I poteri del tennis sostengono l'ATP contro Djokovic: "Non è il tempo dei conflitti"

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I poteri del tennis sostengono l’ATP contro Djokovic: “Non è il tempo dei conflitti”

Sono arrivate le prime repliche ufficiali allo scisma annunciato la scorsa notte da Nole, Pospisil e Isner

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Andrea Gaudenzi (foto ATP Tour 2019)

La notizia è ancora molto fresca: un membro del Players Council si è dimesso (Pospisil) e altri due l’avrebbero fatto (Djokovic e Isner, non ufficializzati) per fondare una nuova associazione giocatori (essenzialmente un sindacato) dal nome di Professional Tennis Players Association, una decisione presa per salvaguardare i diritti dei tennisti e per avere più peso politico nelle trattative con i tornei.

L’ATP è inizialmente rimasta silente, anche se il New York Times ha pubblicato alcuni estratti di una lettera inviata da Andrea Gaudenzi ai secessionisti. Ora sono arrivati i primi messaggi ufficiali, uno da parte dell’ATP (stranamente inviato attraverso una mailing list ma non pubblicato sul sito) e uno co-firmato dai sette stakeholders del tennis, vale a dire l’ATP stessa, la WTA, l’ITF, e i quattro Slam.

I messaggi sono piuttosto simili fra di loro, e richiamano all’unità in un momento difficile come quello attuale, in cui il tennis si è trovato a fronteggiare perdite ingenti a causa dei cinque mesi di stop dei tour. Quello dell’ATP, in particolare, insiste sulle tematiche già riportate dal Times: cooperazione, come detto, e rapporti paritari fra giocatori e tornei che proprio le associazioni giocatori si impegnano a difendere. Questo il testo tradotto:

 

“Il successo dell’ATP Tour, cresciuto negli ultimi trent’anni fino a diventare uno dei principali eventi sportivi del mondo, è stato costruito sul rapporto paritario fra giocatori e tornei, oltre che su proficue collaborazioni con i tornei del Grande Slam, con la WTA, e con l’ITF.

La struttura della governance dell’ATP Tour consente ai giocatori di avere, in merito a ogni decisione importante che riguardi il tour, un peso pari a quello di ogni altra parte coinvolta. Siamo consapevoli delle sfide che i nostri membri stanno affrontando a causa della situazione attuale, ma crediamo fermamente che questo sia il momento dell’unità, non delle divisioni interne. Siamo irremovibili nel nostro impegno a fare il possibile per i nostri giocatori in ogni aspetto del nostro business, assicurandoci che traggano il massimo dei vantaggi dagli anni che passano sull’ATP Tour, e ci impegniamo a far sì che le loro voci si sentano.

Parallelamente, ci impegniamo anche a lavorare con gli altri organi governativi del tennis con l’intenzione di realizzare il potenziale del nostro sport. Solo uniti possiamo concentrarci sul migliorare l’esperienza degli appassionati e sul coinvolgere nuovo pubblico, e solo così possiamo far sì che il tennis continui a prosperare”.

Similmente, il messaggio condiviso dai poteri forti del gioco esprime pieno sostegno all’ATP, e ricorda lo sforzo collettivo fatto per garantire degli introiti ai giocatori dal ranking più basso durante i mesi di inattività:

Ora, questo messaggi, apparentemente non molto incisivi, presentano invece diversi aspetti interessanti: innanzitutto, si fanno delle concessioni su quelle che sono state le sofferenze patite dagli atleti in questi mesi (e qui non si può non pensare alle critiche di Simon e Opelka al mancato taglio del proprio stipendio da parte di Gaudenzi e del suo CEO Calvelli).

Allo stesso tempo, però, il pieno sostegno degli altri gruppi dirigenti all’ATP rafforza la chiara minaccia contenuta nel messaggio e che riecheggia quanto già scritto da Gaudenzi privatamente: i giocatori hanno peso perché la loro associazione, nata proprio per questo motivo, ha fatto sì, a partire dalla sua fondazione nel 1972 e poi dalla “Parking Lot Press Conference” del 1988, che potessero averne. Va da sé, quindi, che se gli altri gruppi governativi decidono di sostenere l’ATP non ci sarà legittimazione per il nuovo gruppo, e questo lo lascerebbe privo di potere.

In realtà, però, il mondo del tennis sta giocando con il fuoco, perché l’efficacia della minaccia dipende da un unico fattore, e cioè la bassa adesione alla nuova sigla sindacale. Se c’è una cosa che abbiamo imparato negli ultimi giorni (o meglio, se c’è una realtà di cui abbiamo dovuto prendere atto ancora una volta) con il boicottaggio dei playoff NBA da parte dei Milwaukee Bucks, e con la conseguente decisione è che nello sport contemporaneo vince il player empowerment, decidono i giocatori, perché il loro brand è spesso più potente di quello delle rispettive leghe, essenzialmente grazie al contatto diretto che possono avere con il pubblico via social media. Da questo punto di vista, quindi, è possibile che il richiamo alla divisione equa dei poteri fra tornei e giocatori ormai stia stretta agli atleti.

L’elefante nella stanza quindi è: Federer e Nadal (e gli altri top player) staranno con Djokovic? Se la risposta è sì, allora l’ATP dovrà per forza capitolare, perché i tornei dello Slam non potranno che sottostare alle richieste delle loro attrattive principali. In questo momento, però, verrebbe da pensare che il Fedal non sia a favore di questa secessione, perché Pospisil ha detto molto chiaramente che i membri fondatori di questa nuova sigla si riuniranno stasera per una foto che immortali il “momento storico”. Questo lascia pensare che il momento dello strappo fosse pianificato, e, poiché Federer e Nadal non sono a New York, sembra ragionevole pensare che non siano “on board”.

Inoltre, l’ultima parte del messaggio dell’ATP va a sostegno di questa tesi: la menzione è per l’esigenza del tennis di unirsi, non solo in senso figurato, ma proprio da un punto di vista legale, un apparente riferimento alla vociferata fusione di ATP e WTA. L’articolo del New York Times (e il nostro Vanni Gibertini) hanno sottolineato che uno dei principali casus belli potrebbe proprio essere questo, perché potrebbe portare a una contrazione dei guadagni degli uomini in nome di una suddivisione equa dei profitti. Sappiamo che Federer e Nadal si sono dichiarati pubblicamente a favore di un merger di questo tipo, ergo i due si troverebbero in diretta opposizione al nuovo gruppo. Tuttavia, questo punto è controverso, perché Pospisil si era a sua volta dichiarato favorevole a una fusione mesi fa, e quindi le motivazioni dello strappo sono certamente molto più complesse, e verranno chiarite, forse, nei prossimi giorni.

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ATP Madrid: Sinner mostra i limiti dell’età, salta la sfida con Nadal. “Tornerò più forte”

MADRID – Il 19enne azzurro, nervoso e infastidito dal polline, cede in due set ad Alexei Popyrin dopo aver servito per vincere il primo: “L’ho perso io tre volte”

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Jannik Sinner - Madrid 2021 (photo Ángel Martínez)

dal nostro inviato a Madrid

L’attesa sfida tra Rafa Nadal e Jannik Sinner è saltata. Ci ha messo lo zampino Alexei Popyrin, un paio d’anni più anziano dell’altoatesino. Sinner si è lasciato scivolare dalle mani un match che ha tenuto in controllo per gran parte del primo set; il servizio però lo ha deluso nel momento del bisogno e nel secondo set, cosa sorprendente per lui, è stato preda del nervosismo. Merito va dato anche all’australiano che ha fatto fruttare al massimo il suo gioco non così vario, ma senza dubbio concreto sia col dritto che col servizio (che viaggia attorno ai 210km/h con disinvoltura). Per l’altoatesino dunque la prima partecipazione nel tabellone principale di Madrid si conclude con una vittoria per ritiro contro Guido Pella e una sconfitta contro il campione juniores del Roland Garros 2017.

Sinner ha giocato il secondo match consecutivo sul campo 3, chiuso al pubblico, ma il leggero venticello che ha iniziato a tirare a metà pomeriggio ha reso l’atmosfera ideale. In aggiunta, la grossa struttura ha fatto ombra sul campo sin da subito quindi il sole non ha minimamente impensierito né i giocatori né i pochi addetti ai lavori presenti (ci ha pensato solo il polline, e sfortuna vuole che Sinner sia allergico). Solo Riccardo Piatti, allenatore di Jannik, ha preferito abbandonare il suo box per prendere posto sugli spalti sotto il sole.

Sinner sfrutta subito un passo falso di Popyrin nel primo game – anche se di solito è proprio Jannik a partire a rilento – per mettere subito la testa avanti. Tutto lasciava presagire che questo sarebbe bastato per vincere il primo set, ma al momento di servire sul 5-4 Jannik ha perso incisività rimettendo in corsa il 21enne, che nei game successivi si è caricato ancor di più annullando tre palle break. L’australiano ha iniziato a giocare con cosi tanta convinzione che a un certo punto persino il tie-break sembrava in discussione. Giunti al gioco decisivo, Sinner sembrava aver ritrovato la bussola ma era solo apparenza: dopo aver condotto 4-1 infatti si è spento di nuovo, e complice anche un doppio fallo ha consentito a Popyrin di rifarsi sotto e l’australiano non si è fatto pregare, chiudendo poi a sua volta col servizio.

 

La falla nel gioco di Sinner ha continuato a far imbarcare acqua anche nel secondo set, che si è aperto con un break a suo svantaggio. Come se i problemi sul campo non bastassero, Jannik ha iniziato anche a tossire a causa dell’eccessiva quantità di polline nell’aria e tutto questo, sommato al gioco di Popyrin che non gli ha lasciato un attimo di respiro, ha reso Sinner insolitamente nervoso. Era evidente che qualcosa non andasse, e quando ha scagliato una pallina fin quasi sopra il tetto il suo nervosismo è stato anche certificato da un warningPopryn non si è lasciato irretire e ha messo la parola fine al match con un secondo break dopo un un’ora e 36 minuti di gioco, col punteggio di 7-6(5) 6-2. Proveniente dalle qualificazioni, quello contro Nadal sarà il primo ottavo di finale in un Masters 1000 dopo essersi fermato al secondo turno sia a Miami che a Montecarlo quest’anno. Sinner invece manca l’appuntamento con la 20° vittoria della stagione ma, se come ripete spesso lui da ogni sconfitta sa trarre un insegnamento, questo match sarà un maestro severo ma importante.

Il primo set praticamente l’ho perso tre volte, il mio servizio non è andato per niente bene” ha ammesso onestamente Sinner in conferenza. Tutto sommato, però, non è apparso molto abbattuto e ha anche riconosciuto i meriti dell’avversario: “Lui ha giocato meglio di me, sia col dritto che col servizio.” Jannik poi ha spiegato meglio i problemi attraversati tra primo e secondo set. “Io soffro di allergia e qui c’è tanto polline, inoltre gioco con le lenti a contatto e tutto questo mi ha dato molto fastidio“. Queste però non sono affatto delle scuse e la sua chiosa fa ben sperare: “Tornerò più forte di prima“.

Dal canto suo invece Popyrin si è mostrato decisamente sicuro di sé: “Non credo di essere troppo lontano dal livello di Sinner.Qualcuno potrebbere storcere il naso, ma del resto dev’essere questo lo spirito per poter compere nel tennis dei grandi. “Non ho iniziato la partita pensando di dover perdere” ha poi aggiunto. E infatti l’ha finita vincendo.

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ATP

ATP Madrid: buona la prima per Medvedev. Karatsev sommerge Schwartzman di vincenti

MADRID – Il n.3 del mondo ritrova campo e vittoria dopo lo stop per coronavirus. Vince anche Zverev. Schwartzman sconsolato: “Ha iniziato a tirare 2 vincenti a game!”

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Daniil Medvedev - ATP Madrid 2021 (ph. Alberto Nevado)

dal nostro inviato a Madrid

La sfida inedita tra il 21enne idolo di casa Alejandro Davidovich Fokina, in tabellone grazie a una wild card, e Daniil Medvedev ha aperto il programma di giornata sul centrale della Caja Magica. L’ha spuntata il russo in rimonta (4-6 6-4 6-2), sebbene sia stato lo spagnolo a interpretare meglio il match dal punto di vista tattico: ha preso la rete quando era il momento di farlo, accelerato quando ne aveva l’opportunità e ha tenuto lo scambio da fondo quando il russo cercava di prendere il sopravvento.

Questo mercoledì è la prima vera giornata calda del torneo, con la temperatura sempre sopra i 20°, e Davidovich l’ha scaldata ulteriormente costringendo il suo avversario a scattare spesso in avanti per rincorrere le sue palle corte. Nel primo set con questo colpo ha avuto più fortuna, e la sua maggior dimestichezza con la superficie gli ha permesso di recuperare un break e vincere persino il primo parziale 6-4.

 

Nel secondo set Medvedev ha iniziato ad innervosirsi un po’, sia per il campo a suo dire non perfetto (ha ricevuto anche un warning per aver colpito il suolo con la racchetta) sia per certe palle imprendibili del suo avversario, ma tutto sommato questa frustrazione ha avuto un effetto benefico sul suo tennis. Il n. 3 del mondo si è fatto leggermente più solido da fondo e questo è bastato per rimettersi in corsa; Davidovich Fokina invece, che ha comunque sempre lottato alla pari col suo avversario per quasi due ore, ha pagato a caro prezzo un solo game denso di errori grazie al quale Daniil ha rimesso il punteggio in parità restituendogli il 6-4.

Nel set decisivo Davidovich è calato sensibilmente e Medvedev ne ha approfittato sfiancandolo con i suoi classici scambi lunghi ed estenuanti, chiudendo 6-2 in due ore e 12 minuti. Per il russo questa (contro il più giovane spagnolo in top 50) è comunque un’ottima vittoria, e arriva al primo match dopo il torneo di Miami e soprattutto dopo aver contratto il coronavirus, circostanza che l’ha costretto a saltare Montecarlo.

EL PEQUE DURA POCO, PASSA KARATSEV – Aslan Karatsev, alla sua prima partecipazione a questo torneo, prosegue il suo cammino battendo il n. 9 del mondo Diego Schwartzman. Viste le recenti prestazioni del russo sulla terra (finale a Belgrado con vittoria su Djokovic in semi) non è un risultato del tutto inaspettato, ma sorprende di più l’arrendevolezza dell’argentino nei due set conclusivi, dopo che aveva vinto abbastanza agevolmente il primo set. In conferenza, Diego ha analizzato la partita in modo semplice e conciso: “Io non sto giocando il mio miglior tennis, ma lui, dopo aver sbagliato quasi tutto per un set, ha iniziato a fare due o tre vincenti per game“. Con buona approssimazione, in effetti, è andata così: il 31-3 nel confronto tra i colpi vincenti riassume bene la questione. I due tennisti sono simili per conformazione fisica: baricentro basso e grande potenza nelle gambe, lo stile però differisce eccome. Diego predilige colpi più arrotati, classici da terra battuta, ed è riuscito a tenere a bada Aslan – che invece picchia forte e piatto dalla riga di fondo – solamente nel primo set, nel quale Karatsev era apparso piuttosto impreciso e scarico emotivamente.

Aslan Karatsev – ATP Madrid 2021 (courtesy of tournament)

Ancor meno difficoltà ha incontrato Sascha Zverev nel liberarsi d(el fantasma d)i Kei Nishikori, un rapido 6-3 6-2 da 75 minuti che potrebbe aver riconsegnato uno Zverev decente al circuito: sarà Evans agli ottavi a testarne gli effettivi miglioramenti. Non riuscivo ad allenare come si deve al servizio da più di un mese, praticamente da Miami; in questi giorni per la prima volta da allora sono tornato alla mia routine” ha detto Zverev in conferenza, confermando poi il suo feeling con questo torneo vinto nel 2018 senza perdere il servizio. “L’altitudine aiuta molto chi serve come me, qui mi trovo bene anche se forse a Roma ancora meglio. Mentre Parigi è il torneo in cui posso migliorare di più“.

TSITSIPAS PASSEGGIA SU PAIRE – Seppur il risultato raramente è stato messo in discussione, almeno Paire con le sue frequenti discese a rete ha allietato la serata del pubblico del centrale rimasto un po’ a bocca asciutta dopo il ritiro di Mertens. Questi infatti erano i due match della sessione serale, che combinati hanno fatto un’ora e tre quarti di spettacolo. Il prezzo dei biglietti, per i settori più alti dello stadio partiva da 40 euro… chissà quanti dei presenti avrebbero preferito risparmiarsi l’uscita per restare a casa a guardare il Real. La condizione atletica del francese comunque non era sufficiente per disputare un match ATP, soprattutto se la ‘preparazione’ è consistita in 10 giorni di vacanza alle Maldive. Stefanos Tsitsipas ha dominato nel primo set cercando spesso il dritto del suo avversario, oggi estremamente falloso, e dopo aver chiuso 6-1 se l’è presa un po’ più comoda nel secondo set lasciando un game in più al francese. Con la sua sconfitta esce di scena anche l’ultimo transalpino in gara mentre il finalista dell’edizione 2019 si è conquistato un posto agli ottavi contro il vincente di Ruud-Nichioka.

Il tabellone completo di Madrid

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Flash

WTA Madrid: Barty supera Kvitova al terzo, ora rivincita con Badosa

MADIRD – Un ottimo servizio permette alla n. 1 del mondo di superare Petra. La wild card spagnola è la prima tennista di casa in semifinale nella storia del torneo

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dal nostro inviato a Madrid

Il tabellone WTA di questo torneo è stato difficile per parecchie tenniste e tra esse la più sfortunata è stata sicuramente Petra Kvitova. La ceca, dopo aver battuto Kerber e Kudermentova, si è trovata davanti una n. 1 del mondo Asheligh Barty in gran forma dopo il successo a Stoccarda. Il decimo confronto tra le due è andato in favore dell’australiana per 6-1 3-6 6-3 – riportando il conteggi degli scontri diretti sul 5 pari – dopo un match non particolarmente entusiasmante giocato su un campo centrale quasi deserto (forse erano tutti a pranzo in attesa di Nadal) con un caldo in netto contrasto col fresco dei giorni scorsi. 

Entrambe le tenniste hanno nel servizio una delle loro armi principali quindi era lecito non aspettarsi troppi break e contro-break. I primi due set infatti se li sono spartiti senza che ci fosse troppa incertezza: il primo è stato dominato da Barty sotto ogni aspetto del gioco, mentre nel secondo un break in apertura mantenuto con grande autorità da Petra ha rimesso l’incontro in equilibrio. Nel parziale decisivo Kvitova è apparsa leggermente più stanca e nonostante la sua palla viaggiasse più veloce di quella della sua avversaria, le sue accelerazioni non erano più così pungenti mentre Barty, che oggettivamente dispone di maggior tecnica, ha adottatto un tennis di sostanza con palle profonde e tagliate. Inizialmente la scelta sembrava pagare come dimostra il suo vantaggio 3-0, ma poi la n. 12 ha deciso di adattarsi limitandosi anche lei a gestire gli scambi e si è rifatta sotto. Recuperato il break di svantaggio Kvitova è sembrata in grado di poter portare a casa il match ma Barty si è aggrappata al servizio variando molto con questo colpo e alternando ace centrali a palle lavorate esterne, impossibili da gestire.

 

Alla fine è stato un break nel sesto game a decidere la sfida, rimasta incerta fino all’ultimo, in favore della n. 1 e dove proprio nella parte finale si sono visti gli scambi più spettacolari. Per Kvitova alla fine il torneo si può considerare più che soddisfacente viste le tre prestazioni mostrate, per Barty invece ci sarà la prima semifinale qui a Madrid e affronterà la sorpresa del torneo.

In mattinata infatti ha centrato il successo anche la 23enne Paula Badosa Gibert contro Belinda Bencic per 6-4 7-5. La wild card di casa è la prima giocatrice spagnola a raggiungere la semifinale nella storia di questo evento (la cui prima versione femminile è datata 2009) e come ha ammesso lei stessa in conferenza stampa: “non potrei chiedere niente di meglio per il mio primo grande risultato della mia carriera.” Le due si erano già affrontate a Charleston e a vincere era sempre stata lei. “Sono onesta e ammetto che ero molto nervosa oggi perché certe volte questi match possono essere ingannevoli; quando ci hai già giocato qualche settimana prima pensi subito nella tua testa di avere l’opportunità. Sono felice di aver controllato i miei nervi, questa è la cosa di cui sono più orgogliosa finora.”

Come detto la sua prossima avversaria sarà Barty e anche con lei c’è un fresco precedente a Charleston e in quel caso Badosa era riuscita a spuntarla. “Mi aspetto un match completamente differente, lei è la n. 1 del mondo e ora mi conosce. A questo tipo di giocatrici non piace fare due volte lo stesso errore quindi mi aspetto un incontro duro.”

Il tabellone aggiornato con tutti i risultati

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