Giorgi, magie sull'erba. Battuta la Sabalenka (Crivelli). Giorgi, uno show. E Sonego fa ballare Bublik (Mastroluca). Sonego-Giorgi, la bell'Italia (Bertellino)

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Giorgi, magie sull’erba. Battuta la Sabalenka (Crivelli). Giorgi, uno show. E Sonego fa ballare Bublik (Mastroluca). Sonego-Giorgi, la bell’Italia (Bertellino)

La rassegna stampa di venerdì 25 giugno 2021

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Giorgi, magie sull’erba. Battuta la Sabalenka (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Un tuffo nel passato. Ai giorni in cui si celebravano con una liturgia praticamente settimanale le imprese delle nostre ragazze, che tenevano in piedi ed esaltavano il movimento mentre gli uomini arrancavano. Grazie dunque a Camila Giorgi: sull’erba perfettamente curata di Eastbourne ci sta ricordando che il talento si può anche declinare in rosa e che in questo momento di vuoto di potere nel circuito femminile pure lei starebbe comodissima nel gotha, se solo potesse esprimersi con costanza, nel fisico e nella testa. Perché non batti due top ten in due giorni, prima la Pliskova e poi la Sabalenka, impresa che non era mai riuscita alla marchigiana nello stesso torneo, se non possiedi le qualità tecniche e temperamentali per stare a quel livello. Soprattutto, il successo di ieri contro la bielorussa, quarta giocatrice al mondo e prima testa di serie, ha mostrato una Giorgi ferocemente attaccata alla partita anche nei momenti di grande difficoltà e capace di reagire a un parziale di nove game a uno tra l’inizio del secondo set (perso 6-0) e la metà del secondo (dove si è ritrovata sotto 3-1), il segnale di una rinascita, soprattutto nella consapevolezza. Oggi Camila, che a Fastbourne è partita dalle qualificazioni, affronterà in semifinale l’estone Kontaveit, contro cui non ha mai giocato. Le sue prime parole dopo il match con la Sabalenka hanno rivelato grande soddisfazione: «Una partita dura, ma penso di aver giocato davvero a un buon livello. Avevo bisogno di una vittoria come questa». In effetti, il 2021 della numero 75 del mondo, fin qui, non era stato di certo esaltante, come sempre spezzettato da guai fisici assortiti, dai fastidi a un adduttore dopo i tornei in Australia al Covid contratto in aprile prima della trasferta di Fed Cup in Romania. Soprattutto, a Roma, c’era stato l’episodio del battibecco di papà Sergio con la giudice di sedia Morgane Lara durante il match contro la Sorribes, che spinse la figlia a un’accorata e rabbiosa difesa del discusso genitore: «Non accetto che lo si definisca padre padrone, io sono sempre stata libera nelle mie scelte per tutta la carriera. Nessuno può permettersi di giudicarci, sfido chiunque a trovare qualcun altro che partendo da zero conduce una giocatrice tra le prime 30».

Giorgi, uno show. E Sonego fa ballare Bublik (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

 

L’Italia del tennis s’è desta anche sull’erba. Dopo il trionfo di Matteo Berrettini al Queen’s, Camila Giorgi e Lorenzo Sonego danno spettacolo e centrano la semifinale del torneo combined di Eastbourne. La numero 1 azzurra sfiderà per la prima volta in carriera l’estone Anett Kontaveit, ex Top 20. Il torinese, invece, affronterà la sorpresa del torneo, l’australiano Max Purcell, numero 283 del mondo, che ha eliminato Andreas Seppi. A Eastbourne, Giorgi sta mettendo in mostra un tennis vintage, il meglio del suo gioco fulmineo che l’ha portata a conquistare proprio sull’erba, a ‘s-Hertogenbosch in Olanda, il primo titolo WTA della sua carriera nel 2015. Questa settimana Giorgi ha eliminato la ex numero 1 del mondo Karolina Pliskova e ha poi battuto ieri la numero 4 del mondo, la bielorussa Aryna Sabalenka. Giorgi ha sempre rincorso. Ha ribaltato il primo set da sotto 2-4, perso il secondo parziale 0-6, e recuperato nel terzo un break di vantaggio da 1-3. Il 7-6(5) 0-6 6-4 le vale la quindicesima semifinale in carriera, la quarta in un torneo WTA 500. «Penso di aver giocato un gran match, molto solido. I campi sono molto veloci e va benissimo per il mio gioco» ha spiegato la numero 1 d’Italia, capace di raggiungere i quarti di finale a Wimbledon tre anni fa. «Mi fa bene giocare tante partite in una settimana, soprattutto in questo periodo dell’anno» ha aggiunto Giorgi, virtualmente numero 62 del mondo, che potrebbe rientrare in Top 60 diventando la seconda italiana in finale a Eastbourne dopo Raffaella Reggi nel 1989. In questa cittadina sulle coste dell’East Sussex, a una trentina di chilometri da Brighton, Sonego squaderna un sorriso da artista. Ieri, contro l’imprevedibile Alexander Bublik, kazako dai colpi geniali che si è inventato anche un servizio da sotto le gambe, in 78 minuti ha chiuso la partita per 6-1 7-5 e raggiunto così la sua terza semifinale stagionale dopo quelle giocate a Cagliari e a Roma. «Sono molto contento del mio match. Non è facile giocare contro di lui perché ha un talento incredibile: ti serve da sotto, ti sorprende sempre – ha detto a caldo dopo la partita -. Ho ancora tanta energia: mi piace giocare sull’erba, il mio servizio funziona piuttosto bene. E poi qui ad Eastbourne ci sono tanti italiani, e il loro tifo per me è importante».

Sonego-Giorgi, la bell’Italia (Roberto Bertellino, Tuttosport)

II cielo di Eastbourne è sempre più azzurro. Anche la settimana in corso ha confermato la bontà del movimento maschile, capace di piazzare costantemente i suoi giocatori, e a rotazione, nelle fasi finali dei tornei del massimo circuito. Questa volta è toccato a Lorenzo Sonego, alla sua 3^ semifinale 2021, una delle quali si è poi trasformata nel titolo a Cagliari. La lieta notizia è che anche in “rosa” questa volta si racconta di un’impresa, quella di Camila Giorgi che nell’arco di pochi giorni si è concessa il lusso di battere due top ten, la ceca Karolina Pliskova e ieri la n° 1 del seeding e 4 del mondo, Aryna Sabalenka. Sonego ha sconfitto in due set il”bizzarro” Bublik, kazako capace di tutto e dell’esatto opposto. Bravo il torinese a non distrarsi servendo con grandi percentuali (70 % di prime palle) e vincendo anche alcuni scambi sul terreno preferito del rivale, dando saggio di buona tecnica abbinata all’innata capacità di lottare. «Un bel match – ha sintetizzato – non facile nel secondo set perché Bublik è un avversario talentuoso e imprevedibile. Mi piace giocare sull’erba e qui a Eastbourne dove c’è anche una pattuglia di tifosi italiani che ringrazio per il sostegno». Oggi sfiderà il lucky loser australiano Max Purcell, classe 1998, che con un tennis “old style” fatto di tagli e controtagli ha eliminato nei quarti Andreas Seppi. Camila Giorgi ha sorpreso per la concentrazione messa in campo quando il match sembrava ormai avviato verso una soluzione a lei sfavorevole. Vinto al tie-break il set iniziale ha subito un parziale di nove game a uno. Sull’1-3 del terzo parziale si è ridestata e punto dopo punto, ritrovando servizio e risposta, si è portata sul 5-4 per chiudere i conti. «Sono felice – ha detto a caldo – per il gioco espresso. Dovrò mantenere la stessa concentrazione anche in semifinale. Questa settimana sono stata solida e presente mentalmente». Se la vedrà con l’estone Kontaveit.

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È una Giorgi da applausi (Bertellino)

La rassegna stampa di venerdì 22 ottobre 2021

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E’ una Giorgi da applausi (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Sotto il sole delle Canarie, nel WTA 250 di Tenerife, la seconda sfida di tabellone con protagonista Camila Giorgi, n°4 del seeding, è stata a dir poco perfetta. Opposta alla montenegrina Kovinic, n°74 WTA, l’azzurra ha dominato la scena in lungo e in largo commettendo pochi errori e mettendo a segno molti vincenti, in versione Montreal, il 1000 che ha vinto in estate. È volata senza affanni fino al 6-1 3-0, poi ha subito due game consecutivi ed è ripartita di slancio portandosi a servire per il match sul 5-2. Ha chiuso e ora attende la vincente di Minnen – Rus. A segno ieri anche la cinese Zheng e la rumena Begu. Prende il via domani con il tabellone di qualificazione da 24 giocatrici il WTA di Courmayeur,”Cassina Trophy”, presso il Forum Sport Centre della località valdostana. Tra le protagoniste del draw preliminare anche le azzurre Bianca Turati, Jessica Pieri e la giovanissima Lisa Pigato, classe 2003, che la scorsa primavera ha ben figurato contro Serena Williams a Parma. In main draw non mancano le stelle, in particolare le due top ten WTA Ons Jabeur (Tun) e Maria Sakkarl (Gre). Di spicco anche le presenze azzurre. Su tutte la n° 36 del mondo Camila Giorgi e la toscana Jasmine Paolini, fresca di best ranking (54) grazie alla sua prima vittoria nel 250 di Portorose, e al 3° turno raggiunto nel 1000 californiano. […] Oggi, attorno alle 17, torna in gara ad Anversa Jannik Sinner, opposto al francese Kinderknech, giocatore pericoloso per i fondamentali da veloce di cui dispone, in particolare servizio e diritto. In palio la semifinale. Ieri sono saliti nei quarti Harris, che ha fermato Struff in due set e Fucsovics, che ha sconfitto in rimonta Roberto Bautista Agut, un po’ in disarmo in  questa ultima parte di stagione.

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Djokovic, Melbourne in forse? (Pierelli, Bertellino, Rossi, Martucci). Giorgi vince a nervi tesi (Mastroluca)

La rassegna stampa di mercoledì 20 ottobre 2021

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Djokovic, sì a Torino, Australia in forse «E’ ingiusto dirvi se sono vaccinato» (Matteo Pierelli, La Gazzetta dello Sport)

 Il re ha parlato e ha fatto chiarezza. Sul suo futuro che, a cascata, coinvolge anche altri colleghi. Come per esempio il nostro Jannik Sinner che – era prevedibile, adesso è ufficiale – non potrà beneficiare dell’assenza del campione serbo nella corsa alle Atp Finals di Torino (14-21 novembre), dove è già qualificato invece Matteo Berrettini. Il 2021 del numero 1 del mondo, dunque, non si concluderà con la sconfitta più cocente della carriera. Le lacrime di New York, in premiazione a fianco di quel Daniil Medvedev che allo Us Open gli ha impedito di realizzare il Grande Slam che non si verificava dal 1969 (Rod Laver), non saranno l’ultima sua immagine di questo anno comunque strepitoso, in cui ha conquistato tre Major, raggiungendo a quota 20 Roger Federer e Rafa Nadal. Djokovic, parlando con il quotidiano serbo Blic, è stato chiaro sul suo finale di stagione: «Giocherò Parigi-Bercy, le Atp Finals di Torino e la coppa Davis. Ho appena ripreso in mano la racchetta, starò ancora a Belgrado questa settimana, poi lascerò la Serbia per dedicarmi più intensamente agli allenamenti». Non altrettanto chiaro, invece, il programma per l’anno prossimo. Lui è il Signore di Melbourne dall’alto dei suoi nove titoli (record), ma l’Australlan Open quest’anno rischia di non vedere l’uomo che più di ogni altro ha lasciato il segno nel down-under. I suoi dubbi sono legati alla vaccinazione contro il Covid e alla politica molto stringente del governo australiano per prevenire i contagi. Lo Stato del Victoria al momento ha reso obbligatoria la vaccinazione per tutti gli atleti australiani e non è ancora chiaro se gli sportivi stranieri dovranno presentare il “green pass” oppure no. «Non so se sarò a Melbourne. Al momento la situazione non è affatto favorevole. Stante così le cose, penso che saranno in tanti a pensarci bene prima di decidere se andare o meno agli Australian Open. Io vorrei esserci, è lo Slam in cui ho ottenuto più successi, amo questo sport e sono motivato. Sto monitorando la situazione assieme al mio manager. Se ho capito bene, Tennis Australia prenderà una decisione tra un paio di settimane. Nella scorsa edizione ci sono state tante restrizioni e stanno cercando di migliorare le condizioni di tutti i giocatori, vaccinati e non. Vedremo cosa succederà». Nole ha anche affrontato un altro tema scottante, quello del vaccini. Non ha rivelato se si e sottoposto all’inoculazione oppure no. E poi si è sfogato. «Non ho intenzione di rendere pubblica una questione così privata come quella della mia vaccinazione. Credo che non sia neanche giusto chiederlo, è una domanda inappropriata, non solo a me, ma a chiunque. Poi qualunque sia la mia risposta, la gente ne farebbe l’uso che vuole: da parte dei media ci sono troppe speculazioni su di me che mi danno fastidio. Non solo nello sport, ma in generale. E io non voglio essere coinvolto in questa sorta di guerra dei vaccini. Siamo arrivati a discriminare le persone, se decidono in autonomia in un senso o nell’altro». 

Djokovic: «Australia? Dipende dalle condizioni» (Roberto Bertellino, Tuttosport)

 

Novak Djokovic non vuole alimentare polemiche circa la questione vaccini ma intanto lo fa non svelando l’arcano. Vaccinato o meno? Al quotidiano serbo “Blic” ha detto di non avere ancora deciso se partecipare o meno al prossimi Australian Open: «Se ho capito bene, il governo e Tennis Australia prenderanno le decisioni definitive tra due settimane. Quest’anno ci sono state tante restrizioni e so che Tennis Australia sta tentando di migliorare le condizioni di tutti i giocatori, vaccinati e non – ha precisato – per questo, non so ancora se giocherò in Australia. Ci sono troppe speculazioni da parte dei media. Per questo ultimamente non ho parlato molto, perché ognuno poi fa delle interpretazioni legate a ciò che avevo detto un anno fa. Non solo nello sport, ma in generale, sono molto deluso della discordia che si è creata tra vaccinati e non vaccinati. Trovo sia orribile discriminare qualcuno per il fatto che voglia vaccinarsi o meno». Ha poi svelato i suoi piani di fine stagione: «Starò ancora a Belgrado per qualche settimana, poi mi concentrerò sugli allenamenti in vista di Parigi Bercy, delle Finals e della Coppa Davis».

Nole, il vaccino non vale uno Slam: “Non so se andrò a Melbourne” (Paolo Rossi, La Repubblica)

Lui apre le acque. O fa da spartiacque. Quando parla Novak Djokovic non si rimane mai indifferenti. Con lui non esiste il grigio: è nero, o è bianco. L’ultimo caso riguarda gli Australian Open 2022: saranno ammessi solo i vaccinati e lui, che sul tema ha avuto posizioni a dir poco controverse, ha già fatto sapere che se queste sono le condizioni non andrà a difendere il titolo. Era in silenzio da New York. Bisognoso di sbollire, decantare, digerire la sconfitta più amara della sua carriera. Sacrosanto. Intanto, ci si chiedeva che programmi avesse. L’altro ieri ha ripreso la racchetta, e ha preso la parola. In un’intervista al quotidiano serbo Blic ha detto che giocherà Bercy, le Atp Finals a Torino e la Coppa Davis. E ha anche scavallato l’anno. «Per il 2022 i miei obiettivi rimangono i tornei del Grande Slam e le competizioni con la Serbia. Sono questi gli eventi che mi interessano di più». Fin qui tutto prevedibile, poi il contropiede. «Non so se giocherò gli Australian Open, il mio manager è in contatto con Melbourne. Vediamo cosa decidono come protocolli di sicurezza». Il Covid. Il problema che fa impazzire il n. 1 del tennis mondiale. «Vengono fatte speculazioni su cose che ho detto oltre un anno fa. Mi sembra che stiamo discriminando, troppa divisione tra vaccinati e non. E non si può, solo perché qualcuno decide in un senso o nell’altro. Sono deluso dalla società, dal modo in cui si parla della pandemia. E circolano parecchie notizie che poi non sono vere». Vi starete chiedendo: Djokovic è vaccinato? Guai a domandarglielo. «È una questione privata, secondo la legge si può perseguire chi pone la questione. Se uno risponde “Non l’ho ancora fatto, non so, ci sto pensando”, i media ne abusano». Gli Australian Open lo porranno comunque di fronte a un bivio. Se parteciperà senza quarantena vorrà dire che è vaccinato. Se sarà concessa una deroga, i non vaccinati dovranno fare comunque la quarantena e dunque la loro condizione sarà palese. Se sceglierà di non andare lascerà dubbi e polemiche.

Nole no vax, l’Australia non lo vuole (Vincenzo Martucci, Il Messaggero)

Controcorrente o rivoluzionario, viziato o testardo, cattivo maestro o paladino della libertà, coerente o irresponsabile? Camminando come un equilibrista sul filo sospeso nel vuoto delle misure anti-Covid, Novak Djokovic si candida agli aggettivi più disparati appena dichiara ai media della sua Serbia: «Per come stanno oggi le cose non so ancora se andrò a Melbourne». È un attacco diretto al governo australiano che, per bocca del premier dello stato del Victoria, Daniel Andrews, ha dichiarato: «Non credo che un tennista non vaccinato otterrà un visto per entrare nel paese, e se lo ottenesse probabilmente dovrebbe essere messo in quarantena per almeno due settimane». È un doppio segnale che il numero del tennis, a voce alta, lancia al mondo: con una reazione tanto dura e perentoria vuole dimostrare di aver assorbito la batosta degli Us Open, e nello stesso tempo apre la strada a un compromesso da definire dietro le quinte da qui a due settimane. «Il mio manager, che è in contatto con la Tennis Australia, mi dice che stanno cercando di migliorare le condizioni per tutti, vaccinati e no». Perché Nole l’imposizione del vaccino proprio non l’accetta e la quarantena nemmeno, l’ha sperimentata: «Dopo la quarantena è più facile infortunarsi, ci sono tanti esempi che lo confermano». Sogna una scappatoia come agli Us Open, dov’è rimasto fuori dalla bolla che protegge tutti i colleghi. Ma insiste: «Non rivelerò se sono stato vaccinato o meno. È una questione privata e un’indagine inappropriata. La gente si spinge troppo oltre nel prendersi la libertà di fare domande e giudicare una persona. Se ne approfittano sia se rispondi sì o no, o forse o ci sto pensando». Del resto, se facciamo un passo indietro, il 20 aprile dell’anno scorso Djokovic lanciava la crociata no-vax: «Personalmente sono contrario alla vaccinazione e non vorrei essere costretto da qualcuno a prendere un vaccino per poter viaggiare per i tornei». Stroncato dai social, il 6 giugno s’è schierato nettamente contro la bolla degli US Open: «Dovremmo dormire in hotel vicini all’aeroporto ed essere testati due o tre volte alla settimana. Potremo essere accompagnati da una sola persona. È semplicemente impossibile, è un protocollo estremo». L’8 giugno insieme al fratello Djordje ha organizzato fra Belgrado e Zara il torneo di beneficenza Adria Tour, ha fatto baldoria in discoteca a torso nudo insieme a diversi colleghi e ha dovuto chiudere l’evento anzitempo, con le positività di 8 persone, fra cui Dimitrov, Coric e Troicki, lui stesso e la moglie Jelena.

Giorgi vince a nervi tesi. Sinner-Musetti, il derby (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

Penso che una partita così Camila Giorgi non la giochi mai più. A Tenerife, nonostante un warning, un penalty point e due penalty game, la numero 1 italiana è riuscita a battere 7-6(4) 3-6 6-4 Aliona Bolsova, moldava naturalizzata spagnola che si è presentata in campo con i capelli tinti d’azzurro. Giorgi si innervosisce subito, riceve un’ammonizione dopo una discussione con papà Sergio, ma comunque vince il primo set. In controllo del secondo, sul 3-0, le chiamate del giudice di linea e di sedia, che si possono definire discutibili, fanno infuriare Camila. L’azzurra perde un punto come penalità per un’altra protesta poi, su un’altra palla data buona all’avversaria ma apparsa fuori, lancia la racchetta verso la rete rischiando di colpire un ballboy. Essendo la terza infrazione al regolamento, Giorgi perde il game. Cederà anche il set. Nel terzo, la scena si ripete sul 5-3 15-30. Il giudice di sedia non giudica fuori un colpo di Bolsova, che sembra decisamente out, Giorgi chiama il supervisor, ritarda la ripresa del gioco e per la seconda volta perde un game come forma di penalità Al prossimo turno affronterà la montenegrina Danka Kovinic. Ad Anversa, invece, c’è grande attesa per il derby tra Jannik Sinner e Lorenzo Musetti. Due anni fa i due giovani azzurri disputavano l’incontro più atteso delle prequalificazioni per gli Internazionali BNL d’Italia 2019. Il carrarino arrivò a un punto dal successo e dal main draw, ma alla fine vinse Sinner. Oggi si sfideranno per la prima volta in un torneo ATP.

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Berrettini qualificato alle Finals. Sinner rischia, opzione Milano (Crivelli). Sorpresa Norrie, si complica la rincorsa di Sinner alle Finals (Piccardi). Intervista ad Adriano Panatta- Le Finals di Panatta- “E fatevi una risata!” (Guerrini)

La rassegna stampa di martedì 19 ottobre 2021

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Berrettini qualificato alle Finals. Sinner rischia, opzione Milano (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

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Quando, nell’aprile 2019, Torino venne scelta come 15a città della storia a ospitare le Atp Finals di fine anno, il mantra recitato fino allo sfinimento riguardava la possibilità che, realizzata la favola di portare in Italia il più importante torneo dopo gli Slam, si potesse pure avverare il desiderio di veder qualificato un italiano. In quel momento, il nostro miglior giocatore era Fognini, fresco vincitore a Montecarlo e numero 12 del ranking, quindi una carta più che concreta. Ma prevedere che due anni e mezzo dopo Matteo Berrettini, un giovane di belle speranze allora 55′ del mondo, sarebbe diventato il primo finalista azzurro di sempre a Wimbledon, un solidissimo top ten, il volto iconico del nostro tennis e dunque uno dei protagonisti più attesi del Masters, attraversava forse i confini dell’immaginazione.

 

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La classifica che somma i risultati stagionali e qualifica per le Finals, lo rendono inattaccabile da qualunque rientro da dietro e quindi il suo nome si aggiunge a quelli di Djokovic, Medvedev, Tsitsipas, Zverev e Rublev, che il biglietto lo avevano già strappato. Un approdo che rappresenta il degno coronamento di un’annata fantastica per Berrettini, certamente illuminata dal meraviglioso cammino ai Championships ma ancorata a una continuità di risultati solo graffiata da un paio di fastidiosi infortuni: vittoria a Belgrado e al Queen’s, su un prato che ci aveva sempre respinto, finale al Masters 1000 di Madrid, quarti al Roland Garros e agli Us Open dove ha sempre incrociato Djokovic.

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Adesso potrà dedicarsi a Vienna (dove rientrerà la prossima settimana dopo la precoce eliminazione di Indian Wells) e a Parigi Bercy proprio nell’ottica di rodare la condizione tecnica e fisica in vista di Torino, senza ovviamente perdere d’occhio l’opportunità di consolidare la classifica Atp (è a meno di 1000 punti dal quinto posto) e confermare lo status ormai acclamato di superstella del circuito. I tornei a venire, invece, rivestiranno un’importanza capitale per le ambizioni di qualificazione di Sinner, con la premessa che in quei giorni di aprile di due anni fa l’altoatesino era numero 314 del mondo e quindi vederlo adesso lottare per le Finals ne certifica lo straordinario valore. La sua rincorsa si è complicata dopo il successo di Norrie a Indian Wells, perché il britannico lo ha scavalcato e l’attuale 11′ posto non gli garantirebbe il pass nemmeno con la rinuncia, peraltro sempre più improbabile, di Djokovic. Jannik è testa di serie numero uno ad Anversa, un torneo 250 fac-simile per tabellone a quello di Sofia vinto a inizio ottobre, dove dopo il bye attende al secondo turno il vincitore tra Musetti e Mager. Andare più avanti possibile in Belgio è un imperativo, prima dello snodo probabilmente decisivo di Vienna, che per qualità degli iscritti più che un 500 assomiglia a un 1000 in formato ridotto vista la presenza di Tsitsipas, Zverev, Berrettini e dei rivali più pericolosi nella Race, Ruud e Hurkacz, nonché dell’arrembante Norrie. Ma i tifosi italiani potranno comunque emozionarsi per Sinner, che ha già confermato di voler giocare le Next Gen Finals a Milano, di cui è formalmente ancora campione in carica, se non si qualificherà per Torino.

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Sorpresa Norrie, si complica la rincorsa di Sinner alle Finals (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

Dalle porte girevoli dell’attico dei tennis entra Hubert Hurkacz (n. 10) ed esce, dopo 968 settimane, Roger Federer (una prece). Il Master 1000 di Indian Wells, con i suoi campi lenti e una stanchezza diffusa che ha favorito outsider e sorprese, è stato un piccolo terremoto. Ha vinto il britannico Cameron Norrie, 26 anni, inglese alla larga come Emma Raducanu: è nato in Sudafrica da papà scozzese e mamma gallese, è cresciuto in Nuova Zelanda- (una violenta rapina a Johannesburg, quando Cameron aveva 3 anni, convinse i genitori a traslocare a Auckland), ha studiato all’Università del Texas, tiene casa e-residenza a Putney, non lontano da Wimbledon, Londra sudovest, e tanto basta per considerarlo un suddito di sua maestà la regina. Da ieri Norrie è il nuovo numero 16 del ranking e, grazie ai mille punti intascati nel deserto californiano, ha scavalcato Jannik Sinner (che a Indian Wells è uscito agli ottavi con Taylor Fritz, killer pure di Matteo Berrettini) nella Race verso le Atp Finals di Torino: l’inglese si e installato al decimo posto davanti all’altoatesino, che nella foga di inseguire Ruud e Hurkacz non si e accorto che Norrie lo stava superando a destra, senza mettere la freccia. Con i primi cinque della classifica già qualificati — Djokovic che ha confermato la presenza a Torino sia per il Master che per la Davis, Medvedev, Tsitsipas, Zverev e Rublev —, Berrettini che dovrà blindare la settimana prossima all’Atp 500 di Vienna il biglietto per le Finals e Nadal fuori gara (ha già detto che tornerà nel 2022), restano quattro giocatori in un fazzoletto di 420 punti.

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Il titolo di Anversa, ampiamente alla sua portata, non basterà a Sinner per salire sul treno per Torino: dopo Vienna sarà l’ultimo Master 1000 della stagione, Parigi Bercy, a decidere la grande rincorsa per le Atp Finals. Per Jannik, con quattro titoli stagionali e una classifica stellare alle soglie del paradiso del tennis, comunque andrà sarà stato un successo (rimane da decidere tra Next Gen a Milano e l’Atp 25o di Stoccolma, ma son dettagli).

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Intervista ad Adriano Panatta- Le Finals di Panatta- “E fatevi una risata!” (Piero Guerrini, Tuttosport)

Adriano Panatta non può restare fermo. Non riesce. Magari haun problema con la noia Ma non può ferrmarsi. L’ultima idea, presentata ieri, è “Adriano Panatta Racquet Club” a Treviso, dove ormai si è stabilito e si è sposato ll tennis resta nella sua vita, è la sua vita. Anche per questo motivo commenterà le Alp Finals di Torino su Tuttosport. Panatta, ci racconti questa sua nuora avventura. Perché Racquet Club, nome aubb e che rimanda al A CHIAMARSI MASTER «I Io visto una foto e mi è piaciuto, suonava bene, poi c’è anche il padel e non soltanto il tennis. C’era questo vecchio circolo da rimettere a posta Ne ho parlato con il mio amico Philippe Donnet e con Marco Bonamigo e abbiamo pensato potesse venirne fuori qualcosa di bello Abbiamo comprato il circolo all’asta e abbiamo effettuato un lavoro di ricostruzione completa, più che di ristrutturazione. L’idea è che un circolo debba fare il circolo. Niente di più. Un luogo con una grande missione da svolgere. Deve offrire occasioni di incontro e mettere tutti a proprio agio. Un circolo in cui socializzare, condividere, stare bene. Non ci sono solo campi, ma due palestre, una spa, il bar, il ristorante dove scoprire l’offerta enogastronimica del territorio, piscina. Un posto diverso comodo ed elegante». Perché adesso, nella sua vita? «Perché dopo la pandemia si avverte la necessità di fare, ripartire. E a me piace molto lavorare, ne sono stato assorbito. Mi piace la competizione. Poi vivo a Treviso, mi sono sposato, qui ho trovato la mia dimensione. E’ il mio modo di dire grazie a tutta la comunità per avermi fatto sentire a casa in questi anni. Direi che sono un trevigiano de Roma o un romano de Treviso.

[…]

Che rapporto ha con la memoria? È il momento i parlare dells Atp Finals, delle sue Atp Finals, 1975. «Io non ricordo nemmeno i risultati delle mie partite. Spesso mi sbaglio, a volte telefono a Paolo Bertolucci o ad altri amici perché colmino certi buchi. Davvero, ho un rapporto pessimo con la memoria. Del Master a Stoccolma ricordo però che stavo male, avevo un problema fisico per il quale subito dopo mi sono fatto operare. Ricordo il dolore. E penso del resto che avrei meritato di più di giocarlo nel 1976. Avevo vinto Roma, il Roland Garros… Ma per la Davis avevo giocato meno tornei. Le regole erano bizzarre, ora sono cambiate, mal’Atp è sempre bizzarra».

[…]

Senza Federar e Nadal, cos voci che si susseguono sulla presenza o meno di Djokovic, a Torino sarà l’inizio di una nuova? «Adesso può vincere chiunque. E il corso della stagione lo sta dimostrando. Io dico che Torino merita di vedere Djokovic. Tsitsipas forse è il più dotato della nuova generazione, ma nemmeno lui riesce a vincere con continuità. Sarà difficilissimo si ripeta un’era simile a quella di Nadal e Federer. Non è come loro, Djokovic. E lo dimostra il seguito di pubblico, il pubblico è sensibile. Roger e Rafa sono straordinari anche fuori dal campo, non hanno mai sbagliato neppure una dichiarazione». Siamo in presenza del rinascimento dell’ltalia con la racchetta. Le sue impressioni? «Penso che il mondo sia bizzarro. C’è stato un momento in cui avevamo 3-4 tenniste al top mondiale, Pennetta, Schiavone Vinci, Errani. Ora c’è solo la Giorgi, ma abbiamo una serie di grandi giocatori. Mi spiace, piuttosto, che Fognini abbia vinto meno di quanto avrebbe potuto con quel suo tennis di talento e fantasia. Berrettini se sta bene può battere tutti e vincere ovunque. Ma deve essere al 100% fisico, non ha margini Mi ricorda qualcuno… Sinner ha vent’anni sta maturando, bisogna concedergli tempo, ma ha qualità notevolissime. Sonego è un lottatore con mentalità senza pari. Musetti ha bisogno di tempo. F unmondo strano, uno sarebbe potuto diventare anche un grande sciatore, uno è di Roma, un altroè di Torino. Non è che siano emersi per una scuola, ma grazie a maestri che li hanno seguiti fin dai primi passi o quasi. Del resto è ovunque così.

[…]

Lei ha sempre catturato l’attenzione. In campo, in tv, al cinema. Come le è venuto in mente il cameo nel films “La profezia dell’armadillo quells frase sul suono del colpo piatto? L’ormai famoso pof pof? «Non è mia, ma del mio amico Domenico Procacci, titolare di Fandango. Io non avevo voglia, sono andato a girare a Fiumicino senza avere un’idea. ïl “pof pof “è suo, poi ci ho messo le considerazioni, l’idea del mio tennis, legato alla vita. Io non recito, faccio me stesso. Sempre».

[…]

II suo tennis eri ricco di personaggi. Adesso latitano sin po’. Perché? «Si è persa del tutto l’ironia Nel tennis, poi, sono tutti parte di un sistema. Tantissimi giocano molto bene e tirano fortissimo. Fortunatamente adesso è tornata un po’ la palla corta, è tornato il back, i giocatori hanno capito finalmente la necessità di variare. Però, io resto sempre colpito quando vedo l’angolo del giocatore. Una squadra intera: coach, preparatore, psicologo, fisioterapista. Tutti seri, spesso in apprensione E mi dico: “e fatevela una risata”. Ci resto male, non mi diverto»

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