Spadafora punge Binaghi (senza nominarlo): "Furbetto chi convoca le elezioni prima della nuova legge..."

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Spadafora punge Binaghi (senza nominarlo): “Furbetto chi convoca le elezioni prima della nuova legge…”

In un’intervista a ‘La Gazzetta dello Sport’, il ministro difende il suo Testo Unico, ancora in attesa di approvazione: “La legge è assediata da chi teme di perdere potere. Finalmente si cambia un sistema fermo da decenni”

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Il sesto mandato di Angelo Binaghi è ormai solo una formalità, poiché sarà l’unico candidato presidente dell’assemblea elettiva del 12 settembre che si terrà presso il Parco del Foro Italico. Sarà così soprattutto in virtù dei colloqui piuttosto infruttuosi del ministro dello Sport Vincenzo Spadafora con le parti politiche, che stanno ostacolando il processo di approvazione del suo Testo Unico per lo Sport. Un testo che avrebbe dovuto inserire un limite rigido di tre mandati per i presidenti federali, e che invece con ogni probabilità non verrà approvato prima della rielezione di Binaghi.

Una scelta, quella di convocare in tutta fretta l’assemblea elettiva, che Vincenzo Spadafora ha velatamente criticato in un intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport. Quando gli viene fatto notare che il suo tentativo di inserire il limite dei tre mandati (che non sarebbe retroattivo) sembra di fatto un mero sfoggio muscolare, risponde così: “La prova muscolare, anzi furbetta, è di chi convoca le elezioni prima che la legge entri in vigore per evitare la fine del proprio regno“. Non c’è il nome di Angelo Binaghi accanto all’accusa, ma chiaramente è uno dei destinatari.

La legge è assediata da chi teme di perdere potere, accerchiata da chi pensa alla propria poltrona. Invece che agli aggettivi, penso ad un avverbio: finalmente. Finalmente stiamo per dare al mondo dello sport una governance chiara, finalmente si cambia un sistema fermo da decenni” si difende Spadafora, che deve fare i conti anche con un problema di carattere temporale. La delega del Governo per riordinare le competenze di CONI e Sport e Salute, e più in generale per procedere con il riassetto dello sport italiano, scade il 31 agosto – dodici mesi dopo l’entrata in vigore della legge che ha stabilito questa finestra temporale. Da settembre si entrerebbe in un territorio inesplorato, e con ogni probabilità servirebbe un nuovo intervento legislativo per giustificare l’esigenza di una riforma dello Sport.

 

Spadafora ha ammesso di aver tentato di ‘restituire’ questa delega ricevendo il diniego del Premier Conte. Ma il percorso di approvazione del suo Testo Unico è assai dissestato: i presidenti federali costituiscono una opposizione compatta e Malagò, presidente del CONI, continua ad agitare lo spauracchio dell’intervento del CIO: “Si sta scherzando con il fuoco. Se dovesse cadere la legge delega sulla riforma dello sport, le conseguenze con il CIO in termini di sanzioni saranno sicure e immediate“. I rischi, già paventati negli scorsi mesi, potrebbero riguardare la partecipazione del contingente italiano alle Olimpiadi di Tokyo e l’organizzazione delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026.

Per Spadafora questo rischio non esiste: “A parte che onoreremo gli impegni presi, ma a lei sembra credibile che all’Italia venga tolta la bandiera, come è successo in passato solo in situazioni estreme? A me, onestamente no“.

Oltre al tempo che corre, l’altro punto critico della riforma di Spadafora sembra essere la difficoltà di trovare il giusto equilibrio tra le competenze di CONI, Sport e Salute e del nuovo Dipartimento Sport del ministero, che per qualcuno potrebbe finire per rappresentare una ingerenza eccessiva della politica nel mondo dello sport. All’interno di questa linea di pensiero avversa all’operato del governo, trova spazio anche la critica per la candidatura della sindacata di Torino, Chiara Appendino, al consiglio della Federtennis. “La sindaca Appendino non si candida alla presidenza, le incompatibilità valgono per i presidenti” si difende Spadafora.

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ATP

ATP Nur-Sultan: Musetti lotta ma non basta, terza sconfitta (su tre) con Djere

Musetti sbaglia troppo ed esce sconfitto a Nur-Sultan: è la settima sconfitta nelle ultime nove partite. La tempesta non è ancora passata

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Lorenzo Musetti - Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

[7] L. Djere b. L. Musetti 6-4 6-7(3) 6-4

Continua il periodo sottotono di Lorenzo Musetti. Contro Laslo Djere, nel secondo turno a Nur-Sultan già Astana, il kid di Carrara ha raccolto la settima sconfitta negli ultimi nove match ufficiali disputati: dopo il pirotecnico ottavo perso al Roland Garros al cospetto di Novak Djokovic, il teenager italiano non è più riuscito a vincere due partite in fila. Peggiora inoltre il bilancio delle sfide con Djere, che lo aveva sconfitto anche nei due precedenti in (e sulla) terra sarda – l’ultimo datato aprile 2021, ai quarti del torneo di Cagliari.

In una recentissima intervista dagli intensi contenuti, Musetti ha fatto sapere di aver passato una buia estate afflitta da disagevoli problemi personali, e di aver smarrito la scintilla. Ha anche sottolineato di aver ritrovato almeno parte di quel fuoco a New York, insieme alla voglia di lottare. Il rinnovato desiderio di dar battaglia non l’ha abbandonato nemmeno oggi: gli è stato utile a prolungare fino ai margini delle tre ore un match perso e straperso, ma dov’è arrivata la volontà ancora poco ha potuto il braccio. È il momento di stare lì, tempi migliori certo arriveranno.

 

All’abbondantissima durata della sfida ha senz’altro concorso la strana performance messa insieme da Laslo Djere: il serbo, diciotto quarti di finale nel Tour principale sempre sulla terra battuta e forse oltremodo impressionato dalla chance di raggiungere l’inedito traguardo sul duro, ha dominato in lungo e in largo, mancando però clamorosamente ogniqualvolta fosse chiamato a impacchettare il successo. Partito forte, con un break nel gioco inaugurale, Musetti ha condotto con agio in porto la prima frazione, respingendo le due palle per il contro-break guadagnate da Musetti nel sesto gioco. Troppa la differenza con la prima di servizio (17/19 nel parziale per Djere, l’89% di conversione contro il 69% del ragazzo) e soprattutto con il dritto, invano sollecitato da un disperatissimo Lorenzo: “Perché non sento mai la palla?“, l’abbiamo sentito domandarsi sconsolato. La risposta sta nelle tremebonde esecuzioni, in una cattiva ricerca della palla e nella fiducia, come sappiamo tendente a sud.

Il secondo set è una fotocopia, almeno fino al momento cruciale: break Djere nel primo game e serbo in assoluto controllo della situazione fino al 5-4. Inopinatamente, chiamato a servire per chiudere un match a senso unico, il settimo favorito in gara ha d’improvviso smarrito il supporto dei colpi che l’avevano portato fin lì: niente prime, dritto contumace e Musetti, probabilmente con la testa in doccia, si è ritrovato sul cinque pari. Ha fatto in tempo a sprecare anche due set point sul sei-cinque, il Nostro, prima di prevalere al tie-break. Contesa al terzo, ma chi si aspettava il tipico salto avanti del superstite miracolato è rimasto deluso. Come se nulla fosse accaduto, Djere ha ricominciato a martellare con servizio e dritto a sventaglio, Musetti ripreso a traballare e lo score, conseguente, a pendere dalla parte serba.

Tuttavia, ancora una volta, al momento di servire per il match sul cinque-tre il volto del povero Laslo è tornato una maschera di terrore: 0-40, e alla terza chance Lorenzo ha trovato il modo di rimanere in vita. Ma forze residue e convinzione non erano sufficienti a completare il miracolo-bis. Un paio di dritti ben assestati e un duro scambio vinto hanno portato il serbo a tre match point consecutivi. Finita? il copione della partita non lo avrebbe permesso, capirete. Lorenzo li ha annullati tutti e tre, in fila, ma prima che si predisponesse la scenografia per lo psicodramma finale Djere se ne è procurato un quarto, infine convertito.

Passata la tremenda paura, Djere giocherà il primo quarto di finale sul cemento della sua vita contro uno tra Dusan Lajovic e Soonwoo Kwon. Per Musetti un’altra brutta giornata, in parte rischiarata dalla ritrovata smania di vender cara la pelle. Al momento occorre aggrapparsi a quello, in attesa che passi la bufera.

Il tabellone completo di Nur-Sultan

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Al femminile

Lo straordinario US Open di Leylah Fernandez

Come una teenager, numero 73 del ranking, è stata capace di sconfiggere in un solo torneo tre delle prime cinque giocatrici del mondo e una pluricampionessa Slam

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Leylah Fernandez - US Open 2021 (Darren Carroll/USTA)

La scorsa settimana Emma Raducanu si è presa tutto lo spazio dell’articolo dedicato allo US Open. Tante questioni stimolanti, tanti temi da approfondire: le vicende di una giocatrice quasi sbucata dal nulla hanno reclamato un articolo esclusivo. Del resto l’attenzione suscitata da Raducanu non ha colpito solo il mondo del tennis, ma sembra avere superato i confini più stretti degli appassionati per coinvolgere un pubblico più ampio e meno specialistico.

Ma descrivere Raducanu come protagonista assoluta dello Slam newyorchese sarebbe non solo sbagliato, ma anche ingeneroso nei confronti di Leylah Fernandez. La giocatrice canadese ha avuto un ruolo decisivo nell’alimentare l’interesse che ha circondato il torneo femminile. A conferma di questo ci sono anche i dati televisivi statunitensi. Su ESPN, che deteneva i diritti del torneo, sia la finale che le semifinali femminili hanno avuto un seguito di spettatori superiore alle corrispondenti partite maschili. Non era facile immaginare che due tenniste classificate fuori dalle prime 70 del mondo avrebbero raccolto più pubblico di Djokovic e Medvedev; ma evidentemente il modo di giocare e la personalità di Emma e Leylah hanno “bucato” lo schermo.

Raducanu e Fernandez, entrambe nate nel 2002, hanno vissuto un torneo simile e parallelo, ma nelle singole partite gli andamenti sono stati molto diversi: la giocatrice inglese ha vinto tutti i match con margine e senza perdere set, la canadese invece ha affrontato un percorso ben più battagliato.




 

Lehlah Fernandez allo US Open 2021
L’avventura di Fernandez allo US Open è caratterizzata dalla continua lotta. Una vera e propria costante che non ha conosciuto eccezione in alcun match. Sette partite affrontate, e nessuna che sia filata via semplice. Anzi, spesso Leylah ha dovuto fronteggiare situazioni difficili. Sin dal primo turno.

Eppure Fernandez, fuori dalle teste di serie, non parte con un sorteggio sfortunato: il primo turno le riserva una qualificata. Ma quando vengono definiti gli accoppiamenti si scopre che si tratta di Ana Konjuh. Ana nel 2021 sta costantemente risalendo la classifica. Dopo il lunghissimo periodo di stop a causa dei ripetuti problemi al gomito, ha cominciato la stagione da numero 476 del ranking, ma al momento del match è già numero 88: quasi quattrocento posti scalati nel giro di otto mesi. Non ha avuto accesso diretto allo Slam americano solo perché la entry list si definisce con sei settimane di anticipo, e in quel momento era ancora fuori dalle prime cento. In più c’è un precedente recente di cui tenere conto: Konjuh ha sconfitto Fernandez nel torneo di Madrid 2021.

Il primo set tra Fernandez e Konjuh vede Ana partire meglio; grazie al break di vantaggio Konjuh serve per il set sul 5-4. Conquista anche due set point, però in entrambe le occasioni Fernandez si salva: strappa a sua volta la battuta a Konjuh, e così si procede in equilbrio sino al 6-6. Al tiebreak Leylah riesce a spuntarla. Il braccio di ferro del primo set si rivela decisivo per indirizzare anche il secondo set. Il match termina 7-6, 6-2.

In base alle premesse del tabellone, al secondo turno Fernandez dovrebbe incrociare la sua prima testa di serie, la numero 31 Yulia Putintseva. Ma Kaia Kanepi è riuscita ad avere la meglio al primo turno, e dunque Leylah si trova di fronte una giocatrice ben più potente, anche se decisamente meno mobile di Putinsteva. E di nuovo ne esce un confronto tiratissimo. Fernandez vince il primo set strappando la battuta a Kanepi all’ultima occasione utile (7-5), ma Kaia non ha affatto intenzione di lasciare strada.

Nel secondo set Kanepi reagisce e si porta avanti 5-3. È un passaggio complicatissimo per Fernandez, che prima salva due set point sul proprio turno di servizio, e poi ne salva altri due con Kanepi alla battuta sul 5-4. Scampato il pericolo, sullo slancio Leylah conquista quattro game di fila e riesce a chiudere 7-5, 7-5. Due match disputati, 6 set point salvati in due partite diverse: non male come inizio.

Ma questa è solo l‘ouverture, perché al terzo turno il sorteggio propone come avversaria un ostacolo apparentemente invalicabile: la campionessa in carica Naomi Osaka. Dopo Kanepi, il “peso leggero” Fernandez trova così un’altra big hitter che metterà alla prova la sua capacità di confrontarsi con tenniste ben più strutturate fisicamente di lei.

Luogo di confronto: l’Arthur Ashe Stadium. Per Fernandez non è la prima volta in assoluto in una arena importante di Flushing Meadow, perché nel 2020 ha già giocato (e perso) contro Sofia Kenin sul Luis Armstrong. Ma lo scorso anno non c’era la presenza del pubblico; questa volta contro Osaka la programmazione è la più eccitante possibile: primo match del serale nello stadio per il tennis più grande del mondo.

Forse perché sulla carta non ha nulla da perdere, fatto sta che nel primo set Leylah tiene molto bene testa a Naomi. Almeno sino al 5-4 per Fernandez. Poi Osaka inserisce una marcia in più, sfodera una serie di punti da fuoriclasse e con un parziale di 12 punti a 1 chiude il set in proprio favore sul 7-5.

Leylah ha perso il primo set del torneo, ma ha progressivamente conquistato le simpatie del pubblico, ammirato dalla sua combattività ma anche dalla qualità dei suoi colpi. Malgrado la pesantezza di palla di Osaka, infatti, Fernandez riesce quasi sempre a rimanere con i piedi attaccati alla linea di fondo e da quella posizione incalza Naomi sul ritmo, impedendole di sprigionare con tranquillità la potenza di cui dispone.

Secondo set. La partita scorre rapida, senza alcuna palla break sino all’approdo nei game decisivi. Esattamente come nel primo parziale, Osaka alza il livello quando più conta. Ed esattamente come nel primo parziale, sul 5-5 strappa la battuta a Leylah e va a servire per il set (e il match).

Sembrerebbe quasi una formalità, anche perché Naomi nello stesso frangente del primo set ha tenuto la battuta a zero. E invece l’incontro non solo non è vicino alla fine, ma sta per attraversare la fase decisiva del totale ribaltamento. Da una parte l’improvvisa ansia di Osaka, dall’altra la straordinaria voglia di combattere di Fernandez, producono l’inatteso: sul 7-5, 6-5 Naomi perde la battuta a 30 (primo break subito nel match), e poi in preda allo sconforto è quasi travolta nel tiebreak, che perde 7-2.

La sconfitta inopinata del secondo set lascia un pesante strascico su Osaka in avvio di terzo parziale: di nuovo perde la battuta e da quel momento non riesce più a recuperare. Con una grinta e con una decisione impressionanti, Leylah non lascia speranze a Naomi, che non riesce nemmeno a sfiorare il recupero, visto che non arriva mai neanche a conquistare palle break. Fernandez chiude dunque 5-7, 7-6, 6-4, ed è autrice di una delle più grandi sorprese del torneo.

E così, dopo la sconfitta alle Olimpiadi di Tokyo contro Vondrousova, di nuovo Osaka perde contro una giocatrice mancina, dotata di una battuta non potente, ma che Naomi non è comunque riuscita a decrittare. In più sia Vondrousova che Ferndandez hanno saputo consolidare i vantaggi ottenuti con il colpo di inizio gioco sviluppando con grande efficacia lo scambio.

Altro parallelismo tra Tokyo e New York: al momento della eliminazione, le sconfitte di Osaka sembrano arrivate contro giocatrici di secondo piano, ma a conti fatti sia Vondrousova che Fernandez sarebbero state capaci di raggiungere la finale del torneo, offrendo tennis di altissima qualità. Anche i numeri del match americano lo confermano: Osaka ha chiuso il match con un saldo fra vincenti ed errori non forzati di +1 (37/36), Fernandez di +4 (28/24)

a pagina 2: I match contro Kerber e Svitolina

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ATP

Bella vittoria di Sonego a Metz, ma va fuori Mager. Sconfitta inattesa per Seppi a Nur-Sultan

Lorenzo straripante contro Fucsovics, mentre Andreas si incarta con la wild card Skatov

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ATP 250 Nur-Sultan

La giornata azzurra inizia con la brutta sconfitta di Andreas Seppi nel suo match di esordio all’Astana Open contro la wild card locale Timofey Skatov, n. 280 ATP, al suo secondo incontro del circuito maggiore. 7-6 (3) 4-6 6-1 per quasi tre ore di battaglia in cui è stato decisivo il lunghissimo primo parziale, andato al ventenne kazako (di nascita, non frutto della campagna acquisti della federtennis nazionale) dopo aver recuperato un break e annullato quattro set point. Troppo incostante Andreas nel corso del match e alla fine la stanchezza si è fatta sentire.

Peccato, perché tutto era iniziato come previsto: il nostro fa valere la differenza di livello in termini di ritmo e solidità, arrivando 4-1 in virtù del break al secondo gioco. Skatov, con la sua eastern di rovescio, serve praticamente solo kick a velocità contenute verso il lato sinistro di Seppi. Batti sul rovescio, girati sul dritto: più semplice di così… Il trentasettenne di Caldaro allenta un po’ la presa, incappa in un brutto game di servizio mentre l’altro trova continuità e la partita si riapre. Determinante il turno di battuta di Skatov sul 4-5, quando risale da 15-40 e salva due vantaggi esterni per poi chiudere dopo ventidue punti. Sui quattro set point per Andreas, l’allievo di José Altur ha invece indirizzato la battuta verso il dritto avversario, in un paio di occasioni ottenendo il punto diretto, nelle altre due uscendo vincitore dallo scambio prolungato. Tie-break con Skatov che non sbaglia più e mette le mani sull’insperato primo set dopo un’ora e venti minuti.

Il suo momento prosegue fino al 3-0 del secondo set, poi la Seppia nazionale torna nei propri panni (e anche Timofey, diciamolo), infila una serie di cinque giochi e pareggia con un 6-4 che potrebbe far svanire qualsiasi velleità kazaka. Invece resta lì, Skatov, fa suoi i primi tre game ai vantaggi che restano nella gambe e nella testa dell’azzurro, il quale peraltro mette in campo meno di una prima su tre nel parziale (46% nel match). Dopo dieci punti di fila per il 173 cm di Petropavlovsk, c’è il moto di seppioso orgoglio finale che tuttavia non evita il 6-1. Prima vittoria ATP per Skatov e secondo turno contro Ymer o Ivashka, assente, come del resto Gerasimov, nel tie di Coppa Davis contro l’Argentina a Baires.

 

Martedì, secondo incontro dalle ore 8 italiane, tocca invece a Lorenzo Musetti che incrocerà per la prima volta il qualificato australiano Marc Polmans.

Il tabellone aggiornato di Nur-Sultan

ATP 250 Metz

Va meglio in Francia, con la convincente vittoria di Lorenzo Sonego che pareggia il bilancio negli scontri diretti con il (quasi) sempre ostico Marton Fucsovics, n. 41 ATP, ma 26° della Race. Un 6-3 6-2 in un’ora e dodici minuti che lascia poco spazio alle interpretazioni, con un Lorenzo tornato in grande spolvero, dopo le delusioni post-Wimbledon, in quella che è in ogni caso la sua miglior stagione: vittoria n. 25 (18 sconfitte), best ranking al 23° posto raggiunto un mese fa, titolo a Cagliari, finale a Eastbourne e la splendida semifinale contro Djokovic a Roma. I piedi che di nuovo girano a mille hanno supportato l’aggressività, i recuperi, l’agonismo – insomma, tutte le caratteristiche del miglior Sonego. Anche Fucsovics sta avendo un’ottima annata e anch’egli ha un po’ tirato il fiato dopo i quarti raggiunti sui Sacri Prati, ma nel lunedì francese c’è stato poco da fare con questo avversario.

Il primo parziale si decide con il break al quarto gioco, propiziato da un grossolano errore sullo smash del ventinovenne di Nyiregyhaza; Sonego va a prendersi i successivi due punti a rete senza dare tempo di riordinare le idee all’altro che si fa infine sorprendere dalla risposta azzurra (o, forse, dal suo stesso servizio). Meno di metà di prime in campo per Lorenzo, che però vince tanti e più punti con la seconda.

Fucsovics, grande atleta e solidissimo negli scambi, è il classico tennista che non si batte da solo. Tranne quando lo fa. In questa sfida, sono senz’altro più i meriti dell’azzurro che, inesorabile in risposta sulle seconde, passa subito avanti dopo il riposo. Marton si inguaia ancora al quinto gioco, che finisce con il cedere con un doppio fallo e un dritto al volo comodamente appoggiato sul grigio oltre la linea di fondo. Non si arrende, però, e si fa ammirare quando gira uno scambio con un recupero incredibile su un contropiede che pareva irraggiungibile e poi, fintando la smorzata, scodella il dritto vincente con nonchalance. Al punto successivo, che potrebbe riaprire il game, tocca a Sonego l’ottimo recupero sul notevole lob magiaro in sensibile mezza volata – sensibilità che però svanisce del tutto sul successivo tentativo di drop shot. Sul 5-1 è ormai show, Fucsovics vince uno scambio ravvicinato con un passante in tweener spalle alla rete, ma può solo accorciare lo svantaggio perché Sonego chiude con la battuta a disposizione.

73% di punti vinti al servizio e nessuna palla break concessa – di più, mai permesso all’avversario di arrivare a “40” in risposta. Quinta testa di serie sorteggiato nel quarto inferiore presidiato da Carreño Busta, al secondo turno Sonego troverà il vincente fra il qualificato Holger Rune e un lucky loser, non ancora annunciato, che sostituirà in tabellone Popyrin.

Niente da fare invece per Gianluca Mager, fermato 6-3 7-6(5) dal n. 36 ATP Nikoloz Basilashvili nel primo confronto diretto in assoluto. Il risultato del primo set è frutto di una partenza dell’azzurro praticamente senza la prima di servizio (uno su dieci). In grossa difficoltà sulla seconda, rischia addirittura lo 0-4 ma, sulla palla del doppio break, la risposta resta sulle corde di Basilashvili. Mager si procura poi un’opportunità del rientro anche grazie a una delle classiche pause del ventinovenne di Tbilisi, il quale si riprende però in tempo per cancellare l’occasione giocando con la sua solita spinta. Ritrovata in fretta la solidità, Nikoloz si fa bastare l’iniziale vantaggio per assicurarsi il set.

Gianluca non controlla la risposta sulla pesante prima georgiana e sfuma il possibile 2-0, ma il servizio è finalmente arrivato a dargli una mano e anche negli scambi da fondo riesce a essere meno falloso. Tra gran colpi e brutture, il ventiseienne di Sanremo salva il settimo gioco, mentre sul 5-4 sbaglia un dritto in palleggio a due punti dal set. L’impressione è che ci sia spesso un’immotivata fretta da parte di Mager e il testa a testa nel tie-break è risolto dal passante di Basilashvili che punisce l’avventurosa – se non precipitosa – discesa a rete del nostro.

Il tabellone aggiornato di Metz

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