Naomi Osaka e le superfici - Pagina 3 di 4

Al femminile

Naomi Osaka e le superfici

Ad appena 23 anni Osaka vanta già quattro titoli Slam, vinti però solo sul cemento. Riuscirà a conquistare successi importanti anche su erba e terra?

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Naomi Osaka - Madrid 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)
 

Dai casi raccontati nella pagina precedente (da Radwanska a Sharapova), non si può ricavare una indicazione univoca sul futuro di Osaka al di fuori del cemento. Per cominciare ecco come sono andati tutti gli Slam nella carriera di Naomi:

Mentre QUI trovate l’elenco delle partite sostenute al Roland Garros (6 partite vinte, 4 perse) e QUI quelle relative a Wimbledon (4 vinte, 4 perse). Complessivamente non un curriculum eccezionale, con una sola vittoria contro Top 30 (la numero 23 Barbora Strycova sull’erba) e 4 sconfitte su 4 contro Top 20: Halep e Keys a Parigi, Venus e Kerber a Londra.

Rimane comunque evidente l’esiguità dei numeri, ulteriormente accentuata dal fatto che lo scorso anno Naomi non ha giocato gli Slam europei (per un infortunio il Roland Garros, per cancellazione Wimbledon), a cui va aggiunto il forfait a Wimbledon 2016 ancora per infortunio.

Allo stato attuale non siamo in grado di stabilire se Osaka saprà seguire un cammino positivo o negativo al di fuori del cemento. Direi che si possono avanzare due ipotesi ugualmente legittime, ma opposte. Quella pessimista suggerisce che con un imprinting tecnico spiccatamente orientato al cemento, Naomi sarà sempre destinata a faticare sulle superfici che non ha praticato nell’età cruciale della prima formazione. E le vicende di Wozniacki e Radwanska suggeriscono questo.

Ma si può avanzare anche l’ipotesi ottimista: con il passare degli anni potrebbe trovare il modo di interpretare meglio i campi meno familiari, perché si colmano certe lacune attraverso l’esperienza. Proviamo a entrare un po’ di più nel dettaglio tecnico della questione.

Naomi Osaka e la terra battuta
Intanto va detto che c’è terra rossa e terra rossa, così come c’è erba ed erba. Perché un conto è giocare bene a Madrid, quasi in altura, con la palla che fila via rapida, un altro è riuscirci sui campi più lenti di Roma o Parigi. Ricordo per esempio che Petra Kvitova ha vinto tre volte a Madrid ma non è mai andata oltre le semifinali al Roland Garros. Al momento penso che Osaka possa adattarsi con più facilità alle condizioni di gioco di Madrid rispetto a quelle di Parigi. Ma chi potrebbe escludere un progresso tale da renderla competitiva anche in Francia?

Allo stato attuale, rispetto al cemento, sulla terra francese secondo me Naomi è più vulnerabile nei confronti di due tipologie di giocatrici: quelle molto forti in difesa, e quelle creative, che amano “mischiare le carte”. Penso a tenniste come Halep e Svitolina, o come Jabeur e Swiatek.

Partiamo dalla difesa, con un paio di precedenti significativi: nel 2018, Osaka era esplosa con il successo sul duro di Indian Wells, dove in semifinale aveva sconfitto la allora numero 1 del mondo Halep per 6-3, 6-0. Poi Naomi e Simona si erano ritrovate qualche settimana dopo a Roma, e il risultato era stato inequivocabile: 6-1, 6-0 per Halep.

Al di là delle diverse giornate di forma, l’enorme forbice dei punteggi testimonia, a mio avviso, quando possa risultare determinante per il risultato la superficie, a cominciare dalla diversa incidenza dei colpi di inizio gioco sino all’importanza delle fasi di contenimento. Ottenere un vincente a Indian Wells è sicuramente più semplice che sui campi di Roma, e sulla terra scardinare le difese di una tennista come Halep è ben più complicato che sul cemento.

Per quanto riguarda invece il confronto con tenniste come Jabeur o Swiatek, direi che di solito la terra favorisce soluzioni più creative sulla verticale, e in generale aiuta un tipo di tennis basato su sequenze aritmiche di colpi: slice mischiati a topspin, magari alternati con uno slice fintato, che si risolve in una smorzata… Sappiamo che invece Osaka tende a trovarsi meglio negli scambi più lineari, e dunque se il confronto si sposta verso un genere di tennis più elaborato, si trova a giocare “in trasferta”.

Ma siccome Naomi possiede colpi-base di qualità assoluta, non è affatto escluso che potrebbe essere in grado di trovare contromisure efficaci senza doversi snaturare. Però per farlo occorrerebbe affrontare tanti match contro giocatrici di questo genere. In poche parole: occorre l’esperienza. E quella arriva solo provando e riprovando.

Ma non credo sia giusto vedere solo nero. La terra potrebbe rivelarsi amica per altri aspetti del suo tennis. Osaka infatti dispone di molta potenza, e la terra rossa è una superficie che può anche premiare le giocatrici di attacco, che sanno spingere facilmente la palla e generare velocità in autonomia. Come Sharapova, appunto, o come Ostapenko.

Però rispetto ai campi più veloci, bisogna dimostrare di saper soffrire, accettando battaglie mediamente più logoranti; sul piano fisico, ma anche mentale. Occorre quindi grande tempra agonistica; e direi che Naomi se la sta costruendo. I successi contro Azarenka a New York 2020 e contro Muguruza a Melbourne 2021 sono arrivati dopo essere risalita da frangenti molto complicati, e testimoniano questo genere di qualità mentale.

Infine non si può trascurare la questione della scivolata. È ovvio che se Naomi imparasse a scivolare come si deve, avrebbe delle possibilità in più; ma non è una cosa semplice per chi non è cresciuta sulla terra. Per come l’ho lasciata nel 2019, la ricordo a metà strada: nel senso che aveva dimostrato di saper fare qualche scivolata, ma solo dopo avere colpito e non prima.

Però la sequenza ottimale è “correre-scivolare-colpire”, ed è la vera arma in più di chi interpreta al meglio la terra, perché se prima si scivola e poi si colpisce si è subito pronti a invertire la direzione di corsa, avendo già assorbito l’inerzia dello spostamento. Un vantaggio che nelle fasi difensive permette di rimanere nello scambio recuperando attacchi in successione, che su altre superfici risulterebbero indifendibili.

A Madrid nel 2019 Naomi aveva spiegato: “Mi sento più a mio agio nello scivolare e negli spostamenti. L’anno scorso avevo una decisa preferenza per il cemento, e non avevo sentimenti positivi verso la terra. Vivevo questa parte di stagione come un obbligo inevitabile. Quest’anno invece sto mettendo tutte le mie energie nell’allenarmi e imparare come muovermi meglio”.

a pagina 4: Il futuro di Naomi Osaka sull’erba

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