Con o senza tempo, per Dustin Brown il tennis rimane uguale: volée irreale in tuffo

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Con o senza tempo, per Dustin Brown il tennis rimane uguale: volée irreale in tuffo

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Si fa un gran parlare – meno nelle prime settimane, a dire il vero – del nuovo format proposto dall’Ultimate Tennis Showdown di Mouratoglou. Quattro quarti, tennis a tempo e carte in stile giochi di abilità per irretire l’avversario o guadagnarsi un vantaggio. Insomma, una bella rivoluzione rispetto al tennis tradizionale e tocca affrontarlo in modo differente.

Non per Dustin Brown. Il giocoliere tedesco di origini giamaicane, prossimo alle 36 primavere, affronta le partite a casa Mouratoglou con lo stesso identico piglio del tennis tradizionale: ogni punto diventa occasione di spettacolo. Contro Corentin Moutet, nel punto più importante del match – poiché si era al Sudden death, il mini-parziale che decide la partita sul 2-2 – Brown ha tirato fuori una volée in tuffo irreale con la quale ha vinto la partita. Come ha scritto il nostro Luca Baldissera in un post su Facebook, si fa fatica a decidere se impressiona di più l’esecuzione di puro polso o il fatto che la cuffia contenitiva per i suoi rasta non si sia neanche minimamente scomposta.

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Indian Wells, i consigli di Badosa: “Non smettere di sognare, lavora sodo e non ascoltare chi ti mette pressione”

La 23enne spagnola ha trovato l’equilibrio vincente: “In passato ero solo concentrata sul tennis, ma se non ti diverti fuori è impossibile ottenere buoni risultati”

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Paula Badosa - WTA Indian Wells 2021 (via Twitter, @BNPPARIBASOPEN)

Anche il circuito femminile, come quello maschile, ha un nuovo nome da aggiungere alla lista delle vincitrici di eventi di categoria ‘1000’: il torneo WTA di Indian Wells infatti è stato vinto dalla spagnola Paula Badosa per 7-6(5) 2-6 7-6(2) su Victoria Azarenka dopo una delle partite più avvincenti della stagione. È facile immaginare come la mente in momenti delicati di una partita possa facilmente vagare e indurci in distrazione, invece Badosa nel finale del match è stata in grado di raccogliersi in sé stessa e superare la più esperta bielorussa. “È stata davvero dura, penso che stesse giocando ad un livello molto alto” ha spiegato in conferenza stampa. Alla fine del terzo set ho iniziato a concentrarmi su cosa fare in ogni punto, su ogni palla e non pensare ad altro. Penso che sia stato molto importante perché era una finale. Volevo davvero vincerla così tanto. Ho cercato di concentrarmi su cosa fare e nient’altro”. Parole all’apparenza banali se non fosse che vengono pronunciate da chi alla fine ha alzato il trofeo quindi non si può che darle credito: Badosa ha trionfato perché aveva più voglia di vincere rispetto alla sua avversaria, non poteva che essere altrimenti.

“Penso che sia stato come andare sulle montagne russe mentalmente ed emotivamente. Era la mia prima finale in un 1000. Ho avuto molte emozioni. Stavo giocando contro Vika che è una grande campionessa. La ammiro da quando ero una bambina, quindi questa è un’altra cosa da tenere conto; è stato fantastico. Sono ancora un po’ sotto shock per quello che è successo adesso. Ma in quel momento ero super eccitata e super orgogliosa di quello che ho fatto dopo tre ore di lotta in campo”. A 23 anni dunque è arrivato il primo grande titolo della carriera (il secondo dopo il WTA 250 di Belgrado vinto a maggio) e il messaggio che ne deriva è uno: La prima cosa che ho imparato questa settimana è che niente è impossibile. Se combatti, se lavori, dopo tutti questi anni, puoi ottenere qualsiasi cosa. A volte hai momenti difficili. Nel mio caso ho passato momenti difficili ma non ho mai smesso di sognare. Questo è ciò che mi ha fatto lavorare sodo e credere di potercela fare fino all’ultimo momento. Oggi è stato lo stesso, quindi ne sono davvero orgogliosa”.

Mantenere la motivazione costantemente elevata non è da tutti ma col tempo Badosa è riuscita nell’intento. “Ora ho una squadra fantastica che mi sta aiutando giorno dopo giorno, mi sento a mio agio. Mi sento felice. Comincio a crederci piano piano, ovviamente, vincendo una partita, poi un’altra. Penso che la chiave sia lavorare molto duramente. Come ho detto prima, per sognare: ogni mattina mi sveglio e il mio sogno è vincere un torneo come questo o vincere uno Slam. Questo mi tiene motivata a continuare a lavorare e a crederci sempre“. Un primo assaggio di titolo Slam la 23enne spagnola lo ebbe nel 2015 quando vinse il titolo juniores al Roland Garros ma il passaggio tra le grandi negli anni successivi fu più ostico del previsto. “Penso che la cosa più difficile quando sei una brava junior siano le aspettative. La gente pensa che quando sei brava, l’anno successivo dovrai essere una giocatrice tra le prime 20 o 10. Hai molte aspettative. Le persone si aspettano molto, ti mettono molta pressione. Penso che la chiave sia avere una buona squadra e lavorare giorno per giorno, non ascoltare molto e semplificare le cose e divertirsi. A volte complichiamo le cose. Molte persone mi stavano scrivendo oggi dicendomi ‘prova a goderti la finale’. E io pensavo ‘sì, è quello che vorrei fare'” ha spiegato con un sorriso.

 

Entrando un po’ più nel concreto, l’approccio di Badosa verso lo sport non le impedisce di fare altre esperienze. “Penso che io e il mio team abbiamo avuto una settimana molto normale. Siamo andati a giocare a golf, siamo andati a cena in posti carini, siamo andati a fare shopping. Ero molto concentrata sulle partite e sull’allenamento ma abbiamo fatto un po’ di tutto. Penso che sia molto importante perché in passato stavo tutto il giorno concentrata nella mia stanza, ma non ero proprio felice. Credevo che fosse una cosa da professionisti invece credo che si debba trovare l’equilibrio perché se non ti diverti fuori è impossibile avere buoni risultati. Penso che la mia squadra stia facendo un ottimo lavoro su questo”. E i risultati della nuova n. 11 del mondo ormai sono sotto gli occhi di tutti.

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ATP Indian Wells, Peers e Polasek campioni del doppio

È il primo trofeo della coppia. Sconfitti in due set Rublev e Karatsev

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John Peers e Filip Polasek – Indian Wells 2021 (foto via Twitter @BNPPARIBASOPEN)

In singolare, uno è arrivato al massimo al n. 555, l’altro un centinaio di posizioni più avanti, quindi non ci sarebbe partita nell’uno contro uno contro le prime due teste di serie dell’incombente ATP 250 di Mosca. La cooperazione è però contata più della somma delle parti e la finale del doppio tra i due specialisti e i due singolaristi si è conclusa con il successo dei primi: Filip Polasek e John Peers si impongono per 6-3 7-6(5) su Andrey Rublev e Aslan Karatsev in poco meno di un’ora e mezza. Polasek è campione in carica dell’Australian Open (con Dodig) e anche Peers ha uno Slam all’attivo, sempre a Melbourne (nel 2017 insieme a Kontinen). Il duo formatosi dopo le Olimpiadi di Tokyo e già semifinalista allo US Open mette così in bacheca un Masters 1000 come primo trofeo. La coppia finalista formata da Rublev e Karatsev era imbattuta da otto incontri – vittoria a Doha lo scorso marzo –, ma non si è rivelata abbastanza fredda in un paio di circostanze che le avrebbero almeno consentito di giocarsela al super tie-break.

Il primo set si decide già nel secondo game quando Rublev cede il servizio da 40-15: due risposte fulminano Karatsev, poi reo di una volée non chiusa. Niente da fare sulla doppia occasione dell’immediato rientro e il parziale scivola via liscio fino al 6-3. Tutt’altra storia nella seconda partita caratterizzata da ben sei break a partire dal 2 pari e un solo turno di battuta su dodici senza opportunità per la risposta. A metà del terzo gioco, c’è un MTO per Polasek la cui caviglia si gira durante uno scambio sulla diagonale sinistra tra il suo compare e Karatsev, il quale deve salvare il successivo 40 pari infilando da fenomeno il non troppo azzoppato avversario con un dritto inside-in quasi cadendo all’indietro su risposta australiana profondissima.

Dopo non essere riuscito a rispondere sulla seconda servita dal trentaseienne di Zvolen sul punto decisivo, “il grande Leone benevolo” si fa sorprendere due volte a rete, Rublev rilancia con due doppi falli e la coppia russa finisce sotto 1-3. Non esce però dal match, anzi, si riprende subito il maltolto (mal-ceduto, in questo caso), salvo poi consegnare di nuovo il servizio. L’aussie serve per il titolo, fallendo definitivamente il compito con una seconda a metà rete; ci riprova Filip sul 6-5 e, forse in un accesso empatico, conclude nello stesso identico modo. Nel finale del tie-break, Polasek e Peers salvano ala grande due punti con qualche complicità russa e diventano campioni.

“È davvero speciale poter dire di aver vinto il titolo qui. Abbiamo cominciato piuttosto lentamente come coppia, ma abbiamo lavorato bene prima dello US Open” ha dichiarato Peers dopo il match. “Da allora, abbiamo continuato a lavorare e a divertirci giocando insieme e cercheremo di ottenere più spesso risultati come questo”. Dopo aver ringraziato il proprio team e il suo compare, Rublev ha detto che “abbiamo scoperto di giocare benino anche il doppio, quindi è un’ottima notizia per noi”.

 

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ATP Indian Wells: il nuovo “maestro” si chiama Cameron Norrie

Norrie risale da un set e un break di svantaggio contro Nikoloz Basilashvili. Si tratta del suo primo titolo Masters 1000. Nella corsa a Torino bisognerà fare i conti anche con lui

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Cameron Norrie - Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

[21] C. Norrie b. [29] N. Basilashvili 3-6 6-4 6-1

Forse l’immagine più rappresentativa di Cameron Norrie, nuovo vincitore di Masters 1000 che qui a Indian Wells ha iscritto il suo nome per la prima volta nell’albo d’oro del BNP Paribas Open, è quella che lo ritrae immediatamente dopo l’ultimo punto della finale: braccia alzate verso il cielo, ma niente di più, niente lacrime, niente grida di gioia, niente celebrazioni eccessive. Molto British.

In una delle finali più sorprendenti della storia recente dei Masters 1000, Cameron Norrie ha sconfitto in rimonta Nikoloz Basilashvili, demolendo scambio dopo scambio la resistenza del georgiano che verso la fine dei 109 minuti di partita si è andata affievolendo sempre più, probabilmente anche a causa di qualche problema fisico che l’hanno costretto a prendersi una pausa fisiologica nel mezzo del terzo set. “È un problema che ho avuto anche nei precedenti incontri – ha spiegato nella conferenza stampa post match – oggi tuttavia era peggio degli altri giorni. Non voglio dire di cosa si tratta, in ogni modo non avevo più nulla nel serbatoio, lui giocava ottimi colpi piatti di rovescio e con tanta rotazione di diritto, per contrastarlo avrei avuto bisogno di molta più energia, ma oggi proprio non potevo farcela”.

 
Nikoloz Basilashvili – Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

E dire che l’inizio del match era stato tutto per Basilashvili: dall’1-3 d’abbrivio Nikokoz aveva messo a segno cinque giochi consecutivi, prendendosi anche un break di vantaggio all’inizio del secondo set sul 2-1 e servizio. La potenza dei suoi colpi sembrava davvero troppa per il tennis di Norrie, incapace di contenere gli straripanti colpi da fondocampo del suo avversario.

Norrie, tuttavia, non ha mollato la presa ed ha continuato a rimandare colpo su colpo provando a inchiodare Basilashvili sulle diagonali per evitare che prendesse il centro del campo per i suoi affondi. Nel decimo game del secondo set il capolavoro del britannico: due punti straordinari per andare 0-30 (una palla corta e un passante di rovescio da fuori dal campo degno di Medvedev) hanno messo sufficiente pressione a Basilashvili per costringerlo a commettere due gratuiti nei punti successivi mandando la partita al terzo set.

Da quel momento il punteggio ha continuato lentamente ma inesorabilmente a scivolare verso Norrie, che ha controllato il terzo set senza farsi distrarre dal grande traguardo che si stava avvicinando ed ha portato a casa la partita senza esitazioni.

Questa vittoria (la seconda per lui in stagione, dopo quella di Los Cabos, su sei finali raggiunte) vuol dire che Cameron Norrie non solo porta a casa gli 1,2 milioni di dollari del primo premio (meno il 35% di tasse da pagare allo “Zio Sam”), ma ottiene anche il suo best ranking al n. 16 e soprattutto si posiziona al decimo posto della Race To Turin con 2840 punti, proprio davanti a Jannik Sinner che ha 2595 punti e che proverà a superarlo questa settimana al torneo di Anversa. Il britannico diventa quindi un legittimo pretendente a uno degli ultimi posti rimasti per le Nitto ATP Finals di Torino, un pretendente in più con cui il nostro Sinner dovrà fare i conti.

Anche prima del torneo ero tra i giocatori che potevano aspirare ad andare a Torino – ha detto Norrie dopo la vittoria – però non è che ci pensassi molto. Ora mi sono cancellato da Anversa perchè sarebbe stato troppo complicato dopo essere arrivato in fondo qui, ma sono iscritto a Vienna, Parigi e Stoccolma e non vedo l’ora di giocare indoor, è uno dei miei momenti preferiti della stagione.”

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