Pagelle: rimon-Thiem, la pallata di Nole e le carte di Benoit

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Pagelle: rimon-Thiem, la pallata di Nole e le carte di Benoit

Dopo il suicidio di Djokovic vince il più atteso. Osaka si conferma. I francesi si danno alle carte, la bolla che scoppia e Roma in arrivo

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Dominic Thiem - US Open 2020 (via Twitter, @usopen)
 
 

“Il mio regno per un cavallo” disse Benoit Paire giocando a carte alla ricerca di un ‘9’ per mettere la scopa.
“Dai, giochiamo con le carte francesi, giochiamo a burracovid” disse Kiki Mladenovic.
“Il mio regno per un cavillo” disse Re Djokovic cercando un motivo per non essere squalificato.

Da Melbourne a New York sono passati solo otto mesi ma la parola Slam è tornata a circolare tra gli appassionati di tennis. La bolla americana è stata lì lì per scoppiare dopo pochi giorni a causa di una – si credeva – innocua partita a carte tra Benoit Paire e compagni connazionali. Il povero Benoit (che si becca 2 per la “signorile” protesta contro gli organizzatori degli internazionali – “programmation de merde”, rei di averlo programmato di lunedì) è stato estromesso dal torneo, Kiki Mladenovic (4) ha giocato in singolare perdendo una partita allucinante, ma non in doppio e ha quasi invocato l’intervento dell’Onu, Mannarino (6) è stato al centro di un caso politico che stava per interrompere i rapporti tra Francia e USA.

Alla fine lo scoppio più clamoroso non è stato quello della bolla ma quello di Novak Djokovic (4), sfortunato quanto si vuole ma quando ci si carica come una pentola a pressione tra scissioni, Adria Tour e compagnia cantante, anche qualche palla break sprecata contro Carreño Busta (8,5) è sufficiente a far perdere la trebisonda. A proposito dello spagnolo, dopo aver “scavalcato Djokovic” a New York, il sorteggio di Roma gli ha messo subito davanti il suo illustre connazionale: e mica è sempre Nadal…

L’assenza dei big-3 ha così prodotto la finale forse più attesa. Dominic Thiem (10) è stato per anni il “primo dei non eletti” ma giocare la prima finale Slam con la pressione del favorito ha dato il via allo psicodrammone domenicale. Alla fine tra rimonte, erroracci, doppi falli, abbracci ai teloni in risposta in stile Gasquet e qualche prodezza, l’ha spuntata Dominator che si è tolto la scimmia dalla spalla alla quarta finale Slam e – ne siamo certi – alla prossima occasione sarà più sciolto.

Che dire di Sascha Zverev (8,5)? Ha dilapidato set a destra e a manca per tutto il torneo, pur senza incrociare fenomeni ma barcollando è arrivato in finale. Poi per due set è stato un robot. Eh però però, anche per lui la tensione è stata fatale e i rimpianti per questa finale se li porterà dietro per parecchio.

Il numero 24 sta diventando un incubo per Serena Williams (7) che comunque non molla e rilancia subito il suo assalto in quel di Parigi: sarà durissima. Vika Azarenka (9) non ha coronato la sua favola con la vittoria finale ma dopo anni e traversie di varia natura è un piacere averla ritrovata al top. Alla fine ha vinto la più forte, Naomi Osaka (10), le cui lodevoli iniziative fuori campo non l’hanno distratta dal suo primario obiettivo: terzo Slam in cascina e non finisce di certo qui.

È stato il torneo che ha lanciato Jennifer Brady (8,5) e che ha riscoperto il tennis antico di mamma Tsvetana Pironkova (8,5). Non è stato il torneo di Petra Kvitova (5) dalla quale ci aspettiamo sempre che arrivi in fondo, né quello di Sofia Kenin (4) che non ha saputo confermarsi.

Naomi Osaka – Premiazione US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Disastro completo per la numero uno del tabellone Karolina Pliskova (3) mentre Camila Giorgi (6) ha vinto una partita ed è stata piallata dalla futura campionessa. Daniil Medvedev (7) è arrivato un po’ cotto alla meta, Matteo Berrettini (6) non ha confermato il 2019 ma gli ottavi sono comunque un risultato sufficiente in un anno in cui non ha praticamente giocato. Jannik Sinner (6,5) ha mostrato a tutti la tigna e la voglia e ora dovrà farsi il “fisico” per presentarsi con maggiori ambizioni su questi palcoscenici. Denis Shapovalov (7) ha finalmente mostrato di essere bravo oltre che bello, mentre Stefanos Tsitsipas (4,5) decisamente no. Grande torneo per Salvatore Caruso (7,5), mentre Milos Raonic (4) è rimasto a Cincinnati.

Ma insomma, New York è alle spalle ed è subito Foro Italico. Senza pubblico, senza l’atmosfera da gladiatori ma pur sempre Roma. Il neo (ahahahahahahahaha) presidente Binaghi ha annunciato, nel suo discorso di presentazione del 48mo mandato, che sotto la sua gestione le entrate della FIT sono decuplicate e che a breve il bilancio sarà vicino a quello della milionaria Federcalcio. Ottimo! Peccato che non si trovino “quattro spicci” per quei “poveri straccioni” che incautamente avevano acquistato i biglietti per gli Internazionali di maggio: ma volete mettere, ragazzi? Con i vostri risparmi avete contribuito alle magnifiche sorti e progressive del tennis italiano!

 

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Pagelle: Mille e una Nole, Swiatek m…Iga male!

Sesto trionfo romano di Djokovic che sfonda il tetto delle mille vittorie. Swiatek padrona, Sinner unico sorriso azzurro

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Novak Djokovic - Roma 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Più che Foro italico, è stato il forno italico, tra colpi di calore, folla oceanica, malori e canicola garantita. Di ombra neanche a parlarne e i poveri spettatori hanno dovuto arrangiarsi spiaggiandosi sui pochi metri di prato nei pressi dei campi di padel. A proposito di prati e di padel, è vero che gli Internazionali viaggiano verso l’upgrade di super1000 ma ad Angelino VI oramai non interessa più nemmeno l’appellativo di quinto slam. “Roma sarà la Wimbledon del Padel”: avvertite la Regina che il prossimo anno dovrà organizzarsi un fine settimana a Roma, in alternativa dovremo declinare su Papa Francesco per la premiazione.

C’è poco da scherzare comunque, Roma resta il migliore torneo del mondo, figuriamoci quando non piove, al punto che anche il tetto sul centrale sembra stia per assumere la stessa utilità e lo stesso numero di progetti poi scartati del ponte sullo stretto di Messina. Il fascino delle statue, l’atmosfera della Dolce  vita, il profumo della porchetta andata a male, sono cose che nessuno al mondo può offrire, così come il parcheggio in divieto di sosta sul lungotevere o le file di 2 ore per una bottiglia d’acqua.
Che poi oramai il pubblico romano è diventato raffinato: sì, qualcuno che ancora fischia gli avversari dei gladiatori azzurri c’è (bazzecole rispetto ai tempi di Panatta), ma la maggior parte oramai ha il palato fine. “No, non prendo i biglietti sul centrale, che devo fare con Djokovic e Nadal? Meglio il Grandstand, si vede più vicino e i match sono più interessanti”. “Ti dirò, il ground è meglio i primi giorni, che puoi vedere come colpisce Brooksby e le rotazioni di Jabeur”.

Ma veniamo a temi relativi allo sport minore che più ci interessa (quando dovremo interessarci di padel, ci daremo all’ippica). Jannik Sinner (7) ha finalmente capito qual è la sua più grande colpa: non essere Alcaraz e soprattutto essere più “anziano” di lui. Le imprese del fenomeno di tutti i mari e monti, oramai prossimo a superare il record di 21 slam e di stracciare ogni altro primato hanno dunque offuscato le gesta di Jannik, oramai relegato al ruolo di comprimario. Dodici sconfitte su dodici contro i top5 sono la prova provata che il nostro è un bluff, che non vincerà mai niente, che sarà un comprimario, ma in fondo Jannik mica è un italiano vincente, è il solito tedesco perdente. 

 

Novak Djokovic (9) è tornato a vincere, ha sciorinato il suo italiano eccellente, è tornato a lanciare urla belluine e Parigi ha il suo naturale favorito. La brutta notizia per le nuove generazioni è che Stefan Djokovic ha iniziato a seguire le orme del papà, giocando il primo torneo a 7 anni: le cronache raccontano che abbia vinto, superando in semifinale e poi  in finale due gemelli svizzeri, tali Leo e Lennart, annullando  ad entrambi due match point.
In assenza del futuro dominatore di tutti i terreni di gioco, il vecchio Re di Roma Rafa Nadal (6) si è dovuto arrendere agli acciacchi dell’età: chissà se il sole e il caldo di Porte d’Auteuil riusciranno in un nuovo miracolo. Intanto il povero Stefanos Tsitsipas (8) sognava di fare di Roma una colonia greca e invece   è stato tramortito per un set in finale e poi non è riuscito ad allungare il match al terzo.

Tra le donne oramai il regno di Iga Swiatek (10) non conosce più confini: 5 tornei di fila, 28 vittorie consecutive e una superiorità tecnica imbarazzante. Il bis a Parigi sembra prenotato, ma chissà, le sorprese sono sempre dietro l’angolo. Roma comunque ha scoperto la classe e la gentilezza di Ons Jabeur (9), giunta un po’ cotta in finale, dopo maratone e il trionfo di Madrid, ms sempre sorridente e disponibile con i bambini a bordo campo.

Sinner a parte, non è stato un torneo indimenticabile per i colori azzurri. Con Berrettini e Musetti fermi ai box, il plotone di wildcard proveniente dalle prequali è stato irrimediabilmente spazzato via ai primi contatti con il tennis di un certo livello, tra le ragazze non abbiamo raccattato nemmeno un set. Per fortuna i “Chicchi” Fognini e Bolelli hanno ben figurato in doppio, arrendendosi in semifinale ma gettando le basi per una tappa torinese a fine stagione. Ma non c’è da disperarsi, il tennis oramai è alle spalle, il futuro è il padel ed è alle porte, Roma caput mundi, la Wimbledon del Padel vi aspetta…

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Pagelle: Tsitsi-Pasqua monegasca

Il bis di Tsitsipas nel Principato, la sorpresa Fokina e il coraggio di Sinner. L’Italia di Giorgi e Paolini torna a sorridere

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Stefanos Tsitsipas - Montecarlo 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Stefanos Tsitsipas - Montecarlo 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

E così Stefanos, figlio di Apostolos, ha fatto una palla di pelle di pollo e tutti i pesci sono saliti a galla nella sua rete del bis di Montecarlo.

Decisamente avvantaggiato dalla circostanza che il tennis al meglio dei tre set non richiede lunghe pause fisiologiche ed anche dall’assenza del Re di Montecarlo, il Principe Greco Stefanos (10) ha confermato la sua supremazia sulla terra, in attesa di responsi nella tarda primavera parigina.

Papà Apostolos è apparso entusiasta del bis del suo figliolo, anche se  ha voluto rimarcare la necessità di apportare delle modifiche al tennis moderno, ad esempio con la legalizzazione del coaching. “È l’unico sport professionistico dove non è consentito, non è possibile che io non possa suggerire a mio figlio quando deve andare in bagno!”

 

Eppure sembrava dovesse essere tutto pronto per l’annunciato dominio di Alcaraz (5,5) che ormai deve vincere ogni partita e sbaragliare ogni avversario che osi presentarsi al suo cospetto, e invece almeno per quest’anno non sarà Monte-Carlos. Forse il giovane fenomeno spagnolo ha giocato un po’ troppo e dopo il trionfo di Miami ha tirato troppo la… Korda (7).

Novak Djokovic (5) pare avesse la febbre a 40 ed è dunque comprensibile che si sia arreso al forcing del clamoroso Davidovich Fokina (9) visto in questo torneo.

Le buone notizie per Nole sono comunque tante, il suo principale avversario infatti sembra essere ormai sul viale del tramonto dopo il gennaio che lo ha visto ancora una volta protagonista. Insomma, salvo clamorosi ritorni in auge, stavolta nessuno dovrebbe frapporsi tra Nole, Parigi e Wimbledon perché stavolta davvero sembra essere tramontata l’era del Green Pass.

A Montecarlo intanto si è tenuto un interessante congresso di Video-Podologia applicata al tennis dal titolo: “Fenomenologia del piede di Sinner: dallo sci al rovescio bimane nonostante le vesciche” con riflessi filmati da ogni angolazione. Particolarmente suggestiva l’immagine del piede martoriato di Jannik con lo sfondo del mare della riviera con yacht annessi.

Il povero Jannik (8) in ogni caso ha dimostrato di che pasta è fatto, mostrando tanto cuore, tanta testa ed anche un tennis in evoluzione.

Buoni segnali anche da Lorenzo Musetti (7) che ha battuto un altro top10 regalando momenti di tennis sublime e lasciando intravedere ciò  che potrebbe far innamorare un’intera nazione. In quel di Montecarlo in ogni caso è stato fondato il nuovo movimento di opinione tra gli appassionati e gli addetti ai lavori (che ovviamente la sanno lunghissima di tecnica e tattica) con un preciso obiettivo, coach Tartarini: “Caro coach o fa un passo avanti Lorenzo o fai un passo indietro tu, altrimenti facciamo la fine di Gasquet”. Uno scarso eh, sette del mondo, semifinali a Wimbledon e US Open, Finals etc ma si sa, si dimentica in fretta dove eravamo 15 anni fa.

Intanto, a proposito dei bei tempi andati, Jasmine Paolini (7) e Camila Giorgi (8) hanno portato l’Italia femminile alle Finals della ex Fed-Cup oggi BJK-Cup, per poi ritrovarsi subito contro in tabellone a Stoccarda. Se anche il tennis rosa dovesse tornare ai fasti di un tempo, Papa Francesco farebbe bene a temere per il suo ruolo: Angelino VI (mandato), l’uomo dei miracoli, scalpita…

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Nadal in fuga da Alcaraz ma non dall’amico Fritz

Taylor è il campione di Indian Wells, fermando la striscia vincente di un Nadal monco. Swiatek domina, Berrettini si mangia le mani e si rivede Kyrgios

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Taylor Fritz e Rafael Nadal – Indian Wells 2022 (foto via Twitter @BNPPARIBASOPEN)

E alla fine perse anche lui. Dopo venti vittorie di fila, dopo aver lottato allo stremo per sconfiggere il suo erede, anche Rafa Nadal (9) si è arreso, più al suo fisico che al suo avversario ma tant’è. Eppure sembrava pronto a resistere a tutto, in questo meraviglioso inizio di stagione, addirittura il vento della California, capace di spazzare via ogni cosa, si era fermato dinanzi alle sue sacre bottigliette. La disfida in semifinale contro l’indemoniato Carlos Alcaraz (9) è stato l’apice emotivo e tecnico del super-1000 del deserto americano e probabilmente lo sforzo immane del fuoriclasse di Manacor gli è stato fatale per il suo fisico già miracolato dopo tanti acciacchi. Ma si sa, al di là dell’affetto e la stima per il connazionale, prima di cedere un punto al nuovo principe del tennis, il Re avrebbe lasciato sul campo ogni goccia di energia.

E allora gli astri si sono allineati per il trionfo a stelle e strisce di Taylor Fritz (10), che poco prima della finale sembrava sul punto di non scendere in campo e invece ha terminato la domenica braccia al cielo. Non avrà un gioco entusiasmante, non avrà il carisma di Sampras e Agassi, però il buon Taylor ha portato a casa un 1000, cosa che alcuni di quelli che lo precedevano e lo precedono in classifica non hanno ancora fatto.

Tra questi anche i nostri alfieri, ma diamo tempo al tempo. Jannik Sinner (6) aveva vinto le sue due partite prima di dare forfait, Matteo Berrettini (5), apparso ancora non in forma smagliante, ha oggettivamente perso la chance di arrivare fino in fondo, vista l’autostrada creatasi dalla sua parte di tabellone: ma nell’Italia del tennis i suoi risultati non sono più argomento di discussione, ciò che importa è il gossip. E che vuoi farci Mattè, sei forte, bello e italiano, ti tocca.

 

Lorenzo Musetti (6,5) ha proseguito sulla scia della Davis, salvo arrendersi alla solita bestia nera Opelka, uno che non le ha mandate a dire a Gaudenzi & Co.: bravo a criticare per carità, ma quando si passa alla fase “proposte?”, arriva il vuoto. Lorenzo Sonego (4,5) invece comincia a destare qualche preoccupazione.

Ad Indian Wells abbiamo finalmente rivisto un ottimo Nick Kyrgios (7) che ha giocato un ottimo tennis, dato spettacolo come di consueto in campo con il pubblico, soprattutto con i suoi colleghi attori, peccato che abbia tentato di ammazzare un raccattapalle: non è stato sfortunato come il suo amico Djokovic e quindi se l’è cavata.

A proposito di Nole (2), pensavate che ci dimenticassimo di lui? Il bel voto in pagella va diviso con gli organizzatori che sono riusciti a falsare il tabellone per stare dietro alle paturnie e ai soliti giochetti.

Parlando di fenomeni, è tornato ad allenarsi anche Roger Federer che punta deciso verso il grande obiettivo stagionale, il ritorno in campo a Londra, nel torneo che più gli ha regalato emozioni e soddisfazioni in tutta la sua lunga carriera: eh no, a Londra quest’anno non si gioca solo Wimbledon… Si fa per ridere, l’importante è che torni sano e salvo.

Intanto il regno di Daniil Medvedev (5) è durato più o meno quanto un toilet-break di Tsitsipas (5), con l’aggiunta che il russo ha anche rischiato di rovinare con una pallata i momenti felici di Monfils e Svitolina.

A proposito di regni, il Fatto Quotidiano racconta che quello di Angelo Binaghi starebbe per divenire eterno, grazie ad un intervento della Corte Costituzionale che potrebbe dichiarare incostituzionale il limite di mandati per i presidenti delle federazioni sportive, di fatto consentendo di mantenere la carica a vita. Considerando che il Presidente della Corte Costituzionale è l’ottantaquattrenne Giuliano Amato (peraltro grande appassionato di tennis), in parlamento da circa quaranta anni, ex premier, ex ministro del tesoro, dell’interno, delle riforme istituzionali, etc. etc. etc. siamo in una botte di ferro.

Ma torniamo al campo, si è giocato ovviamente anche il torneo femminile con Iga Swiatek (10) dominatrice e candidata al ruolo di prima sfidante di Barty nel ruolo di numero 1. Le due giocano un tennis intrigante, diverso e potrebbero dare vita ad una rivalità che potrebbe riaccendere un po’ di entusiasmo nel circuito Wta.

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