Novak Djokovic e il vaccino obbligatorio: "Inaccettabile"

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Novak Djokovic e il vaccino obbligatorio: “Inaccettabile”

Il serbo ha parlato con il New York Times dei motivi che lo hanno spinto a partecipare allo US Open e delle polemiche degli ultimi mesi. L’Adria Tour, l’assenza di Federer e Nadal e il coronavirus

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Novak Djokovic - US Open 2018 (foto Art Seitz)

Qui il link all’articolo originale. Il New York Times ha un paywall, ma con la creazione di un profilo si possono leggere alcuni articoli gratuitamente


Completato il volo transatlantico, Novak Djokovic era seduto sul divano di una spaziosa casa che ha affittato vicino a New York, immersa nel verde e lontana dalla confusione della città – questa è una delle concessioni che ha ottenuto al termine delle trattative con la USTA. Djokovic si era appena messo una camicia dopo essersi abbronzato per un po’ sulla terrazza.

“Trovarsi in questo tipo di ambiente, sereno e verde, è una benedizione”, ha detto il serbo durante un’intervista su Zoom. “E ne sono grato, perché ho visto l’albergo dove risiederà la maggior parte dei giocatori. Non voglio sembrare arrogante o cose del genere, e so che la USTA ha fatto del suo meglio per garantire gli alloggi e organizzare le bolle cosicché i giocatori potessero effettivamente venire qui e competere, ma per molti di loro è dura non poter aprire le finestre ed essere confinati ad una piccola stanza d’albergo.

 

Organizzare lo US Open durante la pandemia di coronavirus è stato un percorso accidentato e tortuoso. Le pretese e le lamentele di Djokovic – pubbliche e private – non hanno reso la vita più facile per la USTA. Ma a differenza di molte altre star del gioco, fra cui Rafael Nadal e Roger Federer, Djokovic si è effettivamente presentato ai nastri di partenza al termine di questa lunga e inaspettata pausa del tennis mondiale. È ancora N.1 ATP e il suo record nel 2020 è un perfetto 18-0, lo stesso che aveva quando il tour si è fermato a marzo per la pandemia.

Eppure, durante l’interruzione forzata della stagione il suo ruolo non è proprio stato quello del vincitore. Ha generato polemiche mettendo in dubbio l’efficacia dei vaccini e affermando che l’acqua può essere influenzata dalle emozioni umane. Inoltre, ha intaccato la sua credibilità (e il suo brand) organizzando a giugno l’Adria Tour, una serie di esibizioni di beneficenza in Serbia e Croazia che aveva delle serie mancanze in termini di distanziamento sociale e decoro, causando così un cluster di casi di Covid-19. La manifestazione è stata cancellata dopo la seconda tappa, e molti giocatori di alto profilo e membri dei loro staff sono risultati positivi al tampone.

Djokovic e sua moglie Jelena erano fra loro, e hanno fatto isolamento per due settimane con i giovani figli nella loro città natale di Belgrado, Serbia. “Abbiamo cercato di fare qualcosa con le giuste intenzioni”, ha detto Djokovic dell’Adria Tour. “Certo, ci sono alcuni passaggi che si sarebbero potuti svolgere diversamente, ma dovrò sentirmi incolpare a vita per un errore? OK, se deve andare così va bene, lo accetterò, perché è l’unica cosa che possa fare. Dimmi tu se sia giusto o meno nei miei confronti, ma io so che le mie intenzioni erano giuste e corrette, e se potessi organizzare di nuovo l’Adria Tour, lo farei.

Djokovic ha mostrato molte emozioni diverse durante l’intervista di questa settimana, passando da un atteggiamento di scusa ad uno di sfida, e ha detto di aver utilizzato la lunga pausa per rendere più profonde la connessione con la sua famiglia e la comprensione di questioni riguardanti l’ecologia e la salute. “Credo che questa sia una fase di grande trasformazione per il nostro pianeta e per tutti noi, e credo che forse sia l’ultimo campanello d’allarme a nostra disposizione, l’ultima chance”, ha detto.

Il campione ha affermato che i suoi sintomi sono stati lievi, e che sono durati quattro o cinque giorni. Ha dichiarato di non aver avuto febbre ma di aver avvertito un senso di debolezza; ha anche avuto una parziale perdita dell’olfatto e del gusto, e quando ha ricominciato ad allenarsi c’è stata una perdita in termini di resistenza. Djokovic, che predilige una dieta a base di piante e l’uso di cure naturali quando possibile, ha detto di aver tenuto d’occhio le proprie condizioni molto attentamente, cercando in particolare di individuare effetti del virus a lungo termini, una questione ampiamente dibattuta.

Ho fatto una TAC al torace, ed è tutto a posto. Ho anche fatto diversi tamponi prima di venire a New York da quando sono risultato negativo la prima volta”, ha detto. “Ho fatto gli esami del sangue, delle urine, delle feci, tutto ciò che si poteva fare. Farei della prevenzione in ogni caso, ovviamente, ma ora più che mai, perché non abbiamo un’idea precisa di cosa stiamo affrontando”.

Novak Djokovic – Cincinnati 2020 (via Twitter, @atptour)

Djokovic, che è venuto a New York senza la famiglia, è atterrato sabato, così da “abituarsi” alle insolite restrizioni del torneo e così da “essere a posto quando arriverà il momento di giocare”. Esordirà al Western & Southern Open, evento combined spostato dalla consueta sede appena fuori Cincinnati a quella dello US Open, di modo da creare una bolla di due tornei. Giocherà in singolare e in doppio, facendo squadra con il suo connazionale Filip Krajinovic – il suo primo match sarà domenica o lunedì. Entrambi i tornei saranno giocati a porte chiuse allo USTA Billie Jean King National Tennis Center nel Queens, dove i giocatori e il loro staff di supporto dovranno essere testati regolarmente e non potranno spostarsi dai rispettivi alloggi o dalla sede del torneo senza il permesso dell’organizzazione.

Sono stato molto vicino a non venire, ha detto Djokovic, che ha dichiarato di aver deciso di volare a New York a meno di una settimana dal suo arrivo, e solo dopo che i giocatori avevano ricevuto la garanzia dai governi europei che non avrebbero dovuto fare la quarantena una volta tornati in Europa dallo US Open.

“C’era tanta incertezza”, ha detto. “E ancora adesso ci sono molte cose che non sono chiare”. Ha poi aggiunto: “Voglio giocare, è il motivo per cui sono qui. Personalmente, non ho paura di trovarmi in una situazione pericolosa per la mia salute. Se ne avessi, con ogni probabilità non sarei qui. Sono cauto, ovviamente, devo essere responsabile e rispettare le regole e le restrizioni come tutti gli altri, ma delle cose sono imprevedibili. Può succedere qualunque cosa sia in campo che fuori”.

Djokovic ha affermato che l’esperienza con il coronavirus non gli ha fatto cambiare idea sui vaccini. Ha detto che si troverebbe a dover prendere una decisione difficile se un potenziale vaccino anti-Covid venisse reso obbligatorio per continuare a competere nel circuito.

“Ho visto che i media internazionali hanno un po’ decontestualizzato le mie parole, scrivendo che sono contro qualunque tipo di vaccino”, ha affermato. Il mio problema con i vaccini è l’idea di essere costretto a introdurre qualcosa nel mio corpo. È una cosa che non voglio, per me è inaccettabile. Non sono contrario a qualunque tipo di vaccino, anche perché chi sono io per parlarne quando ci sono persone specializzate in questo campo che hanno salvato delle vite in tutto il mondo? Sono sicuro che ci siano dei vaccini con pochi effetti collaterali che hanno aiutato le persone e contribuito a fermare la diffusione di alcune infezioni”.

Tuttavia, Djokovic si è detto preoccupato per un eventuale vaccino per il coronavirus: “Come possiamo aspettarci di risolvere il problema quando il virus, da quello che capisco, muta regolarmente?”

Il serbo ha detto che la dirigenza della USTA inizialmente era restia all’idea di consentire ai giocatori di affittare delle abitazioni private durante lo US Open. Dopo un po’ gli organizzatori hanno ceduto, ma hanno imposto delle norme severe. Djokovic dovrà pagare non solo per l’affitto, ma anche per la security 24/7 approvata e monitorata dalla USTA; il compito del servizio di sicurezza, infatti, sarà anche di far rispettare gli stessi protocolli imposti agli altri giocatori – in questa situazione l’organizzazione del torneo non si fiderà ciecamente dei giocatori. “Per me è fondamentale aver investito i miei soldi in questo modo, perché mi aiuterà a sentirmi meglio”, ha detto Djokovic. Potrò recuperare meglio e passare un po’ di tempo all’aria aperta anche quando non sarò alle partite”.

È venuto a New York con il massimo consentito di membri del team, vale a dire tre, un’altra concessione che ha ottenuto dalla USTA, che inizialmente voleva ridurre il numero a uno. Fra i coinquilini di Nole c’è Goran Ivanisevic, l’ex-campione di Wimbledon che fa parte dell’équipe del serbo e che ha a sua volta contratto il coronavirus durante l’Adria Tour, come successo ad altri giocatori e ad altri coach. Per chi stava seguendo da lontano, le conseguenze della manifestazione parevano logiche, vista la mancanza di norme di sicurezza: era consentito l’ingresso ai tifosi; le mascherine erano consigliate ma non obbligatorie; i giocatori si sono abbracciati e dati il cinque, e hanno perfino ballato il limbo a stretto contatto in una discoteca di Belgrado.    

“Sono d’accordo, in discoteca le cose si sarebbero potute svolgere diversamente, ha detto Djokovic. “La serata è stata organizzata dagli sponsor, hanno invitato loro i giocatori. Noi ci sentivamo a nostro agio, l’evento era stato un successo ed eravamo tutti molto felici”.

Djokovic ha detto che l’Adria Tour, concepito per aiutare i giocatori di bassa classifica provenienti dai Paesi della ex-Jugoslavia, è stato organizzato in cooperazione con i governi nazionali e con le Federtennis. In quel momento, sia in Serbia che in Croazia i numeri erano bassi, e c’erano poche restrizioni. “Abbiamo fatto tutto quello che ci hanno chiesto, e abbiamo rispettato le regole sin dal primo giorno, ha detto Djokovic, che però ha capito in fretta che la percezione dall’estero era molto diversa. “Quando un americano o un australiano guardavano ciò che stava accadendo in Serbia, dicevano cose tipo, ‘Oddio, ma siete matti? Cosa stanno facendo queste persone?’”, ha detto. “Davvero, lo capisco”.

Ci sono state critiche anche in Croazia, soprattutto per la gestione dell’evento da parte della federazione locale. Ciononostante, Djokovic (che in accordo con sua moglie ha fatto grosse donazioni per la lotta al coronavirus in Serbia e in Italia) continua a sostenere che sia valsa la pena di organizzare l’Adria Tour per via delle risorse economiche che ha generato per la regione. “Ad essere onesti, non penso di aver fatto niente di male”, ha affermato. “Sono dispiaciuto per le persone che hanno preso il virus. Ma mi sento in colpa per tutti coloro che l’hanno contratto da lì in avanti in Serbia, in Croazia, e in tutta la regione? Ovviamente no. È una caccia alle streghe, onestamente. Come si può incolpare una sola persona per tutto?

Djokovic ha 33 anni, ma questo sarà il primo Slam su 61 della sua lunga e trionfale carriera senza i suoi più grandi rivali – né Nadal né Federer saranno presenti. Nadal, 34 anni e campione uscente dello US Open, ha scelto di dare la priorità alla stagione su terra battuta, che nel calendario riconfigurato dell’annata tennistica seguirà a stretto giro lo US Open. Federer, 39 anni, non ha in programma di giocare altri match nel 2020, dopo essersi operato due volte al ginocchio in pochi mesi. A New York, i Big Three saranno ridotti a uno.   

“È strano, perché quei due sono leggende del nostro sport, e la loro assenza si farà sentire, pubblico o non pubblico”, ha detto Djokovic. Allo stesso tempo, però, ha voluto rimarcare che il loro forfait (e quello di altri otto Top 100, fra cui il vincitore dello US Open del 2016, Stan Wawrinka) non sminuirà il valore del torneo, dato che “la stragrande maggioranza” dei top player sarà presente. Federer detiene il record maschile di Slam, a quota 20. Nadal ne ha 19. Djokovic ne ha 17 e ha dichiarato che “ovviamente” l’obiettivo del diciottesimo titolo è stato un fattore decisivo per la decisione di attraversare o meno l’Atlantico.

“Uno dei motivi per cui continuo a giocare a questo livello è che voglio raggiungere nuove vette nel mondo del tennis”, ha detto. Ha aggiunto che due record di Federer rimangono fra i suoi obiettivi principali, quello di Slam vinti e quello per il maggior numero di settimane (310) da primo in classifica – Djokovic è a 282 settimane, e potrebbe superare lo svizzero entro marzo.

Nole afferma di sentirsi pronto al termine della più lunga pausa della sua carriera, ma non può avere la certezza di esserlo davvero, e sarebbe stato contento di trattare per giocare lo US Open al meglio dei tre set invece che al meglio dei consueti cinque. “Forse è una conversazione che in futuro dovremmo avere, perché queste circostanza sono veramente insolite”, ha detto.

La sua presenza, per quanto difficile da ottenere, ha dato una grande spinta ad entrambi i tornei di New York. Ha vinto lo US Open tre volte, e ha portato a casa tre degli ultimi cinque Slam. L’assenza dei Big Three in toto avrebbe alimentato a dismisura i dibattiti sulla legittimità di questo Slam. “Non posso dire che sia la ragione principale per cui sono qui, ma è certamente una delle ragioni”, ha affermato. “Prima di tutto, devo pensare a me stesso, alla mia salute, alla mia condizione fisica, e se al mio team vada bene essere qui. Una volta accertati questi punti, ovviamente ho anche avvertito la responsabilità di venire in quanto top player. È importante che il nostro sport vada avanti.  

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Roland Garros, Nadal preoccupato: “Le condizioni sono durissime, dovrò dare il meglio di me”

Lo spagnolo va alla caccia del suo tredicesimo successo a Parigi. Ma questa volta sarà tutto diverso. E tutto peggiore a sentire lui. Il clima? “Troppo freddo”. Le palle? “Lentissime, non adatte a giocare sulla terra rossa”

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Rafa Nadal - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Rafa Nadal dovrebbe essere felice di tornare in campo nel torneo che gli ha regalato le più grandi gioie della sua lunga e straordinaria carriera, ovvero il Roland Garros. E invece non lo sembra affatto. Perché quello che ritrova quest’anno non è l’Open di Francia che conosce lui. È un torneo freddo. Perché si gioca in autunno e il clima parigino non sembra essere affatto clemente. Perché manca la gente, a causa della necessità di evitare gli assembramenti e così ridurre al massimo la possibilità di nuovi contagi. C’è un nuovo tetto sul centrale che non ripara nemmeno troppo bene dalla pioggia e fa un rumore infernale quando diluvia. Ci sono delle palle nuove che contribuiscono a rendere le condizioni di gioco ancora più lente. Insomma, un Roland Garros diverso e quindi, per Rafa, più difficile e pericoloso. 

“Le condizioni sono molto molto dure. Fa così freddo. È una situazione estrema per giocare un torneo all’aperto”, esordisce Nadal.  “Per tanti motivi sarà il Roland Garros più difficile per me. Le palle sono completamente diverse. Sono pesanti, lentissime. In generale le condizioni sono lente. Naturalmente, la preparazione è stata più breve del solito”. Il re della terra rossa nonostante questo non ha nessuna intenzione di abdicare. C’è da scommetterci che lo vedremo come al solito lì in campo a correre, macinare colpi e non mollare un singolo punto.

Ma sapete cosa? Io sono qua per lottare e giocare con la massima intensità possibile, allenarmi con la giusta attitudine, darmi un’altra possibilità di vincere il titolo. Questo è il mio obiettivo principale. Essere competitivo lunedì e provarci. Giorno dopo giorno. Conosco bene questo posto, conosco bene questi campi. Bisogna essere pazienti, rimanere positivi, e trovare le giuste sensazioni in ogni singolo match”. E se non lo sa lui come si arriva in fondo al Roland Garros, non lo sa nessuno. 

Rafa Nadal e Carlos Moya – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Le critiche di Rafa si concentrano però soprattutto sulle palle. Fino all’anno scorso era la francese Babolat, sponsor di lunga data dello stesso Nadal per la racchetta, a fornire le palle per il Roland Garros. In questa nuova edizione però verranno usate delle nuove palle Wilson, per via di un nuovo accordo firmato dalla Federazione Francese con il celebre marchio di attrezzatura per il tennis americano. A detta di tutti i tennisti, le nuove palle sono più pesanti delle precedenti. Per i gusti del campione di Manacor, sommate al clima autunnale, renderebbero le condizioni di gioco eccessivamente lente.

“Mi sono allenato con queste palle a Maiorca prima del ritorno in campo. Ma lì faceva caldo. Queste palle sono molto lente. Non penso onestamente siano buone per giocare sulla terra rossa. Questa è il mio punto di vista. Non vanno bene per questa superficie”, ha sentenziato Nadal. Chissà se magari dopo che avrà trionfato per la 13esima volta sul Philippe Chatrier cambierà idea sulle palle, sul clima, e su tutto il resto. D’altronde le condizioni migliori sono sempre quelle in cui si vince. 

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Djokovic dopo la vittoria agli Internazionali: “A Parigi dovrò cambiare marcia. Il clima renderà il torneo complicato”

Novak Djokovic valuta la sua settimana vittoriosa a Roma, rifiuta il ruolo di favorito a Parigi e parla del meteo che potrebbe avere un ruolo importante. L’ipotesi trasloco per gli Internazionali

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Novak Djokovic - Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)

Grande soddisfazione naturalmente per Novak Djokovic dopo la sua quinta vittoria agli Internazionali BNL d’Italia, soprattutto dopo quello che era accaduto giusto due settimane prima a Flushing Meadows con la sua rocambolesca squalifica contro Carreno Busta. “Come avevo detto nella conferenza stampa di inizio torneo, ho avuto parecchi alti e bassi nei primi quattro o cinque giorni dopo quell’episodio. Ero in shock, come lo erano tanti altri. Tuttavia non è mai stato un problema per me superare le avversità nella vita e guardare avanti, ed è stato quello che ho fatto anche in questo caso. È stato molto utile avere un torneo subito dopo per poter tornare in campo ed eliminare qualunque traccia fosse rimasta di quel ricordo”.

Non è stata una vittoria schiacciante come altre volte gli è capitato nell’ultimo anno, ci sono stati momenti di difficoltà, match molto duri: “Non credo di aver giocato al meglio – ha ammesso il numero 1 del mondo – Non voglio sembrare arrogante, naturalmente, ma so di avere un altro paio di marce da poter utilizzare e spero di poter alzare il mio livello agli Internazionali di Francia, perché sarà necessario per arrivare in fondo al torneo. Ma è comunque stata una buona settimana, ho servito bene, e sono riuscito a trovare il mio gioco migliore nei momenti in cui serviva”.

Inevitabile la domanda su Rafael Nadal, che tutti credevano sarebbe stato il suo avversario in finale, e che invece è inciampato in Diego Schwartzman nei quarti di finale nel suo torneo di rientro dopo la pausa del circuito per il COVID-19: “A Parigi Rafa sarà sicuramente il giocatore con le più alte possibilità di essere in finale, anche se ovviamente non posso che augurarmi che non ci arrivi. Se c’è un torneo nel quale c’è un favorito d’obbligo, questo torneo è il Roland Garros e il favorito è Rafa”.

Anche le condizioni di gioco che al Bois de Boulogne saranno sostanzialmente diverse rispetto a quanto si trova durante la consueta data di maggio-giugno influenzeranno non poco i risultati del torneo, dice Djokovic: “Le condizioni a Parigi saranno diverse, un po’ come quelle trovate durante la finale oggi: pioggerellina, campo bagnato, rimbalzi bassi, abbastanza freddo. Inoltre il torneo potrebbe subire dei ritardi nel caso in cui si dovessero incontrare più giornate di pioggia consecutive. Speriamo di riuscire a finire in tempo. Da parte mia dovrò essere fisicamente preparato a gestire le interruzioni, eventualmente rimanere mezza giornata senza giocare, dato che ci sarà un solo campo con il tetto”.

 

Con questa affermazione il serbo ha anche consolidato la sua posizione in testa alla classifica ATP, superando questa settimana le 287 settimane al vertice di Pete Sampras e lanciandosi alla rincorsa del record delle 310 settimane di Federer che potrebbe raggiungere la prossima primavera: “Ovviamente ho ben presente la situazione, so di essere in una buona posizione per superare il record. Si tratta di uno dei miei principali obiettivi professionali in questo momento, insieme ovviamente con il numero di vittorie negli Slam e anche nei Masters 1000 naturalmente. Ma è meglio non guardare troppo lontano, non si sa mai cosa abbia in serbo il futuro…

La domanda di chiusura è stata a proposito di un possibile spostamento degli Internazionali ad un’altra località italiana. “Non sapevo nulla – ha detto Djokovic piuttosto sorpreso – l’anno prossimo ci saranno le ATP Finals a Torino, un’ottima novità per il torneo, che io ho sempre sostenuto dovrebbe essere più itinerante. Ma Roma è una location fantastica per questo torneo, l’impianto è splendido, c’è una grande storia, l’evento è molto popolare, viene sempre tanta gente. Sono sorpreso che si pensi a un trasloco”.  

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Halep: “Vincere a Roma è un sogno, qui iniziò la mia ascesa nel ranking”

La n. 2 del mondo è raggiante in conferenza stampa: “Sono contentissima, voglio solo sorridere”. E si proietta verso il Roland Garros: “Nessuna pressione. Voglio abituarmi ai campi e cercare di vincere ogni match”

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Simona Halep - Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)
Questo spazio è sponsorizzato da BMW

L’edizione femminile degli Internazionali d’Italia purtroppo ha visto solo una finalista scendere in campo: Simona Halep si è trovata davanti una Karolina Pliskova infortunata che non le ha opposto grande resistenza. L’atteggiamento della romena in finale è stato comunque impeccabile come sempre. “La mia preparazione quando l’affronto è sempre la stessa, indipendentemente dalla superficie, perché lei ha un servizio fortissimo. Il suo dritto è incredibile, e anche il rovescio. Insomma ha tutti i colpi” ha detto la n. 2 del mondo in conferenza stampa. Qui è un po’ più veloce rispetto alla terra normale, per questo ha vinto lo scorso anno e si sente a suo agio. Oggi tutto quello che avevo in mente era di essere veloce, non darle il tempo di colpire e di farla muovere. E l’ho fatto molto bene”.

La soddisfazione che c’è nel vincere Roma per l’ex numero 1 del mondo va oltre il fatto di sollevare un semplice trofeo. “Finalmente l’ho vinto, amo questo torneo e ogni anno ho sempre giocato bene. Lo scorso anno no, ma quello precedente sì e in passato ho fatto due finali. L’inizio della mia ascesa nel ranking è stato qui nel 2013 quindi era davvero un sogno quello di vincere questo titolo. Sono davvero contenta che sia successo, ora voglio solo sorridere” ammette candidamente mentre si lascia andare ad uno dei suoi sorrisi più genuini. Purtroppo la bolla nella quale si trova non concede sconti e quindi anche i festeggiamenti sono ridotti all’osso: “Resterò nella mia stanza a godermi il trofeo. Lo userò per berci un po’ di Champagne, tutto qui. Sicuramente la celebrazione più noiosa di sempre”.

Un dettaglio da tenere in conto è che Simona non era presente per la trasferta newyorkese, a differenza di tutte le sue avversarie affrontate a Roma. La sua superiorità fisica è stata a tratti evidente e lei stessa sa chi deve ringraziare. “Vorrei menzionare i miei due allenatori, Arti (Apostu-Efremov) e Darren (Cahill), che mi hanno aiutato sotto l’aspetto fisico negli ultimi sei mesi. Sono stata molto ferrea con la programmazione, ho lavorato molto e sono migliorata tanto fisicamente quando ero a casa. Per questo riesco a correre e sentirmi in forma ad ogni incontro. Le mie gambe sono diventate più forti“.

 

Il Roland Garros è imminente e per una ex vincitrice come lei è inevitabile che questo rappresenti un obiettivo; tuttavia l’esperienza le ha insegnato come gestire la situazione. “Si tratta solo di un altro torneo, non mi metterò pressione. Ho giocato molto bene quest’anno, ho già vinto tre tornei e ho giocato moltissimo sulla terra. Sono in fiducia. Voglio solo andare lì, abituarmi di nuovo ai campi, all’atmosfera, e cercare di vincere ogni match che gioco. Ogni incontro è una battaglia quindi vedremo cosa accadrà”.

La pressione, che negli sport ha un ruolo decisivo, quest’anno ha un’ulteriore componente e corrisponde al fattore COVID. A Parigi già diversi tennisti sono risultati positivi (con conseguenze che hanno coinvolto più persone) e questo non può che far aumentare le precauzioni da parte degli altri contendenti. “Sì, ho sentito la notizia prima della partita e ovviamente mi preoccupa” ha commentato Halep.Ma sono sicura che verranno prese le contromisure e sarà sicuro abbastanza per permetterci di giocare“.

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