US Open: "Super Felix" spazza via le speranze di Murray

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US Open: “Super Felix” spazza via le speranze di Murray

Grande prestazione di Felix Auger-Aliassime. Andy Murray non può nulla contro il giovane canadese e saluta Flushing Meadows. Niente Roma per il britannico

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Felix Auger Aliassime allo US Open 2020 (foto Twitter @usopen)
 

[15] F. Auger-Aliassime b. A. Murray 6-2 6-3 6-4

È durata il tempo di un sospiro la speranza che l’ultimo match in programma sull’Arthur Ashe giovedì sera fosse una bella partita. Solo chi non ama i panda e i cerbiatti non vorrebbe vedere Andy Murray arrivare alle fasi finali, se non vincere, in un altro torneo del Grande Slam con la sua anca in titanio dopo quel prematuro addio frettolosamente preparato due anni alla Melbourne Arena. Ma è bastata un’occhiata per capire che questo US Open della bolla non sarebbe stata la volta buona.

Felix Auger-Aliassime ha scavato subito un lungo solco molto profondo tra lui e l’avversario con i colpi di inizio gioco, e in particolare con il servizio che nella serata è stato assolutamente superlativo: 24 ace, 89% di punti vinti sulla prima palla e nessun break point concesso in tutte le 2 ore e 7 minuti di partita. “È stata una di quelle sere nelle quali si riesce a prendere un buon ritmo – ha spiegato il giovane canadese dopo il match – a volte ci sono una serie di circostanze che creano condizioni favorevoli affinché uno riesca a giocar bene. Per esempio, credo mi abbia favorito il fatto di aver giocato indoor, dato che le condizioni e le sensazioni erano simili ai tornei indoor in Europa ad inizio anno quando ho servito molto bene”.

 

E anche con la risposta Felix ha iniziato a punire fin dall’inizio le seconde di servizio di Murray che è stato spinto sempre più verso i teloni di fondo a rincorrere palle sempre più imprendibili. Impietoso il bilancio dei vincenti: 52 per Auger-Aliassime, solamente 9 per Murray.

Difficile dire quanto avrà influito sulla prestazione di Murray la maratona di oltre quattro ore e mezzo giocata due giorni prima contro Nishioka, anche se ovviamente, come spiegato dallo stesso Andy dopo la partita, non ha certo aiutato a giocare bene in questa serata: “Bisogna costruirsi una resistenza alla fatica che può venire solamente dal giocare tanti tornei, e ovviamente non è qualcosa che posso avere in questo momento. Ieri mi sentivo tutto sommato bene, ovviamente avevo alcune parti del mio corpo che erano doloranti, ma era difficile anche sapere cosa aspettarsi dopo non aver giocato tornei per tanto tempo e arrivare a giocare un match di quattro ore e mezzo”.

Andy Murray e Felix Auger-Aliassime – US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Si è dovuto attendere ben oltre la metà del primo set per vedere il primo colpo vincente di Andy Murray, che ha terminato la partita con un bilancio di -12 tra vincenti ed errori (9 a 21) contro il bilancio di +22 del giovane canadese (52 a 30). “Credo di essere migliorato parecchio recentemente – ha detto Auger Aliassime – dal punto di vista fisico, nella regolarità, nella concentrazione, sono più solido con il rovescio, riesco a creare più occasioni con il diritto, e non capita quasi mai che non riesca a procurarmi occasioni durante la partita.”

Per il canadese questa è stata la prima partita giocata sull’Arthur Ashe: “Di solito è lo stadio con più pubblico nel quale si gioca, ma quest’anno è diverso. Mi ricordo di quando nove anni fa venni a vedere una partita qui, ed era proprio un match tra Andy Murray e Feliciano Lopez. Oggi, nove anni dopo, sono qui a giocare”.

Al prossimo turno Auger-Aliassime affronterà il vincitore della partita tra il britannico Daniel Evans e il francese Corentin Moutet, che è stata sospesa al terzo set a causa della pioggia. “Conosco molto bene Moutet, abbiamo la stessa età, ci gioco contro da quando avevo otto anni. Non ho invece mai giocato con Evans, anche se ci siamo allenati insieme. È un giocatore di grande talento, ottimo tocco, specialmente di rovescio, quando affronto giocatori di quella esperienza mi aspetto sempre che giochino bene”.

Per quel che riguarda Andy Murray, il suo bilancio della trasferta nordamericana è sicuramente positivo, anche se avrebbe voluto vedere qualche miglioramento in più dal punto di vista tennistico. “Ho sensazioni molto più positive della mia possibilità di giocare in uno Slam rispetto a quante ne avessi prima di venire qui. Ho giocato un paio di partite dure a Cincinnati e una qui, e la mia anca sta tutto sommato bene. Mi sento meglio di quanto mi sentissi un paio di mesi fa, ma questo non vuol dire che sia nella condizione di vincere Slam. Ma proverò a fare quello che il mio corpo mi consentirà di fare e se non riuscirò a vincere andrà bene lo stesso. Quello che mi serve è cercare di giocare sempre più spesso con gente che gioca con grande potenza, perché per quanto mi possa allenare non riuscirò mai a riprodurre l’intensità di giocare contro chi spara il servizio a 130 miglia all’ora ogni volta”.

Per il campione inglese ora ci sarà un po’ di pausa con la famiglia in Inghilterra e la preparazione per la terra battuta: “Il programma è di giocare solo il Roland Garros. Non gioco sulla terra dal 2017, non posso chiedere al mio corpo di giocare tornei uno dopo l’altro su quella superficie. Sicuramente non giocherò Roma, poi vedremo se sarà il caso di provare qualche altra competizione prima di Parigi”.

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ATP

Sospensione di due mesi per Verdasco, positivo all’antidoping per una dimenticanza

Fernando Verdasco non aveva rinnovato l’esenzione medica che gli permetteva di usare il farmaco vietato. Potrà tornare a giocare dal 9 gennaio

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Fernando Verdasco - Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

‘Tutto bene quel che finisce bene’ verrebbe da dire leggendo fino in fondo l’ultimo comunicato ufficiale dell’ITIA, l’Agenzia internazionale per l’integrità nel mondo del tennis. Il protagonista della vicenda è Fernando Verdasco, 39 anni lo scorso 15 novembre e numero 125 del mondo. Lo spagnolo sta scontando in queste settimane una sospensione di due mesi figlia di un accordo volontario con la stessa ITIA, in seguito a un test antidoping positivo effettuato nel febbraio di quest’anno durante il torneo di Rio de Janeiro. La sostanza vietata che è stata rintracciata in quell’occasione è il metilfenidato, contenuto in un farmaco che Verdasco usa per il trattamento del disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD). I problemi sono però sorti in quanto l’ex numero 7 del mondo aveva dimenticato di rinnovare l’esenzione per uso terapeutico (TUE) che dunque non lo poteva tutelare al momento del test.

Nel comunicato dell’ITIA si legge però che l’Agenzia “accetta che il giocatore non aveva intenzione di imbrogliare, che la sua violazione è stata involontaria e non intenzionale, e che non ha alcuna colpa o negligenza significativa. Nelle circostanze specifiche di questo caso, in base al grado di colpa del giocatore, il TADP (il “Tennis Anti-Doping Programme”, ndr) consente di ridurre il periodo di ineleggibilità applicabile da due anni a due mesi”. Verdasco ha infatti immediatamente ammesso la violazione e ha dato prova della diagnosi e della prescrizione medica del farmaco in questione.

Lo scorso 9 novembre, giorno della sua ultima partita ufficiale, il giocatore nato a Madrid ha accettato volontariamente una sospensione provvisoria dopo la notifica dell’accusa e potrà quindi tornare a giocare già dal prossimo 9 gennaio, senza dover saltare la trasferta australiana. Dopo l’antipasto della United Cup (dal 29 dicembre al 5 gennaio), proprio nelle settimana del 9 prenderanno il via le qualificazioni al primo Slam stagionale.

 

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Flash

Compie 54 anni Simone Tartarini, storico coach di Musetti: “L’aspetto fisico, tecnico e mentale di Lorenzo si sono saldati assieme” [ESCLUSIVA]

Approfittiamo del suo compleanno, per tracciare il bilancio di una stagione che ha visto Musetti vincere i primi tornei ATP e scalare impetuosamente la classifica. “Il meglio deve ancora venire”. Su Berrettini in Davis: “Volandri ha puntato sull’entusiasmo”. Sulle voci di un nuovo coach: “Un po’ danno fastidio ma fanno ridere”

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Oggi è il compleanno di Simone Tartarini, lo storico coach di Lorenzo Musetti. Due anni fa lo intervistammo e ci parlava di un adolescente che grazie al suo infinito talento riusciva a giocare a tennis contro gli adulti, oggi abbiamo invece a che fare con un giovane uomo che ha scalato le classifiche e che a breve volerà a Melbourne per giocare l’Australian Open da testa di serie. Due giorni fa gli abbiamo telefonato per sentire dalla sua viva voce un bilancio della stagione appena conclusa e i propositi per quella che inizierà fra poco, dopo una pausa che ogni anno è sempre più breve.

Buongiorno Simone, come stai?

TARTARINI: Molto bene grazie, anche se stanchissimo. Adesso sto badando a mio nipote (Giulio Leone di due anni, ndr) che è abbastanza agitato perché siamo in partenza per una settimana di vacanza (in effetti in sottofondo si sentono i rumori del bambino che sta mettendo a ferro e fuoco la casa, ndr).

 

Dove andate?

TARTARINI: In Egitto, sul Mar Rosso. La mia intenzione era portare solo ‘Giulione’, ma mio figlio e mia nuora hanno detto che è troppo piccolo per affidarmelo in esclusiva…così vengono anche loro. Ma stiamo via solo una settimana perché il giorno 8 dicembre si riprende già la preparazione. Il 24 infatti partiamo per l’Australia e passeremo il Natale in aereo. Ma non si poteva fare diversamente perché il 29 a Brisbane esordiremo nella United Cup contro il Brasile (l’altro avversario del girone sarà la Norvegia, ndr).

Va in vacanza anche Lorenzo?

TARTARINI: Sì, va una settimana alle Maldive.

Da solo?

TARTARINI: No, con un’amica. No, non ridere, è davvero solo un’amica che conosce da tempo, una persona con cui va molto d’accordo. Niente fidanzate all’orizzonte perché al momento è talmente focalizzato sul tennis che vede molto difficile poter conciliare le due cose, visto che un rapporto strutturato porta via tempo ed energie.

Poi ha già te da portare in giro.

TARTARINI: Esatto (ride, ndr). Come rapporto stretto basta questo.

Siete ancora compagni di camera quando andate in trasferta?

TARTARINI: Dal gennaio 2022 abbiamo camere separate (ride, ndr). Così ognuno ha la propria intimità. Diciamo che Lorenzo dopo 12 anni di convivenza ‘forzata’ ha conquistato la propria indipendenza.

Mi dicevi che Lorenzo è arrivato distrutto a fine stagione. Ti dirò che si vedeva, sia alle Next Gen di Milano che in Coppa Davis a Malaga.

TARTARINI: Più che a livello fisico era completamente prosciugato come energie nervose. Problema che è stato aggravato dal ‘fattaccio’ di Milano dove noi ci eravamo cancellati dopo la partita di Parigi Bercy contro Djokovic, anche per tirare un attimo il fiato in previsione delle Finals di Coppa Davis. Poi Lorenzo aveva anche un po’ male al braccio e quando abbiamo esposto il problema alla F.I.T. che ha capito benissimo e ci aveva dato il benestare. Gli organizzatori da parte loro ci avevano confermato che non serviva il certificato medico, salvo cambiare idea il giorno dopo e minacciarci di una multa di 25.000 euro se non ci fossimo presentati. Noi siamo caduti dalle nuvole perché pensavamo di essere stati inappuntabili nel nostro percorso. Ma il discorso della multa ci dava molto fastidio, non tanto per i soldi (non andando rinunciavamo ad una cifra ben superiore), ma per il fatto che saremmo stati esposti ad una brutta figura, tra l’altro del tutto immeritata.

Lorenzo Musetti a pranzo con i genitori e Simone Tartarini

Così siete andati malvolentieri e questo ha ovviamente avuto ripercussioni sulla Davis.

TARTARINI: Certo, Lorenzo era veramente senza benzina. E la stanchezza in questi casi gli si trasforma subito in nervosismo. Così mentre contro Fritz è riuscito a giocare alla pari, con Auger- Aliassime non ne è andata una per il verso giusto. Ad esempio non gli veniva bene il lancio di palla sul servizio e visto che dopo questi mesi bellissimi lui ormai dava per assodato che il movimento del servizio fosse acquisito ha cominciato ad innervosirsi. Lui vinceva i propri turni di servizio ma servendo non bene e la cosa con il passare dei minuti lo metteva in una tensione sempre crescente. Nel secondo set si era un attimo tranquillizzato ma poi è bastato uno stupido errore sul 4-4 su una palla corta e si è fatto ribrekkare. In ogni caso non dimentichiamoci che, pur nella sua peggior giornata, ha perso per due soli break contro un top 10, probabilmente il giocatore più caldo del circuito.

Poi giocare da numero uno è una bella responsabilità.

TARTARINI: In Davis, e non dico niente di nuovo, c’è un’atmosfera tutta particolare. A lui piace molto l’idea di giocare da numero uno, ma il problema è che poi vai in campo e trovi giocatori di un livello molto alto e se non sei al top arrivano subito i problemi. In questo caso è stato il lancio di palla, altre volte può essere il diritto o la risposta, ma sono tutti particolari su cui scarica la propria tensione e inizia a giocare una sorta di partita parallela che lo prosciuga ulteriormente. E visto che queste sono partite che si giocano su pochi punti…

Avrai letto di tutte le polemiche seguite alla decisione di Volandri di schierare Berrettini in doppio. QUI L’EDITORIALE DEL DIRETTORE SUL TEMA

TARTARINI: Ho letto, ho letto. Matteo aveva detto che sarebbe venuto unicamente per fare il tifo e non si era mai parlato del fatto che potesse giocare. Infatti non si era mai allenato con noi, i due Lorenzo giocavano tra loro e Fognini con Bolelli. Ma purtroppo Simone già a Parigi aveva accusato un dolore al polpaccio per cui non era arrivato nelle migliori condizioni. Un problema al polpaccio che sembrava risolto ma che invece si è riacutizzato dopo il match con gli USA. Una risonanza ha così evidenziato che sotto la cicatrice precedente si era formato un altro piccolo edema. Lui avrebbe voluto giocare comunque ma il dottore l’ha vivamente sconsigliato, innanzitutto perché l’infortunio avrebbe potuto aggravarsi ma soprattutto perché era forte il rischio di doversi ritirare durante l’incontro. A quel punto la decisione era del capitano e non poteva essere una decisione facile. Devo dire che tra noi non c’era sentore che Matteo potesse scendere in campo e l’abbiamo imparato solo una volta scesi negli spogliatoi dopo il match di Lorenzo contro Auger-Aliassime.

Per Volandri non sarà stata una decisione facile. Ha chiesto la disponibilità di Musetti e/o Sonego?

TARTARINI: No, non ha chiesto niente a nessuno dei due e sicuramente la scelta era difficile. Bisogna anche dire che qualsiasi decisione avesse preso avrebbe sbagliato. Sonego era stanchissimo e Lorenzo era molto abbacchiato per la sconfitta, quindi Filippo ha preferito scommettere sul talento, sull’esperienza e sul servizio di Matteo. Scommessa persa, ma questo lo sappiamo adesso, con il senno del poi.

Forse Matteo ci credeva, a dispetto dell’evidenza.

TARTARINI: Sicuramente, se l’è giocata tutta sull’entusiasmo, presumendo che un grande Fognini e il servizio potessero supplire alla mancanza di allenamento. Ma era un mese che non toccava palla e nel tennis non si inventa niente. Temo che non potesse che finire così.

Torniamo al nostro Lorenzo. Nell’intervista di due anni fa si parlava ancora del bambino che faceva fatica a camminare sugli scogli, adesso invece di un giovane tennista che tra un mese prenderà l’aereo per andare in Australia da testa di serie. Un cambiamento epocale.

TARTARINI: Sì, siamo felicissimi perché finalmente nell’ultima parte di stagione si è visto in campo tutto quello su cui stavamo lavorando e che io già intravvedevo in allenamento ma che non riuscivamo a trasferire con continuità in partita. Diciamo che finalmente l’aspetto fisico, tecnico e mentale si sono saldati assieme. E Lorenzo ha dimostrato che quando sta bene, quando l’atteggiamento è quello giusto può giocare bene su tutte le superfici e che il veloce non rappresenta più un problema.

Due anni fa dicesti che sul diritto faceva un po’ fatica perché arrivava a colpire con i piedi troppo vicini, così la sua base d’appoggio non era abbastanza ampia.

TARTARINI: Quel discorso significava che arrivava a colpire senza il necessario equilibrio. Siamo passati a caricare molto di più sul destro per poi scaricare la potenza sul colpo. Ma in questo modo purtroppo rimaneva un po’ arretrato. Ora abbiamo trovato un po’ la quadra e quando sta bene si vede che gli appoggi sono ben equilibrati e che il peso passa correttamente dal destro al sinistro. Poi certo il diritto rimane il colpo termometro e in Davis, visto che non stava benissimo, è stato il primo a risentirne, infatti si trovava sempre un po’ arretrato. Ma è soprattutto una cosa di testa, quando sei mentalmente in difesa perché non ti senti tranquillo finisce che non vai dentro alla palla e che ti ritrovi in difesa anche tecnicamente.

Altra cosa: adesso risponde più vicino alla riga di fondo.

TARTARINI: Anche lì ci sono tanti step. Lui è partito lontano e questa rimane la sua condizione migliore. Quest’anno abbiamo però investito tanto sullo stare più vicini, cosa che lui non aveva mai fatto. E piano piano ha preso familiarità, ad esempio a Parigi Bercy contro Cilic ha risposto solo da vicino. Ma questo non deve diventare un dogma, con l’esperienza capirà da solo, a seconda degli avversari e delle superfici, quando avvicinarsi e quando allontanarsi dalla riga di fondo. Con Ruud ad esempio dopo un po’ gli ho detto di allontanarsi e lì è girata la partita a nostro favore. Lui deve saper fare entrambe le cose e poi valutare. Lo step successivo sarà fare sempre meglio le cose che sta già facendo bene, tipo rispondere in modo aggressivo come ormai fanno tutti i top 10.

Lo sai che il rispondere più da vicino era una delle cose che ti venivano imputate quando si vociferava di un coach da affiancarti. Queste voci ti hanno fatto arrabbiare?

TARTARINI: Un po’ mi hanno dato fastidio ma soprattutto mi hanno fatto ridere perché nel nostro team questa non è mai stata nemmeno un’ipotesi. E tra i giocatori di vertice questi casi sono rarissimi, tutti girano con i loro allenatori storici e nessuno trova niente da ridire. Forse a certi opinionisti può sembrare un passo obbligato dopo il divorzio tra Sinner e Piatti. Ma si sa, sui social, che io non frequento, ci si mette poco a montare un caso e a fare del male alle persone.

Tra l‘altro non sembra che a Jannik questo cambiamento stia portando bene.

TARTARINI: Ma sai, bisognerebbe conoscere le cose dall’interno altrimenti si rischia di dire delle sciocchezze. Magari è un momento di transizione, mai dire mai. Sembrava uno che non potesse giocare sull’erba poi a Wimbledon ha fatto i quarti ed era due set avanti contro Djokovic. Ogni volta che uno fa un’affermazione, nel giro di pochi giorni la realtà s’incarica di smentirti.

A Pagina 2 le risposte su Lorenzo Musetti e le considerazioni in vista della stagione 2023

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Coppa Davis

Coppa Davis, ranking per nazioni: Croazia in vetta, balzo Canada e Australia. L’Italia si conferma in top10

La Croazia si conferma al primo posto del ranking delle Nazionali, seguita da Spagna e Francia. Quarto posto per il Canada, settimo per l’Italia

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Canada - Davis Cup 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Canada - Davis Cup 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

La Coppa Davis 2022 continua a regalare record per il Canada. Dopo aver vinto la prima insalatiera della sua storia, grazie anche alla sua generazione tennistica più forte di sempre, i ragazzi con la foglia d’acero sul petto scalano anche la classifica delle Nazionali, pubblicata due volte all’anno (al termine delle fasi di qualificazioni e dopo le fasi finali).

In vetta al ranking si conferma la Croazia con 968,38 punti, anche grazie alla semifinale raggiunta quest’anno e persa contro l’Australia. Non solo però, perché sul primato dei croati – così come sulla posizione di ogni Federazione – pesano anche i risultati delle scorse stagioni. La classifica, infatti, tiene conto dei risultati degli ultimi quattro anni in modo via via decrescente. Per i risultati dell’ultimo anno, infatti, valgono il 100% dei punti; dei risultati del penultimo vengono considerati solamente il 75% dei punti, del terzultimo il 50% e del quartultimo il 25%. Bisogna tener conto anche dell’impatto del Covid-19 sulle stagioni 2020 e 2021, che vengono “unite” ai fini del calcolo del ranking (quindi, eccezionalmente, in questo periodo si tiene conto delle ultime cinque stagioni).

Per capire meglio, ad esempio, i punti totali di una squadra nel 2022 corrisponderanno la seguente somma:

 
  • 100% dei punti ottenuti nel 2022 + 75% dei punti ottenuti nel 2021 e 2020 + 50% dei punti ottenuti nel 2019 + 25% dei punti ottenuti nel 2018

Nel 2025 di tornerà a calcolare la classifica in maniera tradizionale, considerando dunque le ultime quattro stagioni. Il totale dei punti di una qualunque squadra, a fine 2025, corrisponderà dunque alla seguente somma:

  • 100% dei punti ottenuti nel 2025 + 75% dei punti ottenuti nel 2024 + 50% di punti ottenuti nel 2023 + 25% dei punti ottenuti nel 2022

I punti guadagnati sono ovviamente diversi in base alla fase della competizione raggiunta. In caso di vittoria ci si aggiudica 500 punti, mentre sono 300 quelli incassati per la finale, 200 per la semifinale, 150 per i quarti di finale e 100 se ci si ferma nel round robin.

A questi si aggiungono alcuni punti bonus, che possono variare da quattro a dieci in base al ranking dell’avversario: sono 10 se un tennista sconfigge un rivale che occupa il primo o il secondo posto nel ranking ATP, 9 se si batte il n°3 o il n°4, 8 se si prevale su un giocatore compreso tra il quinto e l’ottavo posto. Si guadagneranno poi 7 punti vincendo contro chi è compreso tra il 9° e il 16° posto, 6 punti contro uno tra il 17° e il 32°, 5 punti contro uno tra il 33° e il 64° e 4 punti contro uno dal 65° posto in giù.

Chiusa la parentesi sul calcolo del ranking, vediamo nel dettaglio la classifica. Dietro la Croazia, al secondo posto si trova la Spagna, orfana di Alcaraz e Nadal quest’anno, con 693,25 punti. Completa il podio la Francia con 628,00 punti.

Alle spalle dei transalpini si trova la prima variazione di posizione, visto che i primi tre posti sono rimasti invariati rispetto all’ultimo aggiornamento. Ai piedi del podio si trova il Canada con 565,75 punti, che grazie al successo di domenica scorsa ha guadagnato tre posizioni e, da quando il ranking per nazioni esiste (2001), si trova nel suo punto più alto di sempre.

Seguono Stati Uniti (490,34 punti), Germania (485,09) e Italia (473,00), che rimane stabile al settimo posto e chiude il 2022 tre posizioni più avanti rispetto al 2021. Completano la top10 l’Australia, finalista di questa edizione (430,25), la Gran Bretagna (398,00) e la Serbia (388,25). La Russia, vincitrice nel 2021 e bannata per le edizioni 2022 e 2023, è ferma al 16° posto. Questa dunque la top10 aggiornata a fine 2022:

  1. Croazia
  2. Spagna
  3. Francia
  4. Canada
  5. USA
  6. Germania
  7. Italia
  8. Australia
  9. Gran Bretagna
  10. Serbia

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