La magia di Sinner nel gelo di Parigi. Adesso può sognare (Crivelli). Sinner spiana Goffin. Nel freddo di Parigi vanno forte gli italiani (Piccardi). Sinner che esordio: fuori Goffin. E Cecchinato cancella due anni (Scanagatta)

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La magia di Sinner nel gelo di Parigi. Adesso può sognare (Crivelli). Sinner spiana Goffin. Nel freddo di Parigi vanno forte gli italiani (Piccardi). Sinner che esordio: fuori Goffin. E Cecchinato cancella due anni (Scanagatta)

La rassegna stampa di lunedì 28 settembre 2020

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La magia di Sinner nel gelo di Parigi. Adesso può sognare (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Ciò che misura la virtù di un uomo non sono gli sforzi, ma la normalità. Sinner è un rivoluzionario tranquillo, perché fa apparire semplice il debutto al Roland Garros e per di più sul Centrale, una delle chiese laiche dello sport mondiale che qualche brivido deve pur lasciartelo, anche se mette un po’ di tristezza vederlo frequentato solo da mille spettatori intirizziti. C’era la qualità dell’avversario, l’amico Goffin con cui si allena spesso a Bordighera, abituato da anni a frequentare i piani nobilissimi della classifica. E c’erano condizioni ambientali ovviamente mai sperimentate nello Slam parigino, che da tradizione si gioca tra maggio e giugno, non a cavallo tra settembre e ottobre, e perciò regala cielo plumbeo, vento, pioggia e temperature da ghiacciaia (quando si comincia, alle 11 del mattino, la temperatura percepita è di 6 gradi): eppure Jannik, senza fare una piega, passa sopra i previsti pericoli e domina la partita con la personalità del califfo di consumata esperienza, come se i 19 anni compiuti poco più di un mese fa fossero solo un numero da giocare alla roulette. Puntando sul rosso, ovviamente. Colpi pesanti Tra l’altro l’allievo di Riccardo Piatti potrà fregiarsi del titolo onorifico di primo giocatore della storia ad aver vinto un match sotto il tetto dello Chatrier, la grande novità di quest’anno prima che il virus imponesse anche le sue, di regole.

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Se Jannik non fosse titubante con il servizio, almeno nel primo set, la lezione risulterebbe ancor più dura per il belga, fallosissimo sul rovescio, praticamente inesistente con la seconda palla e sistematicamente in difficoltà di fronte alla profondità degli scambi dettati dalla potenza del rivale italiano. Peraltro, sistemata la battuta, dal 5-5 del primo parziale Sinner metterà in fila 11 game consecutivi che sotterreranno le residue velleità del tenero David. Ed è proprio questo che sorprende: a un certo punto è apparso addirittura normale che il numero 74 del mondo fosse padrone della scena contro il numero 12

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Intanto lui ci sta facendo l’abitudine a metterli sotto. Il 31 dicembre 2018 era un ragazzetto pressoché sconosciuto e in classifica si segnalava un 551 accanto al suo nome. Ventun mesi dopo ha già battuto 5 volte un giocatore tra i top 20, dimostrando pure di saper gestire con maggior lucidità di un veterano le condizioni estreme: «Non è stato semplice, il campo è piuttosto lento. Il tetto di sicuro aiuterà nei prossimi giorni quando è prevista pioggia. Fortunatamente sono riuscito a palleggiare due volte nei giorni scorsi sul Centrale, ma c’era più vento e faceva anche più freddo». A Goffin, invece, tra le altre cose è mancata sicuramente un po’ di tempra mentale, visto che i programmi prima di Parigi prevedevano un matrimonio che non c’è mai stato: «Dovevo sposarmi il 19 settembre (con Stephanie, la fidanzata storica da 8 anni, ndr) ma a causa del Covid abbiamo dovuto rinviare la cerimonia. Così sono andato a Roma, ma è stato un errore, non c’ero con la testa. Poi mi sono allenato cinque giorni a Montecarlo, pensavo di aver ritrovato una buona forma». E dunque a Sinner va riconosciuto qualche merito nella ripassata

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Speriamo che David sia facile profeta. Intanto il tabellone apre squarci molto interessanti a Jannik: al secondo turno troverà il qualificato francese Benjamin Bonzi, numero 227 Atp uscito dalle qualificazioni, ed eventualmente al terzo turno uno tra il francese Paire e l’argentino Coria, prima di un eventuale ottavo contro Alexander Zverev. Dalla stessa parte c’è pure Nadal, ma al momento è meglio limitare i sogni all’oggi. Anche se dalla normalità di Sinner ormai bisogna attendersi solo eventi straordinari.

Sinner spiana Goffin. Nel freddo di Parigi vanno forte gli italiani (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

David Goffin, n.12 del mondo, è la prima foglia a cadere in questo Roland Garros autunnale, scattato sotto la pioviggine di Parigi, al freddo e in piena emergenza Covid. Jannik Sinner da Sesto Pusteria, 19 anni, è già troppo forte per il belga: al suo debutto parigino, per la prima volta sul centrale che inaugura la chiusura del nuovo tetto, l’azzurro non trema e si guadagna in tre set una sfida potabile con il francese Bonzi. È un torneo insapore, con tutti i disagi dei frutti che si vogliono portare per forza in tavola fuori stagione. È arrabbiato Forget, direttore del Roland Garros, che sognava 11.5oo spettatori al giorno (distanziati, parbleu) e invece per ordini del governo francese ne può ospitare solo mille; sono infastiditi I giocatori, protagonisti dopo l’Open Usa del secondo Slam pandemico, costretti a misurarsi la febbre a ogni piè sospinto: a New York si facevano più tamponi e si viveva in una bolla impermeabile, a Parigi i controlli sono più laschi e l’hotel dei tennisti è aperto ai turisti; ed è furibondò anche Rafa Nadal, padrone del torneo per 12 volte: sostiene che il cambio di palle, da Babolat a Wilson, non lo favorisca.

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Un Sinner in grande spolvero, ma è grand’Italia su tutti i campi. Cecchinato, rinvigorito dalla cura ricostituente di coach Sartori e uscito a testa alta dalle qualificazioni, vola al secondo turno battendo De Minaur: è la prima vittoria Slam del siciliano da Parigi 2018, l’edizione in cui raggiunse a sorpresa la semifinale. Ed è brillante anche Travaglia, che conferma la forma messa in mostra al Foro Italico prendendosi lo scalpo di Andujar.

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Sinner che esordio: fuori Goffin. E Cecchinato cancella due anni (Ubaldo Scanagatta, La Nazione)

Via al Roland Garros-Era Open n.53, primo di sempre a fine settembre causa Covid. La prima con il Philippe Chatrier coperto da un tetto. II primo a vincerci è stato la più grande promessa del tennis italiano, Jannik Sinner. II Pel di Carota della Val Pusteria, 19 anni compiuti il 16 agosto e n. 74 ATP (n.1 fra gli under 20), ha battuto nuovamente e in 3 set, 75 60 63, il belga David Goffin, 30 anni, n.12 ATP e n.11 a Parigi (manca Federer). Goffin era stato il primo top-ten battuto dall’allievo di Riccardo Piatti, a febbraio a Rotterdam, torneo indoor. Da allora i due si erano allenati spesso insieme, a Montecarlo dove entrambi hanno la residenza, e a Bordighera al Centro Piatti. Fino a diventare amici.

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II torneo sembra essere la grande opportunità per Rafa Nadal di vincere il suo Roland Garros n. 13 nonché lo Slam n.20 che gli consentirebbe di eguagliare i 20 del grande assente Federer. Ma il sorteggio gli ha piazzato nella sua metà di tabellone il vincitore dell’US Open Thiem, finalista delle ultime due edizioni, semifinalista delle due precedenti. Così sono salite le azioni di Djokovic. Per Sinner si trattava invece di un esordio. E non poteva essere più felice. Dopo un primo set caratterizzato da 4 break di fila e di tennis bruttarello. Sul campo umido e pesante le palle Wilson parevano gatti arrotolati. Goffin, servendo sul 5-6, ha regalato 3 punti e mollato il game di servizio con un rovescio fuori d’un metro. Vinto quel set in 53 minuti, per un Sinner rinfrancato è stata tutta discesa: ha inanellato 11 game di fila, fino al 3-0 del terzo set. Non sarebbe stato più ripreso da un Goffin presto rassegnato.

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Cecchinato, sceso a n.110 da n.16 è tornato alla vittoria in uno Slam. Tranne che per la stupefacente semifinale parigina del 2018 aveva perso 11 volte al primo turno. Stavolta ha invece battuto l’australiano De Minaur, n.27 ATP, 76 64 60, quarto finalista al recente US open. «Sto tornando a essere il Cecchinato di 2 anni fa… ho messo più muscoli, ho un nuovo team, è tornata la fiducia, mi diverto anche a lottare» ha detto il neopapà. Felice anche Travaglia, n.73: ha battuto Andujar, n.50, 63 63 64 nel giorno in cui Wawrinka, dominando Murray 61 63 62, ha dimostrato che lo scozzese ex n.1 del mondo non è proprio guarito.

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Sinner: “Non credo di avere talento. La forza è nella mia testa” (Semeraro)

La rassegna stampa di mercoledì 28 ottobre 2020

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Sinner: “Non credo di avere talento. La forza è nella mia testa” (Stefano Semeraro, La Stampa)

Jannik Sinner è lo sportivo italiano del momento. Giovane, 19 anni, ma già capace di sfidare senza paura i grandi del tennis, è un modello di semplicità e determinazione. In due anni è passato da sconosciuto a top 50 che batte i migliori e sfida Nadal. Sinner, come è cambiato? «Sono sempre lo stesso. E non ho paura di giocare contro nessuno. Se una cosa in campo mi dà fastidio, lo dicevo prima e lo dico adesso. Ma è vero che oggi mi trattano in maniera diversa».

Con Zverev a Colonia vi siete beccati…

 

Ogni tanto capita. Poi in quel momento dovevo inventarmi qualcosa per cambiare la partita, magari lui si poteva innervosire. Le partite non si vincono stando in campo e basta, quello che conta in questo sport è la testa. Gli altri vedono i miei risultati, iniziano a conoscermi. E nessuno vuole più perdere contro di me.

Le aziende la corteggiano, il pubblico la ammira. Unico appunto: in campo è troppo freddo.

Ma la gente cosa sa di me? Mi osserva quando entro in campo, concentrato al massimo, e pensa: “questo è uno chiuso”. Invece chi mi conosce fuori dal campo sa che sono aperto, che parlo di tutto con tutti. In campo me ne sto zitto, ma le assicuro che so divertirmi un casino, perché ci vuole anche quello.

Us Open, Roma, Parigi: dove si è trovato meglio nella “bolla”?

L’Atp sta facendo il meglio che può. Vuole che giochiamo, ma anche che stiamo bene. Agli Us Open è stata dura. Ho perso al primo turno delle qualificazioni del torneo precedente e sono stato dieci giorni li, poi ho perso per crampi agli Us Open, e sono rimasto altri dieci giorni. Ma alla fine sono tutte cose che ti rendono più forte.

Abbastanza per sfidare Nadal sul rosso a viso aperto: a Parigi è stato lei a strappargli più game di tutti, persino di Djokovic.

Quella contro Rafa sulla terra battuta è stata una grande sfida, ho giocato bene nel primo e nel secondo set, nel terzo Rafa ha spinto di più. Ma mi sentivo pronto a giocare contro di lui. Sono andato in campo con l’atteggiamento giusto.

In che cosa deve migliorare ancora?

A volte ho troppa fretta di fare il punto. Dovrei migliorare la percentuale con il servizio e variare di più i colpi. Invece sono soddisfatto della testa. Quella sta funzionando bene.

Tutti si chiedono: quanto vale davvero Sinner?

Che dicano pure quello che pensano, tanto non ci bado. Per uno valgo i primi 10, per l’altro non arriverò mai. Non ascolto nessuno dei due. Guardi, la cosa migliore che ho non sono i colpi. Anzi, se parliamo di quelli, non credo di avere tanto talento. Il mio vero talento è un altro, e lo devo alla mia famiglia, che mi ha trasmesso il rispetto per il lavoro, e insegnato a dare sempre il massimo. Per questo ogni volta che vado in campo, non importa contro chi, penso sempre: “lo con questo ci vinco”. Non sciolgo mai, non lascio mai un punto. Con Simon a Colonia ho perso il secondo set 6-0, ma è durato comunque un’ora, e non ho regalato nulla. Così l’altro lo fai pensare, gli fai capire che ci sei, e che piuttosto di mollare sei disposto a morire in campo. […]

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Nole, che missione. Chiudere sei stagioni da numero uno come l’idolo Sampras (Cocchi)

La rassegna stampa di martedì 27 ottobre 2020

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Nole, che missione. Chiudere sei stagioni da numero uno come l’idolo Sampras (Federica Cocchi, Gazzetta dello Sport)

L’ultima volta a Vienna era un ragazzino. Era il 2007, e aveva appena 20 anni, ma sapeva già come vincere. A due settimane dalla batosta rimediata in finale al Roland Garros da Nadal, Novak Djokovic rimette piede nell’arena austriaca, e con una motivazione superiore. Non è fame, è piuttosto voglia di qualcosa di diverso: raggiungere il suo idolo di gioventù, Pete Sampras. Solo due vittorie, che dovrebbero arrivare questa settimana, lo separano da chiudere l’anno aritmeticamente al numero 1 del mondo per la sesta volta in carriera. Solo due vittorie lo separano dal record di Pistol Pete, l’unico fino ad ora a riuscirci e, consecutivamente, dal 1993 al 1998. Un obiettivo che il campione di 17 Slam definisce amazing, stupefacente. Per l’aspetto affettivo, ovvero raggiungere l’eroe di bambino, ma anche per quello ferocemente agonistico. Arrivare alla sesta stagione chiusa in vetta al ranking, avrebbe un sapore più dolce perché gli permetterebbe di staccare, almeno in questa speciale classifica, gli arcirivali Federer e Nadal. Nole ha chiuso l’anno sul trono finora cinque volte: 2011, 2012, 2014, 2015 e 2018. Lo stesso numero di Rafa e Roger, i primi della classe, quelli che sotto sotto non lo hanno mai davvero considerato “uno di loro”. E allora perché non dare un’accelerata e iniziare il sorpasso proprio questa settimana dalla capitale austriaca? Per il campione serbo sarà anche l’ultimo appuntamento della “regular season”. Nole infatti ha annunciato tempo fa che non parteciperà al Masters 1000 di Parigi Bercy, dove il palcoscenico sarà tutto di Nadal, uno che in città ha dimostrato di trovarsi bene. «Se dovessi raggiungere Sampras sarebbe straordinario, una specie di sogno di bambino che si realizza. Quando cresci ammirando un idolo e poi riesci ad avvicinarti così tanto a lui è bellissimo. Comunque il mio obiettivo è restare numero uno al mondo per il maggior tempo possibile». Messaggio a chiare lettere per i diretti concorrenti nella rincorsa al titolo di più grande di tutti i tempi. Soprattutto a Federer, e al suo primato di 310 settimane in cima al mondo. Un appuntamento con la storia che potrebbe andare in scena già a inizio del prossimo anno. Ieri Nole ha cominciato la sua 292a settimana totale da numero 1 e se la situazione rimanesse tale passerebbe lo svizzero a inizio marzo del 2021: «Con i tempi che corrono non me la sento di fare previsioni. Ma certamente se il calcolo dei punti rimarrà così, per me che ho vinto molto a inizio anno sarebbe un vantaggio. Però vi prego, non trascinatemi ancora nel discorso su chi sarà il più grande di sempre» […]

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Per Zverev è l’ora della rivincita. Sinner dice addio al torneo di Colonia (Barana). Sinner illude, poi Zverev si vendica (Mastroluca). Vendetta dopo Parigi: Sinner battuto, in finale ci va Zverev (Crivelli)

La rassegna stampa di domenica 25 ottobre 2020

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Per Zverev è l’ora della rivincita. Sinner dice addio al torneo di Colonia (Francesco Barana, Corriere dell’Alto Adige)

La monetina da un cent per fare l’euro Jannik Sinner l’ha persa dopo mezz’ora, ieri sera a Colonia. Il nostro 43 del mondo, dopo un avvio strabiliante (4-1 nel primo set) ha smarrito le sue certezze contro Alexander Zverev, 7 del mondo, che si prende così la rivincita dopo la sconfitta al Roland Garros. Nonostante un calo di rendimento, quel 7-6, 6-3 per il tedesco qualche rimpianto lo (mal)cela, perché Jannik è rimasto sempre in partita e sarebbe bastato un dettaglio riuscito per sovvertirne le sorti. Nei momenti chiave è lui che ha comandato le danze, aprendosi abilmente il campo per il colpo di chiusura di punto, sbagliato clamorosamente. Si veda il tiebreak del primo set, o il settimo game della seconda frazione sul 4-2 per Zverev, con il tedesco nervosissimo, alle prese con i soliti demoni interiori e poco sportivo (c’è stato un battibecco vistoso tra i due giocatori nel penultimo gioco) che ha concesso a Sinner due palle break per tornare in partita. E in quei frangenti che è mancato il pusterese. È mancato l’attimo finale, in sostanza. La partita non è stata granché da ambo le parti. Zverev è partito malissimo, ma quando è cresciuto ha mostrato i soliti limiti mentali e caratteriali. Ne è uscito un primo set bizzarro, con Sinner e Zverev che hanno perso il servizio tre volte ciascuno prima di chiuderla (il tedesco) al tiebreak. Sinner si è trovato avanti 4-1 dopo un inizio sontuoso. Lì forse si sono illusi tutti. Invece il rendimento dell’azzurro è cambiato repentinamente. Sinner ha perso smalto nel servizio, ha confermato i limiti nel gioco al volo e non ha trovato le solite certezze anche con il rovescio bimane. Sasha ha cominciato a spingere di più, spezzando il ritmo fin lì imposto da Sinner, che non ha più trovato il suo gioco. E così nel settimo game (4-2) Jannik ha regalato il servizio al tedesco a zero. Una crisi durata a lungo e se si è arrivati al tiebreak è per demerito del tedesco che con l’inerzia della partita in mano, ha ceduto il servizio due volte consecutive anziché chiudere conti (sul 5-4 e sul 6-5). Il tie-break non ha avuto storia, con Sinner in profonda crisi al servizio, ma soprattutto incapace in due circostanze di chiudere un punto agevole. La crisi al servizio è proseguita nel secondo set, con Jannik subito brekkato per la quarta volta consecutiva. Per Sinner comunque è stato un ottimo torneo. Ora da lunedì testa a Vienna, 500 indoor. Esordio contro Casper Ruud.

Sinner illude, poi Zverev si vendica (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

 

Potremo un giorno dire di aver visto l’inizio di una grande rivalità tennistica. A Colonia Jannik Sinner si ferma in semifinale contro Alexander Zverev, n. 7 del mondo. Il tedesco rimonta da sotto 4-1 nel primo set, chiude 7-6 6-3 e riscatta la sconfitta al Roland Garros. Una partita seguita da polemiche e accuse di scarsa responsabilità, dopo che il tedesco aveva confessato di aver avuto la febbre alta due giorni prima ma di non aver avvisato nessuno. «Quella partita mi pesava ancora. Non volevo perdere di nuovo contro di lui – ha detto nella breve intervista a caldo dopo il match – nel primo set ho servito per chiudere sul 5-4 e sul 6-5, ma lui ha giocato molto bene quei game e mi ha sempre fatto il break. Jannik è destinato ad essere una superstar, per me arriverà in top 10 molto presto». Intanto Sinner, il più giovane fra i primi 100 del mondo, si assicura di ritoccare ancora un po’, verso l’alto, il suo best ranking in carriera: oggi è virtualmente numero 43 Atp. L’azzurro è partito benissimo, è salito 4-1 mostrando una notevole facilità di accelerazione in lungolinea. Zverev, memore di Parigi, ha fatto valere un servizio solido e un tennis ordinato. Ha variato molto contro il rovescio di Sinner per evitare i colpi fulminanti dell’azzurro. Subìto a zero il controbreak del 3-4, l’altoatesino ha giocato un tennis più complesso e rischioso. Ha inciso meno nel tiebreak del primo set e non ha più ripreso il filo della partita. I due si sono anche beccati nel finale di partita. Zverev va a controllare il segno di una sua pallina, Sinner gli fa segno di rilassarsi anche perché a Colonia non ci sono i giudici di linea, visto che è tutto controllato attraverso i sensori di Hawk-Eye. Eppure più volte Zverev ha protestato anche contro il computer. C’è stata tensione, c’è stata emozione. Resta un pizzico di rimpianto, e la dice lunga su quel che Sinner è già, e su quel che potrà diventare.

Vendetta dopo Parigi: Sinner battuto, in finale ci va Zverev (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

La vendetta va servita fredda. E così Sascha Zverev si prende la rivincita su Sinner, che lo aveva seccamente bastonato al Roland Garros, mantenendo la saldezza di nervi e la lucidità adeguata nei momenti-chiave del match sul tappeto grigio di Colonia, evidentemente gradito se è vero che ci ha già vinto il torneo domenica scorsa (la città tedesca ospita due appuntamenti consecutivi con il nuovo calendario Atp). La sconfitta di Parigi, neppure lui lo ha negato, rimaneva un tarlo fastidioso nella testa di Sascha («Me la portavo dentro, per questo non avrei voluto perdere questa partita per nessuna ragione al mondo») e certi atteggiamenti durante la sfida lo hanno apertamente dimostrato. All’inizio, però, la scena è ancora di Jannik, che ottiene il break nel terzo game e sembra in controllo del ritmo partita, in particolare sulla diagonale rovescio contro rovescio. Ma dal 4-1 sotto, il tedesco innalza la qualità del gioco con scelte azzeccate, come quella di palleggiare forte al centro per togliere gli angoli all’avversario e di allungare gli scambi per fargli giocare qualche colpo in più. Senza qualche svolazzo, Sascha non avrebbe bisogno del tie break per vincere il primo set, e comunque lì viene omaggiato di tre gratuiti di rovescio di Sinner. Nel secondo set, l’allievo di Piatti appare spento, con poche energie e in leggero ritardo sulla palla, evidentemente fiaccato dalle fatiche di un cammino esaltante dopo il lockdown e dalla maratona con Simon nei quarti. Eppure potrebbe rientrare in partita nel 7° game, quando non sfrutta due palle break dopo 11 minuti di battaglia e un battibecco con il rivale, nervoso a ogni chiamata del Falco (non ci sono i giudici di linea). Jannik ha mostrato ancora una volta i punti su cui lavorare di più, dalla continuità al servizio al gioco di volo, ma può consolarsi con il best ranking da lunedì (sarà 43) e i complimenti del vincitore: «Presto sarà un top player e vincerà tornei importanti».

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