Il ticking clock di Fognini e Kyrgios: chi rischia col ritorno al ranking tradizionale (e ringrazia le ultime modifiche)

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Il ticking clock di Fognini e Kyrgios: chi rischia col ritorno al ranking tradizionale (e ringrazia le ultime modifiche)

13 tennisti hanno mantenuto la loro classifica in larga parte grazie a un solo risultato. Chi ha il paracadute (Fognini e Kyrgios), chi rischia di più (Dimitrov e Karatsev). I casi Federer e Nadal

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Fabio Fognini - Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

A un anno dalla sospensione del tennis mondiale, il gioco e le sue istituzioni stanno provando a tastare le acque di una stagione più vicina alla normalità, pur con tutte le problematiche del caso. Fra gli elementi in procinto di riassestarsi c’è il ranking. Come già scritto in precedenti occasioni, le modifiche degli ultimi 12 mesi:

  • permettono ai giocatori di tenere il miglior punteggio ottenuto in un torneo che si sia giocato due volte fra il marzo del 2019 e quello del 2021
  • lasciano intatti i punti ottenuti in tornei cancellati nel 2020 (come Wimbledon), e continueranno a farlo nel caso in cui degli eventi dovessero saltare anche nel 2021 (è il caso di Indian Wells e Rio, rinviati a data da destinarsi ma difficili da incastrare nel calendario)
  • più in generale, non fanno perdere punti per non sfavorire chi non se la fosse sentita di ricominciare a viaggiare a pandemia in corso.

Pochi giorni fa, poi, è stata introdotta un’eccezione che riguarda da vicino il secondo punto dell’elenco, permettendo ai giocatori che difendono punti in questi eventi di mantenere almeno il 50 percento dello score ottenuto nelle edizioni incluse nella fascia temporale considerata (marzo 2019-agosto 2020)  – per citare Serge Latouche, potranno godere di una decrescita serena. I tornei inclusi in questa regola sono quelli che generalmente sono disputati fra marzo e agosto e che nel 2020 sono stati o cancellati (per esempio Wimbledon e Montecarlo) o spostati in maniera importante dalle consuete posizioni nel calendario (vedi Roland Garros e Roma, i cui soli score del 2020 saranno considerati per l’agevolazione). Grazie alla nuova regola, banalmente, se Nadal perdesse al primo turno del Roland Garros (quintessenza dell’ipotesi per assurdo) terrebbe comunque 1000 punti, perdendone altrettanti.

Il corollario di tutte queste decisioni (che, urge sempre ribadirlo, sono state probabilmente le più giuste possibili) è stata la scarsa mobilità delle classifiche dalla ripresa dei due circuiti, visto che normalmente una scalata è quasi un gioco a somma zero, con guadagni che si associano alle perdite altrui – addirittura, capita spesso di fare sorpassi in retromarcia, beneficiando da perdite contenute contro quelle decisamente più ingenti di alcuni avversari.

 

Nonostante la nuova tutela appena introdotta, comunque, un sistema più vicino a quello classico (basato sul confronto fra le stesse settimane di due anni consecutivi) dovrebbe essere ripristinato a breve. L’ultima settimana di ranking “a crescita illimitata” sarà quella che inizia il 15 marzo (subito prima di Miami, quindi), e questo vuol dire che da lì in avanti si potrà ricominciare a perdere punti. La conseguenza è che, se negli ultimi 12 mesi si è vissuta un po’ una fase di ancien régime, nel momento in cui i punti ricominceranno a scalare come al solito o quasi ci si troverà davanti a una maggiore fluidità del sistema, in cui soprattutto i cali saranno subitanei, pur con il paracadute di cui sopra. Siamo quindi andati a vedere chi, fra i Top 100, debba più del 30 percento del proprio punteggio attuale a un solo risultato, ed è quindi a rischio di una discesa repentina nel caso di una mancata riconferma.

FEDERER AGEVOLATO MA NON TROPPO

Uno dei primi nomi a sovvenire potrebbe essere quello di Roger Federer, fermo da oltre un anno e ancora N.5 ATP, ma nell’ultimo anno giocato lo svizzero ha comunque fatto una finale e due semifinali Slam (2640 punti), ha vinto un 1000 (con un’altra finale, che peraltro non scalerà perché è quella di Indian Wells) e tre 500 (3100 punti). Perciò, se da un lato non sappiamo che Federer vedremo quando tornerà in campo a Doha e (forse) Dubai, dall’altro è evidente che il suo bunker anti-atomico di punti lo possa tenere in buone condizioni per un paio di ere geologiche. Detto questo, è innegabile che le ultimissime deroghe gli facciano un bel favore, ma questo sarà l’oggetto di un altro articolo in uscita nei prossimi giorni.

Roger Federer – Australian Open 2020 (foto via Twitter @AustralianOpen)

Fra i casi simili a quello di Roger, mutatis mutandis, vi è quello di Benoit Paire, che fra fine 2019 e inizio 2020 si era costruito una classifica da Top 25 con due vittorie e due finali nei 250 (800 punti) e con due ottavi Slam (360 punti). È presumibile che il declino dell’irsuto possa proseguire, ma anche nel suo caso si tratterebbe di uno stillicidio più che di una deflagrazione, visto che, incredibile a dirsi, la sua progressione era stata estremamente metodica e assennata. Lo stesso vale per Monfils (che peraltro manterrà le sue due vittorie a Montpellier e Rotterdam per un altro anno senza colpo ferire), Goffin (a forte rischio durante l’estate con i 1260 punti di Halle, Wimbledon e Cincinnati ma comunque non dipendente da un solo risultato e appena tornato alla vittoria di un torneo) e Nishikori (vedi sopra, il nipponico, semi-inattivo per un anno e sottotono dalla ripresa almeno fino a Rotterdam, ha ancora in saccoccia tre quarti di finale Slam che gli valgono 1080 punti).

A pagina 2, i giocatori che guadagneranno di più dall’ultimo provvedimento

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ATP Atlanta, Sinner vince il suo primo torneo di doppio in coppia con Opelka

Battuti Johnson e Thompson al super tie-break: una bella iniezione di fiducia per l’azzurro

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Jannik Sinner e Reilly Opelka ad Atlanta 2021 (Credit: @ATLOpenTennis/Alex Smith on Twitter)

Se Brandon Nakashima non è riuscito a vincere il suo primo titolo in singolare ad Atlanta, la città della Coca Cola ha però portato bene a Jannik Sinner e Reilly Opelka, che hanno conquistato il primo alloro di doppio nelle rispettive carriere (per Sinner era anche la prima finale, mentre Opelka ne aveva già giocate tre, l’ultima a giugno al Queen’s Club) battendo Steve Johnson e Jordan Thompson per 6-4 6-7(6) 10-3.

I vincitori non sono riusciti a mantenere un iniziale vantaggio di 3-1 nel primo set, ma sul 4-4 hanno piazzato l’allungo decisivo. Nel secondo hanno invece recuperato un passivo di 1-4, trascinando la contesa al tie-break dove hanno salvato un primo set point sul 5-6 per poi cedere ad oltranza – si è peraltro trattato del primo set perso dai due nel corso del torneo.

Nonostante la delusione per essersi trovati così vicini alla vittoria, Sinner e Opelka hanno dominato il super tie-break vincendo cinque punti di fila dal 4-2 in loro favore e chiudendo al secondo championship point. Un successo che potrebbe rappresentare un momento di svolta per il numero due italiano, reduce da quattro sconfitte consecutive in singolare (Nadal al Roland Garros, Draper al Queen’s, Fucsovics a Wimbledon e O’Connell qui ad Atlanta).

 

Ora Sinner si sposterà a nord per il 500 di Washington DC, dove al secondo turno attende il vincente di Gunneswaran-Ruusuvuori. Anche gli altri tre finalisti saranno presenti, e come lui saranno nella parte bassa: Opelka incrocerà il vincente di Paul-Galan Riveros, mentre Thompson e Johnson sfideranno dei qualificati al primo turno, rispettivamente Elias Ymer e Ramanathan.

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Isner è ancora il re di Atlanta: nona finale e sesto titolo, battuto Nakashima

Fra i giocatori in attività solo Federer, Nadal e Djokovic hanno vinto lo stesso torneo così tante volte. Grazie alla vittoria su Nakashima Long John tornerà fra i primi trenta al mondo

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John Isner ad Atlanta 2021 (Credit: @ATLOpenTennis on Twitter)

Nel suo discorso post-partita, John Isner ha detto: “Questo torneo ha significato tutto per la mia carriera“. Ne ha ben donde, perché la sua vittoria per 7-6(8) 7-5 sul connazionale Brandon Nakashima (16 anni più giovane di lui) si è tradotta nel suo sesto titolo in Georgia (su 16 vinti, il 37,5%) alla nona finale (su 29, il 31%); in sostanza, un terzo circa degli allori del numero uno americano dell’ultimo decennio sono arrivati al Truist Atlanta Open. Questa vittoria comporta il ritorno alla trentesima posizione ATP per lui, un bel piazzamento in ottica Flushing Meadows.

Niente da fare per Nakashima, che settimana scorsa aveva battuto proprio Isner per raggiungere la sua prima finale di sempre a Los Cabos ma che ha finito per perdere ad un passo dal trofeo per la seconda volta di fila, sprecando due set point nel primo e due opportunità per andare a servire per il set nel secondo. Il Next Gen festeggia comunque l’ingresso in Top 100 con un balzo di 26 posizioni fino al N.89; è il secondo 2001 a riuscirci dopo Sinner e il più giovane fra chi accede direttamente agli Slam dopo Jannik, Alcaraz e Musetti.

IL MATCH – Il precedente della scorsa settimana era stato dominato dal servizio (7-5 6-4 Nakashima con due soli break in tutto il match), e la finale di ieri sera non ha deviato da questo leit motif, tutt’altro: il break è stato uno solo, ed entrambi hanno vinto l’81% dei punti con la prima andando in doppia cifra con gli ace (21 Isner, 12 Nakashima). Nel primo set i due sono andati via rapidi nei rispettivi turni di servizio: Nakashima non ha un servizio potentissimo ma estremamente versatile e complicato da leggere, senza mai consentire all’avversario di vincere più di due punti in risposta nello stesso game, e lo stesso vale per Isner, che ha messo il 74% di prime in campo perdendo appena cinque punti.

 

Nakashima ama impostare un tennis di pressione stando vicino al campo, un tipo di gioco che può mettere in difficoltà Isner; il problema è riuscire a creare le condizioni per farlo in risposta, cosa che non è mai riuscito a fare almeno fino al 6-5 in suo favore: a quel punto Nakashima è riuscito a trovare una risposta vincente di rovescio in allungo per il 15-30, salendo a set point con una bella combinazione di passanti chiusa con il rovescio in diagonale, Isner ha però trovato servizio e dritto, portando il parziale al tie-break. Dopo uno scambio di mini-break iniziale, Nakashima sembrava aver trovato l’allungo decisivo salendo 4-3 e servizio con uno splendido vincente di rovescio, ma Isner è riuscito a trovare una profonda risposta di rovescio inducendolo all’errore per il 4-4.

Da lì il game lungo ha seguito l’ordine dei servizi, alternando i set point: Brandon ne ha salvato uno sul 5-6 prendendo la via della rete, mentre Isner ne ha cancellata una sul 6-7 allo stesso modo. Nakashima si è portato 8-8 con uno slice lungolinea su cui Isner ha provato a cercare il vincente di dritto sbagliando di poco, ma al momento decisivo è stato tradito dal rovescio in salto, concedendo il terzo set point stavolta al servizio – Isner non aspettava altro, e ha chiuso con una seconda vincente al corpo.

Anche il secondo set è stato avaro di chance, almeno fino al 5-4 Isner, quando sono saltati gli schemi per entrambi: Nakashima ha perso la prima, commettendo due errori con il dritto, e un vincente bimane di Long John l’ha visto sprofondare a 0-40, tre championship point. Brandon li ha salvati tutti e tre, smistando benissimo con il dritto e prendendo la via della rete il prima possibile per chiudere con pregevoli soluzioni, e si è poi visto costretto a salvarne un quarto quando ha sbagliato uno slice. Anche quest’ultimo è stato salvato a rete, e il peso dell’occasione sprecata si è fatto sentire per Isner, che sul 5-5 ha concesso due palle break con un brutto errore di rovescio. Pur sfiorando un doppio fallo, il cinque volte campione si è salvato con il fido servizio, e tornato a rispondere sul 6-5 ha allungato il game, guadagnandosi la quinta palla del titolo con una risposta in allungo di dritto che è rimasta corta e bassa, forzando un errore con il rovescio tagliato dell’avversario. Quella è stata la volta buona, perché la seconda di Nakashima è stata deviata fuori dal nastro, dandogli la prima vittoria nella prima finale da Newport 2019.

I NUMERI – Seconda sconfitta su due finali ATP per Nakashima, che sale al cinquantottesimo posto della Race to Turin e al sesto della Race to Milan superando Brooksby. Come detto, Isner ha vinto 16 titoli su 29 finali; Isner è trentesimo nel ranking e trentacinquesimo nella Race.

Il sesto titolo vinto ad Atlanta gli garantisce infine il passe-partout per un club esclusivo. Solo i Big Three hanno infatti esercitato cotanto dominio su dei singoli tornei fra i giocatori in attività: Federer a Wimbledon, Halle, Basilea, Melbourne, Cincinnati, ATP Finals e Dubai, Nadal al Roland Garros, a Roma, Montecarlo e Barcellona, Djokovic a Melbourne, Wimbledon, Miami e Pechino.

Qui il tabellone di Atlanta e degli altri tornei della scorsa settimana

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Challenger

Challenger: la bella favola di Jason Kubler che torna al successo a Lexington

Terzo titolo per Zapata Miralles e Benjamin Bonzi, mentre il 19enne Lehecka sfiora il bis

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Jason Kubler (via Twitter, @ATPChallenger)

Al Challenger 80 di Lexington la finale vede di fronte il mancino cileno Alejandro Tabilo (n.174 ATP) e l’australiano Jason Kubler (n.272 ATP) che riesce a spuntarla alla fine di un match drammatico (7-5 6-7 7-5) durato quasi tre ore. Fondamentalmente Kubler ha quasi sempre avuto il controllo, a parte il tie-break del secondo set (perso nettamente 7-2) e un passaggio a vuoto nel decimo game del parziale decisivo quando subisce il contro-break che potrebbe riaprire la partita. Cosa che, fortunatamente per lui, non succede. Infatti si riprende immediatamente il maltolto e conduce in porto l’incontro, non senza qualche ulteriore patema quando, servendo per l’incontro, spreca tre match point consecutivi.

Ricordiamo che l’australiano nel 2010 fu n.1 del mondo a livello junior, salvo scoprire che le sue ginocchia di cristallo (cinque operazioni al sinistro e una al destro) gli avrebbero reso la vita molto complicata. Adesso, a 28 anni compiuti, sembra finalmente ristabilito e addirittura capace di tornare competitivo anche sul cemento, dopo che per anni le sue poche partite erano sempre state sulla terra battuta, superficie, in teoria, più gentile con le sue malconce articolazioni. Per lui è la sesta vittoria a livello Challenger e soprattutto la chance di riproporsi ai livelli che più gli competono (ricordiamo che nel 2018 arrivò alla posizione n.91). 

Al Challenger 90 di Segovia (cemento) il francese Benjamin Bonzi (n.111 ATP e seconda testa di serie) ha la meglio (7-6 3-6 6-4) sull’olandese Tim Van Rijthoven (n.290 ATP) al termine di una partita combattutissima, nella quale il primo set è stato probabilmente decisivo. Nel tie-break infatti il 24enne olandese si è ritrovato avanti 6-1 e si è rilassato: un paio di risposte sparacchiate e un doppio fallo e si è fatto raggiungere sul 6-6. Due ulteriori set point non avrebbero cambiato la situazione, ormai era scritto che il parziale se lo aggiudicasse il francese (12-10). Van Rijthoven è comunque bravo a rimanere in partita e a strappare il servizio all’avversario nel quarto game, portando l’incontro al set decisivo. In cui i servizi dettano legge (molto buone le percentuali per entrambi) fino al decimo gioco quando l’olandese perde il servizio, infilato sul primo match point da un bel passante di Bonzi che può alzare le braccia al cielo.

 

Per il 25enne francese è la terza vittoria Challenger in carriera, tutte ottenute quest’anno (PotchOpen in febbraio e Ostrava in maggio), che gli regala anche il nuovo best ranking e l’ingresso in top 100 (n.95 ATP). Qualche buon motivo di soddisfazione anche per l’olandese che, pur dovendo rimandare l’appuntamento con la sua prima vittoria Challenger, ottiene il nuovo best ranking al n. 260. 

Al Challenger 90 di Poznan (terra) finale a senso unico tra lo spagnolo Bernabé Zapata Miralles (n.121 ATP) e Jiri Lehecka (n.213 ATP), fresco vincitore a Tampere e finalista a Salisburgo. Il 19enne ceco sta attraversando un momento di forma incredibile, ma Zapata Miralles si è dimostrato semplicemente più esperto, superando senza apparente difficoltà, i pochi momenti difficili. Il punteggio finale 6-3 6-2 definisce bene i termini della questione, consegnando allo spagnolo la terza vittoria Challenger (Cordenons 2020 e Heilbronn 2021), nonché il nuovo best ranking (n.110 ATP). Buon progresso in classifica anche per Lehecka che al n. 188 migliora ulteriormente il proprio record, e siamo convinti che questo sia solo l’inizio di una bella storia.

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