Sinner: "Gli allenamenti con Nadal sono la cosa migliore che potesse capitarmi"

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Sinner: “Gli allenamenti con Nadal sono la cosa migliore che potesse capitarmi”

L’Équipe ha intervistato il giovane azzurro: “Berrettini ha un grande servizio, Fognini è un talento incredibile, mentre Sonego è un guerriero”

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Jannik Sinner - ATP Melbourne 1, Great Ocean Road 2021 (via Twitter, @atptour)

Dopo la sconfitta al primo turno a Montpellier contro Bedene, Jannik Sinner si è concesso per una lunga intervista con L’Équipe, in cui ha affrontato diversi temi, dal suo futuro agli inizi da sciatore al momento positivo del tennis italiano.

UNA CARRIERA LAMPO

L’ascesa di Sinner è una rarità nel tennis contemporaneo, visto che è salito dalla posizione N.553 alla Top 40 in meno di due anni in un’epoca in cui l’età media dei top player è sempre molto alta: Per tutti è diverso, per me il passaggio dalla cinquecentesima alla cinquantesima posizione è stato molto rapido, così come quello dai Futures ai tornei ATP. Non ho giocato a livello juniores, ho preferito misurarmi contro giocatori adulti nei Futures. Non ho nemmeno giocato molti Challenger, credo 10 o 12, prima di passare al tour principale”. Ovviamente, questo non è un punto d’arrivo per lui: “Sono andato rapidamente ma continuo a guardare avanti; i prossimi tre anni saranno fondamentali per me. Devo lavorare, perdere delle partite, capire perché ho perso e giocare il più possibile per migliorare. Quando avrò fatto 200 partite ATP inizierò a conoscermi meglio. E poi non è detto che continui così, potrei rallentare o anche peggiorare qualora mi facessi male. Ma so quello che faccio e che senso abbia la mia vita, il tennis è la cosa più importante per me“.

Il segreto di Pulcinella è che da lui ci aspetta il primo titolo Slam per un uomo italiano dal 1976: “Tutti si aspettano titoli Slam, ma questo non mi disturba, ho 19 anni e so che la strada è lunga e che la pressione più grande è quella che mi metto io. Per vincere dei grandi tornei, bisogna perdere delle grandi partite, è una cosa che fa male ma fa crescere, come successo all’Australian Open con Shapovalov. Ne ho parlato tanto con il mio team: vogliamo vincere, ma quando si è giovani è importante anche perdere. Non voglio mettermi fretta, sono diventato professionista a 18 e voglio giocare fino a 38!”

 

Pur essendo molto più giovane di loro, l’altoatesino è arrivato ai piani alti quando il tennis è ancora dominato dai Big Three, una cosa che a suo dire è esclusivamente uno stimolo: Mi considero fortunato ad aver giocato nella stessa epoca di Novak, Rafa e Roger, i più grandi di sempre, non soltanto perché mi dà la possibilità di affrontarli ma anche perché mi consente di imparare da loro sotto tutti i punti di vista. Il match contro Rafa al Roland Garros è stato importante per me, e essermi potuto allenare con lui a Melbourne lo è stato di più, anzi, è la cosa migliore che potesse capitarmi a 19 anni, non solo come evento importante per la mia carriera ma anche come esperienza di vita. Non me lo scorderò mai”.

IL SUCCESSO DEL MOVIMENTO AZZURRO

Sinner è la punta dell’iceberg di un movimento in salute (almeno nel maschile) – qual è il segreto del tennis italiano? “Abbiamo tanti giocatori fra i primi 100, 200 e 300, ed è una grande motivazione perché vuol dire che ci sono sempre dei connazionali meglio piazzati da battere. In più, in Italia ci sono tanti Challenger, e questo è fantastico per i giovani, che così ricevono tante wildcard dalla FIT. Giocare a un livello più alto del proprio consente di migliorare molto in fretta. Anche perdendo al primo turno ci si abitua ad allenarsi con gente che sta nelle prime 100-150 posizioni”.

Al momento ci sono quattro italiani fra i primi 40, ma Sinner non vede grosse similitudini: Siamo tutti molto diversi. Berrettini ha un grande servizio e un grande dritto, mentre Fognini ha un talento incredibile. […] Sonego è un guerriero, un grande lavoratore. Siamo molto diversi anche fisicamente: Berrettini è grosso e potente con il suo metro e 96. Fabio è rapido e si muove bene. Sonego ha un buon fisico. Io sono 1.88 e longilineo. Poi ci sono le superfici: io sono bravo su quelle rapide, altri sulla terra”.

GLI INIZI DA SCIATORE

L’estrazione del campione Next Gen del 2019 è peculiare anche per via della sua passione originale, vale a dire lo sci, dove da bambino eccelleva: “In Italia del nord ci sono delle bellissime montagne, dei bellissimi inverni e delle ottime stazioni sciistiche, quindi tutti sciano. Casa nostra a Sesto si affaccia proprio sulle piste. Ho iniziato a sciare a tre anni e mezzo, passando poi all’attività agonistica con gli allenamenti. Fino all’età di 12 anni ho fatto abbastanza bene con gli sci, mentre non giocavo molto a tennis, un’ora due volte a settimana durante l’estate e quasi mai d’inverno, mentre sciavo due ore al giorno con anche le gare durante i week-end”.

Qual è stata quindi la chiave per l’inizio della sua passione per la racchetta? “A 13 anni ho iniziato a perdere nelle competizioni sciistiche perché non ero più abbastanza forte fisicamente, e ho iniziato ad apprezzare il tennis perché è veramente un gioco. Nello sci fai una discesa di un minuto e mezzo e se sbagli sei finito, non puoi più vincere. Nel tennis puoi sbagliare e continuare a giocare per altre due ore e mezza. A me piace giocare, avere tante opzioni, accelerare, rallentare…. Da allora, come detto, il tennis è diventato la vita di Jannik, che però continua a portare dentro di sé il suo primo sport: Gli sci mi sono serviti per il footwork e per l’equilibrio, che sono fondamentali nel tennis. Se sei rapido e hai un buon equilibrio, non hai bisogno di essere troppo potente”.

UN ITALIANO ATIPICO?

Non è un mistero, Sinner non corrisponde allo stereotipo dell’italiano nel mondo, e l’intervista ha contribuito a ricordarci che, se il suo atteggiamento serafico è in qualche modo sorprendente per alcuni appassionati nostrani, lo è ancora di più all’estero: “È perché sono del nord Italia. La vita è un po’ diversa in Sud Tirolo… ci si sente italiani perché si è cresciuti in Italia, ma la prima lingua è il tedesco. Infatti quando a 13 anni mi sono trasferito a Bordighera, a sei ore di strada da casa mia, per allenarmi presso il circolo di Riccardo Piatti, è stata dura. Non capivo niente di quello che mi dicevano, è lì che ho realmente imparato l’italiano. Ora lo parlo abbastanza bene, ma non è ancora perfetto“.

Proprio il tema della sua apparente imperturbabilità è stato discusso approfonditamente: “È una questione di famiglia, credo. Fino all’età di 15-16 anni chiamavo sempre mia madre quando perdevo un match. Non è che piangessi o cose del genere, ma ero dispiaciuto e avevo bisogno di essere confortato. Solo che mia madre lavora nella baita dove mio padre fa il cuoco, e quindi mi rispondeva sempre: ‘Senti, non ho tempo di parlare, devo lavorare’. Per questo motivo ho dovuto imparare a gestirmi, a conoscermi e a tirarmi fuori da solo dalle situazioni complicate“.

Infine, anche il suo aspetto fisico non è quello tipico di un nostro compatriota, soprattutto per via dei capelli rossi, cosa che in passato ha creato più di un equivoco:Quando ero più giovane in alcuni mi chiedevano se fossi irlandese. In più, avevo i capelli lunghi fino alle spalle perché non avevo voglia di andare dal parrucchiere. Quando dicevo di essere italiano, notavo subito quanto quest’informazione stupisse le persone”.

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Piatti: “Sinner tiene moltissimo alla maglia azzurra. Alle 3 di notte era a giocare il doppio”

Sul Messaggero il coach di Jannik parla della stagione e del futuro: “Durante il lockdown gli ho fatto vedere i filmati dei Big 3 per imparare a gestire ogni fase del match”

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Jannik Sinner - Finale Coppa Davis Torino 2021 (Photo by Jose Manuel Alvarez / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

La stagione dei tennisti italiani si è purtroppo conclusa. Diciamo “purtroppo” perché la Davis Cup by Rakuten è ancora in corso, ma la selezione azzurra si è fermata ai quarti di finale, sconfitta dalla Croazia di Cilic e del miglior doppio del mondo Mektic/Pavic. Inizia dunque leggermente in anticipo l’off season e con essa il tempo dei bilanci. Vincenzo Martucci ha intervistato Riccardo Piatti, coach di Jannik Sinner, per il Messaggero, cercando di fare il punto sulla stagione dell’italiano a partire proprio dall’ultimo appuntamento, quello della Coppa Davis, nella quale Jannik ha vinto tre singolari e perso due doppi, incluso quello decisivo contro i croati nei quarti.

Sinner, solitamente molto pacato e quasi algido in campo, si è lasciato coinvolgere dal clima Davis e ha spesso chiamato il sostegno del pubblico di casa. La cosa però non ha sorpreso Piatti, che conosce bene il proprio pupillo. “Lui è proprio così: un ragazzo che ama questo sport e si diverte a giocarlo. Quando è all’Accademia di Bordighera si ferma a giocare coi più giovani, con mio figlio Rocco e gli altri ragazzi anche a calcio e a basket. Gli viene spontaneo.”

Il coach stronca subito anche ogni polemica riguardo alla scelta di Sinner di non prendere parte alle Olimpiadi di Tokyo. “È ridicolo pensare che Jannik non sia italiano al 100%: tiene moltissimo alla bandiera e alla maglia azzurra, a Torino s’è visto come comunichi col pubblico e ami coinvolgerlo. È stato onesto come sempre: prima non si sentiva pronto, era stanco, ha fatto quello che ha ritenuto giusto. Infatti, eccolo giocare alle tre di notte per provare il doppio insieme a Fognini. Ecco lo Jannik di Torino.”

 

Contro Cilic, Sinner ha dimostrato ancora una volta di saper emergere dalle difficoltà e di poter ribaltare match nei quali le cose non funzionano sempre nel modo migliore. Questo è uno degli aspetti su cui coach Piatti ha lavorato di più con Jannik, perché come si sa il tennis non è solo questione di saper tirare dritto o rovescio. “Durante il lockdown gli ho fatto vedere tanti filmati di Federer, Nadal e Djokovic nelle finali importanti, ma non nelle fasi in cui hanno giocato bene e hanno vinto con tre vincenti uno dietro l’altro, ma quelle in cui giocavano male. Così Jannik sa che anche a una campione può succedere: fa parte del gioco, del mentale, del tennis. A lui non deve succedere. All’ingresso del Piatti Tennis center c’è scritto: “Non siamo qui per risolvere i problemi ma per crearveli”. Non è lui la mosca bianca, sono gli altri gli anormali, quelli che non arrivano al100 del mondo e ne avrebbero le possibilità: si sono creati un sacco di problemi, mentre in realtà basta essere semplici, riflettere sulle sconfitte, chiedersi perché e come si può migliorare. Anche quella contro Tiafoe rimarrà impressa a Jannik, come la Davis: ha vissuto l’esperienza per la sua nazione, per la squadra.”

Riguardo all’esperienza del doppio, Piatti è piuttosto soddisfatto e continuerà a consigliare (se non a obbligare) Jannik di giocarlo per poter migliorare sotto rete. “È stata una delle cose che ha fatto meglio quest’anno: con Hurkacz, Bolelli, Feliciano Lopez, Opelka col quale ha vinto Atlanta, Korda, ancora Hurkacz. Voglio che provi con compagnia diversi, che giochi tanti servizio-volée, che impari a venire avanti a giocare la volée bassa.” Ora però è tempo per il meritato riposo, tanto per Jannik quanto per Piatti e il suo entourage, così da potersi concentrare al meglio sulla stagione 2022. “Per dieci giorni riposa e noi dello staff non lo vogliamo vedere: ci porta via tanta energia, vuole giocare, vuole sempre fare qualcosa… Poi preparazione a Montecarlo e il 27 si parte per l’Australia.”

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ATP Cup 2022, arrivano le prime rinunce: out Nadal e Alcaraz

Importanti le assenze per gli spagnoli che, secondo quanto annunciato da “Marca” dovranno fare a meno anche di Marcel Granollers

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Rafael Nadal - ATP Cup 2020 (via Twitter, @ATPCup)

Il 2021 tennistico è alle sue battute conclusive. Le fasi finali della Coppa Davis che si giocheranno a partire da oggi e per i prossimi giorni, sono nella sostanza il match point di una stagione intensa e complicata ma che ha rivisto i primi segni di normalità dopo il buio del 2020. È tempo di guardare avanti e puntare lo sguardo a ciò che arriverà e a quella che sarà la stagione 2022, già alle porte, e che avrà il proprio punto di partenza con la ATP Cup, competizione per nazioni che punta a minare le certezze storiche della Davis, messe negli ultimi anni in discussione da una formula che divide le opinioni di chi gravita intorno al mondo del tennis.

Ed è proprio in riferimento all’ATP Cup che si segnalano, per il team spagnolo, le prime grandi rinunce. Il presente ed il futuro del tennis iberico, declinati nelle figure di Rafael Nadal e Carlos Alcaraz, hanno annunciato il proprio forfait e non parteciperanno al torneo che avrà luogo a Sydney nei primi nove giorni del nuovo anno. La notizia è stata data dal quotidiano spagnolo “Marca” che ha anche annunciato la non partecipazione del miglior doppista spagnolo, Marcel Granollers. Le sorti del team saranno dunque affidate a Pablo Carreno Busta, Roberto Bautista Agut e, probabilmente, a quel Feliciano Lopez che ha quasi da solo battuto la federazione russa in Davis, guadagnandosi con merito le luci di una ribalta che continuerebbe a meritare anche all’ATP Cup.

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Mondo Futures: i giovani britannici sugli scudi

Sconfitte in finale per due azzurri: Acquaroli e Brugnerotto

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ITF World Tennis Tour logo (foto via Twitter, @ITF_Tennis)

M15 CAIRO (EGY, terra rossa) – VINCITORE: Felix Gill

È Felix Gill (n.614 ATP) il vincitore del torneo del Cairo: il mancino da Birmingham, 19 anni, può finalmente brindare al primo successo tra i pro dopo due finali per lui infauste, l’ultima delle quali appena un mese fa ad Antalya. Ex Top-30 tra gli juniores, Gill ha all’attivo anche qualche apparizione Challenger e soprattutto una partita vinta alle scorse qualificazioni di Wimbledon: bravo a superare in semifinale la tds numero 5 Simone Roncalli e soprattutto in finale l’altro azzurro Gianluca Acquaroli, che a 27 anni compiuti si regala una settimana da sogno e, partendo dalle qualificazioni, arriva a giocarsi la prima finale della carriera. Purtroppo per lui, gli manca l’acuto finale e deve cedere 7-6(4) 6-2.

Raggiunto al telefono l’empolese ci ha detto: “Purtroppo avevo già giocato sei incontri in una settimana e sono arrivato alla finale molto stanco. Così ero poco reattivo e soprattutto non lucido nelle scelte, ma nonostante questo il primo set si poteva anche portare a casa. Poi nel secondo il mio avversario è salito di livello e per me non c’è stato scampo“. Sfortunato il seeding numero 1 Duck-hee Lee (n.390 ATP), costretto al ritiro ai quarti mentre era in pieno controllo del suo match contro Jonathan Gray. Bene Edoardo Zanada, fermato da Acquaroli ai quarti, mentre Roggero, Speziali e Tomasetto sono sconfitti all’esordio.

M15 HERAKLION (GRE, cemento) – VINCITORE: Jack Pinnington Jones

Il secondo giovanotto britannico alla ribalta della settimana è Jack Pinnington Jones (n.658 ATP): del 18enne proveniente dalla contea del Surrey in verità ne abbiamo già parlato in precedenza, in occasione del suo primo successo ad Antalya poco più di un mese fa. Non è una novità ormai trovarlo nelle fasi finali dei tornei, mentre impressiona la capacità di vincere su più superfici; in particolare ad Heraklion, l’ex numero 6 tra gli juniores ha lasciato un solo set per strada, segno di grande duttilità. Di certo Andy Murray sa scegliersi bene i protetti, visti i risultati della nuova generazione di tennisti Made in UK; a proposito di giovani promettenti, l’avversario in finale di Jones è Nicholas David Ionel (n.435 ATP), vincitore di ben quattro tornei due anni fa, all’età di 17 anni, che per una volta sembra aver ritrovato lo smalto dei suoi giorni migliori.  Nessun italiano al via.

M15 GUATEMALA (GUA, cemento) – VINCITORE: Colin Sinclair

A fare compagnia ad Acquaroli nella poco invidiabile statistica di finali perse è l’altro italiano Marco Brugnerotto (n.805 ATP), che torna dopo poche settimane a giocarsi una vittoria finale ma la sfiora soltanto, contro il rappresentante delle Isole Marianne Colin Sinclair (n.682 ATP). Nativo della bellissima Saipan e proveniente da un Paese non di certo usuale per il mondo del tennis, il classe ’94 torna alla vittoria a distanza di quasi tre anni, una sensazione che però è solito provare in Coppa Davis, dove vanta un record di 17 vittorie su 18 incontri totali, dato abbastanza prevedibile visto il livello non eccelso della divisione pacifica. Nulla da fare dunque per Marco Brugnerotto, che ci ha abituato a vederlo protagonista nei tabelloni più esotici del circuito ITF: il mancino di Varese siamo sicuri proverà ancora a trovare la gloria personale quest’anno. A sorpresa, non è stato però l’unico ad essersi sobbarcato la trasferta in Guatemala, in quanto la pattuglia azzurra era piuttosto nutrita al via: Filippo Moroni è sconfitto al secondo turno dalla tds numero 1 Ricardo Rodriguez, mentre Claverie e Carnevale-Miino perdono all’esordio.

 

In chiusura, riportiamo le vittorie di Daniel Michalski (n.419 ATP), che ad Antalya ha trovato una seconda casa e vince il suo secondo torneo in due settimane, il terzo nel giro di un mese; il 19enne Guy Den Ouden (n.587 ATP) si conferma in grande crescita ed a Monastir vince il suo trofeo numero quattro del 2021. Suo coetaneo, Alibek Kachmazov (n.490 ATP) vince nella sua Kazan, mentre Zsombor Velcz (n.833 ATP) ed un altro giovane promettente, Andrew Paulson (n.667 ATP) mettono la firma per la prima volta quest’anno rispettivamente a Gurugram ed Ostrava. Infine, Nam Hoang Ly (n.638 ATP) raddoppia a Cancun.

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