Berrettini non dà scampo a Murray: è ai quarti (Scognamiglio). L'eleganza di Berrettini (Bertellino). Wimbledon e Tokyo: i no di Nadal (Mastroluca). Nadal choc, salta Wimbledon e le Olimpiadi (Grilli)

Rassegna stampa

Berrettini non dà scampo a Murray: è ai quarti (Scognamiglio). L’eleganza di Berrettini (Bertellino). Wimbledon e Tokyo: i no di Nadal (Mastroluca). Nadal choc, salta Wimbledon e le Olimpiadi (Grilli)

La rassegna stampa di venerdì 18 giugno 2021

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Berrettini non dà scampo a Murray: è ai quarti (Ciro Scognamiglio, La Gazzetta dello Sport)

Non era l’Andy Murray capace di vincere 3 Slam e due medaglie d’oro olimpiche in singolare. Non poteva esserlo, perché la carriera dello scozzese ormai 34enne è stata martoriata da infortuni molto seri. Ma resta un successo netto quello che Matteo Berrettini ha ottenuto ieri pomeriggio al Queen’s Club di Londra: il 25enne romano, numero 9 al mondo e prima testa di serie, ha battuto 6-3 6-3 in 1 ora e 25′ di gioco guadagnando l’accesso ai quarti di finale proprio quel Murray che in passato aveva vinto questo torneo ben 5 volte, mentre stavolta è stato ammesso grazie a una wild card (e l’ha avuta pure per Wimbledon: è 124° al mondo). Adesso Berrettini dovrà affrontare il britannico Daniel Evans, numero 25 del ranking mondiale, contro il quale non ci sono precedenti. Intanto ieri Matteo è stato molto sicuro al servizio, ha trovato un buon ritmo con il dritto oltre a esibire buone soluzioni dal lato del rovescio. E giustamente si è detto «soddisfatto» del livello mostrato. Ha messo assieme 28 colpi vincenti e solo 7 errori non forzati, 14 aces, e in apertura ha piazzato il servizio finora più veloce del torneo a quasi 230 all’ora. La rinuncia di Nadal permetterà a Berrettini di essere testa di serie numero 8 a Wimbledon, invece che 9: potrebbe avere un tabellone più agevole. E se continuerà con questa progressione anche il sorpasso a Federer all’ottavo posto del mondo potrebbe materializzarsi.

L’eleganza di Berrettini (Roberto Bertellino, Tuttosport)

 

Eleganza e forza, le armi messe in campo da Matteo Berrettini per avere la meglio sull’ex “Fab Four” Andy Murray negli ottavi dell’ATP 500 del Queen’s. L’azzurro è il n.1 del seeding, lo scozzese colui che in ben cinque occasioni ha alzato in carriera il trofeo in singolare. La forza, come di consueto, si è materializzata nel servizio dell’azzurro, fotografata dai 14 ace messi a segno contro i 2 doppi falli, nel 65% di prime palle in campo con l’83% dei punti conquistati e il 53% di punti ottenuti anche con la seconda. Tre palle break su tre annullate dal giocatore romano, n.9 del mondo. L’eleganza ha preso la forma di alcune soluzioni tecniche, vedi un passante lungolinea con il back di rovescio di antica fattura che ha ricordato quelli letali di Ken Rosewall, e delle dichiarazioni post-match, vinto in due set ed un’ora e 25 minuti, senza affanni: «E’ un grande campione: massimo rispetto per lui. E’ un gran giocatore e una gran persona, il suo impegno è ammirevole – ha detto Berrettini -. Sono contento della mia prova. Ho sempre lavorato tanto nella mia carriera. Fin dall’inizio il mio coach mi ha detto che siccome ero alto dovevo servire bene. Chiaramente sull’erba sto usando più il kick rispetto alla terra». Dopo un avvio a rilento, con due palle break annullate dall’azzurro nel secondo game, il match ha preso un indirizzo preciso. Berrettini è salito sul 4-2 e dal 4-3 ha infilato un parziale di cinque giochi consecutivi. Dal 3-0 Matteo ha gestito bene i successivi turni di servizio chiudendo con autorevolezza al nono gioco del secondo set, per il passaggio nei quarti dove oggi troverà un altro britannico, l’inglese Daniel Evans, giocatore serve e volley completamente diverso dallo scozzese, che in ogni caso sarà wild card a Wimbledon. […]

Wimbledon e Tokyo: i no di Nadal (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

Niente Wimbledon, niente Olimpiadi. Rafa Nadal non tornerà in campo prima di agosto. «Non è mai una scelta facile da prendere, ma dopo aver ascoltato il mio corpo e averne discusso con il mio team ho capito che è la decisione giusta», ha scritto sui social. Il maiorchino ha parlato di una pausa finalizzata ad allungare la carriera. Sconfitto in semifinale da Novak Djokovic al Roland Garros, dove ha trionfato tredici volte, lo spagnolo ha fatto riferimento anche alle due sole settimane rimaste fra il torneo parigino e Wimbledon dopo lo slittamento di una settimana dello Slam sul rosso a causa della pandemia. Nadal guarda «al medio e al lungo termine», ha scritto, dopo due mesi molto impegnativi nella stagione sulla terra battuta che ha concluso con i due tornei vinti a Barcellona e agli Internazionali BNL d’Italia Infine, un pensiero per le Olimpiadi, in cui ha trionfato nel 2008. «I Giochi Olimpici hanno sempre significato molto e sono sempre stati una priorità per me», ha scritto, ma la decisione è presa. Nadal tornerà presumibilmente per i primi tornei sul duro negli Stati Uniti alla vigilia dello US Open. Naomi Osaka, che si era ritirata dal Roland Garros, dopo la polemica per non voler partecipare alla conferenza stampa, ha annunciato il forfait al torneo di Wimbledon per «trascorrere tempo con amici e famiglia ed essere pronta per le Olimpiadi». […]

Nadal choc, salta Wimbledon e le Olimpiadi: «Devo recuperare se voglio restare al top» (Paolo Grilli, La Nazione)

II gladiatore si ferma. Deve recuperare dopo tante fatiche, dimostrandosi per una volta umano. Rafael Nadal, 35 anni e 20 titoli Slam, rinuncia a Wimbledon e pure alle Olimpiadi. Appena una settimana fa avevamo assistito alla sua sconfitta contro Djokovic nella semifinale del ‘suo’ Roland Garros, vinto 13 volte in carriera. Quello di venerdì scorso era stato un duello di aliena bellezza, giocato a livelli semplicemente impensabili anche per celebrati campioni della racchetta. Aveva prevalso ‘Nole’ in quattro set, e il maiorchino non era parso fuori condizione, ma forse questo ko nel suo regno deve avergli incrinato certezze. «Ho ascoltato il mio corpo, ho parlato con il mio team. È la scelta giusta se voglio allungare la mia carriera e continuare a competere ai massimi livelli», ha scritto Rafa ieri sui social. Un fulmine a ciel sereno, l’autoesclusione dell’agonista per antonomasia dai tornei più importanti dell’estate. I due mesi sulla terra battuta, ha aggiunto il maiorchino, «sono stati molto impegnativi. In questi momenti, una parte importante è la prevenzione di ogni eccesso che potrebbe impedirmi di competere per vincere a medio e lungo termine. Mando un saluto speciale a tutti i miei tifosi in Gran Bretagna e in Giappone. Le Olimpiadi (lui ha vinto l’oro ai Giochi nel 2008 mentre a Wimbledon ha trionfato nel 2008 e nel 2010, ndr) hanno sempre rappresentato una priorità per me come atleta». Nadal ha vinto due titoli in stagione, entrambi sulla terra: a Barcellona, in finale contro Tsitsipas, e a Roma, contro Djokovic. Ora si ferma per ricaricarsi: la sua capacità di tornare al top dopo lunghi stop non è mai stata in dubbio, visto il suo rendimento dopo gli infortuni patiti in carriera. E il suo obiettivo sarà con ogni probabilità il ritorno agli Us Open, torneo vinto quattro volte e in programma dal 30 agosto.

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Niente Golden Slam, Djokovic va a casa (Crivelli). Anche gli invincibili perdono (Mastroluca). Non sarà uomo d’oro (Azzolini)

La rassegna stampa di sabato 31 luglio 2021

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Niente Golden Slam, Djokovic va a casa (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Il fragore dei tuoni che accolgono i primi scambi della semifinale nobile del torneo olimpico diventa un labile fremito rispetto a quello che due ore più tardi accompagnerà l’uscita dal campo a testa bassa della divinità devastata: Djokovic è fuori dall’Olimpiade, sconfitto da Zverev in semifinale. Il sogno di realizzare il Golden Slam, la vittoria dei quattro Major e dell’oro olimpico nello stesso anno, impresa leggendaria riuscita soltanto a Steffi Graf nel 1988, si sfalda a metà del secondo set, quando il numero uno del mondo appare in totale controllo del match, avanti 6-1 3-2 con un break da gestire. Ma nel sesto game perde per la prima volta il servizio, tra l’altro a zero, e da quel momento, improvvisamente irriconoscibile, quasi svuotato, impacciato anche nei movimenti. subisce un parziale di 10 game a uno, quasi fosse il tennista della domenica chiamato all’ultimo per scaldare il più forte del circolo. Un tonfo clamoroso che oscura le ambizioni di un altro grande protagonista dei Giochi e soprattutto lo priva dell’opportunità di scrivere una storia immortale: resta l’obiettivo del Grande Slam, che da solo basterebbe a consegnarlo al gotha dei più grandi sportivi di tutti i tempi, ma la prima sconfitta dopo 22 successi di fila (l’ultimo a fermarlo era stato Nadal a Roma) apre più di una crepa nelle granitiche convinzioni del Djoker, che per di più a New York si troverà a gestire una pressione indicibile, con il traguardo così vicino dopo i trionfi in Australia, a Parigi e a Wimbledon. Va detto che da quel sesto game del secondo set Zverev ha abbandonato ogni remora tecnica, è salito enormemente con il servizio e ha cominciato a spingere ogni colpo a rimbalzo, finendo il match con 30 vincenti di cui 17 di dritto; rimane comunque l’inattesa sensazione di impotenza di Nole, peraltro mai troppo a suo agio quando le condizioni climatiche, come a Tokyo, sono quasi al limite per caldo ed umidità. «Sto provando sensazioni orribili, non posso avere pensieri positivi. Però alla fine è soltanto sport, e lui ha giocato meglio. Il mio servizio è calato vertiginosamente e il mio gioco è collassato ». Poche parole, quasi di circostanza, e volto scurissimo. Solo con giornalisti serbi si aprirà un po’ di più: «Dopo Londra, mi sono sentito svuotato, perché la stagione è stata molto intensa. Sono venuto qui perché rappresentare la propria nazione è l’orgoglio più grande, speravo che tornando a giocare avrei ritrovato lo spirito giusto, e invece all’improvviso ho avuto questo cedimento. Ma adesso non è il momento di pensare troppo al futuro, cercherò soltanto di recuperare in fretta».

Anche gli invincibili perdono (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

 

Anche Novak Djokovic è umano. Dopo 23 vittorie consecutive, íl numero 1 cade e abbandona íl sogno del Golden Slam, l’impresa di vincere tutti i major e l’oro olimpico nello stesso anno, riuscito nella storia del tennis solo a Steffi Graf nel 1988. Si è fermato a un set dalla certezza della medaglia, ma si dovrà al massimo accontentare di due bronzi: in singolare e doppio misto. Djokovic si è arreso alla distanza, 1-6 6-3 6-1 contro Alexander Zverev, sicuro almeno di eguagliare il, miglior risultato per un tedesco nel tennis alle Olimpiadi, l’argento di Tommy Haas a Sydney 2000. In quella finale, perse contro Yevgeny Kafelnikov, primo russo a entrare in Top 10. La sfida Germania-Russia si ripeterà a Tokyo: contro il numero 5 del mondo, infatti, domenica ci sarà Karen Khachanov, numero 25, che ha battuto 6-3 6-3 lo spagnolo Pablo Carreno Busta. Zverev ha vinto quattro Masters 1000 e le Nitto ATP Finals 2018, ma il pianto di gioia dopo il successo di ieri dimostrano tutto il fascino delle Olimpiadi. Conquistare una medaglia ai Giochi, ha spiegato, «è una sensazione straordinaria. Vai in campo per tutti i tuoi tifosi, per tutta la nazione. È incredibile, sembrava impossibile battere Djokovic in questo torneo». Alla fine della partita, al momento della stretta di mano, Il tedesco ha confessato l’ammirazione per il serbo, che a Wimbledon ha eguagliato i venti titoli Slam di Roger Federer e Rafa Nadal. «Gli ho detto che è il più grande di tutti i tempi e lo resterà — ha spiegato – Capisco che stava inseguendo la storia, so come si sente in questo momento». Dopo la sua terza sconfitta in semifinale alle Olimpiadi, Nole non ha cercato scuse. «Lo sport è così. Lui ha giocato meglio, bisogna dargli merito per aver cambiato la partita. Ha servito benissimo, il mio servizio invece è calato drasticamente. Non ho ottenuto quasi nessun punto diretto dal 3-2 nel secondo set, e il mio gioco è andato in pezzi». Da quel momento, infatti, il numero 1 del mondo ha cercato la rete ad ogni occasione disponibile, come chi vuole accelerare i tempi per accorciare una sofferenza. Zverev, al contrario, ha preso il controllo del gioco e degli scambi, ritrovando l’efficacia dei suoi colpi migliori e la sicurezza per affondare sistematicamente con il diritto.

Non sarà uomo d’oro (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Forse sarà “Grand” un giorno. Forse. Ma non sarà mai Golden. Che terribile insolenza da parte di un destino quanto mai cinico e sempre più baro, nei confronti dell’uomo – parole di mamma Dijana – «scelto da Dio» per essere il tennista più grande di sempre. Ma è successo, l’incantesimo s’è rotto, sebbene a Novak Djokovic resti la corrida per il Grand Slam, che è qualcosa insieme di grandioso e di disumano. Ha vinto a Melbourne, a Parigi e a Wimbledon, può vincere gli US Open, ma è stato spazzato via dal torneo olimpico che l’avrebbe insignito del titolo di Golden Slammer, assegnato finora alla sola Steffi Graf. Curioso, è stato un tedesco a metterlo al bando. Il demone Sascha Zverev, che relega Djokovic alla finalina per il bronzo, la stessa che giocherà anche per il podio del misto, accanto a Nina Stojanovic, dato che la giornata è stata così perversa da spingerlo al suicidio tennistico contro Zverev, per poi consegnarlo già frullato alla semifinale del misto, persa contro Karatsev e Vesnina. Che cos’è successo? Non è domanda di poco conto, credeteci. Su di essa s’ingarbugliano un bel po’ di riflessioni, a cominciare da quelle dei molti – moltissimi – che sull’onda della finale a Wimbledon avevano dato per scontato il seguito di vittorie “grandi” e “dorate” del Djoker. Fioccheranno scuse, nei prossimi giorni, da parte di chi si è spinto troppo con i pronostici? Possibile. Un bel detto, tipo “i pronostici li sbaglia solo chi li fa” non si nega a nessuno. Il problema, però, potrebbe essere più serio di quanto non appaia da questa sconfitta, che ha fatto confessare a Nole di sentirsi «malissimo». «Sul 6-1, 3-2 mi sono sentito come svuotato, ho perso il mio gioco, mentre Zverev ha cominciato a colpire meglio di me. Non mi resta che tentare di portare alla Serbia i due bronzi che restano». In realtà, il 6-1 del primo set aveva preso forma anche grazie alle molte concessioni fatte da Zverev, ma Nole era apparso quello dei giorni migliori, con una replica vincente sempre a portata di racchetta. E il 3-2 del secondo, era già il frutto di un break, a ribadire che il dominio proseguiva inesorabile. Lì, invece, la recita si è interrotta e Zverev ha messo a segno 4 break consecutivi, utili a recuperare il disavanzo e portarsi largamente avanti nel terzo. E’ sembrato, in quei frangenti di assoluta crisi fisica e mentale, il Nole già visto contro Musetti, Berrettini e Tsitsipas al Roland Garros, non diverso dal Nole del primo set della finale di Wimbledon quando Berrettini l’ha ripreso e superato. Il Djokovic dagli occhi sbarrati e i nervi a fior di pelle, che non sa più come opporsi allo straripare dell’avversario e che solo un “toilet break” ha saputo restituire alle partite. Capita anche ai più forti. Non pensavamo però capitasse così spesso al più forte dei forti più forti (eccetera)… Valutazione da tenere in conto per i prossimi US Open, dai quali Nole – lo ha già detto – attende la nomina a Grand Slammer. Sulla quale, però, si agitano da sempre forze oscure, tali da mettere a dura prova gli aspiranti Goat.

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Giorgi, il piacere di stupire (Bertellino). Pure la Osaka cede allo stress (Scognamiglio). Osaka, il fallimento e le lacrime. E il Giappone già prende le distanze (Imarisio)

La rassegna stampa di mercoledì 28 luglio 2021

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Giorgi, il piacere di stupire (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Offrire il meglio del proprio repertorio alle Olimpiadi. Per molti atleti un sogno, per pochi la realtà. Tra questi eletti sta emergendo nelle giornate di Tokyo 2020 la 29enne maceratese Camila Giorgi, n°61 del mondo, capace di vincere tre match consecutivamente contro avversarie di grossa caratura senza perdere nemmeno un set. Sta colpendo la numero uno azzurra per quella continuità di rendimento che spesso le ha fatto difetto in carriera impedendole di raggiungere traguardi che il suo talento avrebbe invece meritato. L’ultima a cadere sotto i suoi colpi è stata la ceca Karolina Pliskova, recente finalista a Wimbledon e n° 7 WTA. A Camila sono stati sufficienti 75 minuti per avere la meglio 6-4 6-2 sull’ex n° 1 del mondo. Il primo set è stato il più equilibrato, con break e contro-break iniziali (2-2), nuovo break dell’azzurra tenuto fino al termine con grande autorevolezza. La seconda frazione è stata invece un assolo della marchigiana, avanti di due break e a segno al primo match point. Meno errori gratuiti della rivale, 4 palle break convertite su 4, grande efficacia con la risposta e costante capacità di spostare da una parte all’altra del terreno di gioco la nobile avversaria, condizione che da sempre poco predilige: «Molto bene oggi – ha detto in zona mista al termine – con tanto ordine. Qualche errore per alcune scelte sbagliate, ma nel complesso tutto positivo. Una sfida molto diversa dall’ultima, giocata e vinta poco più di un mese fa a Eastbourne sull’erba. Lì la palla rimbalzava poco, qui il cemento restituisce di più». II prossimo ostacolo sarà l’ucraina Elina Svitolina, testa di serie n° 4 e da poco signora Monfils.

Pure la Osaka cede allo stress (Ciro Scognamiglio, La Gazzetta dello Sport)

 

Rimbomba l’eco del dolore di un popolo. Fortissimo. E chissà per quanto tempo ancora si sentirà. Questa doveva essere (anche) l’Olimpiade di Naomi Osaka, scelta per accedere il tripode – a forma di Monte Fuji – nella cerimonia inaugurale di venerdì scorso. Un pugno di giorni dopo, il mondo si è capovolto ed è finito dalla parte sbagliata: negli ottavi del torneo di tennis due rapidi set (6-1 6-4 in 68′) sono bastati alla ceca Marketa Vondrousova – numero 42 del mondo, finalista al Roland Garros 2019 – per sbattere fuori la campionessa idolo del Giappone, numero 2 del mondo. Un altro lutto sportivo da elaborare per il paese organizzatore al pari di quello per l’eliminazione dell’idolo della ginnastica Kohei Uchimura. Poche parole tra le lacrime, prima della fuga. Osaka ha detto: «Da tempo dovrei essere abituata a questa pressione, ma allo stesso tempo qui era più grande, anche a causa della pausa che mi ero presa. Non ho retto. Per me ogni sconfitta è una delusione, ma oggi sento che questa fa schifo più delle altre. Almeno, sono contenta di non avere perso al primo turno». L’ultima frase, prima ancora che di circostanza, suona surreale. Il resto è un romanzo pieno di nervi e lacrime, crisi esistenziali e fantasmi depressivi, paure e responsabilità insopportabili per una fuoriclasse capace comunque di vincere quattro tornei del Grande Slam, 2 Australian Open e 2 Us Open. Non si vede il cielo dal campo centrale, perché la pioggia ha obbligato alla chiusura del tetto, e con il senno del poi sembra un presagio. Non c’è luce nel cuore di Naomi, solo il buio. E il tema non è tanto riavvolgere la trama agonistica di un match in cul la favorita non ha mai trovato una contromossa alle palle corte della rivale, firmando 32 errori gratuiti. Semmai ricordare le origini della relazione non sempre facile tra Osaka e il Giappone a causa delle sue radici (è cresciuta negli Usa, da mamma giapponese e papà haitiano, è sempre stata contro il razzismo e ogni discriminazione) prima che il riconoscimento del ruolo di eroina le venisse certificato dal ruolo di ultima tedofora. Ad appena 23 anni. II massimo, così neanche il migliore degli sceneggiatori avrebbe potuto immaginare questo drammatico seguito. O forse sì? La fine di maggio 2021, in fondo, è l’altro ieri. Quando Naomi decide di disertare le conferenze stampa del Roland Garros, poi il ritiro dal torneo e la rivelazione: «Da dopo l’Us Open 2018 (primo grande trionfo, n.d.r.) soffro di lunghi periodi di depressione». Si era chiamata fuori pure da Wimbledon, mentre aveva deciso di confermare la presenza all’Olimpiade. Voleva che fosse ricordata per sempre e lo sarà, ma non per il motivo che desiderava.

Osaka, il fallimento e le lacrime. E il Giappone già prende le distanze (Marco Imarisio, Corriere della sera)

Quando Naomi Osaka si è avviata a testa bassa verso la rete, il capo della squadra di tennis giapponese ha cominciato a singhiozzare. All’inizio tenendosi la testa tra le mani e scuotendola, poi alzandosi e mostrando il viso rigato di lacrime, mentre si batteva sempre più forte con il pugno sulla bocca dello stomaco, quasi a simulare un seppuku, l’antica punizione che i samurai si infliggevano per espiare le proprie colpe. C’era un patto tanto implicito quanto crudele tra il Giappone e questa campionessa fragile cresciuta negli Stati Uniti, nipponica solo per parte di madre, che non parla la lingua del Paese che l’ha adottata. Tu avrai l’onore di accendere la torcia olimpica durante la cerimonia inaugurale, anche se non sei fino in fondo una di noi. Ma in cambio devi vincere, per diventare il volto di un Giappone moderno e cosmopolita. Soltanto che Naomi non sta bene. Al Roland Garros fu quasi obbligata dalla reazione violenta degli organizzatori dello Slam francese dopo il suo ritiro a rivelare l’esistenza di un disagio mentale che spesso sconfina nella depressione. All’esordio nel torneo olimpico, aveva rivelato di sapere dallo scorso marzo che sarebbe toccato a lei. E chissà se questa lunga attesa ha contribuito a scavarle dentro ancora di più. Ieri non è stata una partita di tennis, ma una agonia. Osaka non ha perso contro l’onesta Marketa Vondrousova, ma contro sé stessa, cedendo al peso che la opprime ormai da mesi. Stringeva il cuore, vederla mentre nella zona mista all’uscita dal campo tentava di trovare le parole. «Non sono stata capace di reggere questa pressione» è riuscita a dire. Gli occhi le si sono riempiti di lacrime. Non è riuscita a proseguire. Per lei il peggio deve ancora venire. C’erano due medaglie che per il Giappone dovevano contenere tutte le altre: Osaka e il ginnasta Kohei Uchimura, 7 medaglie olimpiche, campione a Londra 2012 e Rio 2016. Hanno fallito entrambi, ma solo per Osaka non ci sarà perdono. Mentre la aspettavano, i giornalisti locali già sostenevano in diretta che non essendo una vera giapponese, ignora cosa sia lo Shokunin, il termine che spiega la dedizione di questo popolo per il lavoro. La sua scelta era legata all’immagine di un Giappone più inclusivo e aperto. La sua sconfitta ha generato un’onda contraria non solo sui social. Molti commentatori hanno messo in dubbio la legittimità di una hafu, così vengono definiti i giapponesi di sangue misto, a rappresentare il Paese. All’improvviso, dopo una partita di tennis sbagliata, siamo tornati agli stereotipi, all’orgoglio nazionalista, con tanti saluti alla diversità. Dal finestrino della berlina nera che la portava via, sembrava quasi che Osaka stesse dando un’occhiata al Giappone che la giudicava. E intanto, continuava a piangere.

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Collins è la nuova regina di Palermo (Vannini)

La rassegna stampa di lunedì 26 luglio 2021

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Collins è la nuova regina di Palermo (Paolo Vannini, Corriere dello Sport)

Una finale vera, stizzosa anche, fatta di urla reciproche fra due giocatrici che ad Amburgo 20 giorni fa, se n’erano dette di tutti i colori. Ma alla fine è la favorita Danielle Collins a iscrivere il proprio nome sul 32simo Palermo Ladies Open e a diventare la prima americana a vincere il torneo siciliano. Il suo primo titolo Wta,

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Crolla sul piano fisico Elena Gabriela Ruse

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Ma la Collins ha replicato il copione della semifinale, rimontando nel 1° set da 2-4, con una serie di risposte di rovescio di altissima scuola. Nel 2°, la Rusé sul 2 pari ha avuto quasi un mancamento, sono intervenuti i medici con sosta di una decina di minuti, poco gradita dalla Collins che se n’è lamentata col supervisor ma non si è smontata e alla ripresa ha chiuso 6-4, 6-2. Oggi la sua classifica salirà fino al n. 35 del Mondo.

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