito per limitare l’influenza globale della Russia, e la risposta diffusa di governo, industria, sport e istituzioni creative, rimaniamo del parere che abbiamo preso l’unica decisione praticabile per Wimbledon come evento sportivo di fama mondiale e istituzione britannica, e sosteniamo la decisione che abbiamo preso.

Come abbiamo affermato in precedenza, dopo un’attenta considerazione contro una varietà di fattori e obbligati ad agire in conformità con le linee guida della direttiva del governo del Regno Unito, siamo giunti a due solide conclusioni che hanno costituito la base di questa decisione. Non eravamo preparati a intraprendere alcuna azione che potesse mettere a rischio l’incolumità personale dei giocatori o delle loro famiglie. Riteniamo che richiedere dichiarazioni scritte da parte dei singoli giocatori – e ciò si applicherebbe a tutti i giocatori rilevanti – come condizione per l’ingresso nelle circostanze di alto profilo di Wimbledon comporterebbe un controllo e un rischio significativo.

 

Inoltre, rimaniamo riluttanti ad accettare che il successo o la partecipazione a Wimbledon vengano utilizzati a beneficio della macchina di propaganda del regime russo, che, attraverso i suoi media statali strettamente controllati, ha una storia riconosciuta di utilizzo del successo sportivo per sostenere una narrativa trionfante per le persone russe. Desideriamo quindi esprimere la nostra profonda delusione per le decisioni prese da ATP, WTA e ITF di rimuovere punti in classifica per i Championships. Riteniamo che queste decisioni siano sproporzionate nel contesto delle circostanze eccezionali ed estreme di questa situazione e della posizione in cui ci siamo trovati, e dannose per tutti i giocatori che gareggiano nel Tour. Stiamo valutando le nostre opzioni e ci stiamo riservando la nostra posizione in questa fase. Stiamo anche discutendo con i nostri colleghi del Grande Slam. Nel frattempo, rimaniamo concentrati sui nostri entusiasmanti piani per i Campionati di quest’anno”.

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ATP

ATP Ginevra e Lione: in svizzera finale Ruud-Sousa, in Francia Norrie ferma Rune e trova Molcan

Il norvegese Ruud supera Opelka e si guadagna la nona finale in carriera sulla terra. Il britannico Norrie ancora in finale a Lione

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Casper Ruud - ATP Roma 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

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Mentre l’attesa per il secondo Slam stagionale cresce, il tennis di alto livello non manca nemmeno negli ATP 250 che precedono il Roland Garros. Coloro che sono riusciti a guadagnarsi un posto in finale a Ginevra e Lione andranno tenuti sott’occhio nel corso dei primi match a Parigi: vincere, infatti, aiuta a vincere. I quattro che domani si giocheranno un titolo sono da un lato – in Svizzera – Ruud e Sousa, dall’altro – in Francia – Norrie e Molcan.

GINEVRAIl norvegese numero 8 del mondo (e 2 del seeding) ha confermato di aver ritrovato le giuste sensazioni sulla sua superficie preferita. I risultati di Montecarlo e Madrid (con solo una vittoria) avevano fatto scattare l’allarme, ma già a Roma Casper aveva dimostrato di essere tornato su buoni livelli raggiungendo la semifinale, poi persa con Djokovic. A Ginevra Ruud ha superato egregiamente la prova del nove: un numero non casuale visto che la finale di domani sarà proprio la nona su terra della sua carriera (l’undicesima in assoluto, con un bilancio di 7-3). In semifinale oggi il norvegese ha sconfitto Opelka per 7-6 7-5: fondamentali i due mini-break ottenuti nel corso del tie-break del primo parziale e l’aver strappato il servizio all’avversario sul 5-5 del secondo nell’unica chance avuta in tutto il match. Lo sfidante di Ruud in finale (domani alle 15) sarà Joao Sousa che ha eliminato con un doppio 6-2 Gasquet: per lui domani sarà la 12esima volta in un atto conclusivo a livello ATP (4-7 il suo record). Sousa e Ruud potrebbero incrociarsi anche al terzo turno del Roland Garros: da italiani però speriamo che non sia così in quanto il portoghese potrebbe prima vedersela con Sonego al secondo turno.

Il tabellone di Ginevra

LIONEAnche in Francia la finale (domani alle 14.30) sarà tra un outsider e uno dei massimi favoriti già ai nastri di partenza del torneo. La sorpresa è Molcan che ha sconfitto per 7-6 6-2 De Minaur. Quest’ultimo rimane così a secco di finali sulla terra, mentre lo slovacco proverà a conquistare il primo titolo della carriera dopo le finali perse a Belgrado nel 2021 (con Djokovic, di cui potrebbe essere l’avversario nel secondo turno del Roland Garros) e a Marrakech lo scorso aprile. Il favorito della finale sarà però la prima testa di serie del torneo Norrie: il britannico ha sconfitto al terzo set Rune (il danese sarà protagonista di un primo turno spettacolare a Parigi con Shapovalov – qui il tabellone completo) e torna così a giocarsi l’ultimo atto del torneo di Lione dopo aver perso l’anno scorso da Tsitsipas.

 

Il tabellone di Lione

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ATP

UFFICIALE: niente punti ATP e WTA a Wimbledon

Dura presa di posizione dell’ATP di fronte al ban di tennisti russi e bielorussi: “Decisioni unilaterali di questa natura, se non affrontate, stabiliscono un precedente dannoso”

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Wimbledon 2021 (via Twitter, @Wimbledon)

Guarda il video integrale sul sito Intesa Sanpaolo

La decisione che si paventava negli ultimi giorni è diventata realtà: l’ATP non assegnerà punti per l’edizione 2022 del torneo di Wimbledon. Come si legge nel comunicato ufficiale dell’Association of Tennis Professionals, la motivazione alla base di questa scelta è semplice: “La possibilità per i giocatori di qualsiasi nazionalità di partecipare ai tornei in base al merito, e senza discriminazioni, è fondamentale per il nostro circuito”. La spaccatura nel mondo del tennis, gestita da sette organi differenti (ATP, WTA, ITF e le quattro federazioni che organizzano gli Slam) torna ad acuirsi, mostrando tutta la precarietà che regna nel dietro le quinte di questo sport, e la carenza di comunicazione tra le parti.

Ciò significa che, al termine dello Slam in programma dal 27 giugno al 10 luglio, ai vari tennisti verranno sottratti i punti ottenuti lo scorso anno e non verrà aggiunto nulla. Djokovic perderà i 2000 punti per la vittoria del 2021, Berrettini i 1200 per aver raggiunto la finale; paradossalmente a sorridere per questa decisione è proprio Medvedev che 12 mesi fa raggiunse gli ottavi di finale e quindi dovrà fare a meno solamente di 180 punti.

Intanto l’AELTC, il circolo che organizza il torneo di Wimbledon ha replicato esprimendo profonda delusione per questa decisione.

Sulla stessa lunghezza d’onda dell’ATP, c’è anche la Women’s Tennis Association che in un comunicato pubblicato sul proprio sito, certifica la decisione di non assegnare punti validi per il proprio ranking durante il major londinese.

 

La decisione di Wimbledon di vietare ai giocatori russi e bielorussi di gareggiare nel Regno Unito quest’estate mina questo principio e l’integrità del sistema di ranking ATP” prosegue la nota ufficiale ATP. “Non è inoltre coerente con il nostro accordo sulle classifiche. In assenza di un cambiamento nelle circostanze, è con grande rammarico e riluttanza che non vediamo altra opzione che rimuovere i punti ATP Ranking da Wimbledon per il 2022. Le nostre regole e accordi esistono per proteggere i diritti dei giocatori nel loro insieme. Decisioni unilaterali di questa natura, se non affrontate, stabiliscono un precedente dannoso per il resto del Tour. La discriminazione da parte dei singoli tornei semplicemente non è praticabile in un Tour che opera in più di 30 paesi”.

“Apprezziamo molto le nostre relazioni di lunga data con Wimbledon e LTA (Federazione britanniza) e non sottovalutiamo le difficili decisioni affrontate nel rispondere alle recenti indicazioni del governo del Regno Unito. Tuttavia, notiamo che si trattava di una guida informale, non di un mandato, che offriva un’opzione alternativa che avrebbe lasciato la decisione nelle mani dei singoli giocatori che gareggiavano come atleti neutrali attraverso una dichiarazione firmata. Le nostre discussioni interne con i giocatori interessati, infatti, ci hanno portato a concludere che questa sarebbe stata un’opzione più gradevole per il Tour. Rimaniamo fiduciosi che ulteriori discussioni con Wimbledon portino a un risultato accettabile per tutti gli interessati”.

“Più in generale, riteniamo che questa questione evidenzi ancora la necessità di una struttura di governance unita in tutto il tennis professionistico in modo che decisioni di questa natura possano essere prese in modo comune. Separatamente, come annunciato in precedenza, confermiamo che i punti in classifica rimarranno agli eventi ATP Tour a Queen’s (ATP 500), Eastbourne (ATP 250) e ATP Challenger nel Regno Unito. Abbiamo preso questa decisione sulla base del fatto che in quelle settimane sono aperte opportunità di gioco alternative ai giocatori russi e bielorussi, a differenza di Wimbledon, che riduce al minimo qualsiasi impatto sull’integrità della classifica. Le sanzioni relative alla violazione delle regole ATP da parte di LTA saranno valutate separatamente. La nostra condanna della devastante invasione russa dell’Ucraina rimane inequivocabile. È stata intrapresa un’azione immediata per sospendere l’evento ATP Tour a Mosca e far competere gli atleti russi e bielorussi sotto bandiere neutrali durante il Tour. Parallelamente, abbiamo continuato il nostro sostegno umanitario verso l’Ucraina, insieme agli altri organi di governo del tennis, oltre a fornire assistenza finanziaria diretta a molti giocatori colpiti”.

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