Il ritorno di Federer e lo sport che non invecchia più (Ferrero)

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Il ritorno di Federer e lo sport che non invecchia più (Ferrero)

La rassegna stampa del 6 marzo 2021

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Il ritorno di Federer e lo sport che non invecchia più (Federico Ferrero, Domani)

Lunedì, dopo più di un anno, Roger Federer tornerà a giocare a tennis. Ed è bastato un annuncio di poche parole («inizia il conto alla rovescia per Doha») per far scattare il sismografo del tifo mondiale tutti sono in ansia per il rientro, probabilmente l’ultimo, di uno dei fenomeni sportivi più amati di ogni epoca e disciplina la sua sfida, rientrare in pista dopo cotanto stop, non è solo questione di desiderio e di sentimento, quanto un duello contro il più rigoroso e meticoloso degli avversari: il tempo. […] Si è giovani fin verso i trent’anni, dopodiché inizia il secondo tempo dell’esistenza. Anche se si fa sport. Anzi, soprattutto: l’usura delle giunture, l’esaurimento delle motivazioni e delle risorse psicofisiche, il recupero sempre più lento dagli infortuni, la volontà di regalarsi una vita “normale” hanno rappresentato, per migliaia di atleti, un — oppure il — motivo per dire basta. I progressi della scienza. Ma se c’è una branca della scienza che ha saputo stiracchiare i limiti umani sempre un po’ più in là, pressappoco dalla nascita di Federer in poi, quella è la sua applicazione sportiva. Fino al secolo scorso, l’atleta professionista — salvo sparute attività con caratteristiche particolari — poteva ritenere chiusa la sua finestra di possibilità intorno ai trentannni Era una regola di massima: eppure, in pochi riuscivano a violarla Negli anni Ottanta, quando Paolo Maldini — raro esempio di precocità ed eccellenza — esordiva nel Milan di Liedholma sedici anni, si vivevano tempi in cui i campioni di ventotto anni erano definiti maturi, se non senatori. Se non vecchi. Sui quotidiani che davano conto delle partite della domenica, ci si riferiva ad attaccanti appena trentenni come a giocatori «ormai sul viale del tramonto», e nessuno gridava allo scandalo. Dino Zoff, nel 1982, aveva offerto il suo contributo al trionfo nel Mondiale di Spagna e aveva quarantanni, è vero ma era un portiere. E lo si riteneva una sorta di esemplare unico, come poteva essere lo “zio” Jimmy Connors nel tennis quando osava, a trentanove anni suonati, sfidare il diciannovenne Michael Chang a Parigi, vincergli dopo quattro ore il primo punto del quinto set e poi ritirarsi, per esaurimento dell’ultima stilla di energia. I rivali Becker, Edberg, Lendl si sono tutti consumati intorno alla trentina, e chi ha tirato innanzi un po’ di più si è scordato i trionfi dei giorni felici. Il povero eroe di Madrid Paolo Rossi, invece, di anni ne aveva venticinque e anche per lui la mannaia dei trenta significò il ritiro dall’attività professionistica. La selezione nazionale italiana, simbolo della maturità agonistica, era solita schierare giocatori intorno all’età di Rossi, fino a non troppo tempo fa. Nel 2015 la media dell’età dei titolari messi in campo nel corso dell’anno era lievitata a ventinove e l’età media del ‘`parco giocatori” nel campionato di serie A supera, attualmente, i venticinque anni. I ragazzini sono pochi, mentre fioriscono vette di eccellenza come Zlatan Ibrahimovic, coetaneo di Federer, tornato in Italia per dare la paga a ragazzi che frequentavano l’asilo quando lui esordiva con la Juventus. Un po’ come Cristiano Ronaldo, anni trentasei, che non butta giù una goccia d’acqua senza che rientri nel piano alimentare studiato dal nutrizionista, lo svedese si è allungato la carriera abbracciando i progressi della scienza e della preparazione atletica, senza lasciare nulla all’improvvisazione. E i due, che insieme fanno quasi ottant’anni, sono nella parte alta di quella classifica di marcatori in cui il primo italiano a figurare è Ciro immobile, anni trentuno. Ciò che contraddistingueva la vita dell’atleta del passato erano le vaghe nozioni dietetiche, la poca attenzione al recupero muscolare tra una prestazione e l’altra Il Milan Lab, creato nel 2002 con il professor Pierre Meersseman, ha fatto scuola nello studio della prestazione e nella prevenzione oggi, per esempio, si sa che è proprio nella fascia tra i 25 e i 35 anni che si possono spremere, dal proprio corpo, le prestazioni migliori. Con buona approssimazione, da quel momento in poi la potenza aerobica di un atleta —vale a dire la capacità di consumare ossigeno — si riduce circa dell’1 per cento per ogni anno che passa. Ma se ci si nutre correttamente, si mantiene l’efficienza del la muscolatura, si spendono ore in fisioterapia avendo la fortuna—o meglio le sostanze — per farsi seguire da preparatore atletico, fisioterapista e osteopata, le buone pratiche contribuiscono a prolungamenti della vita sportiva in passato inimaginabili. Competitivi da ragazzi. Esiste, poi, un secondo effetto della scienza nello sport trascurando le discipline in cui la forza esplosiva è preponderante rispetto a tutte le altre componenti — nella regola dei trent’anni, difatti, è incappato anche lo sprinter più grande di tutti, Usain Bolt — ciò che si osserva è che sempre meno teenager riescono a essere competitivi ad alto livello. Al di là dei fenomeni, con risvolti penali, dell’atletica dell’est prima della caduta del Muro di Berlino, nel libero mondo degli anni Novanta era il tennis a ospitare il numero più ampio di campionesse bambine. Martina Hingis vinse il torneo di Wimbledon e diventò la più forte giocatrice del mondo a sedici anni. Anna Kournikova, alla stessa età, prima di dedicarsi alla carriera da modella, trovò il tempo di entrare nella top ten mondiale. Ora, non succede più. Anzi: Serena Williams, pure lei come Ibra e Roger nata nel 1981, è ancora li che punta a vincere uno Slam. Tra le prime dieci giocatrici del mondo, non ce n’è una che debba ancora compiere ventanni. Ciò è avvenuto anche per intervento legislativo l’associazione tennis femminile, la Wta, ha tirato su paletti piuttosto rigidi, per evitare l’accesso troppo precoce al tennis professionistico. Conscia che una quindicenne potrebbe essere mal consigliata o, nei casi più gravi, rimanere traumatizzata da una fama da ingaggi che arrivano e finiscono troppo presto. L’intenzione era quella di evitare che casi come la storia di Andrea Jaeger negli anni Ottanta o di Jelena Dokic nei Duemila, due baby fenomeni brutalizzate da padri disgraziati, bruciate in un lampo e tuttora alle prese con le scorie di una vita che altri avevano imposto loro, potessero ripetersi. Ma anche nello sport maschile senza divieti di legge sono pochi coloro che riescono a essere competitivi da ragazzini un Becker che vince Wimbledon a diciassette anni poteva valere nel 1985, non oggi. Perché le caratteristiche di molte pratiche, singole o di squadra, si sono sempre più evolute nella direzione di una prestazione atletica estrema, che coinvolge anche la maturità mentale E poi, dove c’è una componente tecnica, quella continua a progredire col tempo che passa, anche se il corpo prende a rallentare: ecco perché `vecchi” come Pandev, Dzeko, Quagliarella, Mertens nel caldo italiano possono continuare a dire la loro. Ecco perché, nel basket Nba, nella classifica degli atleti più longevi di sempre [l’associazione esiste dal 1946) si trovano, guarda il caso, concentrazioni di superstar che hanno appena smesso: Vince Carter, Dirk Nowitzki, Manu Ginobili, Jason Terry e soci. Il Prescelto, LeBron James, ha l’età di Ronaldo. “Thirty is the new twenty”, i trenta sono i nuovi venti, forse è un tantino tagliato con l’accetta come concetto, ma tutto sommato rappresenta bene lo spostamento in là dell’età della pensione. Dopodiché, altro è competere, benché ad alto livello, altro è vincere. Se Federer ha ancora in sé le risorse per acciuffare un torneo dello Slam, si capirà nei prossimi mesi. Mentre il grande Rod Laver, nel 1969, rischiò di mancare l’impresa del Grand Slam perché la moglie, incinta, gli aveva imposto un ultimatum (o torni a casa da quel maledetto torneo, oppure faccio le valigie) oggi Federer, e con lui quelli che se lo possono permettere, spostano la propria vita in giro per tornei: moglie, babysitter, figli, team tecnico e fisico, talora pure il cuoco e l’incordatore personale. Meno stress, meno voglia di ritirarsi. Tra le ragioni del suo forfait agli ultimi Australian Open, lo svizzero ha citato l’impossibilità di soggiornare un mese dall’altra parte del mondo con i propri cari, causa Covid-19. Chi segue il tennis sa che, da tempo, è stata lanciata una campagna di marketing dal nome NextGen, ovvero largo alla nuova generazione. Solo che le stagioni passano e a vincere sono ancora e sempre gli stessi: Novak Djokovic (34 anni a maggio), Rafael Nadal (35 a giugno). I cosiddetti giovani, per adesso, restano a guardare e, alcuni di loro, iniziano a non essere più così nel fiore degli anni. Forse, arrivati ai trenta finalmente toccherà a loro.

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L’espulsione di Djokovic dall’Australia (Crivelli, Mastroluca, Rossi, Piccardi)

La rassegna stampa di lunedì 17 gennaio 2022

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DjoKOvic (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Cacciato dal suo giardino dell’Eden. Gli Australian Open vinti per nove volte, non saranno più il paradiso di Novak Djokovic, certamente non per quest’anno e forse per sempre. Il re è nudo, spogliato e stordito dalla sentenza definitiva di una Corte australiana che ha ritenuto legittima la seconda revoca del visto per ragioni di salute e ordine pubblici disposta discrezionalmente dal Ministro per l’immigrazione Alex Hawke e di conseguenza ne ha determinato l’espulsione immediata dal paese. Alle 7.53 italiane di ieri, le 17.53 di Melbourne, tre giudici hanno stabilito che la decisione sul merito o sul buon senso del provvedimento del ministro non rientrava nelle funzioni della Corte e che in ogni caso si trattava di una sanzione rispettosa della legge.

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Si chiude così, dopo 12 giorni irreali, una delle pagine più buie e controverse della storia recente del tennis e dello sport. iniziata il 4 gennaio quando il numero uno del mondo pubblicò sul suo profilo Instagram la foto della partenza per Melbourne con un’esenzione medica da non vaccinato, scatenando un inferno prima mediatico e poi politico. Lo stesso Novak che sempre sui social ha espresso a caldo le sue idee: «Sono estremamente deluso dalla decisione della Corte di respingere il ricorso contro la decisione del ministro di revocare il mio visto, per cui non putrb rima nere in Australia e giocare gli Australian Open. Rispetto la sentenza della Corte e collaborerò con le autorità competenti per il mio rimpatrio. Mi prenderò del tempo per riposare e recuperare. Mi spiace che tutta l’attenzione sia stata su di me nelle ultime settimane. spero che adesso possiamo tutti concentrarci sul gioco e sul torneo che amo. Vorrei augurare il meglio ai giocatori. agli ufficiali, allo staff, ai volontari e ai tifosi».

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Soprattutto, gli viene impedito di puntare nell’immediato al 21′ Slam, cosi da staccare gli arcirivali Rafa e Federer nella classifica dei plurivincitori e, ancor più grave per lui, non avrà la possibilità di tentare di nuovo il Grande Slam sfiorato nel 2021. l n classifica. scaduti a metà febbraio i punti del successo di un anno fa, rischia di perdere ii numero uno ai danni di Medvedev o Zverev, se uno dei due vincerà gli Australian Open. Senza contare i possibili danni economici, dal 4 milioni che potrebbe perdere di soli montepremi da qui a marzo (qualora avesse vinto in Australia e poi i due Masters 1000 americani di Indian Wells e Miami) o i 30 milioni di sponsorizzazioni se l’impatto della vicenda comporterà un crollo del suo appeal da testimonial, anche se per adesso nessuna delle aziende che lo supportano ha annunciato la volontà di staccarsi,

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ll presidente dell’Atp Andrea Gaùdenzi ha affidato il suo pensiero a un comunicato ufficiale: «Le sentenze delle autorità legali in materia di salute pubblica devano essere rispettate… Indipendentemente da come si sia arrivati a questo punto, Novak e uno dei più grandi campioni nel nostro sport e la sua assenza dall’Australian Open è una perdita per il tennis… Gli auguriamo il meglio e auspichiamo di rivederlo presto in campo. L’Atp continua a raccomandare fortemente la vaccinazione a tutti i giocatori». Punto e a capo.

Djokovic “E ora buon Open a tutti” (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

Djokovic ha lasciato l’Australia. È ripartito ieri con un volo Emirates per Dubai, decollato alle 22.30. Undici giorni prima, quasi alla stessa ora, atterrava a Melbourne convinto di poter disputare l’Australian Open senza doversi mettere in quarantena grazie a un’esenzione medica. Secondo Alex Hawke, ministro per l’immigrazione che aveva deciso di esercitare il suo potere personale consentito dal MigrationAct del 1958 per chiedere l’espulsione del numera 1 del mondo. Giusto o sbagliato che sia, ha affermato il legale del Governo Stephen Lloyd durante l’udienza, «molti lo considerano un sostenitore di vista contrari ai vaccini». LA SENTENZA. Dunque, la sua presenza in Australia, visti Il suo prestigio e la sua influenza, avrebbe potuto stimolare un consenso maggiore verso le tesi anzi-vacciniste e incoraggiare le persone”, ha concluso Lloyd, «a emulare la sua apparente noncuranza verso i protocolli di sicurezza»

Il chiaro riferimento è all’intervista con annesso servizio fotografico che Djokovic ha effettuato a Belgrado il 18 dicembre per il quotidiano francese L’Fquipe pur sapendo di essere risultato positivo due giorni prima.

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La reazione di Nole: «Sono estremamente deluso dalla decisione – ha dichiarato Novak Djokovic, che ha diffuso una nota per i media, rinviando al futuro, dopo un periodo di riposo, ogni ulteriore commento -. Rispetto la sentenza, e mi spiace che tutta l’attenzione nelle ultime due settimane si sia concentrata su di me. Orad possiamo tutti concentrare sull’Australian Open, un torneo die ama Auguro il meglio ai giocatori, agli ufficiali, allo staff ai volontari e ai tifasi.

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LE REAZIONI POLITICHE. Numerose le reazioni politiche in Australia. Il primo ministro Scott Morrison ha sottolineato i grandi sacrifici durante la pandemia dei cittadini. Ora, ha spiegato, «gli australiani si aspettano che i risultati di questi loro sacrifici siano protetti». Anche il ministro Hawke ha sottolineato gli stessi concetti, e rinforzato l dea che la severitä nelle politiche di gestione degli ingressi al confine sia un fattore determinante perla coesione sociale. LE REAZIONI SPORTIVE. Sul piano sportivo, Tennis Australia si è limitata ad affermare che rispetta la sentenza. L’ATP ha accolto con una nota prudente quella che ha definito »una serie profondamente spiacevole di eventi. La sua assenza è una sconfitta per il tennis». Fra i tennisti, Djokovic ha ottenuto l’appoggio di John Inner e Reilly Opelka, che hanno elogiato le sue qualità umane prima ancora che tecniche. ll canadese Vasek Pospisil, il suo braccio destro nella nuova Professional Tennis Players Association, ha evidenziato un punto chiave. «E stata una decisione politica. Se non gli fosse stata data un’esenzione, Novak non sarebbe partito per l’Australia: sarebbe rimasto a casa e nessuno avrebbe parlato di questo caos» ha det

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Ma il vero sconfitto, ha dichiarato Patrick Mouratoglou, coach di Serena Williams, non è ll serbo. «Chi davvero perde in questa storia è il torneo — ha scritto -. Spero almeno che da questo momento si torni a parlare di tennis»

Non Djoko più (Paolo Rossi, La Repubblica)

Lo status di numero uno gli è rimasto, ma di pericolo pubblico però. E per questa ragione lo hanno espulso. Novak Djokovic non difenderà il titolo di campione 2021 degli Australian Open: è stato sconfitto dal governo australiano e dalla tesi che, non essendo vaccinato, avrebbe reso «controproducenti tutti gli sforzi intrapresi per la vaccinazione del popolo aussie». Insomma, lo hanno trattato come fosse un influencer qualsiasi, e in fondo, anche la difesa legale del tennista serbo ha fatto cenno a «ragionamenti orwelliani». Comunque sia, i tre giudici hanno trovato l’unanimità nel legittimare il potere discrezionale che è nelle funzioni del ministro dell’Immigrazione, Alex Hawke, e dunque: game-set-match.

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Djokovic poi paga quel selfie pre-partenza e tutte le successive discrepanze per le quali ha anche dovuto scusarsi pubblicamente e, lo pensano tutti, la vicinanza con le elezioni politiche australiane a marzo. Non c’era un capro espiatorio migliore di lui, per il premier Morrison e la sua squadra. Un’associazione di avvocati in effetti ha cercato di portare all’attenzione il rischio di questo precedente, che potrebbe essere usato anche per motivi prettamente più politici, ma questo lo vedremo in futuro. Djokovic è sulla strada dell’Europa, ora. Si è congedato dall’Australia senza polemiche, dicendo di accettare la decisione della corte, seppur «profondamente deluso». Ora intende riposare e recuperare lo stress di questi giorni. In realtà dovrà anche pianificare bene la sua agenda, essendogli saltato anche l’obiettivo primario, quello del Grande Slam. Spulciando il calendario, e saltando direttamente a febbraio, potrebbe decidere di iniziare la stagione a Rotterdam, e magari fare un salto a Dubai. Djokovic ha il green pass, avendo avuto il Covid a dicembre: quindi pub. Ma a marzo ci sono i due Masters 1000 americani: Indian Wells e Miami. Il governo Usa non ammette l’ingresso ai non vaccinati, anche se hanno contratto il virus: occorre un’altra esenzione.

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L’Australia espelle Djokovic, l’ira della Serbia (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

Volo Emirates Melbourne-Dubai, sola andata. Dopo undici giorni di battaglia legale con il governo australiano, si conclude il Djokovicgate: il numero uno del tennis fallisce l’ultimo assalto alla diligenza, il collegio di tre giudici della Corte Federale stabilisce che il ministro dell’Immigrazione Alex Hawke aveva il diritto di revocare per la seconda volta il visto del campione per ragioni di «pubblica salute e ordine», la decisione non è appellata, espatrio inevitabile con il rischio di essere bandito dal Paese per tre anni.

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Alle 22.3o di domenica sera, mentre 128 tennisti vaccinati si preparano ad affrontare il primo grande torneo della stagione (incluso il siciliano Salvatore Caruso, che si ritrova scaraventato lassì? nel tabellone al nosto del *** fuoriclasse espulso come un corpo estraneo), l’unico no vax s’imbarca verso casa e un futuro incerto («Sono estre mamente deluso, mi prenderò del tempo per riposare e recuperare. Buon tennis a chi rimane») mentre da Belgrado tuona Aleksandr Vucic, il muscolare presidente della Serbia: «Lo hanno maltrattato per giorni per poi consegnargli una decisione che avevano preso dall’inizio: Nole può tornare a testa alta e guardare tutti noi serbi negli occhi». Nick Wood, l’avvocato australiano del giocatore, ha provato a far passare la tesi del reato d’opinione, Djokovic cacciato per le sue teorie anti vaccino senza mai essersi pubblicamente dichiarato no vax; gli ha risposto l’empirismo di Stephen Lloyd, legale del governo australiano: che il serbo sia contro i vaccini è dimostrato dai suoi comportamenti: avrebbe potuto presentarsi in regola con la richiesta del Paese meno disposto al mondo a trattare sull’argomento, e invece ha accettato l’esenzione offertagli incautamente da Tennis Australia, l’ente che organizza il torneo, la terza parte in causa che — insieme al governo centrale e a Djokovic — esce a pezzi da questa storiaccia

[…]

rimangono questioni irrisolte però non secondarie. I molti dubbi sul fatto che sia stato accettato anche se consegnato fuori tempo limite (la deadline era il io dicembre), la violazione dell’isolamento essendo andato in giro positivo prima a sua insaputa e poi consapevolmente (in Italia è un reato penale), la dichiarazione falsa in dogana (della quale ha incolpato il manager italiano). Se è lecito aspettarsi che Djokovic trasformi questa catena di incredibili leggerezze in una battaglia per la libertà quando, a fine torneo, tornerà a parlare, intanto Australia e Serbia se le danno di santa ragione.

[…]

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Nole il lungo braccio di ferro (De Ponti, Mastroluca). Nadal: «Pensiamo a giocare» (Crivelli). Chris Evert, la sfida più dura (Pierelli)

La rassegna stampa di domenica 16 gennaio 2022

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Nole il lungo braccio di ferro (Diego De Ponti, Tuttosport)

Nel tabellone c’è, ma Novak Djokovic il suo torneo lo sta già giocando tra centri per migranti e ricorsi. Nella notte il suo caso è stato esaminato dalla Corte federale australiana che potrebbe aver messo fine a questo duro confronto. Djokovic rischia tre anni di espulsione dal Paese. Ieri il campione serbo era tornato in stato di fermo al Park Hotel di Carlton, il centro che ospita i migranti senza visto. Una decisione arrivata dopo il colloquio con i funzionari dell’Immigrazione. l legali del governo hanno sostenuto che, secondo il ministro Alex Hawke, «la presenza di Djokovic può portare ad aumentare il sentimento anti vaccini nella comunità australiana, con cortei e manifestazioni di protesta che potrebbero a loro volta diventare una fonte di trasmissione del virus». Ieri si sono svolte due manifestazioni di protesta a favore del giocatore serbo. A farla da padroni slogan come “Novak libero” e striscioni contro le limitazioni per la pandemia. Persone si sono riunite anche nei pressi del Park Hotel. I legali di Djokovic contestano la tesi del ministro Hawke e hanno presentato un dossier di oltre 250 pagine, inserendo anche sondaggi realizzati dai media locali che dimostrerebbero il desiderio degli australiani di vedere il numero 1 del mondo in campo, ma anche prospettano pericolose ripercussioni economiche e organizzative per il futuro degli Australian Open. Per i legali l’espulsione del serbo «darebbe l’impressione di un processo decisionale politicamente motivato». Una tesi sostenuta anche da alcuni colleghi tennisti come Alexander Zverev. ll tedesco si schiera dalla parte di Djokovic «È qui e deve giocare. Aveva il suo visto, era in regola, non credo che sarebbe partito senza le garanzie necessarie per poter giocare il torneo».

«Djokovic è un pericolo per l’Australia» (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

 

Due manifestazioni hanno acceso la giornata di sabato a Melbourne. Una sotto il Park Hotel, il centro che ospita i migranti senza visto dove Novak Djokovic è stato nuovamente trasferito dopo la seconda revoca del visto, l’altra davanti alla Rod Laver Arena. A Melbourne Park, dove nella notte italiana scatterà l’Australian Open, si sono riunite circa duecento persone in corteo per protestare contro i vaccini anti-COVID. La protesta è coincisa con l’annuncio delle motivazioni con cui il ministro per l’immigrazione Hawke ha deciso di proporre respulsione del numero 1 del mondo. Come emerso nell’udienza preliminare alla Federal Court dove si è discusso il secondo ricorso del serbo davanti a tre giudici d’appello, Hawke temeva che la presenza di Djokovic potesse far crescere il consenso verso le posizioni dei no-vax. Il profilo di Djokovic, ha sostenuto Hawke, e la sua popolarità «potrebbero far aumentare cortei e manifestazioni di protesta che a loro volta rischierebbero di diventare una fonte di trasmissione del virus». Gli avvocati della difesa, nelle 268 pagine di affidavit presentato nell’udienza di sabato, hanno contestato questa tesi che può, a loro dire, danneggiare la reputazione dell’Ansiralian Open e mettere a rischio la stessa possibilità che continui a ospitare il primo Slam nel calendario del tennis mondiale. Nella notte italiana di ieri il serbo è comparso davanti alla Federal Court, un tribunale di grado superiore, per discutere íl suo secondo appello. Posizioni diverse tra i colleghi del serbo. Secondo Zverev, «il caos è scoppiato perché è una star – ha detto – non penso che sarebbe partito senza garanzie». Rafa Nadal usa invece la forza del buon senso, e colpisce proprio per la mite ragionevolezza con cui affronta un tema così caldo: «Questa storia è andata un po’ troppo avanti, penso sarebbe importante parlare di tennis anche se il nostro sport conta “zero” rispetto a quello che stiamo affrontando . Abbiamo tutti dovuto affrontare momenti difficili negli ultimi due anni. E comunque non c’è giocatore che sia più importante di un torneo. Novak è senza dubbio uno dei più grandi campioni della storia, ma nemmeno lui, nemmeno io o Roger o Bjorn Borg prima, siamo più importanti di uno Slam. I giocatori col tempo se ne vanno e vengono sostituiti da altri. Il tennis va avanti: l’Australian Open sarà grande con o senza di lui».

Nadal: «Pensiamo a giocare» (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Ritorno al Park Hotel. Da qualunque parte lo si guardi, un remake di un film dell’orrore sportivo di cui si sarebbe fatto volentieri a meno a poche ore dall’inizio degli Australian Open, che scattano stanotte all’una italiana ma sono stati cannibalizzati dal caso più surreale e imprevedibile della storia del tennis, il visto negato dall’Australia al numero uno del mondo . Una saga dalla risonanza debordante capace di monopolizzare da 11 giorni tutte le attenzioni planetarie e che in queste ore, con la sentenza definitiva sulla legittimità della seconda revoca esercitata discrezionalmente dal Ministro dell’Immigrazione Alex Hawke, dovrebbe finalmente essere giunta a compimento. I legali del serbo, nel giorno di vigilia, hanno ottenuto un successo procedurale importante anche psicologicamente: il nuovo ricorso è stato dibattuto dalla Corte Federale in seduta plenaria, cioè con un consiglio di tre giudici. Significa che in nessun caso le parti in causa potranno presentare un altro appello, e infatti l’accusa si era opposta. I patrocinanti del serbo hanno depositato una memoria di 286 pagine che dettaglia la linea difensiva già emersa nel pre-dibattimento: la scelta della revoca del visto sulla base della presunta pericolosità sociale di Djokovic in quanto convinto no vax in grado di mobilitare sentimenti contrari alla politica sanitaria australiana, è «irragionevole». Intanto perché anche un’eventuale espulsione, da quel punto di vista, potrebbe farne un martire e poi perché è dal marzo 2020, inizio della pandemia, che Nole non esprime opinioni generali sul vaccino. I legali dell’accusa, ovviamente, non recedono e nella loro documentazione hanno confermato che la sua presenza è una minaccia all’ordine e alla sanità pubbliche. Nel frattempo, siccome c’è uno Slam incombente, le operazioni procedono e ieri molti big si sono sottoposti alla classica conferenza stampa pre-torneo, dove come prevedibile l’argomento Djokovic è stato l’oggetto della prima domanda per tutti. tanto che pure il sempre educatissimo Nadal ha finito per risentirsi un po’: «Penso che la situazione sia andata troppo oltre. Onestamente sono un po’ stanco di tutto questo perché credo che sia importante parlare del nostro sport. Djokovic è uno dei migliori giocatori della storia, senza dubbio. Ma non c’è nessun giocatore nella storia che è più importante di un evento. Se non lo farà, l’Australian Open sarà comunque un grande torneo, con o senza di lui. Lo rispetto come persona, come atleta, senza dubbio. Ma ognuno sceglie la propria strada. Gli auguro tutto il meglio e davvero lo rispetto, anche se non sono d’accordo con molte delle cose che ha fatto nelle ultime due settimane. Se la soluzione per uscire dalla pandemia è il vaccino, quella deve essere». Più diplomatico Medvedev: «Aspettiamo di capire cosa succede, bisogna rispettare le regole, ma per quel che so ha un’esenzione valida e quindi può giocare». Sasha Zverev, invece, è dalla parte dell’amico Nole: «È qui e deve giocare, non credo sia giusto quello che sta accadendo. Aveva il suo visto, era in regola. lo non credo che sarebbe partito senza le garanzie necessarie. Il problema è che è una star, altrimenti questo caos non sarebbe scoppiato». Tsitsipas invece è decisamente sull’altra sponda: «Non mento: da due settimane si parla solo di lui e non di tennis giocato, ed è una vergogna».

Evert shock, la sfida più dura. «Ho un cancro alle ovaie» (Matteo Pierelli, La Gazzetta dello Sport)

E’ la partita più importante della sua vita, lei che ne ha giocate moltissime sui campi di tutto il mondo negli anni Settanta e Ottanta. Chris Evert, uno dei miti del tennis femminile, ha rivelato al mondo che sta lottando contro un cancro alle ovaie. La vincitrice di 18 Slam, che adesso fa la commentatrice tv, ha anche voluto tranquillizzare tutti. «Raccontare la mia storia è un modo per aiutare gli altri – ha detto la 67enne ex numero 1 del mondo -. Mi è stato diagnosticato un cancro alle ovaie al primo stadio. Mi sento molto fortunata perché la malattia è stata scoperta in fase ancora iniziale e mi aspetto buoni risultati dal ciclo di chemioterapia. Sono fiduciosa». La Evert è poi entrata nei dettagli anche in un colloquio con Espn, emittente con cui collabora da una decina d’anni: provvidenziale un’isterectomia preventiva. Che ha dato esiti confortanti visto che il cancro non si è propagato in altre parti del suo corpo. L’ex campionessa americana ha avuto la terribile notizia un mese fa. A preoccuparla, anche il precedente della sorella Jeanne, morta nel febbraio 2020 per lo stesso male a 62 anni. «Quando faccio la chemio penso a lei e sento che mi darà una mano a superare questa difficile prova». La Evert è in cura alla Cleveland Clinic Florid, a Fort Lauderdale, seguita dal dottor Joel Cardenas che l’ha operata il 13 dicembre scorso. «Se non fossimo intervenuti – ha detto il chirurgo – tra tre mesi o poco più il tumore, anziché lo stadio 1, avrebbe raggiunto il 3 o il 4. Se si sta fermi raggiunge l’ addome» . La Evert ha comunque voluto tranquillizzare ulteriormente («Mi vedrete qualche volta in collegamento su Espn per qualche commento sugli Australian Open») e poi ha chiesto comprensione: «Spero capirete il mio bisogno di concentrarmi sulla salute e sulle cure». Coraggio Chris.

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Cartellino arancione (Crivelli). Djokovic col fiato sospeso (Mastroluca). Murray, la scalata. “Sto tornando”(Viggiani). Djokovic espulso ma resiste (Rossi, Azzolini, Calabresi, Martucci). Bolelli-Fognini, l’Italia ha l’usato sicuro (Guerrini)

La rassegna stampa del 15 gennaio 2022

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Cartellino arancione (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Espulso. Per la seconda volta. Ma rimanendo ancora sospeso nel limbo della più snervante incertezza, in attesa dell’udienza decisiva di stanotte (in Italia) che risolverà finalmente una delle vicende più surreali e scioccanti della storia dello sport. Com’era prevedibile fin dal 10 gennaio, il giorno in cui venne annullata da un tribunale la cancellazione del visto di Novak Djokovic decisa all’ingresso in Australia dalla Polizia di Frontiera, ieri il Ministro dell’Immigrazione Alex Hawke ha esercitato il potere discrezionale di revoca, innestando un nuovo capitolo di una saga infinita con al centro del ring la battaglia tra il giocatore più forte del mondo e il governo di Canberra, mentre gli Australian Open incombono a grandi passi ma non sono mai sembrati così lontani dall’interesse della gente. Le mosse australiane […] Queste le parole ufficiali del Ministro: «Ho esercitato oggi il mio potere in base al Migration Act per cancellare il visto di Novak Djokovic per questioni di salute e di buon ordine, considerando che fosse di pubblico interesse farlo». Scott Morrison, il Primo Ministro, ha aggiunto che i suoi concittadini hanno fatto tanti sacrifici durante la pandemia, e adesso si aspettano giustamente che i risultati di questi sacrifici vengano preservati». Una strategia d’attacco confortata dagli ultimi sondaggi: su un campione di 60.000 intervistati a Melbourne, l’83% ha dichiarato di augurarsi l’espulsione del campione di 9 Australian Open. E anche la tempistica ha il suo significato: le autorità australiane si auguravano forse che il Djoker nei giorni scorsi risolvesse personalmente la questione andandosene spontaneamente senza attendere la nuova revoca e poi hanno aspettato il venerdì sera per rendere più complicato l’eventuale ricorso, portandolo a ridosso, se non oltre, l’inizio degli Australian Open, lunedì mattina (domani notte da noi). Gli avvocati Contrattacco lucido, ma speranze ridotte E invece, dal punto di vista procedurale, la difesa ha messo a segno un punto a favore. Intanto, i legali del serbo sono riusciti a farsi ascoltare d’urgenza dal giudice Kelly, proprio quello del primo verdetto, appena tre ore dopo la cancellazione del visto, mentre la Corte avrebbe voluto trasferire subito il caso a un Tribunale Federale, allungando i tempi ben oltre l’inizio del torneo. Nel frattempo, hanno ottenuto che Djokovic non fosse espulso fino al giudizio definitivo. Ieri sera alle 22 italiane le 8di sabato in Australia, Nole è stato poi portato a un commissariato della Polizia di Frontiera, da dove ha raggiunto una nuova struttura di detenzione diversa dal Park Hotel e non comunicata per non attizzare il circo mediatico. Lì, potrà comunicare con gli avvocati fino all’ora dell’udienza presso la Corte federale presieduta dal giudice David O’Callaghan, fissata alle 10.15 di domani a Melbourne, le 24.15 di stanotte in Italia, quando il numero uno del mondo sarà interrogato in streaming: sentenza attesa dopo qualche ora. […] Un crinale complesso, perché il Governo potrebbe avere gioco facile nel dimostrare che le mosse false di Noie dopo la positività rendono plausibile il provvedimento. Perdesse, oltre all’espulsione il Djoker rischierebbe tre anni di bando dall’Australia (e dal suo Slam). Vincesse, dovrebbe andare in campo dopo poche ore (la sua parte di tabellone gioca già lunedì) e con il peso psicologico di due settimane laceranti. Ai confini della realtà.

Djokovic col fiato sospeso (Alessandro Mastroluca, Il Corriere dello Sport)

 

 Novak Djokovic è di nuovo al punto di partenza. Il ministro per l’immigrazione Alex Hawke ha esercitato il suo potere personale e gli ha revocato il visto. I suoi avvocati hanno presentato un ricorso d’urgenza contro la decisione, discusso davanti allo stesso giudice della Federal and Family Court che gli aveva dato ragione la prima volta. Ma dopo la prima udienza ha deciso di trasferire il caso a un tribunale federale, di grado piú elevato. Il serbo, che non sarà rimpatriato prima della fine del procedimento, resterà in una struttura ancora non resa nota da cui potrà uscire per recarsi nello studio dei suoi avvocati dove sarà però sorvegliato da due ufficiali dell’Australian Border Force, la polizia di frontiera zione dal Paese. Da qui, alle 9 di domani mattina ora di Melbourne, le 23 di stasera in Italia, assisterà all’udienza che il resto del mondo potrà seguire in streaming sul canale Youtube della Federal Court. Se il ricorso non dovesse essere accolto, Djokovic rischia fino a tre anni di interdizione dal paese. POSIZIONE DEL MINISTRO. Il ministro Hawke ha preso la decisione di revocare per la seconda volta il visto del serbo in base alla sezione 133C(3) del Migration Act, la fondamentale legge australiana sull’immigrazione, citando motivi di “salute, sicurezza e di buon ordine, considerando che fosse di pubblico interesse farlo” si legge nel comunicato con cui annuncia la sua scelta. […] Secondo l’avvocato Wood, che ha curato la difesa di Djokovic in entrambi gli appelli, si tratterebbe di una decisione influenzata dalla politica. Per revocare il visto, ha detto Wood, il ministro ha sostenuto che la presenza di Djokovic potrebbe aumentare il sostegno verso posizioni no-vax in Australia. Una giustificazione, ha detto Wood nel corso dell’udienza, «evidentemente irrazionale. Non ci sono basi per affermare che l’eventuale espulsione di Djokovic non porti a un consenso ancora più ampio verso queste tesi». GLI SCENARI. Secondo l’avvocato David Prince, per i legali di Djokovic sarà difficile di dimostrare che la revoca del visto al serbo non sia di interesse pubblico. Il problema, ha sottolineato a West Australia Today, sta nella legge nazionale, molto vaga nel fissare i confini su quello che può rientrare negli ambiti di questa definizione. […] COME CAMBIA IL DRAW. Tennis Australia, la federazione tennis nazionale che organizza il torneo, rimane sotto pressione dopo le accuse di Bernard Tomic che ha giocato un match nelle qualificazioni pur avendo contratto il Covid e mostrandone i sintomi. Ora il tabellone maschile rimane soggetto a possibili cambiamenti. Gli organizzatori hanno annunciato che la parte alta dei due tabelloni di singolare maschile e femminile si completerà lunedì 17. Se Djokovic dovesse essere espulso prima che venga pubblicato l’ordine di gioco della prima giornata, il russo Andrey Rublev prenderebbe il suo posto, Gael Monfils diventerebbe dunque il primo avversario di Gianluca Mager, il kazako Alexander Bublik occuperebbe il posto ora del francese, e al suo entrerebbe un lucky loser. Il ripescato potrebbe essere Salvatore Caruso, che porterebbe a quindici il totale di azzurri in campo in singolare a Melbourne. Se invece, il verdetto del tribunale dovesse arrivare dopo la pubblicazione dell’ordine di gioco di lunedì, allora il lucky loser entrerebbe al posto di Djokovic senza ulteriori modifiche.

Murray, la scalata: “Sto tornando” (Mario Viggiani, Il Corriere dello Sport)

Ventisette-mesi-ventisette, dopo Anversa 2019, Andy Murray oggi nell’ATP 250 di Sydney torna a disputare una finale del circuito. «Comunque vada, è una grande settimana per me. Sto giocando sempre meglio, ho battuto buoni giocatori, a questo punto spero proprio di salire un altro gradino…», sono state le sue parole a commento della semifinale vinta ieri contro il gigante Reilly Opelka, al quale per abbatterlo non sono bastati 20 ace e tre set tiratissimi per 2h24′ di gioco. IL LUNGO DIGIUNO Diciamo subito che i ventisette mesi risentono del calendario fortemente condizionato dalla pandemia: almeno nel 2020, quando l’ex numero 1 del mondo ha disputato solo Masters 1000 Cincinnati, US Open, Roland Garros e 250 Colonia, ma un bilancio di 3 partite vinte (con lo scalpo eccellente di “Sascha” Zverev) e 4 perse. Per il resto, nel 2021 invece il 34enne scozzese è addirittura ripartito dal challenger di Biella (sconfitto in finale da Illya Marchenko), chiudendo l’annata con 20 vittorie e 16 sconfitte: ha fatto terzo turno a Wimbledon e Indian Wells, quarti invece a Metz e Stoccolma (qui ha battuto Jannik Sinner). DISCESA & SALITA. L’anca destra operata due volte, gennaio 2018 e gennaio 2019, ci ha messo un po’ prima di restituirci un Murray competitivo. Certo, non quello che è stato capace di conquistare tre Slam (US Open 2012, Wimbledon 2013 e 2016) e un doppio oro olimpico (Londra 2012 e Rio 2016), e ancora di vincere 46 tornei e essere finalista in alti 22. Finito fuori dai Top Ten il 6 novembre 2017 e dai primi 100 il l’11 giugno 2018, Andy era rotolato giù fino a n. 839 il 16 luglio 2018 e il 30 settembre 2019 era ancora n. 503. Da allora non è stato meglio di 102, il 12 luglio 2021, ma la classe è quella di sempre e la tigna pure. […]. DJOKOVIC. Per forza di cose, dopo la revoca del visto, Murray è stato sollecitato a parlare ulteriormente della tempesta che chissà ancora per quanto travolgerà il mondo di Novak Djokovic Curiosamente, i due sono quasi coetanei al 100%, meno… una settimana: lo scozzese, è nato il 15 maggio 1997, il serbo il 22. «È un brutta storia. per tutti, ma non è il momento di infierire su Novak Non ho intenzione di star qui seduto e cominciare a prenderlo a calci mentre è a terra. E una situazione che si trascina da troppo tempo: non è un bene per il tennis, non lo è per gli Aus Open, e neanche per lui. Non so quale strada abbia percorso, quanto tempo ci voglia per il ricorso, se può allenarsi o no giocare lunedì So solo che serve una soluzione». Netta, invece, la posizione di Andy sull’argomento vaccini, con l’invito a immunizzarsi «Quando in Gran Bretagna mi sono sottoposto al booster di richiamo, l’infermiere che me l’ha inoculato mi ha detto che tutti i pazienti in terapia intensiva erano non vaccinati. Per me ha senso che ognuno si vaccini in quanto, se è vero che i giovani o gli atleti corrono meno rischi, dobbiamo comunque fare tutti la nostra parte. Ogni Paese ha le sue regole, per venire in Australia bisognava essere vaccinati e credo che l’abbia fatto la quasi totalità del primi cento giocatori, forse anche il 98%. Per il reato, preferirei parlare di tennis e non di quello che accade a un altro giocatore fuori dai campi”

Djokovic espulso ma resiste (Paolo Rossi, La Repubblica)

Golia ha dunque schiacciato Davide. Il governo d’Australia ha nuovamente revocato il visto d’ingresso a Novak Djokovic. […] Dunque: il ministro per l’Immigrazione, Alex Hawke, ha esercitato una sua personale prerogativa, quella di revocare il visto a un privato cittadino per (in questo caso) «motivi di salute e ordine, sulla base del fatto che era nell’interesse pubblico farlo». Ma la fionda di Djokovic ha riportato il suo caso di nuovo in tribunale, ottenendo anche il rinvio della sua detenzione fino all’udienza con il giudice. I suoi legali impugneranno la decisione del ministro con questa tesi: “Il visto è stato cancellato solo perché la presenza del numero 1 del mondo alimenta il sentimento anti-vaccinazione”, evitando/rinviando così l’espulsione del serbo, che ora andrà in tribunale per essere ascoltato e può essere sì formalmente detenuto, ma non espulso dall’Australia mentre l’azione legale è in corso. Djokovic si è visto revocare il visto in nome della sezione 133C (3) della legge sull’immigrazione.[…] La partita legale, una sorta di qualificazione per il tabellone degli Australian Open per Djokovic, si è aperta di nuovo, e lo scenario prevede — in caso di sconfitta — anche il divieto di ingresso in Australia per i successivi tre anni, a meno di una «ragione compassionevole». Sarebbe difficile immaginarlo in campo nello Slam edizione 2026. Per questo Nick Wood, uno degli avvocati del n. 1 del tennis, ha già anticipato la strategia difensiva: «Il ministro Hawke non ha preso in considerazione in alcun modo le conseguenze che la rimozione forzata di Djokovic potrebbe avere sul sentimento anti-vaccinazione, ed è palesemente irrazionale». L’avvocato ha poi rincarato la dose, criticando l’approccio al protocollo decisionale di Hawke. Gli avvocati difensori si sono riservati di presentare domanda formale e osservazioni al tribunale entro oggi. E così il caso è stato trasferito al giudice O’Callaghan, presso la Corte federale. In attesa del weekend, resta una grande confusione nel mondo del tennis giocato. Gli Australian Open sono rimasti in silenzio, con il tabellone sospeso: se Djokovic uscisse entrerebbe Salvatore Caruso, e il posto in più in alto nel tabellone spetterebbe ad Andrey Rublev, ma solo se questo accadrà prima che il torneo cominci. Per molti la defezione del serbo porterebbe a un torneo squilibrato, che meriterebbe un nuovo sorteggio (ma che non avverrà). Ma anche la politica australiana è ferma in un limbo. L’unico a parlare è il premier, Scott Morrison: «Gli australiani hanno fatto molti sacrifici durante questa pandemia e giustamente si aspettano che il risultato di quei sacrifici venga protetto. Questo è ciò che il ministro sta facendo oggi nel compiere questa azione. Le nostre forti politiche di protezione delle frontiere hanno mantenuto gli australiani al sicuro, prima del Covid e ora durante la pandemia». E poi ha chiesto bocche cucite anche a tutti gli altri esponenti di governo. Nel tennis non esiste il pareggio, ma una doppia sconfitta non s’era mai vista: è un esito inedito. Comunque vada, Djokovic (volente o nolente) ha scritto un’altra pagina di storia (negativa? Positiva?), ma a posteriori sarà il record di cui avrebbe fatto volentieri a meno.

L’Australia ha il match point (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Non è tutto da rifare, non proprio. Ma tutto da riconsiderare sì. […] Il caso Novak Djokovic porta con se lo stesso scompiglio di un match che prende forma sotto la spinta di onde anomale, e obblighi a considerare normali, o inevitabili, i continui ribaltoni disseminati da una trama pazza e per alcuni aspetti ingannevole lungo la strada di un protagonista che in pochi giorni ha del tutto dismesso i panni del buono, per vestire altri, ben più sulfurei, tali da mostrare al grande pubblico le molteplici zone d’ombra che ne definiscono il carattere. È la perfetta visualizzazione delle forze contrastanti che entrano in gioco nei momenti più caldi dei match importanti, quelli che valgono titoli e storia. A un passo dalla conclusione, la folle partita del Djoker non vaccinato che vuole essere a tutti i costi il numero uno di un torneo nel Paese che ha eretto le barriere più alte contro la pandemia è passata di mano, e ha imposto che gli ultimi colpi vadano giocati sul tracciato predisposto dal governo federale australiano. Il primo match point è del ministro dell’immigrazione, Alex Hawke. Ha giocato di fino le sue carte, dicono. Ma Nole è un grande difensore, l’ha dimostrato in tante occasioni. Anche contro Federer. Sarà l’ultima sentenza a stabilire chi davvero abbia vinto questo match giocato tra Corti giudiziali. La decisione di Hawke è giunta alle 18 di venerdì, le 8 del mattino da noi. Poggia su un impianto ampio, e tira in ballo “motivi di salute e ordine pubblico“. Cancella da capo il visto concesso al serbo e non contesta a Djokovic solo le incongruenze presenti nel modulo fornito agli agenti della polizia di frontiera al suo arrivo all’aeroporto di Melbourne il 5 gennaio, quando Nole firmò il foglio nel quale affermava di non aver svolto viaggi prima di giungere in Australia). Né si concentra solo sull’ammissione dello stesso Djokovic di avere disattesole norme del suo Paese per aver concesso il 18 dicembre un’intervista all’inviato de L’Equipe pur sapendo (dal 16, poi corretto al 17 dicembre) di essere positivo. CARTA BIANCA Accanto a questi dati, emersi dalle indagini svelte, Hawke cala le proprie prerogative ministeriali, che gli lasciano carta bianca. E’ il dispositivo 1330 (3) della legge sull’immigrazione, che si rifà alla “salute pubblica” e ai soggetti che possono metterla in pericolo. E l’articolo che potrebbe costare a Nole il visto peri prossimi 3 anni, ed è anche l’articolo che ha indebolito la replica degli avvocati del serbo, convinti che il giudizio spettasse da capo al giudice Anthony Kelly, lo stesso che aveva restituito a Djokovic il visto con la prima sentenza presso la Corte Federale. Rapidamente richiesto di predisporre un secondo giudizio sulla vicenda Kelly ha deciso soltanto che il tennista non fosse espulso fino alla conclusione della bagarre legale e ha stabilito che possa seguire il nuovo processo da un luogo diverso dall’Hotel dei “senza visto dov era ospitato nei primi giorni.[…] Sarà dunque un nuovo giudice a farsene carico. Nella serata italiana Djokovic è stato interrogato dai funzionari dell’ufficio immnigrazione che gli hanno notificato il provvedimento governativo: è da considerare in stato di fermo. Poco dopo (intorno alle 10.15) era prevista un’udienza preliminare davanti al giudice David O’Callaghan. Poi Nole avrà la possibilità di confrontarsi coni suoi legali per organizzare la difesa per l’udienza finale, prevista per le 9 australiane di domenica. […] Continua Hawke: «Nel prendere questa decisione, ho considerato attentamente le informazioni fornitemi dal Dipartimento degli affari interni, dall’Australian Border Force e dal signor Djokovic. Il governo Morrison è impegnato a proteggere i confini dell’Australia dalla pandemia».Lo asseconda il primo ministro Scott Morrison «Prendo atto dia decisione del ministro su Novak Djokovic Questa pandemia è stata incredibilmente difficile per ogni australiano, ma siamo rimasti uniti e abbiamo salvato delle vite. Gli australiani hanno fatto molti sacrifici e giustamente si aspettano che il risultato di questi sforzi venga protetto. Ed è ciò che il ministro sta facendo oggi nel compiere questa azione». Una sentenza celere e favorevole a Djokovic lascerebbe 24 ore al n.1 del tennis per preparare il debutta previsto (da sorteggio)lunedi. Se invece il verdetto fosse negativo (l’Australia al momento conta l’85% di favorevoli all’espulsione del serbo), occorre vedere se esso arriverà prima o dopo il varo dell’order of play della prima giornata. Se prima, il posto di Djokovic sarà preso (da regolamento) dal numero 5, il russo Andrey Rublev, che a sua volta verrà rimpiazzato dal numero 17 Gael Monfils. Al posto di Monfils finirà il primo fuori dalle teste di serie, il kazako Bublik, e al posto di Bublik uno dei 2 “Iucky Loser” sconfitti all’ultimo turno delle qualifiche. Altrimenti, se l’ordine di gioco sarà già varato, toccherà direttamente al Fortunato Perdente prendere (per sorteggio, anche qui)il posto di Nole. I due sono Dzumhur e Caruso. Alla fine, la vicenda potrebbe concludersi con un italiano in cima al tabellone.

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