Numeri: sulla Race ATP soffia il vento dell'Est, da Djokovic a Dimitrov. Si 'salva' Berrettini

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Numeri: sulla Race ATP soffia il vento dell’Est, da Djokovic a Dimitrov. Si ‘salva’ Berrettini

Nella top 10 della Race to Torino, l’unico europeo nato ‘completamente’ a ovest della vecchia cortina di ferro è il nostro Berrettini

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Matteo Berrettini - Australian Open 2021 (via Twitter, @atptour)

9 – Sono i tennisti europei a occupare le prime nove posizioni (e dieci delle prime undici e sedici delle prime venti) della Race di questa settimana. Nulla di particolarmente nuovo, si potrebbe giustamente dire osservando la classifica ufficiale ATP, nella quale quindici dei primi diciassette giocatori sono del Vecchio Continente (con Schwartzman e Shapovalov nel ruolo degli” intrusi”). Quella descritta è una tendenza consolidata, già nota alla maggioranza degli appassionati: da quasi venti anni il tennis maschile ai suoi massimi livelli si è molto “europeizzato”, come possono testimoniare diversi fattori.

L’ultimo numero 1 non europeo è stato Andy Roddick, il quale fu l’undicesimo, tra i precedenti ventidue tennisti sulla vetta del ranking da quando nel 1973 è nata la classifica ufficiale, a non provenire dal Vecchio Continente. Il tennista statunitense cedette il primo posto nel ranking nel febbraio di più di diciassette anni fa, a Roger Federer, che assieme a Nadal, Djokovic e Murray ha fatto nascere un’era tennistica nella quale soltanto loro si sono scambiati il numero 1. Inoltre, dalla vittoria di Gaston Gaudio al Roland Garros in quello stesso anno (2004) il solo tennista non europeo a vincere uno Slam è stato l’argentino Juan Martin Del Potro, vincitore dello US Open 2009.

Sempre dal 2004 la Coppa Davis, conquistata sino a metà anni Settanta quasi esclusivamente da Australia e Stati Uniti, solo in due circostanze – nel 2007 dagli USA, che colsero a Mosca la vittoria della loro trentaduesima Insalatiera d’argento e nel 2016 dall’Argentina nella finale di Zagabria – è stata vinta da rappresentative non appartenenti al Vecchio Continente. Le stesse ATP Finals sono state conquistate da un giocatore non europeo per l’ultima volta nel 2005: quell’anno si giocò a Shanghai e vinse David Nalbandian (al tie-break del quinto set) dopo aver recuperato due set di svantaggio a Federer ed essersi trovato a due punti dalla sconfitta.

 

Il vento dell’Est

La vera novità rappresentata da quasi tre mesi di circuito del 2021, che ha proceduto con un calendario compresso ma ha pur sempre messo in archivio sedici tornei (tra cui uno Slam) è piuttosto il sempre più intenso soffio del vento dell’Est, che si fa ancora più notevole se ricordiamo che ai primi posti della Race troviamo lo stesso Sascha Zverev, nato e cresciuto ad Amburgo, ma i cui genitori sono una coppia di ex tennisti professionisti russi trasferitisi in Germania nel 1991. Ricordando questa circostanza, l’unico tra i dieci atleti europei nelle prime undici posizioni della Race nato completamente al di qua di quella che un tempo veniva metaforicamente chiamata ‘cortina di ferro’, è Matteo Berrettini. Anche non forzando l’osservazione e considerando Zverev un atleta dalla formazione tennistica completamente occidentale, guardando la Race di questa settimana si nota come sia caratterizzata da tennisti nati e cresciuti nell’Europa Orientale.

Questa classifica la vediamo inevitabilmente dominata dai due finalisti di Melbourne (e primi due anche nel ranking ufficiale), Novak Djokovic e Daniil Medevedev, seguiti sul terzo gradino del podio da Andrey Rublev, vincitore a Rotterdam e semifinalista a Dubai e Doha, piazzamenti ai quali ha associato anche i quarti di finale raggiunti all’Australian Open. Il quarto posto è di proprietà del greco Stefanos Tsitsipas (in virtù della finale raggiunta la settimana scorsa ad Acapulco e delle semi a Melbourne e in Olanda), così come la quinta piazza in classifica è ancora appannaggio di un russo, colui che sinora è la vera sorpresa della stagione, Aslan Karatsev. Poi troviamo Zverev, vincitore qualche giorno fa dell’ATP 500 giocato in Messico, seguito a sua volta da Dimitrov e Fucsovics, due tennisti di piccole (nessuna delle due raggiunge i dieci milioni di abitanti) nazioni dell’Est europeo, Bulgaria e Ungheria, tra l’altro prive di grandi tradizioni tennistiche.

Aslan Karatsev (Credit: @DDFTennis on Twitter)

Dopo di loro, al nono posto, c’è il nostro Matteo Berrettini, seguito da Diego Schwartzman, il miglior tennista non europeo in questi primi tre mesi del 2021. Siamo solo alle prime avvisaglie della stagione ed è più che presto per trarre sensate conclusioni su uno spostamento ad Est Europa del baricentro del circuito ATP, così d’altro canto sarebbe errato dimenticare che lo scorso anno Serbia e Russia furono le nazioni ad aver fatto meglio nel circuito maschile.

Chiudiamo con una curiosità: decisamente non così marcato come tra gli uomini, ma anche tra le donne c’è stato nel 2021 un incremento del rendimento delle tenniste dell’Europa Orientale. Se non nelle primissime posizioni – che ovviamente vedono ai primi due posti della Race le vincitrici dei due tornei più importanti giocati in stagione, l’Australian Open (e quindi Osaka), ma anche il WTA 1000 di Dubai (Muguruza) – il fenomeno è comunque osservabile nella top 20. Nella fascia di classifica più importante nella Race ci sono infatti ben dieci giocatrici provenienti dall’Est europeo (nell’ordine in cui le si trova in classifica, Kasatkina, Sabalenka, Muchova, Swiatek, Krejcikova, Kudermetova, Kontaveit, Kvitova, Svitolina e Halep), due in più di quelle presenti nel ranking ufficiale WTA.

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Queen’s: Berrettini tds N.1, derby con Travaglia al primo turno. Murray pesca Paire

I primi quattro giocatori italiani fra i seed: Sinner esordisce con Draper, Fognini con Lu, Sonego con un qualificato

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Matteo Berrettini - Stoccarda 2019 (foto via Twitter, @ATP_Tour)

Nastri di partenza per i Queen’s Club Championships, o cinch Championships per ragioni di sponsor, uno dei tornei più antichi del mondo e grande prodromo londinese a Wimbledon (erba, tabellone da 32 giocatori, financial commitment di €1.427.455). La qualità dell’entry list di quest’anno è decisamente più bassa rispetto a quella del 500 “rivale” di Halle (un membro della Top 10 contro cinque), ma il torneo avrà comunque motivi di grande interesse, in particolare per gli appassionati italiani.

Saranno infatti cinque i rappresentanti azzurri al primo turno, compreso il primo favorito Matteo Berrettini che ha pescato Stefano Travaglia. Il vincitore fronteggerà il vincente di quello che è forse il match più interessante, vale a dire quello fra Andy Murray e Benoit Paire – il britannico (cinque volte vincitore) ha ricevuto una wildcard e tornerà alle competizioni per la prima volta da marzo. Chi uscirà da quell’ottavo troverà presumibilmente Dan Evans.

Sempre nella parte alta ci sarà anche Fabio Fognini, tds N.8: il ligure esordirà contro Lu (in campo grazie al Protected Ranking) prima di trovare Marin Cilic, due volte campione del torneo e impegnato domani nella finale di Stoccarda. In caso di accesso ai quarti, Fognini troverebbe probabilmente Alex De Minaur, anche se su una superficie così rapida non va sottovalutato Reilly Opelka.

 

Di seguito il tabellone:

Nella parte bassa, la tds N.3 Jannik Sinner esordirà contro una delle (poche) speranze del tennis britannico, vale a dire il suo coetaneo Jack Draper, che ha ben impressionato nel suo esordio ATP a Miami prima di collassare per il caldo – il mancino si trova a suo agio sui prati, avendo raggiunto la finale di Wimbledon juniores nel 2018. In caso di vittoria, Sinner troverà Bublik o Chardy, e poi Karatsev o Norrie.

Il settimo seed Lorenzo Sonego, infine, se la vedrà con un qualificato. Agli ottavi gli toccherebbe uno fra Bedene e Tiafoe, e ai quarti il secondo favorito Denis Shapovalov, che però potrebbe avere un ottavo non semplice con il campione uscente di singolare e doppio Feliciano Lopez, contro il quale ha già sofferto questa settimana a Stoccarda.

L’unico italiano presente nelle qualificazioni, Roberto Marcora, è stato invece eliminato questa mattina al primo turno per 6-3 7-5 dal cileno Alejandro Tabilo.

Qui i tabelloni aggiornati del Queen’s e degli altri tornei della prossima settimana

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ATP Stoccarda: Auger Aliassime è di nuovo in finale. Sfiderà Cilic

Felix elimina in due set Querrey, mentre il croato beneficia del ritiro di Rodionov. Ottava finale in carriera per Felix, ancora a caccia del primo titolo.

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Felix Auger Aliassime ci riproverà di nuovo. Il canadese classe 2000 si è infatti qualificato per la finale dell’ATP 250 di Stoccarda, che sarà l’ottava della sua ancora giovane carriera. Le precedenti sette, è cosa nota, sono finite tutte con sconfitte piuttosto amare per Felix che non solo non ha mai vinto un titolo, ma addirittura nemmeno un set nei match della domenica. L’unica volta che ci è andato vicino è stata proprio qui a Stoccarda contro Matteo Berrettini nel 2019, quando solo una chiamata dubbia del giudice di sedia Carlos Bernardes gli impedì di prendersi il tiebreak del secondo set.

Per la seconda edizione di fila (nel 2020 il torneo non si è disputato causa pandemia) dunque Auger Aliassime arriva all’ultima giornata sui prati tedeschi e lo fa al termine di una settimana molto solida, che ha forse avuto nella semifinale odierno il suo più lucido emblema. Il canadese ha vinto infatti una partita potenzialmente molto ostica contro un amante del tennis su erba come Sam Querrey, giocatore al tramonto ma sempre pericoloso su questi campi. Il match è stato il classico incontro sul verde, dominato dai servizi e con poche pochissime chance per chi si trovava in ribattuta.

Felix non ha concesso nemmeno una palla break in tutta la partita e se ne è procurate solamente due, che sono però state sufficienti. La prima è infatti coincisa con un set point, nel primo parziale, mentre la seconda con un match point. Un 6-4 7-5 che è un vero inno al cinismo, apoteosi del fantomatico “break chirurgico”. Tra Auger Aliassime e il primo titolo in carriera si parerà un ostacolo tutt’altro che agile da scavalcare. L’avversario del giovane canadese sarà infatti Marin Cilic che ha beneficiato del ritiro di Jurij Rodionov all’inizio del secondo set, dopo che il primo era comunque finito nelle tasche del croato per sei giochi a tre.

 

Entrambi i precedenti tra i due si sono conclusi con la vittoria di Cilic (Washington 2019 e Bercy 2020), che giocherà la 33esima finale della sua carriera (18-14 il saldo) e la quinta su erba (2 vinte e 3 perse, inclusa quella a Wimbledon contro Federer nel 2017). Il croato non è nel miglior momento della sua storia tennistica, anzi è probabilmente ben avviato sul viale del tramonto, ma sa come muoversi sui prati e rappresenterà un banco di prova molto valido per Auger Aliassime, sperando che la pressione non giochi un brutto scherzo al giovane canadese.

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Roland Garros, la serenità di Nadal dopo il ko: “Ora riposo, poi torno a giocare per vincere”

Il campione spagnolo dopo la sconfitta contro Novak Djokovic: “Lui si è adattato meglio al cambiamento delle condizioni”

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Rafael Nadal - Roland Garros 2021 (via Twitter, @atptour)

Non capita spesso di vedere perdere Rafael Nadal al Roland Garros: proprio per questo c’era grande curiosità in conferenza stampa, quando il fuoriclasse spagnolo si è presentato davanti ai microfoni subito dopo il suo terzo ko di sempre nello Slam parigino subìto per mano di Novak Djokovic. Il tredici volte campione del Roland Garros ovviamente non era di grande umore ma è apparso comunque piuttosto sereno. “Questo è lo sport, ogni tanto si vince e ogni tanto si perde: la vita continua – ha detto Nadal -. Ho dato il massimo, ma probabilmente non è stato il mio giorno migliore. È stata una bella lotta, complimenti a Novak. Per quanto mi riguarda, cerco sempre di non festeggiare troppo le vittorie e di non deprimermi dopo le sconfitte. Ora passerò qualche giorno con la mia famiglia e con i miei amici, ricaricherò le batterie e poi tornerò a giocare per vincere tornei“, è il rilancio di Nadal.

Rafa ha provato ad analizzare con lucidità le cause del suo ko in questo modo: “All’inizio del match lui è partito peggio di me, commettendo qualche errore di troppo. Poi, con il calar della sera, le condizioni sono cambiate: la palla rimbalzava di meno, prendeva meno topspin, e questo probabilmente lo ha favorito. Ma le partite le vincono i giocatori che si adattano meglio alle condizioni. Quindi non c’è dubbio che Novak abbia meritato di vincere”.

E dal punto di vista tattico, cosa poteva fare meglio Nadal? “Non sono stato bravo abbastanza a mandarlo fuori posizione, qualcosa di fondamentale contro un giocatore che ama colpire con grande anticipo come lui. Nonostante questo, nel terzo set ho avuto un set point sul 6-5 e seconda di servizio. Non sono riuscito a trasformarla, poi nel tie break ho commesso un doppio fallo e ho sbagliato una facile volée. Se vuoi vincere contro Novak non puoi fare questi errori, molto semplice. Però c’erano stati degli scambi incredibili e quand’è così la fatica si sente, no?”.

 

Infine, Rafa si congeda così dal pubblico del Roland Garros: ha destato scalpore il fatto che le autorità abbiano concesso agli spettatori di rimanere sullo Chatrier nonostante il coprifuoco, e lo spagnolo non può che avere parole dolci per l’affetto ricevuto. “Non posso ringraziare abbastanza chi mi ha sostenuto fino all’ultimo punto. La gente mi ha dato l’energia per andare avanti finché ho potuto. Questo è il torneo più importante per la mia carriera e sentire questo calore nei miei confronti è qualcosa di speciale”.

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