Torneo ITF di Gaiba: un pizzico di Wimbledon nel basso Polesine

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Torneo ITF di Gaiba: un pizzico di Wimbledon nel basso Polesine

Abbiamo fatto un salto a Gaiba, sede del primo torneo professionistico su erba in Italia. “Tutti i giorni si taglia l’erba all’altezza di 8mm, come da tradizione londinese” racconta il presidente del club

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Mats Rosenkranz e Benjamin Lock - Premiazione ITF Gaiba 2021

Gaiba, meno di 1000 abitanti in provincia di Rovigo. Un paesino sconosciuto ai più (non a chi scrive, per ovvi motivi di omonimia) che però da qualche anno è salito all’onore delle cronache tennistiche per essere sede dell’unico circolo in Italia con campi in erba naturale. Il tutto è nato nel 2012, quando l’allora presidente del circolo Nicola Zanca ebbe l’idea di riconvertire un vecchio campo da calcio in disuso in quattro campi da tennis in erba – un po’ la stessa idea che è venuta in mente allo staff di Lorenzo Musetti per consentirgli di allenarsi in vista di Wimbledon.

All’ex presidente del circolo Nicola Zanca la cosa ha portato fortuna perché oggi è sindaco del paese, ma anche al circolo, ribattezzato Gaibledon, non è andata tanto male, tanto da diventare un punto di riferimento per tutti gli appassionati che vogliono togliersi lo sfizio di provare l’ebbrezza del campo in erba. Ne parliamo con l’attuale presidente del club, Elia Arbustini.

Quella che sembrava un’idea stravagante è cresciuta fino a regalare al nostro paese una struttura unica nel suo genere“, racconta. “Il circolo è gestito da un gruppo di ragazzi, tutti giovanissimi e tutti rigorosamente volontari, che si occupano di ogni cosa. E il lavoro da fare è tanto: tutti i giorni si taglia l’erba all’altezza di 8mm, come da tradizione londinese. In una stagione la macchina elicoidale tosaerba percorre più di 60 km e vengono usati più di 1600 litri di vernice bianca per tracciare le righe. La manutenzione è quotidiana, anche se ovviamente il periodo di maggior pressione è quello che va da maggio a settembre“.

Può venire a giocare chiunque?

Certo. Ovviamente bisogna prenotare, perché per ovvi motivi non si può giocare più di due ore al giorno per ogni campo. Il costo è di 46 euro l’ora, un po’ più alto di un normale campo in terra battuta. Ma questo non scoraggia gli appassionati; pensa che abbiamo clienti che arrivano veramente da ogni parte d’Italia. Spesso in gruppo, prenotano tutti i campi e si organizzano dei piccoli tornei“.

Poi c’è un aspetto agonistico che viene curato con particolare attenzione. “Nel 2016 abbiamo organizzato il primo torneo patrocinato dalla Federazione. Poi, strada facendo, abbiamo alzato il tiro fino a quando ci è venuta questa pazza idea di organizzare un torneo ITF da 15.000 dollari, il primo torneo professionistico su erba che si svolge in Italia. A parte i tornei, vengono poi tanti giocatori per allenarsi in vista della stagione sull’erba, di Wimbledon in particolare“.

Benjamin Lock, n.463 ATP

È il caso, tra gli altri, di Melania Delai (n.600 WTA), di Viktor Galovic (n.334 ATP) e di Matteo Viola (n.251 ATP) che abbiamo sentito telefonicamente per chiedergli un’opinione sui campi di Gaiba.

Sono andato a Gaibledon ad allenarmi un paio di anni fa per cui immagino che molte cose siano cambiate, visto che i ragazzi sono molto attivi. La cosa che più mi ha colpito è stato infatti l’entusiasmo di tutti quelli che si occupavano del circolo. I campi erano a un buon livello di manutenzione, anche se ovviamente non è il caso di fare paragoni con Wimbledon!“.

L’entusiasmo traspare dalle parole di Elia, che ci assicura che entro il 2022 i campi saranno sei. Il progetto è già stato approvato. 

Intanto ci si gode questa calata di giocatori professionisti che danno vita al primo torneo professionistico su erba in Italia. Si vede subito che pochi di loro sono abituati ai rimbalzi irregolari del campo in erba; si assiste così a movimenti corretti in corsa per recuperare una pallina che si pianta nel terreno o che va via storta. Per molti di loro è la prima esperienza del genere e per una volta sembra che l’entusiasmo per la novità prevalga sull’ansia da risultato. C’è poi chi, come Luca Potenza, è riuscito a trovare in quel di Sarsina (località dell’appennino romagnolo) un privato che lo ha ospitato sul suo campo in erba personale. Non gli è servito a molto, perché al primo turno ha trovato la testa di serie n.1 Alessandro Bega che non gli ha lasciato scampo.

Non è stato, in verità, un torneo brillantissimo per gli italiani che sono riusciti a raggiungere ai quarti di finale (senza riuscire a supererarli) solo lo stesso Bega e Mattia Frinzi (n.996 ATP). La finale se la sono così giocata il tedesco Mats Rosenkranz (n.578 ATP) e il rappresentante di Zimbabwe Benjamin Lock (n.460 ATP). Il tedesco ha avuto la meglio al termine di una partita bellissima, risolta con un doppio tie-break a suo favore. Lock, con il suo tennis da erbivoro puro, ha condotto a lungo le danze senza però riuscire a piegare la resilienza di Rosenkranz che ha ottenuto il secondo successo ITF in carriera

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