"Dietro l'atleta": Lorenzo Musetti si racconta in un documentario

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“Dietro l’atleta”: Lorenzo Musetti si racconta in un documentario

Max Gaggino ha girato un cortometraggio su Lorenzo durante gli Assoluti di Todi di luglio. Le immagini sono perfette per scoprire cosa c’è dietro le quinte di una carriera che promette di essere di altissimo livello

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Lorenzo Musetti - Sardegna Open 2020 (foto @LaPresse)

Sono stati tre mesi intensi per Lorenzo Musetti. Il carrarese, da almeno due anni sui radar degli appassionati ma sconosciuto al grande pubblico, ha scalato quasi 250 posizioni dall’inizio dell’anno di cui circa 160 dalla ripresa della stagione (era N.284 ATP prima del blocco, mentre lunedì dovrebbe essere N.123), e l’ha fatto regalando lampi d’ispirazione su palcoscenici come il Foro Italico e contro avversari come Stan Wawrinka e Kei Nishikori, affermandosi come il miglior classe 2002 sulla scena mondiale per distacco.

Da quando si è tornati a giocare, Musetti ha raggiunto la semifinale al Challenger di Trieste e i quarti a quello di Cordenons, risultati di tutto rispetto ma considerati parte di un processo di crescita stabile. Da lì, però, è arrivata una brusca accelerazione con gli ottavi raggiunti a Roma da qualificato, la vittoria al Challenger di Forlì e la semifinale di questa settimana in Sardegna, dove forse il surmenage degli ultimi tempi ha iniziato a farsi sentire, portandolo a ritirarsi contro Laslo Djere. In totale, da agosto ha ottenuto venti vittorie e sei sconfitte in tutte le competizioni (main draw ATP, Challenger e qualificazioni).

Eppure, tre mesi fa non era assolutamente detto che Musetti, campione all’Australian Open juniores nel 2019 e quindi non ancora del tutto uso al tennis professionistico, riuscisse a diventare competitivo tanto in fretta, specialmente perché a inizio anno si erano avute delle avvisaglie in grandi eventi (la qualificazione sfiorata a Melbourne e quella raggiunta a Dubai) a cui aveva però fatto da contraltare una discontinuità del tutto fisiologica per carta d’identità, sviluppo fisico, e se vogliamo anche per stile di gioco, visto che il nostro è decisamente più dionisiaco che apollineo, a differenza della brutale brillantezza a cui ci sta abituando il quasi coetaneo a cui bene o male sarà sempre accostato, vale a dire Jannik Sinner.

 

Quella che però non è assolutamente rapsodica è la sua voglia di arrivare, unita alla consapevolezza del lavoro necessario per farlo, ed è questo che emerge nello splendido cortometraggio girato da Max Gaggino (istruttore del Park Tennis Club Genova, con cui Musetti ha vinto il campionato di Serie A1 ad agosto) durante gli Assoluti Italiani di Todi, dove Musetti ha perso nei quarti di finale contro il futuro vincitore del torneo Lorenzo Sonego.

Il documentario include interviste a grandi opinionisti della scena tennistica italiana come Alessandro Nizegorodcew e Stefano Meloccaro, che giustamente forniscono un parere spassionato (e soprattutto equilibrato) sulle prospettive del ragazzo – non mancano, ovviamente, le parole del giocatore stesso e del suo allenatore Simone Tartarini, anzi, sono il vero filo conduttore della narrazione.

IL DOCUMENTARIO

Gaggino ci ha inviato il documentario, il primo della serie “Dietro l’atleta” – che è proseguita con gli episodi su Giulio Zeppieri e Matteo Arnaldi – e siamo grati del fatto che abbia pensato proprio ad Ubitennis. Tuttavia, abbiamo pensato che sarebbe stato più interessante pubblicarlo come “retrospettiva” (se si può usare questo termine per un teenager) ora che la carriera di Musetti sembra essersi avviata su canali ben precisi – trascorsi tanto recenti ci mostrano davvero cosa ci sia dietro le quinte di una carriera di altissimo livello, sia in termini di lavoro che in termini di gavetta.

Ci auguriamo che questo documentario possa diventare un reperto di ancora maggiore rilievo testimoniale man mano che la carriera di Lorenzo crescerà e si sposterà su passerelle sempre più auree.

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Anversa: Evans annulla match point a Khachanov, ma a perdere è anche l’arbitro

Nel primo set una (inspiegabile) chiamata di Adel Nour innervosisce Khachanov, che poi manca un match point. Raonic si ritira e lascia strada a Dimitrov. Porte chiuse da sabato

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Mentre Jannik Sinner percorreva l’impervia strada verso la semifinale di Colonia, a due ore di macchina più a ovest andavano in scena anche i tre quarti dell’ATP 250 di Anversa. Solo tre, purtroppo, perché Milos Raonic non è stato in grado di scendere in campo contro Grigor Dimitrov a causa di uno stiramento agli addominali. Scorrendo la lunghissima lista degli infortuni del povero Milos (schiena, piede, polso, gomito, glutei, coscia, caviglia, polpaccio, ginocchio), pare proprio che questa zona del corpo mancasse all’appello.

Per quanto riguarda il tennis giocato, Ugo Humbert ha avuto ragione del qualificato sudafricano Lloyd Harris in due set. In semifinale affronterà Daniel Evans che ha battuto in rimonta Karen Khachanov, terzo del seeding, annullandogli un match point nel tie-break del secondo set dopo aver recuperato all’ottavo gioco il turno di battuta ceduto in apertura di parziale. Brekkato poi l’avversario in avvio di terzo, Evans si è ben guardato dal ricambiargli la cortesia, mantenendo senza patemi il vantaggio fino al 6-4, ribadendo la vittoria di febbraio a Rotterdam. Proprio a febbraio, ma a Dubai, risaliva la sua ultima semifinale, persa con Tsitsipas.

Tornando al match, si segnala un episodio piuttosto controverso accaduto nel primo set. Su un dritto chiaramente buono di Khachanov, il giudice di sedia Adel Nour chiama un out inspiegabile, provando anche a difendere una scelta… indifendibile. Il russo non riesce mai a dimenticare del tutto l’accaduto, e quando nel tie-break del secondo parziale (a match point appena svanito) Evans si prende set point e poi il set con un dritto molto vicino alla riga, Khachanov perde le staffe e tira un calcione alla rete proprio nei pressi del seggiolone, colpito poi anch’esso da un paio di racchettate (à la Pliskova, per intenderci).

 

Nella parte alta del tabellone, Dimitrov se la vedrà con Alex de Minaur, al quale sono bastati 58 minuti per riportare alla realtà Marcos Giron. Dopo la vittoria in rimonta contro Luca Nardi e la solida prova contro un Goffin che, a onor del vero, passava da Anversa quasi per caso, il campione NCAA 2014 si consola con i primi quarti di finale ATP in carriera e l’ingresso fra i primi 90 del ranking.

Venerdì è stata l’ultima giornata con il pubblico: porte chiuse e spalti vuoti nel fine settimana. Sabato si comincia non prima delle 15.30 con la sfida Humbert-Evans. Non prima delle 17.30 Grisha contro il Demone.

Risultati:

U. Humbert b. [Q] L. Harris 6-3 7-6(2)
D. Evans b. [3] K. Khachanov 3-6 7-6(7) 6-4
[8] A. de Minaur b. [Q] M. Giron 6-3 6-0
[4] G. Dimitrov b. [5] M. Raonic w/o

Il tabellone completo

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ATP

ATP Colonia 2: Sinner risolve il rebus Simon, è in semifinale

L’azzurro vince il primo set poi subisce un parziale di 8 giochi consecutivi, poi la vince da campione alla stretta finale.

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Dopo le vittorie senza correre alcun rischio dei primi due turni, ne arriva una sofferta per Jannik Sinner, che supera in oltre due ore e mezza un Gilles Simon tornato per lunghi tratti ad alti livelli, proponendo il suo tennis fatto di difese e contrattacchi attenti e intelligenti. A un primo parziale che presagiva un’altra giornata in discesa per Sinner, Simon ha reagito come poche volte ha saputo fare quest’anno, disinnescando Jannik e imprigionandolo in scambi lunghi e uscendo per troppe volte vincitore dei giochi arrivati ai vantaggi. Proprio quest’ultimo aspetto avrebbe potuto dare il colpo di grazia all’azzurro n. 46 ATP che ha invece saputo reagire nel finale e prendersi un risultato che lo fa virtualmente avanzare di altre tre posizioni in classifica. Non si può non attribuire importanza ai successi netti ma per nulla che scontati contro Duckworth ed Herbert, che hanno tentato, spesso con esiti positivi, di farlo uscire dalla sua zona di comfort (lo scambio ad alta intensità da fondo campo), ma l’incontro di questo venerdì fornisce ulteriori positive indicazioni sulla tenuta mentale e sulla voglia di restare in campo a lottare di Jannik anche quando non tutto gira alla perfezione e l’avversario ha trovato il modo di rendertela molto difficile facendoti anche provare il sapore amaro del bagel.

IL MATCH – Sinner parte al servizio (vinto il sorteggio, ha lasciato la scelta a Simon) e subito si inguaia per non aver chiuso uno smash, uno degli aspetti “migliorabili” del suo tennis; riceve una sanzione per violazione di tempo mentre indugia sul 15-40 e viene poi intrappolato in uno scambio in cui Simon mette la palla nei punti giusti con la sua manina delicata. Complice il servizio francese in termini di (poche) prime battute in campo, non solo arriva immediato il controbreak, ma è l’azzurro ad allungare. Pungolato dal rovescio lungolinea e dal dritto incrociato di Sinner, Gilou concede dalla parte destra, mentre la diagonale sinistra non gli è così favorevole come in altre occasioni. Sul 4-2, il diciannovenne di Sesto Pusteria tenta nuovamente di regalare il turno di servizio dopo uno smash sul quale la racchetta gli sfugge di mano e va a toccare la rete; questa volta è però bravo e attento a risalire dal 15-40 e a cancellare altre due opportunità di rientro, per poi fare finalmente suo il game chiudendo una bella mezza volata di rovescio, colpo spettacolare che esce in modo naturale anche a chi sta ancora imparando come gestire quella zona del campo. Senza ulteriori emozioni, Jannik incamera poi il parziale per 6-3.

Non è una stagione particolarmente fortunata per Simon, che con la vittoria agli ottavi su Shapovalov ha appena riportato in attivo il bilancio dei suoi 19 match ATP, ma si presenta all’avvio della seconda partita nella sua versione più solida, preferendo spesso le vie centrali e, appena l’altro gli dà l’opportunità di aprire il campo, la sfrutta e fa male soprattutto con il rovescio. Ingabbiato in troppi scambi lunghi da un avversario che ormai sbaglia pochissimo e direziona i colpi con la calma e la precisione di chi sta prendendo l’inesorabile controllo su una scacchiera, un Sinner in affanno non riesce a contenere l’emorragia dei giochi. Non lo aiuta quel 54% di prime in campo, alle quali Simon risponde peraltro con continuità, e il 6-0 giunge pressoché inevitabile.

Se il toilet break non pare aver sortito effetti terapeutici per Jannik, lo fa un nastro fortunato che risveglia il nostro e dà il la alla rincorsa in un game di apertura che stava scivolando con facilità verso le rive francesi. Sulla palla break, tuttavia, Simon si difende con efficacia fino all’errore azzurro, mette a referto il settimo gioco consecutivo e va a prendersi anche l’ottavo. Ci vuole una mano da parte dell’autore del libro “Ce sport que rend fou” e arriva sotto forma di doppio fallo, il primo del match, dopo il quale Sinner ricomincia a colpire con violenza e sicurezza fino ad agguantare il 2 pari. C’è rabbia per l’errore che consegna il quinto gioco al n. 8 ATP (si prende anche il warning) e ci sono tre errori che rischiano di compromettere il successivo turno di battuta, ma Jannik è tutt’altro che disposto a farsi da parte, alza la testa, continua a infierire sulle sfere di feltro giallo, mette a segno anche un paio di belle smorzate ed è lui a piazzare l’allungo. Simon resta in scia, giusto per mettere alla prova il servizio del teenager sul 5-4. Prova che il nostro non fallisce, nonostante il game si trascini ancora una volta oltre la parità (ha perso ai vantaggi sette giochi consecutivi tra il secondo set e l’inizio del terzo) e nonostante le tre palle break concesse (diventano 21 contro 5). Anzi, forse sono proprio le difficoltà e la tensione del punteggio dell’ultimo gioco ad aggiungere valore alla vittoria di Sinner che gli permette di raggiungere la sua seconda semifinale nel Tour, dopo quella di un anno fa ad Anversa in cui fu sconfitto da Wawrinka, e di scavalcare Nick Kyrgios nella classifica ATP al n. 43, una manciata di punti dietro un altro azzurro: Lorenzo Sonego.

SARÀ SASCHA – Sabato, non prima delle 19, sarà rivincita del match di Parigi contro un Alexander Zverev in serata tutt’altro che perfetto di fronte ad Adrian Mannarino. In vantaggio di un set, può chiudere la contesa con la battuta sul 5-3, ma, oltre al prevedibile doppio fallo, rimane troppo passivo e lascia che Mannarino comandi gli scambi e inizi la rimonta. Incurante del MTO preso dal ventitreenne di Amburgo sul 6-5 per farsi trattare la zona dell’anca sinistra, Adrian tiene il servizio e si aggiudica il tie-break. Nel set decisivo, l’efficacia della prima palla di Sascha torna a salire (un solo punto perso come nel primo parziale) e regala addirittura il game perfetto (quello sì) per confermare il break sul 4-3. Al (secondo) momento della verità, arrivano due doppi falli, ma Zverev non tira indietro il braccio negli altri punti e alle 22.15, dopo due ore e quaranta minuti, si prende la seconda semifinale consecutiva a Colonia.

NON È LA WTA – Passato un giorno da quando Cori Gauff si era inutilmente issata sul 5-2 e servizio per chiudere il match contro Aryna Sabalenka, tocca ad Alejandro Davidovich Fokina smentire l’annesso commento “solo nella WTA”. Anzi, rilancia pure, perché non gli bastano il vantaggio di 6-2 5-2 con la battuta, il match point all’ottavo gioco e trovarsi di nuovo a servire sul 6-5. Capita contro Diego Schwartzman, in un finale di set (perso appunto al tie-break, sotto gli occhi di Sascha Zverev a bordo campo con la racchetta in mano come a dire “ehi, ragazzi, ho prenotato il campo alle 18”) in cui giocava una smorzata ogni due punti – o forse ogni due scambi. Il copione scontato dice che non ci sarà partita nel parziale decisivo e così è, con lo sfavorito che crolla dopo l’occasione sfumata. Ultimo “quindici” mancante a parte, Davidovich ha confermato il periodo di forma, dopo la semifinale lottata contro Zverev su questo stesso campo la settimana scorsa. Non c’erano invece dubbi a proposito di Schwartzman che, nonostante fosse sul punto di tornare a casa dopo poco più di un’ora, è rimasto presente, facendosi trovare pronto quando è apparsa la prima, quasi impercettibile crepa nella solidità andalusa.

Risultati:

[WC] J. Sinner b. G. Simon 6-3 0-6 6-4
[2] D. Schwartzman b. A. Davidovich Fokina 2-6 7-6(3) 6-1
[1] A. Zverev b. [8] A. Mannarino 6-4 6-7(5) 6-4
Y. Nishioka vs [5] F. Auger-Aliassime

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Rafa Nadal giocherà un torneo di golf professionistico nelle Baleari

Il venti volte campione Slam prima dell’accoppiata Bercy-Finals giocherà a Calvià un torneo professionistico. Il suo livello è paragonabile a quello dei pro

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Rafa Nadal - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Dopo il Roland Garros, anche il Campionato di golf delle Baleari. Rafa Nadal non si ferma in questo finale di stagione, che lo vedrà impegnato sui campi indoor di Parigi Bercy e Londra per provare a conquistare due tornei che ancora mancano al suo palmarés. Prima però prenderà in mano la sacca con le mazze da golf per partecipare a un torneo professionistico nelle Baleari, precisamente nel comune di Calvià, sui prati del Golf Maioris. Si parte sabato 24 ottobre e si chiude lunedì 26 ottobre.

Sono 60 i partecipanti al torneo, di cui 37 sono amatori (con handicap inferiore a 11,4) e 23 professionisti. Rafa in realtà ha un handicap (un sistema che permette ai dilettanti/non professionisti di competere comunque con i pro) di tutto rispetto (+0,3), praticamente al livello dei professionisti stessi. Durante il mese di settembre ha giocato il torneo di Capdepera, concludendo in quarta posizione. Il torneo di Calvià darà punti per il World Amateur Golf Ranking e si giocherà secondo la modalità “stroke play scratch individual“, con 18 buche al giorno.

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