"Se non stai misurando, stai indovinando": Inside tennis, l'analisi dei dati alla portata di tutti

Focus

“Se non stai misurando, stai indovinando”: Inside tennis, l’analisi dei dati alla portata di tutti

È questo il motto di Inside Tennis, la società italiana che si occupa di tennis match analysis, video e motion analysis. Abbiamo intervistato Raffaelle Tataranni, CEO della società

Pubblicato

il

Novak Djokovic - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Nelle ultime settimane su Ubitennis abbiamo pubblicato una interessante serie di articoli sull’utilizzo dei dati nel tennis. A chi li ha letti non sarà sfuggito il fatto che le principali società che offrono servizi di elaborazione statistica siano tutte estere; australiano è il ‘guru’ Craig O’Shannessy, svizzero è l’asso nella manica di Daniil Medvedev – Fabrice Sbarro, che abbiamo intervistato di recente.

Qualcosa si muove anche in Italia, come testimoniato anche dall’intervista esclusiva di Tommaso Villa al fondatore del sito settesei, dove sta crescendo una realtà che si chiama Inside Tennis. CEO della società è Raffaele Tataranni, che abbiamo intervistato – via Skype – in esclusiva.

D. Partiamo dall’inizio. Chi è Raffale Tataranni e come nasce Inside Tennis?

 

Sono ormai dieci anni che mi occupo dei dati nel tennis. Sono tecnico nazionale FIT, diplomato ISEF con master in Kinesiologia e docente universitario. Mi ha sempre appassionato l’idea di poter disporre e lavorare sui dati oggettivi di una partita di tennis. A quei tempi notavamo che molto spesso la partita non veniva vista secondo un’ottica oggettiva, ma soggettiva. Sentivamo allenatori che dicevano ai loro giocatori: “Secondo me hai sbagliato soprattutto questo e questo…”, poi andavamo ad analizzare i video e non era assolutamente così. Questo mi ha stimolato, ho iniziato a lavorare sulla piattaforma Dartifsh, sono stato responsabile unico della video e della match analysis della Federazione dal 2011 al 2016.  Poi nel 2016 è nata l’idea di Inside tennis, come iniziativa di più persone che hanno riunito le loro competenze in ambiti diversi, dalla videoanalisi fino al social media management, tutte funzionali al progetto. Abbiamo cominciato a lavorare sui dati e ad offrire i nostri servizi.

D. Parliamo dei servizi offerti da Inside Tennis. Iniziamo con il primo, quello di cui si parla molto, la match analysis. Tutto parte dall’indicizzazione…

Noi lavoriamo sulla piattaforma Dartfish, indicizzando tutta una serie di dati dal video di un match. Questo è un lavoro completamente manuale, per una partita di un’ora ci vuole circa mezz’ora di tempo, lo facciamo noi e quindi con una precisione assoluta. E attenzione, lo facciamo per tutti i livelli. Basta infatti anche soltanto una telecamera: il giocatore riprende la partita, ci manda il video e noi glielo indicizziamo e poi gli forniamo tutta una serie di dati a cui lui può poi accedere agevolmente direttamente online sul nostro sito, nell’area a lui riservata. Ad esempio, può andare a vedere quante volte ha servito al corpo durante il match – o in più match se ho più video – e poi anche specificatamente quante volte ha poi vinto il punto servendo al corpo. L’applicativo, attraverso un menù a tendina, permette di accedere all’elenco in sequenza, creando una playlist dell’evento in questione, in quest’ultimo caso i punti vinti dopo aver servito al corpo, che il giocatore può andare a rivedere ma che può anche condividere con altri, ad esempio il suo allenatore. E questo per tutti gli eventi che sono stati indicizzati. Lavoriamo perciò tutta una serie di “big data” – il nostro archivio è attualmente di oltre 2.000 partite – creando poi le collezioni private che rendiamo disponibili nelle aree riservate on-line. Questo vale per il singolo giocatore, ma può valere per una federazione o per un grosso club a livello giovanile.

D. Quindi il vostro mercato di riferimento è ampio, comprende più segmenti di clientela.

Sì, come dicevo, i nostri dati e i nostri servizi non sono solo per i “pro”. Ad esempio, se io sono un capo-allenatore a livello giovanile, in questo modo posso avere accesso ai dati di tutti i miei allievi, dall’under 12 all’under 18, ma poi posso decidere con chi condividere determinati dati. Ad esempio, voglio far vedere solo i dati degli under 12, magari anche solo riferiti ad uno specifico torneo. Noi infatti riprendiamo anche tornei interi, anche a livello giovanile: abbiamo 22 punti di ripresa, 22 telecamere che possono essere messe sui campi e quindi riprendere tutti i match che vogliamo. Per poi lavorarli e metterli online. L’utilizzo è intuitivo, non è difficile andare a ricercare degli eventi: scelgo di vedere il primo servizio, dove l’ho piazzato, se ho fatto un errore o meno.

D. Entriamo poi nel “cuore” della match analysis: la parte statistica.

Ci sono tutta una serie di algoritmi che ricevono in input il file contenente le indicizzazioni del match e che forniscono in output tutta una serie analisi statistiche. Vengono poi predisposti dei report attraverso i quali ogni singolo giocatore ha accesso a un’enorme quantità di informazioni statistiche. Sono circa 40 pagine. Prendendo ad esempio il primo servizio, può vedere il piazzamento, la percentuale di realizzazione, quando vince il punto, in che zona serve preferibilmente, la quantità di volte che serve in quella zona. E di nuovo, ci tengo a precisarlo, questo servizio lo facciamo per tutti, anche per gli juniores. Forniamo i confronti – ovviamente dipendono sempre dalla quantità di match disponibili – con le medie stagionali. E così anche per gli altri colpi: seconda di servizio, risposta, dritto, rovescio… E per le combinazioni, ad esempio servizio e dritto: anche qui il giocatore può vedere dove mette abitualmente la palla, dove fai più errori, qual è la percentuale, in quale zona del campo mette il dritto, se lungo o corto. Ci sono poi le statistiche sull’efficienza degli scambi, ad esempio negli scambi da 1 a 4 colpi può vedere se i punti conquistati sono punti persi dall’avversario, cioè per errori non forzati, oppure se li ha ottenuti grazie a dei vincenti. Oppure, al contrario, se i punti persi derivano da vincenti dell’avversario.

Ci sono poi i Key Performance Indicators, che forniscono tutta una serie di informazioni molto significative sull’andamento delle partite. Ad esempio, ci dicono come sia molto più importante vincere i punti sulla seconda di servizio e l’incidenza di quel dato sulla vittoria della partita. Ci sono 20 indicatori che rilevano – sulla base del nostro archivio di partite – quale sia la probabilità che tu riesca a vincere se quel dato è positivo. Quindi tutti questi indicatori, nel loro complesso, permettono di dare una valutazione sulla qualità della partita del giocatore. E questa è solo la prima parte, perché poi si lavora ancora più in profondità, fornendo ulteriori informazioni statistiche utilizzando la deviazione standard. C’è poi l’andamento dei punti nel match, con la rilevazione dei vari “momentum”: i momenti del match in cui il giocatore fa più punti (o ne fa di meno). Per i KPI, inoltre, predisponiamo tutta una serie di dati di confronto, ad esempio la variazione dei KPI in quel match. Quando abbiamo un giocatore sotto osservazione, predisponiamo l’analisi sull’incremento o il decremento della prestazione su ogni singolo KPI nell’arco temporale di riferimento, che può essere mensile, trimestrale ed annuale.

Rafa Nadal – Bercy 2020 (via Twitter, @RolexPMasters)

D. Fornire questo tipo servizio significa dove necessariamente disporre di un database numericamente significativo. Le famose 2.000 partite di cui parlavi.

L’obiettivo è indicizzare 2.500 partite l’anno. Purtroppo a causa della pandemia, il 2020 per Inside Tennis – come per tante imprese in tutti i settori – è stato un anno economicamente difficile e abbiamo perciò dovuto rimandare, ma noi puntiamo ad assumere un quarto videoanalyst, che ci consenta di arrivare a 2.500 match indicizzati l’anno. Questo è il numero che ci permette di avere una base dati significativa per fornire a livello statistico tutta una serie di indicazioni importanti sul comportamento di ogni giocatore. E cerchiamo di farlo anche per le categorie più basse. Noi andiamo a riprendere i tornei, anche juniores, proprio con l’obiettivo di avere per tutte le categorie un database significativo che ci permetta di disporre del maggior numero di dati possibili.

D. Un’offerta, la vostra, che come dicevamo prima è destinata a più segmenti di mercato. Questo implica un grosso lavoro da parte vostra. Ma soprattutto, il mercato italiano – giocatori, allenatori, club – è pronto?

Sicuramente è un grosso sforzo, ma abbiamo il vantaggio di essere gli unici a fornire in Italia questi servizi, unendo l’indicizzazione video con la match analysis, non abbiamo competitor a livello nazionale. Come è altrettanto vero il fatto che sia necessario fare un salto culturale in quest’ambito. Siamo indubbiamente indietro rispetto a paesi come gli Stati Uniti e l’Australia. In Australia, per capirci, è ormai pratica consolidata entrare in campo per l’allenamento con gli score match, con i dati statistici delle partite. Gli allenamenti, la preparazione si fanno sulla base di quanto emerso dalle analisi statistiche, non c’è altro metodo. In Italia siamo in netto ritardo. Dobbiamo fare cultura, indubbiamente.

D. Fare cultura, ma allo stesso tempo fare business. Una sfida impegnativa per Inside Tennis.

Si è difficile, ma bisogna farlo. Dobbiamo far capire che questo è il futuro, anzi in realtà è già il presente. Per questo nell’ambito della nostra offerta diamo la possibilità a chi utilizza questo servizio di poter interagire con noi, per fornirgli tutte le spiegazioni necessarie, per fargli capire nel dettaglio a cosa servono tutti questi dati. È una bella sfida, anche perché in Italia, purtroppo, a tutti i livelli è ancora ampiamente diffusa l’idea che non faccia parte del lavoro del maestro di tennis mettersi dietro il PC a guardare statistiche. Dobbiamo far capire che lavorando con i dati statistici si riescono ad accelerare i processi di apprendimento, pensa ad un lavoro di questo genere con un under 12, un under 14… Ma soprattutto l’allenatore diventa consapevole, e fa diventare consapevole il giocatore, di quello che succede all’interno del campo durante il match. Quindi sì, c’è da fare molto fatica, ma il tennis va in questa direzione.

D. Parliamo allora dei costi, anche se forse è più corretto parlare di investimenti, partendo dall’offerta per i professionisti. Quanto dovrebbe investire un “pro” che vuole usufruire dei vostri servizi di match analysis?

Il contratto “full” che offriamo ai professionisti costa circa 20.000 euro l’anno. Non posso fare nomi perché siamo vincolati dalle clausole di riservatezza, posso però dirti che lo scorso anno abbiamo collaborato con cinque top 100 europei. Il servizio comprende, per ogni partita, una serie di informazioni ed indicazioni sull’avversario prima del match, le analisi statistiche e i dati sul comportamento del giocatore post-match, oltre ai report di cui parlavo prima, con periodicità mensile, trimestrale ed annuale.

D. Una cifra importante, ma non certo paragonabile ai famosi 200.000 dollari che Federer dà a Golden Set Analytics.

Beh, c’è da dire che lì parliamo di Federer e di un servizio personalizzato in base alle sue esigenze. Inoltre in quella cifra rientra anche la garanzia del “blocco” dei dati. Ovvero, Golden Set Analytics si impegna a non fornire ad altri i dati delle analisi statistiche dei match di Federer. Questa è una richiesta abbastanza diffusa ad altissimo livello, ed è comprensibile: le analisi statistiche forniscono veramente tantissime informazioni sul gioco di un giocatore. E ha chiaramente un costo. Anche noi prevediamo tale opzione e nel caso un giocatore chieda il blocco dei suoi dati, il prezzo sale di ulteriori 10.000 euro all’anno – ma non possiamo garantirlo per le statistiche post-match nel caso di partite in cui entrambi i giocatori abbiano un contratto con noi. Se parliamo invece di un servizio “standard” per un giocatore di alto livello, posso dirti che un top 50 si era rivolto a noi dopo che Golden Set Analytics per il medesimo servizio gli chiedeva circa 80.000 euro.

Roger Federer – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

D. Beh, è indubbio che la vostra offerta sia nettamente competitiva…

Si è un prezzo che ci permette di essere molto competitivi, ma la nostra è una scelta ben precisa. Noi vogliamo e dobbiamo crescere. L’obiettivo è avere 10-12 dipendenti – oggi siamo la metà – e per raggiungerlo dobbiamo investire, e quindi abbiamo bisogno di entrate per poter fare investimenti. Quindi abbiamo le collaborazioni con i top 100 di cui ti dicevo, ma poi abbiamo tutta una serie di progetti con i giocatori che voglio fare il salto di qualità, quelli cioè che dal livello Challenger vogliono entrare nei top 100. Con loro, considerata anche la difficile situazione economica, abbiamo impostato un’offerta diversa, in un certo senso quasi una partnership: non c’è un costo fisso, noi forniamo il servizio e il giocatore ci paga in base ai suoi guadagni. Per capirci: gli forniamo i dati del primo match, se vince mi paga in proporzione al premio ricevuto, poi gli forniamo il servizio per il secondo turno e così via. Poi c’è tutto il lavoro per i tennis club, per le Accademie. Con loro lavoriamo per “pacchetti set”, forniamo cioè le analisi per un determinato numero di set – più è grande il pacchetto in termini di set, meno spendi in proporzione – e poi sono loro che decidono come suddividere le videoriprese dei set tra i loro agonisti. Anche qui il Covid-19 si è fatto sentire e i loro budget sono stati drasticamente tagliati.

D. Prima che iniziassimo l’intervista avevi accennato anche a un’offerta “alla portata di tutti”, che oltre che ad un circolo può interessare anche giocatori di livello più basso, ma che vogliono migliorarsi e possono disporre dei vostri servizi ad un prezzo abbordabile.

Sì, stiamo facendo una promozione in cui al prezzo di 459 euro forniamo il kit di ripresa e le analisi statistiche di 5 partite. Considerando che il kit costa più o meno 150 euro, praticamente il giocatore paga 60 euro a partita per disporre di tutte le informazioni sul suo comportamento in campo per cinque partite. Lui registra le partite, poi ci invia il file via WeTransfer e noi nell’arco di 24 ore gli mettiamo on-line nella sua area riservata la partita tutti i dati statistici del match. Per un giocatore, cinque partite danno già una tendenza, suggeriscono già su quali aspetti debba lavorare.

D. Toglici una curiosità. Poi con quel top 50 con cui eravate in trattativa, com’è andata? Visto anche che eravate nettamente concorrenziali come prezzo.

Guarda, con lui in fase di trattativa abbiamo anche fatto uno specifico lavoro di analisi, perché ci aveva chiesto di capire come mai con un altro top 50 perdesse sempre in due set. Siamo andati ad analizzare le loro partite e gli abbiamo fornito tutta una serie di indicazioni, anche con il supporto della motion analysis. Avevamo rilevato come in determinate situazioni lui si comportasse nel modo ideale per il gioco del suo avversario. Ad esempio, in risposta rispondeva da una distanza tale che non gli consentiva mai di prendere l’iniziativa. Purtroppo al momento di chiudere è arrivato il Covid e a quel punto ci ha detto: ”Come faccio in questo momento ad investire 20.000 euro quando non so se e quando giocherò? E a questo punto non so neanche se e quando mi serviranno questi dati?” Obiettivamente era vero, in quel momento la situazione era quella che era.

D. Ci siamo soffermati sinora sulla parte di match analysis, ma Inside Tennis non è solo questo. Hai appena fatto cenno infatti alla motion analysis, che insieme alla video analisi sono gli altri servizi che offrite, i lavori di analisi sulla tecnica dei colpi.

Sì. La motion analysis 3D la utilizziamo soprattutto per dei lavori che ci vengono richiesti dai giocatori di alto livello, ma in realtà anche in questo caso basta una telecamera ed è un servizio che forniamo a tutti i livelli. Riusciamo a disporre di tutta una serie di dati sulle giocate: possiamo calcolare le accelerazioni del nostro giocatore, gli spostamenti in metri, la velocità, calcolare gli impatti, cioè a che distanza sei dalla palla quando colpisci… Ci manca solo la rotazione della palla e volendo la potremmo anche calcolare. Ma tra qualche mese Dartfish calcolerà anche quella! Con i giocatori che seguiamo, come dicevo, facciamo anche lavori specifici di questo tipo. Ad esempio, con uno di loro, che abbiamo seguito lo scorso anno – nel quale è riuscito a rimanere stabilmente nella top 100 – a inizio stagione abbiamo fatto un lavoro specifico sulla biomeccanica del dritto. Aveva una preparazione che non era conforme agli standard dei giocatori di altissimo livello e quindi abbiamo fatto tutta una serie di aggiustamenti. Abbiamo accorciato i tempi di preparazione, adesso prepara molto più basso con la mano che indietreggia, mentre prima alzava la preparazione; adesso va direttamente dietro e quindi non perde tutto quel tempo. Poi abbiamo lavorato per aumentare la distanza della racchetta dal punto di impatto perché togliendo un po’ di movimento circolare avrebbe avuto meno spazio per andare ad accelerare. Insomma, tutta una serie di lavori che hanno migliorato notevolmente l’efficacia del suo dritto.

D. Chiudiamo parlando del libro ”L’allenamento mentale performativo nel tennis”, quello che hai scritto a quattro mani con il mental coach Federico Di Carlo e che è appena uscito.

Con Federico ci siamo ci siamo posti il problema dei “turning points”, dei punti di rottura, cioè cercare di standardizzare e analizzare statisticamente quei momenti, che possono essere positivi o negativi, che si verificano durante i match e che cambiano l’inerzia del match. Abbiamo preso una serie di indicatori che siamo andati ad incrociare con i punti di rottura – definiti oggettivamente, in base al rapporto punti vinti/punti persi – rilevando come cambia il comportamento dei giocatori all’interno dei punti di rottura attraverso l’analisi statistica dei suddetti indicatori. Tra i quali vi sono quelli classici come la percentuale di prime palle, ma anche altri più specifici e collegati all’aspetto mentale, come l’intervallo di tempo che intercorre tra la prima e la seconda di servizio.

D. Attraverso queste analisi è possibile rilevare, ad esempio, che nei turning points negativi un giocatore tende ad andare a servire molto più velocemente la seconda. Non possiamo sapere se si tratta di una causa o di un effetto, ma abbiamo comunque un’informazione che ci permette di intervenire sul comportamento del giocatore e soprattutto renderlo consapevole.

Esattamente. E pensa la quantità di informazioni di questo tipo che possiamo ottenere attraverso l’analisi dei punti di rottura di 50 partite. Posso vedere per tutti gli indicatori se c’è una correlazione o meno, e se c’è se è positiva a negativa, con i turning points.

D. Un lavoro che conferma come anche a livello mentale si possa lavorare su dati oggettivi, basandosi sull’analisi statistica e sull’evidenza delle immagini.

Sì, esatto, si tratta di un metodo di lavoro del tutto innovativo per la parte mentale. E che conferma anche in quest’ambito la validità del nostro motto ad Inside Tennis: Se non stai misurando, stai indovinando.

Continua a leggere
Commenti

Pagelle

Pagelle: la settimana di Sone-goat

Lorenzo Sonego trionfa a Cagliari e lancia la stagione sul rosso. Nove azzurri in tabellone a Montecarlo, mentre Toni Nadal spiazza tutti

Pubblicato

il

Si sa, i torinesi in Sardegna sono sempre stati di casa, ma stavolta il Magnifico Lorenzo Sonego (10) è riuscito addirittura a mettere d’accordo il Presidentissimo Angelo Binaghi e il Sindaco Chiara Appendino, orgogliosa del suo concittadino. E così, quindici anni dopo il successo palermitano di Filippo Volandri, un azzurro torna a trionfare sul suolo patrio (lo sappiamo Sinner ha vinto le NextGen Finals in casa ma vabbè…) e lo ha fatto alla grandissima.

Va bene il cuore Toro, va bene il tremendismo granata, va bene l’irruenza alla Belotti, va bene la garra alla Pasquale Bruno, ma Lorenzo è soprattutto tanto talento e tanto tennis. E poi, che spettacolo è il sorriso sul 5-5 del tiebreak del secondo set, a due punti dalla sconfitta? È proprio il simbolo di chi si diverte facendo la cosa più bella del mondo. Comunque “il movimento è in salute” (cit.) e altroché! L’altro Lorenzo Magnifico, Musetti (7) ha giocato un altro grande torneo, ha annullato quattro match point a Evans e gliele ha pure cantate in conferenza stampa. Insomma, si matura velocemente.

Certo, gli effetti del boom del tennis italiano sono un po’ difficili da contenere. Improvvisati esperti di tennis che fino a ieri si occupavano del cerchietto di CR7 o delle fidanzate di Balotelli storcono il naso rispetto alla posizione assunta da Musetti nel rispondere al servizio: “Speriamo non faccia la fine di Gasquet”. Numero 7 del mondo, tre semifinali slam, 15 tornei vinti in carriera. Ora, è vero che dobbiamo dominare il mondo, ma diamoci una calmata. Nove azzurri in tabellone a Montecarlo (sono rimasti in otto, Musetti è già stato eliminato) sono in ogni caso un numero sontuoso, certo rispetto a Miami c’è qualche vecchia conoscenza che darà del filo da torcere allo squadrone italiano, ma ci sarà da divertirsi.

 

Un po’ meno per il povero Daniil Medvedev (5) al quale la terrà proprio non va giù. Il rimbalzo è irregolare – ha detto – e, soprattutto, gli si sporcano i calzini. Povera stella, lo immaginiamo a fare 5-6 lavatrici la sera stile desperate-housewife. Però gli diamo un consiglio: indossi calzini rossi e il problema è risolto.

Il tennis è comunque uno sport nel quale solitamente si parte tutti il lunedì e solo i più forti arrivano alla domenica. Stavolta però di domenica Benoit Paire (0) ha già abbandonato il torneo, sconfitto da un terraiolo doc come l’australiano Thompson. Il povero Benoit non ce la fa più, giocare in stadi vuoti senza il pubblico che può insultarlo e fischiarlo, non gli dà più soddisfazione. È demotivato, il poveretto. “Non me ne frega niente di queste partite, giocare in un cimitero come questo non è più possibile”. Come dicono a Roma, “a una certa” Benoit ci hai un po’ rotto i…e vabbè ci siamo capiti.

La notizia della settimana è comunque il ritorno sulla scena di Toni Nadal (10 alla carriera), che seguirà dalla panchina Felix Auger Aliassime. Siamo dei romantici e non avremmo mai immaginato di dover affiancare Toni al nome di un giocatore diverso dal nipote, ma tant’è. “In realtà non ho molta voglia di lavorare. Mi avevano cercato Paire e Kyrgios ma sarebbe stata troppo dura”. ha detto Zio Toni. “Con Felix invece lavorerò part-time. D’altronde lui è perfetto dal lunedì al sabato, ha bisogno di me solo la domenica”. In allenamento già evidenti i primi effetti della cura-Toni: Felix è stato spiato a tirarsi la mutanda, sistemare ripetutamente le bottigliette e impiegare 40 secondi a servire.

Rimanendo in tema iberico, in quel di Marbella gli spagnoli l’hanno fatta da padroni. Carreno Busta (8) si è portato a casa il torneo, ma il futuro è tutto di Alcaraz (8): ecco, magari Zio Toni se proprio non voleva godersi  la pensione poteva prendere questo cavallo qui…

Continua a leggere

ATP

ATP Montecarlo, Karatsev batte e impressiona Musetti: “Col rovescio è incredibile”

In un match diviso in due parti causa pioggia, il russo vince in due set senza particolari difficoltà e avanza al secondo turno

Pubblicato

il

Lorenzo Musetti - ATP Montecarlo 2021 (ph. Agence Carte Blanche / Réalis)

A. Karatsev b. [WC] L. Musetti 6-3 6-4

Finisce subito l’avventura monegasca di Lorenzo Musetti, sconfitto in due set da un Aslan Karatsev al suo esordio su terra battuta nel circuito maggiore. Le premesse per una sfida godibile c’erano tutte, ma i tanti errori, anche in manovra e spesso nelle primissime fasi dello scambio, ne hanno abbassato la qualità a dispetto di alcune di quelle giocate che ci aspettavamo. Davvero troppi gli unforced di Lorenzo per contenere un avversario che sbaglia di più ma tira tanti più vincenti e parte aggressivo fin dalla risposta. Musetti, viceversa lontano in ribattuta, ha cercato con relativo successo di non perdere troppo campo davanti a un Karatsev che ha sì una palla pesante ma sa anche trovare angoli ingestibili da posizioni eccessivamente arretrate.

Oggi non sentivo la palla bene, forse non sono entrato in campo convinto di poter vincere” ha detto Musetti in conferenza stampa. “Mi ha messo i piedi in testa fin dal primo game, non mi faceva entrare nello scambio e ho fatto molta fatica a colpire la palla. Le condizioni erano un po’ diverse rispetto a Cagliari, sentivo la palla molto pesante sulla racchetta e non riuscivo a spingere“. Un po’ per via del clima, un po’ per via di un avversario che anche a Musetti sembra davvero forte: “Sul cemento è un altro giocatore, di sicuro è già di vertice, ma credo che salirà ancora e stupirà (anche sulla terra, ndr). È un giocatore di un livello molto alto e toglie spesso il tempo. Risponde bene e col rovescio è incredibile“.

 

Del resto, la scorsa estate il russo aveva avuto un record di 17-2 sulla terra a livello Challenger e di qualificazioni per il Roland Garros, quindi è un avversario che può far bene su questa superficie. La sua ascesa è ormai nota, oltre 230 posizioni in poco più di un anno, con la semifinale raggiunta a Melbourne e la vittoria di Dubai a catapultarlo nella Top 30. Il suo ultimo match a Miami, tuttavia, è stato sintomatico di uno stile di gioco estremamente rischioso – una sconfitta per 6-3 6-0 contro Sebastian Korda in cui non è praticamente mai riuscito a trovare il campo, cosa peraltro successa anche a Dubai, dove quattro dei suoi sei match sono andati al terzo. Un incontro quindi dall’esito non facilmente pronosticabile, proprio a causa del livello che può esprimere Aslan, top player oppure “colui che si batte da sé” a prescindere dall’avversario.

PRIMO SET Nel primo confronto fra i due, il Karatsev di inizio partita ha ricordato sinistramente quello delle migliori uscite del primo scampolo di 2021: quattro risposte coperte, tutte anticipate, tutte profonde (una vincente), e break a zero. Gli unici punti fatti da Musetti nei primi due giochi sono stati doppi falli dell’avversario, che ha da subito mostrato un buon servizio esterno da sinistra, fondamentale contro un monomane. Due doppi falli nel terzo gioco hanno poi regalato due palle del 3-0 e servizio a Karatsev: sulla prima Musetti ha trovato un servizio potente chiuso con un tocco sotto rete, mentre sulla seconda è stato graziato da una risposta appena lunga. Aslan si è poi procurato altre due chance, manovrando a piacimento con il rovescio, ma il toscano si è salvato, chiudendo il gioco con tre servizi vincenti che l’hanno cavato d’impaccio.

Va dato atto a Musetti di aver saputo mettere giù la testa e lottare nei propri turni di battuta, alzando le percentuali e colpendo più dritti possibile per controllare lo scambio, cosa non facile quando l’avversario mette i piedi in campo senza posa. Pur rimanendo a volte preciso in risposta, ha anche iniziato a mischiare di più le traiettorie, propiziando qualche errore con il dritto del russo, che ogni tanto perde questo colpo. Passata la tempesta, il consueto momento di pausa di Karatsev è arrivato, stavolta nel sesto gioco: prima Musetti ha bloccato bene una risposta di dritto ed è scivolato sulla volée del russo per scavalcarlo con un lob di rovescio, e poi ha sfruttato un non forzato bimane dell’avversario per salire 15-40. Karatsev si è salvato con autorità in quelle due circostanze e poi in altre due non consecutive, trovando due gran prime al centro da sinistra e un eccellente kick.

Se il suo gioco da fondo è risultato sostanzialmente invariato rispetto alla consueta gragnuola di colpi anticipati, Karatsev ha in realtà mostrato grande discernimento con il servizio, alternando velocità e traiettorie anche con la prima e aprendosi così tante diverse possibilità con il primo colpo in uscita, di fatto senza mai perdere il controllo dello scambio.

Sul 4-3 e servizio Karatsev, il match è stato interrotto per pioggia.

SI RICOMINCIA – Rieccoli in campo alle 16.30, i due contendenti. Karatsev, subito in partita, tiene agevolmente il turno di battuta e mette in difficoltà il nostro rispondendo profondo, in un caso seguendo con profitto a rete, zona del campo che non frequenta spesso a dispetto di quella che pare una buona tecnica al volo. I due set point consecutivi sono merito suo, ma sul secondo arriva l’aiuto da casa Italia sotto forma di doppio fallo. Più vincenti ma anche più errori per Aslan (entrambi sbagliano molto di rovescio), che domina i punti tra i cinque e i nove colpi. A dispetto di condizioni che certo non possono essere velocissime, solo tre volte gli scambi si sono prolungati.

SECONDO SET – Al terzo gioco, è bravo Musetti a risalire dallo 0-40 originato dall’assenza della prima battuta e dalle aperture di campo russe chiuse ora a rete, ora con la smorzata. Il ventisettenne di Vladikavkaz continua a proporre il suo gioco che richiede la quasi perfezione sotto ogni aspetto, sia sotto sia fuori il suo controllo, un gioco per cui un granello di mattone fuori posto significa una pallata abbondantemente oltre il corridoio. Ci sono più scambi lunghi rispetto al primo parziale, ma il leimotiv non cambia, con Musetti troppo falloso per essere così poco propositivo. Il teenager di Carrara apre il nono gioco con un passantone di dritto, ma la speranza di mettere pressione alla battuta svanisce con un brutto gratuito dallo stesso lato.

Sornione, Karatsev sale di livello nel game successivo: prima risponde in allungo a una prima esterna che non si pensava potesse tornare indietro, poi non rimugina sul doppio fallo “annullato” dall’arbitro che dà buona la seconda di servizio di Lorenzo (per quel che vale, era fuori secondo la grafica non ufficiale di Hawk-eye) e si prende il punto a rete. Accetta di buon grado un errore dell’avversario e, dopo un’ottima risposta anticipata, chiude con un tracciante bimane che gli permette di raggiungere Stefanos Tsitsipas al secondo turno. Musetti invece farà rotta verso Barcellona: “Nelle ultime settimane ho sempre migliorato il mio ranking, anche da questa settimana prenderò molta esperienza – era la mia prima partecipazione qui. Ora focus su Barcellona, cercherò di passare le quali e preparare Roma al meglio“.

Ha contribuito Tommaso Villa

Continua a leggere

ATP

ATP Marbella: Carreño Busta batte Munar e ritorna al successo dopo più di un anno

Il numero 15 del mondo regola in tre set il giovane connazionale e festeggia il quinto titolo in carriera.

Pubblicato

il

[1] P. Carreno Busta b. J. Munar 6-1 2-6 6-4

La duecentesima vittoria a livello ATP regala il quinto titolo del circuito maggiore per lo spagnolo Pablo Carreño Busta e il primo successo per la Spagna il questo 2021. Il 29enne asturiano impiega 2ore e 20 minuti per avere la meglio del giovane connazionale Jaume Munar 6-1 2-6 6-4.

Primo confronto tra i due atleti che si presentavano a questa finale con prospettiva diverse. Lo spagnolo, numero 15 al mondo ed accreditato della prima testa di serie, al primo torneo sulla terra battuta, ha raggiunto l’ultimo atto grazie a una combattuta vittoria nella semifinale contro Albert Ramos Vinolas. Per Carreno si trattava dell’ottava finale in carriera, la prima dal titolo vinto a Chengdu nel 2019. Per Munar, numero 95 del ranking, invece, si trattava della prima finale a livello ATP, raggiunta eliminando la testa di serie numero 2 Fognini al secondo turno ed il giovane talentuoso Carlos Alcaraz in semifinale.

 

PRIMO SET – La differenza di esperienza tra i due giocatori a questi livelli è lampante sin dall’inizio del match, Carreno inizia subito in controllo degli scambi mentre Munar gioca due metri lontano dalla linea di fondo sempre in recupero e già nel secondo game riesce a complicarsi la vita da solo, quando da 40-15 si trova a dover fronteggiare tre palle break, con una seconda di servizio facilmente attaccabile, ma un Carreno poco preciso non riesce a convertirle. Ma il break non tarda ad arrivare poco dopo nel quarto game, con Carreno che comanda lo scambio, entra con i piedi dentro al campo e chiude con un dritto in contropiede. Il servizio continua a non assistere Munar, che sulle seconde continua ad essere attaccato con facilità dal numero 15 al mondo che con un dritto che bacia la riga converte l’ennesima palla break offerta da Munar. Il 23enne di Santanyì dopo 34 minuti è sotto 6-1.

SECONDO SET – Nel secondo set il più giovane dei due spagnoli comincia ad alzare le percentuali di prime, scrollandosi la tensione di dosso che lo ha accompagnato in tutto il primo set e riuscendo finalmente ad avanzare e mettere i piedi dentro al campo. Il match scorre fino al sesto game dove si verifica il passaggio a vuoto di Pablo Carreno che concede ben tre palle break consecutive ad un Munar molto più dinamico. L’asturiano riesce ad annullare la prima, ma non la seconda dopo un lungo scambio dove Carreno tenta il dropshot, ma Munar recupera e piazza la palla sulla riga sorprendendo l’avversario che recupera come può, concedendo però a Munar di chiudere facile a rete a campo aperto.

Munar è in fiducia e mette a segno il primo ace del match e dopo aver tenuto agevolmente il servizio, mette ancora in difficoltà un Carreno, ora molto nervoso, che non riesce a chiudere il game con Munar che alla prima occasione converte il suo set point. 79 minuti e 1 set pari

TERZO SET – Inizio difficile per Munar, che apre il terzo set con un doppio fallo e dopo pochi secondi e già e costretto a fronteggiare due palle break, più una ulteriore qualche secondo dopo ma il servizio e una maggiore cattiveria gli permettono di salvare la situazione. Situazione che sfugge dal suo controllo nel quinto game, dove Munar non riesce a mettere nemmeno una prima in campo offrendo il fianco ad un Carreno che con un mix di dropshot e attacchi potenti da dentro il campo ottiene il break. Neanche il tempo di gioirne che il 29 enne asturiano disfà il tutto, con quattro errori che offrono il contro break a Munar. Il match raggiunge il suo momento di maggior tensione nel nono game dove dopo 15 minuti di battaglia e alla settima occasione, Carreno ottiene il break che decide il match.

Per Carreno si tratta del quinto successo in carriera, il secondo su terra dopo Estoril 2017 e il primo sul suolo natio. Con questo successo l’asturiano si riavvicina alla top 10, risalendo al numero 12 del mondo. La sua attenzione adesso si sposta a Montecarlo dove ad attenderlo al primo turno c’è il nostro Stefano Travaglia, proveniente dalle qualificazioni. Per Munar continua lo strano rapporto con Marbella, dove in 6 mesi perde la terza finale tra ATP e Challenger ma guadagna 14 posizioni che gli permettono di attestarsi al numero 81.

Giuseppe Di Paola

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement