39 anni in cinque rovesci: buon compleanno, Roger Federer

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39 anni in cinque rovesci: buon compleanno, Roger Federer

Oggi Roger Federer compie 39 anni. Non lo vedremo in campo fino al 2021. per questo scegliamo di ripercorrere la sua carriera attraverso cinque tra i suoi rovesci più iconici

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Roger Federer - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Trentanove anni e non sentirli: buon compleanno a Roger Federer, professionista dal 1998 – sono più di vent’anni di carriera – eppure ancora tra i migliori giocatori del mondo. Le invenzioni del fuoriclasse svizzero, le sue vittorie e persino le sue sconfitte trascendono ormai la dimensione tennistica per divenire epica, quasi magia. Nel giorno del suo 39° compleanno, cerchiamo di raccontare il suo lungo percorso da una prospettiva diversa.

Scegliamo di farlo celebrando non i suoi colpi più reclamizzati, il servizio o il diritto inside-out, che gli hanno dato tante vittorie, ma focalizzando il nostro sguardo sul rovescio, che in alcuni momenti della sua carriera è sembrato un suo punto debole – soprattutto di fronte al dritto così carico di top spin di Nadal. Un colpo che invece, soprattutto in questo finale di carriera, è tornato a rivestire un ruolo cruciale nel piano tattico di Fedeer.

Proviamo insomma a seguire il percorso di un alieno del tennis attraverso l’evoluzione del suo colpo forse più elegante e più fragile, potremmo dire più umano: una cavalcata che ci porterà ad attraversare venti anni di questo sport, dal 2001 al 2019.

 

1. Federer vs Sampras Wimbledon 2001

Il 2 luglio 2001 brilla il sole sul campo centrale di Wimbledon, mentre il numero 1 del mondo Pete Sampras e un giovane svizzero non ancora ventenne fanno il loro ingresso in campo per disputare gli ottavi di finale. Senza alcun timore reverenziale, Federer (per cui in molti, tra cui lo Scriba Gianni Clerici, hanno già pronosticato un grande avvenire) batte Sampras 7-5 al quinto set.

Il primo rovescio di questo racconto, quello che forse meglio inquadra questo passaggio di testimone, Federer lo gioca sul 5-4 (e servizio) Sampras nel primo tie break – che verrà poi vinto dallo svizzero. È un passante secco, che non lascia scampo, imbevuto della classe e della leggerezza di un giovane campione.

Federer perderà ai quarti, sconfitto dal più esperto Henman, ma a tutti gli appassionati di tennis è apparso chiaro che quel giorno, sul campo centrale, è avvenuto un passaggio di consegne tra due grandi del tennis: l’appuntamento con la storia, per Federer, è soltanto rimandato.

2. Federer vs Blake – ATP Finals 2006

Il primo trionfo, puntualmente, arriva proprio a Wimbledon, nel 2003, in finale su Philippoussis. I quattro anni successivi, ovvero il periodo 2004-2007, rappresentano – perlomeno da un punto di vista dei risultati – l’età dell’oro del tennis di Federer, che raccoglie 11 vittorie su 16 tornei del Grande Slam disputati (4 Wimbledon, 4 US Open, 3 Australian Open). Soltanto Nadal sulla terra e Safin (quando è in giornata) sul veloce si sforzano di tenergli testa.

Il dominio dello svizzero, che stabilirà un nuovo record rimanendo in testa alla classifica ATP per 237 settimane consecutive, è evidente nell’atto conclusivo delle ATP Finals 2006, che lo vede opposto a James Blake. Il secondo dei nostri rovesci, un vincente lungolinea giocato da almeno un paio di metri fuori dal campo, lo immortala in questa fase di onnipotenza tecnica: è la vetta di una partita dominata in lungo e in largo nella quale (si gioca al meglio dei cinque set) Blake riuscirà a vincere appena sette game.

3. Nadal-Federer Wimbledon 2008

Nel 2008, le cose cambiano. La finale del torneo di Wimbledon, Federer-Nadal, è unanimemente considerata una delle più esaltanti di sempre, forse più dal punto di vista emozionale che da quello tecnico. Federer è reduce dalla sconfitta contro Djokovic in Australia e contro Nadal al Roland Garros. Non è tanto la sconfitta parigina (comprensibile sulla terra battuta) a preoccupare, quanto le proporzioni della vittoria di Nadal: 6-1, 6-3, 6-0. Poco dopo, a Wimbledon, Federer si trova di fronte lo stesso avversario, che si porta avanti per due set a zero.

La superficie in questo caso però dovrebbe favorire Federer, che ritrova tutta la sua classe nei tie break del terzo e del quarto set, in cui piazza addirittura otto ace, portando la partita al quinto. I due giocatori raggiungono il 6-6, si va a oltranza. Poi, sul 7 pari, il maiorchino strappa il servizio a Federer, e va a servire per il match, che infine vincerà, laureandosi campione per la prima volta sull’erba londinese. È una partita che non si dimentica, come indimenticabile è la risposta con cui Federer annulla uno dei match point di Nadal. È il nostro terzo rovescio: non la pennellata di un pittore ispirato, ma il ruggito orgoglioso di un leone ferito.

4. Federer-Nadal Australian Open 2017

È questa cattiveria agonistica a emergere, anno dopo anno, nella seconda parte della carriera del tennista elvetico. Complice anche l’intervento di Edberg prima e Ljubicic poi come coach, Federer cerca scambi più rapidi per evitare di essere logorato nello scambio da fondo da avversari più giovani, specie dalla parte del rovescio. La transizione non è semplice, ed è costellata da alti e bassi.

Nel 2017 però, questo nuovo stile di gioco raggiunge forse il suo apogeo, tecnico e psicologico, durante la finale degli Australian Open. Di fronte, l’avversario di sempre: Rafa Nadal. Sembra una storia già vista: Federer si porta avanti due set a uno, ma Nadal pareggia il conto vincendo il quarto e si porta avanti di un break, che pare poter essere decisivo, nel quinto. C’è però una differenza, molto significativa, nello stile di gioco, che si rivelerà decisiva.

Federer stavolta non si limita, se attaccato sulla diagonale sinistra, a difendere cercando il back, ma contrattacca. Con qualche errore, ma anche con diversi vincenti. Soprattutto, incrinando le sicurezze di Nadal, che talvolta addirittura cerca il dritto di Federer, preoccupato di esporsi a un rovescio lungolinea vincente. Federer non solo recupera il proprio servizio, ma lo strappa, nel game successivo, a Nadal, aggiudicandosi con questo sprint finale il suo diciottesimo slam in carriera. Il nostro quarto rovescio è la risposta che gli vale il break decisivo che lo condurrà alla vittoria, sul 4-3: servizio da sinistra a uscire di Rafa, che di solito è una sentenza contro il rovescio di Roger, ma questa volta lo svizzero impatta alla perfezione e Nadal non riesce a rimandarla di là.

5. Djokovic-Federer Wimbledon 2019

L’ultimo rovescio non è soltanto storia, ma anche cronaca recente, dato che Federer lo ha giocato nell’ultima edizione di Wimbledon, in finale con Novak Djokovic. Dopo aver battuto l’eterno rivale Nadal in semifinale, è il campione serbo l’ultimo ostacolo da superare per raggiungere il nono successo a Wimbledon, il ventunesimo in un torneo del Grande Slam. Djokovic si porta avanti due set a uno, e sembra finita. Difficile pensare che Federer, che ha quasi sei anni più del rivale, possa recuperare lo svantaggio, se non altro per ragioni atletiche e di resistenza.

A quel punto però, il match si trasforma: lo svizzero gioca un quarto set da antologia, ed è da quel set che arriva il nostro quinto e ultimo rovescio, quello in contropiede con cui Federer annulla una palla break sul 5-2 (subirà poi un break, ma vincerà ugualmente il set). Si va al quinto, e Federer si trova a servire per il match sull’otto a sette. Ha due match point, ma Djokovic li annulla da grande campione quale è. La partita, dopo quattro ore e cinquantasette minuti, è talmente incredibile da sembrare un film, o forse un cartone animato. E come in un cartone animato, si arriva al gran finale: la finale, per la prima volta, si decide al super tie-break, recente introduzione per spezzare la parità durante un long set, in caso si raggiunga il 12-12.

Dando una volta di più prova della sua glaciale freddezza nei momenti decisivi, Djokovic si aggiudica il super tie-break. Nonostante questa sconfitta, la carriera di Federer non è ancora conclusa e questa circostanza ci ricorda, come in un altro cartone animato (“Up”, vincitore del premio Oscar nel 2010) che c’è ancora da lottare, e che le migliori avventure, in fondo, sono quelle ancora da vivere. Nell’anno dei quaranta, Roger Federer sarà ancora in campo.

A cura di Damiano Verda

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Roland Garros, sconfitta folle per Errani: Bertens vince ed esce dal campo in sedia a rotelle

Sara serve tre volte per il match e manca un match point prima di cedere 9-7 al terzo. L’olandese viene portata fuori in lacrime

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Kiki Bertens - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

[5] K. Bertens b. S. Errani 7-6(5) 3-6 9-7

Ci è andata vicinissima Sara Errani a battere la quinta testa di serie Kiki Bertens. Un solo punto ha separato l’azzurra da quella vittoria su una top 10 che manca dal lontano 2015 (contro Kvitova a Pechino). Dopo più di tre ore di battaglia però, Sara è stata costretta ad arrendersi all’avversaria, cedendo il terzo set col punteggio di 9-7. La partita è stata tutt’altro che bella (a tratti anche bruttina), troppo influenzata dalle cattive condizioni fisiche di Bertens e dall’inesistente servizio di Errani, ma col passare dei game si è caricata di dramma e tensione – culminati nell’uscita dal campo di Kiki Bertens in sedia a rotelle, del tutto svuotata di energie, con le gambe a pezzi e la mano destra colpita dai crampi.

Non sono mancati scambi belli e lottati, ma per lo più sono stati oscurati dai momenti bui del match nei quali sia l’una che l’altra hanno messo in mostra il peggio del loro gioco. Come già detto, hanno pesato troppo nell’economia del match le enormi difficoltà alla battuta di Errani, che ha servito tre volte senza successo per il set nel primo parziale e tre volte per il match nel terzo. Il lancio di palla era sempre troppo arretrato e le continue ripetizioni alla ricerca del gesto corretto le sono costate molti richiami per time violation oltre a costringerla, in preda alla fretta, a optare per degli arrendevoli servizi da sotto, quasi sempre puniti da Bertens. Certo, il gioco da fondo e il solito spirito indomito hanno compensato per larghi tratti queste mancanze che però, unite a un certo nervosismo negli ultimi giochi, le sono costate la partita.

 

Verso la fine dell’incontro infatti Sara ha offerto uno spettacolo poco edificante, prima polemizzando e poi prendendo in giro l’avversaria, rea a suo modo di vedere di esasperare i propri problemi fisici. Agli occhi di una imbufalita Errani, scappata in fretta e furia negli spogliatoi (durante la sua uscita dal campo si è udita anche un’imprecazione), è sfuggita però la drammatica scena che ha visto Bertens portata via dal campo in lacrime su una sedia a rotelle. Scena che sicuramente farà ricredere l’azzurra su quanto fosse reale il dolore dell’olandese, che, sempre se sarà in grado di scendere in campo, al terzo turno affronterà Katerina Siniakova.

IL MATCH – Sara parte come un treno senza dare un attimo di respiro alla sua avversaria. Non commette praticamente errori fino al quarto game e il suo gioco aggressivo e profondo funziona alla perfezione, tanto da indurre l’olandese ad alzare la traiettoria per cercare di riorganizzarsi. Dal 3-0 pesante però l’impalcatura inizia a scricchiolare: si vedono i primi doppi falli che rimettono subito in corsa Bertens, la quale ricomincia a cercare qualche variazione in più. A questo punto inizia un vorticoso alternarsi di break e contro-break che vede sempre Errani in avanti, senza però essere mai in grado di concretizzare il vantaggio. Per tre volte si ritrova a servire per il set (dopo essere stata avanti addirittura 5-2) ma i suoi ormai noti problemi con la battuta emergono nella forma più evidente.

Il lancio di palla è ancora troppo arretrato e, dopo aver ripetuto il movimento più volte senza riuscire a battere, subisce un richiamo per time violation dal giudice di sedia Kader Nouni. Richiamo che da lì a qualche minuto si trasforma addirittura in un ’15’ di penalità per la tennista azzurra. Per sopperire a questa carenza Errani inizia a servire da sotto – trovando meno fortuna del suo collega Bublik – ma riuscendo comunque a raggiungere il tie-break. Lo spettacolo risente molto della pressione per via della posta in gioco sempre crescente e la tensione e gli errori gratuiti finiscono per prendere il sopravvento. Quando l’ultima risposta di Errani atterra lunga, consegnando il tie-break a Bertens per 7-5, l’olandese si lascia andare ad un fragoroso urlo di liberazione che riassume le emozioni vissute nei 61 minuti di gioco.

Nel secondo set, nonostante il livello di gioco si mantenga piuttosto basso, lo spirito combattivo delle due atlete rimane illeso. In particolare l’esito del primo set non sembra aver lasciato strascichi nell’atteggiamento di Errani. Inutile riportare tutti i break e contro-break che si sono susseguiti, ma va segnalato che la prima a riuscire a mantenere il servizio è proprio la n. 150 del mondo che in due precedenti game era stata costretta a salvare otto palle break. Bertens da fondo appare molto meno impeccabile del solito e anche le gambe iniziano a muoversi con maggior fatica. Sara, ben conscia di questo, a più riprese la colpisce con la palla corta; Due di queste vengono messe a segno nel nono game, quello che le permette di chiudere il parziale 6-3 e rimettere l’incontro in equilibrio.

EPILOGO – Nelle prime fasi del terzo set si vedono quattro game sorprendentemente tranquilli per la giocatrice al servizio. Il quinto gioco però segna l’inizio di un nuovo susseguirsi di break. Entrambe ormai giocano e contano quasi esclusivamente sui nervi, anche perché le energie stanno scemando e con esse va abbassandosi ulteriormente anche anche la qualità del gioco. In particolare Bertens sembra accusare più di Sara dal punto di vista fisico, verosimilmente per un problema alla gamba destra a cui si aggiunge un principio di crampi alla mano. Dopo una giostra di cinque break consecutivi, Errani ha la possibilità di servire per il match, ma ancora una volta le croniche difficoltà in battuta le impediscono di chiudere.

Sara si procura altre due occasioni di servire per la partita: la prima sul 6-5, game nel quale si guadagna addirittura un match point, annullato con autorità da Bertens col dritto; la seconda sul 7-6 (break subito senza arrivare a match point). L’azzurra è molto nervosa e alterna “vamos” gridati a squarciagola a lamentele per l’atteggiamento dolorante dell’avversaria, interpretato da Sara come una sceneggiata. L’italiana arriva anche, in maniera decisamente poco elegante, a toccarsi il piede dopo un punto vinto, scimmiottando Bertens. Queste polemiche però non si rivelano (come spesso accade) molto fruttuose e sul 7-7, Bertens riesce a difendere il proprio turno di servizio, interrompendo l’incredibile serie di break che durava da dieci giochi consecutivi. La pressione di doversi salvare si sposta dunque per la prima volta su Errani, che si ritrova sotto 0-40, ma uno dopo l’altro annulla i tre match point (il secondo addirittura servendo da sotto). Sul quarto però deve guardare sfilare la veronica di Bertens che dopo 3 ore e 11 minuti scrive la parola fine sull’incontro.

Kiki Bertens in lacrime – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

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Editoriali del Direttore

Ancora nove vittorie azzurre al Roland Garros nei prossimi giorni e sarà mezzo trionfo

È già record con nove tennisti al secondo turno a Parigi. Ma i tabelloni suggeriscono prospettive straordinarie per Berrettini (quarti?), Sinner e Sonego (ottavi?), Cecchinato e Travaglia (terzo turno?)

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Matteo Berrettini - Internazionali d'Italia 2020 (foto Giampiero Sposito)

Sei ragazzi più tre ragazze italiane al secondo turno al Roland Garros è un record. Mi direte: vabbè ma è un secondo turno, non esaltiamoci… E io non mi esalto, anche perché a Roma tutti avevamo esultato per i quattro azzurri negli ottavi di finale e poi abbiamo visto come è andata: Berrettini nei quarti (ma era un derby con Travaglia quindi un approdo ai quarti di un azzurro era scontato), gli altri due eliminati sebbene Sinner ci avesse illuso vincendo il primo set contro un Dimitrov non irresistibile, mentre Musetti accusò contro Koepfer la fatica di tanti tornei e tante partite di fila e l’essere andato a letto molto tardi la sera prima dopo aver battuto anche Nishikori dopo Wawrinka. Fra Wawrinka e Nishikori c’era stato un giorno di riposo, fra Nishikorio e Koepfer no.

Ciò ricordato e premesso, mentre molti colleghi stranieri, americani e inglesi, mi chiamano per chiedermi quali possano essere le spiegazioni di questa massiccia presenza italiana negli Slam e nei top-100 e rivolgono quel tipo di domande anche ai nostri giocatori – Matteo Berrettini ha dato diverse risposte assolutamente condivisibili a Simon Cambers, che è anche il presidente dell’Associazione Giornalisti, l’ITWA – ho la sensazione che quest’anno in questo Roland Garros così diverso dai precedenti per i noti motivi (clima, palle, campi) quattro se non cinque dei sei tennisti azzurri hanno reali possibilità di fare ancora strada. E non necessariamente poca.

Uno nei quarti, due in ottavi, altri due al terzo turno? Un sogno? Secondo me no, anche se mi rendo conto che sarebbe una grande affermazione di squadra… in uno sport individuale come il tennis, un magnifico spot per il tennis italiano. Quelli che sono usi scommettere chiamano martingala le scommesse collegate, cioè quelle che se le azzecchi tutte vinci una fortuna perché le singole quote si moltiplicano, ma se ne perdi anche una sola salta tutto. Allora ora provo a entrare nei dettagli.

 

Dei sei italiani al secondo turno l’unico che mi sembra davvero chiuso dal pronostico, e non perché abbia giocato 6 ore e 5 minuti contro Moutet che gli stava avanti 86 posti in classifica (70 vs 156) è Lorenzo Giustino. Deve affrontare uno degli uomini più in forma del momento, “El Peque” Schwartzman e onestamente non vedo come il simpatico ragazzo napoletano cui abbiamo dedicato un profilo e che non aveva mai vinto le qualificazioni in 17 tentativi di Slam né aveva mai vinto un match a livello di circuito maggiore possa vincerne un secondo in queste circostanze. Magari! Ma non credo che avverrà.

Riguardo agli altri cinque, Berrettini (Harris), Sinner (Bonzi), Cecchinato (Londero), Sonego (Bublik) e Travaglia (Nishikori), direi che i match più complicati da vincere sono quelli di Travaglia e Sonego, per quanto Cecchinato con Londero non possa aspettarsi una passeggiata. Se Sinner perdesse con Bonzi sarebbe una clamorosa sorpresa negativa – non succederà vedrete – e anche Berrettini con Harris lo vedo fortemente favorito anche se il sudafricano è un tipo che pare molto sicuro del fatto suo. Oggi, dopo che ha battuto Popyrin, Lloyd Harris mi ha spiegato perché in Sud Africa gli hanno dato il nickname King: “Perché avevo 17 anni quando sono arrivato nella squadra di Coppa Davis e battevo tutti i miei compagni… da noi usa dare un nickname a tutti, e a me dettero quello. Non conosco troppo bene Berrettini ma è un top-ten e ha un gioco simile al mio, gran servizio e gran dritto. Credo di poter far match pari….

Io credo invece che Berrettini lo batterà, magari con un set o anche due che potrebbero arrivare al tiebreak. Ma Matteo con queste palle che lo costringono a picchiare anche di rovescio a tutto braccio – me lo ha detto lui – si trova bene e anche il campo pesante alla fine non lo danneggia. Gli dà più tempo per le ampie aperture, gli offre il destro per giocare qualche smorzata vincente e, sempre per averlo detto lui, “se anche faccio meno punti direttamente con il servizio, però posso aprirmi il campo angolandolo bene e forzare poi con il dritto”. Insomma l’ho visto bene con un Pospisil molto presto rassegnato. D’altra parte come non esserlo dopo 17 sconfitte consecutive sulla terra battuta?! Gli ha lasciato appena sette game. Continuo a parlare di Matteo perché è lui che io credo possa, o addirittura debba, arrivare ai quarti di finale. Con tutta probabilità contro Djokovic… e lì si vedrà.

Infatti se batte Harris trova poi probabilmente Struff (più che Altmaier), che gioca come Harris e un po’ come lui, servizio e dritto, ma meno bene di lui. E poi in ottavi probabilmente uno spagnolo, Bautista Agut o Carreno Busta, altrimenti l’argentino Pella. In ogni caso vedrei Matteo favorito. Ecco perché lo vedo arrivare nei quarti. Lui tocchi pure ferro.

Chi sono i due allora che penso possano raggiungere gli ottavi? Sinner quasi certamente, perché credo che batterà non solo Bonzi ma anche il vincente di Paire-Coria. E Sonego se riesce a superare l’ostacolo Bublik. Il kazako è un personaggio assolutamente imprevedibile dentro e fuori dal campo. L’ho intervistato ieri con Tommaso Villa che ha fatto un ottimo lavoro nel riprodurre l’intervista integrandola. E abbiamo pubblicato anche il video di uno dei suoi ace fatti battendo dal basso, sempre da sinistra verso destra nei punti dispari, con un taglio pazzesco: richiede una gran mano. Monfils che risponde stando vicino alla rete di fondocampo come tanti giocatori, non ha nemmeno abbozzato lo scatto. Forse Berrettini potrebbe imparare anche questo colpo. Lui la mano ce l’ha. Contro un Thiem un giorno potrebbe essere utile.

Insomma, inciso e divagazione Bublik a parte, se Sonego superasse il kazako che si affida molto al servizio ma può incontrare anche giornate disastrose, troverebbe poi Fritz (o Albot) e insomma il miglior Sonego avrebbe mille possibilità di superare anche quel turno e approdare quindi agli ottavi contro Schwartzman.

Un Cecchinato in ritrovata fiducia può battere l’argentino Londero, che ha vinto 14-12 su Delbonis, il secondo match più lungo del torneo dopo quello di Giustino-Moutet, e approdare al terzo contro Zverev, dove naturalmente il compito sarebbe ben più difficile e dipenderebbe più dal tedesco che da lui.

Travaglia al terzo turno può arrivare se Nishikori fosse quello che abbiamo visto a Roma contro Musetti ma forse non quello che ha battuto Evans al quinto set. I campi pesanti non sembrano l’ideale per un giocatore leggero come il giapponese, che con il suo grande anticipo ama chiudere i punti nell’arco di pochi colpi, e per questo motivo secondo me Travaglia – che è molto cresciuto anche in autostima – ha ottime chance di conquistare il terzo turno. Lì, però, lo aspetterebbe un certo Nadal e allora… disco rosso!

Ma, ribadisco, Berrettini nei quarti contro Djokovic, Sinner e Sonego in ottavi contro rispettivamente Zverev e Schwartzman, Cecchinato al terzo turno con Zverev e Travaglia al terzo turno contro Nadal, secondo me… il Mago Ubaldo che ci azzecca quando può ma ci prova senza prendersi mai sul serio, sono traguardi possibilissimi. Spero proprio di non essere smentito dai fatti. E i fatti sarebbero ancora – riassumo per i disattenti – altre tre vittorie per Berrettini, due per Sinner e Sonego, una per Cecchinato e Travaglia. Totale altre nove vittorie, e soddisfazioni, azzurre. Io mi accontenterei, loro spero di no. Perché dovrebbero escluderne qualcuna di più? Condividete o no?

P.S. Purtroppo, invece, il Mago Ubaldo vede scuro nel futuro delle tre ragazze, in particolare per Trevisan-Gauff e Paolini-Kvitova. Per Errani-Bertens il solo spiraglio nel buio sono quelle quelle vittorie di Sara su Kiki. Vittorie superdatate e molte cose sono cambiate in cinque anni e più. In peggio per Sara e in meglio per Kiki. Però è vero che a volte nella testa dei tennisti restano tracce quasi indelebili delle sconfitte. E cinque sono tante.

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Roland Garros: Berrettini, vittoria di routine su Pospisil

Tre set a zero per Matteo Berrettini su Vasek Pospisil. Una sola palla break concessa. Il prossimo turno contro il sudafricano Lloyd Harris

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Matteo Berrettini - Roland Garros 2020 (via Twitter, @atptour)

[7] M. Berrettini b. V. Pospisil 6-3 6-1 6-3

Matteo Berrettini, primo incontro sul campo Suzanne Lenglen. Il nostro numero uno viene programmato sui campi importanti dei più grandi tornei del mondo, e ormai non ci facciamo nemmeno più tanto caso. D’accordo, il suo ranking di n.8 è stato sicuramente aiutato dal “meccanismo COVID” che gli ha consentito di conservare i risultati del 2019 per un tempo molto più lungo del normale, ma ormai nella considerazione generale sembra essere stato metabolizzato lo status di “superstar” di Matteo, anche se a noi continua sempre a fare un po’ effetto.

Anche al Roland Garros, Berrettini ha regolato il suo incontro di primo turno con una prestazione solida ed efficiente, disponendo di un Vasek Pospisil (n. 76 ATP) che campi e palle pesanti di questi giorni hanno fatto risaltare ancora di più come un pesce fuor d’acqua sull’argilla rossa. Il ventesimo match in carriera su questa superficie del trentenne del British Columbia è terminato come i 19 precedenti, ovvero con una sconfitta: l’unica vittoria per lui era arrivata in Coppa Davis nel 2011 contro l’ecuadoregno Julio Cesar Campozano, poi solo delusioni.

 

Berrettini ha iniziato con la dovuta cautela sul campo bagnato dalla pioggia della nottata ma ha subito visto che negli scambi da fondo i suoi colpi potenti riuscivano a metterlo sempre in una condizione di vantaggio contro il suo avversario, molto più leggero nel palleggio e certamente meno penetrante nelle conclusioni da fondo. Con un bellissimo passante di diritto lungolinea Matteo ha conquistato il primo break per il 3-2 nel primo set, e da lì si è maggiormente disteso, controllando agevolmente i suoi turni di battuta e conquistando anche un secondo break per il 6-3 nel parziale.

 

Il secondo set non ha avuto storia: anche se Pospisil ha deciso di giocare in maniera più offensiva cercando più spesso la via della rete, soprattutto con il suo servizio, non è mai riuscito a trovare con continuità la penetrazione giusta per mettersi nelle condizioni di chiudere efficacemente al volo.

Portatosi in vantaggio per due set a zero dopo appena 61 minuti di gioco, Berrettini è sembrato inserire il cruise control per portare a termine l’impegno senza sprecare più energie del necessario e soprattutto senza rischiare su un campo che veniva reso più scivoloso dalla pioggia che dalla fine del primo set era ripresa a cadere leggera, costringendo il team nel suo box (tra cui anche il capitano Barazzutti, quasi sempre senza mascherina e per questo ripreso dallo staff del Roland Garros) a coprirsi con gli ormai onnipresenti asciugamani bianchi.

Annullata l’unica palla break concessa nel match con una buona seconda centrale sullo 0-1, Berrettini ha mancato la zampata finale mettendo in rete un diritto sulla chance del 3-2, ma è poi stato omaggiato del break decisivo dallo stesso canadese che ha chiuso il suo game di servizio con un doppio fallo due giochi più tardi, esprimendo tutto il suo disgusto fracassando la racchetta in mezzo al campo.

 

Un’ora e 48 minuti di gioco, mattutino e bagnato, hanno consegnato Matteo Berrettini al secondo turno di questo Roland Garros anomalo nel quale affronterà il sudafricano Lloyd Harris (n. 90 ATP), vincitore dell’australiano Popyrin in quattro set.

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