Ferro irresistibile, Kontaveit crolla (Vannini). Contratto US Open: "Muori per Covid? Vietato far causa" (Cocchi). Serena vola a Lexington per riprendersi la storia: "Sono pronta per il record" (Piccardi). Halep con timore e Serena si lancia (Bertellino)

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Ferro irresistibile, Kontaveit crolla (Vannini). Contratto US Open: “Muori per Covid? Vietato far causa” (Cocchi). Serena vola a Lexington per riprendersi la storia: “Sono pronta per il record” (Piccardi). Halep con timore e Serena si lancia (Bertellino)

La rassegna stampa di lunedì 10 agosto 2020

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Ferro irresistibile, Kontaveit crolla (Paolo Vannini, Corriere dello Sport)

Il titolo di Fiona Ferro, due vittorie in due finali disputate, la precedente a Losanna l’anno scorso, è meritatissimo. La francese di padre padovano ha trovato la settimana perfetta, giocando un tennis potente senza attimi di disattenzione. Sulla strada ha battuto non solo le azzurre Enani e Giorgi, ma in finale anche la n. 22 del Mondo, l’estone Kontaveit, che ieri ha perso da favorita; si consolerà entrando comunque fra le top 20, mentre Ferro salirà al n. 44. La finale del Palermo è cresciuta di livello gradualmente e nel 2° parale è diventata avvincente con l’estone arrivata a due punti dal set (in vantaggio 5-3, 30-15) ma poi punita da 4 giochi consecutivi della Ferro.

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Ma se gli Open femminili siciliani dovevano essere il torneo “cavia” per la ri partenza mondiale del tennis i primi risultati devono considerarsi positivi: una macchina così complessa, che chiama in causa centinaia di persone fra giocatrici e addetti ai lavori, può funzionare a patto che siano rispettate regole stringenti sì, ma che allo stesso tempo necessitano di qualche correzione in corsa.

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A Palermo in dieci giorni sono stati effettuati oltre 500 tamponi, schierando un cordone sanitario attento e puntuale, con la regia di una Wta chiamata a fornire la massima sicurezza e per questo giustamente molto severa. Al momento, risulta un solo caso di positività immediatamente intercettato e gestito come da protocollo: la bulgara Tomova, già rientrata in patria dopo due tamponi tornati negativi e qualche giorno passato nella struttura dedicata.

Contratto US Open: “Muori per Covid? Vietato far causa” (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Sarà anche colpa della quarantena, e del timore che una volta rientrati in Europa si debba stare isolati due settimane, ma forse il problema dello Us Open, al via dal 31 agosto, e delle tante rinunce non è solo questo. Da ieri, infatti, circola sul web la foto di un documento, uno scarico di responsabilità in cui i giocatori si impegnano a non rivalersi in alcun modo contro gli organizzatori nel caso contraessero il Coronavirus. All’inizio del documento proposto ai giocatori il contratto spiega tutte le misure di sicurezza a cui dovranno attenersi i team. I tennisti, ovviamente, sono tenuti a notificare alla federtennis statunitense la presenza di sintomi, o di un positivo nello staff, prima di entrare nelle strutture del torneo. Ma il bello viene dopo, quando il contratto chiarisce che i giocatori «nella misura consentita dalla legge, rinunciano e si impegnano a non denunciare Usta, New York City, Atp, Wta e le rispettive affiliate, amministratori, dipendenti, volontari e sponsor per qualsiasi danno, perdita, malattia o infortunio, inclusa la morte» del giocatore stesso, di un membro del team o di persone a lui vicine.

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Non è da escludere che questo sia uno dei motivi per cui Novak Djokovic continua a procrastinare la decisione su New York.

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Intanto Dominic Thiem, numero 3 al mondo, ha annunciato che volerà negli Stati Uniti per giocare Cincinnati e Us Open, ma potrebbe anche decidere di tornare indietro subito e cancellarsi da entrambi i tornei qualora la quarantena mettesse a rischio la sua partecipazione agli Internazionali di Roma, dal 21 settembre.

Serena vola a Lexington per riprendersi la storia: “Sono pronta per il record” (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

«Mi sono chiusa in casa all’inizio di marzo. Non ho una capacità respiratoria ottimale: non so cosa mi sarebbe successo se avessi preso il Covid e non ho voglia di scoprirlo. Quello che mi incuriosisce è scoprire nuovi rapporti di forza dopo uno stop così lungo. Non ero mai rimasta ferma 150 giorni in vita mia…». La pantera Williams, uscita dalla quarantena nel villone di Palm Beach nel cuore della Florida martoriata dalla pandemia, è volata a Lexington, Kentucky, dove debutterà contro la connazionale Pera in un torneo (cemento, 275 mila dollari di montepremi) che senza pandemia non avrebbe degnato di uno sguardo e invece, in un calendario stravolto, rappresenta una tappa importante nel progetto di una vita: riprendere confidenza con il tennis e volare a New York per vincere l’open Usa a porte chiuse (al via il 31 agosto), 24° Slam della carriera.

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La luce non si è spenta. Alexis le ha fatto costruire in giardino un campo con la stessa superficie su cui si giocherà l’ultimo Slam di una stagione tribolatissima, che si lascerà alle spalle una coda di roventi polemiche. Tra le stringenti norme antiCovid predisposte dalla Federtennis americana per proteggere i giocatori che voleranno a New York, città che è stata al centro della pandemia, ci sono l’obbligo di predisporre a proprie spese un servizio di sorveglianza privata per chi sceglierà l’appartamento invece dell’albergo del torneo (ammesso solo chi sarà stato registrato come membro del ristrettissimo entourage del giocatore) e la richiesta di firmare uno scarico di responsabilità che gli atleti stanno facendo girare sui social in queste ore. «Dichiaro di prendermi la piena responsabilità di ogni rischio, incluso ammalarmi o morire» si legge sul formulario che i partecipanti al torneo hanno ricevuto.

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Alla confluenza con la storia, ancora affamata nonostante stia per compiere 39 anni, Serena si farà trovare puntuale all’appuntamento. «Viviamo alla giornata, viaggio con 50 mascherine nella borsa ma se l’Us Open sarà confermato, e se poi si giocherà anche il Roland Garros a Parigi, progetto di esserci. Il tennis è importante ma più importante è la salute, e chi vive con me fa di tutto per proteggermi. Quel che so è che il lockdown mi ha ritemprata come nessuna vacanza mai: mi sento in forma e ho voglia di ricominciare». L’ultimo match di Serena risale all’8 febbraio scorso, una sconfitta in Fed Cup con la lettone Sevastova. Da allora ha cucinato torte con la figlia Olympia, ha appoggiato il movimento «black lives matter» esploso dopo la morte di George Floyd a Minneapolis, è entrata insieme al marito nel gruppo di fondatori delle Angel City Football Club, la squadra di calcio femminile di Los Angeles che dal 2022 andrà ad arricchire le franchigie della National Women’s Soccer League: nel board, a 2 anni, anche Olympia Ohanian Williams. Pandemia permettendo, è arrivato il momento di tomare a impugnare la racchetta. Pera al primo turno, la sorella Venus o la bielorussa Azarenka al secondo, in tabellone anche Sabalenka e baby Gauff. Torneo vero, insomma.

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Halep con timore e Serena si lancia (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Si dice che le difficoltà e i problemi temprino e dunque anche il tennis internazionale uscirà rafforzato da questa fase a dir poco delicata della propria storia. Quello femminile è ripartito dal WTA di Palermo nel quale avrebbe dovuto essere al via anche la numero 2 del mondo e campionessa in carica di Wimbledon, Simona Halep.

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Ora la rumena è la prima favorita nel WTA di Praga: «Mi sento bene dal punto di vista fisico. Dopo due mesi di stop quasi assoluto ho ripreso gli allenamenti a Bucarest e non vedo l’ora di tomare a competere, ciò che mi manca di più ovviamente con le emozioni che ció genera. Difficile dire come andrà anche se non escludo risultati a sorpresa in queste prime rassegne. Da una parte ci sono i giovani che hanno grande desiderio di rientrare, dall’altra ci siamo noi esperte che possiamo usare quanto appreso in molti anni di carriera per ritrovare il livello lasciato alcuni mesi fa». Ancora dubbi sulla sua presenza agli US Open

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In terra americana oggi scatterà anche il torneo WTA di Lexington, che vede tra le big Serena Williams in un tabellone che definire di ferro è dir poco, in particolare proprio nella sezione dell’ex numero 1 del mondo. Dopo l’esordio con la connazionale Bernarda Pera, Serena Williams troverà la vincente della sfida tra la sorella Venus e Viktoria Azarenka. Nei quarti si potrebbe profilare un altro scontro di livello con Sloane Stephens. In campo maschile i dubbi connaturati alla ripresa del circuito e agli spostamenti tra America ed Europa sono legati all’eventuale quarantena cui verrebbero sottoposti i giocatori se non arrivasse un’esenzione. Dominic Thiem andrà negli States la prossima settimana ma potrebbe subito rientrare, per sua ammissione, se le autorità italiane non raggiungeranno un accordo di eccezione con gli US Open e l’ATP in fatto di quarantena al rientro

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Anche Matteo Berrettini ha dichiarato che giocherà gli US Open ma che sono ancora tanti i dubbi sulle questioni della quarantena al ritomo in Europa. Ultime battute ieri nel WTA di Palermo, con la disputa delle due finali. Quella di doppio ha premiato l’olandese Rus e la slovena Zidansek che con un duplice 7-5 hanno fermato il duo azzurro Trevisan/Cocciaretto, alla prima finale WTA in carriera.

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Il titolo di singolare è andato alla francese Fiona Ferro, in semifinale vincente su Camita Giorgi, che ha avuto la meglio sulla numero 4 del seeding, Anett Kontavett per 6-2 7-5. […]

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Covid, che follia ad Amburgo: Paire a rischio ma può giocare (Cocchi). Smash di Musetti: “È il mio momento” (Bertellino)

La rassegna stampa di giovedì 24 settembre 2020

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Covid, che follia ad Amburgo: Paire a rischio ma può giocare (Federica Cocchi, Gazzetta dello Sport)

Un grande caos. Positivi, negativi, falsi positivi. Il Covid fa impazzire giocatori e tornei. Questa volta cambia l’ambientazione, Amburgo, ma non il protagonista: Benoit Paire. […] ad Amburgo dove ieri si è ritirato mentre era in svantaggio 6-4 2-0 contro Casper Ruud. Dopo il match, il francese numero 25 al mondo si è presentato regolarmente alla conferenza stampa, nella quale ha spiegato la bizzarria della situazione e il motivo per cui ha abbandonato la tenzone: «Sono risultato positivo. Ho passato dieci giorni segregato in camera agli US Open e ora dovrei vivere la stessa situazione qui ad Amburgo. Non ce la faccio più — si è sfogato Benoit —. Appena sono arrivato al torneo ho avuto due tamponi positivi, mentre quello di ieri (martedì, ndr) alla vigilia della gara era negativo. Qui in Germania la regola è diversa e quindi ho potuto giocare. Ma non ci sto capendo più nulla, l’Atp dovrebbe spiegare qual è la regola a cui tutti si devono attenere». […] Il problema ora si sposta su Parigi, lo Slam di casa a cui il francese tiene molto: «Quando ho parlato con il medico in Francia mi ha detto che avrò il 50% di possibilità di risultare nuovamente positivo a Parigi, perché potrebbero ancora esserci tracce del virus. Ogni notte vado a dormire nel dubbio. Cosa succederà? Come risulterà l’esame? Potrò giocare o dovrò restare di nuovo in quarantena? Se arrivo a Parigi in queste condizioni di sicuro non potrò giocare. L’unica cosa che voglio è finire la stagione e tornare a casa». Il medico del torneo ha spiegato i motivi per cui a Paire è stato concesso di giocare: «Sappiamo che esiste un’alta percentuale di test positivi anche dopo tre settimane, e lui a New York era stato controllato il 28 agosto. Risultare positivi dopo tanto tempo non significa che la persona sia contagiosa ma soltanto che ci sono ancora tracce di virus in corpo». […] È il caso di Bernabè Zapata, escluso dalle qualificazioni perché il suo tecnico Carlos Navarro era risultato portatore asintomatico di Covid. Peccato che i due, subito rientrati a Valencia, abbiano ripetuto l’esame e siano risultati perfettamente sani. Il bosniaco Damir Dzumhur, ha vissuto la stessa situazione e l’ha presa davvero male: ha deciso fare causa alla federazione francese di tennis: «È uno scandalo come è stata gestita la cosa, andrò in tribunale e sono sicuro che vinceremo. Abbiamo subito un’ingiustizia e una discriminazione».

Smash di Musetti: “È il mio momento” (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Non mancano gli spunti per continuare a sognare con i giocatori italiani. Arrivano dal Challenger di Forfi che ieri ha visto cadere le due prime teste di serie, per mano di due racchette nostrane. Lorenzo Musetti, ancora lui, dopo le belle imprese di Roma (ottavi) è ripartito come se nulla fosse e rituffatosi nei Challenger (anticamera del tennis stellare) ha estromesso dalla contesa l’americano Frances Tiafoe, un lottatore che arriva dalla gavetta e ha già toccato apici importanti in camera a soli 22 anni (già numero 29 ATP e oggi numero 67). Il carrarino ha vinto il primo set centrando il break al quinto gioco, nel quale è risalito dal 40-0 Tiafoe, mantenuto fino al decimo gioco per il 6-4. Di classe pura alcuni vincenti giocati con il rovescio classico ad una sola mano. Nella seconda frazione l’azzurro classe 2002 ha rifiatato e pur rimanendo in gioco ha subito la prestanza fisica di Tiafoe, che ha pareggiato i conti sul 7-5. Partenza ancora lanciata del tennista USA ad inizio terza frazione (2-0), poi solo Musetti che ha ripreso (2-2) e superato il rivale dominandolo in ogni zona del campo. Sei giochi consecutivi e chiusura sontuosa con due ace, il quinto e il sesto del suo incontro, per il passaggio nei quarti con un bel 6-2. Musetti vince e sogna: «Sono in forma, sto giocando veramente bene e mi sento a mio agio anche fisicamente nonostante le fatiche di Roma. Mi sento alla pari con tutti, non ho paura di affrontare avversari sulla carta più forti di me. Se l’obiettivo è vincere il torneo? Assolutamente sì». […] Ad Amburgo, nell’ATP 500, oggi tornerà in campo Fabio Fognini a caccia dei quarti contro il norvegese Ruud, ieri a segno contro Benoit Paire che si è ritirato sul 4-6 0-2 e in conferenza ha detto di aver giocato dopo una nuova positività al COVID-19. Gli organizzatori hanno rettificato sostenendo che al primo test ne era seguito uno di esito negativo. Con il transalpino, già in quarantena a New York, le sorprese sono sempre dietro l’angolo.

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«Il Foro è la casa degli Internazionali» (Grilli). Fognini ritrova il sorriso. Non vinceva da marzo (Crivelli). Nole sfida Rafa. Il pericolo è Thiem (Azzolini). Djokovic è pronto per sfidare Parigi, il tabù che ha sfatato solo una volta (Grilli)

La rassegna stampa di mercoledì 23 settembre 2020

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«Il Foro è la casa degli Internazionali» (Massimo Grilli, Corriere dello Sport)

Dell’edizione dei 90 anni degli Internazionali d’Italia ricorderemo molte cose: il successo di Djokovic e Halep, naturalmente, l’ottima riuscita dell’organizzazione, malgrado i problemi legati all’emergenza Covid, l’assenza degli spettatori, poi tornati a scartamento ridotto negli ultimi due giorni. Ricorderemo anche le nuove affermazioni di Angelo Binaghi riguardanti il possibile trasferimento in un’altra città, in un nebuloso futuro – lo stesso presidente ha chiarito che ci vorrebbero almeno cinque o sei anni per approntare una nuova organizzazione – degli Internazionali d’Italia (e non del Lazio, ha tenuto a precisare Binaghi, ultimo capitolo di un contenzioso aperto con il presidente della regione, Zingaretti). Non è la prima volta che se ne parla, ma noi vogliamo partire dalle parole espresse lunedì da Vito Cozzoli, da otto mesi presidente e ad. di Sport e Salute, l’organizzazione che si occupa dello sviluppo dello sport in Italia: «Internazionali e Foro Italico sono la stessa cosa, non c’è impianto migliore e più bello. Roma è la Capitale d’Italia, e la casa degli Internazionali è il Foro Italico, non esistono alternative a questa location. I giocatori sono tutti innamorati di Roma e l’hanno vissuta alla grande, nonostante le difficoltà dei momento, li abbiamo fatti sentire completamente a loro agio. Ho saputo che molti, tornando a casa la sera dal Foro oppure la mattina presto prima di partire, facevano fermare la macchina per godersi certi scorci della città».

Il consuntivo del torneo è positivo.

 

L’organizzazione ha funzionato alla grande, nessuno tra gli interpreti si è lamentato. La manifestazione non ci darà utili, questo è chiaro, ma serviva al Paese per dare un senso di ripartenza, è stata una specie di biglietto da visita del Made in Italy da offrire al mondo. Non era una sfida facile, era completamente nuova e impegnativa e l’abbiamo gestita con grande attenzione.

Problemi strutturali però esistono, quali sono le vostre idee in merito al Foro Italico?

Sono in programma investimenti nelle infrastrutture della zona, e parliamo sia dell’attività legata al torneo sia della volontà di coinvolgere i cittadini. Siamo convinti che il Parco del Foro Italico sia il polo sportivo più importante del Paese, lo vogliamo trasformare in un parco tematico dove lo sport possa mischiarsi con le bellezze artistiche e culturali della zona, con la collaborazione delle istituzioni locali e del Ministero dei Beni Culturali. Sono allo studio tante iniziative. Auspichiamo che il Foro Italico si apra, oltre che alle attività agonistiche, anche a quelle spontanee. In agosto ci siamo dedicati agli Over 65, che hanno potuto usufruire gratuitamente dei campi da tennis e della piscina, e l’idea è di mettere a disposizione quei campi anche per i bambini con problemi economici. Insomma, l’obiettivo è organizzare grandi eventi ed eventi di base, di tutti e per tutti. La speranza è avere il Foro Italico e l’Olimpico aperti tutto l’anno.[…]

Fognini ritrova il sorriso. Non vinceva da marzo (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Amburgo conserva un posto speciale nel cuore di Fabio Fognini. Nel 2013 vinse il torneo, allora il più importante della carriera prima del trionfo del 2019 a Montecarlo. Cinque anni dopo, in riva all’Elba, raccoglie la prima vittoria dopo le due operazioni di maggio alle due caviglie battendo il padrone di casa Kohlschreiber, 88 Atp, invitato con una wild card. Così, dopo i k.o. immediati a Kitzbuehel e a Roma, Fabio riassapora in Germania il gusto del successo, che mancava dalla Davis di marzo, e si guadagna il secondo turno contro il vincente tra Ruud e Paire. Dopo un inizio equilibrato, l’azzurro numero 15 del mondo regala il break decisivo del primo set con qualche errore di troppo, ma nel secondo ritrova profondità e aggressività; anche nel terzo comanda gli scambi, sale 5-3, non chiude ma poi sfrutta un passaggio a vuoto al servizio del tedesco e si impone dopo oltre due ore di lotta (4-6 6-1 7-5). Sconfitto invece Sonego da Auger-Aliassime: 6-2 7-6 (2). Al Roland Garros, intanto, proseguono le qualificazioni per lo Slam che inizierà domenica. Nel maschile, dopo le quattro vittorie italiane di lunedì, la seconda giornata regala il sorriso solo a Marco Cecchinato, che piega 6-3 7-5 il lettone Gulbis. Ora il palermitano affronterà il francese Lestienne. Niente da fare, invece, per Federico Gaio, Matteo Viola e Stefano Napolitano. Nel femminile en plein di successi con Trevisan, Gatto-Monticone, Errani (già finalista nel 2012), Di Giuseppe e Cocciaretto. […]

Nole sfida Rafa. Il pericolo è Thiem (Daniele Azzolini, Tuttosport)

La terza bolla. Visita guidata al tennis sotto vuoto. Un capitolo da “Guida galattica per autostoppisti” in chiave tennistica. Dalla grande bolla di New York, che il team francese guidato da Benoit Paire è riuscito a sforacchiare come un emmenthal (è bastata una sola partita a carte, per azzerare ogni precauzione anti-Covid), alla bolletta romana, che ha tenuto bene alla faccia dell’altrui grandeur. Fino alle bollicine francesi, che già presentano una precaria condizione da Stati d’infezione Generali. Inutile chiedersi se fosse il caso di giocarli questi Mondiali su terra rossa. I francesi non rispondono. Esperti di tattiche diversive, non rispondono nemmeno alle domande su quanti positivi siano stati realmente riscontrati nel gruppo delle qualifiche. Marca, il quotidiano spagnolo, ha scritto 15.Si diceva che il Covid avrebbe cambiato tutto. C’è del vero, ma senza esagerazioni. Nel tennis si riscontra un esubero di risultati a sorpresa, vedremo se il Roland Garros riporterà tutto allo status quo ante, o se avremo strascichi di sbigottimento causati da eventi impensabili. Tipo Diego Schwartzman che batte Rafa Nadal. Roma è stato un torneo ricco di colpi di scena, buono per i giovani italiani che ne hanno lietamente approfittato. Abbiamo ritrovato un Sinner già in grado di opporsi ai campioni affermati (Tsitsipas), ma non cosí robusto da non finire fiaccato dal tennis dei livelli più alti (Dimitrov). Abbiamo scoperto Lorenzo Musetti, non solo (e non tanto) per i successi su Wawrinka e Nishikori, alla prima sortita post lockdown, ma per la tempra e la personalità che ha messo in campo. Alla fine, ai quarti è giunto solo Matteo Berrettini, un buonissimo risultato e insieme una forte delusione. Contro Casper Ruud ha avuto un calo imprevisto, sul quale dovrà ragionare, ma nessuno potrebbe negare che stesse per batterlo. […] Sulle gerarchie, Roma non ha espresso giudizi. La vittoria di Djokovic cambia poco o nulla. La sconfitta di Nadal contro El Peque, è frutto della lontananza dai campi. Due o tre incontri sull’amata sabbia francese, basteranno a rinvigorire Rafa, mentre Nole sa bene di non essere ancora al massimo. Tra i due una voce importante sarà quella di Thiem, vincitore degli Us Open. Ha preferito saltare Amburgo e forse non ha fatto bene. Ma niente vieta di vederlo favorito per Parigi. Due finali negli ultimi due anni, la candidatura ha un peso. Dopo quella di Rafa, con le sue dodici vittorie. Ma prima di quella di Djokovic, che le mattonate di Thiem le ha sempre sofferte.

Djokovic è pronto per sfidare Parigi, il tabù che ha sfatato solo una volta (Massimo Grilli, Corriere dello Sport)

«Grazie Roma», con questo tweet Nole Djokovic ha voluto chiudere la sua settimana nella Capitale. Aveva proprio bisogno una coppa da baciare, il numero 1 del mondo, per chiudere un periodo ricco di polemiche, culminato con la storiaccia della pallata tirata a una giudice di linea agli Us Open, con conseguente perdita della partita, una squalifica che gli ha probabilmente impedito di conquistare il suo 18° titolo dello Slam. Al Foro Italico si è dimostrato nervosetto (racchette rotte, warning incassati, discussioni con i giudici di sedia ..) e ha vinto senza dominare: malgrado non abbia incontrato Top Ten sulla sua strada (il giocatore più forte l’ha incrociato in finale, il numero 15 Schwartzrnan) ha sofferto sin dall’inizio del torneo. Ma la terra del Foro Italico porta evideruemente fortuna al serbo, che in carriera ha vinto di più solo sul cemento degli Open d’Australia e di Miami. Djokovic ha fatto quindi rotta su Parigi, il torneo che finora gli ha regalato molte più amarezze che gioie, grazie anche allo strapotere del cannibale rivale Nadal che sui campi della Porte d’Auteuil ha trionfato 12 volte, vincendo l’incredibile numero di 93 partite su 95. Djokovic invece nella capitale francese ha giocato in 15 occasioni, vincendo solo nel 2016 (in finale su Murray, Nadal si era ritirato per un problema al polso prima di disputare il terzo turno).[…] «A Roma non ho giocato al meglio – ha detto Djokovic dopo la finale – spero di poter alzare il mio livello in Francia, sarà necessario per arrivare in fondo al torneo. Nadal? Se c’è un torneo nel quale c’è un favorito d’obbligo, questo torneo è il Roland Garros». A Parigi Djokovic ha incontrato Nadal sette volte vincendo solo nell’ultima sfida, nel 2015 (7-5 6-3 6-1 nei quarti di finale). Clamorosa quella vittoria probabilmente buttata via per una invasione di campo (!) nelle semifinali del 2013: avanti 4-3 al quinto set, Nole scende sotto rete per chiudere una facile volèe alta di rovescio ma poi sembra scivolare e finisce per toccare la rete prima che la palla abbia toccato terra per la seconda volta. Punto assegnato a Nadal, che chiuderà la partita per 9-7. […]

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Djokovic, eccoti Schwartzman, il piccoletto che stende i giganti (Crivelli). Halep, battuto anche il tifo contro (Corriere dello Sport). Djokovic sa volare così Ruud si inchina. È la decima finale a Roma (Azzolini)

La rassegna stampa di lunedì 21 settembre 2020

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Djokovic, eccoti Schwartzman, il piccoletto che stende i giganti (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Il gigante e il bambino. Roma riserverà i suoi baci a Djokovic, l’uomo che oggi pomeriggio giocherà la 52° finale in un Masters 1000, primo della storia, inseguendo il quinto trionfo al Foro, oppure El Peque Schwartzman, l’argentino tascabile tutto cuore che invece debutta su un palcoscenico di questo prestigio dopo aver sottratto il trono a sua maestà Nadal? Certamente, malgrado la stazza tecnica monumentale dell’avversario che lo attende, il piccolo guerriero di Buenos Aires non arretrerà di un passo, abituato com’è ad affrontare da sempre a muso duro le difficoltà della vita, fin da quando i medici gli dissero che non sarebbe più cresciuto oltre il metro e 70 cui era arrivato e lui non si scoraggiò comunque, scegliendo il tennis invece del calcio come sarebbe convenuto a chi porta quel nome, Diego, in adorazione di Maradona. Finalmente lo show Agli Internazionali è il giorno del pubblico, 1000 spettatori per la sessione diurna, in maggioranza bambini e ragazzi delle scuole tennis che si presentano con un certo agio malgrado l’apertura dei cancelli alle 9, e 1000 per quella serale, che invece accettano di fare un po’ di coda per acquistare i biglietti, ignari profeti di ciò che li attenderà nella seconda semifinale, quella tra Schwartzman e Shapovalov, con il Djoker in tranquilla attesa dopo essersi liberato nella prima del tignoso Ruud. Alla fine di 3 ore e un quarto di puro spettacolo che illumina la partita di gran lunga più bella del torneo, il Peque alza le mani al cielo stremato ma ebbro di gioia,

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Il gaucho, primo argentino finalista a Roma da Coria 2005, vince perché possiede l’animo del guerriero che rimanda ogni palla e supplisce con un orgoglio smisurato a una condizione atletica che pian piano si smorza a furia di correre per tutti gli angoli del campo

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Il talentuoso Shapo, che con il rivale si è allenato spesso alle Bahamas dove risiedono entrambi (beati loro), pur uscendo tra gli applausi dei mille che lo avevano eletto a idolo di serata, si macererà tuttavia nei rimpianti, perché da metà del secondo set appare come il padrone del campo, ma trema quando si trova con il turno di servizio per chiudere la sfida, sul 5-4. Eppure, dopo un primo set in cui tiene percentuali troppo basse di prime, il canadese rimonta perché alterna palle piatte ad altre lavorate, sta sulla riga di fondo e muove il rivale verso gli angoli, senza aver fretta di trovare soluzioni estemporanee, come gli ha insegnato (e bene) il nuovo tecnico Youzhny. Riecco Novak Il tie break, però, è tutto di Schwartzman, più lucido e gagliardo: toccherà a lui, dopo due battaglie infernali nei quarti e in semifinale, ritrovare l’adrenalina per provare a infilzare Djokovic. Nole, intanto, gli aveva già riservato gli osanna: «Quello che Diego ha fatto contro Nadal è stato sensazionale, ha giocato una partita fantastica». Il numero uno, con il traguardo che si avvicina, ricalibra però il suo gioco e le sue sensazioni: il norvegese Ruud, sul 5-4 del primo set, si procura due set point ma li sciupa con altrettanti rovesci lunghi e da quel momento viene sovrastato da un Djoker finalmente in versione-lusso.

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Nei precedenti, Djokovic è avanti 4-0, compresa la semifinale dell’anno scorso che però andò al terzo. Il Peque, peraltro, era 0-9 pure con Nadal prima di sabato sera. E sapete com’è andata a finire.

Halep, battuto anche il tifo contro (Corriere dello Sport)


«E’ stato bello vedere un po’ di gente sugli spalti, anche se oggi non mi hanno sostenuto per niente. Erano per la Muguruza, l’ho capito subito, ma io sono stata comunque felice di vederli e ho sentito l’energia di cui avevo bisogno». Continua a colpire duro, Simona Halep, anche dopo aver chiuso vittoriosamente la sua semifinale. E’ la giocatrice più forma, la testa di serie numero 1 (e numero 2 del mondo), e si sarebbe aspettata un po’ di conforto in più. Vedremo oggi cosa succederà, nella sfida per il titolo contro la campionessa uscente, Karolina Pliskova (4 nel ranking Wta),

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Halep ha fatto sua una partita ricca di alti e bassi, dove Garbine è stata sempre costretta ad inseguire. Vinta facilmente la prima frazione, la romena è sembra in controllo del secondo set – finito invece a favore della Muguruza – e poi anche del terzo. E invece, sotto per 0-4 e poi per 1-5, la ragazzona nata a Caracas ha provato la grande rimonta per poi spegnersi sul 4-5, stroncata dal grande caldo e da un fastidio alla gamba sinistra, chiudendo nel peggiore dei modi, con due doppi falli. Alla sua terza finale agli Internazionali in quattro anni, Halep – imbattuta da 13 partite, e nel 2020 ne ha vinte 19 su 21 – cercherà il suo primo trionfo su questi campi:

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Nel derby della Repubblica Ceca, la più forte delle gemelle Pliskova ha vinto la sua semifinale più facilmente del previsto, riuscendo con i suoi colpi piatti ad avere ragione dei tentacoli della Vondrousova, che sabato aveva irretito Svitolina. Due finali consecutive a Roma, non male per una giocatrice considerata adatta quasi esclusivamente per i campi veloci.

[…]

Insomma, vincitrice nel 2019 sulla Konta in finale, Karolina vuole cancellare un periodo ricco più di delusioni che di soddisfazioni. Oggi parte sfavorita – 7-4 i precedenti per la Halep, 1-1 sulla terra battuta – vediamo se l’aria di Roma l’aiuterà nella rincorsa al bis.

Djokovic sa volare così Ruud si inchina. È la decima finale a Roma (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Ci si affanna, talvolta, a spiegare quale sia la differenza fra un campione e un giocatore come tanti, e alla fine è quest’ultimo a passare per l’eroe di giornata. Perché ci ha provato… E in effetti CasperRuud ha provato in tutti i modi a battere Novak Djokovic ma come si è avvicinato alla meta, davanti ai suoi piedi si è aperto un baratro. E c’è finito dentro. Ha avuto due palle set nel primo, e l’altro gliel’ha cancellate con un frego rosso (rovescione e smorzata chirurgica), come una maestra su una frase pasticciata dall’alunno. Ha avuto due palle per ottenere un nuovo break, e Nole gli ha servito due ace. È stato a un passo dal tie break e quello gliel’ha impedito. Era 5-4 nel primo set e serviva lui. Non è bastata l’eroe è caduto prima di toccare l’ultimo bastione. La differenza è dunque il baratro.

[…]

Esclusi gli intoccabili, simili a divinità tennistiche e come tali esentati da qualsiasi paragone terreno, piace molto al pubblico il giocatore umile. Soffrire e pedalare, remare o morire. Ve ne sono alcuni che si ammantano di umiltà e fanno bene, quella è loro parte migliore. Ma basta l’umiltà a creare un campione? E ancora… I campioni possono fare a meno dell’umiltà? La risposta è no, a entrambe le domande. Nei campioni l’umiltà circola dentro, l’hanno mitridatizzata, si sono resi immuni dalla sua invadenza e la utilizzano quando serve. Per raggiungere gli obiettivi seguono percorsi diversi, e più affascinanti. Sono tutti, nessuno escluso, dei visionari nel fissare le mete più irraggiungibili, e tutti sanno come trasformare l’illusione in realtà. Di contro, un umile al numero uno, mai lo abbiamo visto. Nole ne ha fissati due di obiettivi, vincere più Slam di Federer e di Nadal, e procedere allabbordaggio del record di settimane da primo del mondo, in possesso dello svizzero. Ci riesca o meno non è così importante, le sue mete sono alte, le più alte.

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Djokovic non gli ha lasciato più niente. Ha smesso di litigare con l’arbitro Adel Nour, che per tre volte ha sbagliato la chiamata, e ha piazzato un ace di seconda. Così, giusto per festeggiare la sua decima finale romana. «Ruud è stato davvero bravo, mi ha posto in seria difficoltà, ma sono riuscito a raddrizzare le cose. Ho servito bene. Questa la novità più gradita. Un buon viatico per il Roland Garros». In finale c’è El Peque, il piccoletto Schwartzman. Dura semifinale con Shapovalov, tra break e controbreak regalati e malamente dispersi. Soluzione al tie break del terzo, con l’argentino più preciso


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