Caos Australian Open. 47 tennisti in isolamento (Scanagatta, Crivelli, Mastroluca, Piccardi)

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Caos Australian Open. 47 tennisti in isolamento (Scanagatta, Crivelli, Mastroluca, Piccardi)

La rassegna stampa di domenica 17 gennaio 2021

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Ombra Covid su Melbourne, 47 tennisti in isolamento (Ubaldo Scanagatta, La Nazione)

Un vero caos. Tre casi di positività su due aerei charter che ospitavano 47 tennisti giunti in Australia, hanno decretato la quarantena immediata e obbligatoria per tutti. Niente più 5 ore “d’aria” quotidiane prima garantite per gli allenamenti. A rischio ora la regolarità sportiva delle gare, fra tennisti allenati e tennisti “reclusi” in camera. Mille precauzioni contro la pandemia non sono servite a evitare il guaio che rischia di compromettere anche il fairplay del primo Slam dell’anno, l’Australian Open (8-21 febbraio) e dei 5 eventi tennistici che lo precedono e programmati tutti a Melbourne, dal 31 gennaio in poi. I passeggeri dei charter “esclusivi” erano stati tutti testati. Tutti negativi al via da Abu Dhabi, Dubai e Doha. Ma all’arrivo a Melbourne sono spuntati due casi di positività su uno dei velivoli con 79 passeggeri (arbitri, coach, fisioterapisti, familiari) fra cui 24 tennisti e un altro “positivo” su un altro aereo sul quale viaggiavano altri 23 tennisti. Insomma 47 tennisti a rischio contagio e tutti isolati. Al momento si conosce una ventina di nomi. Molte ragazze top-player, Azarenka, Andreescu, Kerber, Stephens, Muguruza, Svitolina, Pliskova, Sabalenka, Sakkari. Fra i tennisti Nishikori, Cuevas, Sandgren, Pospisil… Sono quasi un quinto dei 256 che dovrebbero prendere parte ai due singolari. Pesi, corda, cyclette in camera – ma anche un topo nella camera della Putintseva e un ragno in quella della Davis – ma niente tennis, niente racchette. Gli incolpevoli tennisti si sentono discriminati rispetto a tutti gli altri che invece potranno allenarsi. Già c’erano state furiose proteste per il trattamento Vip offerto ad alcuni di loro (fra questi Nadal e il suo sparring partner Sinner, Djokovic, Serena Williams con marito e figlia) che erano stati “dislocati” a Adelaide, in un hotel con mega suites, senza il limite orario negli allenamenti. […]

Caos Australian Open. Covid sull’aereo, isolati 47 giocatori (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

 

Caos nei cieli. Un film di paura i cui titoli di coda per un giorno hanno rischiato di far chiudere il sipario sugli Australian Open. Già rinviato di tre settimane (avrebbe dovuto cominciare stanotte, prenderà il via l’8 febbraio), il primo Slam stagionale deve fare i conti con l’incubo Covid nonostante gli stringenti protocolli di sicurezza imposti dallo Stato di Victoria, quello di cui Melbourne è capitale. Tra le misure adottate da Tennis Australia c’è pure l’arrivo in città di giocatori e staff attraverso charter dedicati dagli Stati Uniti e dagli Emirati, per evitare contatti con passeggeri estranei e creare fin dal viaggio di trasferimento una bolla anticontagio. Ebbene, proprio su alcuni di questi aerei, però, si sono accesi microfocolai che al momento obbligano 47 tennisti iscritti al torneo al completo isolamento, senza la possibilità di uscire dalle stanze d’albergo neppure per allenarsi. Il primo allarme è scattato sul volo da Los Angeles atterrato a Melbourne all’alba di venerdì: sono risultati positivi un membro dell’equipaggio e, a quanto sembra, Edward Elliot, coach della giocatrice inglese Lauren Davis. Tra i 79 passeggeri, 24 erano tennisti. Secondo le indiscrezioni. tra loro si trovavano, tra gli altri, Nishikori, Cuevas, Pella, Pospisil, la Azarenka, due volte vincitrice in Australia, e la Stephens. regina degli Us Open 2017. E c’era pure Tennys Sandgren, il cui caso ha fatto molto discutere nelle ultime ore: gli è stato concesso di viaggiare verso l’Australia nonostante un tampone positivo, poiché il test rivelava soltanto tracce non contagiose. Ma i 24 non sono rimasti soli a lungo, visto che appena qualche ora dopo anche il volo in arrivo da Abu Dhabi ha denunciato un caso di positività: non si tratterebbe di un tennista, ma intanto i 23 giocatori a bordo sono già in isolamento in hotel. E i nomi pesano, trattandosi di molte ragazze addirittura con ambizioni di vittoria finale: Andreescu, Kerber (signora d’Australia nel 2016), Jabeur, Bencic, Svitolina, Karolina Pliskova, Sabalenka, Muguruza e Sakkari. Per tutti e 47 gli sfortunati protagonisti adesso valgono le rigide imposizioni delle autorità sanitarie, in attesa di capire se potranno essere ammorbidite nei prossimi giorni: due settimane senza uscire e dunque con la possibilità di allenarsi solo tra le quattro mura delle camere. Insomma, una bella botta alla preparazione, cui probabilmente non porranno rimedio i quattro tornei di avvicinamento più l’Atp Cup (tutti a Melbourne) della prima settimana di febbraio. La disparità di trattamento tra Adelaide, dove i più forti del mondo hanno a disposizione un intero piano e possono interagire con il team, e Melbourne, dove le stanze sono singole (e perfino con i topi, come ha postato la Putintseva) e il distanziamento ferreo, ha suscitato molte polemiche, spaccando il fronte dei giocatori. Altro sale sulle piaghe di un Australian Open già ferito.

Australian caos, isolati 47 giocatori (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

L’Australian Open inizierà l’8 febbraio ma è già nel caos. Quarantasette fra giocatori e giocatrici, infatti, non potranno allenarsi durante la quarantena obbligatoria. Sono tutti venuti a contatto con persone risultate positive ai test anti-Covid a Melbourne. Due dei positivi, un membro dell’equipaggio e il coach di Lauren Davis, hanno viaggiato su un volo charter partito da Los Angeles. Un altro caso di contagio è emerso su un volo da Abu Dhabi. Si tratta dell’allenatore della canadese Bianca Andreescu, campionessa dello US Open 2019. Sull’aereo da Los Angeles viaggiavano tra gli altri Victoria Azarenka, Kei Nishikori e Tennys Sandgren. Il numero 50 ATP è risultato positivo all’ultimo controllo, ma ha inviato una documentazione particolareggiata all’autorità governativa australiana dello Stato della Victoria che si occupa di gestire l’emergenza. E ha ottenuto il permesso di imbarcarsi. Gli specialisti hanno ritenuto che il test fosse il risultato dei residui del virus che lo aveva colpito a novembre, e per questo non lo hanno ritenuto contagioso. Tutti gli atleti sui due voli sono considerati come “contatti stretti” , dunque dovranno rimanere confinati in camera senza potersi allenare all’aperto. Le proteste non sono mancate. La kazaka Yulia Putintseva, numero 28 del mondo, ha pubblicato sui suoi profili social lo scatto di un topo in camera, e si è lamentata delle difficoltà di ottenere un’altra stanza Ma l’accusa più pesante è per l’organizzazione: «Nessuno mi ha detto che, in caso di positività registrata tra le persone sull’aereo, saremmo stati messi tutti in quarantena per due settimane. Se l’avessi saputo, ci avrei pensato su due volte prima di venire qui». Arrivano anche le prime richieste di spostamento del torneo. L’ha invocato la belga Flipkens su Twitter; l’ha sintetizzato sui social la rumena Sorana Cirstea. «Non ho alcun problema a stare due settimane sul divano a guardare Netflix, ma l’unica cosa che non posso fare dopo quattordici giorni così è competere. Il problema è questo, non il regime della quarantena».

I 47 tennisti prigionieri del virus. L’Australia si ribella: tornate a casa (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

«Ciao. Sfortunatamente una persona sul tuo volo per Melbourne è risultata positiva al Covid. Sarai in quarantena stretta, senza possibilità di allenarti, per 14 giorni». Giocare a tennis con il coronavirus, di questi tempi, è un mestieraccio. 47 tennisti iscritti all’Australian Open (per ora nessun italiano), 24 sull’aereo proveniente da Los Angeles e 23 sul volo da Abu Dhabi, sono in isolamento totale a Melbourne: hanno volato con un caso Covid (accertato quello di Sylvain Bruneau, coach di Bianca Andreescu). Organizzare 15 charter pieni al 20% per portare in Australia 1200 persone, obbligare tutti a un tampone negativo prima di imbarcarsi non è servito: a Melbourne è sbarcato il virus, i pacati aussie si stanno ribellando via social contro l’invasione decollata dall’epicentro del contagio (Europa e Stati Uniti) al grido di «via gli untori» e 47 giocatori, a loro volta, si ribellano contro la clausura imposta loro dal ministero della Salute. «Impossibile andare in campo dopo due settimane sul divano dell’albergo» cinguetta furibonda la romena Sorana Cirstea, prigioniera come Stephens, Azarenka, Pospisil, Cuevas, Nishikori, Pella e altri. «Di questa regola non ci avevano avvertiti: se l’avessi saputo, non sarei venuta» è il lamento della svizzera Belinda Bencic. E la belga Kristen Flipkens lancia il tormentone dei prossimi giorni: «Impossibile giocare l’Australian Open dall’8 febbraio: è necessario posticipare il torneo di una o due settimane». Insomma, il caos. Anche perché nel frattempo i migliori del mondo — da Djokovic a Nadal (con Jannik Sinner come sparring partner designato nelle 5 ore d’aria concesse al dì), da Thiem a Serena Williams — sono atterrati ad Adelaide per un’esibizione: possono allenarsi, sono ospitati in un residence extra lusso, godono di maggiori libertà (più persone nello staff al seguito), hanno postato una foto di gruppo in campo che ha fatto imbufalire i colleghi a Melbourne. Tutti contro tutti, la nuova specialità del tennis. L’enorme empasse in cui è precipitato lo Slam di Melbourne (i risultati dei tamponi stanno ancora arrivando: non è escluso che la lista dei 47 reclusi si allunghi) sia di monito per tutti: per l’Europeo di calcio itinerante al via l’11 giugno a Roma con Italia-Turchia e per l’Olimpiade di Tokyo, se i vaccini non costringeranno la pandemia al ritiro si gareggerà nelle bolle e le bolle, come dimostrato, non sono impermeabili. Gli abitanti di Melbourne protestano con gli organizzatori dell’Australian Open («Annullate il torneo e rimandate tutti a casa»). […]

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Sonego ci riprova. Federer, no Miami (Bertellino)

La rassegna stampa di mercoledì 3 marzo 2021

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Sonego ci riprova. Federer, no Miami (Roberto Bertellino, Tuttosport)

L’apertura di programma sul campo Guillermno Vilas di Buenos Aires ha proposto ieri nell’ATP 250 il derby azzurro di 1° turno tra Gianluca Mager, appena uscito dai top 100 (101) e Salvatore Caruso (attuale 79 ATP), al primo match stagionale sul rosso. Set iniziale in stile con Caruso avanti di due break (5-2 e servizio), ripreso dal sanremese (5-5). La decisione al tie-break, con Mager in vantaggio 5-2 con due servizi a disposizione, a sua volta raggiunto dal siciliano sul 5-5. Ultimi due punti per Mager che ha così conquistato la frazione. Il sanremese si è ripetuto nel secondo set, chiuso 6-4 con break decisivo al nono gioco. Mager ora troverà negli ottavi il n°6 del seeding, Pablo Andujar. Oggi a Rotterdam esordirà nell’ATP 500 il torinese Lorenzo Sonego, opposto all’americano Tommy Paul. E’ grande l’attesa dell’ambiente per il rientro agonistico di Roger Federer, assente dagli AO 2020, annunciato la prossima settimana nell’ATP 250 di Doha. Si ripeterà poi nel Golfo, a Dubai dal 24 marzo, ma come annunciato dal suo portavoce Tony Godsick il 39enne svizzero non andrà oltre Oceano per il Masters 1000 di Miami (vinto nel 2019) ma preparerà la stagione sul rosso.

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Federer rinuncia a Miami, Nole lo eguaglia da numero 1 (Gazzetta dello Sport). Cerundolo, un trionfo in stile Play (Viggiani)

La rassegna stampa di martedì 2 marzo 2021

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Federer rinuncia a Miami, Nole lo eguaglia da numero 1 (Ri.cr., Gazzetta dello Sport)

Sotto il sole di Miami, Roger non ci sarà. Il campione in carica (nel 2019 batté Isner, l’anno scorso non si giocò per la pandemia) non difenderà il titolo nel Masters 1000 della Florida (dal 24 marzo al 4 aprile), unico appuntamento stagionale del Sunshine Double americano, visto che Indian Wells al momento è sospeso in attesa di nuova collocazione, se ci sarà. Federer, d’altronde, fin dal momento in cui ha annunciato il rientro a Doha (da lunedì) dopo aver rinunciato all’Australia, ha fissato gli obiettivi stagionali sui grandi appuntamenti estivi, da Wimbledon all’Olimpiade di Tokyo fino agli Us Open di settembre. E poco importa dei punti che perderà in conseguenza di questa scelta, la classifica è ancora congelata e soprattutto un’assenza così prolungata (ultima partita il 30 gennaio 2020) richiede molta cautela e impegni centellinati. Era improbabile, perciò, che il Divino si sottoponesse a un tour de force di tre tornei di fila (dopo Doha giocherà a Dubai) con un lungo viaggio aereo incorporato, senza considerare che a Miami, torneo di livello elevatissimo, il rischio era di affrontare subito un avversario molto impegnativo. La road map, perciò, appare chiara: due tornei di medio livello per mettere nel motore più partite possibili, un paio di sgambate sulla terra europea (Roma spera) e poi l’aumento di intensità per l’erba e il cemento. […] Intanto, da ieri, Federer si ritrova a condividere un record prestigiosissimo, quello delle settimane complessive al numero uno, con Novak Djokovic: 310 per entrambi. Una coabitazione che durerà appena sette giorni, perché da lunedì prossimo, curiosamente proprio nel giorno in cui Roger rientrerà sul circuito, Nole diventerà leader solitario, un traguardo fenomenale e che sembrava impensabile non solo all’inizio della carriera, ma anche dopo lo stop forzato del serbo nel 2017 per i problemi al gomito destro. Il Maestro diventò numero uno per la prima volta il 2 febbraio 2004 e lo rimase per 237 settimane consecutive, primato al momento irraggiungibile, il Djoker invece il 4 luglio 2011: «Essere il numero uno del ranking era il mio sogno da bambino in Serbia, averlo raggiunto e averlo conservato così a lungo è un’enorme soddisfazione. Ora potrò concentrarmi sugli Slam». La sete di successi non si estingue mai.

Cerundolo, un trionfo in stile Play (Mario Viggiani, Corriere dello Sport)

C’è Cerundolo e Cerundolo. Fin qui si conosceva Francisco, 22 anni, numero 135 del ranking ATP, vincitore di tre challenger (Spalato, Guayaquil e Campinas) sul finire del 2020 e finalista in un quarto (Concepcion) a febbraio. E invece ecco Juan Manuel, l’altro figlio d’arte di papà Alejandro, giocatore professionista negli anni Ottanta, quando arrivò a essere 309 del mondo. Appena 19enne, Juan Manuel non ha ancora la classifica del fratello maggiore. Intanto però ha appena realizzato un’impresa mica da poco, sulla terra rossa di Cordoba: al debutto in un tabellone principale ATP (l’ultimo a riuscirci era stato lo spagnolo Santiago Ventura a Casablanca 2004; Cerundolo è il quinto di sempre), s’è aggiudicato il torneo 250 da qualificato (infilando quindi otto vittorie di fila, tre nelle qualificazioni e cinque nel tabellone principale) ed è diventato il quinto giocatore con il ranking più basso a conquistare un torneo ATP (è arrivato a Cordoba da 335 del mondo, da ieri è 181: primatista è Lleyton Hewitt, n. 550 ad Adelaide 1998). Mancino, decisamente leggero nel fisico (è alto 1,83 per appena 70 kg), gran regolarista ma non solo, Juan Manuel finora al massimo aveva collezionato otto partecipazioni ai challenger ATP, conquistando le semifinali a Montevideo 2019 e fallendo le qualificazioni a Trieste 2020, in quella che è stata la sua unica apparizione italiana. Il suo obiettivo, oltre a debuttare in un Slam, è ora quello di guadagnarsi un posto nelle Next Gen Finals che si giocheranno a Milano dal 9 al 13 novembre: con l’exploit di Cordoba è n.3 della classifica dei teenager. Una famiglia molto sportiva, quella dei Cerundolo: è stata tennista anche mamma Maria Luz, senza mai affacciarsi però fuori dall’Argentina (adesso è psicologa sportiva). La secondogenita Constanza, ventenne, soprannominata “Leoncita”, è stata l’unica a tradire racchette e palline per l’hockey prato, ma è riuscita a conquistare la medaglia d’oro con l’Argentina all’Olimpiade giovanile 2018 […]

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Intevista a Gaudenzi: “Djokovic si unisca a noi. Combatte la guerra sbagliata” (Lombardo). Il primo “regalo” delle ATP Finals è uno Sporting restituito alla città (Bonsignore)

La rassegna stampa di lunedì 1 marzo 2021

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Intevista ad Andrea Gaudenzi: “Djokovic si unisca a noi. Combatte la guerra sbagliata” (Marco Lombardo, Il Giornale)

Tennista fino al numero 18 del mondo, finalista di Coppa Davis, una seconda vita da imprenditore. Poi la chiamata come presidente dell’Atp: «E proprio neanche ci pensavo…». Andrea Gaudenzi guida l’associazione a capo del tennis mondiale da poco più di un anno, quello più difficile. «Avevamo tante idee e invece ci siamo dovuti occupare di gestire la crisi. E succede sempre qualcosa». Per fortuna si è riusciti a finire gli Australian Open. «Già in autunno con i tornei di preparazione agli Slam era stato un momento delicato. Ma a Melbourne la quarantena, l’impossibilità di allenarsi, l’essere rinchiusi in una stanza d’hotel, ha reso tutto estremo».

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ll circuito è ripartito. «Ma la situazione è grave: senza spettatori si sono persi un terzo di incassi e si abbassano i prize money. I giocatori fanno più fatica e guadagnano meno: l’equazione non è positiva». ll tennis ha fama di sport per ricchi, ma non è uguale per tutti. «È vero: per giocatori di fascia più bassa il momento è terribile. Stiamo lavorando per un pacchetto che copra le spese di viaggio. E per molti stare in giro ora 6 settimane senza poter portare la famiglia è frustrante». Qual è il piano Gaudenzi? «Il piano Atp, direi: raddoppiare la torta. Dobbiamo lavorare su come far crescere gli introiti: attualmente il montepremi di tutti i tornei Atp è tra i 150 e 160 milioni di dollari. Sembra una grande cifra, ma poi togli tasse e spese e già intorno al numero 80 non rimane nulla». Su questo i big sono divisi: Federer e Nadal con l’Atp, Djokovic con la PTPA. «La pensiamo tutti allo stesso modo: un tennista professionista ha diritto a una carriera tranquilla e corta. Nel senso che quello che incassa deve durare anche quando smette di giocare. La questione è che se sei Top 20 guadagni con gli sponsor, dai 30 in giù fai fatica». Serve equilibrio. «Per questo serve unità. Se chiedi ai fans chi vogliono veder giocare, il 90% ti dice Roger, Rafa e Nole. Prima di preoccuparmi del giocatore 500 al mondo voglio risolvere i problemi del numero 80. La discussione è dove mettere la linea del tennis pro, e poi risolvere per primo quello che c’è sopra». Il sindacato di Djokovic è una spaccatura pericolosa? «La sfida non è tra giocatori contro organizzatori, ma è tennis contro gli altri sport, la musica, Netfiix, tutto ciò che tocca il portafoglio e l’attenzione degli appassionati. Non essere uniti ti fa passare il 90% del tempo a litigare e a sprecare energie». C’è qualcosa in cui potete dargli ragione? «Io sono stato giocatore e so la fatica che si fa, anche a capire i problemi del mondo organizzativo. L’ho detto a Nole: lavoriamo insieme sui punti da migliorare.

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La PTPA è nata durante lo stop per il Covid, quando c’era molto scontento. Ma così il rischio è di far saltare la baracca. E di restare tutti senza lavoro». Si dice anche: bisogna accorciare le partite. «Il tennis va migliorato? Si. Ma cominciamo da quello che c’è intorno: come lo organizziamo, come lo gestiamo. Siamo indietro di almeno 15 anni, non abbiamo un database, non siamo digitalizzati». E le regole? «Da ex giocatore dico che per me il tennis è sacro. Mi rendo conto che per i giovani un match è lungo, ma oggi lo puoi impacchettare come vuoi. Fare highlights più o meno corti, prodotti per i social media, trasmissioni per chi lo vuol vedere 4 ore e chi lo sbircia sugli smartphone. Perché poi: a chi ha pagato il biglietto per la finale di Wimbledon, glielo dici tu che il match dura solo un’ora? E poi: cambiare le regole? Solo su dati certi. E se ne vale la pena». Chiudiamo con l’Italia: il futuro di Roma? «È nella lista dei tornei che potrebbero allungarsi a 11-12 giorni con 96 giocatori in tabellone, vedremo. II Foro Italico? II tennis è uno sport che si guarda al 99% da remoto e chi lo vede in Tv può godere di uno spettacolo incredibile. Spostare il torneo per avere stadi enormi non ha senso. Lì dall’alto non vedi neanche la palla». E le Finali Atp a Torino da presidente? «La vita riserva sempre sorprese. E magari con un giocatore italiano, chissà…». Berrettini alle Finali è già stato. Giudizio su Sinner? «Io sono romagnolo, ma mi allenavo in Austria e conosco la zona. Vedo in Jannik una freddezza eccezionale. Lo sci gli ha dato quello: ti giochi tutto in millesimi di secondo. E nei punti importanti lui va a cercare sempre la cosa giusta da fare».

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Il primo “regalo” delle ATP Finals è uno Sporting restituito alla città (Filippo Bonsignore, Corriere Torino)

Sessant’anni dopo, si sta per scrivere un nuovo capitolo di storia. Da Pietrangeli e Laver a Djokovic, Nadal, Medvedev, Federer. E, chissà, Berrettini, Fognini, Sinner, Sonego… Sessant’anni dopo, si può sognare di nuovo. Era il 1961 quando, sul Centrale del Circolo della Stampa Sporting, Nicola Pietrangeli conquistava gli Internazionali d’Italia nella finale contro Rod Laver. Ora, lo stadio del tennis sta per tornare a splendere, completamente rinnovato e pronto a mostrarsi nuovamente anche ai migliori del mondo che si ritroveranno sotto la Mole fino al 2025 per conquistare il Masters. Le Atp Finals si giocheranno al vicino PalaAlpitour ma il Circolo di corso Agnelli sarà una delle strutture di riferimento dell’evento, visto che ospiterà gli allenamenti dei campioni.

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Sulla terra rossa dello Sporting, infatti, di storia ne è passata davvero tanta, non solo nel ’61 con il trionfo di Pietrangeli. Sei volte ha ospitato la Coppa Davis, tra il 1948 e il 1973, e poi la Fed Cup del 1966 conquistata dagli Stati Uniti di Billie Jane King, il Challenger (vinto da Fognini nel 2008), i tornei internazionali giovanili, come quello Under 16 maschile e femminile, dove sono sbocciati campioni del calibro di Hewitt, Nalbandian, Rios, Davenport, Dementieva e Dokic. E allora, benvenuti nel futuro. Il «Corriere Torino» è in grado di svelare in esclusiva il volto del nuovo Centrale. Sarà un’arena versatile, dedicata naturalmente al tennis ma capace di ospitare anche concerti, spettacoli teatrali, convegni. Sport e cultura, quindi, per circa 2.500 spettatori. La capienza, in ogni caso, si potrà modulare per rispondere alle misure restrittive dovute alla pandemia, tanto che potrà accogliere comunque 600-800 persone a seconda della configurazione.

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Sono state ripristinate le gradinate mantenendo l’estetica originaria e utilizzando i medesimi materiali. Nuovi sono invece gli spogliatoi per gli atleti, che sono trasformabili in camerini per gli attori. Nuova è l’area accoglienza, sul lato opposto. Nuovo è l’impianto di illuminazione che consentirà appunto di ospitare diverse tipologie di manifestazioni. Nuove sono le quattro torri faro, alte quasi dieci metri, con nove proiettori ciascuno, che permetteranno le riprese in alta definizione. Nuovi sono i due accessi e le quattro aree per disabili. Nuova, infine, è l’area padel, ora adiacente al Centrale, che verrà spostata in un’altra zona del Circolo, quella attualmente occupata dai campi da tennis in cemento, e che sarà ampliata, tanto da ospitare tre campi coperti.

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