WTA Strasburgo: Pliskova si cancella, presenti Svitolina e Bertens. Subito fuori Anisimova

Flash

WTA Strasburgo: Pliskova si cancella, presenti Svitolina e Bertens. Subito fuori Anisimova

Bertens ottiene il bye al posto della ceca ancora in campo a Roma. Nel seeding anche Sabalenka, Stephens e Rybakina

Pubblicato

il

È stato sorteggiato il tabellone del torneo WTA International di Strasburgo, ultimo appuntamento prima del Roland Garros. Non ci sarà la testa di serie numero uno Karolina Pliskova, che essendo ancora in lizza per il titolo di Roma ha deciso di cancellarsi dal torneo. Il suo slot di tabellone è stato occupato da Kiki Bertens, testa di serie numero tre, che beneficerà dunque di un bye al primo turno. A sua volta il posto dell’olandese è andato alla lucky loser Myrtille Georges. L’unico altro bye spetta a Elina Svitolina, seconda favorita della vigilia. Presenti ai nastri di partenza anche Aryna Sabalenka, Sloane Stephens e Elena Rybakina.

Il tabellone completo

(clicca per ingrandire)

I RISULTATI DEL 20 SETTEMBRE

[WC] C. Burel b. K. Bondarenko 3-6 6-1 6-4
J. Teichmann b. [6] A. Anisimova 6-2 6-3
A. Pavlyuchenkova b. A. Van Uytvanck 6-3 7-5

Il tabellone aggiornato

Continua a leggere
Commenti

Flash

Esibizione Adelaide: Djokovic-Sinner alle 03:30, al risveglio Nadal-Thiem

La stagione australiana inizia con un antipasto di lusso. Oltre ai match maschili in campo anche Williams-Osaka e la sfida tra la n. 1 Barty e la n. 2 Halep. Tutto in diretta su Eurosport

Pubblicato

il

Jannik Sinner - Sofia 2020 (foto Ivan Mrankov)

Nella città di Adelaide è giunto il giorno delll’evento di esibizione “A Day at the Drive” dove, tra gli altri, sono impegnati il numero 1 del mondo Novak Djokovic e la promessa azzurra Jannik Sinner. Proprio loro due saranno impegnati l’uno contro l’altro, anche se purtroppo ad un orario particolarmente impervio per il pubblico italiano: la sfida tra il serbo e l’altoatesino infatti inizierà alle 03:30 italiane (nella notte quindi tra giovedì e venerdì). In mattinata invece Rafa Nadal se la vedrà contro Dominic Thiem. Per quel che riguarda le donne c’è grande attesa per il re-match della finale degli US Open 2018 tra Serena Williams e Naomi Osaka e la sfida tra la n. 1 e la n. 2 del ranking WTA, Ashleigh Barty e Simona Halep. Sarà possibile seguire gli incontri in diretta su Eurosport 1 (anche in OTT su Eurosport Player).

Il programma completo (orari italiani)

Dalle 03:30
N. Djokovic vs J. Sinner
S. Williams vs N. Osaka
V. Williams vs I. Begu (one-tiebreak set)

Dalle 09:30
R. Nadal vs D. Thiem
A. Barty vs S. Halep

Continua a leggere

Flash

Schwartzman: “Facevamo di tutto per riuscire a coprire i costi dei viaggi”

Il tennista argentino racconta la sua difficile storia personale, tra il bisnonno fuggito dall’Olocausto e le ristrettezze economiche

Pubblicato

il

Il 2020 è stato l’anno della consacrazione per Diego Schwartzman. Il tennista argentino ha raggiunto per la prima volta una finale di un 1000 a Roma e la top10, tagliando il traguardo delle ATP Finals. A Londra Schwartzman ha perso tutte le partite del round robin ma è riuscito a strappare un set ad Alexander Zverev. Il cammino di Diego verso i vertici del tennis è stato costante. Prima top100 nel 2014, poi top50 nel 2017, top20 nel 2018 e infine finalmente top10 nel 2020.

Più tortuosa è stata la vita per il “Peque” e la sua famiglia, un susseguirsi di lotte, a partire dalle sue lontane origini che nel giorno della Memoria sono più nitide che mai. “Sono di origini ebraiche dalla parte di mia madre, e il mio bisnonno polacco era stato mandato in un campo di concentramento. Durante il viaggio l’accoppiamento che teneva insieme due vagoni del treno si è rotto. Questo permise a tutti gli occupanti del vagone, tra cui il mio bisnonno, di scappare via. Per fortuna riuscì a farcela senza essere catturato. Solo a pensarci mi fa rendere conto di quanto le vite possano cambiare in un attimo.“.

Diego Schwartzman – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Non si fermano qui le vicende del bisnonno di Diego, che prende la decisione di scampare all’Olocausto fuggendo in Argentina. “Il mio bisnonno portò la famiglia in Argentina con la barca. Arrivati qui non sapevano una parola di spagnolo, solamente yiddish. Non è stato facile cambiare totalmente vita dopo la guerra ma ci sono riusciti.“. La famiglia Schwartzman si trova benissimo in Argentina e apre una fiorente attività di vestiti e gioielli, ma le difficoltà sono sempre dietro l’angolo. Con il default argentino l’azienda di famiglia fallisce e i genitori di Diego si ritrovano senza lavoro e con pochi soldi, come racconta lo stesso Diego alla testata Tennishead. “Dato che non avevamo molti soldi era difficile continuare a giocare a tennis o a qualsiasi sport, ma giocavo più che potevo.”

 

Per risparmiare Schwartzman gioca solamente tornei in Argentina durante il periodo da junior. Prende parte solamente ad uno Slam, lo US Open, ma esce al primo turno delle qualificazioni. Dei primi 96 tornei giocati da senior, ben 91 erano in Sudamerica. “[…] E’ tutto molto costoso, non è facile per le famiglie con figli che vogliono giocare a tennis. Sono stato fortunato che all’epoca c’erano molti tornei Futures e Challenger in Argentina e dintorni.“.

I primi tempi, come molti tennisti, Diego viaggia con sua madre nel circuito e per sostenersi comincia a vendere braccialetti fatti da lei. “Facevamo di tutto per riuscire a coprire i costi dei viaggi. […] Aiutavo mia madre a vendere i braccialetti e qualche volta mi aiutavano anche gli altri giocatori. Tra le partite andavamo in giro con una borsa di braccialetti per vedere chi ne vendeva di più, e mia madre gli avrebbe dato il 20% dei guadagni.“.

Un’altra botta pesante quella dell’altezza. A 13 anni un dottore gli dice che non andrà mai oltre il metro e settanta, lasciando un giovane Diego devastato dalla notizia. In un mondo in cui la media dei tennisti è di 1.82 e quella dei top10 di 1.90 l’altezza può essere un grave problema. Non lo è per Schwartzman, che ha chiuso il 2020 nella top ten per la prima volta e si è concesso il lusso di battere Nadal nei quarti di finale a Roma, un successo poi decisivo nella sua corsa alle ATP Finals. Non è andata benissimo a Londra per Diego, che per sua stessa ammissione “devo imparare molto su questo torneo, è tutto nuovo per me. Quando inizi un torneo difficilmente trovi gente del calibro di Zverev, Djokovic e Medvedev prima dei quarti di finale. La mia prima partita, per dire, del torneo è stata contro Novak Djokovic.“.

Diego Schwartman – ATP Finals 2020 (via Twitter, @atptour)

Il morale per il futuro del tennista argentino è alto, ancora di più dopo la vittoria di Thiem agli US Open. “Dominic ha aiutato tanti, tra cui Zverev stesso, nel pensare ‘Ok, ce la possiamo fare‘. Ma è davvero complicato battere questi giocatori in 5 set in uno Slam, sono davvero davvero forti.“. Per il numero 9 del mondo le principali chance di successo in uno Slam sono al Roland Garrosma solo tra qualche anno, quando Rafa non giocherà più“, e nonostante la terra sia la sua superficie preferita Diego fa notare un particolare interessante. “La mia altezza dovrebbe sfavorirmi sulla terra rossa visto che la palla rimbalza molto più alta che indoor.“.

Continua a leggere

Australian Open

Paula Badosa Gibert, positiva e abbandonata dall’Australian Open: “Non so neanche che tipo di virus ho”

Parla l’unica tennista positiva a Melbourne: “Sono cinque giorni che attendo materiale per allenarmi.” Sta passando la quarantena in una stanza senza finestre, con la speranza di giocare l’Australian Open ridotta a un filo

Pubblicato

il

Passare 14 giorni chiuso in una stanza d’albergo non è mai una cosa piacevole, ancor di più se sei un atleta professionista che si sta preparando all’esordio stagionale. Sotto certi aspetti dunque è anche comprensibile che nei giorni scorsi siano arrivate critiche e lamentele da parte di alcuni dei 72 tennisti costretti all’isolamento forzato. La più dura forse è stata quella di Bautista Agut, che ha paragonato la sua condizione ad una prigione, salvo poi abbassare il tiro per mitigare le critiche.

Queste lamentele diventano ancora più legittime quando a parlare è una tennista risultata positiva al coronavirus che non ha ricevuto i trattamenti adeguati, come sta succedendo a Paula Badosa. Il suo caso di positività si è aggiunto al nome di Eddie Elliot, coach di Lauren Davis che ha raggiunto Melbourne con il volo partito da Los Angeles, e a quello di Sylvain Bruneau, allenatore di Bianca Andreescu – anche lei in isolamento. Paula Badosa, però, è l’unica rispetto a cui siano stati confermati sintomi associati al tampone positivo. La sua positività è emersa al settimo giorno di permanenza a Melbourne, e tutti i precedenti tamponi (a partire da quello fatto prima di partire) avevano dato esito negativo.

Intervistata due giorni fa dal quotidiano Marca, la tennista catalana ha sùbito espresso le sue preoccupazioni sulle condizioni fisiche: “Oggi è stato il primo giorno in cui mi sono mossa un po’, ho fatto addominali. Mi sento abbastanza stanca ma i miei sintomi sono diminuiti”. Questa è forse l’unica nota positiva, perché il resto delle sue dichiarazioni fanno emergere un’impreparazione generale preoccupante. Da quando sono stato trasferita dall’hotel non sono più stata sottoposta a test. Ho chiesto di farne uno per avere una sorta di controllo sulla mia situazione e non ho ricevuto alcuna risposta. Ho anche chiamato i medici per dirmi che tipo di virus ho, perché sono passati sei giorni da quando mi hanno testato e dovrebbero saperlo. Dipende dal virus (si riferisce alle varianti del virus, ndr) che ho l’obbligo dei cinque o nove giorni di isolamento. Non mi hanno dato alcuna informazione”.

 

La distinzione tra ceppo classico e ceppo britannico fa una grossa differenza in termini di giorni di reclusione. Se ho il virus normale, uscirò il 30 o 31 gennaio. Se è il ceppo britannico, sarebbe il 5 febbraio ha spiegato Badosa, ancora incerta su quando possa esser avvenuto il suo contagio. “Ci sono persone sul nostro aereo che sono risultate positive al ceppo britannico. Vorrei che fosse il virus normale e vorrei non averlo preso in volo, perché in quel caso quasi certamente si tratterebbe del nuovo ceppo. Se mi sono contagiata ad Abu Dhabi ci sono più probabilità che sia il coronavirus che già conoscevamo”.

La numero 67 del mondo attualmente è in un hotel ‘medico’, essendo lei l’unica tennista risultata positiva, e questo anziché agevolare il suo recupero sembra danneggiarla. “Le condizioni in cui siamo qui sono deplorevoli, non me le aspettavo. La prima cosa che si consiglia quando si ha un virus è aprire le finestre delle stanze per far fluire l’aria. Non ho finestre e la mia stanza è di appena 15 metri quadrati. È ovvio che l’unica cosa che respiro è il virus. Ho chiesto prodotti per la pulizia, come un aspirapolvere, e non mi danno niente. L’hotel è adeguato per una persona che fa una normale quarantena e poi va a lavorare in un ufficio e non ha esigenze di tipo atletico, ma io sono un’atleta professionista. Mi sento abbandonata perché non ho il materiale di allenamento che ho chiesto dopo cinque giorni, non mi dicono che variante del virus ho contratto – di solito dopo tre giorni si sa – e non ricevo nessuna informazione dal torneo…”.

Craig Tiley, direttore degli Australian Open, ha cercato quanto meno di mostrarsi vicino alla ragazza ma neanche il suo intervento è stato efficace. È l’unica persona che mi ha chiamato per chiedermi come sto ha fatto sapere Badosa. “Gli ho detto che non riesco a trovare una soluzione a vari problemi e mi rimanda ad altre persone. Tutto è abbastanza disorganizzato, onestamente“. Inoltre, a differenza di quanto ha lasciato intendere Petra Kvitova, la tennista spagnola non era a conoscenza di questa eventualità prima di prendere l’aereo (anche se in realtà, sul documento mandato da Tennis Australia ai giocatori, questa eventualità era menzionata). Quello che non mi sembra giusto è che le regole cambiano quando stai già volando, quando non hai possibilità di non partire“. Dalle sue parole sembra comunque che avrebbe optato lo stesso per il viaggio. “Ci avrei pensato molto perché correre il rischio di stare rinchiusa per due settimane e perdere la forma fisica della off-season è qualcosa che non voglio e non accetto. Starò un mese senza giocare. Per me, essendo così giovane, la cosa meno importante ora sono i soldi. Voglio prepararmi bene per migliorare a livello tennistico, fisico e mentale. Stando ferma per così tanto tempo non raggiungerò i miei obiettivi”.

Paula Badosa – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Come è naturale, anche l’aspetto mentale ne risente. Oggi non riuscivo a dormire per l’ansia e la claustrofobia, ho iniziato a sentirmi sopraffatta. Ho parlato con i medici sperando potessero darmi qualcosa per aiutarmi, ma non hanno fatto molto. Quando ti senti male, la cosa migliore è fare una passeggiata, prendere un po’ d’aria fresca, ed è esattamente quello che non posso fare. Ho messo della musica e ho fatto una doccia fredda. Non posso fare molto di più”.

Tennis Australia sta provando ad agevolare il rientro in campo di chi è in isolamento, e ha organizzato un torneo WTA 500 esclusivo per le tenniste che hanno passato 14 giorni chiuse in camera senza possibilità di allenarsi sui campi. Tuttavia, la 23enne spagnola non sfrutterà questa occasione. “Non rischierò il fisico per quel torneo perché quello che viene dopo è molto più importante. Lo Slam lo giocherò sicuramente. Ho combattuto tutta la vita per disputare i tornei del Grande Slam e l’ultima cosa che farei è non giocarci. Ci proverò perché non si sa mai. Anche in doppio con Danka Kovinic, se il mio corpo lo permette”. Non è ancora chiaro se la sua possibilità di scendere in campo per l’Australian Open resterà vincolata all’esito negativo del tampone, ma sappiamo che lo staff medico del torneo valuta ogni caso singolarmente – come accaduto ad esempio per Sandgren, che ha potuto raggiungere l’Australia nonostante il test positivo.

Intanto, a tenerle compagnia c’è il suo allenatore Javier Marti – figura fondamentale in questo momento così difficile per lei. “Abbiamo insistito molto sul fatto che in questa situazione volevamo stare insieme. Non so come avrei fatto a gestirla da sola. Ci stiamo spronando a vicenda ha concluso Badosa.

Proprio parlando di coach, Eddie Elliott – allenatore della statunitense Lauren Davis, anche lui come detto risultato positivo al virus – ha ricevuto invece un trattamento decisamente differente rispetto a quello riservato alla tennista. Ha destato scalpore infatti la decisione di far terminare la sua quarantena in hotel dopo appena 10 giorni; una volta svaniti i sintomi, gli è stato consentito di uscire. La positività di Elliot dunque, che ha costretto all’isolamento i 24 tennisti a bordo del volo partito da Los Angeles, ha scontato 4 giorni in meno rispetto a loro. Un elemento che potrebbe aumentare ulteriormente il senso di frustrazione di Paula Badosa, la cui partecipazione al torneo è appesa a un filo labile almeno quanto la sua condizione fisica, intaccata dai sintomi del virus e dalla mancanza di allenamento. E, a suo dire, dalla disorganizzazione di Tennis Australia.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement