Finalmente Federer: "Nella pausa ho fatto l'autista di famiglia" (Semeraro)

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Finalmente Federer: “Nella pausa ho fatto l’autista di famiglia” (Semeraro)

La rassegna stampa di venerdì 5 marzo 2021

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Finalmente Federer: “Nella pausa ho fatto l’autista di famiglia” (Stefano Semeraro, La Stampa)

La prossima settimana nell’Atp 250 di Doha Roger Federer torna a giocare un torneo dopo più di un anno. Aggiungiamoci un “finalmente”, visto che ci è mancato assai, e impiattiamo con un filo di inquietudine. Perché a quasi 40 anni – li compirà l’8 agosto – reduce da due interventi al ginocchio (a febbraio e giugno) e tenendo Roger pure famiglia, è lecito chiedersi: sì, ma quale Federer? E per quanto a lungo? L’ultimo domicilio agonistico conosciuto del Genio è la semifinale degli Australian Open persa il 30 gennaio 2020 contro Novak Djokovic. Il sette febbraio c’era stata la mega esibizione a Città del Capo contro l’altra sua kryptonite Rafa Nadal, poi ha chiuso la Wilson nella sacca e si è concesso al pubblico quasi solo per palleggiare sui terrazzi di Finale Ligure insieme a Sofia e Carlotta. «Cosa ho fatto in questi mesi? – ha spiegato alla radio svizzera SRF -. Mi sono impegnato nella riabilitazione e ho fatto il quarterback della famiglia: controllavo i miei quattro figli, assicurandomi di non fare tardi a nessun impegno, sono anche diventato l’autista ufficiale di casa. Mi è dispiaciuto non giocare in Australia, ma era troppo presto per il mio ginocchio. Poi meglio ripartire da un torneo più piccolo, c’è meno stress. Voglio festeggiare ancora grandi vittorie. Pensavo che nella pausa non avrei badato molto allo sport, invece mi sono sorpreso a seguire i risultati e le partite: di solito non lo faccio se non gioco un torneo». La voglia, pare di capire, c’è. L’orgoglio anche. Per il fisico vedremo. Ma la road map è chiara. Dopo Doha giocherà a Dubai, poi farà una capatina sul rosso, quindi sull’erba di Halle in preparazione dei veri obiettivi: Wimbledon, le Olimpiadi, gli Us Open. Dovesse centrarne almeno uno, l’ipotesi di un addio si addolcirebbe. E il dopo tennis non lo spaventa: «Andrò a sciare con i miei figli, a fare escursioni, giocherò a basket e a hockey su ghiaccio. Ho ancora tanti sogni da realizzare». Preoccupati di svegliarci da un sogno ad occhi aperti durato 20 anni, semmai, siamo noi.

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Trionfa Tsitsipas, la bellezza greca: “È solo l’inizio” (Crivelli). Tsitsipas sulle orme di mamma ( Mastroluca). Tsitsipas è un rullo e firma il primo 1000 (Bertellino)

La vittoria di Tsitsipas a Montecarlo nella rassegna stampa di lunedì 19 aprile 2021

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Trionfa Tsitsipas, la bellezza greca: “È solo l’inizio” (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

L’Apollo è sull’Olimpo. La bellezza greca conquista il Principato e dipinge un luminoso orizzonte di raffinata speranza nel tennis robotizzato dei tempi moderni. La fresca divinità Tsitsipas sublima la settimana perfetta senza neppure un set perso con una finale dominata su Rublev, decisamente cotto dopo un percorso molto faticoso, in un’altra pagina di una rivalità che ci porteremo appresso a lungo. Stefanos, che nel 2019 vinse il Masters e dunque non è certo un novizio ai livelli più alti, è tuttavia consapevole che vincere il primo Masters 1000 in carriera, e per di più sulla terra in presenza di Djokovic e Nadal con il diavolo in corpo e non con le scorie di fine stagione, imprime un sigillo importante sul cammino che lo attende d’ora in poi; e infatti sulla telecamera a fine match verga il manifesto delle intenzioni: «Comincia tutto a Montecarlo». Ispirato da mamma Proprio là dove mamma lulija Salnikova, giusto quarant’anni fa, nel 1981, conquistò un torneo juniores, impresa ricordata da una targa che impressionò molto il piccolo Tsitsi quando perla prima volta mise piede al Country Club

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Tiene fede al voto con un impressionante rendimento al servizio (24 punti su 28 con la prima) che fmisce per disarmare Rublev, impossibilitato a prendere il comando delle operazioni e anzi spinto verso l’angolo del rovescio dove non può nuocere. Una lezione di 71 minuti che porta in dote al nuovo principe il primo posto nella Race verso le Finals di Torino: «Quando sono usciti Djokovic e Nadal, non c’era più una ragione per cui non dovessi alzare il trofeo. Penso di averlo meritato per come ho giocato. Ma siamo solo all’inizio, c’è ancora tanto tennis da giocare quest’anno

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Stefanos, per inseguire l’obiettivo di una vita, è partito da lontano, addirittura dal campionato italiano di serie B a squadre con il Tennis Club Galatina quandol aveva 15 anni

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«Lo so che siete abituati alle grandi rivalità tra Nadal e . Federer o tra Nadal e Djokovic, ma quella tra me e Rublev è già a buon punto. E chiaro che ci ritroveremo spesso, e ne avrò tante altre: con Zverev, con Sinner, con Berrettini. Io vedo molta varietà nel tennis dei prossimi anni, sarà un’epoca eccitante». L’età dell’Apollo di Atene.

Tsitsipas sulle orme di mamma (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

Il bell’abbraccio al padre coach ha completato la settimana perfetta di Stefanos Thitsipas. A Montecarlo, il greco ha dominato la finale contro il russo Andrey Rublev, che ha vinto più partite di tutti dalla fine del lockdown l’estate scorsa Ha infatti trionfato per la prima volta in un Masters 1000 nello stesso Country Club dove sua madre, l’ex tennista allora sovietica Julia Salmkova, conquistò un trofeo junior nel 1981. «A Montecarlo comincia tutto», ha scritto sull’obiettivo della telecamera dopo il 6-3 6-3 nel settimo confronto nel circuito maggiore contro Rublev, che aveva eliminato Rafa Nadal Grazie al successo nel Principato, Tsitsipas sale al primo posto della Race to Turin, la classifica che considera i soli risultati stagionali e a fine anno qualificherà alla prima edizione italiana delle Nitto ATP Finals.

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Senza storia la finale, determinata da tre break, due dei quali all’inizio dei due parziali, e dalla maggiore precisione del greco negli scambi da fondo.

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«Mi ci vorrà del tempo per digerire questa sconfitta», ha detto Rublev che, come racconta il suo coach spagnolo Fernando Vicente, pensa al tennis 24 ore al giorno. Quella con il greco, tennista filosofo e video-blogger di viaggi anche durante i tornei, si prospetta come una delle principali rivalità dei prossimi anni. Ma secondo il n.5 del mondo, non sarà l’unica. Non vede per le stagioni a venire uno scenario simile all’epoca di Nadal e Federe; che hanno monopolizzato le emozioni e i grandi duelli almeno fino all’arrivo di Novak Djokovic. «Probabilmente avrò belle rivalità anche con Zverev, Sinner, Berrettini — ha spiegato dopo la finale – Credo che questa varietà renderà emozionante il tennis del futuro».

Tsitsipas è un rullo e firma il primo 1000 (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Dominio assoluto di Stefanos Tsitsipas a Montecarlo e primo titolo Masters 1000 (6° ATP in totale) messo in bacheca, dopo aver già vinto in carriera le ATP Finals. Personaggio in campo e fuori ha nobilitato una rassegna che, Federer a parte, ha visto al via tutti i migliori giocatori del circuito. Nulla da fare per Rublev, solitamente implacabile in finale tanto da essersi presentato al via imbattuto da quasi due anni negli atti decisivi. Grande al termine la soddisfazione di Stefanos, primo greco nella storia a sollevare un trofeo Masters 1000: «Incredibile che possa essere dove sono adesso – ha detto al termine – E’ per il momento la settimana più bella della mia vita. Sapevo che Andrey sarebbe stato un avversario difficile. Entrambi riusciamo ad estrarre il meglio l’uno dall’altro quando ci confrontiamo. Sono orgoglioso del modo con il quale sono riuscito a stare in campo oggi. Non poteva iniziare meglio la mia stagione sulla terra, vincendo quasi a casa a Montecarlo e sulla mia superficie preferita. Un torneo che ho vissuto anno dopo anno, fin da quando ero piccolo». Era per il 22enne greco la terza finale 1000 della sua ancora recente storia agonistica e ha saputo gestirla in modo impeccabile, sia dal punto di vista mentale che tecnico. Partenza di slancio (3-0) con colpi ficcanti sia da fondo che nei pressi della rete. Rublev è apparso subito in difficoltà, incapace di far male con il suo colpo “letale” il diritto e quasi sempre chiamato al recupero delle traiettorie del rivale. In 32 minuti si è consumata la prima parte di gara. La seconda ha visto ancora Thitsipas, che nel corso del torneo non ha perso nemmeno un set e battuto avversari importanti, sempre in cattedra, a dettare il ritmo ed il gioco.

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con altri due break Tsitispas, l’ultimo nel game numero nove, ha meritatamente conquistato il trofeo, dopo un’ora e 11 minuti succedendo nell’albo d’oro della manifestazione (non giocata nel 2020) a Fabio Fognini e ad altri nomi che hanno fatto la storia del tennis mondiale. Le congratulazioni al vincitore sono arrivate anche da un Rublev deluso: «Non ho molto da dire, dopo una settimana comunque per me positiva. Stefanos ha dimostrato di essere già uno dei migliori.

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Tsitsipas-Rublev finale Next Gen (Crivelli). Rublev il calmo punta al trono (Mastroluca). Montecarlo è giovane (Bertellino). Che Cocciaretto. Italia promossa (Viggiani)

La rassegna stampa di domenica 18 aprile 2021

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Tsitsipas-Rublev finale Next Gen (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Il canto di vittoria del dio greco o la presa di potere dello zar russo? Comunque vada, Montecarlo abbraccerà la rivoluzione perché, a differenza di Miami, Djokovic e Nadal erano presenti. Dunque, la finale tra Tsitsipas e Rublev allarga gli orizzonti sul futuro, in attesa che i golden boys si ribellino ai gloriosi monumenti anche negli Slam, al momento presidio ancora inespugnabile di una generazione leggendaria e irripetibile. Saranno le dure battaglie tre su cinque di Parigi, Wimbledon e New York a misurare, una volta di più, la reale distanza tra i Big Three e i giovanotti dietro, ma c’è un elemento nuovo: chi vincerà oggi sotto la Rocca, andrà in testa alla Race, cioè la classifica che tiene conto dei risultati 2021 e che qualifica per le Atp Finals di Torino. In realtà, con il 24° successo stagionale (nessuno come lui) maturato su Ruud, Rublev si è già garantito il primato, ma potrebbe essere scalzato proprio dall’ateniese, a sua volta facile vincitore su Evans. Se non fosse per quel dettaglio certo non trascurabile degli Australian Open finiti come sempre i tra le braccia di Djokovic, sarebbe giusto sostenere che l’ultimo atto del Principato mette di fronte i migliori al mondo dei primi quattro mesi. L’aspetto psicologico, in una finale senza l’ombrello di uno dei Big Three, avrà un peso decisivo, e i precedenti in parità (3-3) non aiutano a dirimere il pronostico. Certamente, anche solo rispetto a Miami, Rublev sembra aver fatto un salto di qualità pure mentale: «Ci saranno tante altre finali tra noi due, io sono contento di potermela godere, qui a Montecarlo ho gestito meglio le mie emozioni. Ma per progredire ancora, devo arrivare a fare tutto: volée, smorzate, colpi in difesa». Un proclama di guerra.

Rublev il calmo punta al trono (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

 

Un nuovo principe aspetta dl diventare re a Montecarlo. Oggi al Country Club, Stefanos Tsitsipas e Andrey Rublev inseguono in finale il primo Masters 1000 in carriera. Il greco ha dominato 6-2 6-1 il britannico Dan Evans, che aveva eliminato il numero 1 del mondo Novak Djokovic: ha raggiunto così, senza perdere un set, la sua terza finale in un 1000. Il russo, che ha vinto più partite di tutti nel 2021 e ha sorpreso nei quarti Rafa Nadal, ha sconfitto 6-3 7-5 il norvegese Casper Ruud. Una grande occasione per accelerare il momento del cambio della guardia al vertice. «Non siamo abituati a vedere Djokovic e Nadal eliminati nei tornei. Lasciate che i giovani dimostrino quello che sanno fare: è così che dovrebbe essere» ha detto il n.5 del mondo. Tsitsipas ha festeggiato scrivendo sull’obiettivo una frase motivazionale di Eugene Belle junior: «Aspira ad essere un esempio per gli altri prima di morire». Obiettivo ambizioso. Rublev ha vinto la 21^ partita della stagione, recuperando in entrambi i set un break di svantaggio contro il 22enne Ruud, che ha migliorato a Montecarlo il quarto di finale di suo padre Christian datato 1997, ma non ha superato quella che alla vigilia aveva definito come la sfida più dura della sua carriera. Anche ieri Rublev è riuscito a giocare il suo tennis ad alto ritmo e ad elevato rischio con una sicurezza che prima non aveva. È un caos calmo, e cambia tutto. A Miami, ha detto dopo il match, «la situazione era diversa. Ho perso per colpa delle mie emozioni Ho imparato la lezione. Certo, ci sono sempre alti e bassi nelle partite, ma questa settimana direi che ho controllato davvero bene le emozioni».

Montecarlo è giovane (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Eliminati anzitempo i superfavoriti Djokovic e Nadal, assente Roger Federer, la finale odierna del Masters 1000 di Montecarlo sarà in ogni caso nobile con protagonisti due dei personaggi che incalzano ormai da qualche stagione i “big three”, ovvero Stefanos Tsitsipas e Andrey Rublev, rispettivamente i numeri 5 e 8 del mondo. Ventidue anni il greco, ventitre il russo. Prima finale 1000 per Rublev, terza per l’ellenico: «E’ una sensazione bellissima – ha detto Andrey al termine della semifinale vittoriosa – sono molto felice anche se devo ancora capire quello che è successo. Casper è un giocatore ottimo. Ho dovuto migliorare ed alzare ii mio livello e l’ho fatto, altrimenti avrei perso. Poi sono calato ma sono riuscito a riprendermi». Rublev ha battuto in due set un buon Casper Ruud. In apertura di programma Tsitsipas aveva fermato la corsa inattesa sulla terra rossa di Daniel Evans, in due rapidi set. «Nonostante lo score – ha detto Tsitsipas a fine match – è stato difficile mantenere lo stesso livello per l’intero confronto. Devo però dire che i suoi slice mi hanno permesso di avere il tempo per pensare a come gestire lo scambio. Rublev è un avversario ostico e solidissimo, che non ti concede invece molto tempo per approntare una tattica. Sarà una sfida per il titolo nella quale entrambi dovremo dare il meglio».

Che Cocciaretto. Italia promossa (Mario Viggiani, Corriere dello Sport)

La Davis al femminile quest’anno ha cambiato denominazione, da Fed a Billie Jean King Cup. Elisabetta Cocciaretto invece non cambia e in azzurro continua sempre e solo a vincere. La ventenne marchigiana ieri ha battuto anche Mihaela Buzarnescu, nel playoff disputatosi a Cluj, in Romania, e ha promosso l’Italia ai preliminari dell’edizione 2022 (si terranno a febbraio e qualificheranno per la fase finale di aprile, sempre a Budapest). Dopo il successo abbastanza spedito di venerdì contro Irina Maria Bara (n. 132 del mondo), ieri la “Coccia” (n. 111) ha dovuto faticare non poco contro la Buzarnescu (n. 137) ma dopo due set tiratissimi, durati ben 2h42′, ha collezionato la quinta vittoria in altrettanti match di singolare giocati in Coppa. Vittoria decisiva, dopo che Jasmine Paolini (n. 104) aveva perso il primo singolare della seconda giornata contro Elena Gabriela Ruse (n. 168). «Ho iniziato un po’ tesa e sono rimasta abbastanza contratta per tutto il tempo, senza riuscire a essere aggressiva con il mio miglior gioco – le parole di Elisabetta a fine partita -. Mi sono un poco tirata indietro e la mia avversaria l’ha capito, restandomi attaccata per tutta la partita Però sono stata tenace fino all’ultimo e ora sono proprio felice del nostro successo e della chance che potremo giocarci l’anno prossimo».

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Rafa lezione di russo. Colpo grosso Rublev con il match perfetto. Fognini, stop con rimpianto: “Quel primo set…” (Crivelli). Fognini-Nadal? No, Ruud-Rublev (Mastroluca). La caduta dei giganti (Bertellino). Nadal Ko, Montecarlo terra di nessuno (Piccardi). Rivoluzione Montecarlo, escono Nadal e Fognini (Valesio). Fognini deve arrendersi a Ruud. Rublev rovescia il trono di Nadal (Paglieri). Il tennis secondo Paire: “Gioco, perdo, incasso”. E poi scappa coi soldi (Ruta)

La rassegna stampa del 17 aprile

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Rafa, lezione di russo. Colpo grosso di Rublev con il match perfetto (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

E dunque la reggia accoglierà un nuovo principe. […] Nadal infatti non è più della partita, l’inseguimento alla meravigliosa dozzina si arresta con fragore contro le spingardate di Rublev, il braccio armato della rivoluzione russa. Domani perciò ci sarà un campione incoronato per la prima volta, nel Principato, dopo che anche Fognini aveva dovuto arrendersi alla solidità di Ruud, che all’Accademia di Rafa a Manacor si allena nelle more dei tornei. Pessimo servizio. Dopo due partite in cui ha concesso briciole (cinque game in tutto), il satanasso maiorchino stavolta deve maneggiare un avversario che non si è lasciato spaventare dai due precedenti in cui in pratica non ha toccato palla e che espone un piano tattico basico ma efficace: spinta costante e missili di dritto sul lato destro di Rafa, quello del rovescio. Per provare a disinnescarlo, il numero tre del mondo dovrebbe almeno tenerlo lontano dalla riga di fondo nei suoi turni di battuta, ma il suo servizio è un disastro: tre sanguinosi doppi falli regalano al moscovita due break solo nel primo set. Certo, Nadal sulla terra resta Nadal, un guerriero indomabile e anche se l’altro non gli dà ritmo dominando gli scambi sotto i cinque colpi, il maiorchino risale più d’orgoglio che di lucidità tattica, pareggia il conto dei set e sembrerebbe favorito dal cambio d’inerzia. E invece Rublev dà prova di maturità e di un adattamento al rosso (vedasi l’uso sapiente della smorzata) che non gli si riconosceva così pronunciato, vincendo nel terzo set addirittura uno scambio da 35 colpi e continuando a martellare con il dritto (18 vincenti). Alla fine, Rafa perderà la battuta addirittura per sei volte, e in 488 match sulla terra gli è accaduto appena 16 volte: «Quando servi così male, non puoi vincere. Non riesco a spiegarmi cosa sia successo, in allenamento il servizio funzionava. È sempre triste perdere in un torneo a cui sei molto affezionato, ma conosco una sola ricetta per uscirne: lavorare ancora più duro a partire da Barcellona la settimana prossima». Il duello a distanza. Al netto della partita per certi aspetti deludente del mito spagnolo, Rublev conferma però di essere giocatore ormai pericolosissimo quando si gioca due set su tre, come dimostrano le 23 vittorie stagionali a fronte di sole 4 sconfitte: «Uno dei più grandi successi della mia carriera, contro il più forte giocatore di sempre sulla terra battuta, una leggenda che anno dopo anno non conosce cosa sia la pressione di dover vincere sempre». E il passo ulteriore che si chiede alla nuova generazione: la stessa fame e la stessa testa anche negli Slam. Potrà senz’altro condividere Tsitsipas, che a questo punto è l’altro favorito del torneo insieme con il russo, anche se questa edizione di Montecarlo sembra costruita per disinteressarsi dei pronostici. Dunque il greco dovrà diffidare di Evans, a 30 anni capace di raggiungere la prima semifinale in un Masters 1000 dopo un burrascoso passato da consumatore di cocaina e in realtà all’apparenza più coinvolto nella diatriba a distanza con Musetti che dal cammino glorioso a Montecarlo: Lorenzo, dopo averlo battuto al primo turno di Cagliari, lo aveva accusato di essere un provocatore scorretto. Ieri la replica del britannico: «Aveva giocato meglio ed aveva meritato, ma è un maleducato e quando mi rivedrà dovrà chiedere scusa». Al prossimo gong

Fognini, stop con rimpianto: “Quel primo set…” (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

 

[…] Che la sfida a Ruud non fosse semplice era scolpito nelle caratteristiche del norvegese, solido e compatto, chirurgico nel non concedere errori forzati e in possesso di un dritto che non sfonda subito ma mette una continua pressione fio ad aprirsi gli angoli. Le occasioni. Il primo set, però, rimarrà tra i rimpianti stagionali di Fabio, che non sfrutta quattro palle break nel quinto game e per altre due volte si ritrova a due punti dal possibile break. Insomma, il parziale gli spetterebbe per le chance che si è procurato, e invece gli basta un errore banale nel decimo game per ritrovarsi dal possibile 5-5 al 6-4 per lo scandinavo, bravo ad allungare grazie a due dritti vincenti: «Non ci sono storie, il primo set avrei dovuto vincerlo io – ammette sconsolato Fognini – e la partita probabilmente sarebbe cambiata. Lui ha avuto anche un po’ di fortuna e secondo me ha giocato sopra il suo livello attuale, anche se sulla terra vale i primi 15 del mondo». La sconfitta nei quarti dopo il successo del 2019 costerà a Fabio quasi una decina di posizioni in classifica, e lunedì si ritroverà al numero 27, il suo peggior ranking dall’inizio dei 2018. Una discesa che non lo preoccupa: «Ormai non guardo più ai numeri, devo solo pensare a stare bene e a vincere più partite possibili. Questo torneo ha dimostrato che il tennis non mi ha abbandonato, quindi sono soddisfatto». Il programma prevede adesso l’appuntamento di Barcellona e poi una calendarizzazione che dovrà tenere conto delle condizioni e del rendimento: «Sono iscritto a quasi tutti i tornei, con la pandemia non puoi che fare così, ma qualcuno lo salterò per forza. Certamente giocherò un torneo dopo Roma, non posso aspettare due settimane prima del Roland Garros: ho bisogno di partite». E il tennis ha bisogno di lui

Fognini-Nadal? No, Ruud-Rublev (Alessandro Mastroluca, Il Corriere dello Sport)

Niente Fognini-Nadal a Montecarlo. Niente rivincita della semifinale 2019, che avvicinò il ligure al suo trionfo più prestigioso, il primo in un Masters 1000 per un italiano. Nella parte bassa del tabellone, il posto in finale se lo giocheranno Casper Ruud e Andrey Rublev. [….] FOGNINI KO. La solidità di Ruud punisce anche Fognini, sconfitto in due set anche se il 6-4 6-3 non racconta tutta la storia. Almeno due i passaggi che avrebbero potuto cambiare le sorti della partita. La chance per il 5-5 mancata nel primo set e l’ottavo game del secondo, in cui il campione in carica, destinato a scendere sotto la 25° posizione in classifica la prossima settimana, ha perso il servizio da 40-0. Ruud ha così festeggiato la sua decima vittoria in carriera nei Masters 1000. Le ha ottenute tutte sulla terra rossa, tra Roma e Montecarlo. RUBLEV SHOW. Il match del giorno, però, l’ha giocato e vinto Andrey Rublev Il russo ha inflitto a Rafa Nadal la sua sesta sconfitta in 79 partite a Montecarlo, la prima in tre set. Per la prima ora di gioco, il numero 8 del mondo è intoccabile, ingiocabile. Il maiorchino appare impotente, senza armi per rispondere al martellare da fondo dell’avversario che lo aggredisce contro il rovescio e poi colpisce in lungolinea. «Non so cosa dire. Non posso immaginare cosa abbia provato Rafa, sapendo di essere il migliore sulla terra e sentendosi sempre sotto pressione – ha detto a caldo il russo – Deve essere stato incredibilmente duro. Sono scioccato dal modo in cui ha giocato con questa pressione addosso. Per questo è una leggenda». Ma anche sul regno di una leggenda nel Principato può tramontare il sole. Nadal, undici volte vincitore a Montecarlo, non concepisce l’idea di abbandonare senza combattere fino all’ultimo, di dare tutto quello che può. Nel secondo set, dall’1-3, la sua partita cambia ritmo e respiro. Cancella lo svantaggio e aggancia il numero 2 di Russia sul 4-4 con uno dei punti più squisitamente nadaliani della partita. Un momento vintage, che lo sospinge fino al terzo set. FUORI NADAL. Rublev, figlio di una maestra di tennis e di un pugile, si muove leggero e ha il braccio svelto. Colpisce veloce, la palla è pesante. Ti muove col suo swing, con ogni colpo ti avvicina al knockout Allenato dallo spagnolo Fernando Vicente, ha trasformato l’ambizione impaziente in una marsicura, nella buona e nella cattiva sorte. Torna a marciare all’inizio del terzo set, firma subito il break e annuncia l’inizio di una nuova era. La sua seconda semifinale in un Masters 1000 è una dichiarazione e insieme una conferma. Qualcosa nel tennis sta cambiando. E nei prossimi anni tutti dovranno fare i conti anche con lui. 

La caduta dei giganti (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Due campioni in ginocchio, ieri nei quarti di finale del Masters 1000 di Montecarlo. Quello uscente, Fabio Fognini, fermato dal sempre più emergente 22enne norvegese Casper Ruud; e quello per 11 volte in trionfo nel torneo del Principato, Rafael Nadal, falloso, nervoso più del solito e piegato dalla forza del russo Rublev, sempre più consapevole del proprio valore. Eliminazione a dir poco clamorosa perché giunta sul terreno preferito da “Rata” e con un parziale ad onde, nonostante un recupero dal 2-4 nel secondo parziale. Nel terzo due break per il russo hanno indirizzato il match vero di lui. Nel primo set del match Fognini-Ruud la differenza in 54 minuti di totale equilibrio l’hanno fatta due diritti sbagliati, in particolare un lungolinea dell’italiano uscito di pochissimo che ha portato lo score del nono game, con l’azzurro al servizio, sul 40-40. Il norvegese ha approfittato poco dopo di due seconde palle dell’azzurro, aggredite con veemenza, per il 6-4. Fognini ha patito il momento e subito un break all’inizio della seconda frazione, che ha Ianciato il nordico figlio d’arte sul 2-0 e servizio. Un altro gioco per Ruud, con il rivale che ha reagito, in modalità sopravvivenza, salendo sull’1-3 dopo aver rischiato in tre occasioni lo 0-4. Contro-break dell’azzurro (2-3) e set riaperto. Sul 3-4 40-0, Fognini ha dovuto inchinarsi alla forza del norvegese, concentrato sia in difesa che in spinta. Ultima chance per il ligure di rientrare nel match ma Ruud l’ha cancellata ed ha chiuso 6-3 dopo 1 ora e 36 minuti. Per Ruud è seconda semifinale 1000 dopo quella agli Internazionali BNL d’Italia 2020, contro Rublev: «Bisognava essere pronti – ha detto Ruud al termine – e fargli giocare tutte le palle. Lui è un campione in grado di far punti in ogni momento. Due o tre palle hanno fatto la differenza nei passaggi chiave». L’altra semifinale (ore 13,30) proporrà una sfida inedita per la terra rossa con un buon interprete della superficie, l’ellenico Stefanos Tsitsipas, dall’altro appare un inglese come Daniel Evans mai così avanti sull’argilla. Per lui si tratta della prima semifinale nel circuito maggiore sul rosso e la prima in assoluto Masters 1000. […] A Montecarlo ha fatto la stessa cosa, anche quando è sembrato in difficoltà. Al termine ha alzato le braccia al cielo dopo 2 ore e 42 minuti e 4 palle break annullate a Goffin sul 4-4 del terzo set. Tsitsipas ha avuto la meglio su Davidovich Fokina, bloccato da un problema alla coscia sinistra alla fine del primo set.

Nadal ko, Montecarlo terra di nessuno (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

[…] Montecarlo, nel silenzio irreale delle porte chiuse, resta terra di nessuno (o quasi). Sono tempi così, il tennis insofferente delle bolle costretto nel vuoto pneumatico favorisce le sorprese e l’avanzata delle novità rispetto a chi è rimasto fermo a lungo, il rosso sottolinea le differenze e le controfigure del Djoker con Evans e di Nadal con Rublev, ieri ai confini della perfezione, sono lontane parenti dei fuoriclasse dei 18 e 20 Slam. «Non sono un fan delle scuse: la verità è che non ho giocato bene, anzi sono stato un disastro» ammette Rafa affossato dai doppi falli (7), dalle percentuali al servizio (57% di prime palle), dalle occasioni break non convertite: «Un cocktail mortale: con questi numeri, contro un giocatore forte come Rublev, sei spacciato». Nadal non si dà pace: «Certo non il modo migliore per cominciare la stagione sulla terra, ora vado a Barcellona ma soprattutto torno ad allenarmi per molte ore al giorno. È una sconfitta che fa male, spero di poter rimediare con il lavoro». Un frequentatore della sua accademia di Manacor, a Maiorca, strapazza Fabio Fognini in ripresa ma non abbastanza brillante: sarà il norvegese Casper Ruud, 22enne n. 27, oggi in semifinale, a cercare di fermare il ciclone Rublev, alfiere della generazione che è pronta a prendersi tutto. Match in equilibrio fino al decimo game, quando l’italiano n. 18 cede il servizio da 40-15, consegnando il set (6-4) nelle mani dell’avversario che lo aveva già battuto due volte nel 2020. Nel secondo Ruud vola 3-0, Fognini ha un sussulto d’orgoglio, risale 3-3 ma all’ottavo game crolla da 40-0, arrendendosi 6-3. E Stefanos Tsitsipas, n. 5 del ranking e n. 4 del tabellone, il giocatore più alto in classifica sopravvissuto alla rivoluzione del Principato. Affronta da favorito l’inglese Daniel Evans, intravedendo all’orizzonte il primo titolo Master i000 della carriera, appena il secondo sulla terra.

Rivoluzione Montecarlo, escono Nadal e Fognini (Piero Valesio, Il Messaggero)

[…] E Nadal ha perso contro Rublev nei quarti di Montecarlo. Recuperando sì il secondo set grazie a quella stessa personalità debordante è stata in campo uno dei punti forti di Roger; ma crollando nel terzo. Perde, Rafa, (6-2 4-6 6-2) palesemente stanco: mentre il russo, autore di una partita fantastica, di quelle che non si dimenticano, tira fuori la lingua a più riprese rivelandosi in campo emulo di Mick Jagger, Rafa la lingua la tiene in bocca ma è come se strusciasse sul Centrale di Monaco. FAB FOUR ADDIO? Siamo davvero al Ragnarok tante volte annunciato, ancora più clamoroso se si pensa che la dittatura dei Fab Four (poi Top-3) è stata probabilmente la più inossidabile e longeva della storia del tennis? È possibile che, come tutti coloro i quali sono un po’ agèe, Nole e Rafa abbiano bisogno di più tempo, leggasi più tornei, per mettersi in moto; e possibilmente di lotte meno dure di quelle cui Rublev ha sottoposto Rafa ieri sera. Metteteci anche che la sera i vecchietti accusano più l’umidità e vengono i reumatismi: no, questo è uno scherzo. Ma con il Roland Garros spostato anche di una settimana (si giocherà un altro 250 a Belgrado nella settimana di Parma) come arriverà Rafa nel suo giardino di casa? Ciò che è sempre stato per lui un terreno di conquista, la battaglia che si prolunga nel tempo, può ora essere diventata per lui un limite? Lo capiremo molto presto. Forse non siamo ancora al Ragnarok_ma truppe aliene che hanno i volti di ragazzi un po’ pazzi ma che tirano fortissimo si ammassano (speriamo con mascherina) alle porte di Asgard, la città degli dei. FABIO ABDICA Il discorso della gioventù si può applicare anche a Fabio Fognini, unico italiano rimasto in gara che ha abdicato dal ruolo di re di Montecarlo uscendo sconfitto (6-4 6-3) dal terzo confronto su tre contro Casper Ruud. Il norvegese, uno dei tre-quattro sportivi più celebri nel suo paese (fra quelli che non sciano o non pattinano è probabilmente secondo solo ad Haaland) è fresco o perlomeno lo è stato giovedì sconfiggendo nel quasi buio Carreno Busta e ieri contro il nostro. Freschezza vuole dire tante cose: arrivare prima sulla palla specie su una superficie subdola come la terra monegasca; vuol dire che quando sei 0-40 sul 4-4 nel secondo set non batti ciglio e tiri sulle righe. Ci vuole una discreta dose di incoscienza ma la gioventù è anche questo. Ruud, che comunque sulla terra è uno vero, ha giocato una partita di freschezza: Fogna no. Forse, dico forse, perché non gli appartiene più. Il che non è certamente un reato: ma tennisticamente è un limite che porta a delle conseguenze non buone. Alberto Mancini, coach di Fabio, può, e certamente lo sta facendo, convincere il suo assistito che ottimizzando i frutti del suo talento può ancora ottenere risultati: ma l’esplosività (rieccola) quella se la perdi per strada diventa duro recuperarla. Ruud è stato esplosivo: Fognini no. L’esplosività Fabio proverà a ritrovarla nelle prossime settimane, specie a Roma. Anche se pure nella Capitale è possibile che dovrà esibirsi davanti a spazi deserti. Intervenendo a “Un giorno da pecora” il sottosegretario alla salute Pierpaolo Sileri ha sostenuto che aprire al pubblico il Foro Italico sarebbe «forse un po’ presto». Mentre per il sottosegretario Costa si sta valutando il da farsi. È pensabile che sia stia lavorando ad una soluzione simile a quella di pochi mesi fa, quando 1000 persone poterono entrare sul Centrale per semifinali e finale.

Fognini deve arrendersi a Ruud. Rublev rovescia il trono di Nadal (Claudio Paglieri, Il Secolo XIX)

«Ho messo in campo due o tre palle in più, e sono quelle ad avere fatto la differenza». Così, con modestia perfino eccessiva, il norvegese Casper Ruud ha riassunto il senso del match appena vinto 6-4 6-3 contro Fabio Fognini a Montecarlo. Sfuma il sogno del tennista ligure di ripetere la vittoria del 2019, o almeno la semifinale del 2013. La sua corsa si ferma ai quarti di finale, risultato comunque buono considerando che alla vigilia non era dato in grande forma. […] La partita è stata equilibrata nel primo set, con grande pressione da fondo campo da parte di entrambi. Sul 3-2 e servizio Ruud ha dovuto annullare ben 4 palle break, e di nuovo sul 4-3 ha recuperato da 0-30. Piccoli grandi successi che aumentano l’autostima e la sicurezza nel corso del match. Al contrario Fognini, sul 5-4, 40-15 ha commesso due banali errori di dritto che gli sono costati il set e la serenità mentale. Così, prima che si riprendesse dallo scippo di un set in cui aveva forse giocato meglio, si è trovato sotto 0-3 nel secondo e con il bagnodoccia già in mano su 4 palle break che avrebbero mandato Ruud 4-0 e servizio. Lì Fabio è stato bravo a non mollare, e la carrucola che lo tirava fuori dal pozzo ha immerso nell’acqua gelida il norvegese: 3-3 in un amen. Sembrava l’inizio di una nuova partita, e chissà, di un ribaltone azzurro. Invece sul 3-4 Fognini si è incartato e dal 40-0 ha visto riemergere il suo avversario, sempre più determinato, sempre più profondo nei colpi e nella capacità di lettura tattica del match. L’ultimo sussulto del tennista ligure è stato sul 5-3 e servizio Ruud, ma dal 30-40 ha messo insieme tre errori non forzati arrendendosi al primo match point. Partita equilibrata, ma neanche poi tanto. Ruud è stato più continuo mentalmente, Fognini non ha utilizzato abbastanza il suo tocco superiore cercando troppo spesso di sfondare, invece di ricorrere a qualche palla corta e variazione; e ha conquistato solo il 52% dei punti sulla seconda palla. Da lunedì Fabio si vedrà scalare metà dei punti del 2019 e scivolerà intorno al 27° posto in classifica. In semifinale Ruud se la vedrà con un altro enfant terrible, il russo Andrey Rublev, che ha fatto fuori Nadal giocando un tennis stellare. E’ finita 6-2 4-6 6-2 ma poteva finire 6-2 6-2, se l’infinito orgoglio di Nadal non lo avesse portato ad aggrapparsi al match come un koalino alla mamma, annullando tre palle dell’1-4 nel secondo set e vincendolo di pura forza di volontà. Rublev nel 2021 è numero 3 Atp dietro solo a Djokovic e Medveved. Ha scordato il passaggio a vuoto, si è rimesso a tempestare il 34enne Nadal e ha ottenuto una vittoria sull’11 volte campione di Montecarlo che fa pensare, forse, alla fine di un’epoca. Ma la verità la sapremo solo al Roland Garros. Nell’altra parte del tabellone approda in semifinale (la prima in programma oggi alle 13.30, diretta Sky) Stefanos Tsitsipas, semidio acheo che ha vinto un solo set (7-5) con Davidovich Fokina, prima che lo spagnolo fosse costretto a ritirarsi, in lacrime, per un infortunio muscolare alla coscia. Il confronto con Daniel Evans potrebbe essere molto divertente, perché il britannico dopo avere intortato nientemeno che Djokovic è riuscito a fregare 5-7 6-3 6-4, con i suoi rovesci- in back e il suo gioco vintage, il belga Goffin. Molto ingenuo quest’ultimo nello smarrire una vittoria che aveva in mano, con diverse palle break sciupate nel momento decisivo e il conseguente, fatale, effetto rebound.

Il tennis secondo Paire:”Gioco, perdo, incasso”. E poi “scappa” coi soldi (Alessandro Ruta, Il Giornale)

L’importante è incassare: giocare, perdere e poi ritirare i soldi (non pochi) per la partecipazione. Benoit Paire, detto Barbablù per ovvi motivi estetici, non è il tennista più forte del pianeta, attualmente è al numero 35 del ranking Atp, ma è tra i più discussi dell’ultimo periodo. […] E poi c’è Paire, appunto, che alla luce del sole dichiara di voler perdere perché gli interessano solo i soldi. Di più, per scappare dalle bolle sanitarie createsi in questa pandemia di Covid-19. L’ultima “esibizione” è andata in scena al torneo di Monte Carlo, tuttora in corso. Fuori al primo turno, domenica scorsa, contro l’australiano Jordan Thompson. Un’eliminazione al terzo set, quindi sulla carta senza sbracare, anche se nel secondo parziale (pur vinto al tie-break) ha commesso ben 28 errori gratuiti. Eppure al termine della partita a chi lo intervistava Paire ha risposto: «Non me ne frega un c… di aver perso. Giocare in un cimitero del genere, senza pubblico, non è proponibile. Credetemi, anche i miei colleghi lo pensano, ma sono io l’unico a espormi». Non contento, due giorni dopo il francese è uscito al primo turno anche del tabellone del doppio. Totale della pratica per due giorni di lavoro, anzi per 4 ore e 31 minuti (questo è stato il tempo di gioco delle due partite)? 15.750 euro, l2mila dal singolare e 3.750 dal doppio. Roba che per un giocatore con la classifica ben più mediocre di quella di Paire significherebbe ossigeno puro e che invece per Benoit sono il prezzo del disturbo. Sì, perché questo ormai rappresenta il tennis per il francese: un disturbo. Nel 2021 il 32enne di Avignone, infatti, ha perso 9 partite su 10. L’unica vittoria è arrivata a febbraio, al torneo di Cordoba, in Argentina, contro il cileno Jarry, numero 1.165 del mondo. Come a dire, va bene uscire al più presto, ma è meglio anche non destare sospetti in un circuito dove in passato la piaga dei match taroccati ha colpito duramente. Per il resto, solo eliminazioni al primo turno, tanto da sfavorito come da favorito, ad esempio contro il nostro Musetti a Miami. E sempre con la stessa giustificazione: «Il mio obiettivo? Uscire quanto prima da queste bolle sanitarie che si creano durante i tornei, gioco solo per i soldi, non mi sto nemmeno allenando», ha ribadito in un’intervista al quotidiano L’Equipe. Negazionista? No, semplicemente demotivato fin dagli Australian Open di quest’anno, dove perse dopo aver passato due settimane di quarantena chiuso nella sua stanza d’albergo. Tutto andrà avanti finché glielo consentirà l’Atp, che iscrive automaticamente agli eventi più grossi quelli con la sua classifica. A furia di perdere partite, però, la sua posizione nel ranking precipiterà e Paire smetterà di giocare. E forse tirerà un sospiro di sollievo. Intanto, però, passa all’incasso.

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