La partita infinita di Venus e Serena. Le sorelle regine sfidano il tempo (Cocchi). Paolo Bertolucci: "Io e Panatta, diversi in tutto. Conquistava le fan con il ciuffo" (Serra)

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La partita infinita di Venus e Serena. Le sorelle regine sfidano il tempo (Cocchi). Paolo Bertolucci: “Io e Panatta, diversi in tutto. Conquistava le fan con il ciuffo” (Serra)

La rassegna stampa di giovedì 13 agosto 2020

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La partita infinita di Venus e Serena. Le sorelle regine sfidano il tempo (Federica Cocchi, Gazzetta dello Sport)

Hanno fatto 30, perché non fare 31? Perché non allungare ancora una rivalità che ha fatto la storia del tennis e dello sport moderno? Oggi, nel secondo turno del torneo di Lexington, Serena Williams e la sorella maggiore Venus si affronteranno per la 31a volta nella loro incredibile carriera. Si tratta “solo” di un secondo turno, non ci sono Slam da conquistare o numero 1 al mondo da raggiungere, ma c’è da riportare luce nel buio della pandemia che ha congelato lo sport. E allora quale migliore occasione per rilanciare il tennis se non una sfida tra le due eterne Williams? L’ultima? Il primo torneo che si gioca in Usa dopo lo stop, oggi vivrà un momento storico perché – chi lo sa? – potrebbe anche essere l’ultima sfida ufficiale tra Serena e Venus. La maggiore ha compiuto 40 anni a giugno, la minore taglierà il traguardo dei 39 tra un mese. A quasi 79 anni in due, la possibilità che possano incrociarsi molte altre volte comincia a essere remota. Serena rincorre lo Slam numero 24 ed è possibile che, una volta raggiunto il record di Margaret Court, decida di farsi da parte dedicandosi a tempo pieno al lavoro di madre e imprenditrice. Venus ha tenuto a dire che gioca per passione, per il piacere della sfida, ma il tennis post Covid potrebbe non essere più così divertente e indurla a cambiare programmi. Serena e Venus sono cresciute insieme con la racchetta in mano, forgiate dal padre Richard, accusato spesso di aver “manipolato” gli esiti delle sfide tra le due. Ma la rivalità tra giocatrici non si è mai infilata nel rapporto tra sorelle, sempre unite nella vita quotidiana, partecipi l’una delle gioie e dei dolori dell’altra. Non importa se il bilancio della rivalità sia 18-12 per la minore, Venus è sempre in tribuna a tifare per Serena quando c’è in ballo qualcosa di importante. Ventidue anni e sette mesi fa – il 21 gennaio 1998 – la prima puntata del “Sister Act”, come viene ancora soprannominata la rivalità tra le due, con tanto di citazione cinematografica. Le ragazze di Richard si affrontavano all’Australian Open, secondo turno. Serena aveva 16 anni, Venus 17 e vinse lei. Il primo scontro per un trofeo l’anno successivo, nel torneo di Miami. La “piccola” riuscì a strappare un set alla sorella maggiore, che però trionfò ancora. In quell’occasione, il padre venne accusato per la prima volta apertamente di decidere l’esito della sfida, ma rispedì al mittente la provocazione: «Ho insegnato alle mie figlie che si va in campo per vincere, non potrei mai dire a una o all’altra di perdere apposta». Serena è stata la prima tra le due a conquistare un titolo del grande Slam, lo Us Open nel 1999, ed era lei la favorita nel derby in semifinale di Wimbledon 2000. La vittoria, invece, la strappò a sorpresa Venus, che poi conquistò il titolo sull’erba più famosa al mondo: il suo primo Slam. Le sfide in finale tra di loro sono state nove, con Serena vincitrice in sette occasioni contro le due di Venus. Ma anche in tema di Major, le ragazze Williams hanno stabilito un primato: sono tuttora le uniche due tenniste dell’era Open a essersi affrontate in quattro finali consecutive di Slam, dal Roland Garros del 2002 all’Australian Open del 2003, con Serena sempre trionfatrice. L’ultima volta che si sono sfidate per uno Slam è stato l’Australian Open 2017, la finale più dolce. Serena aveva da poco saputo di essere incinta della figlia Olympia, il mondo invece non poteva immaginare che da allora la Williams più giovane non avrebbe più vinto mezzo Slam. Il commento di Venus allora era stato delizioso: «Ecco perché ho perso… Eravamo due contro una!». Ma quando uniscono le forze le due sorelle sono letali: 14 Slam e tre ori olimpici in doppio, totale di 22 titoli compresi quelli sul circuito Wta. […]

Intervista a Paolo Bertolucci: “Io e Panatta, diversi in tutto. Conquistava le fan con il ciuffo” (Elvira Serra, Corriere della Sera)

Preferisce «Pasta Kid» o «Braccio d’oro»? «Pasta Kid, mi ci riconosco di più. Me lo diede per provenienza e abitudini culinarie Bud Collins, del Boston Globe». […] Paolo Bertolucci è «quello che giocava con Panatta». […] La più grossa che le ha combinato? «Lo salva che è una persona buona e con uno così non puoi restare arrabbiato. Ma abbiamo litigato un sacco di volte, dentro e fuori dal campo. Non saremmo potuti essere più diversi: lui di famiglia socialista, io liberale, lui giocava a sinistra, io a destra, lui non si dà mai pace, io sono un tipo tranquillo…». Le spiace aver fatto una carriera alla sua ombra? «Una volta alla Royal Albert Hall di Londra nel presentarci dissero che lui era one of the most handsom men in Europe, uno degli uomini più affascinanti d’Europa, e io ero the shorter, quello più basso. Ma nella coppia ero il regista che creava e preparava il piatto, lui il bel ragazzo che dava il colpo del ciuffo». Ma non era la Veronica il colpo di Panatta? «Tecnicamente. Ma il colpo del ciuffo era bestiale, le donne impazzivano. Lui prima di colpire la palla si spostava i capelli con la mano e loro gridavano: A-dri-a-no! Ma il colpo lo avevo preparato io!». […] Ha dovuto coprirlo spesso con le donne? «Lasciamo stare…». Me ne dica almeno una! «Eravamo in Spagna e durante una partita mi fa: “La vedi quella donna in tribuna? Stasera esce con me”. E io: “Vabbè adesso però cerchiamo di vincere”. La sera, come da manuale, la signora, sposata e con tre-quattro figlioli, lo raggiunse in albergo. Poiché dormivamo in camera insieme, dovetti cedergli la stanza e andai in quella accanto, comunicante. A un certo punto sentii bussare alla porta, era il marito: “Donde està mi mujer”? Ma che ne so, risposi. Adriano aveva sentito tutto e quando andò via fece entrare la moglie da me: bussò da lui e non c’era già più». Nella sua autobiografia, «Pasta kid» (Ultra Edizioni), scrive che grazie a voi Björn Borg diventò un sex symbol. «Vestiva in un modo… Zoccoli svedesi, jeans e maglietta. Lo obbligammo a tirar fuori la carta di credito e rifarsi il guardaroba…». Pure Adriano era vanitoso.. «Altroché! Guai a toccargli i capelli, diventa pazzo». La partita più bella? «La vittoria in Coppa Davis». Con la maglietta rossa. «Quella storia… Buon per Adriano che ve ne siete accorti, ma ai tempi non fece così tanto clamore. Comunque poi la cambiammo». La vittoria più gustosa? «Contro gli australiani a Roma, o anche a Montecarlo contro McEnroe e Gerulaitis». È vero che doveva allenare Federer? «Ero nella rosa, ma significava stare 40 settimane all’estero, avevo appena smesso di fare il girovago…». Cosa pensa di Sinner? «Ha tutto: testa mezzo tedesca, è serio, è ben guidato da Piatti e vive per il tennis». E lei gioca ancora a tennis? «Mai. Quando ho smesso ho smesso». Sogna di giocare? «Mi è successo all’inizio del lockdown. Non ricordo contro chi, ma era un match delicato, non sapevo se colpire sul dritto o sul rovescio. Ho riprovato quella sensazione, il mal di pancia che ti prende…».

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Roland Garros, subito botti (Cocchi)

La rassegna stampa di venerdì 25 settembre 2020

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Roland Garros, subito botti (Federica Cocchi, La Gazzetta dello sport)

Accantonate per un attimo le polemiche sul Covid e sui numeri del pubblico, sceso da 5000 a 1000 al giorno per motivi di sicurezza dopo una prima ottimistica ipotesi di 20.000, il Roland Garros si presenta con il sorteggio dei tabelloni ed è subito tormentone. Rafa Nadal riuscirà a fare 13? E Djokovic, vincitore a Roma e rinfrancato nell’anima dalla squalifica di New York, sarà un reale candidato per il successo? Per non parlare del tormentone sullo Slam numero 24 della Williams, più abbordabile in un tabellone che non vede grosse complicazioni salvo una Halep in forma e motivata. Domande lecite in questa strana edizione al via domenica per la prima volta nell’umido e piovoso autunno, con condizioni di campo diverse e palle nuove. Insomma, forse mai come quest’anno il Roland Garros si presta a immaginare scenari meno scontati. Otto gli italiani direttamente nel tabellone principale nell’attesa che si concludano le qualificazioni. Interessante l’esordio sul rosso di Jannik Sinner. L’altoatesino per la prima volta giocherà lo Slam parigino, e con lui la sorte (elettronica, visto che i sorteggi a mano sono vietati per Covid) non è stata troppo benevola: gli ha riservato David Goffin. Il folletto belga numero 12 al mondo a Parigi sa come si fa: ha raggiunto i quarti nel 2016 (ma anche gli ottavi nel 2012 e nel 2018). Più morbido l’avvio di Matteo Berrettini che trova Vasek Pospisil, numero 76 al mondo e non troppo a suo agio sulla terra. Due italiane già in tabellone: la Giorgi che trova una qualificata e Paolini la spagnola Bolsova (98). Rafa Nadal, testa di serie numero 2 nella parte basse di tabellone, inizierà la sua campagna per il 13° titolo a Parigi, e soprattutto per l’aggancio ai 20 Slam di Federer, contro il bielorusso numero 83 al mondo Egor Gerasimov. All’orizzonte un ottavo di finale suggestivo, un duello rosso fuoco con il nostro Fabio Fognini. Il maiorchino avrebbe un teorico quarto di finale contro Zverev, fresco finalista agli Us Open e la semifinale con Thiem, sempre che l’austriaco sopravviva al tabellone infernale che la sorte gli ha riservato. Primo turno con Cilic, quarti con Schwartzman, e varie insidle nel mezzo. Djokovic, nella parte alta di tabellone ha avuto la dea bendata più dalla sua, con scontri sul velluto e un’eventuale prima volta contro il nostro Berrettini ai quarti. Un primo turno dei vecchi tempi, di lusso, nella parte bassa del tabellone con sei Slam divisi da una rete. Andy Murray, a Parigi con una wild card, affronterà Stan Wawrinka testa di serie numero 16. […]

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Covid, che follia ad Amburgo: Paire a rischio ma può giocare (Cocchi). Smash di Musetti: “È il mio momento” (Bertellino)

La rassegna stampa di giovedì 24 settembre 2020

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Covid, che follia ad Amburgo: Paire a rischio ma può giocare (Federica Cocchi, Gazzetta dello Sport)

Un grande caos. Positivi, negativi, falsi positivi. Il Covid fa impazzire giocatori e tornei. Questa volta cambia l’ambientazione, Amburgo, ma non il protagonista: Benoit Paire. […] ad Amburgo dove ieri si è ritirato mentre era in svantaggio 6-4 2-0 contro Casper Ruud. Dopo il match, il francese numero 25 al mondo si è presentato regolarmente alla conferenza stampa, nella quale ha spiegato la bizzarria della situazione e il motivo per cui ha abbandonato la tenzone: «Sono risultato positivo. Ho passato dieci giorni segregato in camera agli US Open e ora dovrei vivere la stessa situazione qui ad Amburgo. Non ce la faccio più — si è sfogato Benoit —. Appena sono arrivato al torneo ho avuto due tamponi positivi, mentre quello di ieri (martedì, ndr) alla vigilia della gara era negativo. Qui in Germania la regola è diversa e quindi ho potuto giocare. Ma non ci sto capendo più nulla, l’Atp dovrebbe spiegare qual è la regola a cui tutti si devono attenere». […] Il problema ora si sposta su Parigi, lo Slam di casa a cui il francese tiene molto: «Quando ho parlato con il medico in Francia mi ha detto che avrò il 50% di possibilità di risultare nuovamente positivo a Parigi, perché potrebbero ancora esserci tracce del virus. Ogni notte vado a dormire nel dubbio. Cosa succederà? Come risulterà l’esame? Potrò giocare o dovrò restare di nuovo in quarantena? Se arrivo a Parigi in queste condizioni di sicuro non potrò giocare. L’unica cosa che voglio è finire la stagione e tornare a casa». Il medico del torneo ha spiegato i motivi per cui a Paire è stato concesso di giocare: «Sappiamo che esiste un’alta percentuale di test positivi anche dopo tre settimane, e lui a New York era stato controllato il 28 agosto. Risultare positivi dopo tanto tempo non significa che la persona sia contagiosa ma soltanto che ci sono ancora tracce di virus in corpo». […] È il caso di Bernabè Zapata, escluso dalle qualificazioni perché il suo tecnico Carlos Navarro era risultato portatore asintomatico di Covid. Peccato che i due, subito rientrati a Valencia, abbiano ripetuto l’esame e siano risultati perfettamente sani. Il bosniaco Damir Dzumhur, ha vissuto la stessa situazione e l’ha presa davvero male: ha deciso fare causa alla federazione francese di tennis: «È uno scandalo come è stata gestita la cosa, andrò in tribunale e sono sicuro che vinceremo. Abbiamo subito un’ingiustizia e una discriminazione».

Smash di Musetti: “È il mio momento” (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Non mancano gli spunti per continuare a sognare con i giocatori italiani. Arrivano dal Challenger di Forfi che ieri ha visto cadere le due prime teste di serie, per mano di due racchette nostrane. Lorenzo Musetti, ancora lui, dopo le belle imprese di Roma (ottavi) è ripartito come se nulla fosse e rituffatosi nei Challenger (anticamera del tennis stellare) ha estromesso dalla contesa l’americano Frances Tiafoe, un lottatore che arriva dalla gavetta e ha già toccato apici importanti in camera a soli 22 anni (già numero 29 ATP e oggi numero 67). Il carrarino ha vinto il primo set centrando il break al quinto gioco, nel quale è risalito dal 40-0 Tiafoe, mantenuto fino al decimo gioco per il 6-4. Di classe pura alcuni vincenti giocati con il rovescio classico ad una sola mano. Nella seconda frazione l’azzurro classe 2002 ha rifiatato e pur rimanendo in gioco ha subito la prestanza fisica di Tiafoe, che ha pareggiato i conti sul 7-5. Partenza ancora lanciata del tennista USA ad inizio terza frazione (2-0), poi solo Musetti che ha ripreso (2-2) e superato il rivale dominandolo in ogni zona del campo. Sei giochi consecutivi e chiusura sontuosa con due ace, il quinto e il sesto del suo incontro, per il passaggio nei quarti con un bel 6-2. Musetti vince e sogna: «Sono in forma, sto giocando veramente bene e mi sento a mio agio anche fisicamente nonostante le fatiche di Roma. Mi sento alla pari con tutti, non ho paura di affrontare avversari sulla carta più forti di me. Se l’obiettivo è vincere il torneo? Assolutamente sì». […] Ad Amburgo, nell’ATP 500, oggi tornerà in campo Fabio Fognini a caccia dei quarti contro il norvegese Ruud, ieri a segno contro Benoit Paire che si è ritirato sul 4-6 0-2 e in conferenza ha detto di aver giocato dopo una nuova positività al COVID-19. Gli organizzatori hanno rettificato sostenendo che al primo test ne era seguito uno di esito negativo. Con il transalpino, già in quarantena a New York, le sorprese sono sempre dietro l’angolo.

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«Il Foro è la casa degli Internazionali» (Grilli). Fognini ritrova il sorriso. Non vinceva da marzo (Crivelli). Nole sfida Rafa. Il pericolo è Thiem (Azzolini). Djokovic è pronto per sfidare Parigi, il tabù che ha sfatato solo una volta (Grilli)

La rassegna stampa di mercoledì 23 settembre 2020

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«Il Foro è la casa degli Internazionali» (Massimo Grilli, Corriere dello Sport)

Dell’edizione dei 90 anni degli Internazionali d’Italia ricorderemo molte cose: il successo di Djokovic e Halep, naturalmente, l’ottima riuscita dell’organizzazione, malgrado i problemi legati all’emergenza Covid, l’assenza degli spettatori, poi tornati a scartamento ridotto negli ultimi due giorni. Ricorderemo anche le nuove affermazioni di Angelo Binaghi riguardanti il possibile trasferimento in un’altra città, in un nebuloso futuro – lo stesso presidente ha chiarito che ci vorrebbero almeno cinque o sei anni per approntare una nuova organizzazione – degli Internazionali d’Italia (e non del Lazio, ha tenuto a precisare Binaghi, ultimo capitolo di un contenzioso aperto con il presidente della regione, Zingaretti). Non è la prima volta che se ne parla, ma noi vogliamo partire dalle parole espresse lunedì da Vito Cozzoli, da otto mesi presidente e ad. di Sport e Salute, l’organizzazione che si occupa dello sviluppo dello sport in Italia: «Internazionali e Foro Italico sono la stessa cosa, non c’è impianto migliore e più bello. Roma è la Capitale d’Italia, e la casa degli Internazionali è il Foro Italico, non esistono alternative a questa location. I giocatori sono tutti innamorati di Roma e l’hanno vissuta alla grande, nonostante le difficoltà dei momento, li abbiamo fatti sentire completamente a loro agio. Ho saputo che molti, tornando a casa la sera dal Foro oppure la mattina presto prima di partire, facevano fermare la macchina per godersi certi scorci della città».

Il consuntivo del torneo è positivo.

 

L’organizzazione ha funzionato alla grande, nessuno tra gli interpreti si è lamentato. La manifestazione non ci darà utili, questo è chiaro, ma serviva al Paese per dare un senso di ripartenza, è stata una specie di biglietto da visita del Made in Italy da offrire al mondo. Non era una sfida facile, era completamente nuova e impegnativa e l’abbiamo gestita con grande attenzione.

Problemi strutturali però esistono, quali sono le vostre idee in merito al Foro Italico?

Sono in programma investimenti nelle infrastrutture della zona, e parliamo sia dell’attività legata al torneo sia della volontà di coinvolgere i cittadini. Siamo convinti che il Parco del Foro Italico sia il polo sportivo più importante del Paese, lo vogliamo trasformare in un parco tematico dove lo sport possa mischiarsi con le bellezze artistiche e culturali della zona, con la collaborazione delle istituzioni locali e del Ministero dei Beni Culturali. Sono allo studio tante iniziative. Auspichiamo che il Foro Italico si apra, oltre che alle attività agonistiche, anche a quelle spontanee. In agosto ci siamo dedicati agli Over 65, che hanno potuto usufruire gratuitamente dei campi da tennis e della piscina, e l’idea è di mettere a disposizione quei campi anche per i bambini con problemi economici. Insomma, l’obiettivo è organizzare grandi eventi ed eventi di base, di tutti e per tutti. La speranza è avere il Foro Italico e l’Olimpico aperti tutto l’anno.[…]

Fognini ritrova il sorriso. Non vinceva da marzo (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Amburgo conserva un posto speciale nel cuore di Fabio Fognini. Nel 2013 vinse il torneo, allora il più importante della carriera prima del trionfo del 2019 a Montecarlo. Cinque anni dopo, in riva all’Elba, raccoglie la prima vittoria dopo le due operazioni di maggio alle due caviglie battendo il padrone di casa Kohlschreiber, 88 Atp, invitato con una wild card. Così, dopo i k.o. immediati a Kitzbuehel e a Roma, Fabio riassapora in Germania il gusto del successo, che mancava dalla Davis di marzo, e si guadagna il secondo turno contro il vincente tra Ruud e Paire. Dopo un inizio equilibrato, l’azzurro numero 15 del mondo regala il break decisivo del primo set con qualche errore di troppo, ma nel secondo ritrova profondità e aggressività; anche nel terzo comanda gli scambi, sale 5-3, non chiude ma poi sfrutta un passaggio a vuoto al servizio del tedesco e si impone dopo oltre due ore di lotta (4-6 6-1 7-5). Sconfitto invece Sonego da Auger-Aliassime: 6-2 7-6 (2). Al Roland Garros, intanto, proseguono le qualificazioni per lo Slam che inizierà domenica. Nel maschile, dopo le quattro vittorie italiane di lunedì, la seconda giornata regala il sorriso solo a Marco Cecchinato, che piega 6-3 7-5 il lettone Gulbis. Ora il palermitano affronterà il francese Lestienne. Niente da fare, invece, per Federico Gaio, Matteo Viola e Stefano Napolitano. Nel femminile en plein di successi con Trevisan, Gatto-Monticone, Errani (già finalista nel 2012), Di Giuseppe e Cocciaretto. […]

Nole sfida Rafa. Il pericolo è Thiem (Daniele Azzolini, Tuttosport)

La terza bolla. Visita guidata al tennis sotto vuoto. Un capitolo da “Guida galattica per autostoppisti” in chiave tennistica. Dalla grande bolla di New York, che il team francese guidato da Benoit Paire è riuscito a sforacchiare come un emmenthal (è bastata una sola partita a carte, per azzerare ogni precauzione anti-Covid), alla bolletta romana, che ha tenuto bene alla faccia dell’altrui grandeur. Fino alle bollicine francesi, che già presentano una precaria condizione da Stati d’infezione Generali. Inutile chiedersi se fosse il caso di giocarli questi Mondiali su terra rossa. I francesi non rispondono. Esperti di tattiche diversive, non rispondono nemmeno alle domande su quanti positivi siano stati realmente riscontrati nel gruppo delle qualifiche. Marca, il quotidiano spagnolo, ha scritto 15.Si diceva che il Covid avrebbe cambiato tutto. C’è del vero, ma senza esagerazioni. Nel tennis si riscontra un esubero di risultati a sorpresa, vedremo se il Roland Garros riporterà tutto allo status quo ante, o se avremo strascichi di sbigottimento causati da eventi impensabili. Tipo Diego Schwartzman che batte Rafa Nadal. Roma è stato un torneo ricco di colpi di scena, buono per i giovani italiani che ne hanno lietamente approfittato. Abbiamo ritrovato un Sinner già in grado di opporsi ai campioni affermati (Tsitsipas), ma non cosí robusto da non finire fiaccato dal tennis dei livelli più alti (Dimitrov). Abbiamo scoperto Lorenzo Musetti, non solo (e non tanto) per i successi su Wawrinka e Nishikori, alla prima sortita post lockdown, ma per la tempra e la personalità che ha messo in campo. Alla fine, ai quarti è giunto solo Matteo Berrettini, un buonissimo risultato e insieme una forte delusione. Contro Casper Ruud ha avuto un calo imprevisto, sul quale dovrà ragionare, ma nessuno potrebbe negare che stesse per batterlo. […] Sulle gerarchie, Roma non ha espresso giudizi. La vittoria di Djokovic cambia poco o nulla. La sconfitta di Nadal contro El Peque, è frutto della lontananza dai campi. Due o tre incontri sull’amata sabbia francese, basteranno a rinvigorire Rafa, mentre Nole sa bene di non essere ancora al massimo. Tra i due una voce importante sarà quella di Thiem, vincitore degli Us Open. Ha preferito saltare Amburgo e forse non ha fatto bene. Ma niente vieta di vederlo favorito per Parigi. Due finali negli ultimi due anni, la candidatura ha un peso. Dopo quella di Rafa, con le sue dodici vittorie. Ma prima di quella di Djokovic, che le mattonate di Thiem le ha sempre sofferte.

Djokovic è pronto per sfidare Parigi, il tabù che ha sfatato solo una volta (Massimo Grilli, Corriere dello Sport)

«Grazie Roma», con questo tweet Nole Djokovic ha voluto chiudere la sua settimana nella Capitale. Aveva proprio bisogno una coppa da baciare, il numero 1 del mondo, per chiudere un periodo ricco di polemiche, culminato con la storiaccia della pallata tirata a una giudice di linea agli Us Open, con conseguente perdita della partita, una squalifica che gli ha probabilmente impedito di conquistare il suo 18° titolo dello Slam. Al Foro Italico si è dimostrato nervosetto (racchette rotte, warning incassati, discussioni con i giudici di sedia ..) e ha vinto senza dominare: malgrado non abbia incontrato Top Ten sulla sua strada (il giocatore più forte l’ha incrociato in finale, il numero 15 Schwartzrnan) ha sofferto sin dall’inizio del torneo. Ma la terra del Foro Italico porta evideruemente fortuna al serbo, che in carriera ha vinto di più solo sul cemento degli Open d’Australia e di Miami. Djokovic ha fatto quindi rotta su Parigi, il torneo che finora gli ha regalato molte più amarezze che gioie, grazie anche allo strapotere del cannibale rivale Nadal che sui campi della Porte d’Auteuil ha trionfato 12 volte, vincendo l’incredibile numero di 93 partite su 95. Djokovic invece nella capitale francese ha giocato in 15 occasioni, vincendo solo nel 2016 (in finale su Murray, Nadal si era ritirato per un problema al polso prima di disputare il terzo turno).[…] «A Roma non ho giocato al meglio – ha detto Djokovic dopo la finale – spero di poter alzare il mio livello in Francia, sarà necessario per arrivare in fondo al torneo. Nadal? Se c’è un torneo nel quale c’è un favorito d’obbligo, questo torneo è il Roland Garros». A Parigi Djokovic ha incontrato Nadal sette volte vincendo solo nell’ultima sfida, nel 2015 (7-5 6-3 6-1 nei quarti di finale). Clamorosa quella vittoria probabilmente buttata via per una invasione di campo (!) nelle semifinali del 2013: avanti 4-3 al quinto set, Nole scende sotto rete per chiudere una facile volèe alta di rovescio ma poi sembra scivolare e finisce per toccare la rete prima che la palla abbia toccato terra per la seconda volta. Punto assegnato a Nadal, che chiuderà la partita per 9-7. […]

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