Serena Williams: «Fermarmi mi ha reso più forte» (Piccardi). Roland Garros, porte riaperte. Ok per 20mila persone al giorno (La Nazione). Djokovic negativo. Roma, il rischio è la quarantena (La Gazzetta dello Sport)

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Serena Williams: «Fermarmi mi ha reso più forte» (Piccardi). Roland Garros, porte riaperte. Ok per 20mila persone al giorno (La Nazione). Djokovic negativo. Roma, il rischio è la quarantena (La Gazzetta dello Sport)

La rassegna stampa di venerdì 3 luglio 2020

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Serena Williams: «Fermarmi mi ha reso più forte» (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

La differenza, come sempre, sta nei dettagli. Il corriere Dhl che a metà giugno ha suonato il campanello di casa Ohanian-Williams, villa di Palm Beach, Florida, aveva in agenda una consegna importante. «Un pezzetto di Laykold, la nuova resina acrilica su cui si giocherà l’Open Usa, confermato a New York con inizio il 31 agosto» ha rivelato al mondo del tennis Stacey Allaster, primo direttore donna in 140 anni di storia dello Slam americano, scatenando la fantasia dei retroscenisti: perché mai il torneo, che quest’anno ha deciso di cambiare superficie di gioco, ha dovuto favorire Serena Williams spedendole a casa una mattonella-campione del campo rinnovato? La risposta è nel dna della campionessa dei 23 titoli Slam: la pandemia mondiale che ha congelato lo sport per mesi non ha tolto alla fuoriclasse la voglia di vincere. Durante il lockdown, Serena si è fatta costruire in giardino un campo identico a quello su cui sabato 12 settembre, giorno della finale femminile dell’Open Usa, proverà a conquistare il 24esimo Major, agganciando alla fine di una rincorsa durata ventuno anni l’antenata australiana Margaret Court, detentrice del record. Ennesimo piccolo, ma fondamentale, dettaglio: quel sabato mancheranno appena dieci giorni al suo 39esimo compleanno. «Torno, e non vedo l’ora» ha detto la Williams in un videomessaggio che ha riacceso la fibrillazione tra le legioni di fan, che includono Barack e Michelle Obama, Oprah Winfrey, Megan Markle, Beyoncé e Ellen DeGeneres, oltre a 12,4 milioni di follower su Instagram e 10,8 su Twitter. L’entusiasmo non era scontato: a un certo punto si era sparsa la voce che l’americana e il marito Alexis Ohanian, volessero approfittare della lunga quarantena per allargare la famiglia. E invece Serena non è sazia di vittorie. Da un’ardita triangolazione tra il coach di lungo corso Patrick Mouratoglou e la storica agente Jill Smoller, ecco la risposta della Williams alla nostra domanda ‘ma chi te lo fa fare?’ «Giocare a tennis è la cosa che mi viene meglio. Ho un amore sconfinato per il mio sport. Questo break è stato un male necessario: non l’ho chiesto, non l’ho voluto, ce l’ha imposto Il virus, ma sento che mi ha fatto bene. In retrospettiva posso dirlo: il mio corpo ne aveva bisogno. E adesso mi sento bene come non mai. Più rilassata, più in forma, più centrata. È come se il mio cervello mi dicesse okay, adesso finalmente puoi giocare il tuo vero tennis!». Messaggio ai naviganti: finora Serena ha scherzato, è da adesso che si comincia a fare sul serio. E non è follia pensare che il lockdown abbia davvero allungato la carriera della Williams, permettendole di conservare intatte certe fibre muscolari che l’usura del circuito rischiava di rendere lise e di covare sotto la cenere motivazioni che sembravano evaporate con il tempo. […]

Roland Garros, porte riaperte. Ok per 20mila persone al giorno (La Nazione)

 

Ora è ufficiale: il Roland Garros sarà il primo torneo tennistico dello Slam con il pubblico dopo l’emergenza Coronavirus. Ad annunciarlo è stato ieri il presidente della federtennis francese, Bernard Giudicelli: «Quest’anno si giocherà con il pubblico, 20mila persone al giorno, e diecimila al massimo per le finali». Gli Open di Francia, rinviati a causa della pandemia, si giocheranno dal 21 settembre (qualificazioni comprese) all’11 ottobre. Giudicelli ha anche spiegato come verrà limitato il numero di spettatori all’interno degli impianti. «Sui tre campi principali (il Philippe-Chatrier, il Suzanne-Lenglen e il Simonne-Mathieu), i posti a sedere seguiranno un preciso protocollo – ha detto -: su ogni fila ci sarà un posto vuoto che dividerà ogni gruppo di acquirenti perché ci sarà un massimo di 4 persone che vogliono sedersi in posti adiacenti. Sugli altri campi, invece, un posto su due sarà lasciato vuoto per rispettare la giusta distanza». Ne viene fuori che, così facendo, il numero di spettatori ammessi ai match del Roland Garros sarà compreso tra il 50 e il 60% della capacità normale (circa 20.000 biglietti disponibili per i primi turni, 10.000 per le finali).

Djokovic negativo. Roma, il rischio è la quarantena (La Gazzetta dello Sport)

Il pasticciaccio brutto dell’Adria Tour sembra virare verso il sereno per Novak Djokovic, almeno dal punto di vista sanitario. A dieci giorni dalla positività del tampone effettuato a Belgrado, un comunicato stampa dell’entourage del campione ha dato notizia della negatività del numero uno Atp e della moglie Jelena dopo un secondo test. Nole teoricamente dovrebbe rimanere in isolamento per altri cinque giorni, per rispettare le due settimane. Secondo le ultime linee guida dell’OMS, tuttavia, un paziente che non abbia mai manifestato sintomi potrebbe uscire dalla quarantena dopo 10 giorni e quindi Djokovic avrebbe la possibilità di tornare ad allenarsi già oggi, visto che è asintomatico. Intanto, in attesa della ripartenza di agosto, i tornei già in calendario cominciano ad organizzarsi per garantire l’apertura al pubblico. Ieri il Roland Garros (21 settembre – 11 ottobre) ha comunicato il suo programma: si giocherà a porte aperte e l’intenzione è di riempire gli spalti tra il 50 e il 60% della capienza, quindi con 20.000 presenze al giorno. Chiaramente questa strategia verrà applicata se i protocolli sanitari non verranno ulteriormente inaspriti. La vendita dei nuovi biglietti partirà dal 9 luglio per i francesi, mentre la vendita libera comincerà il 16 luglio. Su ogni fila, un posto verrà lasciato libero a dividere ogni gruppo di acquirenti, mai più numeroso di quattro unità. Ci sarà l’obbligo di indossare sempre la mascherina. Uno schema che verrà mutuato con ogni probabilità anche dagli Internazionali d’Italia (inizio il 20 settembre), che apriranno al pubblico con metà della capienza. Il problema dei tornei europei (c’è anche Madrid) è il divieto attualmente in vigore degli spostamenti da alcuni paesi extra Schengen, in particolare gli Stati Uniti, e della quarantena richiesta ai viaggiatori, due situazioni che preoccupano Atp e Wta. I tennisti, tra l’altro, non sono considerati atleti professionisti (per i quali esiste la deroga): per questa ragione a breve ci sarà un incontro tra i Ministri della Salute di Italia, Spagna e Francia per approvare un decreto sotto l’egida della Ue.

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La Davis si disputerà in 3 città. C’è anche l’Italia: con Torino? (Crivelli). La Coppa Davis cambia ancora volto. E si fa in tre (Mastroluca). Le lamentele dei tennisti viziati. Un caso politico per l’Australia (Piccardi)

La rassegna stampa di martedì 19 gennaio 2021

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La Davis si disputerà in 3 città. C’è anche l’Italia: con Torino? (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

La rivoluzione della rivoluzione. Che nel 2019 a Madrid la prima edizione della nuova Coppa Davis griffata Gerard Piqué non avesse scaldato i cuori di chi si era trovato a giocarla, e di chi aveva comprato i biglietti per guardarla, era apparso manifesto già durante le partite. Formula cervellotica e soprattutto un programma folle, con gli ultimi match di giornata conclusi ben oltre la mezzanotte e seguiti da quattro gatti sugli spalti, mentre i tennisti tornavano in albergo imbufaliti. Così la Kosmos, partner finanziario dell’Itf nell’organizzazione dell’evento, memore di quell’esperienza ha avanzato alcune proposte per restituire appeal alla più antica manifestazione sportiva per squadre nazionali. Intanto, dal 2022, i team partecipanti scenderanno da 18 a 16, in modo da avere quattro gironi da quattro che dovrebbero rendere meno caotica la classifica finale. Soprattutto, già dall’edizione di quest’anno, il calendario verrà spalmato su 11 giorni anziché una sola settimana e, accanto a Madrid, verranno coinvolte altre due città europee per raggiungere un pubblico ancora più vasto. In ciascuna di queste sedi si disputeranno due gironi e un quarto di finale, mentre i due gironi restanti, due quarti, le semifinali e la finale restano a Madrid. L’Italia ha già presentato un proprio progetto molto forte per affiancarsi nell’organizzazione alle altre due città (la terza potrebbe essere Vienna). Ovviamente le strade portano di nuovo a Torino, sulla base della considerazione che la Davis inizierebbe il 25 novembre (e fino al 5 dicembre), cioè appena quattro giorni dopo la conclusione delle Atp Finals, di cui potrebbe ereditare le strutture. […]

La Coppa Davis cambia ancora volto. E si fa in tre (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

 

La Coppa Davis cambia volto. Le fasi finali si disputeranno in undici giorni, dal 25 novembre al 5 dicembre 2021, e non più in una sola settimana. E potrebbero essere spalmate anche in più sedi. Kosmos, la società di Gerard Piqué partner dell’ITF, ha avviato una procedura per presentare le candidature. La decisione finale sul format dell’edizione 2021 sarà presa entro marzo. Finora si è disputata una sola edizione delle Davis Cup Finals, questo il nome ufficiale, nel 2019 alla Caja Magica di Madrid. Le 18 nazioni qualificate si affrontano in tre gironi da sei: le prime classificate e le due migliori seconde passano alla fase a eliminazione diretta che prevede quarti, semifinali e finale. Due anni fa, la sperimentazione ha suscitato molte polemiche per le sfide terminate a notte inoltrata: il doppio conclusivo tra Italia e Stati Uniti si è protratto fino alle quattro del mattino. Se la riforma dovesse essere approvata, la fase a gironi sarebbe suddivisa tra Madrid e altre due sedi: ciascuna ospiterebbe gli incontri di due gruppi Anche quarti di finale sarebbero spalmati: uno a testa nelle due città eventualmente aggiunte, due a Madrid che resterebbe cornice unica per semifinali e finale. Una soluzione già adottata in grandi manifestazioni a squadre di altri sport. Il principio è lo stesso utilizzato per l’ultima edizione del Mondiale di pallavolo maschile del 2018, co-organizzato da Italia e Bulgaria. L’Italia potrebbe diventare per tre settimane il centro del tennis maschile mondiale. Gli appassionati già pregustano un finale di stagione senza precedenti. Dal 9 al 13 novembre, infatti, sono in programma le Next Gen ATP Finals a Milano, dal 14 al 21, al PalaAlpitour di Torino, arriveranno perla prima volta in Italia le Nitto ATP Finals, il grande evento di fine stagione con gli otto migliori giocatori del mondo. Dal 25 novembre, poi, gli appassionati potrebbero abbracciare anche gli azzurri di capitan Corrado Barazzutti, inseriti nel girone di Coppa Davis con gli Stati Uniti e la Colombia.

Le lamentele dei tennisti viziati. Un caso politico per l’Australia (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

E’ il quarto giorno di quarantena (i top players ad Adelaide, i peones a Melbourne), il tennis per l’Australia diventò un caso politico. E’ il premier dello Stato di Victoria in persona, Daniel Andrews, a rispondere con un secco no al cahier de doléance inoltrato dal n. 1 del mondo Novak Djokovic in soccorso ai 72 colleghi in quarantena stretta (allenamento vietato) dopo essere entrati in contatto con un caso Covid: tra le richieste ritenute sconcertanti, l’isolamento ridotto a fronte di un tampone negativo, il permesso di incontrare il coach, cibo migliore e il trasferimento in case private con campo da tennis. Inaccettabile per un Paese che, blindando i confini, dall’inizio della pandemia ha contenuto a 28.600 positività e 909 morti il bilancio e che tiene all’estero 40 mila cittadini, che torneranno a casa con il contagocce a causa della chiusura delle frontiere. Il governo non voleva l’Australian Open ma poi, per ragioni di business, ha acconsentito a concedere il visto a giocatori e staff (un totale di 1.200 persone), alcuni dei quali hanno scambiato la serissima quarantena per una vacanza pagata al villaggio turistico. Da giorni sui social piovono lamentele di ogni tipo: il cibo è scadente, il delivery di Uber arriva freddo (ogni tennista, quotidianamente, può mangiare a sbafo del torneo per un totale di 100 dollari), la finestra della stanza non si apre, il calendario degli allenamenti (per chi ne ha accesso) non viene rispettato, fino alla chicca di tale Vanessa Sierra, fidanzata di Bernard Tomic che gioca a Pokemon per 11 ore al giorno e ammette di essere indispettita dalle rigorose limitazioni: «Sono costretta a fare cose che non ho mai fatto in vita mia, come sciacquare i piatti nel lavandino della stanza e lavarmi i capelli da sola». Monta l’indignazione degli australiani di fronte a questa vasta platea di adulti mai cresciuti e viziati, che minacciano sottilmente di non partecipare a un torneo che non boicotteranno mai. Anche l’Atp è imbarazzata di fronte all’immagine che il tennis professionistico mondiale – con molte silenziose eccezioni – sta dando di sé agli occhi del pianeta pandemico. La richiesta, soprattutto al gruppo di top players che nel sud dell’Australia sta godendo di maggiori libertà — incluso Djokovic che si conferma leader debole e confuso —, è twittare meno e limitare le storie su Instagram per non alimentare la lotta di classe con i meno fortunati.

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Australian Open, altri 25 isolati. Le autorità: “Nessuna deroga” (Scanagatta). Australian Open, gli isolati sono 72. E avanza l’ipotesi del boicottaggio (Crivelli). Australian Open, ostaggi del Covid (Frasca)

La rassegna stampa di lunedì 18 gennaio 2021

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Australian Open, altri 25 isolati. Le autorità: “nessuna deroga” (Ubaldo Scanagatta, Nazione-Carlino-Giorno Sport)

Erano 47 fino a ieri i giocatori costretti a starsene chiusi in camera in Australia per i prossimi 14 giorni, senza la possibilità di allenarsi per 5 ore quotidiane, ma sono diventati 72 dopo che su un altro aereo, proveniente da Doha con tutti i 16 vincitori delle qualificazioni maschili, è stato trovato un passeggero positivo all’arrivo a Melbourne. Fra i 25 il promettentissimo spagnolo Alcaraz. Nessun italiano.

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E 72 tennisti non potranno allenarsi, gli altri sì. L’ipotesi del boicottaggio per la mancata regolarità dell’Open, come dei 5 tornei a Melbourne che lo precedono, non è fondata. La Jabeur ha “postato” un video nel quale fa le volee contro il cuscino, Cuevas contro il materasso, Shapovalov si è fabbricato una minipista per correre.

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Australian Open, gli isolati sono 72. E avanza l’ipotesi del boicottaggio (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

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Giocatori contro giocatori, giocatori contro la federazione australiana, autorità sanitarie contro i giocatori. Tutti contro tutti, e gli Australian Open nel mezzo, come il sacco del pugile, mentre qualcuno, seppur a mezza bocca, comincia a parlare di boicottaggio per l’evidente disparità di trattamento tra i super big, beati ad Adelaide, e gli altri, reclusi a Melbourne, con l’aggiunta dell’isolamento forzato per quelli che si sono ritrovati sugli aerei coni positivi e adesso devono rimanere chiusi nelle loro stanze d’albergo per 14 giorni senza potersi allenare. E siccome se le cose possono andare male, andranno sicuramente peggio, pure su un volo da Doha, dove si sono giocate le qualificazioni maschili, è stata riscontrata una positività: di conseguenza, altri 25 giocatori (nessun italiano) sono finiti in quarantena rigida dopo i 47 dei giorni scorsi. Figli e figliastri E qui sta il corno più infuocato del dilemma: potrà essere regolare un torneo in cui 72 iscritti ai tabelloni principali non potranno in pratica prepararsi per due settimane? Senza contare che tra le isolate in camera ci sono almeno una decina di tenniste con fondate ambizioni di poter arrivare fino in fondo: Andreescu, Azarenka, Bencic, Karolina Pliskova, Muguruza, Kerber, Sabalenka, Sakkari, Stephens e Svitolina. E se anche qualcuno l’ha presa sul ridere, come Cuevas che ogni giorno posta una story Instagram sugli allenamenti contro il materasso appoggiato alla porta, oppure la Sabalenka con i palleggi contro la vetrata e la Bencic con gli esercizi sul letto, i social si sono trasformati in un’eruzione lavica incontrollabile di polemiche.

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Emma Cascar, commissario per la gestione dell’emergenza dello stato di Victoria, ha tuonato contro alcuni giocatori che avrebbero violato il protocollo parlando tra di loro, mettendo poliziotti alla porta e rinfocolando perciò la rabbia dei tennisti, già allo zenit per il paradiso concesso ai primi tre del mondo (più Serena Williams) ad Adelaide, dove c’è un piano a disposizione per ognuno e le regole sulle frequentazioni con il team sono molto più lasche (e il cibo decisamente migliore)

Ipotesi boicottaggio Una disparità che ha irritato anche una pasta d’uomo come il nostro Salvatore Caruso: «Non prendiamoci in giro, sono privilegi importanti; siamo tutti sulla stessa barca e dovremmo avere le stesse possibilità di preparare uno Slam. Non è leale nei confronti degli altri giocatori.

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ma intanto Djokovic, sempre a suo agio nel ruolo di capopopolo, ha scritto una lettera a Tennis Australia avanzando alcune proposte per migliorare le condizioni di chi sta a Melbourne, tra cui la riduzione dei giorni di isolamento per i 72, effettuando più tamponi; Incontri con l’allenatore o il preparatore atletico, purché abbiano superato i test: spostare, per quanto possibile, quanti più giocatori in case private dotate di un campo per allenarsi.

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Australian Open, ostaggi del covid (Guido Frasca, Il Messaggero Sport)

Un pandemonio in tempo di pandemia. Mancano tre settimane agli Australian Open, ma la situazione peggiora ora dopo ora. Sono saliti a 72 i tennisti giunti a Melbourne con voli su cui viaggiavano passeggeri positivi al Covid-19 e che devono osservare la quarantena per due settimane, senza la possibilità di allenarsi o di interagire con il loro team.

[…]

Nell’elenco ci sono Nishikori, Cuevas, Pella, Londero, Gonzalez, Sitak, Pospisil, Davis, Azarenka, Stephens. E Sandgren, imbarcato nonostante un test positivo: era stato contagiato dal virus già a novembre ed è stato giudicato non contagioso, come spiegato dallo stesso statunitense in un tweet.

[…]

Salta l’intero programma di allenamenti sul campo: solo lavoro atletico da svolgere in camera. Per il governo australiano il resto del mondo è un’unica grande zona rossa e le regole sono molto stringenti pure per coloro che non hanno avuto contatti con positivi. Niente abitazioni private e ristoranti durante la quarantena, solo camere e pasti in hotel indicati. E nella prima settimana di confinamento ognuno si dovrà scegliere un compagno fisso con cui allenarsi per un massimo di 5 ore al giorno. Problemi anche sul volo da Abu Dhabi: positivo Sylvain Bruneau, coach della Andreescu. Tra i passeggeri c’erano altri 23 giocatori, per lo più del circuito femminile, tra cui la stessa Andreescu, Kerber, Kuznetsova, Jabeur, Bencic, Svitolina, Pliskova, Sabalenka, Muguruza e Sakkari. Ieri se ne sono aggiunti altri 25 (compresa la giovane stella spagnola Alcaraz), che hanno viaggiato su un volo da Doha a Melbourne, con un passeggero risultato positivo all’arrivo. POLEMICHE E PAURA Craig Tiley, direttore di Tennis Australia, ha smentito le voci di un ulteriore slittamento del primo Slam della stagione, ma non tutti saranno messi nelle stesse condizioni di allenarsi e monta la protesta per la disparità di trattamento tra le strutture scelte per la quarantena dei top player e gli altri.

[…]

Tra privilegi e disparità sembra di assistere a un reality show dai risvolti imprevedibili, tanto che si parla di boicottaggio. Il n.1 Djokovic da Adelaide, dove sono sbarcati Nadal e Sinner che faranno coppia negli allenamenti, ha scritto a Tiley per perorare la causa dei colleghi costretti a stare chiusi in camera, chiedendo la possibilità di ridurre i giorni di isolamento. Ipotesi che si scontra con le proteste della popolazione locale, preoccupata da un torneo che ha portato nel paese oltre un migliaio di persone tra giocatori e staff provenienti da luoghi dove il Covid-19 è una presenza molto più grave.

[…]

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Caos Australian Open. 47 tennisti in isolamento (Scanagatta, Crivelli, Mastroluca, Piccardi)

La rassegna stampa di domenica 17 gennaio 2021

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Ombra Covid su Melbourne, 47 tennisti in isolamento (Ubaldo Scanagatta, La Nazione)

Un vero caos. Tre casi di positività su due aerei charter che ospitavano 47 tennisti giunti in Australia, hanno decretato la quarantena immediata e obbligatoria per tutti. Niente più 5 ore “d’aria” quotidiane prima garantite per gli allenamenti. A rischio ora la regolarità sportiva delle gare, fra tennisti allenati e tennisti “reclusi” in camera. Mille precauzioni contro la pandemia non sono servite a evitare il guaio che rischia di compromettere anche il fairplay del primo Slam dell’anno, l’Australian Open (8-21 febbraio) e dei 5 eventi tennistici che lo precedono e programmati tutti a Melbourne, dal 31 gennaio in poi. I passeggeri dei charter “esclusivi” erano stati tutti testati. Tutti negativi al via da Abu Dhabi, Dubai e Doha. Ma all’arrivo a Melbourne sono spuntati due casi di positività su uno dei velivoli con 79 passeggeri (arbitri, coach, fisioterapisti, familiari) fra cui 24 tennisti e un altro “positivo” su un altro aereo sul quale viaggiavano altri 23 tennisti. Insomma 47 tennisti a rischio contagio e tutti isolati. Al momento si conosce una ventina di nomi. Molte ragazze top-player, Azarenka, Andreescu, Kerber, Stephens, Muguruza, Svitolina, Pliskova, Sabalenka, Sakkari. Fra i tennisti Nishikori, Cuevas, Sandgren, Pospisil… Sono quasi un quinto dei 256 che dovrebbero prendere parte ai due singolari. Pesi, corda, cyclette in camera – ma anche un topo nella camera della Putintseva e un ragno in quella della Davis – ma niente tennis, niente racchette. Gli incolpevoli tennisti si sentono discriminati rispetto a tutti gli altri che invece potranno allenarsi. Già c’erano state furiose proteste per il trattamento Vip offerto ad alcuni di loro (fra questi Nadal e il suo sparring partner Sinner, Djokovic, Serena Williams con marito e figlia) che erano stati “dislocati” a Adelaide, in un hotel con mega suites, senza il limite orario negli allenamenti. […]

Caos Australian Open. Covid sull’aereo, isolati 47 giocatori (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

 

Caos nei cieli. Un film di paura i cui titoli di coda per un giorno hanno rischiato di far chiudere il sipario sugli Australian Open. Già rinviato di tre settimane (avrebbe dovuto cominciare stanotte, prenderà il via l’8 febbraio), il primo Slam stagionale deve fare i conti con l’incubo Covid nonostante gli stringenti protocolli di sicurezza imposti dallo Stato di Victoria, quello di cui Melbourne è capitale. Tra le misure adottate da Tennis Australia c’è pure l’arrivo in città di giocatori e staff attraverso charter dedicati dagli Stati Uniti e dagli Emirati, per evitare contatti con passeggeri estranei e creare fin dal viaggio di trasferimento una bolla anticontagio. Ebbene, proprio su alcuni di questi aerei, però, si sono accesi microfocolai che al momento obbligano 47 tennisti iscritti al torneo al completo isolamento, senza la possibilità di uscire dalle stanze d’albergo neppure per allenarsi. Il primo allarme è scattato sul volo da Los Angeles atterrato a Melbourne all’alba di venerdì: sono risultati positivi un membro dell’equipaggio e, a quanto sembra, Edward Elliot, coach della giocatrice inglese Lauren Davis. Tra i 79 passeggeri, 24 erano tennisti. Secondo le indiscrezioni. tra loro si trovavano, tra gli altri, Nishikori, Cuevas, Pella, Pospisil, la Azarenka, due volte vincitrice in Australia, e la Stephens. regina degli Us Open 2017. E c’era pure Tennys Sandgren, il cui caso ha fatto molto discutere nelle ultime ore: gli è stato concesso di viaggiare verso l’Australia nonostante un tampone positivo, poiché il test rivelava soltanto tracce non contagiose. Ma i 24 non sono rimasti soli a lungo, visto che appena qualche ora dopo anche il volo in arrivo da Abu Dhabi ha denunciato un caso di positività: non si tratterebbe di un tennista, ma intanto i 23 giocatori a bordo sono già in isolamento in hotel. E i nomi pesano, trattandosi di molte ragazze addirittura con ambizioni di vittoria finale: Andreescu, Kerber (signora d’Australia nel 2016), Jabeur, Bencic, Svitolina, Karolina Pliskova, Sabalenka, Muguruza e Sakkari. Per tutti e 47 gli sfortunati protagonisti adesso valgono le rigide imposizioni delle autorità sanitarie, in attesa di capire se potranno essere ammorbidite nei prossimi giorni: due settimane senza uscire e dunque con la possibilità di allenarsi solo tra le quattro mura delle camere. Insomma, una bella botta alla preparazione, cui probabilmente non porranno rimedio i quattro tornei di avvicinamento più l’Atp Cup (tutti a Melbourne) della prima settimana di febbraio. La disparità di trattamento tra Adelaide, dove i più forti del mondo hanno a disposizione un intero piano e possono interagire con il team, e Melbourne, dove le stanze sono singole (e perfino con i topi, come ha postato la Putintseva) e il distanziamento ferreo, ha suscitato molte polemiche, spaccando il fronte dei giocatori. Altro sale sulle piaghe di un Australian Open già ferito.

Australian caos, isolati 47 giocatori (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

L’Australian Open inizierà l’8 febbraio ma è già nel caos. Quarantasette fra giocatori e giocatrici, infatti, non potranno allenarsi durante la quarantena obbligatoria. Sono tutti venuti a contatto con persone risultate positive ai test anti-Covid a Melbourne. Due dei positivi, un membro dell’equipaggio e il coach di Lauren Davis, hanno viaggiato su un volo charter partito da Los Angeles. Un altro caso di contagio è emerso su un volo da Abu Dhabi. Si tratta dell’allenatore della canadese Bianca Andreescu, campionessa dello US Open 2019. Sull’aereo da Los Angeles viaggiavano tra gli altri Victoria Azarenka, Kei Nishikori e Tennys Sandgren. Il numero 50 ATP è risultato positivo all’ultimo controllo, ma ha inviato una documentazione particolareggiata all’autorità governativa australiana dello Stato della Victoria che si occupa di gestire l’emergenza. E ha ottenuto il permesso di imbarcarsi. Gli specialisti hanno ritenuto che il test fosse il risultato dei residui del virus che lo aveva colpito a novembre, e per questo non lo hanno ritenuto contagioso. Tutti gli atleti sui due voli sono considerati come “contatti stretti” , dunque dovranno rimanere confinati in camera senza potersi allenare all’aperto. Le proteste non sono mancate. La kazaka Yulia Putintseva, numero 28 del mondo, ha pubblicato sui suoi profili social lo scatto di un topo in camera, e si è lamentata delle difficoltà di ottenere un’altra stanza Ma l’accusa più pesante è per l’organizzazione: «Nessuno mi ha detto che, in caso di positività registrata tra le persone sull’aereo, saremmo stati messi tutti in quarantena per due settimane. Se l’avessi saputo, ci avrei pensato su due volte prima di venire qui». Arrivano anche le prime richieste di spostamento del torneo. L’ha invocato la belga Flipkens su Twitter; l’ha sintetizzato sui social la rumena Sorana Cirstea. «Non ho alcun problema a stare due settimane sul divano a guardare Netflix, ma l’unica cosa che non posso fare dopo quattordici giorni così è competere. Il problema è questo, non il regime della quarantena».

I 47 tennisti prigionieri del virus. L’Australia si ribella: tornate a casa (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

«Ciao. Sfortunatamente una persona sul tuo volo per Melbourne è risultata positiva al Covid. Sarai in quarantena stretta, senza possibilità di allenarti, per 14 giorni». Giocare a tennis con il coronavirus, di questi tempi, è un mestieraccio. 47 tennisti iscritti all’Australian Open (per ora nessun italiano), 24 sull’aereo proveniente da Los Angeles e 23 sul volo da Abu Dhabi, sono in isolamento totale a Melbourne: hanno volato con un caso Covid (accertato quello di Sylvain Bruneau, coach di Bianca Andreescu). Organizzare 15 charter pieni al 20% per portare in Australia 1200 persone, obbligare tutti a un tampone negativo prima di imbarcarsi non è servito: a Melbourne è sbarcato il virus, i pacati aussie si stanno ribellando via social contro l’invasione decollata dall’epicentro del contagio (Europa e Stati Uniti) al grido di «via gli untori» e 47 giocatori, a loro volta, si ribellano contro la clausura imposta loro dal ministero della Salute. «Impossibile andare in campo dopo due settimane sul divano dell’albergo» cinguetta furibonda la romena Sorana Cirstea, prigioniera come Stephens, Azarenka, Pospisil, Cuevas, Nishikori, Pella e altri. «Di questa regola non ci avevano avvertiti: se l’avessi saputo, non sarei venuta» è il lamento della svizzera Belinda Bencic. E la belga Kristen Flipkens lancia il tormentone dei prossimi giorni: «Impossibile giocare l’Australian Open dall’8 febbraio: è necessario posticipare il torneo di una o due settimane». Insomma, il caos. Anche perché nel frattempo i migliori del mondo — da Djokovic a Nadal (con Jannik Sinner come sparring partner designato nelle 5 ore d’aria concesse al dì), da Thiem a Serena Williams — sono atterrati ad Adelaide per un’esibizione: possono allenarsi, sono ospitati in un residence extra lusso, godono di maggiori libertà (più persone nello staff al seguito), hanno postato una foto di gruppo in campo che ha fatto imbufalire i colleghi a Melbourne. Tutti contro tutti, la nuova specialità del tennis. L’enorme empasse in cui è precipitato lo Slam di Melbourne (i risultati dei tamponi stanno ancora arrivando: non è escluso che la lista dei 47 reclusi si allunghi) sia di monito per tutti: per l’Europeo di calcio itinerante al via l’11 giugno a Roma con Italia-Turchia e per l’Olimpiade di Tokyo, se i vaccini non costringeranno la pandemia al ritiro si gareggerà nelle bolle e le bolle, come dimostrato, non sono impermeabili. Gli abitanti di Melbourne protestano con gli organizzatori dell’Australian Open («Annullate il torneo e rimandate tutti a casa»). […]

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