Krejcikova regina di Parigi (Crivelli, Mastroluca). Djokovic-Tsitsipas, incontro con la storia (Mastroluca, Azzolini, Bertolucci)

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Krejcikova regina di Parigi (Crivelli, Mastroluca). Djokovic-Tsitsipas, incontro con la storia (Mastroluca, Azzolini, Bertolucci)

La rassegna stampa di domenica 13 giugno 2021

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Krejcikova super. La ragazza che amava cucire diventa regina (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Ricevere la Coppa Suzanne Lenglen dalle mani di una leggenda dopo una carriera nell’ombra esplosa solo da otto mesi è un’emozione che non si può raccontare. Se poi quelle mani sono di Martina Navratilova, la più grande tennista di sempre del tuo paese (e non solo), questa giornata magica ti resterà nel cuore per l’eternità. Prima di Barbora Krejcikova, solo due giocatrici nate in Cecoslovacchia erano riuscite a vincere il Roland Garros: Hana Mandlikova nel 1981 e appunto Martina nel 1982 e nel 1984, anche se da cittadina americana. La venticinquenne di Brno, al culmine di un percorso a metà tra il sogno e la favola (a fine settembre non era ancora mai entrata nelle 100), diventa la sesta giocatrice di fila a conquistare il primo Slam in carriera proprio a Parigi, battendo la russa Pavlyuchenkova in una delle finali più inaspettate della storia. Si pensava che la moscovita, comunque più avvezza a partite calde, potesse gestire meglio la pressione, e invece è stata la Krejcikova, che è appena al quinto Slam in singolare in carriera (in doppio però ne ha vinti due nel 2018), a fare la differenza nei momenti più delicati, cioè l’avvio della partita e la metà del terzo set, quando ormai la tensione si respirava ad ogni scambio: «Merito dello psicologo, l’ho sentito anche prima del match e mi ha detto di non avere paura. Credo che la vittoria sia stata prima di tutto mentale e poi tecnica». Nei colpi, la nuova regina ricorda molto la Novotna e non può che essere così, visto che fu lei ad accettare di allenarla quando Barbora pensava di smettere con il tennis e fu convinta dalla mamma a contattarla: infatti alla sfortunata campionessa morta di cancro nel 2017 ha dedicato tutte le vittorie. Che potrebbero non essere finite: oggi gioca la finale del doppio. Non male, per una ragazza che da domani sarà 15 del mondo ma ha sempre fatto dell’understatement lo stile di vita: «Mi piace stare in famiglia, fare la zia, dedicarmi al giardinaggio e soprattutto rilassarmi con il cucito, mi calma molto».

Krejcikova, uno Slam tira l’altro (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

 

Ha ricevuto il trofeo da Martina Navratilova. Ha ringraziato Jana Novotna, elegante e fragile campionessa di Wimbledon morta a causa di un cancro nel 2017 che in passato l’ha allenata. Barbora Krejcikova ha completato il suo torneo da favola. E’ lei, l’ex numero 1 del mondo in doppio, la campionessa del Roland Garros. Dopo il 6-1 2-6 6-4 sulla russa Anastasia Pavlyuchenkova, la più titolata delle quattro semifinaliste, è diventata la diciottesima giocatrice in attività con almeno un trofeo dello Slam in singolare in bacheca. Oggi sarà impegnata anche nella finale di doppio e potrebbe completare una doppietta che a Parigi manca dal 2000 (firmata da Mary Pierce), era fuori dalle prime 100 nel ranking WTA prima del Roland Garros dello scorso autunno. Dalla prossima settimana, però, salirà al numero 15. «Non riesco a crederci – ha detto la ceca dopo il trionfo – ho passato un periodo molto difficile quando è morta Jana. Volevo tanto vivere un’esperienza così perché le sue ultime parole sono state, di fatto: “Divertiti e cerca di vincere uno Slam”. Sento che dall’alto, in qualche modo, mi sta guardando. Voglio ringraziarla, è stato un onore poterla incontrare. Spero che adesso possa essere felice per me». La ceca, unica giocatrice capace di mettere in difficoltà Iga Swiatek agli Internazionali BNL d’Italia, ha dominato il primo set in 31 minuti. Ma poi la tensione ha preso il sopravvento e nel secondo set la Pavlyuchenkova ha preso il comando del gioco. Ha attaccato prima, con colpi più potenti e più stretti. Non è riuscita però a difendere il vantaggio competitivo. Mai stata troppo fredda nei momenti decisivi, ha regalato il break del 2-1 nel terzo. L’ha recuperato ma ha perso di nuovo il servizio nel settimo game. Al terzo match point, Krejcikova ha potuto liberare la gioia per un trionfo storico.

Djokovic-Tsitsipas, la storia vi aspetta (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

A Parigi si fa la storia. Da un lato Novak Djokovic, che ha vinto la sfida delle sfide contro il 13 volte campione del Roland Garros Rafa Nadal e resta in corsa per diventare il primo a vincere ogni Slam almeno due volte. Dall’altra il più pronto dei giovani sfidanti, Stefanos Tsitsipas, che l’ha messo non poco in difficoltà agli Internazionali BNL d’italia. «Cercherò di lasciare tutto in campo» ha detto Tsisipas, che ha ottenuto in carriera due vittorie in sette precedenti confronti con il numero 1 del mondo. Patrick Mouratoglou, che lo segue dal 2015 anche se il suo coach rimane il padre Apostolos, si è mostrato ottimista. Il 22enne, numero 5 del ranking, ha già battuto i migliori del mondo, come ha spiegato il coach di Serena Williams. «Crede in se stesso, sa che può farcela. Non dubiterà delle sue capacità di vincere ed è estremamente importante. Avrà due sfide da vincere: la prima è la pressione della prima finale Slam, la seconda si chiama Novak Djokovic». Il serbo arriva con un supplemento di fiducia e convinzione dopo la vittoria in quella che ha definito la sua miglior partita di sempre nel torneo. Costretto al quinto set nello scontro diretto in semifinale al Roland Garros l’anno scorso, Djokovic è ben consapevole delle qualità di Tsitsipas. «Ha raggiunto un grande traguardo, ma sono sicuro che non vorrà fermarsi qui – ha ammesso il numero 1 del mondo -. È in gran forma, penso che sarà un altro match lungo e combattuto come l’anno scorso». I colpi di inizio gioco saranno uno dei fattori decisivi per la vittoria in finale. Nel torneo Djokovic è stato molto più efficace in risposta contro la prima di servizfo degli avversari, Tsitsipas ha fatto meglio di lui contro la seconda. In tutto il torneo, e in maniera significativa in semifinale contro Zverev, il numero 5 del ranking ATP ha cercato di venire avanti e chiudere i punti a rete. Il numero 1 del mondo ha sfiancato Nadal negli scambi più lunghi, e ha impostato la semifinale cercando di costruire un vantaggio competitivo sulla diagonale sinistra; da quel lato sbatterà contro il rovescio di Tsitsipas, capace con quel colpo di passare dalla difesa al contrattacco e di accelerare anche in lungolinea. Il greco sogna di festeggiare come Guga Kuerten che disegnò un grande cuore sulla terra rossa dopo il primo trionfo al Roland Garros.

Il futuro è adesso (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Ventidue anni è l’età giusta Uno meno di Federer. Uno più di Djokovic. Nadal non conta. Lui è l’ultimo della classe di quelli che hanno fatto troppo presto. Ha vinto a 19 anni, mentre Chang e Becker vi sono riusciti a 17. Ma non è l’inizio che conta, negli Slam. E’ il seguito della storia a offrire la confezione finale, là dove si conservano le cifre di una carriera, le vittorie, le magie, e tutto ciò che di epico c’è nei vincitori. Ma da qualche parte occorre cominciare. Stefanos Tsitsipas ha battuto Novak Djokovic solo sul cemento, due volte, mentre sul rosso non vi è mai riuscito (3 sconfitte, sulle 5 finora subite). Ma non avrebbe mai cambiato l’opportunità che gli offre il Roland Garros. La sua “comfort zone” è nella testa, nel fisico e nella tecnica, non sulla superficie dove poggia i suoi “46” a pianta larga. «Sono nato e cresciuto sul rosso, Parigi era la meta agognata, ci ho sempre creduto. Non ho intenzione di buttar via l’occasione». Tsitsi dice che il tennis è mente al 50 per cento, fisico al 30, tecnica al 20. La realtà è più complessa, cuore e passione meritano maggiore considerazione, e non è attraverso le percentuali che si spiega di quante multiformi sinapsi si componga questa benedetta mente. Volgono tutte in una stessa direzione? Oppure sono libere di agire in più direzioni, offrendo ai giocatori non solo quelle doti di resistenza mentale alle sollecitazioni che giungono, ma anche l’impulso a scegliere un modo proprio per elevarsi dalla massa dei tutti eguali? Tsitsipas va contro Djokovic forte di un carattere diverso. Conosce la difesa, ma la pratica con il furore che lo guida all’arrembaggio. Il suo tennis ricorda gli assalti ai brigantini, vive di orzate strette per mettere al traverso le murate e anticipare i colpi di cannone degli avversari. Nole è maestro in un tennis di concezione quasi opposta, dove la precisione è al centro della costruzione. Scenderà in campo, Stefanos, forte di un best ranking da numero 4. La sua vittoria darebbe uno scossone definitivo al terzo posto obbligando Nadal (che è nei primi tre dal 29 maggio 2017) a far gli spazio. Per la prima volta vi sarebbero sul podio due giovani, lui e Medvedev. Il Roland Garros ama le forti emozioni. Ma ne ha avute poche negli ultimi tre lustri.

C’è Djokovic. A Tsitsipas serve un tennis di arte e di lotta (Paolo Bertolucci, La Gazzetta dello Sport)
Al Roland Garros oggi andrà in scena l’ennesimo tentativo da parte di un Next Gen di sovvertire la gerarchia che da 15 anni II più formidabile trio di giocatori della storia ha cementato negli albi d’oro del tennis. Stefanos Tsitsipas cercherà di indicare il percorso contro Il numero 1 del mondo Novak Djokovic, reduce da una straordinaria vittoria su Nadal. Le finali degli Slam sono difficili da pronosticare, ma sono pur sempre il territorio dl caccia preferito per un fighter come il serbo. Per conquistare il secondo titolo a Parigi e ridurre la forbice con Nadal e Federer in quanto a prove Slam vinte (lui è a 18, loro a 20), traguardo a cui tiene in modo ossessivo, Nole dovrà basare il suo tennis su colpi aggressivi e sulla capacità di tenere in mano il gioco. Se poi con la risposta al servizio neutralizzerà almeno in parte il servizio avversario, avrà fatto un passo fondamentale per la conquista della Coppa del Moschettieri. Il giovane greco impara presto, è bello anche negli errori, ma soprattutto splendente nei vincenti. II suo è un tennis sfacciato che piace al pubblico. A un artista come lui, votato alla creatività, non si dovrebbe chiedere un grande sforzo mentale per reggere la pressione. II primo set sarà un indicatore delle sue possibilità. Stefanos dovrà accettare di passare anche attraverso una maratona, terreno più congeniale al mostruoso avversario. Serviranno cuore, coraggio e la capacità di reggere lo scontro a lungo, di fronte a una macchina da guerra che si esalta più la sfida si inasprisce, fino a incanalarsi in qualcosa di molto simile a un duello corpo a corpo.

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Giorgi, il piacere di stupire (Bertellino). Pure la Osaka cede allo stress (Scognamiglio). Osaka, il fallimento e le lacrime. E il Giappone già prende le distanze (Imarisio)

La rassegna stampa di mercoledì 28 luglio 2021

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Giorgi, il piacere di stupire (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Offrire il meglio del proprio repertorio alle Olimpiadi. Per molti atleti un sogno, per pochi la realtà. Tra questi eletti sta emergendo nelle giornate di Tokyo 2020 la 29enne maceratese Camila Giorgi, n°61 del mondo, capace di vincere tre match consecutivamente contro avversarie di grossa caratura senza perdere nemmeno un set. Sta colpendo la numero uno azzurra per quella continuità di rendimento che spesso le ha fatto difetto in carriera impedendole di raggiungere traguardi che il suo talento avrebbe invece meritato. L’ultima a cadere sotto i suoi colpi è stata la ceca Karolina Pliskova, recente finalista a Wimbledon e n° 7 WTA. A Camila sono stati sufficienti 75 minuti per avere la meglio 6-4 6-2 sull’ex n° 1 del mondo. Il primo set è stato il più equilibrato, con break e contro-break iniziali (2-2), nuovo break dell’azzurra tenuto fino al termine con grande autorevolezza. La seconda frazione è stata invece un assolo della marchigiana, avanti di due break e a segno al primo match point. Meno errori gratuiti della rivale, 4 palle break convertite su 4, grande efficacia con la risposta e costante capacità di spostare da una parte all’altra del terreno di gioco la nobile avversaria, condizione che da sempre poco predilige: «Molto bene oggi – ha detto in zona mista al termine – con tanto ordine. Qualche errore per alcune scelte sbagliate, ma nel complesso tutto positivo. Una sfida molto diversa dall’ultima, giocata e vinta poco più di un mese fa a Eastbourne sull’erba. Lì la palla rimbalzava poco, qui il cemento restituisce di più». II prossimo ostacolo sarà l’ucraina Elina Svitolina, testa di serie n° 4 e da poco signora Monfils.

Pure la Osaka cede allo stress (Ciro Scognamiglio, La Gazzetta dello Sport)

 

Rimbomba l’eco del dolore di un popolo. Fortissimo. E chissà per quanto tempo ancora si sentirà. Questa doveva essere (anche) l’Olimpiade di Naomi Osaka, scelta per accedere il tripode – a forma di Monte Fuji – nella cerimonia inaugurale di venerdì scorso. Un pugno di giorni dopo, il mondo si è capovolto ed è finito dalla parte sbagliata: negli ottavi del torneo di tennis due rapidi set (6-1 6-4 in 68′) sono bastati alla ceca Marketa Vondrousova – numero 42 del mondo, finalista al Roland Garros 2019 – per sbattere fuori la campionessa idolo del Giappone, numero 2 del mondo. Un altro lutto sportivo da elaborare per il paese organizzatore al pari di quello per l’eliminazione dell’idolo della ginnastica Kohei Uchimura. Poche parole tra le lacrime, prima della fuga. Osaka ha detto: «Da tempo dovrei essere abituata a questa pressione, ma allo stesso tempo qui era più grande, anche a causa della pausa che mi ero presa. Non ho retto. Per me ogni sconfitta è una delusione, ma oggi sento che questa fa schifo più delle altre. Almeno, sono contenta di non avere perso al primo turno». L’ultima frase, prima ancora che di circostanza, suona surreale. Il resto è un romanzo pieno di nervi e lacrime, crisi esistenziali e fantasmi depressivi, paure e responsabilità insopportabili per una fuoriclasse capace comunque di vincere quattro tornei del Grande Slam, 2 Australian Open e 2 Us Open. Non si vede il cielo dal campo centrale, perché la pioggia ha obbligato alla chiusura del tetto, e con il senno del poi sembra un presagio. Non c’è luce nel cuore di Naomi, solo il buio. E il tema non è tanto riavvolgere la trama agonistica di un match in cul la favorita non ha mai trovato una contromossa alle palle corte della rivale, firmando 32 errori gratuiti. Semmai ricordare le origini della relazione non sempre facile tra Osaka e il Giappone a causa delle sue radici (è cresciuta negli Usa, da mamma giapponese e papà haitiano, è sempre stata contro il razzismo e ogni discriminazione) prima che il riconoscimento del ruolo di eroina le venisse certificato dal ruolo di ultima tedofora. Ad appena 23 anni. II massimo, così neanche il migliore degli sceneggiatori avrebbe potuto immaginare questo drammatico seguito. O forse sì? La fine di maggio 2021, in fondo, è l’altro ieri. Quando Naomi decide di disertare le conferenze stampa del Roland Garros, poi il ritiro dal torneo e la rivelazione: «Da dopo l’Us Open 2018 (primo grande trionfo, n.d.r.) soffro di lunghi periodi di depressione». Si era chiamata fuori pure da Wimbledon, mentre aveva deciso di confermare la presenza all’Olimpiade. Voleva che fosse ricordata per sempre e lo sarà, ma non per il motivo che desiderava.

Osaka, il fallimento e le lacrime. E il Giappone già prende le distanze (Marco Imarisio, Corriere della sera)

Quando Naomi Osaka si è avviata a testa bassa verso la rete, il capo della squadra di tennis giapponese ha cominciato a singhiozzare. All’inizio tenendosi la testa tra le mani e scuotendola, poi alzandosi e mostrando il viso rigato di lacrime, mentre si batteva sempre più forte con il pugno sulla bocca dello stomaco, quasi a simulare un seppuku, l’antica punizione che i samurai si infliggevano per espiare le proprie colpe. C’era un patto tanto implicito quanto crudele tra il Giappone e questa campionessa fragile cresciuta negli Stati Uniti, nipponica solo per parte di madre, che non parla la lingua del Paese che l’ha adottata. Tu avrai l’onore di accendere la torcia olimpica durante la cerimonia inaugurale, anche se non sei fino in fondo una di noi. Ma in cambio devi vincere, per diventare il volto di un Giappone moderno e cosmopolita. Soltanto che Naomi non sta bene. Al Roland Garros fu quasi obbligata dalla reazione violenta degli organizzatori dello Slam francese dopo il suo ritiro a rivelare l’esistenza di un disagio mentale che spesso sconfina nella depressione. All’esordio nel torneo olimpico, aveva rivelato di sapere dallo scorso marzo che sarebbe toccato a lei. E chissà se questa lunga attesa ha contribuito a scavarle dentro ancora di più. Ieri non è stata una partita di tennis, ma una agonia. Osaka non ha perso contro l’onesta Marketa Vondrousova, ma contro sé stessa, cedendo al peso che la opprime ormai da mesi. Stringeva il cuore, vederla mentre nella zona mista all’uscita dal campo tentava di trovare le parole. «Non sono stata capace di reggere questa pressione» è riuscita a dire. Gli occhi le si sono riempiti di lacrime. Non è riuscita a proseguire. Per lei il peggio deve ancora venire. C’erano due medaglie che per il Giappone dovevano contenere tutte le altre: Osaka e il ginnasta Kohei Uchimura, 7 medaglie olimpiche, campione a Londra 2012 e Rio 2016. Hanno fallito entrambi, ma solo per Osaka non ci sarà perdono. Mentre la aspettavano, i giornalisti locali già sostenevano in diretta che non essendo una vera giapponese, ignora cosa sia lo Shokunin, il termine che spiega la dedizione di questo popolo per il lavoro. La sua scelta era legata all’immagine di un Giappone più inclusivo e aperto. La sua sconfitta ha generato un’onda contraria non solo sui social. Molti commentatori hanno messo in dubbio la legittimità di una hafu, così vengono definiti i giapponesi di sangue misto, a rappresentare il Paese. All’improvviso, dopo una partita di tennis sbagliata, siamo tornati agli stereotipi, all’orgoglio nazionalista, con tanti saluti alla diversità. Dal finestrino della berlina nera che la portava via, sembrava quasi che Osaka stesse dando un’occhiata al Giappone che la giudicava. E intanto, continuava a piangere.

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Collins è la nuova regina di Palermo (Vannini)

La rassegna stampa di lunedì 26 luglio 2021

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Collins è la nuova regina di Palermo (Paolo Vannini, Corriere dello Sport)

Una finale vera, stizzosa anche, fatta di urla reciproche fra due giocatrici che ad Amburgo 20 giorni fa, se n’erano dette di tutti i colori. Ma alla fine è la favorita Danielle Collins a iscrivere il proprio nome sul 32simo Palermo Ladies Open e a diventare la prima americana a vincere il torneo siciliano. Il suo primo titolo Wta,

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Crolla sul piano fisico Elena Gabriela Ruse

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Ma la Collins ha replicato il copione della semifinale, rimontando nel 1° set da 2-4, con una serie di risposte di rovescio di altissima scuola. Nel 2°, la Rusé sul 2 pari ha avuto quasi un mancamento, sono intervenuti i medici con sosta di una decina di minuti, poco gradita dalla Collins che se n’è lamentata col supervisor ma non si è smontata e alla ripresa ha chiuso 6-4, 6-2. Oggi la sua classifica salirà fino al n. 35 del Mondo.

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Troppo caldo: Djokovic sposta l’orario del match (Mastroluca). La Collins spezza la meledizione (Vannini)

La rassegna stampa di domenica 25 luglio 2021

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Troppo caldo: Djokovic sposta l’orario del match (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

Ai Giochi Olimpici, diceva Pierre De Coubertin, l’importante non è tanto vincere quanto partecipare. Hugo Dellien, battuto da Novak Djokovic all’esordio nel torneo olimpico di tennis, ha confermato che il principio può valere ancora. Al momento della stretta di mano, infatti, gli ha chiesto la maglia come ricordo del giorno più importante della sua carriera. Il numero 1 del mondo l’ha accontentato, come il boliviano ha potuto documentare sui suoi profili social.

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Dopo la partita, Djokovic ha chiesto di iniziare il programma più tardi, rispetto all’orario fissato per le undici del mattino ora di Tokyo, a causa del caldo insopportabile all’Ariake Tennis Park. «Non capisco perché non partire alle tre del pomeriggio, ci sarebbero sette ore di luce almeno e poi ci sono i riflettori su tutti i campi» ha detto il numero 1 del mondo. CAOS CALDO. A causa del caldo estremo, la locale agenzia per l’ambiente ha invitato i cittadini a non praticare attività fisica all’aperto per il rischio di infarti.

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Anche il russo Danil Medvedev, numero 2 del mondo, si è lamentato delle durissime condizioni e ha protestato per la durata dei cambi campo, di soli sessanta secondi e non di un minuto e mezzo come nei tornei Atp. MARATONA SONEGO.II russo potrebbe affrontare negli ottavi Lorenzo Sonego, che sotto questo sole opprimente ha rimontato un set salvato un match point prima di completare il 4-6 7-6(6) 7-6(3) sul giapponese Taro Daniel, dopo una partita durata tre ore e sette minuti.

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Sonego è in stanza con i grandi amici Lorenzo Musetti e Fabio Fognini. BENE FOGNINI, KO ERRANI. Il ligure, che non ha partecipato alla cerimonia d’apertura senza pubblico e con le delegazioni in forma ridotta, ha sconfitto un altro giocatore di casa, Yuichi Sugita, sostenuto anche dal carrarino (che poi si è spostato a tifare Sinego), battuto invece dall’esperto australiano John Millman.

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Al prossimo turno, incontrerà il bielorusso Egor Gerasimov, numero 79 del mondo, che non ha mai incontrato in carriera. Il caldo ha messo in difficoltà anche la russa Anastasia Pavlyuchenkova, che ha chiesto assistenza medica durante il 6-1 6-0 su Sara Errani.

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La Collins spezza la maledizione (Paolo Vannini, Corriere dello Sport)

La prima finale della carriera per Danielle Collins, 27 anni, risultati eccellenti negli Slam (semifinale in Australia 2019. quarti a Parigi l’anno scorso), ma mai la soddisfazione di alzare un trofeo; la seconda in venti giorni per Elena Gabriela Ruse, romena esplosa con il successo di Amburgo partendo dalle qualificazioni, esattamente come adesso a Palermo.

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Semifinali diverse per caratura e durata La prima si è trascinata per tre ore con la Ruse che contro la francese Dodin pareva avvertire la fatica, andava sotto di un set e nel secondo chiamava il medical time out.

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Altra qualità nella sfida fra due tenniste che hanno frequentato le prime 25 del mondo. La Collins cambiava marcia vincendo sette giochi consecutivi dal 2-4 iniziale per la Mang, chiudendo il primo set con quattro fenomenali risposte di rovescio. La cinese sembrava non crederci più, e la statunitense, reduce ad aprile da un intervento per endometriosi, spezzava la maledizione delle semifinali perse. Un precedente fra le due, molto recente ad Amburgo: vinse la Ruse in tre set. BRONZETTI. Palermo ha consacrato la crescita di una nuova promessa italiana. l quarti di Lucia Bronzetti, i secondi di fila dopo Losanna, sono uno raggio di luce. Spiega Francesco Piccari, allenatore della 23enne riminese: «Fanno notizia questi 15 giorni, ma i miglioramenti di Lucia sono evidenti da almeno quattro mesi. Ha cominciato l’anno con due vittorie e una semifinale nei tornei minori e da allora ha preso fiducia.

[…]

“Ora riposerà per qualche giorno, ieri ha fatto il vaccino, poi ad Anzio prepareremo la stagione sul cemento. Per classifica non entrerà nei tornei americani pre-US Open, e giocherà direttamente le qualificazioni a New York”.

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