Roland Garros, Steve Flink: “Nadal è molto vicino alla sua forma migliore, Sinner in Top 10 fra un anno”

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Roland Garros, Steve Flink: “Nadal è molto vicino alla sua forma migliore, Sinner in Top 10 fra un anno”

Il Direttore Scanagatta e il suo collega hanno detto la loro su chi la spunterà nelle semifinali maschili e femminili dello Slam parigino. Per chi tiferebbe Federer in una finale tra Nadal e Djokovic?

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Rafael Nadal al Roland Garros 2000 (foto Twitter @Rolandgarros)

Sono alle porte le semifinali del Roland Garros, sia nel tabellone femminile che in quello maschile: oggi è la giornata della sfida tra Iga Swiatek e Nadia Podoroska e di quella tra Sofia Kenin e Petra Kvitova, domani tocca a Rafa Nadal contro Diego Schwartzman e a Novak Djokovic contro Stefanos Tsitsipas. Ubaldo Scanagatta commenta quanto si è visto finora, e quanto si potrà vedere a breve, in compagnia del fido Steve Flink. Di seguito il video.

LE PARTI SALIENTI DELLA VIDEO-INTERVISTA

00:00 – Le semifinali femminili, si parte da Kvitova vs Kenin. Steve: “Non sono sorpreso di vederle così avanti. Kenin ha vinto 6-0 al terzo contro Danielle Collins nei quarti ed è stata una grande prestazione. Ultimamente non aveva giocato così bene, in pochi avrebbero pensato che sarebbe arrivata sino alle semifinali, soprattutto dopo quel doppio 6-0 subito da Azarenka a Roma. Ubaldo: “Hai ragione, è vero che ha perso quattro set ma ha solo 44 giochi, perché i set che ha vinto spesso li ha vinti a zero o a uno, mentre Kvitova ha perso zero set e 34 giochi, ma da lei non sai mai cosa aspettarti”. Steve: “Ubaldo, sei sicuro di non chiamarti Rino Tommasi, con questo amore per le statistiche? Credo che in questo momento Sofia sia in fiducia e in buona forma. Dall’altra parte però c’è una Kvitova al top: colpisce un sacco di vincenti, riesce ad aprirsi bene campo con il servizio, ha un diritto devastante. Credo che il match dipenda molto da come gioca lei”.

 

05:13 – L’altra semifinale è Swiatek contro Podoroska. Ubaldo: “Per molti, Kvitova-Kenin è una sorta di finale anticipata, perché chi vincerà ha un’esperienza e un ranking maggiore rispetto a Swiatek e Podoroska. Ma quando ho visto Swiatek perdere tre games contro Halep e quattro games contro Trevisan sono rimasto piuttosto impressionato. Si tratta di una giocatrice pericolosa”. Flink: “Molto pericolosa. Mi aspetto che vinca questa partita, basandomi su quello che ha fatto vedere fino ad ora. Battere una giocatrice forte come Halep e poi confermarsi è un grande segnale. Ubaldo: “È divertente che sia polacca e si chiami Iga, l’altra polacca Radwanska si chiama Aga. Iga e Aga, sembra un cartone animato! Nessuno conosceva Podoroska, è la N.131 WTA ma ha giocato in modo molto convincente. Non la conosco bene abbastanza per dire se possa vincere o no contro Swiatek”.

09:48 – Il tabellone maschile. Ubaldo: “La vittoria di Schwartzman contro Thiem è stata una sorpresa? In fondo ha battuto Nadal a Roma… Va detto però che ha appena giocato una maratona, e che la sua vittoria al Foro Italico è arrivata dopo nove sconfitte di fila contro il maiorchino”. Steve: “Sicuramente la pesantezza del campo l’ha aiutato, ma ha meritato la vittoria, e sarà interessante vedere questo match, perché a Roma ha vinto piuttosto nettamente contro Nadal. Detto questo, mi sembra che questo sia il solito Nadal, nonostante le lamentele sulle palle e sulle condizioni, quindi è chiaramente il favorito, anche se Schwartzman gli darà battaglia”. C’è concordanza sulla previsione: Rafa in quattro.

14:13 – Ubaldo: Sinner è stato bravo a comandare il gioco nel primo set, e Nadal è stato un pochino fortunato quando l’azzurro ha servito per il primo set e ha sentito la tensione. Chi si sarebbe aspettato che avrebbe potuto comandare il gioco contro Rafa sulla terra?” Steve: “Sei fortunato Ubaldo, perché questo ragazzo ti terrà giovane ed impegnato per anni! Fra un anno sarà in Top 10 e l’anno dopo se la giocherà per vincere i tornei più importanti. Non ricordo diciannovenni così maturi, perché non era affatto intimorito; bisogna tornare a Sampras, Wilander, Becker e Chang, mentre Federer non era così composto alla sua età.

18:50 – Ubaldo: “Sinner ha già battuto tre Top 10, e quando ci ho parlato mi è sembrato molto saggio. Ci sono tutti i segni perché faccia una grande carriera. Steve: “Ha l’attitudine giusta, ed è anche molto corretto, perché ha dato a Rafa un punto senza far scegliere l’arbitro, un’abitudine che per fortuna si sta diffondendo sempre di più”.

21:23Djokovic vs Tsitsipas. Steve: “Il greco ha mostrato tutti i suoi punti di forza contro Rublev, anche quando è andato sotto 5-3 nel primo non si è scoraggiato, e da lì in avanti ha dominato”. Ubaldo: Non diamo abbastanza credito a Carreno, perché allo US Open stava per vincere il primo quando Djokovic è stato squalificato, e se ieri avesse mantenuto il break nel secondo non sappiamo come sarebbe andata a finire, Nole era molto nervoso”. Steve ribatte: “Credo che però ieri lo spagnolo fosse favorito dalle condizioni e dal problema al collo del serbo, non credo che a New York avrebbe davvero potuto vincere come diceva.

25:44 – Chi vincerà la seconda semifinale? Steve: “Credo che se Djokovic avrà superato i problemi fisici allora vincerà in quattro, è più forte di Tsitsipas e credo che la terra lo favorisca”. Ubaldo: “Sono d’accordo, ma in questo momento non so chi vincerà il titolo, se Nadal o Djokovic, ho solo il sospetto che se si affrontassero il record di durata di una finale parigina, cinque ore e otto minuti, potrebbe essere battuto!” Steve: Sto tifando per entrambi, perché ogni loro match fa la storia del tennis. Se Djokovic vincesse sarebbe l’unico dei Big Three ad aver vinto ogni Slam almeno due volte”.

29:08 – Domanda da un milione di dollari per Steve Flink: per chi tiferebbe Federer nel caso di una finale Djokovic-Nadal? Sarebbe contento per il suo amico Rafa, ma allo stesso tempo non vorrebbe perdere il suo record, credo che sarebbe estremamente combattuto su chi sostenere”.

Trascrizione a cura di Tommaso Villa e Gianluca Sartori

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Editoriali del Direttore

Olimpiadi Tokyo 2020: nulla da fare per Giorgi e Fognini. La ‘maledizione’ di Hubert de Morpurgo

TOKYO – Tennisti azzurri lasciano Tokyo con zero medaglie olimpiche Perfino in un anno in cui il tennis italiano aveva brillato, Ma Berrettini e Sinner non c’erano. I 9 falli di piede di Fognini non sono…accettabili!

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Camila Giorgi - Olimpiadi Tokyo 2020 (via Twitter, @ITFTennis)

Per come andavano le cose quest’anno, con il tennis italiano che ha certamente vissuto un periodo magico, si potrebbe parlare dell’infinito protrarsi della… “maledizione di De Morpurgo”.

Infatti dacchè il barone Hubert Louis de Morpurgo, conquistò un bronzo nel 1924 ai Giochi di Parigi – quando giocarono 124 tennisti di 27 nazioni, l’oro andò all’americano Vinnie Richards, l’argento al francese Henri Cochet; il tennis era incluso fra le discipline fin dalla prima Olimpiade di Atene del 1896, si affrontarono 13 tennisti di 7 nazioni   – non c’è più stato verso di conquistare un medaglia.

E sì che de Morpurgo era un italiano per modo di dire. Infatti era nato a Trieste, il 12 gennaio 1896, quando il capoluogo giuliano era una città austriaca che divenne italiana soltanto dopo la prima guerra mondiale. Ma non è solo per questo motivo che lo si poteva definire un italiano sui generis. La sua mamma, Mary Catherine Lili Branson era inglese. Il padre, Julius von Morpurgo, era un barone di origini tedesche. A Hubert fu fatto prendere un passaporto cecoslovacco, forse perché l’essere nato a Trieste in tempi incerti non dava sufficienti garanzie di continuità.

 

Più cosmopolita di così! E anche globetrotter in tempi in cui quelli che potevano permettersi di viaggiare alla grande, e di giocare ovunque a tennis, appartenevano certamente a un’assoluta elite iper-privilegiata. Lui, di famiglia ovviata agiata oltre che aristocratica, era stato campione junior inglese nel 1911, perchè aveva frequentato in Gran Bretagna la high school. Poi si era trasferito a Parigi e lì aveva vinto nel 1915 i campionati studenteschi universitari.  Insomma, Hubert de Morpurgo può dire di essere stato campione inglese, francese, italiano, cecoslovacco.

Così quando la rivista americana Tennis scrisse di lui che lui era il Tilden del suo Paese – forse perché aveva un ottimo servizio, un bel dritto piatto, una buona copertura della rete anche se sullo smash era piuttosto falloso – non era scontato capire bene a quale Paese si riferisse. Anche perché quelle righe furono date alle stampe ben prima che Benito Mussolini, nel 1929, lo nominasse direttore tecnico del tennis italiana, dopo che de Morpurgo aveva raggiunto i quarti a Wimbledon 1928 e prima che centrasse le semifinali al Roland Garros 1930, in entrambi i casi perdendo da Henri Cochet, uno dei quattro celebri mousquetaires francesi.

La nomina da parte del Duce – appassionato di tennis di cui è rimasta famosa la frase che disse al suo Maestro Mario Belardinelli dopo l’ennesimo rovescio sbagliato “Noi tireremo dritto!” – fu fatta, alla vigilia della prima edizione degli Internazionali d’Italia che, per cinque anni furono giocati a Milano prima di trasferirli al Foro Italico.

De Morpurgo giocò quella prima edizione, approdando alle due finali, del singolare come del doppio. Perse entrambe da – appunto – Big Bill Tilden: 6-1 6-1 6-2 in singolare, 6-0 6-3 6-3 da Tilden e Wilbur Coen, lui in coppia con Placido Gaslini. Fu comunque il Barone a decidere di giocare nobilmente per l’Italia… così almeno una medaglia di bronzo la federazione italiana, nata al mio Circolo Tennis Firenze delle Cascine il 18 maggio 1910 con primo presidente il marchese “secolare vinattiere” Piero Antinori, la può vantare. Prima o poi la vincerà anche il presidente Binaghi, me lo sento.

Paolino Canè e Raffaella Reggi nel 1984 a Los Angeles, vinsero una medaglia di… finto bronzo. Non valeva. Il tennis era …”sport dimostrativo”. Nel 1981 era stato deciso che il tennis sarebbe stato riammesso ai Giochi, 60 anni dopo Anversa (1928). Ma si sarebbe ufficializzato il rientro nel 1988 a Seul. La doppia impresa di Canè e Reggi non è dunque finita in alcun palmares. E ancor meno c’è finito quel torneo che si svolse a Guadalajara nel ’68, durante i Giochi di Città del Messico, e che fu vinto dopo cinque set da Manolo Santana su Manolo Orantes che, diciannovenne, nei quarti aveva sconfitto Nicola Pietrangeli, ormai trentaquattrenne.

Insomma, per quanto riguarda Tokyo 2020 il medagliere azzurro dovrà sperare nel contributo di altre discipline. Restano zero le medaglie tennistiche dopo quella primissima e unica conquistata dal Barone.

Hubert De Morpurgo

Purtroppo era prevedibile che ciò accadesse fin dal momento in cui Matteo Berrettini aveva dovuto dare il suo addolorato forfait a pochi giorni dall’inizio delle Olimpiadi. Il romano finalista a Wimbledon sarebbe stato testa di serie n.6, la posizione poi occupata da Carreno Busta che, battuto stamattina il tedesco Koepfer, giocherà questo giovedì per una medaglia nei quarti contro Medvedev, il russo sofferto giustiziere di Fabio Fognini (6-2 3-6 6-2).

Un punteggio bugiardo. Fognini è stato molto più in partita di quanto non dica in particolare il 6-2 del terzo set, che potrebbe far presumere un crollo che non c’è stato. Medvedev aveva dovuto superare una grossa crisi fisica, per il calore e l’umidità di una giornata che non aveva nulla in comune con quella fresca di martedì (causata dalla grande depressione denominata Nepartak e ovunque presentata come un tifone che però non c’è stato).

Medvedev, di cui registriamo a parte la furibonda reazione ad una domanda rivoltagli in inglese malcerto da un collega di cui Daniil ha chiesto in modo assai brusco addirittura l’espulsione dai Giochi, ha dovuto superare un momento difficilissimo nel secondo set e poi salvare tre palle break consecutive nel primo game del terzo. Quindi altre tre sul 4-2 per lui dopo aver conquistato il break decisivo nel secondo game in cui forse  Fabio ha commesso l’errore di ripensare alle occasioni perdute nel game precedente. Dall’0-40 del primo game Fabio ha infatti ceduto dieci punti di fila. E quel break non è più riuscito a recuperarlo.

Il Medvedev che ha battuto Fognini non mi è parso imbattibile. Certo per batterlo bisogna avere una capacità di concentrazione diversa da quella di cui è evidentemente capace Fognini. Anche in una giornata in cui ha complessivamente giocato bene. E, come ha detto lui, alla pari con il secondo tennista più forte del mondo.

Ma un tennista che non fa serve&volley non può incappare su nove falli di piede! Basta stare un minimo attento prima di andare a servire. Ho capito che faceva un caldo insopportabile, quello che ha costretto Badosa a ritirarsi dopo il primo set e ha messo in crisi lo stesso Medvedev che diceva di non riuscire più a respirare. Però che ci vorrà mai a guardare la riga di fondo e, all’atto di servire, stare attento a mettere i piedi cinque centimetri più indietro? Soprattutto quando ti rendi conto che i giudici di linea qui sono “gendarmi” inflessibili, pignoli al millimetro. Nell’arco di un match equilibrato e ben giocato, rinunciare a priori a nove prime palle di servizio, innervosendosi immancabilmente prima di giocare la “seconda” è un handicap che non si può concedere al n.2 del mondo.

Fabio ha fatto solo due doppi falli, l’ultimo sul match point…, ma è inevitabile che quando giochi la “seconda” non puoi che farlo in modo conservativo, la giochi più piano. E con un avversario che risponde come Medvedev non fare che una brutta fine. Non esistono sensori che inseriti nelle scarpe (nella testa?) di Fognini lo avvertano quando sta per toccare la linea bianca?

A questo punto fra i quattro che hanno raggiunto i quarti di finale della metà bassa del tabellone, Khachanov (vittorioso su Schwartzman) e Humbert (su Tsitsipas), Medvedev sembra il più serio candidato a un posto in finale. Dove, per quanto concerne la metà alta, qualunque nome diverso da Djokovic – che nei quarti trova Nishikori e poi il vincente di Zverev-Chardy – sarebbe una gran sorpresa. Anche se Zverev non ha sempre perso con Djokovic: il bilancio è 6-2 per Nole, con Sasha che ha vinto due finali, a Roma 2017 e a Londra ATP Finals 2018.

Piuttosto, dopo l’accenno di poco fa all’assenza di Berrettini, non c’è dubbio che anche la rinuncia di Jannik Sinner ci abbia tolto un’altra gran bella possibilità. Soprattutto se si pensa che un quarto di finale lo giocheranno due sue recenti vittime: Khachanov e Humbert. Qui c’erano solo 16 teste di serie e Jannik n.23 ATP avrebbe potuto capitare ovunque. Anche dove si trovano Humbert e Khachanov.

Le Olimpiadi sono decisamente un torneo che fa storia a sé. Al Roland Garros per la prima volta nella storia del tennis francese i nostri “cugini” d’Oltralpe non avevano avuto un solo giocatore, uomo o donna al terzo turno. Qui hanno due tennisti nei quarti, in lotta per una medaglia. E gli svizzeri che non hanno né Federer né Wawrinka, hanno Bencic in semifinale con chance niente male per un posto in finale dovendo affrontare la kazaka Rybakina che ha battuto la deludente Muguruza. Inoltre Bencic e Golubic sono in semifinale in doppio e dovranno giocare contro il non irresistibile duo brasiliano Pigossi-Stefani!

Francamente, anche se questa giornata con i duelli di ottavi Medvedev-Fognini e ancor più (di quarti) Giorgi-Svitolina, avevano risvegliato l’interesse dei giornalisti presenti a Tokyo sul tennis, non ero per nulla ottimista. Vero che il cammino di Camila Giorgi fino ai quarti di finale era stato tutt’altro che scontato. Durante il percorso aveva battuto la finalista di Wimbledon Karolina Pliskova per la seconda volta consecutiva, conquistando la dodicesima vittoria su una top-ten. Il che testimonia le sue eccellenti qualità potenziali, ma sottolinea anche certi limiti di tenuta psicologica.

Oggi per esempio è partita con uno 0-4 nel primo set, poi 1-5, e con un 1-4 nel secondo set, frutto di due break. Ma come si fa recuperare? Poi si dirà che è un peccato perché degli ultimi quattro game del primo set Camila ne ha fatti tre, e degli ultimi 5 del secondo idem. Quindi poteva esserci partita, si dirà. E partita c’è stata perché Svitolina che fino ai primi due set point mancati sul 5-1 non aveva fiatato, ha cominciato dal 5-3 a sottolineare con dei ruggiti ogni colpo spinto con maggior intensità, mentre il suo fresco sposo Gael Monfils si faceva anche lui via via più vocale dalla tribuna in cui era circondato dalle maglie giallocelesti dei dirigenti ucraini.

Non ero ottimista, pur avendo visto giocare benissimo Camila nei turni precedenti, perché come ho detto a Vanni Gibertini anche nel podcast della quarta giornata fatto per Ubi Radio, secondo me Elina Svitolina era la peggior avversaria che potesse capitare a Camila. A Camila non danno noia le donne che tirano, forte, come Pliskova, ma quelle che tirano più piano – e lei nell’intervista post match lo ha anche detto – che le danno palle da spingere più che da incontrare, palle spesso non uguali. Anche pallonetti a candela se necessario. E sul 5-4 del primo set, servizio Svitolina e 0-15, Cami ha steccato uno smash contro sole che forse le è costata la possibile rimonta, insieme a un pizzico di fortuna, una riga presa di un millimetro dall’ucraina sul 30-15 con la successiva palla di Cami che si è fermata sul nastro sopo aver dato l’illusoria sensazione di poter passare.

Ma il problema che le dava la Svitolina consisteva anche nelle sue eccellenti capacità difensive e di recupero. Mentre Pliskova sulla riga di fondocampo – che è lunga 8 metri e 23 – gioca straordinariamente bene e colpisce alla grande se la palla le cade nel raggio dei sei metri centrali (circa eh…), ma sull’ultimo degli otto metri a sinistra come a destra arriva male e sparacchia spesso fuori di metri senza sapersi difendere, Svitolina invece corre e recupera il recuperabile. Correndo sulla sua destra fa dei dritti con il taglio sotto che ricordano proprio le armi difensive del suo consorte Monfils.

Con una tennista che recupera tre volte di più quel che non recupera la Pliskova, Camila finiva per sbagliare dopo tre-quattro affondi che contro la ragazzona ceca le avrebbero procurato il punto, mentre con l’ucraina andava ancora fatto. Dai, picchia e mena, alla fine arrivava l’errore. Nihil novi sub sole. Me l’aspettavo, purtroppo. Non mi facevo illusioni. Speravo in qualche “basso” della Svitolina. Ma non c’è stato nella misura in cui sarebbe servito. Appena qualcosina. Peccato, perché secondo me era proprio lei, più della Vondrousova al turno successivo, l’ostacolo più serio.

È andata così. A Tokyo zero medaglie ma a Parigi, fra tre soli anni, avremo più chance perché i vari Berrettini, Sinner, Musetti, Sonego saranno tutti cresciuti ancora. E Camila Giorgi, sui 32 anni, con la forza e il fisico che ha, sarà ancora competitiva, e magari più continua, oltre che tatticamente un pochino più smaliziata. È mai possibile, ad esempio, che non possa lavorare un minimo sullo slice, sulla smorzata? Vabbè, di coach in pectore sono pieni i circoli di tennis…e io non mi voglio sostituire a papà Sergio.

Il tabellone maschile delle Olimpiadi con i risultati aggiornati

Il tabellone femminile delle Olimpiadi con i risultati aggiornati

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ATP

ATP Kitzbuhel: primo turno ok per Cecchinato e Mager, fuori Travaglia

I due azzurri rimasti in tabellone sono in rotta di collisione qualora raggiungessero i quarti di finale

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L’ultimo torneo ATP su terra battuta del 2021 ha ancora due italiani in gioco dopo il primo turno. Gianluca Mager e Marco Cecchinato hanno vinto all’esordio in Austria, entrambi in due set. Mager ha dominato il giocatore di casa Dennis Novak, 50 posti dietro di lui in classifica con un perentorio 6-4 6-0 e affronterà negli ottavi la quarta testa di serie Albert Ramos-Vinolas che ha usufruito di un bye.

Più complesso il successo di Marco Cecchinato che ha comunque evitato il terzo set contro il moldavo Radu Albot chiudendo 6-3 7-6(9) non prima di aver annullato 4 set point nel secondo di cui uno nel tie-break. Al secondo turno trova il tedesco Altmayer che ha sconfitto a sorpresa in 3 set e in rimonta Laslo Djere.

Niente da fare invece per Stefano Travaglia che in mattinata ha ceduto malamente al danese Rune N.206 del ranking mondiale col punteggio di 6-3 6-4. Se Mager e Cecchinato dovessero passare un altro turno, si incontrerebbero poi nei quarti di finale.

 

Il tabellone completo del torneo

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Flash

Numeri: Ruud domina sul rosso ‘minore’, ma non è più un circuito per terraioli

Casper Ruud raccoglie oltre l’80% dei suoi punti sulla terra battuta. In passato sarebbe bastato per entrare in top 10, oggi forse no. Come lui Garin, Delbonis e Ramos-Vinolas

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Casper Ruud - Madrid 2021 (photo MMOpen 2021)

60 – le partite vinte da Casper Ruud sulla terra battuta da gennaio 2019 ad oggi. Due anni e mezzo fa, appena ventenne, il norvegese non era ancora entrato in top 100 e si era fatto notare al grande pubblico solo per la semifinale raggiunta all’ATP 500 di Rio nel 2017. Era più conosciuto per essere il figlio di Christian, ex 39 ATP capace di arrivare in finale a Baastad nel 1995 e di raccogliere prestigiosi scalpi tennistici (l’allora n.4 del mondo Kafelnikov a Monte Carlo nel 1997, il n.3 Corretja agli Australian Open del 1999).

Da inizio 2019, invece, Casper ha iniziato una escalation che, grazie alle tredici semifinali raggiunte sul rosso – tra cui quelle a livello Masters 1000 centrate a Roma lo scorso settembre e a Monte Carlo e Madrid appena qualche mese fa – lo ha portato a chiudere la stagione 2020 al 27° posto, quella del suo primo trofeo nel circuito maggiore, ottenuto a Buenos Aires. Due mesi fa Ruud è poi entrato per la prima volta in top 20 sino a issarsi all’attuale 14°posto della classifica e a raggiungere la nona piazza della Race to Torino, in virtù dei punti garantiti dai titoli ATP 250 vinti a Ginevra a maggio e, nelle ultime due settimane, a Baastad e Gstaad, tornei nei quali il norvegese ha incontrato, nelle otto partite giocate complessivamente per vincerli, un solo top 50 – Benoit Paire.

Dalla prossima settimana – poiché Schwartzman perderà 125 punti del titolo vinto a Los Cabos nel 2019 – Ruud salirà con ogni probabilità al tredicesimo posto e, vincendo l’ultimo torneo sul rosso in programma nel calendario del circuito maggiore nel 2021 – l’ATP 250 di Kitzbuhel a cui è iscritto questa settimana – il norvegese potrebbe arrampicarsi sino al 12° posto. La grande continuità di rendimento e l’elevata preparazione psicofisica necessaria per giocare e vincere tante partite sono una indubbia qualità che va premiata, ma non dissipano i dubbi relativamente a un suo ulteriore e significativo miglioramento della posizione nel ranking. Innanzitutto perché – soprattutto in un circuito modificatosi negli ultimi anni riducendo il numero degli appuntamenti giocati sulla terra battuta – Ruud è uno dei pochi specialisti del rosso ad avere anche un buonissimo successo in classifica.

 

Per la tipologia di percorso compiuto e di provenienza dei punti in classifica, oltre al norvegese, nella fascia di classifica più prestigiosa e remunerativa troviamo infatti il solo Christian Garin: tra i top 20, lui e Ruud sono gli unici ad ottenere con percentuali bulgare dalla terra battuta la maggioranza dei loro punti (più in basso troviamo Ramos-Vinolas, Djere, Delbonis e Alcaraz).

Come si vede dalla tabella che abbiamo preparato, il cileno non a caso è al secondo posto assoluto nel circuito maggiore per vittorie sul rosso dal gennaio 2019, successi che gli hanno consentito di vincere ben cinque ATP 250 ai quali non sono seguiti, come invece accaduto per Ruud, buoni piazzamenti nei Masters 1000 giocati sulla terra, nei quali Garin vanta come miglior risultato un quarto di finale.

Tornando al tennista norvegese, per capire gli attuali dubbi sul suo attuale valore ad altissimi livelli è sufficiente visionarne il rendimento fuori dalla terra battuta: nelle venti occasioni nelle quali ha affrontato top 50 lontano dall’amato mattone tritato, ne ha vinte sole tre: una quest’anno contro Thompson (con l’australiano ritiratosi nel corso del match), e rispettivamente una con Fognini e Isner, entrambe in un torneo sempre particolare – perché inaugurale della stagione tennistica – come la ATP Cup nel 2020. Come se non bastasse, Ruud ancora non ha ancora centrato gli ottavi al Roland Garros e contro i top ten, se si esclude la bella vittoria ottenuta a maggio su Tsitsipas a Madrid, nemmeno sul rosso ha un bilancio brillante (3-6), mentre è davvero notevole quello che ha fatto a partire da gennaio 2019 contro i colleghi dalla 11° alla 20° posizione, sconfitti sulla sua superficie preferita in sei occasioni su sette.

A nemmeno 23 anni (li compirà il prossimo 22 dicembre) un completamento del suo bagaglio tecnico è però ancora possibile, come dimostra del resto l’evoluzione della carriera di Thiem, che all’età attuale di Ruud era 15 del mondo, aveva vinto quattro tornei sul rosso e iniziava a dare un segnale di potenzialità sul cemento centrando ad Acapulco la prima vittoria su questa superficie.

Esaminando il prospetto riepilogativo delle statistiche da noi raccolte, emerge del resto in maniera chiara come nella top ten il solo Tsitsipas, 4 ATP, abbia oltre il 40% dei punti in dote derivante da tornei giocati sulla terra battuta e che persino il più grande di sempre sul rosso, Nadal, abbia ottenuto circa il 52% degli 8270 punti che gli garantiscono il terzo posto in classifica sul cemento all’aperto. Questa è la condizione di gioco nella quale si giocano la maggioranza dei tornei (e, soprattutto, vi si disputano due Slam e ben cinque Masters 1000, ovvero buona parte degli appuntamenti che durante la stagione mettono in palio punti pesanti).

Gli attuali top 10, ad eccezione di Tsitsipas e del nostro Berrettini (che come ben sappiamo ha fatto benissimo sull’erba) traggono la più importante quota del punteggio che sostanzia la loro classifica dagli appuntamenti che si giocano sul duro outdoor. Al contrario, si può essere numeri due al mondo raccogliendo sul rosso meno dell’8% dei punti conquistati: lo conferma quanto sta accadendo a Medvedev, che negli ultimi due anni e mezzo sulla terra battuta ha vinto appena tredici delle ventitré partite da lui giocate, ricavando complessivi 780 punti, un bottino addirittura inferiore a quello ottenuto su questa superficie da uno specialista in ascesa, ma pur sempre fuori dalla top 50, come Alcaraz.

La difficoltà di emergere a grandi livelli in classifica raccogliendo risultati quasi esclusivamente sulla terra è dimostrata inequivocabilmente dall’analisi della provenienza dei punti dei tennisti presenti nella top 50 ATP. Oltre a Sonego e Davidovich Fokina, che pur avendo ottenuto la maggioranza dei loro punti sul rosso, hanno raggiunto risultati significativi anche su altre superfici, sono presenti (e comunque tutti oltre la quarantesima posizione) con percentuali di punteggi ottenuti su tornei giocati sul mattone tritato quasi “plebiscitarie” i soli Ramos, Delbonis (quest’ultimo tra l’altro senza avere mai raggiunto una finale dal 2019 in poi) e Djere. Questi ultimi tre tennisti, pur concentrando la programmazione sui tornei che si giocano sulla terra (da gennaio 2019 ,come fatto anche da Ruud e Garin, ne hanno giocato circa venticinque) non riescono a compiere il salto di qualità nel ranking. Nonostante abbiano ottenuto numerose vittorie e buoni (se non ottimi) piazzamenti nei tornei minori, non trovano la grande fama e ricchezza riservata ai migliori.

Federico Delbonis – ATP Challenger Parma (foto Felice Calabrò)

In virtù di quanto sinora osservato, per Garin e soprattutto Ruud, il quale sembra avere maggiori margini di crescita del cileno, arrivare e rimanere stabilmente nella top ten presuppone un salto di qualità del loro tennis sulle superfici diverse dal rosso mattone. Sembra estremamente difficile possano riproporsi i tempi in cui ancora negli anni Novanta erano grandi protagonisti terraioli puri, seppur fortissimi, come Bruguera (numero 3 ATP che ha vinto, fuori dalla terra battuta, solo il piccolo torneo di Bordeaux), ed esistevano vincitori del Roland Garros mai capaci di ottenere titoli su altre superfici, come Albert Costa (6 ATP, 12 titoli tutti sul rosso) e Gaudio. Soprattutto, era possibile per Berasategui e Mantilla – il livello attuale di Garin e Ruud è più simile a quello di questi ultimi due – arrivare sino alla top ten. Oggi sarebbe e sarà più difficile, salvo progressi importanti sul duro.

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