Yoxoi: l'azienda italiana che produce le corazze dei moderni samurai del tennis

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Yoxoi: l’azienda italiana che produce le corazze dei moderni samurai del tennis

Viaggio virtuale alla scoperta di una società italiana piccola per dimensioni ma grande per cuore, ambizioni e capacità, che vuole rivoluzionare il settore dell’abbigliamento per il tennis

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Spazio sponsorizzato da Yoxoi


Guardando Nadal giocare a tennis probabilmente vi sarete chiesti sino a che punto un uomo possa sudare e se sia possibile o meno trovare delle soluzioni a questo inconveniente. Due persone si sono poste quest’ultima domanda e hanno deciso di non limitarsi ad allargare le braccia in segno di impotenza, ma di provare a darle una risposta costruttiva attraverso la costituzione di una società interamente dedicata alla produzione di abbigliamento maschile per il tennis, il padel e lo squash. Il suo nome è Yoxoi.

Yoxoi è un vocabolo che riecheggia il mondo del Giappone ed in particolare dei samurai, ma è frutto dell’inventiva di due imprenditori italiani: Giacomo Ruzza e Diego Mandarà. Per scoprire i loro progetti e capire cosa si cela dietro questo nome, ci siamo virtualmente recati in provincia di Pordenone dove ha sede la loro azienda, li abbiamo incontrati e da questo incontro è nata un’intervista che vi proporremo in due parti. Nel corso del dialogo abbiamo parlato di innovazione di prodotto, di made in Italy; ma anche di Alexander Bublik e di tennis italiano. Ci siamo così resi conto che alla base del loro progetto c’è un sentimento: l’amore per il tennis. Buona lettura.

 

Quando nasce Yoxoi e con quale missione?

DM: Per me il tennis è prima di tutto una passione che mi accompagna da una vita. Sono stato un buon seconda categoria, ancora oggi gioco appena ne ho la possibilità e sono in società con Massimo Sartori nel progetto accademia tennis Horizon che ha creato a Vicenza lo scorso anno (a tale proposito vi rimandiamo all’intervista realizzata lo scorso anno, NdA). Alcuni anni fa ebbi la possibilità di fondere passione e professione lavorando per una società italiana per la quale curai con successo il lancio della divisione dedicata all’abbigliamento per il tennis. Una volta uscito da questa società decisi di non sprecare il know how acquisito e insieme a Giacomo Ruzza – un imprenditore al quale sono legato da amicizia di lunga data – poco più di due anni fa fondai Yoxoi.

GR: Yoxoi nasce con una filosofia produttiva ben precisa, ovvero il “performance apparel”. Alla base di questa filosofia c’è l’idea che l’abbigliamento sportivo non debba costituire soltanto un accessorio esteticamente gradevole, ma debba altresì costituire per l’atleta – professionista o semplice amatore – uno strumento che gli permetta di ottenere prestazioni migliori, non diversamente dagli sci o dalle racchette da tennis, padel e squash. Questo concetto da più di 10 anni detta legge in molti degli sport più popolari, ma non in quelli delle racchette. Nel tennis – ad esempio – negli ultimi decenni c’è stata una grande evoluzione tecnologica per quanto riguarda gli strumenti (racchette e corde) ma la quasi totalità degli indumenti dedicati vengono ancora prodotti con tecnologie di tipo dri-fitTM, che proprio quest’anno ha festeggiato i 30 anni. Crediamo che questa arretratezza tecnologica possa rappresentare un’opportunità per chi sarà in grado di colmarlo, ed è con questa idea che Diego ed io abbiamo creato Yoxoi.

Più precisamente le vostre magliette da tennis in cosa sono diverse da quelle prodotte dai vostri concorrenti?

GR: Yoxoi ha investito molto in tecnologie già sperimentate con successo in altri sport, in particolare in quelli praticati in ambienti climaticamente difficili – quali il running – accumunabili al tennis in quanto “sforzo prolungato sotto il sole”. Avete presente le immagini di quei tennisti che – ad esempio – all’Australian Open sembrano soffocare dentro i loro indumenti per il caldo? La tecnologia usata per produrre le nostre magliette viene loro incontro. Accurate prove di laboratorio hanno infatti dimostrato che gli atleti che le indossano percepiscono una temperatura di circa 4 o 5 gradi inferiore rispetto a quella percepita da chi indossa magliette performance delle marche più note. Pensiamo che in uno sport come il tennis in cui le partite si decidono per una manciata di punti questo fattore costituisca un vantaggio che può risultare decisivo.

DM: Aggiungo che i nostri indumenti funzionano molto bene non solo in condizioni di caldo estremo ma anche in ambienti umidi e nei periodi invernali; in tutti i casi le magliette Yoxoi garantiscono un comfort termico superiore.

DM/GR: In sintesi, non solo la racchetta, l’incordatura e le calzature possono fare la differenza sul campo, ma anche la maglietta che si indossa.

Come ottenete questi risultati?

GR: Attraverso i tessuti e la loro lavorazione. Yoxoi ha due brevetti: uno relativo al tessuto – che abbiamo chiamato Duextretm – e uno relativo al metodo di fabbricazione della maglietta. I nostri indumenti sono fatti con un materiale costituito da tre fibre diverse che noi assembliamo opportunamente; una fibra è a contatto con la pelle e un’altra con l’ambiente esterno; la prima ha il compito di espellere il sudore in eccesso e la seconda di irrorare la pelle e di fare evaporare in fretta l’umidità. Il metodo di lavorazione riproduce fedelmente il “body mapping”; sappiamo che il corpo umano – soprattutto nella parte superiore del corpo – non ha una temperatura uniforme e quindi zone diverse del tronco hanno diverse esigenze termiche (per questa ragione l’importanza delle magliette è preponderante rispetto a quella dei pantaloncini e delle calze, NdA). In fase di lavorazione del tessuto noi poniamo la massima attenzione a questo aspetto; questa attenzione si traduce nei benefici di cui abbiamo parlato poco fa.

I professionisti possono contare su ricambi di magliette illimitati. I dilettanti no. La protezione termica che avete descritto quanto dura?

GR: I test dimostrano che le magliette Yoxoi mantengono questa caratteristica nel tempo indipendentemente dal numero di lavaggi ai quali vengono sottoposte, perché sono caratteristiche fisiche intrinseche dei materiali e del modo in cui vengono immagliati, e non frutto di trattamenti chimici, destinati prima o poi a perdersi coi lavaggi.

Che cos’altro contraddistingue il vostro prodotto?

GR: L’attenzione all’ambiente. I nostri indumenti sono “green” per il materiale e per le modalità con cui sono fatti: poco poliestere e interamente riciclato; molto TencelTM, (una fibra simile al cotone ma ricavata dalla cellulosa degli alberi) e polipropilene, un tessuto molto utilizzato in sport quali sci, ciclismo e fondo. Il polipropilene non ha bisogno di coloranti aggiunti ed è altamente e facilmente riciclabile ed ha quindi un basso impatto sull’ambiente. 

DM: Ultimo ma per noi non ultimo, l’italianità. Tutta la filiera di Yoxoi – tecnologica, produttiva e distributiva – è italiana e crediamo che in tempi difficili come questi ciò costituisca un valore importante.

Nell’introduzione all’intervista abbiamo scritto che il nome Yoxoi evoca il Giappone.

GR: Non è un caso. Yoxoi deriva infatti dal vocabolo giapponese Yoroi, che indica la corazza del samurai. Abbiamo sostituito la r con la x per dare un tocco tecnologico in più. Le corazze dei samurai erano più leggere e maneggevoli delle corazze medioevali utilizzate dai cavalieri europei, ma allo stesso tempo altrettanto robuste. Per ottenere questo effetto gli artigiani giapponesi utilizzavano materiali diversi e disparati (cuoio, seta, bambù, crini di cavallo!) che integrati insieme nel modo più opportuno garantivano un risultato eccezionale, ben superiore alla caratteristica intrinseca di ogni singolo materiale. È ciò che fa Yoxoi attraverso le fibre e la tecnica produttiva prima descritte.   

Qual è il significato del logo disegnato sulla sinistra della maglietta?

GR: È un “mon” giapponese, ovvero un emblema utilizzato per identificare un individuo o una casata; ha la stessa funzione di un simbolo araldico europeo. Il nostro mon è costituito da quattro elementi: tre visibili più il vuoto tra loro. Si chiamano FU, RIN, KA E ZAN e rappresentano le virtù del perfetto samurai: silenzioso come la foresta, irremovibile come la montagna, feroce come il fuoco e veloce come il vento.

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WTA Palermo, Bronzetti eliminata da Ruse

L’azzurra paga lo scarso rendimento con la seconda: raggiungerà comunque il best ranking. Avanzano Zhang e Dodin

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Elena-Gabriela Ruse a Palermo 2021 (Courtesy of the Tournament)

Termina l’avventura di Lucia Bronzetti al Ladies Open di Palermo: è stata infatti sconfitta da Elena-Gabriela Ruse con il punteggio di 6-4 7-5 in un match giocato bene da entrambe, pagando soprattutto il 29% di punti fatti con la seconda. Bronzetti è comunque sicura di migliorare ulteriormente la propria classifica – al momento avrebbe il best ranking di N.174.

Entrambe hanno iniziato piano al servizio, con tre break nei primi tre giochi, due dei quali a favore di Ruse. Il terzo è stato quello decisivo: Bronzetti ha infatti perso il servizio a zero, e, pur servendo molto bene la prima da lì in avanti (78% nel set), vincendo diversi punti rapidi, non è riuscita a riportarsi in corsa. L’azzurra è riuscita a crearsi uno spiraglio solo nell’ottavo gioco con un paio di buoni rovesci, ma Ruse ha messo a segno due ace e ha allungato sul 5-3, chiudendo il set in tranquillità con un passante di rovescio e un attacco chiuso a rete.

Nel secondo Ruse ha aggredito da subito la seconda di Bronzetti (che ha messo in campo solo una prima nel primo game) e si è portata a doppia palla break con uno schiaffo di dritto, guadagnandosi l’1-0 con una risposta centrale. Bronzetti ha però trovato un bel vincente di dritto lungolinea e ha ringraziato i suoi numi quando un rimbalzo venefico ha portato Ruse all’errore, dandole una palla break: un errore di dritto della rumena le ha quindi dato il contro-break. L’azzurra ha poi recuperato da 0-30 prima di guadagnarsi tre palle break su un errore di rovescio di Ruse, portandosi 3-1 e servizio su una smorzata cortissima della rumena. Quest’ultima si è però guadagnata due palle del contro-break con uno schiaffo vincente di dritto, recuperando grazie ad un errore di rovescio di Bronzetti, che a inizio set ha fatto 1/9 con la seconda.

 

Il rovescio ha continuato ad essere il punto debole di Ruse, che ha concesso una palla del 4-2, salvandola con un ace, ma la profondità della risposta di Bronzetti l’ha nuovamente trafitta – l’italiana ha però scentrato un dritto, e la situazione si è riassestata sul 3-3. Nel game successivo Ruse si è procurata una palla break attaccando di dritto e chiudendo con la palla corta, ma Bronzetti ha replicato con un kick al corpo. Ruse ha però tirato l’ennesimo vincente di dritto, solo per vedersi sbattere la porta in faccia da un rovescio vincente di Bronzetti che ha appena scheggiato la riga. L’azzurra ha tuttavia commesso un doppio fallo, e stavolta non è riuscita a difendersi dai fendenti di Ruse; il break è stato però subito recuperato grazie a due svarioni della qualificata, che ha commesso un doppio fallo e sbagliato uno smash aprendo la porta al 4-4. Sul 5-5, Ruse ha avuto una palla break quando un suo colpo ha scheggiato la riga, ma Bronzetti è stata coraggiosa con il rovescio lungolinea, chiudendo col vincente di dritto, stesso colpo che ha cancellato anche la seconda palla break. Ruse però ha alzato il livello, e dopo un recupero sbagliato di Bronzetti su una smorzata ha breakkato con un bel vincente di rovescio in diagonale, chiudendo il match subito dopo.

GLI ALTRI QUARTI DI FINALE – L’avversaria di Ruse in semifinale sarà Océane Dodin, che, nonostante 16 doppi falli, ha rimontato Jaqueline Cristian per 6-7(6) 6-3 6-4. Nel primo set la francese ha sprecato un vantaggio di 4-2, trovandosi al tie-break: Cristian ha messo appena largo un dritto che sarebbe stato vincente, concedendo il mini-break dell’1-0, ma ha impattato subito con una potente risposta centrale che ha colto impreparata Dodin e si è portata avanti 2-1 grazie ad un errore di rovescio della francese, allungando fino al 5-2 e servizio. La sesta del seeding non si è però arresa, e ha vinto due ottimi scambi in pressione, pareggiando sul 5-5 con un servizio vincente. Cristian a quel punto è stata brava a fermare l’emorragia con una risposta carica, procurandosi il set point con uno schiaffo di dritto, ma Dodin ha aggredito sin dalla risposta e cancellato la chance con un dritto a campo aperto; i doppi falli hanno però ricominciato a tormentare la francese, che ha concesso il set.

Nel secondo è stato un colpo decisamente estemporaneo a ribaltare l’inerzia dell’incontro. Dodin si infatta è esibita anche in un passante vincente mancino in controbalzo nel quarto gioco, e da lì la sua partita è girata: sfruttando una palla corta mal riuscita di Cristian si è procurata una palla del 3-1 subito concretizzata, salendo rapidamente 5-1. Cristian è riuscita a ricucire parzialmente lo strappo, recuperando uno dei due break e salendo 15-40 per riprendersi anche il secondo, ma Dodin ha trovato un servizio vincente e ha poi prevalso a rete, chiudendo il set quando Cristian ha erroneamente lasciato un suo recupero in allungo. Anche nel terzo Dodin ha preso un doppio break di vantaggio fino al 5-1 per poi farsi lambire dal recupero avversario, ma ancora una volta è riuscita a chiudere.

Nella parte alta, Shuai Zhang ha a sua volta rimontato per raggiungere la semifinale battendo Olga Danilovic per 4-6 6-3 7-6(2). La serba ha dominato l’inizio di partita grazie al suo dritto mancino estremamente liftato, fuggendo sul 5-1. Sprecato un set point, ha rischiato di subire una sorprendente rimonta, ma è riuscita a chiudere il set sul 6-4. L’inizio del secondo set sembrava arridere nuovamente a Danilovic, che si è portata 15-40 nel primo game. Quella è stata la svolta: Zhang ha tenuto il servizio prima di breakkare nel quarto gioco allungando fino al 4-1. Nel settimo gioco, la tds N.4 ha nuovamente recuperato da 15-40, allungando la partita al terzo. Il parziale si è aperto con quattro break consecutivi prima di quello che sembrava l’allungo decisivo di Danilovic, che è andata a servire per il match sul 5-3; Zhang ha però contro-breakkato a zero prima di dominare il tie-break decisivo. In semifinale affronterà la vincente di Collins-Sharma, ultimo match di giornata.

Qui il tabellone di Palermo e degli altri tornei della settimana

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ATP Umago: Ramos-Vinolas ferma Travaglia, ma a brillare è la stella di Alcaraz

Niente da fare per l’ultimo azzurro in gara al Croatia Open, mai in partita contro Ramos-Vinolas. In serata, nel match più spettacolare della giornata, il 18enne spagnolo supera Krajinovic

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Saluta Umago anche l’ultimo tennista italiano, Stefano Travaglia, sconfitto nettamente (6-2 6-1) dal n. 1 del seeding, lo spagnolo Albert Ramos-Vinolas. Sul Grandstand, il secondo campo per importanza dell’impianto “Stella Maris” che ospita il torneo, “Steto” non è mai riuscito a fare match pari contro il 33enne tennista di Barcellona, che ha sempre tenuto in mano il pallino del gioco da fondo campo, grazie soprattutto al dritto mancino che ha costretto il 29enne tennista di Ascoli Piceno costantemente sulla difensiva, senza riuscire a trovare la profondità dei colpi necessaria per cambiare l’inerzia degli scambi, pagando in particolare la scarsa incisività con la seconda di servizio (con la quale ha ottenuto solo il 12% dei punti).

Travaglia lascia Umago per trasferirsi a Kitzbuhel, portando con sé comunque delle buone indicazioni, dato che ha interrotto la striscia negativa che non lo vedeva vincere due partite di fila in un main draw dall’ATP 250 di  Melbourne, a febbraio. Può perciò ripartire con fiducia da questo risultato, anche nel lavoro con il suo nuovo allenatore Uros Vico. Anche per Ramos-Vinolas la semifinale di Umago è una bella boccata di ossigeno, considerato che era reduce da una striscia di sette sconfitte consecutive e non vinceva dal match di primo turno del Masters 1000 di Madrid (dopo che la settimana prima aveva vinto il 250 di Estoril).

A meta pomeriggio, ad inaugurare la giornata dei quarti di finale del Croatia Open era stata la sfida tra Richard Gasquet e Damir Dzumhur. La splendida prestazione fornita nel turno precedente da Dzumhur contro Marco Cecchinato aveva fatto pensare alla vigilia che il match potesse rivelarsi molto più equilibrato di quanto si potesse ipotizzare vista la differenza di classifica (n. 59 il francese, n. 127 il bosniaco). L’equilibrio invece c’è stato solo per l’ultima mezz’ora, dato che nei primi 70 minuti sul Centrale di Umago si era vista la versione appannata di Dzumhur che siamo purtroppo abituati a vedere da due anni a questa parte, quella che lo ha fatto uscire dalla top 100 dal febbraio 2020. Merito anche del 35enne francese, che ha saputo imbrigliare sin dall’inizio i tentativi del tennista di Sarajevo di replicare la tattica aggressiva messa in atto con profitto contro l’azzurro. Rallentando ed alzando le traiettorie dei suoi colpi il talentuoso tennista di Beziers ha costretto Dzumhur a prendere sempre dei rischi eccessivi, con conseguenti errori – specie con il rovescio – nel tentativo di prendere l’iniziativa dello scambio.

 

Dopo il 6-3 del primo set, deciso dal break di Gasquet nel secondo gioco, il secondo parziale sembrava scivolare via sulla stessa falsariga, con il francese che strappava di nuovo il servizio nel terzo gioco e poi aveva due chances consecutive per il doppio break e per andare a servire per il match sul 5-2. Il tennista bosniaco sfogava sulla racchetta tutta la sua frustrazione per la scialba prestazione fino a quel momento e lo sfogo si rivelava incredibilmente utile, dato che da quel momento la partita cambiava. Dzumhur infilava infatti un parziale di 10 a 1, impattava sul 4 pari e sembrava poter girare l’inerzia del match, grazie soprattutto ad una ritrovata efficacia della palla corta, decisiva contro Cecchinato, ed al fatto che Gasquet cominciava ad accusare fisicamente il caldo e l’umidità di Umago.

I due alternavano buone cose a brutti errori, con ancora un break per parte e alla fine si arrivava al tie-break. Dove Gasquet riusciva a tirare fuori le ultime energie rimaste e si affidava al braccio ed alla varietà dei colpi, chiudendo al terzo match point, 9-7. “Non sono riuscito a sfruttare le occasioni per andare sul 5-2 e poi è stata dura, anche perché lui ha iniziato a colpire bene. Ma ha lottato, ed ho giocato un bel tie-break” il commento nel post match del tennista transalpino, che giocherà la prima semifinale ATP della stagione (ma la 65° in carriera) e la prima sulla terra battuta da Bastad 2018 (perse poi in finale con Fognini).

La prima sorpresa della giornata arrivava in contemporanea con la sconfitta di Travaglia, dalla sfida sul Goran Ivanisevic Stadium tra due giocatori con il rovescio a una mano, il vincitore dell’edizione 2019 e tds n. 2 Dusan Lajovic ed il tedesco Daniel Altmaier, proveniente della qualificazioni e autore dell’eliminazione di Mager nel turno precedente. Altmaier si è imposto meritamente con il punteggio di 6-2 6-4, ed è sembrato a tratti il bel giocatore spintosi sino agli ottavi del Roland Garros dello scorso anno (eliminando nel percorso anche Matto Berrettini), prima di perdere 8 match di fila a livello ATP, serie interrotta proprio ad Umago con la vittoria su Moutet nel primo turno. Del resto al 22enne di Kempen non sono mai mancati i colpi ma la continuità, frenato sin da giovanissimo dai tanti infortuni.

A onor del vero una mano gliela ha data anche il tennista serbo, mai veramente in partita, che è parso anche avere qualche problema fisico (si è toccato più volte la parte bassa durante il secondo parziale), dopo le quasi due ore di battaglia del giorno prima contro Zapata Miralles. Tanto che anche il break ottenuto nel settimo gioco del secondo set, che lo ha portato a condurre 4-3, è sembrato più figlio di un momentano calo di attenzione di Altmaier, che si è subito ripreso e con un parziale di 12 punti a 5 ha chiuso rapidamente la contesa, conquistando così la prima semifinale in carriera nel circuito maggiore.

Daniel Altmaier – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Il match più atteso della giornata era sicuramente l’ultimo, quello tra il recente finalista dell’ATP 500 di Amburgo, Filip Krajinovic, e la grande promessa del tennis spagnolo e unico under 19 tra i top 100, Carlos Alcaraz Garfia, reduce dalla impressionante vittoria del turno precedente, nel quale aveva lasciato solo 4 game allo slovacco Andrey Martin. Il 17enne spagnolo iniziava come aveva finito la sera precedente, tirando botte impressionanti da fondo e cercando di sovrastare l’avversario sfoderando una condizione fisica stupefacente. Dall’altra parte della rete stavolta c’era però un giocatore in forma ed in fiducia, l’unico top 35 in tabellone stando all’ultima classifica, e soprattutto esperto ad alto livello.

Krajinovic subiva la partenza al fulmicotone di Alcaraz, che si portava sul 4-1, ma riusciva a ricucire lo strappo sfruttando, oltre alla qualità del suo tennis attuale, le ingenuità che ancora ogni tanto fanno fisiologicamente capolino nel gioco del giovanissimo tennista di Murcia (come l’insistere sul colpo migliore del serbo, il rovescio, con il quale da fondo sa fare molto male), che subiva il break a zero al momento di servire per il set. Alcaraz però non si disuniva e si procurava un paio di set point nel game successivo, che il serbo era bravo ad annullare con talento e mestiere. A testimonianza che Alcaraz sta studiando da campione con il suo coach Juan Carlos Ferrero, resettava anche questa delusione e a furia di vincenti portava a casa il tie-break per 7-3.

Krajinovic però non si disuniva e aspettava che Alcaraz rifiatasse. Cosa che avveniva, con il break subito dal n. 73 del mondo – ma dopo stasera entrerà per la prima volta tra i primi settanta al mondo – nel secondo gioco, da 40-0. Il serbo saliva in cattedra e iniziava a comandare il gioco, con Alcaraz che accusava il colpo e scendeva di intensità. Il secondo break con il quale conquistava il set per 62, sembrava certificare che il tennista di Somobor fosse riuscito a domare la furia del giovane spagnolo. Invece dopo il lungo toilet break alla fine del set – verrebbe da dire che anche qui si comporta già da campione – Alcaraz tornava quello ingiocabile della prima metà del primo set, tra vincenti da fondo e recuperi incredibili, e in un attimo era sul 3-0, con doppio break. Krajinovic non demordeva, cercava con orgoglio di ridurre il distacco mettendo in campo tutto quello che aveva, ma Alcaraz era assolutamente “on fire” e non concedeva più nulla.

Il 18enne allievo di “Mosquito” chiudeva 6-1 in 2h21′ di gioco, conquistando la sua seconda semifinale in carriera e diventando il secondo semifinalista più giovane del torneo, dopo un certo Rafa Nadal nel 2004 (“Impressionato? No, non sono impressionato. Sono la conferma che con il mio team stiamo lavorando bene, stiamo seguendo la strada giusta per me” la risposta di Alcaraz al giornalista spagnolo che al termine del match gli ha chiesto se fosse impressionato da questi record di precocità).

Risultati:
[4] R. Gasquet b. D. Dzumhur 6-3 7-6(7)
[1] Ramos-Vinolas S. Travaglia 6-2 6-1
[Q] D. Altmaier b. [2] D. Lajovic 6-2 6-4
[7] C. Alcaraz – [3] F. Krajinovic 7-6(3) 2-6 6-1

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WTA Gdynia: Kucova in semifinale al termine del match più lungo del 2021

La ceca ha vinto dopo quasi quattro ore di gioco: è stato il quinto match più lungo in Era Open. Anche Zanevska in semi, sospesa Kawa-Kozlova

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Kristina Kucova - Photo by TK Sparta Praha_Pavel Lebeda

A dispetto del clamore dell’apertura delle Olimpiadi, che hanno visto Naomi Osaka accendere il braciere olimpico come ultima tedofora, il circuito WTA sta proseguendo nella stagione 2021 con due tornei: vediamo cosa è successo al Poland Open di Gdynia.

PARTE BASSA – Nel più lungo match del 2021 nel circuito WTA, nonché il quinto femminile più lungo in Era Open, Kristina Kucova ha battuto Ekaterine Gorgodze in 3 ore e 54 minuti per 6-7(4) 7-6(7) 7-6(3) salvando quattro match point nel secondo set. Gargantueschi i numeri dell’incontro: 299 punti giocati (154-145 Kucova), di cui meno della metà (147) vinti da chi era al servizio, ben 43 palle break create con 18 conversioni e 12 game ai vantaggi. Nel primo set Gorgodze è stata tre volte avanti di un break, salendo 2-0, 4-2 e infine 5-4, ma Kucova è sempre riuscita a recuperare, trascinando il set al (primo) tie-break: la mancina georgiana si è presa il mini-break immediato leggendo bene una smorzata dell’avversaria (che gioca tutti i colpi bimani); Kucova ha inizialmente recuperato, ma nulla ha potuto su un fantastico vincente di dritto in corsa di Gorgodze, che ha allungato sul 4-1 e servizio. La tennista slovacca ha accorciato di nuovo, anche grazie ad un doppio fallo dell’avversaria, che però è stata di nuovo bravissima con il dritto per salire 5-3 prima di tenere gli ultimi due servizi e chiudere il set.

Nel secondo è stato il turno di Kucova di sprecare tre break di vantaggio, facendosi recuperare da situazioni di 2-0, 3-2 e 4-3. Sul 4-4 le occasioni hanno iniziato a moltiplicarsi: in quel game Gorgodze ha annullato quattro palle break (due consecutive), la terza delle quali con un bel vincente di dritto in cross, e nel turno successivo ne ha salvate altre due, procurandosi un match point sul 6-5 grazie ad un errore di rovescio di Kucova al termine di uno scambio infinito; quest’ultima ha trovato un raro servizio vincente, ma ha poi dovuto annullare altri due match point (uno slice in rete di Gorgodze e una combinazione di dritti bimani) per arrivare a giocarsi un secondo tie-break. Lì sembrava pronta a pareggiare il conto dei set quando si è portata sul 5-2 e poi sul 6-4, ma ha commesso un doppio fallo; a quel punto Gorgodze ha vinto un altro scambio agonico (il moonball è diventato la cifra stilistica delle due sempre più sovente) con un robusto passante di rovescio e si è portata al match point N.4. A quel punto Kucova ha trovato qualche energia in più: prima ha cancellato l’opportunità con un vincente di rovescio lungolinea, e poi ha trovato un buono schiaffo stretto chiuso con un dritto a campo aperto per salire a set point, allungando il match su un errore di dritto di Gorgodze.

Nel set finale, nessuna delle due contendenti è mai riuscita a staccare l’avversaria: Gorgodze è salita 2-1 e servizio prima di perdere tre game di fila per il 4-2 Kucova. La georgiana è riuscita a pareggiare, trovandosi a servire per il match sul 6-5 solo per perdere la battuta a 15. Terzo tie-break sia dunque: a differenza dei precedenti, però, questo non ha avuto lo stesso grado di tensione drammatica, visto che Kucova è rapidamente (più o meno, vista la lunghezza degli scambi) salita 5-0 grazie a due errori di dritto della georgiana, chiudendo sul 7-3 al secondo match point.

GLI ALTRI INCONTRI – In semifinale, se avrà ancora forze residue, Kucova incrocerà Tamara Korpatsch, che ha battuto Anna Bondar per 7-5 6-3. Il primo set è stato estremamente convulso, con sette break su dodici giochi: per tre volte una delle due (Bondar sul 2-1 e servizio, Korpatsch sul 4-2 e sul 5-3) è scappata avanti solo per farsi riprendere immediatamente; alla fine quest’ultima è però riuscita a strappare il servizio all’avversaria per la quarta volta nel dodicesimo game, aggiudicandosi il set alla seconda opportunità. Il secondo è invece proceduto a parziali: Korpatsch è scappata sul 3-0, ma Bondar le ha reso la pariglia prima di arrendersi quando la tedesca ha vinto 12 degli ultimi 16 punti.

La prima semifinalista della parte alta è Maryna Zanevska. La belga ha dominato Parrizas Diaz (l’ultima testa di serie rimasta con il suo nono seed) per 6-3 6-2: scappata avanti 3-0, Zanevska ha salvato due palle non consecutive del contro-break nel quinto gioco, le uniche concesse in tutta la partita, tenendo gli ultimi due turni di servizio per chiudere il parziale. Il secondo è stato ancor più a senso unico: Parrizas ha salvato due palle break già nel primo game, capitolando nel terzo a uscendo definitivamente dal match quando Zanevska si è portata 5-2 e servizio – entrata in tabellone con una SE, la vincitrice ha conquistato il 74% dei punti sia con la prima che con la seconda. La sua prossima avversaria sarà la vincente di Kawa-Kozlova: l’incontro è stato sospeso sul 7-5 3-3 Kawa.

Qui il tabellone aggiornato di Gdynia e degli altri tornei della settimana

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