In memoria di Diego Maradona, eternamente giovane

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In memoria di Diego Maradona, eternamente giovane

Le ragioni del cordoglio unanime per il più discusso calciatore della storia

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Mi ha telefonato mia sorella oggi. Vive da anni lontana dalla mia città. Piangeva lei e piangevo io. Ci siamo chiesti il perché. Nessuno di noi conosceva Maradona personalmente. Nessuno di noi aveva mai avuto il piacere di una foto, di un incontro. Maradona, nella nostra vita di bambini napoletani di un tempo, era solo un coro, una casa a Posillipo, il battito di ali di una farfalla distante, nello spazio e nel tempo, capace oggi di scatenare l’uragano.

Ma non siamo gli unici a piangere e disperarsi. Le prefiche abbondano ovunque, e paiono persino portatrici di strazi sinceri. Si fatica a comprendere come mai, in morte, Maradona stia riscuotendo i consensi che la vita da un bel po’ gli aveva negato. L’uomo divisivo, manicheo, bianco o nero, sembra sparito. L’uomo che, o eri con lui o eri contro di lui (ma coma facevi ad essere con lui? dove era lui?), in queste prime ore della sua morte sembra essere riuscito a riscrivere di colpo la sua intera biografia. Miracolo, l’ultimo di una lunga serie.

Quello che gli stanno tributando tutti, non è il rispettoso e spesso ipocrita parce sepulto. Qui tutti sembrano amarlo per davvero. Diremmo di più: sembrano averlo amato. Tutti salgono sulla barca Diego. Ti guardi in giro e sono tutti argentini, tutti per i deboli dell’umanità, tutti Maradona è megl ‘e Pelé. Da buon napoletano, la cosa non mi convince. Cca nisciun è fess e la gelosia, noi napoletani, la mettiamo nel caffè.

 

Lasciamo perdere Napoli e l’Argentina, non fanno testo. Una città ed una nazione incoerenti fino al midollo, almeno sul punto saranno fedeli alla linea. Pensiamo piuttosto alle società di calcio italiane, che lo hanno detestato, che hanno riso delle sue patetiche vicende extracalcistiche. Oggi quasi ringraziano Maradona per i gol segnati contro di loro. Pensiamo ai comici, che si sono costruito una carriera facendo la battuta delle strisce del campo tirate su per il naso, e che oggi dicono che è morto il più grande. Pensiamo ai tifosi dell’Olimpico, che gli fischiarono l’inno nazionale in mondovisione in una finale mondiale, e che oggi raccontano a figli e nipoti di avere avuto l’onore ed il privilegio di averlo visto giocare.

Chissà se parlerà Andoni Goikoetxea, il macellaio di Bilbao, l’uomo che nel 1983 gli spezzò la caviglia in Spagna. Sono certo che anche lui si dirà affranto, dirà che Diego era il suo idolo e per commozione infilerà il piede sotto il primo tir di passaggio verso i Pirenei.

Guardandoci in giro, sembra davvero affetto sincero. Perché d’improvviso lo amano tutti? Perché si piange per l’immenso giocatore che da circa trent’anni aveva lasciato il campo al discutibile uomo?

Discutibile per non dire “pessimo” come fanno in tanti. Nel suo dizionario dei luoghi comuni Flaubert aggiungerebbe questa frase: “Diego Armando Maradona è un giocatore immenso in campo, ma fuori dal campo un pessimo uomo”.

Si sentono dire molte cose, sin da quando giocava, su Diego Armando Maradona. Sono sempre più o meno le stesse e sono tutte vere. Vale la pena riassumerle. Cocainomane, evasore fiscale, adulterino. Frequentatore di camorristi nelle notti napoletane. Ha impiegato vent’anni per riconoscere un figlio. Uomo kitsch, non elegante nel look e nelle sembianze, un po’ indio, un poco meridionale. Tracagnotto, godereccio, dionisiaco, quasi satiro. Ebbene, secondo molti così avremmo definito un uomo, e invece abbiamo definito i benpensanti.

C’è almeno un personaggio pubblico amatissimo, venerato, per ognuno dei difetti o attributi appena elencati. Ci sono state rock star che celebriamo da decenni morte con l’ago in vena. Campioni dello sport, imprenditori a capo di multinazionali, che hanno patteggiato con il fisco italiano e che ancora inviteremmo per il tè. I frequentatori di camorristi sono stati e forse sono ancora in parlamento, e a differenza di Maradona frequentavano i camorristi proprio perché gli serviva la camorra, non per una serata in discoteca. Quanto agli adulterini, ai kitsch e ai meridionali, beh quelli siamo noi: alle volte solo uno dei tre. Altre volte non ci vergogniamo di essere tutto.

Poi c’è il Maradona “politico”, il più pasticciato. Il nazional-comunista, un po’ peronista, un po’ bolivariano. L’amante della rivoluzione cubana, amico di Castro, Chavez e Maduro, ma anche colui che eliminando l’Inghilterra dai mondiali volle vendicare la sconfitta militare alle Falkland/Malvinas della dittatura fascista di Videla.

L’uomo del popolo, quello di Villa Fiorito lo è sempre restato. Roberto Benigni accogliendo un Oscar disse che ringraziava i suoi genitori per avergli dato il regalo più grande, la povertà. Maradona non sarebbe mai stato in grado di esprimere un concetto così nobile e così paraculo al tempo stesso. Ma la povertà se l’è portata addosso, in eterno. Cucita insieme a una dose di beata ignoranza. Il Maradona che con i suoi limitati mezzi culturali tuonava contro la Fifa, Havelange e Blatter, Platini e Pelé, la Federazione Argentina, ha bene o male sempre avuto ragione. Solo che a tutti è sempre sembrato che ciò fosse un caso, una schedina fortunata giocata insieme alle Marlboro morbide di sabato sera, e non la sfacciata sincerità di una persona che il sistema non è mai riuscita a contenere e a corrompere.

Volete l’uomo? Bene, chiedete a chi gli è stato amico. Chiedete dell’uomo. Fatevi spiegare cosa voleva dire per dei ricchi professionisti andarlo a recuperare a casa, la mattina degli allenamenti, strafatto di coca dalla nottata, per portarlo sul campo, quantomeno a farsi vedere.  Chiedete cosa fosse lui per loro mentre lo sollevavano dal letto senza sollevargli la vergogna di dosso, e gli facevano il caffè. Diego si svegliava che non li riconosceva neppure. Ma loro sapevano chi era e perciò erano lì. Chiedete a loro dell’uomo Maradona, dell’amico Maradona, del figlio Maradona, del padre Maradona. Vi diranno cose belle. Del marito no, non chiedete. Ma qui parliamo di uomini, anche di quelli che sbagliano.

Chiedete loro di uno spogliatoio prima di una partita a Milano. Della loro tensione, della loro ansia, quando qualcuno tirò fuori dal nulla una arancia ed iniziò a palleggiare. Apparentemente senza motivo. Chiedete chi fu l’uomo che per distrarre e rilassare la sua squadra, decise in uno spogliatoio di San Siro di battere il record mondiale di palleggi con arancia, mentre tutti ritmicamente battevano le mani e dimenticavano la paura.

Spiegare Maradona non è possibile. Non con le lacrime agli occhi. Principalmente perché si deve camminare sulle impronte lasciate da centinaia prima di te, che magari lo hanno davvero conosciuto e hanno scritto fiumi di bellissime parole sul più discusso calciatore mai esistito. Ripercorrere i sentieri già battuti con le lacrime agli occhi non è facile.

Allora tanto vale provare una strada nuova. Un profilo differente. Qualcosa che chi scrive conosce meglio. Cambiamo almeno la versione della storia su Napoli e Maradona. Hanno raccontato la Napoli storicamente sottomessa e umiliata che grazie a Maradona ha sollevato la testa. Hanno detto che è per questo che Napoli lo ha così amato. Fermate chi fa questo discorso, non lo state ad ascoltare. Hanno confuso l’amore con la gratitudine e a Napoli è peccato mortale. I trentenni che oggi piangono, e si radunano al San Paolo di notte, perché non avranno mai un funerale, di quell’alzata di capo non possono ricordarsi.

L’amore della città per Maradona è certamente anche l’amore per l’idolo sportivo. Ma Maradona sarebbe stato amato anche a Roma, a Milano e a Torino, città che la testa non avevano certo bisogno di sollevarla. Perché quest’uomo pessimo, in verità, al calciatore immenso un poco somigliava.

Chi gli stava vicino lo amava. Era inevitabile. Chi lo vedeva in televisione si infatuava di un sorriso. Alcune persone hanno questa qualità. Qualità che non si allena, come non si allenava Diego, ma con cui si nasce. Si chiama carisma, simpatia, leadership. Come si chiama si chiama, Maradona grondava di questa qualità. Essa dilagava in campo e fuori. Napoli era solo più ricettiva di altri posti per chi possiede questo estro, per chi è capace di farti stare meglio con un’arancia negli spogliatoi. Solo l’odio calcistico, che è sentimento forte e atroce, poteva impedire di esserne coinvolti. Si dice che l’avvocato Gianni Agnelli avesse Maradona in gran simpatia. Onore all’avvocato. E onore anche a Maradona.

Ma dopo trent’anni, questo dolore e questo cordoglio ancora non si spiegano. Quest’uomo di 60 anni, bruciatosi nell’incapacità di vivere e di esistere, giunto al limite del proprio corpo, muore. Ci sarebbe da essere tristi, fatalisti, ma non affranti.

Ecco che allora, l’unica spiegazione plausibile, è che forse non stiamo vedendo morire il sessantenne consumato da ogni vizio. Noi che non possiamo raccontare quelle mattine passate a fargli il caffè, che ne conosciamo solo una logorata immagine pubblica, vediamo morire un uomo di trent’anni, rimasto fermo lì al palo della vita, ancora in pantaloncini a maglia numero 10, mentre noi tutti andavamo verso l’età adulta.

È come se Maradona, per me e per tutti quelli che oggi lo piangono, dai 30 anni in poi non fosse più esistito. Tra droga, alcol, doping e squalifiche, odio cieco verso il sistema, figli illegittimi, orecchini sequestrati all’aeroporto, bypass gastrici, disintossicazioni, sigari e Fidel, scene sguaiate, separazioni, giornalisti sparati a sale, Maradona ha scelto di non esistere gli ultimi 30 anni. Nessun ricordo si è sovrapposto su quelli di lui in campo. Per quanto abbia penato nella seconda parte della sua vita, e fatto di tutto per gettare giù dal piedistallo la divinità, quei primi trenta anni di diamante non sono stati scalfiti.

Non è mai esistito un Maradona adulto. Non ne ho traccia, non ne ho memoria. L’adulto fuori dal campo è stato solo un’eco del ragazzo inarrestabile, riverberatasi a lungo, perché la nota di gioventù era limpida e duratura. È morto un ragazzo di trent’anni, ecco perché piango. E non parlo di me e del pezzo di me che se ne va con lui. A quei pezzi che perdiamo per la via ci stiamo tutti facendo il callo. Parlo di Diego Maradona che è rimasto là, a palleggiare con le arance, mentre noi tutti scappavamo via.

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Roland Garros: giornata di sorprese nel femminile, dopo Pliskova fuori anche Halep e Collins

Continuano a cadere, una dopo l’altra, le teste di serie nel tabellone femminile del Roland Garros. Prima di oggi erano nove, cui se ne aggiungono oggi altre quattro

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Paula Badosa - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Non si ferma l’ecatombe di teste di serie in questa edizione del Roland Garros femminile. Prima dell’inizio della giornata odierna, erano nove ad aver già salutato Parigi (Samsonova, 25; Jabeur, 6; Kontaveit, 5; Muguruza, 10; Krejcikova, 2; Kvitova, 32; Raducanu, 12; Sakkari, 4; Cirstea, 26), cui se ne aggiungono altre quattro: Pliskova (8), Alexandrova (30), Halep (19) e Collins (9).

Dopo i soli quattro game racimolati da Karolina Pliskova contro la numero 227 WTA Leolia Jeanjean, ben più combattuto è il match di Ekaterina Alexandrova, che dopo aver vinto al tiebreak il primo set si spegne perde il secondo parziale e si fa rimontare due volte nel terzo da Irina-Camelia Begu. La russa infatti, testa di serie numero 30, nel set decisivo va due volte avanti di un break: prima sul 2-0, poi sul 4-2, ma in entrambi i casi perde immediatamente il servizio. Saranno decisivi i soli sette punti vinti con la prima (su 18) nel terzo set, che consentiranno alla rumena di recuperare dallo svantaggio di 2-4 infilando quattro game consecutivi e chiudendo 6-7 (3) 6-3 6-4. Al terzo turno Begu troverà proprio Jeanjean, con la ghiotta chance di eguagliare il suo miglior risultato in uno slam, cioè gli ottavi di finale, ottenuti proprio qui a Parigi nel 2016 e all’Australian Open nel 2015).

La numero 63 del ranking rimane così l’unica rumena in tabellone, complice l’inaspettata sconfitta di Simona Halep. La testa di serie numero 19 cede alla giovane Zheng Qinwen (e ad una non perfetta condizione fisica), non sfruttando un set e un break di vantaggio. La campionessa del 2018 vince infatti facilmente il primo set – in cui commette solo quattro gratuiti contro i 13 della sua avversaria – e si porta avanti anche nel secondo, salendo 2-1 e servizio. Da quel momento, però, la partita cambia: dopo un game a tratti stellare da dieci minuti, la giovane cinese trova il controbreak immediato e vince cinque game di fila, strappando il servizio all’ex numero uno del mondo in altre due occasioni e portando il match al terzo. Il suo gioco molto aggressivo e un contemporaneo calo fisico di Halep, costretta a chiamare due volte il fisioterapista, chiudono precocemente la contesa in favore di Zheng, che si impone 2-6 6-2 6-1 sfruttando un immacolato 100% di punti vinti con la prima (13/13) e ben 27 vincenti.

 

L’ultima sorpresa di giornata vede l’uscita di scena della finalista dell’Australian Open Danielle Collins, sconfitta in due set da Shelby Rogers (non proprio una terraiola doc). Dopo essersi immediatamente ritrovata sotto 0-4 ad inizio match, la testa di serie numero nove riesce in qualche modo a risalire la china fino al 4-4, dove però perde nuovamente il servizio e, di fatto, consegna alla sua avversaria le chiavi del primo set. Con altri tre break (sei in totale) Rogers si porta a casa anche un secondo set mai in discussione, in un incontro in cui a fare la differenza sono senz’altro i tanti errori gratuiti di Collins (28).

SOPRAVVIVONO RYBAKINA, KEYS E SABALENKAAlla roboante vittoria di Iga Swiatek – in striscia aperta da 30 partite consecutive – si aggiungono anche i successi di Elena Rybakina, Madison Keys e Aryna Sabalenka. La kazaka fa un po’ più fatica soltanto nel primo set, dove comunque è sempre lei a fare la partita, conquistandolo al fotofinish. Da quel momento saranno otto i giochi consecutivi conquistati dalla testa di serie numero 16, che si impone 6-4 6-0 sfruttando ben 34 vincenti. Perde gli stessi game Aryna Sabalenka, in un incontro piuttosto simile a quello di Rybakina. La bielorussa vince 6-1 6-3 anche grazie a 37 winners, raggiungendo al terzo turno Camila Giorgi, che oggi si è imposta su Yulia Putinseva. Ben più laboriosa l’affermazione di Madison Keys, che estromette dal torneo Caroline Garcia. Match in cui la statunitense, numero 22 del seeding, è comunque sempre stata in vantaggio e in controllo. Nel primo set Keys rischia di sciupare sul più bello il break ottenuto nel sesto gioco, perdendolo quando va a servire per il set sul 5-3. Per sua fortuna, tuttavia, nel game successivo arriva un altro break, che le regala un primo set sublimato dal 93% di punti vinti con la prima. L’equilibrio regna anche nel secondo parziale, dove nessuna delle due giocatrici riesce mai a prendere il largo. Si arriva così al tiebreak, in cui Keys parte meglio e si porta sul 5-2 con due servizi a disposizione. Finisce 6-4 7-6 (3) in suo favore, con una prestazione particolarmente aggressiva che, con 33 vincenti, porta i risultati sperati.

Il tabellone femminile del Roland Garros 2022

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ATP

Roland Garros: Ruud e Rune avanti facilmente, Goffin supera Tiafoe [VIDEO]

Il norvegese batte facilmente Ruusuvuori, il danese si conferma elemento da tenere d’occhio battendo Laaksonen. Alcune cronache parigine del giorno

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Casper Ruud - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

[8] C.Ruud b. E.Ruusuvuori 6-3 6-4 6-2

Come prevedibile, ordinaria amministrazione per Ruud nel derby del nord contro Ruusuvuori, che per un set (il secondo) tiene botta e si costruisce anche le sue occasioni, ma la solidità e la tranquillità del norvegese sono troppo superiori per causargli veri problemi. Infatti ottimo inizio, anche al servizio (chiuderà con il 69% di punti con la prima, 70 con la seconda) e break nel sesto gioco per Ruud, nonostante un inizio anche abbastanza solido del finlandese, ma il doppio di colpi vincenti del n.8 del seeding fa compiere il salto. Dopo un primo set point annullato con l’ausilio del servizio da Ruusuvuori, che prova a mantenersi quantomeno in scia, nell’ultimo game non c’è storia: ottimo il rendimento al servizio del norvegese, e poi il solito dritto pesante fa chiudere il parziale per 6-3. Break trovato prima nel secondo set dal n.8 al mondo, nel terzo game, dopo uno scambio durissimo, dove però ha quasi sempre comandato, incidendo bene col dritto (e dire che Ruusuvuori aveva iniziato, molto propositivo, e ha pagato forse l’esserlo stato troppo su alcuni colpi). Conferma di esser salito di livello il n.61 al mondo, giocando un ottimo tennis che gli regala le prime 2 palle break della sua partita, dove però Ruud sale in cattedra sfruttando ancora servizio e dritto, e sembra non soffrire neanche i cambi di ritmo e accelerazioni del finlandese.

Bravissimo quest’ultimo, nel nono game, a risalire da 0-40 e annullare tre set point, con molto coraggio e lucidità, quantomeno prolungando il set e scaricando la pressione sulle spalle e sul servizio di Ruud. Alla fine, pur se con qualche minuto di ritardo, Casper vince 6-4 un set di ottimo livello, dove il finlandese lascia non pochi rimpianti: 4 palle break sprecate a fronte di un gioco di sciabola e fioretto quasi perfetto, ma il martello di Ruud si è dimostrato nuovamente quasi inarrivabile. Il norvegese sembra aver voglia di accelerare le operazioni, e così ecco il break nel terzo set quasi subito, nel terzo gioco, che ottiene salendo meglio sulla palla anche di rovescio e mettendo un po’ di più i piedi in campo, imponendo un ritmo non presente nelle corde del finlandese. Il quinto game sembra segnare la definitiva resa di Ruusuvuori, che mostra un paio di grossolani errori a fronte della difesa perfetta del suo avversario, che andrà poi a chiudere in scioltezza 6-2 con un’ottima prestazione, condita anche da 39 vincenti, 12 più dei non forzati. Al prossimo turno affronterà, da favorito, il nostro Lorenzo Sonego.

 

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

H.Rune b. H.Laaksonen 6-2 6-3 6-3

Nessun problema anche per un altro dei giovincelli del momento, Holger Vitus Nodskov Rune, che dopo aver portato a scuola Shapovalov, spazza via anche Henri Laaksonen, in balia totale del vincitore dell’ultimo Challenger di Sanremo. Non tantissimi vincenti per il danese, ma davvero pochi errori e soprattutto un impressionante 86% di punti vinti con la prima, che comminano la sentenza. Già dall’inizio va forte Rune, che subito nel secondo gioco mostra la superiorità sulla superficie, portando a casa il break. Bravo però lo svizzero ad evitarne ulteriori, e addirittura ad avere lui la chance per recuperarlo (sarà l’unica di tutto il match), ma il danese non trema e rimane avanti. Alla fine Rune porta a casa il set 6-2 abbastanza nettamente, causa anche un brutto game conclusivo di Laaksonen, che si limita a ribattere e scambiare da fondo, territorio di Holger, che puntualmente lo punisce. Buon inizio di secondo per lo svizzero, che annulla palla break, e sembra cercare qualche soluzione alternativa, specie per uscire dallo scambio, dove Rune appare irresistibile. Ma nel secondo gioco break spettacolare per il n.40 al mondo, che prima gioca una contro smorzata da manuale, poi chiude il game con un rovescio vincente, mostrando come anche le variazioni non riescano a scalfirlo.

Anche il secondo set va dunque agevolmente in cascina per il danese, senza neanche strafare più di tanto. La differenza di peso di palla e di attitudine alla superficie sono un vantaggio troppo netto. Anche nel terzo set il break arriva subito per Rune: un po’ falloso Laaksonen in questo caso, ma c’è da dire che la forma odierna del classe 2003 di certo non aiuta il morale dello svizzero. Alla fine chiude 6-3 anche il terzo Holger, quasi passeggiando e senza neanche troppo forzare, anche a causa di un medical time out abbastanza lungo a metà parziale. Così inizia a giocare più rilassato e lascia scorrere la partita, in controllo dall’inizio alla fine. Al prossimo turno avrà uno tra il qualificato Cachin e Hugo Gaston, nel qual caso match di prim’ordine tra le fantasie del francese e le geometrie di Rune, che in ogni caso appare largamente favorito per trovare il primo quarto turno Slam della carriera.

D. Goffin b. F. Tiafoe [24] 3-6 7-6 (1) 6-2 6-4 (Andrea Mastronuzzi)

Sul “Simonne Mathieu” si continua a far festa. Dopo aver fatto da cornice alla vittoria di Jeanjean su Pliskova e alla conseguente gioia del pubblico francese, il terzo campo per importanza del Roland Garros è infatti diventato la casa degli appassionati belgi che hanno assistito a un’ottima prestazione del loro beniamino Goffin. L’ex top 10 è stato capace di battere in quattro set la testa di serie numero 24 Francis Tiafoe. Il risultato smentisce la classifica ma non più di tanto i pronostici: se infatti l’americano precede Goffin di 21 posizioni, i precedenti (3-1 per il belga) e la maggiore esperienza di David sulla terra parigina (dove Tiafoe ha vinto quest’anno la prima partita dopo sei sconfitte al primo turno) avevano spinto le case di scommesse a dare per favorito il numero 48 del mondo.

Goffin ha rimontato un set di svantaggio. Tiafoe, infatti, è stato impeccabile nel corso del primo parziale, specie al servizio: nei suoi turni ha perso solo quattro punti. In virtù del break messo a segno nel quarto gioco, l’americano ha chiuso sul 6-3 in meno di mezz’ora. La musica ha però cambiato tono fin dall’inizio del secondo set, apertosi con un parziale di 12 punti a 2 in favore del belga. Dopo questo passaggio a vuoto Tiafoe è riuscito a rientrare nel set, perdendolo però al tie-break. Nel terzo parziale Goffin ha avuto vita facile (6-2) grazie alle difficoltà con la prima e agli errori non forzati (ben 17 in soli 8 game) dell’avversario. Nel quarto set Tiafoe è tornato a mettere in mostra un buon tennis, pur non incidendo abbastanza con il dritto. Il belga è però salito su livelli che aveva già raggiunto nei match contro Nadal a Madrid e con Hurkacz a Roma, a testimonianza della buona stagione sulla terra (inaugurata con il successo a Marrakech) che sta disputando. Manovrando perfettamente con il dritto, Goffin ha ottenuto il break decisivo sul 4-4 pari e ha poi chiuso sul 6-4 al secondo match point, nonostante Tiafoe avesse fatto di tutto per restare nel match.

Il belga, che nelle dichiarazioni a caldo ha ringraziato i suoi tifosi parlando di “atmosfera incredibile”, non raggiungeva il terzo turno al Roland Garros dal 2019: aveva infatti perso nei match di esordio a Parigi sia l’anno scorso che nel 2020. Il prossimo avversario sarà proprio quell’Hurkacz battuto due settimane fa in Italia con un doppio 7-6.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

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ATP

Roland Garros: Lorenzo Sonego va al terzo turno superando Sousa e i suoi dubbi

Il torinese fatica nel primo set ma riesce ad avere la meglio sul portoghese. Sfiderà Casper Ruud al terzo turno

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Lorenzo Sonego - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Lorenzo Sonego - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

[32] L. Sonego b. J. Sousa 7-6 6-3 6-4

Nell’urlo liberatorio di Lorenzo Sonego dopo la chiusura del match contro Joao Sousa c’è tanto: la voglia di urlare a tutti che lui c’è ancora e il desiderio di scacciare via tutti i dubbi accumulati negli ultimi mesi, che pure si sono visti oggi. Ma il torinese è riuscito comunque a vincere in tre set: 7-6 6-3 6-4 al portoghese Joao Sousa, un risultato che gli vale per la seconda volta in carriera il terzo turno al Roland Garros. Sfiderà in un match difficile il top ten Casper Ruud, ma lo Slam parigino a prescindere da questo può essere una buona iniezione di fiducia.

IL MATCH – Sonego inizia il match molto bene, deciso a comandare il gioco e in spinta su tutti i colpi. Fa il break al primo game con una bella palla corta unita a una volèe a chiudere seguita da un errore di dritto di Sousa (1-0). Ma poco dopo, nel quarto game, non sfrutta le occasioni. Permette a Sousa di ottenere un paio di punti in difesa e poi un rovescio gli sfila lungo: controbreak (2-2). Il copione si ripete: nel settimo game Lorenzo sale 0-40 con un passante di dritto e ottiene il break alla seconda opportunità (4-3) ma nel gioco successivo cede a sua volta la battuta (4-4). In questa fase si nota la mancanza di fiducia di Lorenzo, che spesso si costruisce bene il punto ma poi paga qualche indecisione di troppo nel colpo che dovrebbe essere definitivo. Sousa, così, si garantisce il tie-break e poi tenta la zampata: un paio di brutti errori del nostro nel dodicesimo game portano il lusitano ad avere quattro set point in risposta. Qui Lorenzo, nel momento più difficile, è bravo a tirare fuori gli artigli salvandosi col servizio. Il nostro riesce ad arrivare al tie-break. Nel jeu decisif mette subito la testa avanti (1-3) e rimane in vantaggio fino a chiudere 7-4 con un ace al centro.

 

Rinfrancato dal set portato a casa dopo lo spavento, Sonego parte bene nel secondo set salendo 2-0 grazie a un passante vincente e col dritto che torna a girare forte (Lorenzo cerca sempre di spostarsi per colpire a sventaglio, nella sua comfort zone). Perso il servizio, Sousa inizia ad innervosirsi, prendendosela con la sfortuna e con il fatto che l’avversario tende a colpire spesso le righe (dimenticandosi che, le righe, stanno lì anche per essere prese). Sale il rendimento al servizio di Lorenzo che arriva a servire per il secondo set senza dover fronteggiare palle del controbreak. C’è anche un medical time out chiesto da Sousa, probabilmente un affaticamento dovuto anche alle fatiche di Ginevra della settimana precedente. Sul 5-3 l’azzurro fa viaggiare il dritto con autorità e con una prima vincente blinda il secondo parziale (6-3).

Come nei due precedenti parziali, anche nel terzo set Sousa cede il servizio al primo turno di battuta: Sonego sale 15-40, alla seconda opportunità mette un dritto sulla riga e si prende l’1-0 e servizio. Sousa tenta il tutto per tutto per rientrare in partita: nel sesto game arriva a due palle break anche grazie al fatto che il nostro torna ad avvertire un po’ di tensione. Lorenzo però si salva e anzi fa il doppio break subito dopo, guadagnandosi un 15-40 con due dritti vincenti e poi ottenendo un errore dell’avversario. Joao ha un colpo di coda e recupera uno dei due break approfittando di un paio di errori di Lorenzo (5-3), poi tiene il servizio (5-4), ma alla seconda opportunità di servire per il match Sonego non sbaglia giocando in modo aggressivo e andandosi a prendere la vittoria. Ora la sfida, difficile, contro Casper Ruud.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

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