Il nostro pranzo con Federer (Piccardi). Errani: "Non sono al top ma io lotto sempre" (Vannini). La "cura" Barazzutti. "Fabio ti spremo e tornerai al top" (Cocchi)

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Il nostro pranzo con Federer (Piccardi). Errani: “Non sono al top ma io lotto sempre” (Vannini). La “cura” Barazzutti. “Fabio ti spremo e tornerai al top” (Cocchi)

La rassegna stampa di lunedì 3 agosto 2020

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Il nostro pranzo con Federer (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

“Roger, do you “know tiramisù?». Messo alle strette dalla spontaneità di Vittoria, 13 anni, e Carola, n, le mini tenniste che in piena pandemia avevano fatto il giro del mondo grazie al video del palleggio sui tetti di Finale Ligure (oltre 9 milioni di visualizzazioni sui social), pare che il divino Federer abbia dovuto improvvisare una risposta, questa volta né di dritto né di rovescio.

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Gnocchi, bruschetta, ciao, buongiorno, buonasera e, appunto, tiramisù. Ha ammesso che a lui, da bambino, non piaceva. Da grande, invece, si è appassionato al nostro dolce preferito: siccome girando per tornei Roger viaggia molto, ci ha detto di averlo assaggiato in ogni ristorante in cui è stato».

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Il video fenomeno del lockdown, con felice intuizione di Barilla di cui Federer è ambassador, è diventato uno spot da record. E così il 10 luglio Vittoria e Carola — che sono amiche e compagne di allenamenti al Tc Finale Ligure e vivono in due palazzi dirimpetto, affacciati sul mare — sono state attirate sull’ormai celebre terrazza con la scusa dell’ennesima intervista. «Non sospettavamo nulla…» ridacchia la piccolina, fresca di quinta elementare e super tifosa, anche lei, del campione svizzero dei 20 titoli Slam. La sorpresa di ritrovarsi di fronte Roger Federer, appena atterrato con un jet privato al Riviera Airport di Albenga, è stata impagabile. «Più che di un sosia ero convinta si trattasse di un manichino — confessa Vittoria —, perché non mi sembrava possibile che fosse lui in carne ed ossa». Tutto vero, invece. Incluso lo scambio improvvisato lì per lì: Roger su un tetto e le due impunite sull’altro, impegnatissime a non sparacchiare palline sulle auto posteggiate, mentre un drone riprende la scena. «Nonna, c’è Federer sul nostro tetto!». «Federer, quello vero!». Carola e Vittoria con la loro simpatia hanno conquistato il fuoriclasse del tennis, che le ha invitate a pranzo (pasta cucinata dallo chef di Academia Barilla Marcello Zaccaria), ha condiviso con loro ricordi dell’infanzia («Ci ha mostrato un video sul telefonino in cui palleggia con la sorella: avrà avuto 4-5 anni»), è stato prodigo di consigli («Si è raccomandato che alla nostra età affrontassimo il tennis con gioia e divertimento, senza stress») e regali: la racchetta con cui ha sfidato il n.1 del mondo Novak Djokovic nella semifinale dell’Australian Open dello scorso gennaio, la T-shirt autografata, polsini, fascette tergisudore, palline. Più, sorpresa nella sorpresa, l’invito ad andare ad allenarsi sull’isola di Maiorca, alla scuola di Rafael Nadal, l’arcirivale che di Federer è anche buon amico. Tempi e modi, compatibilmente con gli impegni della scuola, da definire. «Ce le manderemo, certo: è un’esperienza che le ragazze meritano di vivere anche se da grandi non dovessero mai fare le tenniste» confermano Massimiliano Pessina e Lorenza Oliveri, papà di Carola e mamma di Vittoria, i genitori travolti dagli eventi che oggi smistano con agilità le richieste di intervista che piovono da tutta Europa. In questa bizzarra estate divisa tra compiti, tennis, spiaggia e mare, Vittoria e Carola ormai vengono riconosciute per strada da tutti.

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Potenza dei social, della pasta italiana più diffusa nel mondo e del tennista più amato, che a 39 anni suonati (compleanno sabato, auguri di cuore) per una giornata si è divertito come un bambino con due bambine. Il segreto, in fondo, della sua longevità.

Intervista a Sara Errani: “Non sono al top ma io lotto sempre” (Paola Vannini, Corriere dello Sport)

È l’ultima moschettiera di un periodo epico del nostro tennis rosa. Il quartetto che comprendeva lei, Flavia Pennetta, Francesca Schiavone e Roberta Vinci (tutte almeno finaliste di Slam oltre che campionesse del Mondo in Fed Cup) ha regalato all’Italia emozioni indimenticabili, rese oggi forse più nostalgiche dall’inevitabile flessione del settore. Sara non ha ancora mollato, nonostante l’incredibile serie di intoppi che le sono capitati negli ultimi anni. Ed oggi rieccola in un tabellone principale Wta: giocherà il primo turno nel pomeriggio contro la romena Cirstea, in quel torneo di Palermo che per lei è stato spesso magico e che, anche in virtù degli antichi splendori, le ha offerto una wild card. In questo strano e inusuale primo appuntamento del tennis che riparte, la Errani torna a parlare, o meglio, viene intervistata attraverso la piattaforma virtuale che per adesso deve obbligatoriamente fare da filtro a qualsiasi contatto. II tono è sereno, lo sguardo dolce. Ma anche a distanza, dalle parole traspare qualcosa di diverso: la consapevolezza che la corsa agonistica volge al termine e che potrebbe non bastare la straordinaria forza di volontà che l’ha sempre portata oltre i propri limiti per insistere alla ricerca di nuovi successi.

Errani la sua corsa riprende da Palermo, dove ha vinto due volte (2008 e 2012) e disputato altrettante finali. Che sensazioni prova? «Devo ringraziare Oliviero Palma, il direttore del torneo, che in questi anni mi ha sempre trattato benissimo fino a farmi addirittura socia onoraria del circolo. Sono onorata di aver ricevuto la wild card (da n. 169 del ranking avrebbe dovuto giocare le qualificazioni, ndc) e spero di far bene». Ricorda le sue lacrime dell’anno scorso dopo la sconfitta con la Stollar? «Sì, e spero ovviamente di fare qualcosa di meglio. Ma dopo essere stata ferma per tanti mesi non è facile per nessuna riprendere. D’altra parte Palermo per me è una seconda casa dove ho spesso giocato bene. Il pubblico, quello che ci sarà, spero possa darmi una mano».

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33 anni compiuti ad aprile, ma l’età per competere ad alti livelli si è spostata di parecchio nell’ultimono periodo. Ha ancora voglia dl lottare? E come si immagina il suo futuro? «Gli anni passano per tutti, devo riconoscere che non sono più quella di tanti anni fa. Però ho ancora voglia di fare qualcosa di buono, di dare le ultime tirate. Continuo ad allenarmi al massimo per ottenere il meglio possibile. So che il mio livello non è quello degli ultimi anni, ma sto cercando di fare tutto il possibile per ottenere altri risultati».

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E con la Cirstea che affronta oggi sul campo centrale? I precedenti sono in suo favore (5-2 su 7 incontri) ma l’ultimo risale al 2014. «Ci ho giocato spesso, lei è una che spinge molto e ha tanta esperienza. Ti toglie il tempo, dovrò cercare di essere più solida possibile. Ce la metterò tutta, mi auguro davvero che Palermo torni a regalarmi un sorriso”.

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La “cura” Barazzutti. “Fabio, ti spremo e tornerai al top” (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Neanche il caldo torrido della Puglia può fermare il suo desiderio di tornare in forma. Fabio Fognini, reduce da una doppia operazione alle caviglie il 30 maggio, ha già ripreso a pieno ritmo gli allenamenti insieme al tecnico e capitano di Davis Corrado Barazzutti. L’obiettivo è tornare in campo a inizio settembre, saltando ovviamente Cincinnati e Us Open, e dedicarsi alla terra rossa: «Se tutto va bene Fabio potrebbe giocare già a Kitzbuehel, in Austria, a partire dall’8 settembre. Siamo abbastanza fiduciosi perché tutto procede secondo i programmi, senza intoppi», racconta Barazzutti.

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Appena 28 giorni dopo l’operazione, Fognini si mostrava felice sui social in campo ad Arma di Taggia con la moglie Flavia Pennetta, per l’occasione sparring partner. Primi approcci con la racchetta prima del lavoro duro, in Salento, con coach Barazza, uno che non fa sconti. I due hanno eletto a sede degli allenamenti il Circolo Tennis Maglie, che ha messo loro a disposizione strutture e professionalità, compresi preparatore atletico e fisioterapista.

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Allenamenti duri, anche sotto i 40 gradi del sole salentino: «Fabio sa quel che deve fare se vuole recuperare al meglio, e si sta impegnando tantissimo. Ci alleniamo dalle 10 alle 14.30, tutti i giorni. Il percorso di miglioramento sta andando benissimo e sono molto soddisfatto sia del suo impegno che dei risultati». Tra famiglia e campo, Fognini ha ritrovato forma e serenità: «Credo che avere vicino Flavia e i bambini, poter stare con loro durante il giorno gli faccia molto bene e gli stia dando la forza necessaria a superare la fatica. E poi, il fatto di aver risolto il problema alle caviglie, gli ha tolto un peso. Per un atleta dover convivere con gli infortuni è all’ordine del giorno, ma non certo piacevole. Ora è soddisfatto e tranquillo». Flavia spesso è in campo con lui, il tormentone di un suo ritorno al tennis è sempre vivo, e alimentato anche da Fabio che si diverte a stuzzicarla anche lanciando sondaggi su Instagram ai fan: «Un ritorno di Flavia? Mah, non lo vedo molto probabile, però io sono qui. A disposizione…», assicura Barazzutti. Progressi I miglioramenti, dunque, ci sono, e il tecnico prevede che Fabio possa entrare in forma al cento per cento in tempi rapidi: «Credo che tra un paio di settimane Fognini sarà pronto. Poi ne avremo altre quattro di lavoro che svolgeremo a Roma prima di tornare ai tornei, la seconda settimana di settembre sulla terra rossa di Kitzbuehel». Per poi continuare con Madrid, Internazionali d’Italia e Roland Garros: «C’è da augurarsi che tutto vada per il meglio — commenta Corrado Barazzutti.

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Musetti, prima finale Challenger. Se vince entra nei primi 140 (Gazzetta). Il boom di Musetti. Cecchinato, la rinascita (Bertellino)

La rassegna stampa del 26 settembre 2020

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Musetti, prima finale Challenger. Se vince entra nei primi 140 (La Gazzetta dello Sport)

La prima finale non si scorda mai, soprattutto se in caso di vittoria ti proietta tra i primi 140 del mondo. Lorenzo Musetti, 18 anni, oggi contro il ben più esperto brasiliano Thiago Monteiro, 26 anni e 89 al mondo, si giocherà oggi il titolo a Forlì. […] Musetti, nella semifinale contro il sudafricano Lloyd Harris, ha ceduto il primo set, ma è partito benissimo nel secondo guadagnandosi un break poco prima che il rivale si procurasse un infortunio all’anca, ritirandosi e cedendo 4-6 6-0 4-1. «Dopo Roma ho acquisito fiducia – ha detto il carrarese -, però ci sono ancora tanti aspetti da migliorare» Dieci a Parigi Intanto al Roland Garros diventano 10 gli italiani nel tabellone maschile con l’ingresso di Giustino, al primo turno con Moutet, e Marco Cecchinato che nell’ultimo turno di qualificazione ha dominato Coppejans 6-1 6-2 (n.161). Per lui, semifinalista a Parigi nel 2018, l’esordio sarà tosto contro l’australiano De Minaur n. 27. Tra le donne si qualifica Sara Errani, che incrocerà Monica Puig, ma l’Italia è certa di avere una giocatrice al secondo turno. Martina Trevisan si è qualificata e all’esordio sarà protagonista di un derby con Camila Giorgi. Eredi di lusso Le qualificazioni regalano anche due nomi illustri come Sebastian Korda e Emilio Gomez. Si tratta dei figli di Andres, campione a Parigi nel 1990, e Petr che da quella finale uscì sconfitto. Intanto ieri lo spagnolo Fernando Verdasco è stato cancellato dal torneo per essere risultato positivo al Covid.

Il boom di Musetti (Roberto Bertellino, Tuttosport)

 

Missione compiuta per Lorenzo Musetti, che nel Challenger di Forfl (88.520 euro) centra la sua prima finale a questo livello proseguendo il percorso di crescita tecnica e popolarità intrapreso nell’ultimo mese. […] Ha dovuto adattarsi Musetti, soffrendo nel primo set, con partenza ad handicap (un break subito) e cercando di metabolizzare il tennis atipico del rivale, abile nel non dargli ritmo e al contempo ad incontrare i suoi fendenti. Vinta la prima frazione 6-4, però, Harris si è spento nella seconda, subendo il cambio di passo di Musetti, un po’ di eccessivo nervosismo e un piccolo problema fisico, per il quale non ha peraltro richiesto il medical time-out che via via ne ha limitato gli spostamenti. Il carrarino non ha perso concentrazione, dimostrando anche in questo maturità, e ha chiuso 6-0. All’inizio del terzo set è stato bravo in due occasioni ad evitare di subire il break, dal 15-40 del primo gioco e dal 30-40 del terzo ed ha invece strappato il servizio ad Harris nel quarto gioco. Ha tenuto quindi il proprio ed incassato il ritiro del rivale sul 4-1, volando in finale. «Innanzitutto mi dispiace per Harris – le dichiarazioni di Musetti dopo la semifinale -, è un bravissimo ragazzo e avrebbe meritato di vincere, visto che stava giocando meglio di me. Non era al 100%e ha preferito non rischiare ulteriori problemi, quindi ha deciso di ritirarsi. Io ero molto nervoso, non ho gestito bene il vento, ma chiaramente sono molto felice di questa prima volta in finale. L’avventura agli Internazionali d’Italia mi ha dato fiducia e consapevolezza, tuttavia so di dover lavorare ancora tanto per migliorare i vari aspetti del mio tennis». Quindi la mente si sposta alla finale, contro Thiago Monteiro. «Speravo di giocare il derby contro il mio amico Andrea Pellegrino, ma Monteiro è stato più bravo. E’ un avversario forte, top 100, mancino, ma di certo entrerò in campo per vincere». Il brasiliano in tre set ha domato l’altro semifinalista. Nella prima frazione il pugliese non ha sfruttato una palla break per andare a servire sul 5-4 e a sua volta ha subito il riscatto del giocatore verdeoro che ha chiuso al 10° gioco. Andamento opposto nel secondo set, vinto dall’azzurro 6-4. Nella terza frazione troppi però gli errori del tennista di Bisceglie, comunque autore di una gran settimana e 6-1 finale per Monteiro. Appuntamento oggi alle 12 dopo la finale di doppio tra Golubev-Vavassorie Bride-Cade

Cecchinato, la rinascita (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Terzo main draw del Roland Garros negli ultimi tre anni, per Marco Cecchinato, semifinalista nel 2018. […] Il palermitano, che piano piano sta ritrovando colpi e convinzioni sotto la “cura” Sartori, ha rispedito al mittente in nemmeno un’ora di gioco e con il netto score di 6-1 6-2 il belga Kimmer Coppejans, n° 161 del mondo. A tratti il “Ceck” ha sciorinato rovesci di antica fattura tracciando il campo con maestria. Con lui salgono a nove gli azzurri presenti a Parigi. In avvio troverà l’australiano De Minaur, testa di serie n° 25. Giustino, invece, l’altro qualificato azzurro, sfiderà il francese Moutet. Le qualificazioni hanno deciso anche il primo avversario in tabellone del torinese Lorenzo Sonego. Sarà l’ecuadoriano Emilio Gomez, figlio di Andres che fu campione a Parigi nel 1990. Nelle qualificazioni femminili ha conquistato perla prima volta un posto nel main draw (la seconda in un Major dopo gli Australian Open 2020) la fiorentina Martina Trevisan, grazie al doppio 6-1 inflitto all’australiana Astra Sharma, n°132 del ranking. Per Martina sarà subito derby con Camila Giorgi. Sorride anche la 33enne romagnola Sara Errani, n°150 WTA e 24a testa di serie, che si è imposta 6-3 7-5 alla ceca Tereza Martincova, n° 121 WTA. Per l’ex n° 5 del mondo sarà la 12a presenza a Parigi dove ha giocato una finale (2012), una semifinale (2013) e due quarti (2014 e 2015). Errani chiamata alla prima in tabellone contro la portoricana Monica Puig. Nulla da fare, invece, per la torinese Giulia Gatto-Monticone, che cercava il terzo main draw Slam dopo i due (Roland Garros e Wimbledon) del 2019. Nel turno decisivo la 32enne azzurra, attuale n°156 WTA, ha ceduto 6-16-3 alla 24enne egiziana Mayar Sherif, n° 171 del ranking.

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Roland Garros, subito botti (Cocchi)

La rassegna stampa di venerdì 25 settembre 2020

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Roland Garros, subito botti (Federica Cocchi, La Gazzetta dello sport)

Accantonate per un attimo le polemiche sul Covid e sui numeri del pubblico, sceso da 5000 a 1000 al giorno per motivi di sicurezza dopo una prima ottimistica ipotesi di 20.000, il Roland Garros si presenta con il sorteggio dei tabelloni ed è subito tormentone. Rafa Nadal riuscirà a fare 13? E Djokovic, vincitore a Roma e rinfrancato nell’anima dalla squalifica di New York, sarà un reale candidato per il successo? Per non parlare del tormentone sullo Slam numero 24 della Williams, più abbordabile in un tabellone che non vede grosse complicazioni salvo una Halep in forma e motivata. Domande lecite in questa strana edizione al via domenica per la prima volta nell’umido e piovoso autunno, con condizioni di campo diverse e palle nuove. Insomma, forse mai come quest’anno il Roland Garros si presta a immaginare scenari meno scontati. Otto gli italiani direttamente nel tabellone principale nell’attesa che si concludano le qualificazioni. Interessante l’esordio sul rosso di Jannik Sinner. L’altoatesino per la prima volta giocherà lo Slam parigino, e con lui la sorte (elettronica, visto che i sorteggi a mano sono vietati per Covid) non è stata troppo benevola: gli ha riservato David Goffin. Il folletto belga numero 12 al mondo a Parigi sa come si fa: ha raggiunto i quarti nel 2016 (ma anche gli ottavi nel 2012 e nel 2018). Più morbido l’avvio di Matteo Berrettini che trova Vasek Pospisil, numero 76 al mondo e non troppo a suo agio sulla terra. Due italiane già in tabellone: la Giorgi che trova una qualificata e Paolini la spagnola Bolsova (98). Rafa Nadal, testa di serie numero 2 nella parte basse di tabellone, inizierà la sua campagna per il 13° titolo a Parigi, e soprattutto per l’aggancio ai 20 Slam di Federer, contro il bielorusso numero 83 al mondo Egor Gerasimov. All’orizzonte un ottavo di finale suggestivo, un duello rosso fuoco con il nostro Fabio Fognini. Il maiorchino avrebbe un teorico quarto di finale contro Zverev, fresco finalista agli Us Open e la semifinale con Thiem, sempre che l’austriaco sopravviva al tabellone infernale che la sorte gli ha riservato. Primo turno con Cilic, quarti con Schwartzman, e varie insidle nel mezzo. Djokovic, nella parte alta di tabellone ha avuto la dea bendata più dalla sua, con scontri sul velluto e un’eventuale prima volta contro il nostro Berrettini ai quarti. Un primo turno dei vecchi tempi, di lusso, nella parte bassa del tabellone con sei Slam divisi da una rete. Andy Murray, a Parigi con una wild card, affronterà Stan Wawrinka testa di serie numero 16. […]

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Covid, che follia ad Amburgo: Paire a rischio ma può giocare (Cocchi). Smash di Musetti: “È il mio momento” (Bertellino)

La rassegna stampa di giovedì 24 settembre 2020

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Covid, che follia ad Amburgo: Paire a rischio ma può giocare (Federica Cocchi, Gazzetta dello Sport)

Un grande caos. Positivi, negativi, falsi positivi. Il Covid fa impazzire giocatori e tornei. Questa volta cambia l’ambientazione, Amburgo, ma non il protagonista: Benoit Paire. […] ad Amburgo dove ieri si è ritirato mentre era in svantaggio 6-4 2-0 contro Casper Ruud. Dopo il match, il francese numero 25 al mondo si è presentato regolarmente alla conferenza stampa, nella quale ha spiegato la bizzarria della situazione e il motivo per cui ha abbandonato la tenzone: «Sono risultato positivo. Ho passato dieci giorni segregato in camera agli US Open e ora dovrei vivere la stessa situazione qui ad Amburgo. Non ce la faccio più — si è sfogato Benoit —. Appena sono arrivato al torneo ho avuto due tamponi positivi, mentre quello di ieri (martedì, ndr) alla vigilia della gara era negativo. Qui in Germania la regola è diversa e quindi ho potuto giocare. Ma non ci sto capendo più nulla, l’Atp dovrebbe spiegare qual è la regola a cui tutti si devono attenere». […] Il problema ora si sposta su Parigi, lo Slam di casa a cui il francese tiene molto: «Quando ho parlato con il medico in Francia mi ha detto che avrò il 50% di possibilità di risultare nuovamente positivo a Parigi, perché potrebbero ancora esserci tracce del virus. Ogni notte vado a dormire nel dubbio. Cosa succederà? Come risulterà l’esame? Potrò giocare o dovrò restare di nuovo in quarantena? Se arrivo a Parigi in queste condizioni di sicuro non potrò giocare. L’unica cosa che voglio è finire la stagione e tornare a casa». Il medico del torneo ha spiegato i motivi per cui a Paire è stato concesso di giocare: «Sappiamo che esiste un’alta percentuale di test positivi anche dopo tre settimane, e lui a New York era stato controllato il 28 agosto. Risultare positivi dopo tanto tempo non significa che la persona sia contagiosa ma soltanto che ci sono ancora tracce di virus in corpo». […] È il caso di Bernabè Zapata, escluso dalle qualificazioni perché il suo tecnico Carlos Navarro era risultato portatore asintomatico di Covid. Peccato che i due, subito rientrati a Valencia, abbiano ripetuto l’esame e siano risultati perfettamente sani. Il bosniaco Damir Dzumhur, ha vissuto la stessa situazione e l’ha presa davvero male: ha deciso fare causa alla federazione francese di tennis: «È uno scandalo come è stata gestita la cosa, andrò in tribunale e sono sicuro che vinceremo. Abbiamo subito un’ingiustizia e una discriminazione».

Smash di Musetti: “È il mio momento” (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Non mancano gli spunti per continuare a sognare con i giocatori italiani. Arrivano dal Challenger di Forfi che ieri ha visto cadere le due prime teste di serie, per mano di due racchette nostrane. Lorenzo Musetti, ancora lui, dopo le belle imprese di Roma (ottavi) è ripartito come se nulla fosse e rituffatosi nei Challenger (anticamera del tennis stellare) ha estromesso dalla contesa l’americano Frances Tiafoe, un lottatore che arriva dalla gavetta e ha già toccato apici importanti in camera a soli 22 anni (già numero 29 ATP e oggi numero 67). Il carrarino ha vinto il primo set centrando il break al quinto gioco, nel quale è risalito dal 40-0 Tiafoe, mantenuto fino al decimo gioco per il 6-4. Di classe pura alcuni vincenti giocati con il rovescio classico ad una sola mano. Nella seconda frazione l’azzurro classe 2002 ha rifiatato e pur rimanendo in gioco ha subito la prestanza fisica di Tiafoe, che ha pareggiato i conti sul 7-5. Partenza ancora lanciata del tennista USA ad inizio terza frazione (2-0), poi solo Musetti che ha ripreso (2-2) e superato il rivale dominandolo in ogni zona del campo. Sei giochi consecutivi e chiusura sontuosa con due ace, il quinto e il sesto del suo incontro, per il passaggio nei quarti con un bel 6-2. Musetti vince e sogna: «Sono in forma, sto giocando veramente bene e mi sento a mio agio anche fisicamente nonostante le fatiche di Roma. Mi sento alla pari con tutti, non ho paura di affrontare avversari sulla carta più forti di me. Se l’obiettivo è vincere il torneo? Assolutamente sì». […] Ad Amburgo, nell’ATP 500, oggi tornerà in campo Fabio Fognini a caccia dei quarti contro il norvegese Ruud, ieri a segno contro Benoit Paire che si è ritirato sul 4-6 0-2 e in conferenza ha detto di aver giocato dopo una nuova positività al COVID-19. Gli organizzatori hanno rettificato sostenendo che al primo test ne era seguito uno di esito negativo. Con il transalpino, già in quarantena a New York, le sorprese sono sempre dietro l’angolo.

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