Alberto Mancini, nuovo coach di Fognini: "Mi ha preso perché è motivato"

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Alberto Mancini, nuovo coach di Fognini: “Mi ha preso perché è motivato”

Intervista esclusiva all’argentino, ex n.8 ATP, che non ha dubbi. Da Maradona a Fognini, due talenti diversi, non facili da gestire. “Con il lavoro, quando si hanno i mezzi di Fabio, si possono raggiungere grandi risultati anche a 33 anni”

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A pochi giorni dall’inizio della collaborazione con Fabio Fognini, ho intervistato il nuovo allenatore del tennista ligure. Alberto Mancini è stato n.8 del mondo. Ha vinto tre tornei ATP in carriera – Bologna nel 1988, Montecarlo (battendo Wilander e Becker) e Roma cancellando match point a Agassi, entrambi nel 1989 – e ha giocato i quarti al Roland Garros, suo miglior risultato nei tornei dello Slam. A Roma ha giocato anche un’altra finale nel 1991, ritirandosi con Emilio Sanchez nel terzo set, a Key Biscayne è stato sconfitto nell’ultimo atto da Chang, a Kitzbuhel da Sampras e a Stoccarda da Stich.

Capitano della squadra argentina di Coppa Davis, ha portato i biancocelesti due volte in finale, nel 2006 e 2008. Dopo aver perso in casa con la Spagna di Lopez e Verdasco decise però di dare le dimissioni. Ha allenato Mariano Puerta, poi nel biennio 2003-04 Guillermo Coria e negli ultimi quattro anni e mezzo Pablo Cuevas. 

Mancini si trova da tre giorni a Sanremo per allenare Fognini, con il quale è venuto in contatto grazie a Ugo Colombini, manager del tennista italiano.

 

L’INTERVISTA – Mancini ricorda le sue vittorie, alcuni degli avversari battuti – soprattutto nel suo anno migliore, il 1989, a Roma e Montecarlo – i problemi alla spalla verso metà anni Novanta, i momenti difficili, i rapporti con i giocatori di quel tempo frequentati dall’epoca junior: Davin, Perez Roldan, e Martín Jaite, un pochino più anziano.

Gli ho chiesto ricordi e aneddoti su Maradona, un mito, scomparso il 25 novembre. Mancini è tifoso del Newell’s di Rosario, anche se è nato a Missiones, nel nord: “Ma io giocavo a tennis dacché avevo 5 anni, per via di mio fratello, mio padre. I miei idoli erano Vilas, e poi anche Clerc, più che i calciatori…“. Da capitano di Coppa Davis, Mancini ricorda Maradona che veniva negli spogliatoi a incoraggiare la squadra e che trasmetteva grinta e entusiasmo a tutti i componenti. 

Alberto mi ha parlato un po di sé e dei suoi risultati, poi della sua carriera di allenatore soffermandosi soprattutto sul periodo trascorso con Coria che, sotto la sua guida, è diventato numero 4 del mondo partendo dalla posizione 70; i due i sono separati nel 2004, dopo l’Australian Open e prima della finale persa al Roland Garros con Gaudio.

Poi siamo arrivati alla parte che, ovviamente, interessa di più i tifosi italiani e i lettori di Ubitennis. Come è nato il rapporto con Fabio Fognini, come lo ha trovato e con quali ambizioni: mi ha raccontato perché pensa che Fabio abbia voglia e motivazione per restare in alto nelle classifiche mondiali. Mancini ha visto giocare Berrettini e Sinner e mi ha svelato anche cosa pensa di loro.

La moglie e i tre figli di Albertosono rimasti in Argentina, ogni tanto lo seguiranno ma sono abituati al suo lavoro che lo costringe a fare il giramondo. Il rovescio di Fognini lo entusiasma, ma abbiamo parlato anche di cosa si può fare per migliorare il servizio e in particolare la seconda, a cominciare dal lancio di palla. C’è il problema di allenarsi (con la mascherina!) senza sapere se si giocherà in Australia e quando; Alberto mi ha anche raccontato che sono in previsione allenamenti a Bordighera al centro Piatti con Sinner, così come a Montecarlo con Dimitrov, Wawrinka e gli altri giocatori che si allenano nel Principato.

Tutto il resto (vi ho già svelato tanto!), lo trovate nel video completo dell’intervista.

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ATP

Caso Djokovic, l’ATP: “L’assenza di Novak una perdita per l’Australian Open. Ma la vaccinazione è raccomandata”

L’ATP descrive gli eventi degli ultimi giorni come “profondamente deplorevoli” e augura buona fortuna al numero uno del mondo

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Novak Djokovic alle Nitto ATP Finals 2021 (Credit: @atptour on Twitter)

A poche ore dal termine dell’udienza che ha visto i giudici australiani della Corte Federale revocare il visto a Novak Djokovic, si è espressa con un breve comunicato anche l’Association of Tennis Professionals. Qui la traduzione integrale del documento firmato ATP:

“La decisione odierna di confermare la cancellazione del visto australiano di Novak Djokovic segna la fine di una serie di eventi profondamente deplorevoli. In definitiva, devono essere rispettate le decisioni delle autorità giudiziarie in materia di salute pubblica. È necessario più tempo per fare il punto sui fatti e per trarre gli insegnamenti da questa situazione. Indipendentemente da come è stato raggiunto questo punto, Novak è uno dei più grandi campioni del nostro sport e la sua assenza dagli Australian Open è una perdita per il nostro gioco. Sappiamo quanto siano stati turbolenti gli ultimi giorni per Novak e quanto volesse difendere il suo titolo a Melbourne. Gli auguriamo ogni bene e non vediamo l’ora di rivederlo presto in campo. L’ATP continua a raccomandare vivamente la vaccinazione a tutti i giocatori.”

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Australian Open

Respinto il ricorso di Novak Djokovic, deve lasciare l’Australia: “Molto deluso”

I giudici della Corte Federale hanno emesso il loro verdetto: il numero uno del mondo non potrà difendere il suo titolo all’Australian Open

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I giudici australiani della Corte Federale James Allsop, Anthony Besanko e David O’Callaghan hanno respinto il ricorso di Djokovic contro la seconda cancellazione del visto. Le motivazioni per le quali è stata confermata la decisione del Ministro per l’Immigrazione Alex Hawke saranno pubblicate più tardi. Questo l’esito dell’udienza iniziata ieri nella tarda serata italiana e durata molte ore, sino alle 7.45 italiane. “Ora mi prenderò del tempo per riposarmi e riprendermi, prima di fare ulteriori commenti oltre a questo. Sono estremamente deluso dalla sentenza – recita un comunicato diramato da Djokovic, che ora dovrà lasciare il Paese -. Rispetto la Corte e coopererò per organizzare la mia partenza. Sono a disagio per il fatto che in queste settimane l’attenzione sia stata su di me e ora spero che si sposti sul gioco e sul torneo che amo. Voglio augurare il meglio ai giocatori, allo staff, ai tifosi dell’Australian Open. Voglio anche ringraziare la mia famiglia, i miei amici, il mio team, i miei tifosi, e i miei connazionali per il supporto continuo. Siete stati tutti una grande fonte di forza per me”. È la fine di una brutta vicenda in qualunque modo la si voglia interpretare. Djokovic non sarà in gara a Melbourne e il suo posto nel tabellone dell’Australian Open sarà preso da Salvatore Caruso.

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Flash

Djokovic, l’attesa infinita. La Corte Federale riunita per decidere il suo destino

Altre ore di incertezza per Djokovic. Il suo esordio programmato lunedì sera sulla Rod Laver Arena: ci sarà? La decisione forse in serata, ma potrebbe slittare a lunedì

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Novak Djokovic - Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Domenica di vigilia all’Australian Open, e domenica nelle aule di tribunale per Novak Djokovic e per tutta la tribù che segue il tennis: si discute l’appello di Novak Djokovic contro la decisione del Ministro dell’Immigrazione Alex Hawke di cancellare il suo visto.

Alla presenza del Chief Justice James Allsop, e dagli altri due membri della corte Justice Anthony Besanko e Justice David O’Callaghan si sono riuniti ancora una volta i rappresentanti del team legale di Djokovic, guidato da Nick Wood, e il rappresentante del Ministro dell’Immigrazione, Stephen Lloyd.

Inizio puntuale alle 9.30 con il Sig. Wood che ha iniziato ad elencare i motivi di “irragionevolezza” o di “irrazionalità” della decisione del Ministro Hawke di voler esercitare la propria discrezione come previsto dallo Schedule 133 dell’Immigration Act del 1958 e cancellare il visto a Novak Djokovic.

 

Quella dell’irrazionalità della decisione è infatti l’unica strada per costringere i giudici a ribaltare la decisione, che infatti non può essere discussa sul merito. Il documento di 268 pagine sottoposto all’analisi della Corte nella giornata di sabato viene passato in rassegna, e viene sostenuto come le posizioni di Djokovic non siano anti-vax, e che il Ministro ha considerato solamente un articolo della BBC, peraltro piuttosto datato, per sostenere le argomentazioni no-vax di Djokovic, senza cercare ulteriore conferma delle posizioni attuali del serbo nei confronti dei vaccini.

Il primo attacco pesante da parte di Wood è nella mancata considerazione di entrambe le opzioni: sarebbe stato “irrazionale” da parte del ministro considerare l’effetto sul sentimento anti-vax della presenza continuata di Djokovic in Australia, e invece non considerare l’effetto che potrebbe avere la sua deportazione. Djokovic ha giocato in tutti i tornei del Grande Slam nel 2021 ma non ci sono mai state manifestazioni no-vax dove lui ha giocato. “L’affermazione che un torneo di tennis possa aumentare il sentimento anti-vax dovrebbe essere supportato da prove di manifestazioni o cortei nei pressi del torneo. Invece non c’è stato nessun evento di questo tipo identificato dal Ministro”.

Tuttavia, già nei giorni scorsi nei pressi di Melbourne Park si sono già tenute manifestazioni no-vax.

Nella chiusura della sua presentazione, il Sig. Wood ha reiterato che nonostante il Ministro faccia riferimento più di una volta nelle motivazioni della cancellazione del visto (motivazioni che peraltro non doveva dare secondo la legge, ma che ha in ogni modo fornito) alle “note posizioni no-vax di Djokovic”, queste non vengono mai esplicitate e documentate.

Novak Djokovic ha tuttavia deciso di non testimoniare nel corso dell’udienza e non chiarire le sue posizioni nei confronti dei vaccini, e questo fatto è stato ripreso immediatamente dal legale del Ministro, il Sig. Lloyd: “Il Signor Djokovic aveva la possibilità di chiarire e presentare la sua posizione, e invece ha preferito non farlo”.

È stato ribadito come Djokovic possa essere considerato un esponente del movimento anti-vaccinazione per il semplice fatto di non essersi vaccinato nonostante la possibilità di inocularsi. Inoltre Djokovic aveva espresso posizioni contrarie al vaccino anche prima che questi fossero disponibili: “la sua posizione di base è contraria ai vaccini”. È stato poi fatto anche un collegamento tra la popolarità di Djokovic in Serbia ed il basso tasso di vaccinazione in Serbia, al momento ancora sotto il 50%.

L’argomentazione del Governo è poi proseguita facendo notare come Djokovic sia un personaggio di altro profilo le cui posizioni possono essere prese ad esempio e fomentare un sentimento anti-vaccini non solamente tra i gruppi già contrari alle inoculazioni, ma anche nella popolazione generale. Sono stati citati ad esempio i suoi comportamenti durante la sua recente positività in Serbia, quando ha deciso di non rimandare un’intervista pur sapendo di essere positivo al COVID-19.

Il Ministro ha considerato che la sua presenza in Australia potrebbe incoraggiare la popolazione a imitare questi comportamenti e la sua evidente noncuranza nei confronti delle norme. Gli atleti di alto livello vengono utilizzati come testimonial di qualunque tipo di comportamento e ideali,” ha continuato Lloyd.

Dopo la pausa per il pranzo, la parte del Ministro dell’Immigrazione ha fatto riferimento ai poteri conferiti in lui dal Migration Act, cheriflette il diritto sovrano del Commonwealth di determinare chi può rimanere sul suolo australiano. Il Commonwealth non deve essere costretto a soffrire la presenza di uno straniero per paura di ciò che potrebbe accadere in caso di una sua rimozione, che è essenzialmente il caso del richiedente”.

Oltretutto, mentre questo procedimento si consumava nel centro di Melbourne, nell’impianto di Melbourne Park i giocatori diventavano sempre più impazienti per la mancata comunicazione dell’orario di gioco di lunedì. Tennis Australia ovviamente ha cercato di ritardare il più possibile la pubblicazione del programma, perché a norma di regolamento è l’evento che impedisce di rimestare le teste di serie e imporrebbe la sostituzione di Novak Djokovic con un lucky loser nel caso in cui non potesse scendere in campo, sbilanciando totalmente il tabellone. Dopo parecchi tentennamenti (e la rinuncia di una intervista televisiva da parte del direttore del torneo Craig Tiley), l’annuncio è arrivato che il programma sarebbe stato diffuso per le ore 16 locali, comunque molto tardi rispetto a quanto succede di solito.

Una volta chiusa la presentazione della parte del Ministro, la parola è passata all’avvocato Wood per un paio di commenti finali, e si è potuti poi rapidamente (si fa per dire) aggiornale la seduta e permettere ai giudici di riunirsi per deliberare. L’avvocato Wood ha tentato all’ultimo tuffo di far rigettare in partenza uno dei tre elementi su cui il Ministro aveva basato la sua decisione (quello del rischio per la salute), dopo che durante la sua esposizione aveva provato a farli considerare tutti correlati. In questo modo, se fosse caduto uno, sarebbero caduti tutti, ma i giudici non si sono espressi sulla questione.

Il Sig. Wood ha ottenuto che, se il giudizio della Corte dovesse essere in favore del suo cliente, il giudizio venga emesso con la stessa formula di quello espresso nella Family Court, ovvero la cancellazione del visto annullata e la liberazione di Djokovic entro 30 minuti; il Sig. Lloyd, dal canto suo, chiede di avere un’indicazione di quali motivi della decisione (rischio per la salute, rischio per l’ordine pubblico, interesse generale) siano stati rigettati, cosa questa che probabilmente fa pensare che in caso di sconfitta il Ministro dell’Immigrazione abbia qualche altro asso nella manica che non sia un ricorso all’Alta Corte.

L’indicazione della corte è che la discussione richiederà tutto il pomeriggio e la prima serata, e che probabilmente una decisione potrà essere fornita entro la fine di domenica, con le motivazioni della sentenza pubblicate il giorno successivo.

Per Djokovic, programmato come ultimo incontro di lunedì della sessione serale dopo due giorni senza giocare, la snervante attesa prosegue.

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