Il canto di Natale

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Il canto di Natale

Il tennis cambierà. Oppure è meglio che non cambi

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Rafa Nadal e Roger Federer - Wimbledon 2008 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Dicono di te che sei un gioco anziano. Che devi svecchiarti. Che qualcosa deve cambiare perché la concorrenza lo impone. Bisogna essere aziendalisti, veloci e performanti. Bisogna abolire i vantaggi, troppo vantaggiosi, i giudici di linea, troppo giudicanti, i set a sei, troppo multipli di tre.

Dicono di te che cinque set sono troppi, che sei uno sport per pensionati nel deserto di Indian Wells, con il tempo a disposizione per restare attaccati alla tivvù cinque ore: e così scopro che a tredici anni io ero già in pensione mentre consumavo i pomeriggi di maggio nei rantoli di Bisteccone. Poi gli stessi che se la prendono con i tuoi quinti set “signor Malaussene”, quando vogliono rivedersi una partita di quelle che conta, si mettono davanti a una bollicina e ad un camino scoppiettante, saltano i primi quattro ed arrivano direttamente al finale.

Dicono di te che il tuo problema è di interpreti. Che c’è stata una weak era troppo weak, poi una strong era troppo strong, mentre esaltano i 57 Slam diviso per tre soli attori. Altri affermano che il tuo problema sono proprio 57 Slam diviso tre, senza il resto di due.

 

Dicono che non si può giocare a distanza di 23,77 metri senza contagiarsi. Che le palline sono tonde come il Sars -Cov2, che quei nippoli di feltro che si formano dopo qualche colpo ricordano le proteine spike. Poi si esce dal campo dopo avere giocato contro Federer e Nadal, e il virus della loro immensità se ne sta per fatti suoi, non infetta, non si propaga, primo esempio di virus asociale della storia, che lo si nota di più se alla festa non ci viene.

Dicono di te che le tue partite le vendano ai mafiosi russi per le scommesse, che allenatori aguzzini impongano alle giovani tenniste partite nel loro letto, che è meglio giocare alla playstation, che quando quello lì giocava i treni svizzeri arrivavano in orario, e che nello stesso spazio in cui si gioca in due tanto vale tirare nuove linee a terra e fare un campo di calcetto per 10 portafogli.

Dicono di te ma tu non parli. Né immagino cosa avresti da dire. Né immagino che voce hai. Del resto chi ricorda la voce dei sogni della propria infanzia? Gli odori, quelli sì, restano impressi. Ma le voci durano il tempo di un’eco.

Forse per parlare grugnisci come tanti dei tuoi, o forse semplicemente fai “pof, pof” con la voce che ti ha donato Adriano Panatta in un film. Forse sei muto, e in questa sera di Natale tocca a me, umilmente, darti voce.

E allora dico di te che non c’è alcuna sensazione nell’universo tattile come quella del giocare un tuo colpo. Si può infilare una mano in un secchio di lenticchie, accarezzare il miglior gatto presente sul mercato, ma che la palla finisca in rete o sfacciatamente si stampi all’incrocio delle righe, un brivido ineguagliabile percorre i nervi, un’atavica fibrillazione si trasmette dal braccio ai recettori del piacere nel cervello.

Dico di te che sei geometria morbida, che nulla in te è perfettamente retto, tranne le linee che servono solo al punteggio. Dico che sei un insieme di parabole e di iperboli, che tracciano il campo, come orbite intorno a quel sole invisibile che ognuno tiene stretto per sé.

Dico che non esiste, come te, simile tortura per la mente. Che non esiste stretta più forte sui muscoli e sui tendini della tua paura. Dico di te che continuamente mi pento di giocare al tuo gioco, anche solo guardando e amando chi lo fa meglio di me. Dico di te che mi tormentano i tuoi e i miei fantasmi, ma che poi non vedo l’ora di ripiombare in quell’imbuto, fatto al contempo di paralisi e tachicardie.

Quel che è anziano non sei tu, ma è la voglia di cambiarti. Quel che è anziano, oramai, è la voglia di farti diventare altro. Il desiderio di cambiarti è solo frutto della vanità dell’uomo, che è sentimento antico. Il desiderio di cambiarti è la vanità di chi non sa stare alle tue regole, di chi non ha nomi sui trofei e che con le tue regole ha sempre perduto: così se ne inventa di nuove sperando di vedersi su qualche targhetta commemorativa.

Non cambiare, o almeno non lo fare più. Già hanno cosparso di colla vinilica i prati, dotato le racchette di corde di carta vetrata, riempito i campi di braccia rubate al basket e alla pallavolo. Fermati adesso, e magari (siamo a Natale) fai anche qualche passetto indietro. Sei un figlio che cresce davanti agli occhi di un padre allibito, alla ricerca disperata di un tasto per metterlo in pausa e averlo in eterno tutto per sé.

Questa vorrei fosse la tua voce, il tuo canto di Natale. Magari mi sbaglio e hai tutt’altre intenzioni. Hai già dimenticato la Coppa Davis, e presto ti faranno persino giocare a tempo, con il jolly che vale tre punti, la carta che toglie un servizio all’avversario, stai fermo un turno, fai la penitenza, vai in prigione senza passare dal “via”. Forse, ben presto, di quel che conosco resterà solo un ricordo, un odore, una foto tutti a tavola senza il limite dei sei.

O forse ti rivelerai un abile Gattopardo. Tutto deve cambiare perché tutto resti uguale. Il senso del colpo, la geometria nel campo e la fatica della mente. Forse vanno solo impacchettati in confezioni sempre diverse, perché almeno esse non scompaiano. È difficile dirlo, è impronosticabile. Nel dubbio sotto al tuo albero troverai questo impossibile augurio. Resta.

Buon natale caro Tennis, e felice anno vecchio.

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Il parere della redazione: come sarà il tennis tra 20 anni e come dovrebbe essere

Cinque redattori, cinque opinioni e cinque previsioni sul tennis del futuro. Molto coaching, molto intrattenimento e qualche novità; ma gli Slam non si toccano!

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(piacerebbe a tutti ma no, Nadal tra 20 anni sarà in pensione. Ci siamo solo divertiti con una app!)

Argomento scomodo e divisivo, il futuro del tennis. Lo abbiamo affrontato in tante salse, l’ultima è un racconto del nostro Roberto Ferri, una commedia in due atti (primo e secondo) in cui abbiamo immaginato cosa potrebbe succedere al tennis dopo il ritiro dei quattro fenomeni – tra poco serio e molto faceto.

Dopo avervi fatto divertire un po’, torniamo a indossare l’abito buono e vi diciamo come la pensiamo noi sul futuro del tennis. Abbiamo chiesto a cinque dei nostri redattori un parere sul tennis tra 20 anni: come pensiamo che sarà (previsione) o come pensiamo che dovrebbe essere (opinione).


Il parere di Michelangelo Sottili

OPINIONE – Penso a un tennis simile a quello attuale perché preferisco non vedere snaturate le cose che mi  piacciono, ma nulla a che fare con gesti bianchi, racchette di legno o corde che non mordono. Magari una maggior varietà delle superfici, non tale però da avere solo scambi tipo Simon Mannarino o servizio-e-basta. E niente hawk-eye live: giudici di linea e “challenge” elettronico. I tempi morti, nemici di iperattività social e mancanza di attenzione, saranno accorciati  semplicemente applicando le regole, compreso il “senza indugio” della seconda battuta. L’MTO tattico (già vietato dal Codice) sarà eliminato allo stesso modo. Compito facilitato dallo scanner portatile con cui il fisioterapista smaschererà all’istante il truffaldino.  Fatto tesoro degli eventi giocati durante la pandemia, sarà ridotta la forbice tra montepremi dei primi turni e finalisti. Aumenterà il numero di quelli che vivono di tennis, anche grazie alla più equa ripartizione degli introiti dei tornei. 

 

Un solo abbonamento permetterà di seguire qualsiasi torneo in streaming. Al costo annuo di $ 99, sarà sottoscritto da (speriamo!) oltre due miliardi di persone. Incontri di cinque set negli Slam. Fallito il tentativo di portarli al meglio dei tre dopo il boicottaggio da parte del pubblico e le tristi memorie rievocate dalle conseguenti tribune vuote. Sciolto precocemente l’accordo venticinquennale con Kosmos, la Coppa Davis tornerà al formato pre-Piqué. 

Nel futuro, i tornei del circuito minore saranno ancora chiamati Futures, non Presents. I dati dei singoli incontri saranno accessibili a tutti. O’Shannessy scoprirà essere parimenti vincente la strategia di non seguirne le indicazioni, ma se lo terrà per sé. Il sito della WTA diventerà user-friendly, ma andrà continuamente in crash per l’eccessivo numero di visite. 

PREVISIONE – Immergiamoci per gradi nella previsione della realtà futura cominciando dall’eliminazione del let sul servizio. Non semplice coaching, ma analisi dei dati del match in tempo reale; l’allenatore spiegherà al suo pupillo cosa fare di ogni singolo colpo e scambio e lascerà il campo schernendo  l’avversario dalla classifica troppo bassa per permettersi l’accesso a quei dati. Due set su tre la prima settimana degli Slam, super tie-break ai 10 invece del terzo set nei tornei  ATP, GTC, WTA e VSR fino ai quarti compresi. Spoiler della parte in cui, lungi dall’essersi unificate, le sigle che governano il tennis aumenteranno. Vantaggi solo dopo la prima parità; se si torna a deuce, killer point.

Duello a rete tra Nadal e Djokovic (foto di C. GIULIANI)

Il parere di Valerio Vignoli

Come sarà il tennis nei prossimi 20 anni? Facciamo un esperimento mentale e immaginiamo di esserci posti la medesima domanda 20 anni fa. Anche allora probabilmente ci si chiedeva come questo sport, ancorato a formati e regole vetuste, potesse prosperare in un futuro digitale, in cui i computer si sostituiscono alle TV, e attirare l’attenzione del pubblico più giovane (in quel caso i Millennials invece della Generazione Z). Anche allora probabilmente la prima idea che era saltata in mente era una velocizzazione del gioco, per evitare interminabili match-maratone da quattro ore e passa, ostici per i palinsesti televisivi così come per qualunque essere umano non voglia/possa prendersi una intera giornata libera per oziare sul divano. 

Bene, ora tiriamo le somme di quello che è cambiato realmente. Le partite al meglio dei cinque set sono state eliminate dai tornei dei circuiti ma sono rimaste in tutti gli Slam. Al Roland Garros sul sei pari si va ancora avanti ad oltranza e Wimbledon ha rinunciato a questa pratica crudele per la pazienza di tennisti e pubblico solo nel 2019. Lo shot clock per evitare tempi morti e sepolti è stato messo in vigore solo da poche stagioni, tra mille polemiche dei giocatori peraltro. Il gioco in sé, invece di velocizzarsi, è rallentato, con la discesa a rete che è diventata un mezzo suicidio. Da notare come questo sviluppo sia stato parzialmente causato da una consapevole scelta delle istituzioni del tennis di rendere i campi rapidi meno rapidi e le palle leggermente più grandi. Addirittura, negli ultimi 15 anni non sono nemmeno cambiati i vincitori Slam: i cosiddetti Big 3 si sono infatti spartiti quasi tutto il bottino, uccidendo la competizione. Segno dell’unico vero enorme cambiamento di questo ventennio, ovvero la longevità dei giocatori stessi, generalmente più meticolosi nella cura del loro fisico. 

PREVISIONE E OPINIONE – Detto ciò, la strada verso il tennis del futuro è tracciata, tutta all’insegna della rapidità e dell’entertainment. In questa ottica devono essere visti gli esperimenti fatti alle Next Gen ATP Finals, in termini di modifiche del punteggio e del contorno al match. E, a mio modesto avviso, non è un futuro così a tinte fosche come lo vogliono dipingere i tradizionalisti. Considerando però come sono andati gli ultimi vent’anni, potrebbe non essere un futuro prossimo.

Allianz Cloud – Next Gen ATP Finals 2019 (foto Cristina Criswald)

Il parere di Giorgio Di Maio

OPINIONE – Mi piacerebbe sicuramente vedere più tennis giocato su erba, che favorirebbe anche la crescita di stili di gioco e giocatori diversi dallo standard. Magari aggiungendo un Master 1000 mandatory prima di Wimbledon, trasformando Halle o il Queen’s in un Master. Spero che venga limitato l’utilizzo del medical timeout alla pausa che precede i turni di battuta di chi ne usufruisce, per eliminare così la pratica del MTO tattico.

Sicuramente non toccherei il formato sia degli Slam che di tutti gli altri tornei. I critici del best-of-5 spesso utilizzano la foglia di fico del “tasso di attenzione dei più giovani” per giustificare la battaglia personale contro le partite lunghe, ma la realtà è diversa. Come spiega il bravissimo Matthew Willis, secondo un sondaggio di InfoSys, sono proprio i più giovani a preferire il formato dei 5 set, e gli stessi Slam sono in crescita di anno in anno a livello di audience televisiva e pubblico negli stadi. La diversità di formato tra i tornei “normali” e gli Slam è una delle cose che rende quest’ultimi speciali ed è uno dei tesori più preziosi del tennis.

PREVISIONE – Credo che ci saranno cambiamenti, ma saranno più legati al contesto di gioco che al gioco stesso. Tutto porta verso l’introduzione del coaching, quantomeno nei tornei non-Slam, che spero si accompagnerà a maggior introiti per i tennisti di medio-bassa classifica. Progressivamente scompariranno i giudici di linea, quantomeno nei tornei più grossi (e ricchi) non-Slam. Il FoxTenn rimpiazzerà HawkEye come tecnologia di challenge, oltre ad essere introdotto in pianta stabile sulla terra battuta già nel brevissimo termine. Non prenderanno piede le varie proposte ‘estreme’ di accorciamento dei match, come il killer point o il no-let, che causerebbe il manifestarsi di punti assurdi – magari in situazioni decisive. Il formato dei set resterà lo stesso sia negli Slam che fuori; l’unico cambiamento che credo possa avvenire è quello di uniformare l’esito del quinto set in tutti e quattro gli Slam.

John Isner e Kevin Anderson – Wimbledon 2018 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Il parere di Tommaso Villa

OPINIONE – Trovare qualcosa di concreto da cambiare in uno sport che ci piace tanto sarebbe come trovare dei difetti ad un romanzo di J.M. Coetzee, ma tant’è! Dovendo scegliere, non sono particolarmente affezionato all’omologazione delle superfici, e sarei curioso di vedere una stagione giocata sempre con la stessa tipologia di palla invece di avere quelle più rapide (Type 1) sulla terra e quelle più grandi e lente (Type 3) sull’erba.

PREVISIONE – Plastic-free come vuole Thiem! Oltre a questo, credo che il coaching e la sua relativa spettacolarizzazione verranno portate avanti, rendendo i giocatori delle sorte di gamer di Twitch (hello, Monfils), pur pensando che vada a ledere la capacità di alcuni di leggere meglio le partite e che nei match al meglio dei cinque potrebbe diluire un po’ troppo l’azione – il futuro potrebbe quindi essere una soluzione à la WTA senza coaching negli Slam. 

Per quanto riguarda il format, un cambiamento che mi aspetto è la trasformazione del due su tre in un tre su cinque al 4 con il tie-break sul 3-3, il sistema già in uso alle NextGen di Milano, perché ha il vantaggio di aumentare il numero degli stessi tie-break e più in generale quello dei punti decisivi, visto che il valore di una palla break a inizio set verrebbe ingigantito da parziali più brevi e che, banalmente, ci sarebbero più set point. Non credo che si vada verso baracconate stile UTS-Mouratoglou o verso altre soluzioni estreme, e.g. l’abolizione del tre su cinque negli Slam, che avrebbe la sola funzione di rendere pedestri le maggiori fonti d’interesse e di reddito del gioco, o quella del deuce, alfiere massimo della meritocrazia tennistica che vuole il vincitore capace di superare l’avversario di almeno due punti e non solo grazie (magari) a un nastro fortunoso – prima che mi si @ con Becker-Lendl all’MSG nell’89, il tedesco era comunque già avanti 6-5.

Il parere di Antonio Ortu

Nei primi giorni di un incerto 2021 è difficile pensare al futuro del tennis. Soprattutto perché per farlo è necessario cancellare totalmente le ingombranti figure dei ‘Tre Moschettieri’, un’operazione complessa al giorno d’oggi. Figure che pur consentendo all’intero movimento tennistico di raccogliere più appassionati, tendono a trattenere quella spinta verso la modernizzazione che in tanti si augurano. Perché è sempre meglio lasciare le cose così come stanno, se (bene o male) funzionano. Ma sarà necessario fare un passo avanti.

OPINIONE – Dal mio punto di vista, sarà importante evitare cambiamenti troppo bruschi nel format dei tornei e delle singole partite e rispettare la storia dei quattro Slam: al di fuori di essi, ben vengano i tornei come le Next Gen Finals se la rapidità del gioco crea davvero maggior coinvolgimento, ma niente tennis a tempo o carte speciali (come quelle viste all’Ultimate Tennis Showdown). Mi piacerebbe vedere la Laver Cup (o un evento con lo stesso format) estesa anche al circuito femminile, ma soprattutto avere una Coppa Davis e una Fed Cup, senza “ibridi” che assegnano punti targati solamente ATP.

PREVISIONE – Detto ciò, ritengo molto probabile (anche nel breve periodo) il passaggio degli Slam maschili al due su tre e la creazione di una categoria di tornei ‘Fast4’ di fianco ai 250, 500, 1000. Lo sviluppo tecnologico, del quale ancora non conosciamo i confini, permetterà ai tennisti e agli spettatori di avere dati statistici e grafici in tempo reale, ma soprattutto lo sviluppo dei materiali consentirà la creazione di racchette in grado di migliorare la potenza e le traiettorie.

Stop carta e appunti: i grafici arriveranno in tempo reale!


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Il parere delle redazione: chi farà il botto nel 2021? Non solo Sinner

Abbiamo chiesto a cinque storiche firme di Ubitennis chi sarà protagonista nella stagione che sta per iniziare. Sono venuti fuori tanti nomi: in testa Sinner, Musetti e Alcaraz Garfia. Ma anche qualcuno meno chiacchierato…

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Jannik Sinner - Sofia 2020 (foto Ivan Mrankov)

Cosa si richiede a fine anno a un (presunto) addetto ai lavori in vista della nuova stagione? Di individuare i talenti che esploderanno nell’anno nuovo, of course! È una parola! Che stagione avremo? O meglio, avremo un’intera stagione? Dove si giocherà? Quando? In che condizioni? Insomma, tutti questi interrogativi per mettere le mani avanti e giustificare i vostri commenti e sorrisini quando tra dodici mesi verrà ripreso questo articolo. Ma, come ormai saprete, siamo temerari e amanti del rischio e, richiamati all’ordine, ci prenderemo le nostre responsabilità.

Vi diciamo dunque che c’è un talentuosissimo ragazzo che abbiamo avuto la fortuna di ammirare dal vivo più di una volta, sul quale ci sentiamo di scommettere qualche centesimo per la sua definitiva esplosione nel prossimo anno. In verità quest’anno ha giocato poco, causa qualche infortunio di troppo, ma con il suo rovescio ad una mano ed il tocco raffinato ha dimostrato di sapersi destreggiare anche sui tetti dei palazzi. Svizzero ma di madre sudafricana, è chiamato alla prova della verità: o dentro o fuori, questo deve essere il suo anno

Come che sia, per capirne qualcosa in più abbiamo chiesto a cinque storiche firme di Ubitennis di farci dei nomi. Ne è venuto fuori questo pezzo ‘a dieci mani’ che vi proponiamo di seguito.

 

Il parere di Ilvio Vidovich

Il primo nome in campo maschile è ovvio: Jannik Sinner. Come dice coach Piatti, nei prossimi 2-3 anni il 19enne talento di Sesto dovrà ancora soprattutto imparare – e quindi deve poter “sbagliare” per imparare – ed il 2021 potrà rivelarsi complicato contro avversari che ora lo conoscono, ma da uno con un simile potenziale è comunque lecito aspettarsi un ulteriore, importante, step di crescita. La top 25, per intenderci. Tricolore anche il secondo della lista: Lorenzo Musetti. Per il 18enne di Carrara la prossima sarà una stagione in cui fare tanta esperienza, dato che sarà la prima in cui si cimenterà con una certa regolarità a livello di circuito maggiore. Ma non è certo un’utopia pensare di ritrovarlo top 100 in pianta stabile a fine 2021.

Il terzo nominativo è la grande promessa iberica: Carlos Alcaraz Garfia. Il 17enne allievo di Ferrero, ATP Newcomer of the Year, ha ancora dei limiti al servizio, ma sulla sua superficie preferita, la terra rossa, dopo aver vinto tre Challenger nel 2020 potrebbe già far bene anche a livello ATP 250. Come fece nel 2019, con la semifinale a Estoril, il connazionale Alejandro Davidovich Fokina, ultimo della lista. Attenzione al classe 1999 di Malaga, last but non least: arrivato alle soglie della top 50 e competitivo su tutte le superfici, pare pronto a fare un altro salto di qualità, magari con la vittoria in un torneo ATP e annessa top 30.

In campo femminile la nomination vuol essere soprattutto un augurio per una tennista giovane, ma non giovanissima: Ana Konjuh. Ma se consideriamo che la neo 23enne (è nata il 27 dicembre 1997) croata è tornata a giocare a settembre, vincendo l’ITF di Zagabria, dopo un calvario di tre anni (e tre operazioni al gomito), la deroga appare più che giustificabile. L’augurio è quello di ritrovarla protagonista nel tennis che conta, lei che era salita al n. 20 WTA proprio prima dell’infortunio. Sarebbe una bella storia da raccontare per i  ”Dintorni di Djokovic” del prossimo Natale.

Ana Konjuh

Il parere di Ruggero Canevazzi

Prima di leggere il pronostico che segue, va sempre tenuto presente che il tennis è (diventato) uno sport per vecchi, dove i Nadal e i Becker diciassettenni sono oltre la via dell’estinzione e dove i Wawrinka e, in misura minore ma comunque significativa, i Caruso e i Fabbiano raggiungono i loro apici ben oltre i venticinque anni. Insomma, avete capito, chi scrive non ha nemmeno trovato una scusa più originale per mettere le mani avanti in caso di un roboante fiasco…     

Jannik Sinner: oltremodo scontato, ma più ne parliamo più lui vince. Perché fermarsi ora? Aver giocato alla pari con Nadal al Roland Garros per quasi due set non lascia spazio ad altri dubbi.

Lorenzo Musetti: avete capito, non siamo scaramantici. Secondo tennista e secondo italiano. Anche se i punti interrogativi rimangono e sono paradossalmente gli stessi che ci fanno sperare per il suo successo. Musetti ha un tennis completo e brillante. Troppo bello per essere vincente? No!

Denis Shapovalov: finalmente una grande prova di maturità per Denis, che agli US Open ha davvero disputato una grande Major. L’ingresso in Top Ten a fine Settembre suggerisce che il 2021 sarà davvero il suo anno

Miomir Kecmanovic: noi di Ubitennis, mai stanchi di autocelebrarci, lo avevamo scoperto da junior nei dintorni di Djokovic e poi “rilanciato” (?!) al Roland Garros junior 2017. Il passaggio al tennis dei grandi è stato molto peggio di una doccia gelata, eppure ci sentiamo di perseverare. Tra una sofferenza e l’altra, questo fortunato ragazzo del ‘99 ha toccato il n. 39 ATP e non si fermerà.

Hugo Gaston: diverso da Musetti ma anche lui particolarmente talentuoso, quindi se dobbiamo portare sfortuna a Lorenzo perché non farlo anche con lui, che è pure francese? Scherzi a parte, il suo Roland Garros parla chiaro.

Hugo Gaston – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Anett Kontaveit: se già è difficile in campo maschile avventurarsi sulle sorprese 2021, figurarsi tra le fanciulle. Più che un pronostico, una – temeraria – speranza. Ve la ricordate l’estone nel 2017?


Il parere di Antonio Garofalo

La prossima dovrà essere la stagione della consacrazione di Felix Auger-Aliassime, altro nato l’8 agosto, ma una ventina di anni dopo quello di cui sopra, che è sì 21 del mondo (e già 17) ma ha una necessità impellente da sbrigare: togliersi dalla spalla quell’antipatica e fastidiosa scimmietta chiamata “finale”. Sei sconfitte su sei all’atto conclusivo non sono proprio una statistica da vincente e predestinato, termini forse abusati con il giovane canadese, ma restiamo convinti che una volta rotto il ghiaccio, le vittorie arriveranno come le ciliegie. Certo, resta il sospetto che dietro il tennis aggressivo di Felix si celi qualche insicurezza mentale di troppo, ma noi scommettiamo sul definitivo stappo della bottiglia del talento del Quebec.

Non si può poi non menzionare l’ascesa repentina dello spagnolo Carlos Alcaraz Garfia, diciassette anni appena e già tra i primi 140 del ranking, più giovane in assoluto trai primi 500 giocatori del mondo. Sorvolato il livello futures, Carlos si è accaparrato tre challenger nel finale di stagione, mostrando una “garra” e una solidità clamorose per un teenager. L’allievo di Juan Carlos Ferrero non ha certo un tennis champagne, né colpi che incantano lo spettatore, ma se ricordiamo che alla sua età né Djokovic né Nadal avevano vinto già tre challenger, immaginarlo nei primi 100 il prossimo anno è il minimo, così come è facile profetizzare qualche colpaccio sull’amata terra rossa.  Per vederlo competitivo altrove dovrà lavorare sul servizio, evidente punto dolente a momento. Ma diremmo che il tempo non gli manca…

Bando alle ciance, passando alle faccende tricolori. Jannik Sinner deve puntare deciso alla top-10. I nostri esperti di ranking e matematica sapranno spiegarvi quale imprese dovrà compiere il nostro per raggiungere il traguardo ma nulla sarà precluso al rosso altoatesino. Ci ha esaltato a Parigi, ha conquistato il primo trofeo e dopo due settimane a spazzolare il campo con Rafa Nadal (e poi Stanimal ed El Peque) chi potrà fermare la cavalcata di Jannik? Sinceramente, avesse avuto un altro carattere avremmo potuto temere che i fari puntati su di lui come il nuovo Messia dello sport italiano (abbiamo già sentito paragoni con Tomba, Valentino e Pellegrini per dire) potessero distrarlo. Ma Jannik è costruito per uccidere, sportivamente parlando, e il mirino è già puntato sul 2021.

Ma noi siamo degli inguaribili romantici e quindi non ci accontentiamo di quello che sarà il dominatore del futuro. No, noi vogliamo la sfida fratricida il Coppi-Bartali, il Rossi-Biaggi, il Di Centa-Belmondo: e allora il 2021 vedrà eccellere anche il tennis poetico di Lorenzo Musetti da contrapporre al killer instinct di Jannik. Lorenzo ha già disegnato percorsi di sogni negli scampoli di 2020 e se saprà rimanere concentrato e solido nel nuovo anno lo troveremo nei tornei più importanti a fronteggiarsi con i migliori. Lo diciamo sottovoce ma c’è qualcosa nel suo tennis leggiadro e dal timing perfetto che evoca quel signore di cui abbiamo parlato all’inizio del nostro sproloquio. Sì, siamo dei sognatori.

Elisabetta Cocciaretto – Palermo 2020 (via Twitter, @LadiesOpenPA)

E allora, per concludere l’opera invece di parlarvi del boom di Coco Gauff, del ritorno di Bianca Andreescu o della conferma della regina di parigi Swiatek, vi diciamo che nel 2021 ammireremo i grandi progressi di Elisabetta Cocciaretto. Dopo il primo tabellone Slam conquistato a Melbourne, la prima vittoria su una top-30 a Palermo e la prima finale WTA a Praga il prossimo, schiena permettendo, sarà l’anno dello sbarco in top100 e di una nuova fiammella azzurra di speranza nel circuito femminile.


Il parere di Ferruccio Roberti

Escluderei dalle previsioni Auger-Aliassime (da diciotto mesi attorno alla top 20) e Sinner (in una virtuale Race del 2020 sarebbe stato al 20° posto): non perché non creda che i due continueranno a migliorare, ma in quanto entrambi già realtà del circuito. Il pensiero va allora ai successivi migliori due – per risultati raggiunti – under 20 di questa stagione: il “nostro” Lorenzo Musetti (61° per punti conquistati da gennaio in poi, grazie agli ottavi a Roma, alla semi all’ATP 250 di Santa Margherita di Pula e alla vittoria del Challenger di Forlì) e Carlos Alcaraz, di quattordici mesi più giovane del toscano (è nato a maggio del 2003) e già 68° nella Race del 2020 (in virtù di tre titoli e una finale Challenger e della vittoria su Ramos al primo turno di Rio, con la quale ha infranto una serie di longevi record di precocità). Entrambi saranno ancora per poco fuori dalla top 100.

Carlos Alcaraz – Challenger Alicante 2020 (via Twitter, @ATPchallenger)

Una classifica che nei prossimi mesi raggiungerà anche Sebastian Korda, figlio del grande Petr (ex numero 2 ATP e vincitore degli Australian Open 1998): dopo la vittoria su Simon a Cincinnati e gli ottavi al Roland Garros, a novembre ha confermato i progressi vincendo un Challenger. Il circuito avrebbe bisogno di un tennista della tipologia di Hugo Gaston: il classe 2000 di Tolosa dopo aver fatto spellare le mani ai parigini (vittoria su Wawrinka, sconfitta al quinto contro Thiem) è tornato nel limbo ma il prossimo anno sarà per lui quello della verità: ci conto. Tra gli ancora giovanissimi ma “fuori categoria” è quasi generale per Shapovalov il pronostico che il 2021 lo vedrà stabilmente tra i primi 10 e allora nomino Ugo Humbert un tennista meno esplosivo, ma comunque talentuoso: non mi meraviglierei se concludesse la prossima stagione a ridosso della top ten.


Il parere di Stefano Tarantino

Andiamo subito al sodo e iniziamo dalle signorine.

DAYANA YASTREMSKA – La giovane tennista ucraina, 20 anni, è gia stata sulla soglia della TOP20 all’inizio di quest’anno ma poi si è persa per la strada. Ha già vinto 3 titoli (1 nel 2018, 2 nel 2019), ma le manca l’acuto che la porti alla ribalta, soprattutto negli Slam. Che sia il 2021 l’anno buono?

LEYLA FERNANDEZ – Campionessa juniores nel 2019 al Roland Garros, nel 2020 ha iniziato con frequenza a giocare nel circuito maggiore cogliendo subito la prima finale nel torneo di Acapulco, oltretutto partendo dalle qualificazioni. Giocatrice versatile (si difende bene sia sulla terra che sul veloce), ha nella combattività la sua arma in più. Il 2021 potrebbe rappresentare il suo trampolino di lancio verso posizioni di ranking di primo livello. Ha chiuso la stagione appena passata al suo best ranking, nr.88

MARTA KOSTYUK – Altra giovane ucraina, 18 anni. Al momento nr. 99 della classifica, nonostante la giovane età, già da un paio di anni sui palcoscenici principali. Agli ultimi Us Open ha raggiunto il 3° turno, sconfitta dalla Osaka. Ha ampi margini di miglioramento, potrebbe rappresentare la classica mina vagante nei tabelloni del prossimo anno

KAJA JUVAN – La 20enne slovena nel 2020 ha colto i primi risultati di prestigio ed ha fatto vedere cose molto interessanti. A Parigi ha battuto Angelique Kerber, ad Acapulco Venus Williams. Vero che si tratta di giocatrici lontane dal loro momento migliore, ma sicuramente la Juvan non ha mostrato alcun timore reverenziale. Il 2021 ci dirà probabilmente di che pasta è fatta.

Passiamo ora agli uomini.

UGO HUMBERT – Il francese emergente che si propone di colmare il vuoto lasciato dai vari Simon, Tsonga, Monfils e Gasquet. Due titoli nel 2020, naturale predisposizione ai campi veloci e anche all’erba. Nr.30 ad appena 20 anni, se gioca bene gli Slam (al momento solo un 4° turno a Wimbledon nel 2019) non gli sono preclusi ulteriori avanzamenti nel ranking. Da seguire

Ugo Humbert – Anversa 2020 (via Twitter, @EuroTennisOpen)

ALEJANDRO DAVIDOVICH FOKINA – La garra e la combattività sono quelle “nadaliane”, ottima propensione ai campi veloci, sulla terra al momento non ancora sugli standing iberici. Quest’anno ha navigato a media andatura, iniziandosi a mettere in luce a fine anno. Attualmente nr. 52, c’è da capire se può ambire ad avanzare in maniera decisa nel ranking.

CORENTIN MOUTET – Aveva iniziato il 2020 con il botto, finale a Doha partendo dalle qualificazioni. Poi non ha mantenuto le promesse iniziali. Mano molto educata, ha le carte in regola per venire fuori ed emergere dal gruppo. Vedremo se nel 2021 saprà fare il definitivo salto di qualità. Attualmente nr. 77 ATP

EMIL RUUSVUORI – Tennista finlandese di cui si dice un gran bene da tempo. Ha iniziato a mettersi in luce quest’anno, soprattutto sul veloce. 21 anni, nr. 86 del ranking, semifinalista a Nur-Sultan (la vecchia Astana) nella parte finale della stagione partendo dalle qualificazioni. Tenace e combattivo, non sarà un avversario tenero nei tabelloni del prossimo anno.

LORENZO MUSETTI – Diciamoci la verità, ci stiamo abituando troppo bene e dopo l’esplosione di Jannik Sinner (dal quale ci aspettiamo ancora grandi cose) non ci par vero di aver trovato subito un altro giovane tennista italiano che si inizia a far largo nel circuito. 18 anni, attualmente nr.128 Atp, campione juniores agli Australian Open 2019 e finalista agli Us Open juniores 2018. Terzo turno a Roma battendo tra gli altri Wawrinka e Nishikori, semifinalista in Sardegna nel 2020. Il 2021 sarà l’anno delle verifiche e delle conferme, se saprà stare calmo e non pretendere troppo da sé stesso i risultati non tarderanno ad arrivare.

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Opinioni

Thiem ha paura delle partite importanti?

Nelle finali “importanti”, l’austriaco ha un saldo di due vittorie e sette sconfitte, bottino un po’ misero per chi aspira al numero uno

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Dominic Thiem - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Ormai da un paio d’anni, Dominic Thiem si è preso con forza lo status di vera alternativa ai Big Three. Dal 2019, ovvero da quando Nicolas Massu ha preso posto sulla sua panchina, l’austriaco ha iniziato un percorso di crescita che lo ha portato nel 2020 a conquistare il tanto sospirato primo titolo Slam, a Flushing Meadows, e la posizione numero tre del ranking ATP. Quasi tutti sono concordi nel dire che Dominic è, ad oggi, allo stesso livello di Djokovic, Nadal e Federer e i numeri d’altronde sono lì a confermare questa generale sensazione.

Nel biennio 2019-2020 Thiem ha un bilancio di nove vittorie e cinque sconfitte contro i Big 3: 3-2 contro Djokovic, 3-1 contro Nadal, 3-0 contro Federer. Anche aggiungendo il 2018 al conteggio, la situazione non cambia: 11 vittorie e 7 sconfitte (4-2 vs Nole, 4-4 vs Rafa, 3-1 vs Roger). Insomma Thiem non ha più paura dei tre cannibali e anzi, li batte spesso e volentieri.

La recente sconfitta nell’ultimo atto delle ATP Finals contro Daniil Medvedev ha però riportato a galla qualche piccolo dubbio sulla sua tenuta mentale e le capacità di affrontare le grandi partite. Sembra quasi assurdo da dire parlando di un giocatore che può vantare numeri come quelli sopra detti contro i tre migliori giocatori degli ultimi 20 anni (forse di sempre) e che, proprio sotto il tetto della O2 Arena, contro Djokovic ha rimontato a suon di vincenti uno svantaggio di 0-4 nel tiebreak decisivo della semifinale. Tuttavia anche in questo caso i numeri non mentono e raccontano un trend decisamente negativo per Thiem nelle finali “pesanti”.

 

Mettendo insieme Slam, Masters 1000 e ATP Finals, l’austriaco ha giocato nove finali, vincendone appena due: nel 2019 a Indian Wells contro Federer e quest’anno contro Alexander Zverev allo US Open. Di seguito riportiamo l’elenco completo dei nove incontri e dei relativi risultati:

  • Madrid 2017 – sconfitta (6-7 4-6 vs Rafael Nadal)
  • Madrid 2018 – sconfitta (4-6 4-6 vs Alexander Zverev)
  • Roland Garros 2018 – sconfitta (4-6 3-6 2-6 vs Rafael Nadal)
  • Indian Wells 2019 – vittoria (3-6 6-3 7-5 vs Roger Federer)
  • Roland Garros 2019 – sconfitta (3-6 7-5 1-6 1-6 vs Rafael Nadal)
  • ATP Finals 2019 – sconfitta (7-6 2-6 6-7 vs Stefanos Tsitsipas)
  • Australian Open 2020 – sconfitta (4-6 6-4 6-2 3-6 4-6 vs Novak Djokovic)
  • US Open 2020 – vittoria (2-6 4-6 6-4 6-3 7-6 vs Alexander Zverev)
  • ATP Finals 2020 – sconfitta (6-4 6-7 4-6 vs Daniil Medvedev)

Indubbiamente il calibro degli avversari è di tutto rispetto, ma il bilancio è comunque preoccupante e denota un evidente problema dovuto al peso specifico della partita e della posta in palio piuttosto che dell’avversario al di là della rete. In almeno quattro occasioni infatti Thiem era da considerarsi favorito, segnatamente Madrid 2019, US Open 2020 e le due finali alle Finals. Di queste, l’austriaco è riuscito a vincere solo la finale di New York, peraltro dovendo rimontare due set a Zverev in un incontro fortemente caratterizzato dalla tensione e dalla paura di vincere che ha attanagliato entrambi dall’inizio alla fine. Anche dopo aver invertito l’inerzia del match infatti Thiem non è riuscito a scrollarsi di dosso tutte le paure ed è riuscito ad imporsi solo al tiebreak del quinto, con un bell’aiuto da parte del tedesco. Nelle due partite alle ATP Finals, Thiem ha giocato molto bene complessivamente e in entrambi i casi è andato avanti di un set, eppure gli è mancato il famoso centesimo per arrivare all’euro.

Contribuiscono a consolidare questo punto di vista anche le sconfitte contro Nadal e Djokovic, soprattutto alla luce degli strepitosi numeri negli head to head contro i due di cui si è parlato sopra. Risulta chiaro che quando si tratta di giocarsi uno Slam gli equilibri cambiano. Difficile però dire dove inizino i demeriti dell’austriaco e dove i meriti di Rafa e Nole, ma è probabile che le due cose si intersechino: a Thiem manca qualcosa e i due mostri sacri hanno l’esperienza e i mezzi per approfittarsene. Se probabilmente si devono mettere in una categoria a parte le sconfitte con Nadal al Roland Garros, la finale dell’Australian Open 2020 persa contro Djokovic è un esempio lampante di quella sottile, eppure abissale, linea che separa vittoria e disastro. In quella partita Thiem era riuscito a superare la tensione iniziale e a prendere le redini della partita, dominando di fatto secondo e terzo set e arrivando a palla break in avvio di quarto set. Sfumata la chance, Dominic è un po’ calato, finendo col perdere al quinto una partita che per larghi tratti sembrava essere nelle sue mani.

Insomma, Thiem è tecnicamente e fisicamente allo stesso livello dei migliori, merita quella terza posizione del ranking e forse anche qualcosa in più, ma dovrà necessariamente lavorare sul suo approccio alle finali importanti se non vuole rischiare di trovarsi schiacciato tra la furbizia dei Big Three e la spavalderia dei più giovani. L’anno prossimo la corsa al numero uno sarà apertissima e Dominic sarà senz’altro della partita, ma deve limare queste sue insicurezze. Perché in fondo il tennis non è quasi mai (solo) una questione di tennis.

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