ATP Nur-Sultan, Mannarino batte Ruusuvuori e raggiunge Millman in finale

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ATP Nur-Sultan, Mannarino batte Ruusuvuori e raggiunge Millman in finale

I due veterani prevalgono: fuori Tiafoe e il finlandese, allenato dall’italiano Federico Ricci e alla prima semifinale ATP

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Adrian Mannarino - US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Si sono concluse da poco le semifinali dell’Astana Open di Nur-Sultan (Astana era il nome della città fino a marzo 2019), uno dei tornei ATP introdotti per rimpolpare un calendario martoriato dalla pandemia, nonché il secondo motivo per cui il Kazakistan si è messo sulla mappa in queste settimane (Mr. Sagdyiev ha probabilmente destato un po’ più di scalpore nella psiche collettiva). Questo il resoconto delle partite.

NIENTE DA FARE PER EMIL – Adrian Mannarino ha raggiunto la finale del torneo spegnendo le speranze del finlandese Emil Ruusuvuori per 7-5 6-2 in 100 minuti. Il francese, tds N.3, non ha ancora perso un set in tre incontri, ma oggi ha dovuto dare il meglio di sé nel primo parziale contro un avversario partito dalle qualificazioni ma in grande crescita grazie anche al lavoro dell’allenatore italiano Federico Ricci.

Il francese ha iniziato rispondendo quasi sempre in campo, ed è salito a palla break vincendo uno scambio lungo chiuso con un errore di dritto di Ruusuvuori; non ha sfruttato quella chance sbagliando un rovescio, ma è passato poco dopo salendo nuovamente all’advantage con tre dritti aggressivi seguiti da un errore di rovescio di Emil al termine di un altro momento di attrito da fondo, una costante della partita. Il finlandese ha iniziato a centrare meglio la pallina, ed è salito 15-40 nel quarto gioco manovrando con il dritto liftato: Mannarino ha vinto un’altra maratona e tirato una buona prima vincente al corpo, ma un dritto in rete ha dato un’altra chance al finnico, e stavolta Mannarino si è incartato clamorosamente, mettendo lungo un rovescio sotto rete dopo aver costruito alla perfezione il punto con il classico schema mancino slice esterno/dritto lungolinea.

 

La grande difficoltà nell’affrontare il francese (specialmente indoor) è la bassa percentuale di colpi che sarà possibile eseguire all’altezza della vita a causa del rimbalzo basso di entrambi i suoi piatti fondamentali da fondo. Ruusuvuori ha mostrato la solidità del suo rovescio, e la coordinazione oculo-manuale fuori dalla norma gli ha consentito di rubare spesso il tempo all’avversario, specialmente sulla diagonale di sinistra. Tuttavia, Mannarino si è tenuto a galla servendo meglio la seconda (53 percento a 33) e variando le direzioni dei colpi, sfruttando i propri backswing accorciati per dare poco tempo all’avversario di intuirle, e con il passare dei minuti il rumore dissonante dei colpi sempre più sporchi del giovane finlandese si è fatto di nuovo frequente.

Nell’undicesimo gioco, il francese ha giocato un grande game in risposta, impelagando Emil in scambi dove l‘impazienza e il poco agio di quest’ultimo nello spingere con giudizio su palle piatte e basse sono nuovamente emersi. Una risposta fra i piedi ha incitato un errore di dritto, tripla palla break: ha salvato la prima con uno schiaffo al volo, ma Mannarino è stato davvero generoso nello scambio successivo, recuperando su tutte le accelerazioni e guadagnandosi la possibilità di servire per il set quando il nastro ha portato fuori il dritto di Ruusuvuori. Uno scambio un po’ fortunoso (servizio al corpo e dritto che hanno scheggiato la riga) ha portato il terzo favorito del seeding a set point, sfruttato dopo 59 minuti con un’altra ottima prima esterna.

Il passaggio a vuoto si è prolungato a inizio secondo set, quando le fatiche di sei match giocati dal classe ’99 contro i tre del francese hanno iniziato a farsi sentire: tre seconde con risposta vincente di rovescio e 0-40 Mannarino, subito scappato su un unforced di dritto del finlandese. Nel quarto gioco Mannarino ha concesso il 40-40 con un paio di rovesci bassi scentrati, ma ha tenuto vincendo un punto da ben 48 colpi che ha lasciato entrambi esanimi. Chiusosi quel piccolo spiraglio, Ruusuvuori si è sentito come Sisifo ma senza il supporto di una condanna divina, e ha alzato definitivamente bandiera bianca: un rovescio in rete ha dato due palle break al francese, e un doppio fallo ha di fatto chiuso la partita – materialmente finita con un servizio vincente poco più tardi.

Sono stato più bravo nei momenti importanti, mi sono allenato con lui durante l’anno e credo che salirà molto in fretta in classifica, ha un grande timing“, ha detto dopo il match Mannarino. “Il mio obiettivo era solo di fare bene, ma sono contento di essere arrivato in finale, ho giocato dei match duri anche se non ho ancora perso set, spero di recuperare bene per domani. Mi piace molto giocare qui, ma settimana prossima giocherò a casa mia, a Bercy, quindi non posso che essere contento anche di tornare in Francia“. Per Mannarino questa sarà la decima finale ATP, con una sola vittoria sull’erba di Rosmalen 2019 – domani spererà di raddoppiare il conto. Ruusuvuori invece dovrà “accontentarsi” del nuovo best ranking di N.83 – difficilmente non lo migliorerà.

MILLMAN VINCE L’ALTRA SEMI – Vittoria più sudata per l’australiano John Millman, che subito prima ha battuto Frances Tiafoe per 3-6 6-4 6-4 in due ore e sei minuti. Domani cercherà il primo titolo della carriera alla terza finale. L’australiano aveva rimontato un americano anche nella giornata di ieri, risalendo dallo 0-5 nel tie-break del terzo contro Tommy Paul, e si è ripetuto oggi contro un avversario in ripresa dal post-lockdown.

Nel primo set Millman ha faticato al servizio e pagato le opportunità sprecate, finendo per perdere col punteggio di 6-3. Da lì in avanti, però, è stato quasi inattaccabile alla battuta (ha chiuso con il 73% di punti con la prima e con il 57 sulla seconda). Nel secondo parziale ha perso solo quattro punti al servizio, procurandosi le prime due palle break del set nel quarto gioco quando Tiafoe ha palesato i suoi soliti problemi a colpire il dritto in corsa dettati da quella presa per così dire casereccia (nel senso che ricorda uno… scolapasta). Lo statunitense ha tenuto quel turno con una combo servizio-dritto e con una splendida smorzata, ma ha capitolato nel nono game, quando ha concesso altre due opportunità sbagliando un dritto a campo spalancato, e stavolta l’australiano ha preso l’iniziativa, andando a servire per il set con un rovescio lungolinea perfetto e chiudendo senza troppi patemi (per lui gli scambi lunghi sono ordinari) con un altro vincente bimane e forzando un errore di dritto.

Nel terzo set Tiafoe è scappato rapidamente 2-0 e poi 3-1, ma l’australiano è tornato a servire brillantemente e vincendo uno splendido duello a rete (anche con l’aiuto del nastro) nel quinto gioco si è riportato in parità. Come nel set precedente, la rottura definitiva è arrivata nel nono gioco, quando un rovescio lungo di Tiafoe ha regalato tre palle break; l’americano ha servito benissimo, ma ne ha poi concessa un’altra con un errore di dritto al termine di uno scambio di 29 colpi poco coraggioso in termini di angoli, e si è dovuto arrendere sul vincente di dritto inside-in di Millman, che non ha avuto problemi a chiudere.

Ero un po’ stanco dopo il match di ieri, ma Frances è un grande giocatore e sapevo che avrei dovuto giocare un altro incontro lungo“, ha dichiarato. “A Colonia ho giocato un match di tre set contro Zverev, quindi avevo fiducia, e mi sono trovato molto bene qui grazie all’organizzazione del torneo, quindi ho trovato le condizioni perfette per raggiungere la finale“. La terza nella sua carriera, ed è ancora in attesa del primo successo: assieme a Auger-Aliassime, Krajinovic, Evans, Struff e Sinner compone la lista dei top 50 che non hanno ancora sollevato un trofeo.

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Montecarlo: Nadal si inchina a un Rublev quasi perfetto

Rafa troppo falloso, il russo una macchina: sarà lui in semi contro Ruud

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Andrey Rublev - ATP Montecarlo 2021 (via Twitter, @atptour)

[6] A. Rublev b. [3] R. Nadal 6-2 4-6 6-2

Non è solo Fabio Fognini a mancare l’appuntamento con l’attesa rivincita della semifinale di due anni fa: neanche Rafael Nadal ce l’ha fatta. La colpa è di un contrattempo di nome Andrey Rublev, autore di una solidissima prestazione di fronte a uno spagnolo troppo falloso a cominciare dal servizio, vera spina nel fianco per un set e mezzo. Rovesciata la situazione disperata con un punto à la Rafa che gli ha permesso di pareggiare il conto dei set, non ha saputo dare seguito all’inerzia favorevole soprattutto per i meriti di Rublev, lungi dal crollare mentalmente dopo quella che ormai pareva un’enorme opportunità buttata e tenendo magnificamente anche dal punto di vista atletico.

 

Diventano così 23 le sue vittorie in stagione a fronte di 4 sconfitte, ma questa ha sicuramente il sapore più dolce di tutte. È il secondo successo contro uno dei Big 3 dopo quello contro Roger Federer di due anni fa a Cincinnati. Resta invece la performance deludente di Rafa, che finisce in anticipo la caccia al dodicesimo titolo a Monte Carlo con 36 errori non forzati, 19 di rovescio, e un dritto che ha brillato solo a tratti.

IL MATCH – Non ci sono più scuse per Andrey, nettamente sconfitto nei due precedenti confronti – ancora teenager al primo duello con un Big 3 ai quarti dello US Open 2017 e al tremolante esordio delle ultime ATP Finals. Niente più scuse, dunque, tranne quella di affrontare Rafa sulla terra battuta, tra l’altro meno di ventiquattr’ore dopo essere venuto a capo di Bautista Agut in due ore e tre quarti. La scelta di iniziare al servizio non si rivela particolarmente azzeccata per Rafa che in pratica regala il primo game all’avversario con un doppio fallo e altri due errori piuttosto evidenti; dal canto suo, Andrey tiene d’autorità sparando i soliti drittoni. Il fenomeno di Manacor comincia a carburare e parte all’inseguimento. Se l’inseguimento non è proprio mozzafiato, visto che raggiunge l’altro già sul 2 pari, lo è lo scambio concluso da rovescio lungolinea imprendibile con cui si vede costretto ad annullare una nuova opportunità del sorpasso. Il dritto spagnolo è caldo, appoggia pure una precisa smorzata, ma il servizio non lo è altrettanto e il terzo doppio errore del game riconsegna il vantaggio a un Rublev che ha comunque risposto più che degnamente e che questa volta non ha problemi a consolidare il break. Ritmo prevedibilmente molto alto, i colpi di Rublev fanno davvero male e il servizio non aiuta Nadal a tenere lontano il ribattitore, anzi, concede un altro punto gratis, sintomo – o forse concausa – di ciò che succede negli scambi dove gli unforced arriveranno a 13.

Andrey Rublev – ATP Montecarlo 2021 (via Twitter, @atptour)

C’è tempo per vedere una smorzata del rosso ben pensata ed eseguita e un passante maiorchino che finisce in corridoio invece di punire la direzione sbagliata dell’attacco, mentre la reazione in extremis del venti volte campione Slam lo porta a palla break. Rublev la annulla con un serve&(swinging)volley per poi far suo il parziale 6-2. Con poche prime in campo per entrambi (48%), Andrey domina 17-7 gli scambi sotto i cinque colpi e non sorprende la direzione preferita del suo dritto verso il rovescio dell’uomo in maglietta viola per aprirsi il campo dall’altra parte.

Il ventitreenne moscovita esibisce armi da consumato terraiolo come il caricone nell’angolo seguito dal drop shot, se la cava degnamente quando è chiamato a difendere e continua a limitare gli errori, ma, se è ancora il doppio fallo a dargli il la per partire in vantaggio anche nel secondo parziale, impressiona vedere Rafa non riuscire a tenere lo scambio sulla terra monegasca. Non si realizza invece il rientro sul 2 pari a dispetto dell’occasione, certo per merito di un Andrey che spinge senza timore, ma tre errori consecutivi con il rovescio slice sono merce più rara che altrettanti ace di Schwartzman. Possiamo solo immaginare cosa passi nella mente del n. 3 del mondo quando Rublev indossa i migliori panni nadaliani replicando al dritto lungolinea con il vincente in contropiede.

Da campione, prima con il drittone, poi con il tocco al volo, annulla lo 0-3 pesante, ma l’altro rimane lì a pestare brutalmente e solo la sua incapacità di andare a chiudere a rete i recuperi umili e disperati di Rafa gli impediscono di lasciare al palo l’avversario. Lo sa Rafa e lo sa Rublev che il prossimo turno di battuta non sarà una passeggiata sulla Prospettiva Nevski. Il game si allunga, le palle break diventano quattro, ma il n. 8 ATP le annulla tutte. Pesa soprattutto la terza, quando, cercando di replicare la volée smorzata prima perfettamente eseguita, offre un assist a Nadal che però affossa il comodo passante di dritto. Pur senza doppi falli, Rafa rischia ancora al servizio, ma poi agguanta il 4 pari grazie alla tragicità del classe 1997 nei pressi della rete: va bene non chiudere la volée a campo aperto, va bene la ruvidità dopo aver agguantato la smorzata, ma non si può lasciar rimbalzare la palla a un metro dalla rete per poi sventagliare il dritto giusto per dare all’avversario l’opportunità del puntazzo proprio sulla palla break. Cioè, si può, ma non se vuoi battere Nadal che infatti vola a prendersi il set per 6-4, lasciando al giovane sfidante la misera soddisfazione del vantaggio negli scambi lunghi.

E INVECE – Chi crede che il match sia ormai girato se non proprio finito, deve ricredersi in fretta perché Rafa cede di nuovo il servizio in apertura, con una cosa proprio brutta al volo e un dritto lungo e largo a testimoniare che la giornata di poca confidenza con la palla non è alle spalle e solo i doppi falli sono un ricordo. Perso uno scambio da 35 colpi che l’ha lasciato piegato in due, il trentaquattrenne ritrova la posizione eretta e il controbreak. Il moscovita continua a spingere come se fosse ancora all’inizio del match a dispetto delle fatiche della sera precedente e ancor più delle occasioni fallite che avrebbero steso un toro. È invece il Toro, quello di Manacor, a essere ancora in difficoltà, nonostante alcuni punti dei suoi e la grinta e la rabbia evidenti anche in alcuni gesti di stizza. Cede per la sesta volta la battuta: è la 16° volte che succede in 488 match su terra (e 10 volte ha comunque vinto). Incurante delle statistiche, Rublev martella senza tregua, la meta si avvicina, 5-2, e taglia il traguardo al primo match point con il dritto vincente numero 18. L’appuntamento in semifinale è quindi con Casper Ruud, sempre battuto nelle tre precedenti sfide.

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Ruud è troppo solido per Fognini: il campione in carica di Montecarlo fuori in due set

Il norvegese batte Fabio in un’ora e mezza. Giocherà la seconda semifinale di fila in un Masters 1000 contro Nadal o Rublev

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Casper Ruud - ATP Montecarlo 2021 (via Twitter, @ROLEXMCMASTERS)

Casper Ruud ha dato un altro dispiacere al tennis italiano. Sul Campo Centrale di Montecarlo ha eliminato nei quarti di finale Fabio Fognini, campione uscente del torneo, col punteggio di 6-4 6-3 in un’ora e 35 minuti. Il 22enne norvegese aveva sconfitto nei quarti del Masters 1000 di Roma anche Matteo Berrettini, lo scorso anno. Ha confermato di essere un giocatore durissimo da battere su questa superficie (chiedete a Carreno Busta) e giocherà la seconda semifinale ‘Mille’ della carriera dopo quella splendida cavalcata in Italia. A conferma della sua natura di terraiolo puro, il dato delle vittorie nei Masters 1000: nei main draw ne ha ottenute dieci, tutte sulla terra, divise tra Roma (2019 e 2020) e Montecarlo.

C’è rammarico per Fognini, perché il punteggio non la racconta tutta. Ha avuto due palle del 5-5 nel primo set e, nonostante una brutta partenza, nel secondo ha subìto il break da 40-0 nell’ottavo game. Viste le premesse però (la brutta sconfitta contro Munar a Marbella una settimana fa nella prima uscita stagionale su terra) non è stato un brutto torneo per lui. Perderà comunque dei punti, dal momento che difendeva la vittoria del 2019. Dovrebbe infatti scendere alla 27esima posizione ATP, la più bassa per lui dall’inizio del 2018.

LA CRONACA – È Fognini ad avere più occasioni nel set d’apertura. Dopo aver salvato un break point sull’1-0 per Ruud, Fabio ha ben quattro chance di break sul 2-2, nel game peggiore del giocatore norvegese. L’unica su cui l’azzurro ha qualcosa da recriminare è la terza, per il resto Ruud rimedia bene ai suoi errori, riuscendo a spingere Fognini lontano dal campo e chiudendo col vincente di dritto, un colpo che si rivelerà fondamentale per la conquista del parziale. Si resta quindi ‘on serve’, ma anche sul 3-3 Fabio sembra pronto a cambiare marcia e mettersi a comandare nel punteggio. Stavolta però è il rovescio a tradirlo, permettendo a Ruud di recuperare il game da 0-30. Operazione che riesce anche allo stesso Fognini poco dopo.

 

Anche sul 4-4 il norvegese deve scuotersi e tirare fuori il meglio dal suo gioco per recuperare da 15-30. È evidente che in questa fase della partita sembra Fognini il primo candidato alla vittoria del set. La situazione cambia nel giro di pochi minuti. Il punto di svolta è un errore di centimetri di Fabio, che manda in corridoio con un dritto facile da chiudere. Dal possibile 5-5, arriva il 6-4 per Ruud, bravissimo a pescare due dritti massicci sul 40-40 e sul set point.

Fognini paga pesantemente questo strappo inaspettato e riesce a vincere solo tre punti nei primi tre game del secondo set. Sembra quasi voler mollare la partita nel quarto gioco, quando commette diversi errori da matita blu, concedendo tre palle (non consecutive) del 4-0 al suo avversario. Con attenzione però riesce a salvarsi, ma è chiaro che in questa fase gli serva una mano da Ruud per rientrare in partita e soprattutto guadagnare di nuovo fiducia nei suoi colpi. Aiuto che arriva subito, perché dopo aver mancato quei “semi-match point” sul 3-0 sbaglia una facile volée e commette un doppio fallo, restituendo il break di vantaggio.

È fondamentale il game vinto al servizio da Ruud sul 3-3, sia perché un secondo break subito avrebbe dato un’enorme carica a Fognini, sia perché riesce a prendere un buon ritmo con la battuta. Ha tanto da recriminare l’azzurro nell’ottavo game, perso da 40-0. Dai suoi errori e dalla gran difesa di Ruud nasce il break decisivo per il norvegese, che continua a servire bene la seconda palla di servizio e dopo aver salvato una palla break, vince la partita. Il dato sulla seconda (64% punti vinti per Ruud, 52% per Fogna) è uno di quelli che hanno determinato il risultato finale. A sfidare Casper in semifinale ci sarà l’undici volte campione Nadal o Andrey Rublev, contro il quale non ha mai vinto in tre precedenti.

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ATP Montecarlo: Evans continua a stupire. Rimonta Goffin e sfiderà Tsitsipas in semifinale

La terra non è la sua superficie preferita? Eppure Dan non si ferma: prima semifinale in un 1000. Ma il favorito sarà Tsitsipas

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Dan Evans - ATP Montecarlo 2021 (via Twitter, @atptour)

Stefanos Tsitsipas e Daniel Evans si giocheranno il posto in finale riservato alla parte alta del bizzarro draw di Montecarlo 2021. Una semifinale inaspettata, ci si perdonino gli eufemismi del caso, ma se Tsitsipas in qualche modo era atteso al varco, lo stesso non si può dire del buon Dan, sin qui autore di una settimana tra le più imprevedibili ed esaltanti degli ultimi anni di tennis. Esagerato? Non crediamo: il ribelle da Birmingham per entrare nel privé riservato ai quattro migliori del torneo ha battuto il finalista dell’edizione 2019, l’ultimo campione di Miami, il numero uno al mondo e un tizio che su terra non vorresti incontrare, se non proprio necessario. Quattro vittorie contro pronostico, come quattro erano state sino a domenica scorsa le vittorie ottenute dall’estroso inglese on clay in tutta la carriera nel Tour maggiore. Se la numerologia è scienza di valore, il greco ha di che preoccuparsi.

Tsitsipas, da par suo, mancava dalle semifinali in un Masters su terra da Roma 2019, un’assenza ampiamente emendata dalla lunga pausa imposta dalla pandemia. Sta giocando bene il capellone greco, i precedenti sono a suo favore e il tempo da dedicare a riposo e massaggi pure. Per aver ragione di Goffin, il buon Dan ha dovuto correre in mezzo al vento per più di due ore e mezza, e avrà anche una partita di doppio da onorare nel pomeriggio. Stefanos è stato in campo meno di un’ora, prima di dare il cinque consolatorio all’affranto Davidovich Fokina, costretto al ritiro da un guaio alla coscia sinistra. Peccato, per Alejandro e per un match che stava promettendo molto bene, eppure sostanzialmente spirato sul tre pari quando lo spagnolo ha convocato d’urgenza il fisioterapista.

Sento tirare qui, peggiora sempre di più“: pomata, massaggio, antidolorifico e un’altra contrattura consegnata ai posteri nel 2021 delle lesioni muscolari. Quella che ha colto il biondo Alejandro non è migliorata nel corso dell’incontro, e il break colto a sorpresa nel settimo gioco, gentile omaggio di uno Tsitsipas distratto dagli eventi, è stato un sussulto estemporaneo. Impossibilitato a muoversi, Fokina ha atteso per altri cinque giochi che il medicinale facesse effetto, ma constatatone il ritardo, o l’inefficacia, ha servito da sotto sul set point nel dodicesimo game, incassato la risposta vincente, e alzato bandiera bianca per poi sedersi asciugamano in testa e lacrime.

 

Evans ha vinto una partita che moltissimi colleghi, e per comprovati mismatch, e per andazzo preso dalla contesa, avrebbero lasciato andare. La fiducia è il sale di ogni sport, ma nel tennis conta forse un po’ di più: è benzina pura, e il serbatoio di Dan ne è colmo. Scattato feroce dai blocchi, l’ex reprobo d’Inghilterra ha messo da subito pressione a David accorciando il campo a più non posso, affettando e spingendo e decelerando. Non dando punti di riferimento, per farla breve, a un rivale che sul ritmo ha costruito gran parte della propria fama. Gliel’ha messa scomoda, Dan, e Davidino non è mai riuscito a trovare la posizione, a sentire la palla, eccezion fatta per la porzione finale di primo set, giocata su livelli da Goffin e sufficiente a ribaltare con un parziale di quattro giochi consecutivi il break di vantaggio preso all’inizio dall’inglese.

In genere quando il favorito rimonta la partita per lo sfidante si fa dura, specie se gli scambi si allungano e l’avversario è un corridore come il belga. La proverbiale solidità di David avrebbe dovuto fare il resto, e invece Goffin si è sgonfiato come un pallone, cedendo molto male la seconda frazione. “A inizio secondo set ho perso un game stupido – ha dichiarato in conferenza stampa l’undicesima testa di serie -. Nel terzo ho avuto le opportunità migliori, 0-40 sul suo servizio e tutte quelle palle break sul 4-4, lui è stato bravo ad annullarle con il serve & volley, ha un grande tocco. Sa mischiare le carte ed è in grado di fare qualsiasi cosa sul campo. Poi oggi era difficile giocare a causa del vento. Oggi tra di noi c’è stata una differenza molto piccola, è stata davvero una questione di un punto qui e là“.

Nel vento, che ha condizionato sempre più il terzo set, lo skipper migliore si è dimostrato Evans. Miglior acrobata, anche: sotto zero-quaranta nel terzo gioco e costretto a fronteggiare tre pericolosissime palle break nell’ottavo, Dan ha preso ad attaccare come se fossimo sui prati, annullando una per una le molte chance avute da Goffin in risposta con altrettanti serve and volley. Il giocatore di Liegi – due su diciassette sulle palle break in tutta la partita, roba che nemmeno il Federer più prodigo – ha via via perso la pazienza, forse per colpa dei molti scialacqui. Di solito silenzioso e imperturbabile, egli ha sempre più spesso accompagnato gli scambi con gemiti per lui inusuali, sintomo di estrema prostrazione fisica. La condizione atletica, e la convinzione che tutto in certe settimane possa accadere, ha spinto il match dalla parte di Dan nel decimo gioco, dopo l’ultimo colpo mandato largo da un Goffin annaspante. C’è stato tanto spettacolo, nonostante non ci fosse nessuno dei favolosi tre in campo, e, siamo sicuri, tanto ce ne sarà domani: Dan Evans, nella sua magica settimana sotto la terrazza, ha intenzione di raccontare ai nipoti altre favole monegasche.

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