Wimbledon? No, la più grande vittoria di Venus Williams è stata ottenere la parità di montepremi

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Wimbledon? No, la più grande vittoria di Venus Williams è stata ottenere la parità di montepremi

“Qualcosa su cui lavoravamo dagli anni ’60”, che Wimbledon e Roland Garros hanno ottenuto a metà anni 2000. L’impegno civile di Venus: “Per me è importante aiutare le minoranze”

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Venus Williams - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Il 29 giugno sarebbe dovuto iniziare il torneo di Wimbledon, ma il destino, sotto forma di crudele pandemia, ha voluto diversamente, privando così giocatori e appassionati dell’evento più iconico di questo sport. Piuttosto in alto in un’ipotetica lista di coloro che sentiranno particolarmente la mancanza dei prati di Church Road, troveremmo sicuramente il nome di Venus Williams che a Wimbledon ci è andata per la prima volta nel 1997 per un totale di 22 partecipazioni, cinque titoli in singolare (su nove finali) e sei in doppio.

Intervistata da ‘People’, Venus ha parlato dei suoi ricordi più belli del torneo. “La prima volta è stata un’esperienza travolgente e ovviamente super speciale per me. Le Olimpiadi del 2012 sono state una delle esperienze più interessanti della mia carriera, ma tutte quelle vittorie in doppio sono così speciali per me e Serena.”

Il traguardo più importante della sua carriera però non lo ha ottenuto sul campo. A metà anni 2000, giocò infatti un ruolo decisivo nel convincere gli organizzatori di Wimbledon e Roland Garros a garantire montepremi uguali per uomini e donne. “Era qualcosa su cui lavoravamo dagli anni ’60. Era atteso da tanto tempo“. Un percorso cominciato molto tempo fa, che vi stiamo raccontato nella rubrica ‘Original 9‘ tradotta dal sito WTA.

 

Nell’ultimo periodo, anche in seguito alla dolorosa vicenda di George Floyd, Venus è tornata in prima linea per promuovere messaggi di uguaglianza e cercare di contrastare il razzismo, in ogni sua manifestazione. “Dobbiamo assicurarci che le vite siano al sicuro, per me questa è la priorità numero uno. Il cambiamento può avvenire solo riconoscendo e dando voce a ciò che sta accadendo nel nostro mondo. Dobbiamo anche affrontare altri volti invisibili del razzismo, dal modo in cui assumiamo a chi mandiamo in onda negli show televisivi.”

L’impegno di Venus non è solo teorico, ma anche molto tangibile. Attraverso le sue dirette Instagram e altre iniziative mira infatti a raccogliere fondi per combattere le disuguaglianze sociali e dare opportunità a ragazzi meno fortunati. “Mi appassiona creare opportunità per la gioventù nera a livello di base, in particolare con il tennis e l’educazione“, spiega Williams. “È importante per me aiutare a dare alle minoranze, ai giovani svantaggiati e ai bambini neri la possibilità di praticare sport e avere un’istruzione, proprio come sono state date a me. In cambio, ciò dà loro l’opportunità di eccellere“.

L’ispirazione, il modello di riferimento di Venus, è sempre stata mamma Oracene. Sempre molto presente e pronta a supportare le proprie figlie a coltivare le proprie qualità, sia sul campo che fuori. “Durante la mia carriera, mia madre mi ha sfidato a perseguire il mio lato creativo“, afferma Williams. “Il suo sostegno e incoraggiamento è ciò che mi ha portato a realizzare il mio amore per la moda e il design e ottenere riconoscimenti in quei campi.”

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Nadal: “Non so se giocherò a Roma”

Il maiorchino ha commentato la rinuncia allo US Open e parlato della sua programmazione ora che Madrid è stato cancellato: “Aspetto il nuovo calendario”

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Rafa Nadal - Roma 2019

Il grande tennis è ripartito a Palermo, e lo swing newyorchese (con tappa femminile a Lexington) è alle porte. Eppure, il clima è ancora di grande incertezza, come si evince dalle parole di Rafa Nadal, che ha rilasciato una video-intervista da Maiorca per commentare l’avvenuta rinuncia a Flushing Meadows e per discutere dei suoi piani a breve termine.

Se da un lato la decisione era attesa, dall’altro la coincidenza con la cancellazione di Madrid ha gettato delle ombre sulla stagione della terra europea, e quasi certamente avrà influenzato i piani di Rafa in termini di programmazione. In proposito ha detto: Non so ancora se giocherò a Roma, aspetto il nuovo calendario dopo la cancellazione di Madrid. Mi preparerò per la terra europea, e al momento del dunque prenderò una decisione finale. Bisognerà valutare la situazione fra un mese, al momento non saprei dire quale sia il mio programma”.

Il N.2 ATP non si è dunque sbilanciato. La logica porterebbe a pensare che, in vista del Roland Garros, deciderà sicuramente di giocare quello che è rimasto l’unico 1000 di preparazione allo Slam parigino, ma durante l’intervista Nadal ha più volte sottolineato come sia difficile prendere delle decisioni riguardo a una situazione del tutto senza precedenti.

In particolare, questa attitudine è emersa parlando dello US Open, dove era il campione uscente: “Ammiro il lavoro dell’ATP e della USTA, credo che i giocatori dovrebbero essere grati per l’opportunità di tornare a giocare. Nel mio caso, dovevo prendere una posizione, e spero che sia quella giusta, anche se in questo momento nessuno sa cosa stia succedendo, perciò per come la vedo io ogni decisione potrebbe essere corretta. Tutti sanno quanto ami giocare a New York, è difficile descrivere come mi sento, ma dopo aver parlato con il mio team e con la famiglia ho dovuto prendere questa decisione – non è il momento di fare lunghi viaggi, perché non sappiamo cosa potrebbe succedere. Chiaramente non sono felice di non giocare uno dei più grandi tornei al mondo, ma ora come ora il cuore mi sta dicendo di non pensare alla competizione.

 

Alla domanda sulla legittimità di questa edizione del torneo americano come Slam non ha avuto dubbi: Lo US Open sarà comunque uno Slam, non sono tanto arrogante da dire che se non ci sono io allora non è un grande torneo! Sarà uno Slam, e il vincitore lo percepirà come tale”.

Sulla cancellazione del torneo di casa ha detto: “La speranza era di giocare a Madrid, ma ora dovremo vedere come si evolve la situazione del calendario. Comunque andranno le cose, bisognerà accettarle cercando di muoversi con la massima cautela e con tutte le precauzioni del caso. Un grande torneo non si organizza dall’oggi al domani. E capisco anche che dal punto di vista finanziario, senza pubblico e con un delicatissimo protocollo da rispettare, le cose possano essere molto difficili“.

Infine, è arrivato anche un commento sull’Adria Tour, circostanza per la quale Nadal non vuole giudicare i suoi colleghi: “Credo che gli sportivi debbano essere un esempio, perciò bisogna essere responsabili. L’Adria Tour è stato un errore, ma è normale sbagliare quando si ha a che fare con una situazione mai affrontata prima. Come dicevo prima, in un momento di imprevisti come questo ogni decisione potrebbe essere giusta o sbagliata, è difficile saperlo”.

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Le wild card dello US Open 2020: ci sono Murray e Clijsters

Annunciati gli ultimi 16 partecipanti allo US Open: una schiera di giovani americani affianca i due campioni

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Le wildcard dello US Open 2020 sono appena state pubblicate sul sito ufficiale del torneo, andando così a completare i due tabelloni da 128 giocatori del torneo newyorchese. Per certi versi, l’attribuzione delle stesse non è mai stata rilevante come quest’anno, in quanto generalmente i beneficiari avrebbero potuto giocare le qualificazioni, mentre, come noto, l’edizione 2020 del torneo non avrà eliminatorie, e quindi la wildcard diventava l’ultima speranza per giocare.

Due i nomi che svettano, uno per tabellone: nel femminile, la rediviva Kim Clijsters (vincitrice a Flushing Meadows nel 2005, 2009 e 2010) è stata prevedibilmente ammessa in tabellone. Tornata alle competizioni a febbraio a Dubai dopo oltre sette anni, la belga è momentaneamente senza ranking, avendo perso gli unici due match giocati prima dell’interruzione della stagione. Clijsters aveva già ricevuto una wildcard nel 2009, quando vinse clamorosamente il torneo battendo Serena Williams e Wozniacki nelle fasi decisive del torneo, quindi la cabala è certamente dalla sua parte.

L’altro campione che ha ricevuto il lasciapassare è Andy Murray, vincitore dello US Open 2012, quando vinse il suo primo Slam al termine della più lunga finale newyorchese (a parimerito con quella del 1988), battendo Novak Djokovic per 6-2 al quinto dopo quattro ore e 54 minuti. Muzza, attualmente N.129, è rimasto fuori dal cut-off iniziale per soli due posti (l’ultimo ad entrare direttamente in tabellone è stato Sumit Nagal, N.127) ed è quindi stato costretto a chiedere una wildcard.

 

Assieme a loro, l’elenco dei prescelti segue la linea verde tipica dello Slam americano. Questi i nomi del femminile:

  • Kim Clijsters
  • Usue Arconada, 21 anni
  • CiCi Bellis, 21
  • Francesca Di Lorenzo, 23
  • Caroline Dolehide, 21
  • Ann Li, 20
  • Robin Montgomery, che ha 15 anni e ha già vinto un W25
  • Whitney Osuigwe, 18

LA ENTRY LIST FEMMINILE COMPLETA

Nel maschile invece parteciperanno:

  • Andy Murray
  • Ulises Blanch, 22 anni;
  • Maxime Cressy, 23;
  • Sebastian Korda, 20;
  • Thai-Son Kwiatkowski, 25;
  • Michael Mmoh, 22;
  • Brandon Nakashima, 19 (qui la nostra intervista con lui);
  • JJ Wolf, 21.

LA ENTRY LIST MASCHILE COMPLETA

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Tecno-Gauff: sarà (anche) il volto di Microsoft

Per Coco comincia una partnership con il gigante dell’alta tecnologia americano. Un altro accordo di sponsorizzazione molto prestigioso e remunerativo per lei

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Giovane, anzi giovanissima. Forte, forse tra qualche anno fortissima. Con le idee ben chiare in testa, in campo e soprattutto fuori dal campo, e nessun timore di esporle in pubblico. Per tutte queste ragioni Cori “Coco” Gauff, la 15enne afroamericana che ha stupito il mondo l’anno scorso raggiungendo al primo colpo il quarto turno a Wimbledon al primo Major in carriera, è una testimonial ideale per qualunque brand. Non a caso, ancora prima delle sue prime significative affermazioni sul tour, l’azienda di abbigliamento sportivo New Balance aveva già deciso di puntare su di lei. Più di recente, Gauff ha firmato un contratto di sponsorizzazione milionario con Barilla. 

Sicura di non rimanere senza cibo, ora quella che in molti definiscono “la nuova Serena Williams” non dovrà più pensare anche a procurarsi computer, cellulari e altri oggetti tecnologici. Sarà infatti testimonial per Microsoft, colosso dell’alta tecnologia americano, fondato nel 1975 da Bill Gates, per tanti anni l’uomo più ricco del pianeta. Ad annunciarlo è stata la stessa azienda di Redmond, celebre soprattutto per l’invenzione del software Windows, tramite uno dei suoi profili Instagram. “Non lavoro duro per quello che viene ora, ma per quello che succederà dopo”, dice Gauff nel video di presentazione di questa partnership. Uno sguardo rivolto al futuro il suo che si coniuga perfettamente con un’azienda hi-tech. 

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