Venti, trenta, ventinove e duecentodiciassette. Non sono le estrazioni dei numeri del lotto sulla ruota di Amburgo (se comunque voleste giocarli su ruote ammesse e magari vinceste pure, ricordatevi dello scrivente…) ma quattro numeri che raccontano meglio di qualsiasi altra considerazione il 2026 di Alexander Zverev. Ventesimo giocatore della storia a chiudere una stagione da numero 1 del mondo, trentesimo a raggiungere la vetta del ranking ATP, ventinove anni e duecentodiciassette giorni di età quando la classifica di fine stagione sancirà ufficialmente il suo primato con la consegna della coppa a Torino. Numeri ai quali aggiungerne altri, perché quella del tedesco è stata una stagione che, almeno sul piano statistico, ha cambiato sensibilmente le proporzioni della sua carriera.
La certezza matematica è arrivata lunedì 12 ottobre, dopo la sconfitta di Carlos Alcaraz con Zizou Bergs al terzo turno del Masters 1000 di Shanghai. Con Jannik Sinner già fermo fino al termine dell’anno, per il tedesco non esistono più combinazioni di risultati che possano impedirgli di concludere il 2026 davanti a tutti.
Zverev è dunque già numero 1 di fine anno senza essere ancora mai stato numero 1 del mondo. Per vedere il suo nome comparire in cima alla classifica ATP bisognerà attendere almeno il 2 novembre, mentre il ranking conclusivo della stagione sarà pubblicato il 23 novembre.
Il ventesimo numero 1 di fine anno e il primo tedesco
Dal 23 agosto 1973, giorno dell’introduzione del ranking computerizzato ATP, soltanto diciannove giocatori erano riusciti a concludere una stagione in prima posizione. Zverev diventa il ventesimo, entrando in un elenco inaugurato da Ilie Nastase e nel quale il primato assoluto appartiene a Novak Djokovic, capace di terminare otto stagioni davanti a tutti.
Alle sue spalle Pete Sampras, con sei, e il terzetto formato da Jimmy Connors, Roger Federer e Rafael Nadal, tutti a quota cinque. Numeri che raccontano quanto sia difficile non soltanto raggiungere il vertice, ma soprattutto mantenerlo fino al termine di una stagione.
Zverev diventa inoltre il primo tennista tedesco a concludere un anno da numero 1, un traguardo mai raggiunto nemmeno da Boris Becker. Il sei volte campione Slam era riuscito a salire al comando della classifica il 28 gennaio 1991, dopo aver vinto gli Australian Open battendo Ivan Lendl in finale, ma era rimasto in vetta soltanto dodici settimane complessive, suddivise in due periodi. A fine stagione il primo posto apparteneva allo svedese Stefan Edberg.
Trentacinque anni dopo, Sascha completerà dunque ciò che Becker non era riuscito a realizzare. La Germania, peraltro, aveva già conosciuto il numero 1 mondiale proprio grazie all’ex campione di Leimen, ma mai aveva avuto un proprio rappresentante in cima alla classifica conclusiva della stagione.
C’è poi la distinzione tra i due elenchi storici. Se i giocatori capaci di terminare almeno una stagione al comando diventano venti, quelli che hanno occupato almeno per una settimana la prima posizione ATP sono attualmente ventinove. Zverev sarà il trentesimo, succedendo idealmente a Jannik Sinner, entrato in questo ristretto gruppo nel giugno 2024.
Il record dei 29 anni e 217 giorni: superati Agassi e Murray
Il primato anagrafico è probabilmente il più interessante tra quelli stabiliti dal tedesco. Nato il 20 aprile 1997, alla data del 23 novembre 2026 Zverev avrà esattamente 29 anni e 217 giorni.
Nessun altro giocatore aveva mai terminato una stagione al numero 1 per la prima volta a un’età così avanzata. Il precedente record apparteneva ad Andre Agassi, che nel 1999 aveva 29 anni e 214 giorni. Appena tre in meno rispetto al tedesco. Alle sue spalle Andy Murray, che nel 2016 aveva conquistato il primato di fine anno a 29 anni e 197 giorni, completando una straordinaria rimonta nei confronti di Djokovic. Il confronto è particolarmente curioso perché Zverev supera Agassi di appena tre giorni e Murray di venti.
Una precisazione è però necessaria. Il record riguarda l’età alla quale un giocatore chiude per la prima volta una stagione al numero 1, non quella del primo ingresso nella vetta del ranking settimanale. Quest’ultimo primato appartiene ancora a John Newcombe, diventato numero 1 il 3 giugno 1974, dieci giorni dopo aver compiuto trent’anni.
Per Zverev il dato anagrafico racconta anche la durata dell’inseguimento. Prima del 2026 aveva terminato otto stagioni nella Top 10, cinque delle quali nella Top 5, senza riuscire a conquistare la prima posizione. Nel 2024 aveva chiuso al secondo posto, il suo precedente miglior risultato.
Venticinque vittorie e due sconfitte: il miglior rendimento Slam della carriera
Se il numero 1 di fine anno rappresenta la conseguenza, i tornei del Grande Slam spiegano gran parte delle ragioni che hanno portato Zverev fino al vertice.
Il bilancio nei quattro Major del 2026 è di 25 vittorie e appena due sconfitte, una percentuale di successi del 92,6%. Un rendimento distribuito in maniera particolarmente omogenea, che gli ha permesso di raggiungere almeno la semifinale in tutti e quattro gli appuntamenti.
- Australian Open: semifinale, 5 vittorie e 1 sconfitta.
- Roland Garros: titolo, 7 vittorie.
- Wimbledon: finale, 6 vittorie e 1 sconfitta.
- US Open: titolo, 7 vittorie.
Le uniche sconfitte sono arrivate con Carlos Alcaraz nella semifinale di Melbourne e con Jannik Sinner nella finale di Wimbledon.
Ancora più significativo il dato delle finali: tre consecutive, dal Roland Garros allo US Open, con due vittorie e una sconfitta. Prima di quest’anno Zverev aveva disputato tre finali Slam in carriera, perdendole tutte. Nel solo 2026 ne ha giocate altrettante, vincendone due.
Il primo Slam al 41° tentativo, dopo 125 vittorie
Per arrivare al primo titolo Major Zverev aveva dovuto attendere fino al Roland Garros di quest’anno, quando ha battuto Flavio Cobolli in cinque set, aggiudicandosi il trofeo alla quarantunesima partecipazione a un tabellone principale dello Slam.
Un’attesa particolarmente lunga, anche se non da record assoluto: Goran Ivanisevic aveva avuto bisogno di 48 partecipazioni prima di vincere Wimbledon nel 2001.
Il primato del tedesco riguarda invece il numero di incontri vinti prima della prima consacrazione. La finale contro Cobolli è stata la sua 125ª vittoria Slam: nessun altro giocatore aveva accumulato così tanti successi nei Major prima di conquistarne uno.
Un numero che racconta la particolarità della sua carriera meglio di molte analisi. Per anni Zverev aveva frequentato stabilmente la seconda settimana degli Slam, raggiungendo semifinali e finali, senza riuscire a completare il percorso. Il 7 giugno scorso, sul Philippe-Chatrier, quella statistica ha finalmente smesso di crescere.
Con il trionfo parigino è diventato inoltre il primo tedesco a vincere il Roland Garros maschile dopo Henner Henkel nel 1937, interrompendo un digiuno nazionale durato 89 anni e il primo rappresentante della Germania a conquistare un Major maschile dai tempi degli Australian Open 1996, vinti da Becker.
Due primi Slam nello stesso anno: come Connors, Vilas e Sinner
La vittoria dello US Open, ottenuta contro Ben Shelton in quattro set, ha aggiunto un ulteriore record alla stagione di Zverev.
Il tedesco è diventato appena il quarto giocatore nell’Era Open a conquistare i primi due titoli Slam della carriera nello stesso anno solare.
Prima di lui ci erano riusciti Jimmy Connors nel 1974, Guillermo Vilas nel 1977 e Jannik Sinner nel 2024. Un elenco dal quale restano esclusi perfino campioni come Federer, Nadal e Djokovic, che avevano dovuto attendere almeno una stagione successiva al primo trionfo per conquistare il secondo Major.
Per Zverev il doppio successo è arrivato nell’arco di appena 98 giorni, dal 7 giugno di Parigi al 13 settembre di New York. Due titoli che rappresentano anche gli unici trofei conquistati dal tedesco nel 2026 fino a questo momento, un’altra particolarità statistica di una stagione costruita lì dove le fondamenta erano state distrutte.
Sessanta vittorie stagionali, 26 titoli e nove qualificazioni alle Finals
La sessantesima vittoria del 2026 è arrivata domenica 11 ottobre, nel terzo turno del Masters 1000 di Shanghai, grazie al successo per 6-4 6-7(8) 6-3 con Quentin Halys.
È la terza volta in carriera che Zverev raggiunge almeno sessanta successi in una singola stagione. Era già accaduto nel 2018, concluso proprio con sessanta vittorie, e nel 2024, quando aveva stabilito il proprio record personale di 69.
Il dato conferma la continuità del tedesco, anche se la differenza rispetto al passato è evidente nella distribuzione dei risultati. Nel 2026 ha conquistato due tornei, entrambi del Grande Slam, raggiungendo contemporaneamente il miglior bilancio della carriera nei Major.
Il suo palmares conta adesso 26 titoli ATP in singolare, ai quali si accompagnano due ATP Finals, vinte nel 2018 e nel 2021, e soprattutto la medaglia d’oro olimpica conquistata a Tokyo.
C’è infine un altro dato che misura la sua permanenza nell’élite del circuito. La qualificazione alle ATP Finals di Torino, in programma dal 15 al 22 novembre, è la nona nelle ultime dieci stagioni. Dal primo ingresso nel 2017, Zverev ha mancato l’appuntamento soltanto nel 2022, l’anno del grave infortunio alla caviglia subito nella semifinale del Roland Garros contro Rafael Nadal.
Una regolarità che pochi giocatori della sua generazione possono vantare e che ha trovato nel numero 1 di fine anno il proprio punto più alto.
Dal primo posto matematico alle settimane da numero 1
Rimane infine una statistica ancora da inaugurare, ed è forse la più curiosa di tutte: quella relativa alle settimane trascorse effettivamente al comando del ranking mondiale.
Zverev ha già la certezza di terminare il 2026 al primo posto, ma al momento il suo contatore segna ancora zero. Quando il sorpasso su Sinner sarà ufficializzato, comincerà una nuova parte della sua carriera, quella nella quale dovrà conservare il primato; infatti la prossima statistica da aggiornare sarà quella delle settimane al comando. Ed è l’unica, tra le tante che hanno caratterizzato il suo anno, che deve ancora cominciare.
