"Se non stai misurando, stai indovinando": Inside tennis, l'analisi dei dati alla portata di tutti

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“Se non stai misurando, stai indovinando”: Inside tennis, l’analisi dei dati alla portata di tutti

È questo il motto di Inside Tennis, la società italiana che si occupa di tennis match analysis, video e motion analysis. Abbiamo intervistato Raffaelle Tataranni, CEO della società

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Novak Djokovic - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)
 
 

Nelle ultime settimane su Ubitennis abbiamo pubblicato una interessante serie di articoli sull’utilizzo dei dati nel tennis. A chi li ha letti non sarà sfuggito il fatto che le principali società che offrono servizi di elaborazione statistica siano tutte estere; australiano è il ‘guru’ Craig O’Shannessy, svizzero è l’asso nella manica di Daniil Medvedev – Fabrice Sbarro, che abbiamo intervistato di recente.

Qualcosa si muove anche in Italia, come testimoniato anche dall’intervista esclusiva di Tommaso Villa al fondatore del sito settesei, dove sta crescendo una realtà che si chiama Inside Tennis. CEO della società è Raffaele Tataranni, che abbiamo intervistato – via Skype – in esclusiva.

D. Partiamo dall’inizio. Chi è Raffale Tataranni e come nasce Inside Tennis?

 

Sono ormai dieci anni che mi occupo dei dati nel tennis. Sono tecnico nazionale FIT, diplomato ISEF con master in Kinesiologia e docente universitario. Mi ha sempre appassionato l’idea di poter disporre e lavorare sui dati oggettivi di una partita di tennis. A quei tempi notavamo che molto spesso la partita non veniva vista secondo un’ottica oggettiva, ma soggettiva. Sentivamo allenatori che dicevano ai loro giocatori: “Secondo me hai sbagliato soprattutto questo e questo…”, poi andavamo ad analizzare i video e non era assolutamente così. Questo mi ha stimolato, ho iniziato a lavorare sulla piattaforma Dartifsh, sono stato responsabile unico della video e della match analysis della Federazione dal 2011 al 2016.  Poi nel 2016 è nata l’idea di Inside tennis, come iniziativa di più persone che hanno riunito le loro competenze in ambiti diversi, dalla videoanalisi fino al social media management, tutte funzionali al progetto. Abbiamo cominciato a lavorare sui dati e ad offrire i nostri servizi.

D. Parliamo dei servizi offerti da Inside Tennis. Iniziamo con il primo, quello di cui si parla molto, la match analysis. Tutto parte dall’indicizzazione…

Noi lavoriamo sulla piattaforma Dartfish, indicizzando tutta una serie di dati dal video di un match. Questo è un lavoro completamente manuale, per una partita di un’ora ci vuole circa mezz’ora di tempo, lo facciamo noi e quindi con una precisione assoluta. E attenzione, lo facciamo per tutti i livelli. Basta infatti anche soltanto una telecamera: il giocatore riprende la partita, ci manda il video e noi glielo indicizziamo e poi gli forniamo tutta una serie di dati a cui lui può poi accedere agevolmente direttamente online sul nostro sito, nell’area a lui riservata. Ad esempio, può andare a vedere quante volte ha servito al corpo durante il match – o in più match se ho più video – e poi anche specificatamente quante volte ha poi vinto il punto servendo al corpo. L’applicativo, attraverso un menù a tendina, permette di accedere all’elenco in sequenza, creando una playlist dell’evento in questione, in quest’ultimo caso i punti vinti dopo aver servito al corpo, che il giocatore può andare a rivedere ma che può anche condividere con altri, ad esempio il suo allenatore. E questo per tutti gli eventi che sono stati indicizzati. Lavoriamo perciò tutta una serie di “big data” – il nostro archivio è attualmente di oltre 2.000 partite – creando poi le collezioni private che rendiamo disponibili nelle aree riservate on-line. Questo vale per il singolo giocatore, ma può valere per una federazione o per un grosso club a livello giovanile.

D. Quindi il vostro mercato di riferimento è ampio, comprende più segmenti di clientela.

Sì, come dicevo, i nostri dati e i nostri servizi non sono solo per i “pro”. Ad esempio, se io sono un capo-allenatore a livello giovanile, in questo modo posso avere accesso ai dati di tutti i miei allievi, dall’under 12 all’under 18, ma poi posso decidere con chi condividere determinati dati. Ad esempio, voglio far vedere solo i dati degli under 12, magari anche solo riferiti ad uno specifico torneo. Noi infatti riprendiamo anche tornei interi, anche a livello giovanile: abbiamo 22 punti di ripresa, 22 telecamere che possono essere messe sui campi e quindi riprendere tutti i match che vogliamo. Per poi lavorarli e metterli online. L’utilizzo è intuitivo, non è difficile andare a ricercare degli eventi: scelgo di vedere il primo servizio, dove l’ho piazzato, se ho fatto un errore o meno.

D. Entriamo poi nel “cuore” della match analysis: la parte statistica.

Ci sono tutta una serie di algoritmi che ricevono in input il file contenente le indicizzazioni del match e che forniscono in output tutta una serie analisi statistiche. Vengono poi predisposti dei report attraverso i quali ogni singolo giocatore ha accesso a un’enorme quantità di informazioni statistiche. Sono circa 40 pagine. Prendendo ad esempio il primo servizio, può vedere il piazzamento, la percentuale di realizzazione, quando vince il punto, in che zona serve preferibilmente, la quantità di volte che serve in quella zona. E di nuovo, ci tengo a precisarlo, questo servizio lo facciamo per tutti, anche per gli juniores. Forniamo i confronti – ovviamente dipendono sempre dalla quantità di match disponibili – con le medie stagionali. E così anche per gli altri colpi: seconda di servizio, risposta, dritto, rovescio… E per le combinazioni, ad esempio servizio e dritto: anche qui il giocatore può vedere dove mette abitualmente la palla, dove fai più errori, qual è la percentuale, in quale zona del campo mette il dritto, se lungo o corto. Ci sono poi le statistiche sull’efficienza degli scambi, ad esempio negli scambi da 1 a 4 colpi può vedere se i punti conquistati sono punti persi dall’avversario, cioè per errori non forzati, oppure se li ha ottenuti grazie a dei vincenti. Oppure, al contrario, se i punti persi derivano da vincenti dell’avversario.

Ci sono poi i Key Performance Indicators, che forniscono tutta una serie di informazioni molto significative sull’andamento delle partite. Ad esempio, ci dicono come sia molto più importante vincere i punti sulla seconda di servizio e l’incidenza di quel dato sulla vittoria della partita. Ci sono 20 indicatori che rilevano – sulla base del nostro archivio di partite – quale sia la probabilità che tu riesca a vincere se quel dato è positivo. Quindi tutti questi indicatori, nel loro complesso, permettono di dare una valutazione sulla qualità della partita del giocatore. E questa è solo la prima parte, perché poi si lavora ancora più in profondità, fornendo ulteriori informazioni statistiche utilizzando la deviazione standard. C’è poi l’andamento dei punti nel match, con la rilevazione dei vari “momentum”: i momenti del match in cui il giocatore fa più punti (o ne fa di meno). Per i KPI, inoltre, predisponiamo tutta una serie di dati di confronto, ad esempio la variazione dei KPI in quel match. Quando abbiamo un giocatore sotto osservazione, predisponiamo l’analisi sull’incremento o il decremento della prestazione su ogni singolo KPI nell’arco temporale di riferimento, che può essere mensile, trimestrale ed annuale.

Rafa Nadal – Bercy 2020 (via Twitter, @RolexPMasters)

D. Fornire questo tipo servizio significa dove necessariamente disporre di un database numericamente significativo. Le famose 2.000 partite di cui parlavi.

L’obiettivo è indicizzare 2.500 partite l’anno. Purtroppo a causa della pandemia, il 2020 per Inside Tennis – come per tante imprese in tutti i settori – è stato un anno economicamente difficile e abbiamo perciò dovuto rimandare, ma noi puntiamo ad assumere un quarto videoanalyst, che ci consenta di arrivare a 2.500 match indicizzati l’anno. Questo è il numero che ci permette di avere una base dati significativa per fornire a livello statistico tutta una serie di indicazioni importanti sul comportamento di ogni giocatore. E cerchiamo di farlo anche per le categorie più basse. Noi andiamo a riprendere i tornei, anche juniores, proprio con l’obiettivo di avere per tutte le categorie un database significativo che ci permetta di disporre del maggior numero di dati possibili.

D. Un’offerta, la vostra, che come dicevamo prima è destinata a più segmenti di mercato. Questo implica un grosso lavoro da parte vostra. Ma soprattutto, il mercato italiano – giocatori, allenatori, club – è pronto?

Sicuramente è un grosso sforzo, ma abbiamo il vantaggio di essere gli unici a fornire in Italia questi servizi, unendo l’indicizzazione video con la match analysis, non abbiamo competitor a livello nazionale. Come è altrettanto vero il fatto che sia necessario fare un salto culturale in quest’ambito. Siamo indubbiamente indietro rispetto a paesi come gli Stati Uniti e l’Australia. In Australia, per capirci, è ormai pratica consolidata entrare in campo per l’allenamento con gli score match, con i dati statistici delle partite. Gli allenamenti, la preparazione si fanno sulla base di quanto emerso dalle analisi statistiche, non c’è altro metodo. In Italia siamo in netto ritardo. Dobbiamo fare cultura, indubbiamente.

D. Fare cultura, ma allo stesso tempo fare business. Una sfida impegnativa per Inside Tennis.

Si è difficile, ma bisogna farlo. Dobbiamo far capire che questo è il futuro, anzi in realtà è già il presente. Per questo nell’ambito della nostra offerta diamo la possibilità a chi utilizza questo servizio di poter interagire con noi, per fornirgli tutte le spiegazioni necessarie, per fargli capire nel dettaglio a cosa servono tutti questi dati. È una bella sfida, anche perché in Italia, purtroppo, a tutti i livelli è ancora ampiamente diffusa l’idea che non faccia parte del lavoro del maestro di tennis mettersi dietro il PC a guardare statistiche. Dobbiamo far capire che lavorando con i dati statistici si riescono ad accelerare i processi di apprendimento, pensa ad un lavoro di questo genere con un under 12, un under 14… Ma soprattutto l’allenatore diventa consapevole, e fa diventare consapevole il giocatore, di quello che succede all’interno del campo durante il match. Quindi sì, c’è da fare molto fatica, ma il tennis va in questa direzione.

D. Parliamo allora dei costi, anche se forse è più corretto parlare di investimenti, partendo dall’offerta per i professionisti. Quanto dovrebbe investire un “pro” che vuole usufruire dei vostri servizi di match analysis?

Il contratto “full” che offriamo ai professionisti costa circa 20.000 euro l’anno. Non posso fare nomi perché siamo vincolati dalle clausole di riservatezza, posso però dirti che lo scorso anno abbiamo collaborato con cinque top 100 europei. Il servizio comprende, per ogni partita, una serie di informazioni ed indicazioni sull’avversario prima del match, le analisi statistiche e i dati sul comportamento del giocatore post-match, oltre ai report di cui parlavo prima, con periodicità mensile, trimestrale ed annuale.

D. Una cifra importante, ma non certo paragonabile ai famosi 200.000 dollari che Federer dà a Golden Set Analytics.

Beh, c’è da dire che lì parliamo di Federer e di un servizio personalizzato in base alle sue esigenze. Inoltre in quella cifra rientra anche la garanzia del “blocco” dei dati. Ovvero, Golden Set Analytics si impegna a non fornire ad altri i dati delle analisi statistiche dei match di Federer. Questa è una richiesta abbastanza diffusa ad altissimo livello, ed è comprensibile: le analisi statistiche forniscono veramente tantissime informazioni sul gioco di un giocatore. E ha chiaramente un costo. Anche noi prevediamo tale opzione e nel caso un giocatore chieda il blocco dei suoi dati, il prezzo sale di ulteriori 10.000 euro all’anno – ma non possiamo garantirlo per le statistiche post-match nel caso di partite in cui entrambi i giocatori abbiano un contratto con noi. Se parliamo invece di un servizio “standard” per un giocatore di alto livello, posso dirti che un top 50 si era rivolto a noi dopo che Golden Set Analytics per il medesimo servizio gli chiedeva circa 80.000 euro.

Roger Federer – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

D. Beh, è indubbio che la vostra offerta sia nettamente competitiva…

Si è un prezzo che ci permette di essere molto competitivi, ma la nostra è una scelta ben precisa. Noi vogliamo e dobbiamo crescere. L’obiettivo è avere 10-12 dipendenti – oggi siamo la metà – e per raggiungerlo dobbiamo investire, e quindi abbiamo bisogno di entrate per poter fare investimenti. Quindi abbiamo le collaborazioni con i top 100 di cui ti dicevo, ma poi abbiamo tutta una serie di progetti con i giocatori che voglio fare il salto di qualità, quelli cioè che dal livello Challenger vogliono entrare nei top 100. Con loro, considerata anche la difficile situazione economica, abbiamo impostato un’offerta diversa, in un certo senso quasi una partnership: non c’è un costo fisso, noi forniamo il servizio e il giocatore ci paga in base ai suoi guadagni. Per capirci: gli forniamo i dati del primo match, se vince mi paga in proporzione al premio ricevuto, poi gli forniamo il servizio per il secondo turno e così via. Poi c’è tutto il lavoro per i tennis club, per le Accademie. Con loro lavoriamo per “pacchetti set”, forniamo cioè le analisi per un determinato numero di set – più è grande il pacchetto in termini di set, meno spendi in proporzione – e poi sono loro che decidono come suddividere le videoriprese dei set tra i loro agonisti. Anche qui il Covid-19 si è fatto sentire e i loro budget sono stati drasticamente tagliati.

D. Prima che iniziassimo l’intervista avevi accennato anche a un’offerta “alla portata di tutti”, che oltre che ad un circolo può interessare anche giocatori di livello più basso, ma che vogliono migliorarsi e possono disporre dei vostri servizi ad un prezzo abbordabile.

Sì, stiamo facendo una promozione in cui al prezzo di 459 euro forniamo il kit di ripresa e le analisi statistiche di 5 partite. Considerando che il kit costa più o meno 150 euro, praticamente il giocatore paga 60 euro a partita per disporre di tutte le informazioni sul suo comportamento in campo per cinque partite. Lui registra le partite, poi ci invia il file via WeTransfer e noi nell’arco di 24 ore gli mettiamo on-line nella sua area riservata la partita tutti i dati statistici del match. Per un giocatore, cinque partite danno già una tendenza, suggeriscono già su quali aspetti debba lavorare.

D. Toglici una curiosità. Poi con quel top 50 con cui eravate in trattativa, com’è andata? Visto anche che eravate nettamente concorrenziali come prezzo.

Guarda, con lui in fase di trattativa abbiamo anche fatto uno specifico lavoro di analisi, perché ci aveva chiesto di capire come mai con un altro top 50 perdesse sempre in due set. Siamo andati ad analizzare le loro partite e gli abbiamo fornito tutta una serie di indicazioni, anche con il supporto della motion analysis. Avevamo rilevato come in determinate situazioni lui si comportasse nel modo ideale per il gioco del suo avversario. Ad esempio, in risposta rispondeva da una distanza tale che non gli consentiva mai di prendere l’iniziativa. Purtroppo al momento di chiudere è arrivato il Covid e a quel punto ci ha detto: ”Come faccio in questo momento ad investire 20.000 euro quando non so se e quando giocherò? E a questo punto non so neanche se e quando mi serviranno questi dati?” Obiettivamente era vero, in quel momento la situazione era quella che era.

D. Ci siamo soffermati sinora sulla parte di match analysis, ma Inside Tennis non è solo questo. Hai appena fatto cenno infatti alla motion analysis, che insieme alla video analisi sono gli altri servizi che offrite, i lavori di analisi sulla tecnica dei colpi.

Sì. La motion analysis 3D la utilizziamo soprattutto per dei lavori che ci vengono richiesti dai giocatori di alto livello, ma in realtà anche in questo caso basta una telecamera ed è un servizio che forniamo a tutti i livelli. Riusciamo a disporre di tutta una serie di dati sulle giocate: possiamo calcolare le accelerazioni del nostro giocatore, gli spostamenti in metri, la velocità, calcolare gli impatti, cioè a che distanza sei dalla palla quando colpisci… Ci manca solo la rotazione della palla e volendo la potremmo anche calcolare. Ma tra qualche mese Dartfish calcolerà anche quella! Con i giocatori che seguiamo, come dicevo, facciamo anche lavori specifici di questo tipo. Ad esempio, con uno di loro, che abbiamo seguito lo scorso anno – nel quale è riuscito a rimanere stabilmente nella top 100 – a inizio stagione abbiamo fatto un lavoro specifico sulla biomeccanica del dritto. Aveva una preparazione che non era conforme agli standard dei giocatori di altissimo livello e quindi abbiamo fatto tutta una serie di aggiustamenti. Abbiamo accorciato i tempi di preparazione, adesso prepara molto più basso con la mano che indietreggia, mentre prima alzava la preparazione; adesso va direttamente dietro e quindi non perde tutto quel tempo. Poi abbiamo lavorato per aumentare la distanza della racchetta dal punto di impatto perché togliendo un po’ di movimento circolare avrebbe avuto meno spazio per andare ad accelerare. Insomma, tutta una serie di lavori che hanno migliorato notevolmente l’efficacia del suo dritto.

D. Chiudiamo parlando del libro ”L’allenamento mentale performativo nel tennis”, quello che hai scritto a quattro mani con il mental coach Federico Di Carlo e che è appena uscito.

Con Federico ci siamo ci siamo posti il problema dei “turning points”, dei punti di rottura, cioè cercare di standardizzare e analizzare statisticamente quei momenti, che possono essere positivi o negativi, che si verificano durante i match e che cambiano l’inerzia del match. Abbiamo preso una serie di indicatori che siamo andati ad incrociare con i punti di rottura – definiti oggettivamente, in base al rapporto punti vinti/punti persi – rilevando come cambia il comportamento dei giocatori all’interno dei punti di rottura attraverso l’analisi statistica dei suddetti indicatori. Tra i quali vi sono quelli classici come la percentuale di prime palle, ma anche altri più specifici e collegati all’aspetto mentale, come l’intervallo di tempo che intercorre tra la prima e la seconda di servizio.

D. Attraverso queste analisi è possibile rilevare, ad esempio, che nei turning points negativi un giocatore tende ad andare a servire molto più velocemente la seconda. Non possiamo sapere se si tratta di una causa o di un effetto, ma abbiamo comunque un’informazione che ci permette di intervenire sul comportamento del giocatore e soprattutto renderlo consapevole.

Esattamente. E pensa la quantità di informazioni di questo tipo che possiamo ottenere attraverso l’analisi dei punti di rottura di 50 partite. Posso vedere per tutti gli indicatori se c’è una correlazione o meno, e se c’è se è positiva a negativa, con i turning points.

D. Un lavoro che conferma come anche a livello mentale si possa lavorare su dati oggettivi, basandosi sull’analisi statistica e sull’evidenza delle immagini.

Sì, esatto, si tratta di un metodo di lavoro del tutto innovativo per la parte mentale. E che conferma anche in quest’ambito la validità del nostro motto ad Inside Tennis: Se non stai misurando, stai indovinando.

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ATP Montreal: super Fritz passeggia su Murray, Kyrgios non manca la prova del nove con Baez

Norrie sconfiggendo Nakashima, vendica Sir Andy e pareggia i conti con i “cugini” d’oltreoceano. A Tiafoe in rimonta la lotta di giornata contro Bonzi. Nishioka si conferma in stato di grazia, Van de Zandschulp riscatta Indian Wells contro Kecmanovic

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Taylor Friz - Montreal 2022 (foto Twitter @OBNmontreal)

N. Kyrgios b. S. Baez 6-4 6-4

C’era grande curiosità nel vedere all’opera, nel primo turno dell’Omnium Banque National presented by Rogers, il fresco campione dell’ATP 500 di Washington Nick Kyrgios. L’australiano era contrapposto, nel quarto incontro sul Centrale dell’IGA Stadium, all’argentino Sebastian Baez, dopo che i due si erano già incontrati all’inizio dell’anno sul veloce del deserto californiano: al primo round del Masters 1000 d’Indian Wells, la sfida se l’aggiudicò nettamente il 27enne di Canberra per 6-4 6-0. Il tennista originario della Malesia si è invece imposto quest’oggi, con un doppio 6-4 in quasi un’ora e mezzo di partita. L’interesse nei confronti del match con protagonista il finalista di Wimbledon, non veniva destato solo ed esclusivamente dal fatto di poter ammirare il suo sempre entusiasmante e spettacolare tennis, ma soprattutto dal voler appurare quale versione di Nick si sarebbe presentata in Canada dopo la vittoria di un torneo.

KYRGIOS MOSTRA LA MATURITÀ ACQUISITA – Infatti erano tre anni che il giocatore aussie non si trovava a dover gestire una situazione di questo tipo, e si sa che non è mai facile affrontare un nuovo appuntamento del Tour – ancor di più se si tratta di un evento tra i più prestigiosi del circuito – dovendo amministrare un fisico provato dalle fatiche della settimana precedente. Il Citi Open però non si è limitato a richiedere all’istrionico di origini greche il normale sforzo fisico e mentale che serve per conquistare partite in sequenza ed alzare un trofeo, ma ha voluto ogni goccia di sudore ed energia a disposizione del suo serbatoio. L’ex n. 13 del ranking si è difatti rivelato il mattatore assoluto dei sette giorni nella capitale USA, tra doppi turni a ripetizione per via dei ritardi dovuti alla pioggia ed un percorso parallelo nel doppio, esaltante allo stesso modo del singolare. Il risultato finale è stata una doppietta trionfante, con il successo assieme a Jack Sock.

 

Kyrgios quando aveva vinto il suo ultimo titolo – il sesto – proprio a Washington, in Canada a Montreal il lunedì successivo aveva lasciato inopinatamente il torneo già al primo turno, sconfitto senza colpo ferire dal nobile decaduto Kyle Edmund. Dunque l’attesa di scoprire se i miglioramenti fatti vedere sotto l’aspetto mentale, della continuità di rendimento e dell’approccio al professionismo nel 2022 avrebbero portato una reale rottura con quello che è stato il bad boy del passato; era importante anche alla luce del confronto possibile con quanto successo tre stagioni orsono. Ebbene l’esame, o la prova del nove fate vobis, è stata superata a pieni voti dall’ex n. 1 juniores. Certo non sono mancate le difficoltà lungo il corso della partita, ma alla fine ciò che emerso è la seguente costatazione: quando Nick ha giocato da Nick, l’argentino non ha potuto che subire e soccombere dimostrando di essere disarmato contro il talento fumantino dell’avversario.

L’inizio del duello è stato scoppiettante per Kyrgios, il quale ha messo in mostra tutta la propria completezza tecnica: creatività, manualità, cambi di ritmo, velocità di braccio, timing sulla palla sensazionale, esplosività, rovesci anticipati, accelerazioni incredibili e improvvise, angoli mozzafiato. Insomma tutto il campionario aussie, il solito ed ineluttabile one-man show. Non aveva possibilità di reagire in alcun modo il pedalatore albiceleste, che pure si discosta dal classico sudamericano cresciuto a pane e mattone tritato e che può esprimersi al meglio solamente nelle lunghe e fangose battaglie sulla polvere rossiccia. Intendiamoci, nasce sul rosso e la terra rimane la sua superficie preferita, ma Seb ha già dimostrato ampiamente di sapersi districare nelle condizioni di gioco più rapide che si trovano sul cemento, ad esempio quando si fece conoscere al grande pubblico nelle Next Gen novembrine di Milano togliendosi immediatamente di dosso l’odiosa etichetta di specialista. Ma come preannunciato, stereotipo o no, l’ex Top 15 in tutto il suo splendore sale 5-1.

Qui però le energie consumate nell’ultimo periodo annebbiano la lucidità di Kyrgios, che almeno per un frangente di gara torna quello di sempre: atteggiamento svogliato, discontinuità, scelte insensate; permettendo così il rientro prepotente di Baez. Il 21enne di Buenos Aires limita gli errori e si rifà sotto prepotentemente, ricordandosi di possedere nella solidità e nella resistenza agli scambi prolungati i fiori all’occhiello del suo gioco. Probabilmente non gli aveva mostrati finora a causa della scarsa fiducia di cui gode dopo un periodo per lui alquanto negativo – 5 sconfitte consecutive dalla finale di Bastad -, anzi aveva fatto sì che essi si trasformassero in frequenti aiutini per Nick.

Ciò nonostante, nulla avrebbe potuto evitargli di finire sotto il treno Kyrgios, che quando parte così è difficile anche solo dirottarlo fuori dai binari, a meno che non sia lui stesso a risollevare l’avversario, come accade puntualmente nello scontro odierno. Perciò parziale di quattro giochi del n. 32 e l’equilibrio torna dirompente, ma per fortuna dell’australiano ha una seconda opportunità per chiudere il set che non si fa sfuggire. Alla prima frazione da 43 minuti, segue un’altra identica sia come punteggio che come durata: questa volta con molta più stabilità, con un Baez ormai dentro il match e che addirittura si permette di beffare Nick con un tweener-lob. Kyrgios se la ride sornione, punzecchiato dalla sua stessa velenosa freccia, ma poco importa visto che la battuta risale vertiginosamente ed il break maturato nel quinto game viene portato fino in fondo. Al quarto match point è finalmente ufficiale, dopo lo scontro in Australia sarà ancora Medvedev contro Kyrgios.

[10] T. Fritz b. [WC] A. Murray 6-1 6-3

Il tre volte campione del torneo Andy Murray, vincitore nel 2009 e nel 2015 in quel di Montreal – batté Nishikori e Djokovic per alzare il titolo -, mentre fu autore del trionfo del 2010 a Toronto, invitato dagli organizzatori tramite wild card viene immediatamente estromesso dal torneo per mano della tds n. 10 Taylor Fritz. Il 24enne di San Diego con questa splendida vittoria, ottiene il primo successo nel torneo, ponendo fine ad una serie di sconfitte subite nelle sue apparizioni all’Open del Canada: fuori sempre al primo turno nel 2016 e nel 2021 a Toronto, nel 2019 a Montreal. Il n. 1 del tennis americano può così mettersi subito alle spalle il crollo fisico avuto contro Evans a Washington, mentre il 34enne di Glasgow oggi ha palesato evidenti ed imponenti limiti sulla seconda di servizio.

UN FRITZ SPAZIALE ACCENDE “RADIO MURRAY” – Il confronto tra Murray e Fritz è il classico scontro tra un solido tennista moderno dotato di grande servizio ed un altrettanto fantastico ribattitore. Da una parte il rampante n. 1 del tennis americano, che sembra in ripresa, voglioso di una piazza tra i primi dieci giocatori del mondo e che non nasconde l’ambizione di essere a Torino alla fine dell’anno solare. Dall’altra quello che riprendendo la definizione coniata dal maestro Clerici è la pura rappresentazione del contro attaccante, abile nel palleggio prolungato e soprattutto nell’alzare difese arcigne invalicabili.

Andy si esalta nella lotta e non si risparmia mai sul piano fisico, allora Taylor decide che bisogna subito testare le qualità dello scozzese e verificare se lo scorrere del tempo ha eroso oppure no l’immarcescibile tennista dall’anca d’acciaio: pronti via ed è già game surreale, 14 minuti e 19 secondi, 20 punti giocati, cinque palle break concesse. Mettiamoci pure che l’ex n. 1 mondiale trova solo 9 prime, cadendo anche in due doppi falli: così in men che non si dica, è 3-0 per il campione d’Indian Wells. Ma ciò che sorprende maggiormente è l’estrema aggressività, fatta vedere in risposta dal primo quindici del match da parte del numero 13.

Anticipa e lo fa benissimo, inoltre sono soprattutto molto evidenti gli enormi miglioramenti compiuti dalla tds n. 10 dal lato del rovescio. Ora è un colpo che fa veramente male, e che Fritz non disdegna neanche di mandare in lungolinea direttamente in ribattuta. Taylor è semplicemente ingiocabile, s’esibisce in un super fotonico dritto in corsa che ricade sulla riga. Un vincente eccezionale, che dà il là alla mattanza di Murray. Il due volte oro olimpico è totalmente impotente, continuamente confinato a remare sui teloni e ciò facilita di gran lunga “le castagne” del drittone di Fritz. Lo statunitense comanda con sublime tranquillità, non concede praticamente nulla nei suoi turni di servizio (85% di punti vinti con la prima, 71% con la seconda). È quasi avvilente osservare lo sguardo del 34enne di Glasgow, in completa balia del californiano e incapace di trovare una soluzione al massacro tennistico che sta subendo.

La wild card britannica cerca conforto nel suo angolo prima che le operazioni riprendano, ma è difficile scovare risposte utili a soverchiare l’”amico Fritz” in gradissimo spolvero. Ma il campione per quanto possa perdere colpi nella parte finale di carriera, in questo caso dovendo sopportare anche tanti gravi infortuni, rimane dentro di sé un fenomeno con quella fiammella che non si spegnerà mai: Andy ruggisce in apertura di seconda frazione, e nonostante la propria palla continui a viaggiare parecchi chilometri in meno rispetto a quella americana, oltre a rimanere molto più corta, quantomeno si porta per la prima volta ai vantaggi in risposta.

Ma il vincitore junior dello US Open per ora non si scompone minimante, il barone di sua maestà adesso tuttavia è molto più consistente da fondo. Fritz dunque è chiamato ad essere perfetto, ma tentenna però prima l’ace e poi il dritto a comandare lo portano sul 2-2 pur attraversando i primi brividi dell’incontro. Il giocatore a stelle e strisce allora comprende che deve affondare il coltello e finire la preda, non permettendo a quest’ultima di riemergere: così si arrampica a palla break. La radio scozzese, a questo punto, inizia a imperversare su tutte le frequenze, la seconda continua incessantemente a latitare a livello di efficacia ma il cuore di Murray riesce ad evitare l’allungo definitivo (3-2, senza break per lo scozzese).

Ma è soltanto questione di tempo, nel settimo game ancora problematiche in battuta per il n. 48 ATP: come era accaduto nel break del primo set, due doppi falli in aggiunta ad un brutto dritto scaraventato in rete condannano Murray. Il tre volte campione Slam è frustato, nervoso, colpisce violentemente la racchetta verso il suolo; ma Taylor proprio nel momento in cui si avvicina alla vittoria concede la prima palla break (dopo 80 minuti). Lo schema “servizio e dritto” però non perdona e la tds n. 10 s’inerpica sul 5-3. Fritz oggi è semplicemente di un altro livello, continua a vincere anche i punti sulla diagonale a lui sfavorevole contro uno dei bimani migliori degli ultimi decenni, ed inevitabilmente breakka ancora chiudendo il match.

ALTRI MATCH – Tra gli incontri più belli andati in scena tra il tardo pomeriggio canadese e l’apertura della la sessione serale, c’è sicuramente da menzionare la strabiliante battaglia durata la bellezza di 2h37 fra Frances Tiafoe e Benjamin Bonzi. Il tennista statunitense, attuale n. 24 ATP, ha avuto la meglio in rimonta dopo aver perso il primo set al tie-break nonostante un set point avuto a disposizione con lo score finale di (8)6-7 7-5 6-3. Una lotta nel segno degli ace, 10 per il francese e addirittura 15 per il 24enne americano, ma in generale costellata da servizi dirompenti a tal punto che sono state cancellate 10 delle 15 palle break concesse. Frances ha dimostrato però anche grande capacità nell’utilizzo del colpo del ko, con i suoi 53 vincenti mitigati da pochi gratuiti nel rapporto con essi (28).

Ora per una delle nuove leve del tennis USA, che pare aver imboccato la strada giusta per ritornare grande, ci sarà proprio l’indomabile Fritz in un derby che si preannuncia da fuochi d’artificio. Se per il vecchio leone ferito Andy, le cose non sono andate come avrebbe voluto, a prenderne il testimone – come successo a Wimbledon – e a vendicarsi contro i “cugini” d’oltreoceano ci pensa Cameron Norrie. Il mancino di Sua Maestà, reduce dalla finale a Los Cabos, ha liquidato con un doppio 6-4 il solido Brandon Nakashima in 1h14: andamento del match simmetrico, con un break per frazione arrivato in entrambi i casi nel terzo game. Il n. 63 del mondo si arrende, nonostante abbia scagliato 6 ace e fatto registrare un bilancio tra winner e unforced di +6 (22/16), al mostruoso rendimento in battuta del nativo di Johannesburg: 81% di prime in campo, 82% di realizzazione, 89% di punti vinti con la seconda e dulcis in fundo 0 break point offerti. Il n. 11 ATP è stato pressoché perfetto, lo testimoniano i soli 5 errori nell’intero incontro a fronte di ben 19 vincenti.

Conferma invece l’ottimo stato di forma il finalista del Citi Open Yoshito Nishioka, che ha superato per 6-2 6-3 il sempre più irriconoscibile Benoit Paire. Il giapponese dopo il grande balzo in classifica, ha potuto prendere parte al main-draw grazie allo Special Exempt e nel quarto match sul Court 5 ha surclassato il 33enne di Avignone, il quale ha comunque mandato giù 12 ace ma è stato anche artefice di 36 non forzati.

Sul Court 9 invece a seguito di Tiafoe/Bonzi, si sono dati battaglia Miomir Kecmanovic (n. 35 ATP) e Botic Van De Zandschulp (n. 25 ATP). La sfida era un remake dello scontro tenutosi al BNP Paribas Open del deserto californiano, nel quale vinse il serbo in due parziali tirati dando il là alla miglior fase della sua stagione conquistando due quarti consecutivi nel Sunshine Double. In realtà però l’ultimo confronto diretto, è datato al mese di aprile quando sul rosso di Monaco di Baviera l’olandese trionfò in rimonta accedendo alla finale del torneo – che poi avrebbe perso con Rune ritirandosi per problemi respiratori. Ebbene il tennista orange, dando continuità a quel successo si è imposto per 6-1 7-5 in poco più di un’ora. Eccezionale performance al sevizio per BVDZ: doppia cifra di ace (12), 85% di punti vinti con la prima. A questi numeri ha aggiunto un trentello di vincenti, oltre ad aver annullato 4 delle cinque possibilità di break offerte.

IL TABELLONE DEL MASTERS 1000 DI MONTREAL

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ATP

ATP Montreal: avanza Rune sul qualificato Fognini

Già bravo a qualificarsi, Fabio Fognini cede al primo turno contro Holger Rune a Montreal

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Holger Rune - Montreal 2022 (foto Twitter @OBNmontreal)

H. Rune b. [Q] F. Fognini 6-3 7-5 (da Montreal il nostro inviato)

Dopo l’uscita di scena di Berrettini, il tennis italiano perde un altro rappresentante a Montreal. Fabio Fognini, che era riuscito a conquistarsi un posto nel tabellone principale dell’Omnium Banque Nationale passando attraverso le qualificazioni, ha perso il suo match di primo turno in due set contro il danese Holger Rune, n. 26 dell’ultimo ranking ATP e quartofinalista all’ultimo Roland Garros, ma reduce da una striscia di sette sconfitte consecutive interrotta solamente la scorsa settimana a Washington.

Fognini ha lasciato scappare il suo avversario subito all’inizio del primo set, concedendo il break al secondo game e dovendo annullare anche due chance dello 0-4 due game più tardi. Una volta scampato il pericolo Fognini ha iniziato a tenere meglio gli scambi, lavorando molto bene con i lungolinea e chiamando anche a rete il suo avversario con la palla corta, situazione nella quale Rune ha dimostrato di non essere totalmente a suo agio nonostante la sua grande rapidità di spostamento.

 

Nel nono game, con Rune al servizio per il primo set, Fognini ha avuto ben quattro opportunità del controbreak per rientrare nel parziale, ma non è riuscito a prendere il comando dello scambio in nessuna di quelle occasioni e ha finito poi per cedere il set per 6-3.

Il secondo set è iniziato con un Fognini più proiettato verso la rete che ha messo in mostra anche alcuni ottimi serve and volley. Il ritmo degli scambi era sostenuto e il pubblico del campo 5, che contava anche un buon numero di italo-canadesi impegnati a incoraggiare Fognini nella lingua di Dante senza peraltro troppo successo, dimostrava di apprezzare lo spettacolo e sovente iniziava a celebrare i punti prima che fossero finiti.

Gli aerei in decollo dal vicino aeroporto Trudeau passavano proprio sopra il campo con cadenza sostenuta, dando l’impressione che ci si trovasse a Flushing Meadows più che a Montreal, ma la temperatura ancora decisamente rigida per la stagione estiva non lasciava dubbi che non ci si potesse trovare a New York. L’allungo decisivo arrivava all’undicesimo gioco, quando due errori inguaiavano Fognini sullo 0-30 e il ragazzo danese finiva per ottenere quello che sarebbe stato l’unico break del set permettendogli di mettere in cassaforte la vittoria.

Al prossimo turno Rune se la dovrà vedere con Pablo Carreno Busta (due vittorie su due per lo spagnolo nei precedenti) che nel pomeriggio aveva superato il nostro Berrettini.

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Flash

WTA Toronto: l’aria canadese fa bene a Giorgi, abbattuta Raducanu, ora Mertens. Passeggiano Gauff e Anisimova, Osaka senza pace

Per la prima volta Camila vince a Toronto, avrà la belga al secondo turno. Senza sudare le due giovani americane. Si ritira Osaka dopo un set e mezzo contro Kanepi

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Camila Giorgi Toronto

Sembrerà paradossale, essendo campionessa in carica della Rogers Cup WTA, dell’Open del Canada, eppure Camila Giorgi non aveva mai vinto una partita a Toronto nella sua carriera (data l’alternanza tra Montreal e quest’ultima negli anni, per ospitare i due 1000 ATP e WTA). Almeno fino ad oggi, il giorno in cui ha iniziato la sua difesa del titolo più prestigioso della carriera. E quale modo migliore di farlo, se non battendo una top 10 e campionessa Slam (per quanto in crisi), come Emma Raducanu. 7-6(0) 6-2 il punteggio dei due set che all’esordio già condannano la nona forza di questo torneo e mandano avanti la nostra Camila, a larghi tratti brillante, pesante sul rovescio e quasi dominante, come nel tie-break in cui non ha perso neanche un punto. Per quanto la britannica sicuramente abbia giocato male, tanto merito va anche a Camila che ha saputo metterla in difficoltà, non permettendole di trovare i punti di appoggio e le certezze necessarie, specie dopo un primo set versione rollercoaster.

Il match – Inizio che appare tranquillo per Giorgi, avanti 40-0, ma un clamoroso passaggio a vuoto porta 3 doppi falli su 4 punti, oltre a due non forzati che sono una manna dal cielo per Raducanu, regalandole un importante break in avvio. Ma l’inizio in risposta è di altissimo livello per Camila, che trova subito ritmo e profondità nelle ribattute, riuscendo in un subitaneo contro-break. Peccato che il conto dei doppi falli e degli errori si ripresenti ben salato nel terzo gioco, con un netto calo e un’altra papera sulla terza palla break che riaccende le montagne russe e rimette avanti Raducanu. Ma oggi in risposta il passo di Giorgi è di tutt’altra velocità, e può così approfittarne per rientrare operando un buon forcing e verticalizzando per recuperare nuovamente il break, e mantenerlo (ma la prima è ancora un miraggio).

E proprio questa mancanza di prime pesa con l’andare del tempo: permette a Raducanu di impostare sin dalla risposta il gioco come preferisce e mettere in difficoltà Camila, che da parte sua continua a sbagliare e subisce il terzo break su quattro game di servizio. Le cose per la britannica non vanno meglio, dato che anche lei non brilla in battuta, mentre Giorgi sul rovescio trova grandi angoli e si mostra propositiva, con l’ennesimo, stavolta ancora più sudato, break di questo vertiginoso primo set. Da lì in poi si prosegue sui binari dei servizi, con una qual certa stabilità trovata da ambo le parti, per quanto Giorgi sembri avere qualcosa in più da fondo; non a caso nel tie-break, anche per qualche errore di troppo di Raducanu, è un dominio dell’azzurra, perfetta su entrambi i colpi di inizio gioco, che le permettono di non perdere neanche un punto.

Non dissimile dal primo set è la partenza del secondo, con entrambe imprecise al servizio ma con la capacità di trovare un pizzico di iniziativa e profondità in più in risposta. Il primo break, guidato da un passaggio a vuoto di Giorgi, è a favore di Raducanu, molto “sportiva” però a restituirlo subito dopo con improponibili colpi da fondo sballati. E da lì il set assume tratti a tinta unita, di colore azzurro: Camila Giorgi dimostra perché sia campionessa in carica di questo torneo (seppur a Montreal) e come sia determinata a fare una figura di livello anche quest’anno. Alza il tasso dei colpi e del proprio palleggio, mentre la n.9 del seeding sembra accusare questo improvviso ritmo alto, non riuscendo a reggerlo né da fondo né mettendo in campo servizi che possano disturbare l’azzurra, in pieno controllo. 5 game di fila vengono vinti dalla n.29 al mondo per portare a casa set e match nettamente, facendo ben sperare alla luce di ciò che ha mostrato.

Avversaria di Camila, al secondo turno, sarà un’altra giocatrice decisamente pericolosa come Elise Mertens. La belga, nel suo esordio, ha battuto senza faticare eccessivamente Ana Bondar con il punteggio di 7-6(2) 6-1, facendo suo il campo e il gioco dopo un set di adattamento, in cui è stata capace di farsi rimontare servendo per chiudere sul 5-1. Nel secondo parziale scende in campo più decisa e concentrata, capitalizzando sopra il 60% sia con la prima che con la seconda, e facendo soprattutto ben fruttare i tanti errori accumulati dall’ungherese, specie verso la fine quando è apparsa decisamente scoraggiata dall’ottimo tennis, brillante, della n.37 al mondo.

Delle altre partite finora disputate, ben poco da segnalare che possa agitare gli animi o far sobbalzare. Esordio tranquillo e dominato per Coco Gauff, tds n.10, che vuole fare bella figura sul “suo” cemento dopo la finale al Roland Garros; e l’inizio è ottimo, con un netto 6-1 6-3 in poco più di un’ora a Madison Brengle. Chiude con l’81% di conversione con la prima la giovane americana, che si prepara ora ad affrontare la campionessa di Wimbledon Elena Rybakina, in uno scoppiettante secondo turno. Altrettanto comodo l’esordio di Amanda Anisimova, altra americana, n.22 del mondo, che ha lasciato solo 4 game in 57 minuti alla canadese Carol Zao, infliggendole un severo e speculare (a Gauff) 6-1 6-3. La percentuale di conversione con la prima è buona anche per lei, un onesto 72% che le ha permesso una partita tranquilla e in discesa; certamente da alzare, accompagnandolo ad un costante buon gioco da fondo, in vista della prossima partita contro la vicecampionessa in carica Karolina Pliskova, anche lei non però in un periodo particolarmente generoso come risultati.

OSAKA SI RITIRA – Un altro dei match attesi della giornata era quello tra Naomi Osaka e la rediviva Kaia Kanepi ma il match non è riuscito nemmeno a concludersi con la giapponese costretta al ritiro sotto 7-6(4) 3-0 per un problema fisico.

Kanepi mostra un buon tennis nel primo set, attacca bene da fondo e gestisce bene il servizio, a fronte di un’Osaka che accusa un grave passaggio a vuoto nel quinto game, l’unico in cui gioca davvero male, che le costa il break a 0, anche a causa di qualche acciacco, che la costringe a un lungo medical time out tra settimo e ottavo game. L’estone è però ben centrata, gioca con regolarità, pur non avendo i numeri della giapponese, che appena trova un buon filotto infila il contro-break. Ma Kanepi sfrutta la mano non certo chirurgica di Naomi quest’oggi, e unendo gli errori a una palla sempre pesante, rimette il muso avanti. Seppur con qualche patema in più del dovuto, con un ulteriore contro-break di Osaka che porta il set al tie-break, è infine la n.31 al mondo a portare il parziale a casa per 7 punti a 4, proseguendo nella sua buona prestazione e sfruttando ancor più i troppi errori e problemi dell’avversaria.
Il secondo set si apre con un break immediato in favore di Kanepi, che sfruttando i diversi gratuiti di Osaka s’invola rapidamente sul 3-0. Un parziale di 12 punti a 3 per l’estone che segna la definitiva conclusione del match, dato che al primo cambio campo prolungato la giapponese si ritira in lacrime: un altro infortunio colpisce la sua sfortuna stagione, oggi problemi a livello lombare che seguono quelli agli addominali accusati ad inizio stagione e l’infortunio alla caviglia sinistra, che l’ha messa fuori dai giochi per tutto lo swing erbivoro.

Il tabellone completo del WTA 1000 Toronto

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