Benoit Paire: “Non ero preparato mentalmente per giocare senza tifosi”

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Benoit Paire: “Non ero preparato mentalmente per giocare senza tifosi”

Abbiamo parlato con il numero 28 al mondo durante una conferenza stampa poco prima del suo debutto nell’Astana Open di Nur-Sultan

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Benoit Paire - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Nessuno sa più di Benoit Paire quanto il 2020 sia stato un anno altalenante per i giocatori dell’ATP Tour. Dopo aver raggiunto la finale nell’ASB Classic di Auckland a gennaio, il francese sembrava in grado di estendere il suo periodo di forma sulla scia dei risultati ottenuti a fine 2019. Tuttavia, con l’esplosione della pandemia da COVID-19, Paire si è ritrovato in grande difficoltà, sia dal punto di vista fisico che mentale. Fa riflettere il dato di dieci tornei consecutivi senza vincere più di un match, per un prize money totale di “soli” 500.000 dollari.

Quest’anno è stato incoraggiante all’inizio; ho raggiunto la finale ad Auckland, mi sentivo bene in campo ed ero molto felice di giocare. Anche lo scorso anno ho avuto una buona stagione tutto sommato, per cui ero motivato a ricominciare col piede giusto nel 2020, ma poi è arrivato il COVID-19 e il lockdown in Francia che ci ha costretto a stare in casa senza poterci allenare”, ha raccontato Paire a Ubitennis.net durante la conferenza stampa di martedì.

Dopo una pausa di cinque mesi durante i quali nel Tour non si sono disputate partite ufficiali, il tennista transalpino puntava a tornare nello swing americano, ma le cose purtroppo non sono andate secondo i suoi piani. Alla vigilia dello US Open infatti, è stato raggiunto dalla notizia della sua positività al Coronavirus e posto in isolamento, circostanza che di fatto gli ha impedito di partecipare allo Slam americano. È tornato a giocare soltanto un paio di settimane dopo, in Germania, nonostante il tampone risultasse ancora positivo, per effetto delle regole locali che consentivano di scendere in campo regolarmente.

 

La parte più difficile, secondo le sue parole, è stata adattarsi alle nuove condizioni; come tutti i suoi colleghi ha dovuto accettare i cambiamenti imposti dalle restrizioni dovute alla pandemia: giocare con un numero limitato di spettatori, test continui per verificare eventuali positività al virus, accesso non consentito in determinati Paesi e così via. “Quando abbiamo ripreso a giocare non ero preparato mentalmente all’assenza dei tifosi. Tutto questo non è per niente facile per me, ma proverò a fare del mio meglio in Kazakistan”.

Paire è la tds N.1 del torneo di Astana, una novità nel calendario ATP introdotta per sopperire alla cancellazione di altri tornei in seguito allo scoppio della pandemia – sarà l’unico giocatore nella Top 30 a prendere parte alla competizione. Tuttavia, per ora sembra avere altre priorità rispetto alla vittoria finale.

Devo ammettere che non ho avuto la possibilità di prepararmi al meglio per questo torneo; non ho vinto molto spesso ultimamente, per cui non ho una grande fiducia nei miei mezzi al momento. Ad ogni modo, mai dire mai: se riesco a vincere i primi due match, magari la situazione cambia e posso provare anche a vincere il titolo. La cosa più importante per me in questo torneo è proprio di tornare a divertirmi giocando. Di continuare a lottare e non scoraggiarmi anche se le cose si mettono male. Ecco, questo è ciò che non sono stato in grado di fare da quando abbiamo ripreso a giocare”.

Per un ragazzo come lui che ama esaltare ed esaltarsi davanti alle grandi platee, la presenza del pubblico è certamente fondamentale; il francese ha infatti una visione piuttosto tradizionale del tennis, e non è molto d’accordo con quanti stiano cercando delle soluzioni per modernizzare il gioco; uno su tutti, il numero uno al mondo Novak Djokovic, che recentemente ha proposto di rimpiazzare i giudici di linea con un sistema di chiamata elettronico, simile a quanto abbiamo visto all’ultimo US Open.

Non mi piace per niente. Io voglio ascoltare qualcosa che arriva dalla gente, da persone reali. Non mi piace dover sentire il rumore del sistema di chiamata elettronico, non è per questo che io gioco. Io gioco per la gente, per avere il tifo da loro, di certo non gioco per un rumore artificiale”, chiosa il tennista di Avignone.

Paire, che esordirà nella giornata di giovedì in conseguenza del bye al primo turno, affronterà Mikhail Kukushkin nel match che chiuderà il programma, non prima delle 13 italiane (18 locali).


Intervista di Adam Addicott – Traduzione di Antonio Flagiello

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Pagelle

Pagelle: ATP Finals, profondo russo

La stagione più anomala della storia va in archivio con il trionfo di Medvedev. Djokovic confuso, Il tabù di Nadal e l’anno che verrà

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Daniil Medvedev 10
Ha battuto i primi tre giocatori del mondo uno dopo l’altro, stroncato Djokovic, stoppando Nadal al momento di servire per il match e rimontando Thiem. Dieci vittorie di fila, compreso Bercy. È vero che ha dormito fino a ottobre e che  chi ha vinto gli ultimi master (Dimitrov, Zverev e Tsitsipas) non si è saputo confermare a livello slam nelle stagioni successive, ma questo russo dal tennis molto originale ma tremendamente efficace sembra avere tutte le carte in regola per l’assalto alla diligenza e alla dirigenza del tennis mondiale. Poi magari un giorno esulterà e ci regalerà un sorriso…

Dominic Thiem 8,5
Ha pagato quell’ora di tennis in surplus della semifinale, colpa dei quattro match point falliti (uno in particolare). Ma Dominator ha dimostrato in questo master di essere stato il miglior giocatore dell’anno, forse pronto per il numero 1. Per un ex terraiolo la doppietta Us Open-Master sarebbe stata da sballo e invece per il secondo anno di fila deve accontentarsi del premio di consolazione. Massu è pronto a metterlo sotto già da domani con l’obiettivo Australian Open (ammesso che si giochi a gennaio).

Novak Djokovic 6
Ha fondato la PTPA, si è dimesso dal Council Atp, poi si è ricadondato e gli hanno cambiato le regole nottetempo. Nelle more è riuscito a farsi squalificare da uno slam per una pallata e nell’altro si è fatto piallare da Rafa in finale. Infine, con la proposta di ridurre tutto il tennis alla formula del 2 set su 3 si è giocato le ultime simpatie degli appassionati. Mezzo voto in più per aver resistito alla furia di Thiem ma forse il numero 1 dovrebbe concentrarsi un po’ più sul campo. O magari vuole solo far illudere il resto del mondo che è sul viale del tramonto, prima di distruggere tutti ancora una volta…

 
Novak Djokovic – ATP Finals 2020 (via Twitter, @atptour)

Rafael Nadal 6
Un tabù è un tabù e questo master non ne vuole sapere di venire dalle parti di Manacor. Certo, senza Roger, con Nole non irresistibile e con una stagione non massacrante come al solito, sembrava giunta la sua occasione. E invece il martello Medvedev ha piegato l’incudine Rafa. Ovviamente non si arrenderà e ci riproverà ancora, ancora e ancora.

Alexander Zverev 4,5
Che avesse altro per la testa è parso chiaro. Sospendendo il giudizio per l’extracampo, in attesa di eventuali strascichi giudiziari, diciamo che Sascha non ha fatto  proprio la figura del maestro.

Stefanos Tsitsipas 4,5
In un anno dalle stelle alle stalle. Da Apollo a pollo il passo è breve, ma Stefanos ha stoffa per riprendere il cammino. Certo deve darsi una regolata perché quella tendenza a specchiarsi nel bello a tutti i costi, rischia di tornargli indietro come un boomerang o come un gancio di Rafa su un rovescio al salto.

Stefanos Tsitsipas – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Andrey Rublev 5
È vero che era un esordiente, ma il master ha insegnato che i più in forma a fine stagione possono sorprendere tutti. Si è consolato con la prima vittoria, ma la strada per raggiungere i vertici anche nei tornei importanti è ancora lunghetta.

Diego Schwartzman 4
Voto ingeneroso?  No, perché nutriamo grande stima per El Peque e l’impressione è che si sia accontentato di ritrovarsi tra gli eletti, quasi come un imbucato alla festa a corte. E invece Dieguito ha dimostrato di poter dare fastidio a tutti, certo magari di più sulla terra, ma poteva e doveva fare meglio.

Giudici elettronici e vaschette per gli asciugamani 10
C’e voluto il Covid per arrivare ad una soluzione così logica. Il prossimo passo sarà togliere il vigile urbano dal seggiolone, così da eliminare il bersaglio per gli strali di qualche scalmanato.

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Editoriali del Direttore

ATP Finals: Medvedev degno ‘Maestro’ a Londra per almeno otto motivi

Le ultime tre partite potevano finire con vincitori diversi, ma il giovane russo è il tennista più completo e ha meritato il successo. Thiem e una tattica monocorde. Ha funzionato all’inizio, ma Medvedev ha un gioco più vario e intelligente

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Daniil Medvedev - ATP Finals 2020 (via Twitter, @atptour)

Da Davydenko a Medvedev i 12 anni di ATP Finals a Londra si sono chiusi come si erano aperti, con il successo di un tennista russo. Medvedev non lo sapeva neppure… ma l’ha scoperto direttamente da Davydenko stesso, telecronista della tv russa nel corso dell’intervista finale. Davydenko batté in finale del Potro 6-3 6-4 e in semifinale Federer (!) 7-5 al terzo e proprio 7-5 al terzo aveva perso da Djokovic nel round robin, in cui le sue vittorie erano state raggiunte a spese di Nadal (6-1 7-6) e di Soderling (7-6 4-6 6-3).

La vittoria di Davydenko rappresentò all’epoca una notevole sorpresa. Quella di Medvedev lo è stata tutto sommato meno, perché a Parigi-Bercy Daniil aveva già destato una grandissima impressione. Insomma Medvedev è un più che degno Maestro della racchetta. Il giovane russo, 24 anni e n.4 del mondo, si merita certamente il titolo più importante della carriera per più di un motivo.

1) Per non avere perso un match in tutto il mese di novembre, fra Parigi-Bercy e il Masters ATP di fine anno dove ha incontrato e battuto 5 top-ten, cogliendo in totale 10 vittorie e 2.500 punti. A Londra è stato un vincitore senza macchia, capace di onorare il suo mestiere anche nel match che non aveva necessità di vincere (Schwartzman) perché non solo era già qualificato per le semifinali, ma sapeva d’essere comunque primo nel suo girone. Vero che il suo avversario era il più debole degli otto tennisti a Londra, ma lui avrebbe potuto anche scegliere di risparmiare energie.

 

2) 25 vincitori della storia del Masters di fine anno avevano perso un match nei round robin. Sono più della metà, quindi, i vincitori “macchiati da almeno una sconfitta”, perché nelle ATP Finals ci sono state anche edizioni in cui si è giocato ad eliminazione diretta.

3) Medvedev è il primo tennista ad averle vinte battendo in fila il n.1 del mondo Djokovic, il n.2 Nadal, il n.3 Thiem. Nel round robin, in semifinale, in finale.

4) Soltanto altri tre giocatori avevano battuto nello stesso torneo i primi tre tennisti del mondo: Becker a Stoccolma nel 1994, Djokovic a Montreal nel 2007 e Nalbandian a Madrid 2007. Ma nessuno dei quei tornei era importante come il Masters ATP di fine anno. Se fosse successo in uno Slam sarebbe stato già diverso.

5) Nel round robin Medvedev non ha perso un set. E credo si debba considerare un titolo di merito anche l’aver vinto in rimonta gli ultimi due match. Infatti con Nadal aveva perso il primo set ed era indietro di un break fino al 4-5 del secondo quando Rafa ha perso a zero il game di battuta. E anche con Thiem ha perso il primo, ha annullato tre palle break nel secondo, e quando è arrivato al terzo tutte le occasioni per vincere le ha avute lui: 0-30 nel primo game, tre palle break nel terzo, altre due nel quinto quando ha trasformato la sesta palla break che era anche l’ottava del match dopo quella avuta nel primo game della finale e quella mancata nell’ottavo game del secondo set.

6) Ha dimostrato di essere un giocatore completo e, per quando inelegante stilisticamente, un tennista che gioca un tennis senza apparente sforzo. Sebbene sia alto un metro e 98 cm si muove benissimo, si piega fino a terra ancor meglio, non fa fatica a correre, a recuperare, a tirare seppur in modo apparentemente non ortodosso (specie il dritto con un movimento amplissimo e brutto a vedersi). Forte atleticamente Daniil ha fatto accendere la spia rossa della benzina sia a Nadal sia a Thiem quando si è trattato di giocare il terzo set. Nadal ha 34 anni e ci sta. Thiem ha probabilmente faticato con Djokovic più di quanto Medvedev abbia faticato con Nadal e ci sta che, pur avendo finito di giocare qualche ora prima, abbia pagato quello sforzo.

7) Degli otto era anche quello che serviva meglio, per numero di ace, percentuale di prime, efficacia della “seconda”: è un bel vantaggio poter godere di tanti punti gratis quando invece le sue tre “vittime” Djokovic, Nadal (più degli altri) e Thiem quasi tutti i punti devono invece sudarseli. Inoltre, quando dico che Daniil è un giocatore completo (limitato soltanto sulla terra battuta) mi riferisco alla varietà del suo tennis. Ha dimostrato di essere capace di venire avanti, anche in controtempo, anche seguendo la seconda di servizio come una risposta aggressiva sulla seconda dell’avversario, di scambiare slice dopo slice con Nadal (meglio di Rafa) come con Thiem (appena meno bene ma più che dignitosamente), di variare velocità e altezza di palla come hanno fatto in passato Mecir e Murray, di tirare colpi piatti lungolinea come incrociati di grande profonda penetrazione e velocità.

8) È certamente un giocatore intelligente. Lo è fuori dal campo, lo è dentro. Thiem ha voluto impostare un match tattico. Ma c’è rimasto invischiato e non ha avuto la presenza di spirito di provare a cambiare qualcosa, anche se non era facile. Glielo ho chiesto a Dom subito dopo il match, pur sapendo che l’austriaco è tennista di maggior potenza ma non di grandissime variazioni. Ci sono state anche tre palle break mancate nel secondo set e una in particolare quando Medvedev ha fatto serve&volley e, sbilanciato, una drop-volley su cui Dom è arrivato bene ma ha messo fuori un dritto non difficilissimo a campo aperto…

Ho chiesto a Dom: “L’aver rinunciato a tirare i tuoi magnifici rovesci coperti per giocarli sempre slice non è stata una scelta tattica alla fine penalizzante?”. Dominic mi ha risposto che no, non la pensava così: Dovessi rigiocare contro Medvedev giocherei ancora il rovescio così, l’avevo già fatto anche nei nostri precedenti duelli”.

Certo glielo avrà detto il suo coach Massu, ma a me è sembrato che l’idea fosse buona fino a tutto il secondo set, ma che poi invece avrebbe fatto meglio a cambiare qualcosa. Il suo rovescio slice era diventato invece molto prevedibile e non procurava punti. Quasi come per Nadal la sera prima. Anche Rafa si era rifugiato nello slice. Ma Medvedev avrebbe poi detto: “Con quel rovescio Nadal non ha fatto più di due punti, non mi dava noia che lo tagliasse”.

Come sempre manca la controprova. Però la mia sensazione è stata che Medvedev, cui Thiem intendeva spezzare il ritmo, si sia messo con santa pazienza ad affettare anche lui, salvo poi presentarsi a rete all’improvviso per cogliere un gran bel bottino di punti. Nel solo secondo set mi pare 12 punti in 17 discese. E in tutto 28 punti su 37. Mica male! Per Thiem giocare a quel modo, invece di sparare quei rovesci che ci hanno fatto sobbalzare come quel tracciante incrociato che gli aveva dato il punto del 6-4 nel tiebreak del terzo set contro Djokovic, era un po’ come giocare contro natura, secondo me. Anche gli sforzi fatti con la testa comportano dispendio di energie. Se ne può pagare un prezzo quando un match va per le lunghe.

Concordo con Paolo Bertolucci che invocava una maggior varietà di schemi quando ormai Medvedev aveva imparato a prendere le sue contromisure su quelle palle tagliate che lo avevano infastidito per un set e mezzo. Però nel suggerirlo Paolo non aggiungeva quanto sia difficile alternare rovesci tagliati e rovesci coperti. Quando ti metti a giocarne cinque, sei tagliati di fila, devi cambiare impugnatura per tirare improvvisamente un rovescio coperto e non è facile farlo senza perdere il controllo. Tant’è che quando Thiem ci ha provato ha commesso anche diversi errori. E curiosamente sbagliava anche parecchi dritti, quasi che nel cambiare l’impugnatura, e magari pure la distanza dalla palla, si trovasse ancora più a disagio.

Il fatto è che Thiem restava comunque quasi sempre ancorato a fondocampo, mentre Medvedev poteva fare qualsiasi cosa, stare metri e metri indietro, liftare, tagliare, colpire piatto, e poi venire avanti dietro al servizio, alla risposta…e con quelle lunghe leve mica facile passarlo! Anche perché di tocco il russo non è affatto male. E se la tattica di Thiem ha pagato bene nei precedenti, come ha detto Thiem, forse non tiene conto del fatto che Medvedev potrebbe avere fatto dei progressi. Vabbè, la pianto qui, perché non voglio passare da presuntuoso che pensa di capirne più di Massu che ha evidentemente consigliato il suo ragazzo a giocare così vita natural durante.

Chiudo rallegrandomi del fatto di aver potuto assistere a gran belle partite. In particolare, anche se mi è piaciuta molto anche Thiem-Nadal nel round robin, direi che sono state particolarmente avvincenti ed equilibrate le ultime tre. I loro risultati sono stati frutto di minime differenze, dettagli, episodi. Avrebbero potuto dare un esito opposto a quello che hanno dato. Quindi applaudiamo in ugual misura – sebbene nello sport non sia quasi mai così – vincitori e vinti. Avrei voluto essere là, ma anche te in tv mi sono appassionato e divertito. Spero anche voi.

In questi tristi tempi di Covid abbiamo passato ore piacevoli davanti alla tv per seguire – i più fortunati che potevano permetterselo – un tennis niente male a New York (finale bruttina, ma in quanto a suspence all’altezza di queste di Londra), Roma, Parigi, Londra, nonché negli altri tornei in cui hanno brillato i nostri Sinner, Sonego, Cecchinato, Musetti, Berrettini (da Matteo speravo di più, ma se in passato avessimo avuto un tennista che faceva ottavi all’US Open e quarti a Roma saremmo già stati contenti). Non dimentichiamo che tre settimane prima dell’inizio dei tornei di Cincinnati-NewYork e dell’US Open non eravamo ancora certi che avremmo visto tennis per tutto il resto del 2020.

Non so che succederà per l’Open d’Australia, nessuno lo sa, ma se per tutta la primavera l’incognita virus permane, beh per le finali ATP di Torino spero proprio che saremo usciti fuori da quest’incubo, anche se nessuno sa per quanto tempo ancora saremo costretti a indossare le mascherine.

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Flash

Thiem tiene i piedi per terra: “Non sono uno dei Fab”

“Se si confrontano i grandi titoli sono ancora molto lontano”, ammette l’austriaco. Che però ha preso a batterli regolarmente: 11 vittorie nelle ultime tre stagioni. Contro Medvedev per chiudere il cerchio alle ATP Finals

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Dominic Thiem - ATP Finals 2020 (via Twitter, @atptour)

Ancora una volta Dominic Thiem si è confermato un pericolo costante anche per i Fab Three. Il suo successo su Novak Djokovic, il quinto negli ultimi sette confronti diretti contro il serbo (7-5 per Nole il computo totale), gli vale la 300° vittoria ATP e la seconda finale consecutiva alle ATP Finals. Una partita giocata complessivamnete alla grande, che però ha rischiato seriamente di perdere dopo aver mancato quattro match point nel tiebreak del secondo set ed essersi trovato sotto 0-4 in quello del terzo. Con le spalle al muro, Thiem ha tirato fuori il suo miglior tennis, tirando a tutta ogni colpo, senza paura, ed è riuscito a portarla a casa.

Sono stato un po’ fortunato alla fine nel tiebreak del terzo set. È incredibile averne vinti due contro Rafa e quest’ultimo contro Djokovic. Da 0 a 4 sono andato a tutta su ogni singolo colpo e sono entrati tutti in campo, non accade così in ogni partita. Sono felicissimo che sia andata così. Questi match sono sempre così equilibrati che alla fine chi ha un pizzico in più di fortuna vince“.

Ironicamente, sembra essere stato Djokovic stesso a ispirare Thiem, a insegnargli (indirettamente e nolente, ovvio) come vanno affrontati i tiebreak più delicati. “Ho preso Novak come esempio perché ha vinto tanti tiebreak importanti in carriera. Ho la sensazione che quando affronta un tiebreak importante si rifiuta di sbagliare e ho provato a farlo anche io dalla ripartenza del circuito. La fortuna quest’anno è stata dalla mia parte, ma alla fine c’è sempre equilibrio: l’anno scorso ho vinto 7-6 al terzo con Novak e perso 7-6 al terzo in finale.”

 

Un’altra grande chiave del successo odierno, oltre ad una tenuta mentale fuori dal comune, è stato sicuramente il rovescio slice. Con questa soluzione, che Dominic ha affinato negli anni a fianco della più appariscente sberla in top, l’austriaco è stato capace di ribaltare molti scambi e di prendersi il tempo per esplodere i suoi colpi con maggiore tranquillità. Lo stesso Thiem, con un pizzico di meritato orgoglio, ha sottolineato i suoi progressi. “Il rovescio slice è uno dei colpi più importanti nel mio gioco. Qui è un’ottima opzione per passare da una situazione difensiva a una più neutrale, specialmente su questa superficie. Penso di averlo migliorato, lo alleno parecchio. Se non ci fosse, perderei gran parte del mio gioco“.

300 vittorie in carriera, uno Slam e un 1000 in bacheca, almeno cinque successi contro ciascuno dei Fab Three (solo Andy Murray ci era riuscito prima). Questi sono dati che iniziano a definire i contorni di una carriera di tutto rispetto. C’è anche chi tenta un azzardato paragone con i Fab già adesso, ma Thiem non è d’accordo. “No, non sono uno dei “Fab”. Se si confrontano i grandi titoli sono molto lontano: uno Slam e un Masters 1000. Un po’ meno degli altri. Mi piace giocare contro di loro, è sempre una grande cosa. Noi giocatori giovani dobbiamo essere felici che siano ancora in giro, ogni partita con loro è una grande opportunità“.

In termini di palmares certamente ancora non si possono fare confronti, ma ci sono pochi dubbi sul fatto che, al momento, Dominic sia sullo stesso livello di gioco dei grandissimi. I numeri sono lì a dimostrarlo: dal 2018 contro Federer, Nadal e Djokovic ha collezionato 11 vittorie e 7 sconfitte, un saldo niente male. E adesso, per chiudere il cerchio, non gli resta che ripetere la vittoria ottenuta contro Medvedev allo US Open. Nell’ultimo match di tennis che la 02 Arena accoglierà per diverso tempo.

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