Djokovic, bersaglio grosso «Ora voglio solo i Major» (Crivelli). Erba azzurra: 13 italiani in campo (Mastroluca). Gli occhi su Roger (Azzolini). Williams dice no: a Tokyo non vado (Marcotti)

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Djokovic, bersaglio grosso «Ora voglio solo i Major» (Crivelli). Erba azzurra: 13 italiani in campo (Mastroluca). Gli occhi su Roger (Azzolini). Williams dice no: a Tokyo non vado (Marcotti)

La rassegna stampa di lunedì 28 giugno 2021

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Djokovic, bersaglio grosso «Ora voglio solo i Major» (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Quando oggi attraverserà le Doherty Gates, non porterà soltanto lo scettro di campione in carica. Ad accompagnare Novak Djokovic verso il Centre Court più celebre del mondo, infatti, ci sarà pure l’oneroso miraggio di un’impresa che vale l’immortalità sportiva: il Grande Slam. Vincere Wimbledon, dove ha trionfato nelle ultime due edizioni e si presenta ancora da deciso favorito, significherebbe lasciarsi un solo ostacolo, seppure monumentale come gli Us Open, sulla strada verso il sogno di fare la storia e annettersi, forse definitivamente, il ruolo di più forte giocatore di tutti i tempi. Intanto, se riuscisse a conquistare per la sesta volta i Championships, Nole raggiungerebbe un altro traguardo per lui assai appagante e sinceramente imprevedibile: i 20 Slam di Federer e Nadal. Avremmo tre uomini al comando nel più straordinario inseguimento a un record negli annali dello sport e il serbo potrebbe finalmente guardare alla stessa altezza gli eterni rivali. E infatti, a 34 anni e con il fisico sollecitato da mille battaglie, il Djoker è consapevole che adesso sono le scelte a marcare la differenza: «I tornei dello Slam sono la motivazione più grande che ho in questa fase della mia carriera. Cerco di raggiungere il picco di forma durante gli Slam. Quindi devo adeguare la mia programmazione per concedermi del tempo da passare con la mia famiglia, riducendo il numero di tornei e sistemando tutto per essere al massimo durante i quattro tornei più importanti. Comprendo che la gente ami discutere su chi è il più grande, chi avrà il maggior numero di titoli eccetera. Ma una volta sul campo, io cerco di rimuovere ogni forma di distrazione. Nel corso degli anni sono riuscito a sviluppare un metodo che mi permette di farlo. Non mi sono potuto godere troppo il successo di Parigi perché quattro giorni dopo ero già sull’erba ad allenarmi. Non nego però che la fiducia sia alta in questo momento. In Francia ho speso molto a livello fisico, mentale ed emotivo, ma ora mi ritrovo con un’incredibile quantità di energia positiva che sto cercando di cavalcare».

Erba azzurra: 13 italiani in campo. Sinner e Berrettini allenati da Nole (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

 

Chissà se il tredici porterà fortuna anche a Wimbledon. Tanti, infatti, gli azzurri al via ai Championships: dieci in singolare maschile, record storico per il tennis italiano, tre nel torneo femminile. Quest’anno l’Italia si presenta allo Slam tradizionalmente più sfavorevole con un jolly, Matteo Berrettini, con chance non marginali di arrivare in fondo. È sereno il numero 1 azzurro. Dopo i quarti di finale al Roland Garros e il trionfo all’ATP 500 al Queen’s, il più prestigioso successo in carriera, Berrettini ha dimostrato che l’erba può davvero essere casa sua. Anche a Wimbledon, dove l’azzurro può diventare il quarto colore in un tempio che ammette solo il bianco dei vestiti, il viola e il verde. Il romano ci crede, e intanto studia Novak Djokovic, che essendo campione in carica, come da tradizione, sarà il primo a saggiare l’erba del Campo Centrale. L’azzurro si è infatti allenato con il numero 1 del mondo, come dimostrano le foto pubblicate su Instagram. Berrettini è inserito nella parte bassa del tabellone, che scatterà martedì. Il numero 1 italiano, che ha raggiunto gli ottavi nel 2019 perdendo contro Roger Federer, debutterà contro l’argentino Guido Pella. Guardando più in là, il vincente incontrerà al secondo turno Van De Zandschulp o Barrere, entrambi qualificati. Le insidie nella sua sezione di tabellone potrebbero includere poi John Isner al terzo – turno, il norvegese Casper Ruud negli ottavi, il tedesco Alexander Zverev nei quarti mentre in semifinale Medvedev o Federer.  Oggi debuttano Jannik Sinner, Fabio Fognini, Andreas Seppi, Stefano Travaglia e Marco Cecchinato. Sinner, testa di serie numero 19, è al debutto nel main draw. Non scontato il match contro l’ungherese Marton Fucsovics (1-1 i precedenti). Oggi scende in campo anche Fabio Fognini, già all’All England Club da qualche giorno, atteso dal mancino spagnolo Albert Ramos-Vinolas. Completano il programma azzurro Andreas Seppi, che apre il 64° Slam di fila contro il portoghese Joao Sousa, Stefano Travaglia e Marco Cecchinato, che qui non hanno mai passato un turno. ll 29enne di Ascoli Piceno, tornato a lavorare con Uros Vico, sfida lo spagnolo Pedro, invece il palermitano giocherà contro il britannico Liam Broady. Martedì sarà il giorno dell’esordio assoluto ai Championships di Lorenzo Musetti.

Gli occhi su Roger (Daniele Azzolini, Tuttosport)

La vita comincia a quarant’anni, dicono quelli che li stanno per compiere. E forse lo dice anche Roger Federer. Seduta su una panca, l’espressione corrucciata di chi non trova risposte, la piccola Mafalda disegnata dal genio di Quino, continua a interrogarsi… «D’accordo, ma se tutto comincia a 40 anni, perché ci mandano qui con tanto anticipo?». Alla fine, è ancora lui a fare la differenza, il tennis, in questo caso lo sport, nella sua accezione più ampia. E’ lì che i 40 sono difficili. La vita ci sarà pure, ma c’è ancora sport dopo la fatidica data? Il Più Grande non lo sa, ma conosce la prassi: darsi comunque delle motivazioni, se non altro per fare al meglio quello che c’è da fare. Mostrare ancora una volta di poter essere competitivo. Il resto, importa poco. Fa parte del gioco. Anche una mamma (quella di Djokovic) che in ogni occasione lancia strali acuminati contro la sua persona, gli dà dell’arrogante, dell’antipatico. Anche un avversario (Djokovic in persona) che ha tutta l’intenzione di operare il sorpasso sui Fedal. Venti pari a Wimbledon, questo Wimbledon… Poi 21-20 agli US Open, con tanto di Gran Slam, che certo finirebbe con l’attribuire al Djoker il titolo di “Più Forte’. Ma non di Più Grande, crediamo, dato che quest’ultimo giunge non dal voto di una giuria di esperti, bensì da quello di una giuria popolare. E Nole con il popolo non c’é mai andato a nozze. Tra siffatti pensieri, Federer è di nuovo a Wimbledon, si allena con Murray e assicura di essere felice come un bimbo. «Quando arrivo qui, ho sempre l’impressione di non essere mai andato via. Riprendo subito le vecchie consuetudini, le abitudini che mi accompagnano da tanto». Ventuno partecipazioni, siamo alla ventiduesima. Otto vittorie. Cinque consecutive. Quattro finali. Una semifinale. Quattro volte i quarti. In 17 Championships su 21, Federer è stato fra i primi otto. «In realtà c’è molto di simile, e anche molto di diverso dai Wimbledon vissuti in questi anni. Intanto, c’è la bolla, che gli altri tennisti conoscono meglio di me, anche se questa di Wimbledon è nuova anche per loro. I miei Wimbledon erano con la famiglia, i bambini che correvano da tutte le parti. Questo non è così, ma si tratta di abituarsi, non mi lamento. Poi vengo da un periodo talmente lungo di lontananza dai campi… Due operazioni, appena 8 incontri giocati quest’anno. Eppure, provo un grande entusiasmo. So che se azzecco dei buoni match, tutto potrebbe rimettersi in moto, allinearsi nel modo giusto». […]

Williams dice no: a Tokyo non vado (Gabriele Marcotti, Corriere dello Sport)

Ogni giorno, una nuova defezione. L’ultima, ma solo in ordine di tempo, quella di Serena Williams, ufficializzata alla vigilia di Wimbledon. Niente Olimpiadi per la campionessa Usa che, però, incalzata dalle domande dei giornalisti, ha preferito declinare sulle ragioni del suo rifiuto. Probabilmente alla base della sua decisione ci sono anche le restrizioni imposte dal Comitato Olimpico di Tokyo 2020 che non permettono la presenza dei figli per non aumentare il rischio di contagi. «Io non sono presente nell’elenco dei convocan olimpici – le parole della 23 volte campionessa Slam -. Almeno che io sappia… dunque non ci sarò». Serena, 39 anni, nonostante la delusione a Rio de Janeiro, dove aveva mancato il podio, ha già vinto quattro ori olimpici, tra torneo di singolare e doppio. Abbastanza per decidere di saltare quelli che verosimilmente si annunciano come gli ultimi Giochi della sua carriera. «Ci sono moltissimi motivi per i quali ho preso questa decisione – ha aggiunto Serena -. Ma in questo momento proprio non voglio, non me la sento di parlarne. Magari ne parlerò un’altra volta, vedremo». A Roma, però, a proposito delle restrizioni di Tokyo, Serena era stata sufficientemente esplicita nel condividere i suoi dubbi. «Non sono mai stata lontana da mia figlia per 24 ore, è la mia migliore amica, la mia compagna di vita. E questo penso che basti e avanzi per comprendere le mie perplessità rispetto ai Giochi». Dopo aver perso le ultime due finali, Serena insegue l’ottavo sigillo sui prati londinesi, che le consentirebbe di eguagliare il record di Slam (24), detenuto da Margaret Court. «Ma non è certo la mia ossessione vincere un altro Slam. Se ci riuscirò sarà bellissimo, ma anche così sono più che soddisfatta della mia carriera. Non significa che non abbia più ambizioni, al contrario. Se non ne avessi così tante non sarei qui, né viaggerei ancora per il mondo. Ma non mi toglie il sonno la notte».

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Fognini a Parigi si fa un regalo in anticipo (Giammò)

La rassegna stampa di lunedì 23 maggio 2022

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Fognini a Parigi si fa un regalo in anticipo (Ronald Giammò, Corriere dello Sport)

Prima giornata di partite tutt’altro che scontata quella andata in archivio ieri al Roland Garros. Il ritorno di uno Slam, la gestione delle forze sui cinque set e le diverse condizioni di gioco si sono rivelate incognite cui hanno pagato dazio alcuni del protagonisti attesi alla vigilia. Tanto tra gli uomini quanto nel tabellone femminile. Fra gli italiani, l’unico a scendere in campo è stato Fabio Fognini, che non ha tradito le attese superando in tre set l’australiano Popyrin. Più esperto, più maturo e più a suo agio del suo avversario quando chiamato a giocare su un grande palcoscenico, il ligure, che compirà 35 anni domani, ha condotto il match con saggezza e forzando il giusto, 

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Non sono mancate le difïicoltá : palle break (6 su 7 salvate), un secondo set complicatosi strada facendo (oltre l’ora di gioco) . Le risposte di Fognini sono però sempre state all’altezza della situazione, e una volta avvertita la fiducia, c’è stato spazio anche per qualche colpo a effetto. Adesso lo attende l’olandese Botic van de Zandschulp, n.29 del mondo, con cui non ci sono precedenti. 

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Dominic Thiem, due volte finalista a Parigi (2018, 2019) eliminato ieri in tre set dal boliviano Dellien (n37). L’austriaco, tormato in campo lo scorso aprile, deve ancora vincere una partita nel 2022. Assicura di aver supemto l’infortunio al polso, Thiem, e di non aver alcune condizionamento psicologico: «In allenamento la situazione è decente – ha dichiarato – Il problema è che giocare un match, e per di più in uno Slam, è tutta un’altra cosa.

Ne sa qualcosa Ons Jabeur,  n. 6 del mondo fresca vincitrice di Madrid e finalista a Roma, incappata nella sconfitta più fragorosa della giornata contro la polacca Linette. Mai è bastato alla tunisina aver vinto Il primo set per evitare il ritorno della sua avversaria, rivelatasi meno fallosa nei momenti chiave del match e fredda il giusto quando si è trattato di chiuderlo seppur alla distanza. 

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Il tris di Nole, i dubbi di Rafa, l’ora di Sinner (Bertolucci). Le tre sfide di Alcaraz per conquistare Parigi (Azzolini). Wimbledon azzerato, il tennis è nel caos (Giammò). Trevisan, colpo a Rabat. Primo torneo in carriera (La Gazzetta dello Sport)

La rassegna stampa di domenica 22 maggio 2022

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Il tris di Nole, i dubbi di Rafa, l’ora di Sinner (Paolo Bertolucci, La Gazzetta dello Sport)

Dopo il sesto trionfo a Roma, Novak Djokovic è il grande favorito del torneo?

Il successo di Roma ci ha restituito un Djokovic vicino al livello dell’anno scorso dopo le note vicissitudini di inizio stagione. In particolare, ha sorpreso la rapidità con cui Nole è riuscito a recuperare una condizione atletica ideale nonostante le poche partite messe nel serbatoio in questi primi cinque mesi dell’anno. Ovvio che vada considerato favorito, anche se dalla sua parte di tabellone sono stati inseriti i rivali più tremendi, Nadal e Alcaraz. Sono i due spagnoli, assieme a Tsitsipas, gli sfidanti del numero uno più accreditati. Il margine stavolta però è molto ristretto rispetto alle edizioni in cui il favorito era praticamente già designato alla vigilia. Perciò questa edizione potrebbe risultare la più aperta e incerta degli ultimi 15 anni.

 

Quante possibilità ha Rafal Nadal di vincere il 14° titolo?

Fino all’inizio di marzo, non si accettavano scommesse sul 14° successo di Nadal al Roland Garros: reduce da tre tornei vinti sul cemento, tra cui il 21° Slam conquistato in Australia, era normale immaginarlo ancor più dominante sull’amata terra rossa. E invece ci si sono messi i soliti infortuni a complicargli i piani: prima la costola fratturata nel vento di Indian Wells, poi il riacutizzarsi del cronico dolore al piede sinistro. A Roma, Rafa si è congedato dal torneo con molta preoccupazione. ma le immagini che poi sono arrivate dagli allenamenti di Parigi e le sue dichiarazioni confortanti lasciano immaginare un recupero lampo. Se il guaio al piede sinistro fosse gestibile, nessuno vorrebbe affrontare il Nadal rodato e agguerrito della seconda settimana.

Carlos Alcaraz è pronto per vincere un torneo dello Slam?

Se il metro di giudizio è il bilancio degli ultimi due mesi, in cui Carlitos ha messo insieme due Masters 1000 (a Miami e a Madrid) nonché un torneo ricco di tradizione come Barcellona, la risposta non può che essere affermativa. II giovane spagnolo è esploso con la forza dirompente del predestinato con un gioco senza punti deboli e una condizione atletica debordante: sa trovare la soluzione giusta per ogni situazione calda del match, è cresciuto molto al servizio, la palla corta e le discese a rete non rappresentano mai scelte estemporanee ma fanno parte di un canovaccio tecnico consolidato in cui si vede la grande mano di coach Ferrero. Ma adesso per lui arriva il test più complicato, che implica la capacità di gestire la pressione di un grande torneo sulle due settimane, e con le partite tre su cinque, non più dalla posizione di outsider, ma da quella di favorito in ogni match, a parte forse un paio di avversari. E tra l’altro su una superficie, la terra, che prolunga scambi e fatica. […]

Quali ambizioni può coltivare Jannik Sinner?

L’assenza forzata di Berrettini, che rivedremo per la stagione sull’erba, coagula tutte le attenzioni su Jannik, che a Roma ha mostrato buoni progressi e al Roland Garros raggiunse già i quarti due anni fa. Gli serve ancora tempo per assimilare definitivamente i dettami tecnici del nuovo coach Vagnozzi, ma sarà Interessate capire come l’altoatesino reagirà alle eventuali difficoltà improvvise, che sulla terra possono maturare contro qualsiasi avversario: un paio di vittorie «sporche», se dovesse presentarsi il rischio, sarebbero un eccellente viatico in una zona di tabellone non troppo ostica. Musetti sfortunato trova subito Tsitsipas; gli altri Italiani devono per adesso vivere alla giornata.

La Swiatek imbattibile degli ultimi mesi può perdere al Roland Garros?

Dopo anni in cui il Roland Garros maschile limitava il pronostico a un paio di protagonisti mentre quello femminile era aperto almeno a una decina di aspiranti regine, quest’anno la situazione si è ribaltata. Il torneo, Infatti, inizia sotto il segno della polacca Swiatek, già campionessa parigina nel 2020 e reduce da un filotto di successi (cinque tornei di fila e 28 partite) che, salvo cataclismi, la rendono inavvicinabile. Il ritiro della Barty e la conseguente ascesa al numero uno, anziché stressarla, le hanno dato una consapevolezza feroce nei suoi mezzi tecnici già notevolissimi. Certo, la Krejcikova che difende il titolo è sempre da tenere d’occhio, ma la rivale più pericolosa sarà la fantasiosa Jabeur vincitrice a Madrid.

Le tre sfide di Alcaraz per conquistare Parigi (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Nei sogni ricorrenti di Carlitos c’è un ragazzino che vince a Parigi. Ovviamente quel ragazzo è lui, Alcaraz, che da quando ha posto sotto assedio il tennis, da un lato vincendo allo stesso ritmo del Nadal 2005, quello degli esordi, dall’altro imprigionandolo nell’attesa di scoprire fin dove riuscirà a spingersi, c’è chi si è affrettato a correggere in Alcatraz. Tennis di massima sicurezza. Che poi è quello che gli consiglia Juan Carlos Ferrero, coach, mentore e fratello maggiore, che fu numero uno nel 2003. «Se non conoscessi bene i suoi genitori, direi che è figlio tuo», disse JCF a Nadal, quando gli portò il bimbetto dodicenne. Alcaraz ama Nadal, ma giura di trarre ispirazione da Federer. «Il mio dritto è quello che più si avvicina al suo», dice Carlitos. E infatti, i suoi colpi non sono “lame rotanti” come quelli di Rafa, né transitano 50 centimetri sopra la rete. La sfiorano piuttosto, proprio come ha sempre fatto Federer. Alcaraz intanto, vince ovunque. Parigi, il mondiale su terra rossa, attende risposte… Se Carlitos dovesse vincerlo, ripeterebbe il percorso di Rafa diciannovenne. Due ‘1000 vinti; quindi la prima affermazione al Roland Garros. Diventato numero sei del mondo, lo spagnolo ha davanti a sé tre sfide. Una con Djokovic, che la vittoria romana ha rilanciato, l’altra con Nadal per il primato spagnolo, l’ultima con Sinner, per il titolo di “più forte” tra i teenagers. Il torneo ha posto i due spagnoli e Djokovic dalla stessa parte. Nole troverà prima Rafa (quarti) poi Alcaraz (semifinale) e sarà come immergersi nel tritatutto. Sinner è dall’altra parte, dove si sta più comodi. Debutterà domani o dopo contro Bjorn Fratangelo, statunitense figlio di italiani. […]

Wimbledon azzerato, il tennis è nel caos (Ronald Giammò, Corriere dello Sport)

Né l’ATP né la WTA e né tantomeno Wimbledon avevano previsto conseguenze come quelle che da ieri si sono innescate all’annuncio da parte dei due sindacati di non assegnare alcun punto valido per i ranking per lo Slam londinese. Ma gli indizi dei giorni scorsi lasciavano presagire una conclusione come quella a cui si è assistito. Così come le note in calce recate nei due comunicati – la decisione dell’ ATP prima, la risposta dell’All England Club – lasciano ora spazio a ulteriori negoziati in cui le parti proveranno a raggiungere una sintesi che al momento sembra ancora lontana. Politica, interessi, soldi, monarchia, tradizione, paure: tutto tranne il tennis. La cui posizione, a ventiquattr’ore dall’annuncio, è tutt’altro che univoca e allineata a quanto deciso dai suoi vertici. Discriminare un atleta in base a una colpa collettiva è un precedente che l’ATP si è premurata di sanzionare onde evitare che altre discriminazioni, un domani, possano minare uno dei suoi principi fondanti. Il problema è che nel tentativo di voler fare giustizia venendo incontro al tennisti russi e bielorussi messi al bando da Wimbledon, la risposta dell’ATP a conti fatti si è rivelata una mossa capace di scontentare un po’ tutti, le cui conseguenze si riverbereranno in un ranking che poco avrà a che fare – al termine dello Slam inglese – con meriti e demeriti maturati sul campo, e che si presenterà molto più simile a una fotografia in cui i vari interpreti si troveranno a scontare fortune, sfortune, colpe e scelte maturate dodici mesi fa. Novak Djokovic, non avrà modo di difendere i 2000 punti conquistati 12 mesi fa a Church Road. Punti che puntualmente gli verranno sottratti al termine del torneo favorendo – indovinate un po’ – quel Daniil Medvedev che potrebbe virtualmente ritrovarsi nuovo leader del ranking. Sottolineava, l’ATP nella sua nota, che l’esclusione di russi e bielorussi andasse a minare l’integrità del sistema di assegnazione dei punti del ranking. La soluzione offerta, nel tentativo di offrire solidarietà a pochi, ha finito invece col far impazzire tutta la maionese alterando equilibri e gerarchie che al 10 luglio non troveranno più alcun riscontro nella classifica. Alcaraz e Sinner, che l’anno scorso offrirono una fugace apparizione a Wimbledon, quest’anno pur non conquistando alcun punto vedranno salvi i rispettivi ranking. Matteo Berrettini, che invece lì colse la prima finale della storia del tennis azzurro, si vedrà privato di ben 1200 punti che finiranno col farlo precipitare nel ranking complicando di molto il suo prosieguo di stagione. […]

Trevisan, colpo a Rabat. Primo torneo in carriera (La Gazzetta dello Sport)

La sognava da una vita, una giornata così, dopo aver sfiorato il baratro ed essere risalita con il coraggio di una leonessa. A Rabat, la fiorentina Martina Trevisan, 28 anni, diventa la 20′ giocatrice italiana a sollevare un trofeo Wta nell’Era Open, regalando al nostro tennis femminile il successo numero 76 sul circuito. E, per una volta, il tempo scorre all’indietro, a quando erano le donne a portare in alto il tricolore: si tratta infatti del primo torneo dell’anno conquistato da un’azzurra, uomini compresi. In finale, la nuova numero 59 del mondo (best ranking da domani) concede appena tre game all’americana Liu. 92 Wta, pure lei all’esordio in una partita per il titolo, imponendosi per 6-2 6-1: una sfida equilibrata fino alla metà del primo set, quando il ritmo imposto da Martina, corroborato da un rovescio lungolinea praticamente imprendibile, diventa insostenibile. La fiorentina abbandonò improvvisamente il tennis nel 2009, travolta dalle aspettative, e conobbe la depressione e l’anoressia. Uscitane con grande forza di volontà, nel febbraio del 2014 annunciò il ritorno, ispirato dagli incoraggiamenti dei bambini che seguivano i suoi corsi di maestra di tennis: «Dedico questa vittoria a papà Claudio, purtroppo questa settimana non ha potuto vedermi ma sarà orgoglioso di me, noi Trevisan siamo una famiglia di guerrieri». Non è mai troppo tardi per volare.

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Ne resterà uno solo (Cocchi). Sinner, sfide russe. Musetti, provaci (Giammò)

La rassegna stampa di venerdì 20 maggio 2022

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Ne resterà uno solo (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Stavolta hanno voglia di vedersi prima. Lo ha deciso il sorteggio, lo ha deciso anche la classifica con il maiorchino sceso al numero 5. Nadal e Djokovic atto 59, se mai dovesse esserci, potrebbe essere ai quarti di finale del Roland Garros. E dire che loro ci hanno abituati a sfide per il titolo, alla semifinale, come accadde l’anno scorso. Soltanto in due occasioni avevano incrociato le racchette ai quarti di finale, nel 2006, con la vittoria di Nadal per il ritiro di Nole, e nel 2015. Segno dei tempi, segno anche dell’età che avanza soprattutto per un Nadal sofferente, costretto a uscire di scena a Roma nel duello mancino con Shapovalov, ma soprattutto per il tiro mancino della sorte che ha voluto di nuovo accanirsi contro Rafa. Il piede, quello che soffre della sindrome di Mueller Weiss, il sinistro operato l’estate scorsa, è tornato a farsi sentire forte: «Non sono infortunato – ha detto il campione di 21 Slam -, io vivo con un infortunio». Il richiamo di Parigi, però, era troppo forte e Nadal è tornato in campo per preparare lo Slam che per 13 volte ha visto scrivere il suo nome sull’albo doro. Per entrambi, l’appuntamento di Parigi ha un sapore speciale. Per lo spagnolo un (probabilmente) ultimo tentativo di sollevare il trofeo più amato, per il serbo la prima grande rivalsa. Per Rafa anche il bisogno di allontanare ancora un po’ il sorpasso di Carlos Alcaraz, il 19enne che ha battuto entrambi a Madrid e potrebbe aspettare uno di loro in semifinale: «Basta paragoni – la supplica di Nadal – lo dico per lui…». Una stagione partita malissimo per Djoko, con le polemiche per l’opposizione al vaccino e l’espulsione dal primo Slam della stagione, a Melbourne, dove puntava alla decima vittoria e a ripartire nella corsa per il Grande Slam. E invece, paradossalmente, in questa storia di destini incrociati, a Melbourne ha vinto Rafa, diventando così il più vincente in ambito Slam nella storia del tennis e lasciando Nole a quota 20. Rivalità e affetto, perché se per 20 anni sei abituato a fare la stessa vita di lavoro, abnegazione e sacrifici, è difficile non provare stima, quasi affetto, per quello dall’altra parte della rete. Su 58 incroci a tutte le latitudini e su tutte le superfici, il numero 1 al mondo ha esultato 30 volte contro le 28 di Rafa. Una contabilità record, che anche Djokovic ha voluto nobilitare con parole di affetto a Roma. Appena festeggiato il successo contro Stefanos Tsitsipas al Foro Italico, Nole ha mandato un messaggio allo spagnolo: «Se voglio vincere uno Slam più di lui? C’è sempre competizione tra noi. Nadal è il più grande avversario che ho avuto nella mia carriera; finché gioca lui, gioco io… Sono cresciuto come giocatore perché l’ho affrontato tante volte a questo livello, mi ha sempre dato una spinta in più. Mi auguro che lo faremo ancora in altre occasioni». Dubbi Se lo augurano anche tutti gli amanti del tennis che sperano di vedere a Parigi l’ennesimo duello. Molto dipenderà dalle condizioni di Rafa, arrivato al Roland Garros mercoledì e subito sceso in campo a lavorare sotto lo sguardo di Carlos Moya. Ieri Nadal ha fatto allenamento con Jannik Sinner ed è sembrato muoversi senza troppa fatica: «Il piede ha vissuto momenti migliori, ma anche peggiori – ha detto l’ex numero 1 al mondo ora al fianco del mancino -. Si sta allenando bene e le sensazioni in generale sono buone».

Sinner, sfide russe. Musetti, provaci (Ronald Giammò, Corriere dello Sport)

 

L’Italia avrà una finalista nel WTA 250 di Rabat. A contendersi il posto saranno Martina Trevisan e Lucia Bronzetti, opposte domani in semifinale dopo aver battuto rispettivamente nei quarti l’olandese Rus (7-6(4), 6-3) e la spagnola Parrizas-Diaz (6-1, 3-6, 7-6(5)). Nell’altra semifinale si affronteranno invece l’ungherese Bondar e l’americana Liu. A Parigi è stato invece sorteggiato il tabellone principale del Roland Garros. L’ultimo italiano ad unirsi al gruppo dei già presenti è stato Giulio Zeppieri che ieri nell’ultimo turno delle qualificazioni ha battuto in due set il francese Cuerin e che ora dovrà aspettare la fine delle qualificazioni per scoprire il suo avversario. Nel tabellone maschile, oltre a Zeppieri e in attesa di capire se alla legione azzurra dovesse unirti anche un lucky loser, il sorteggio più ostico è toccato in sorte a Lorenzo Musetti che al primo turno affronterà il greco Stefanos Tsitsipas (n. 4), finalista a Roma. Sinner invece, testa di serie n.11 del seeding, inizierà la sua campagna parigina contro un qualificato. Sinner e stato sorteggiato nella parte bassa del tabellone, quella della testa di serie n.2 Daniil Medvedev tornato in campo dopo la recente operazione di ernia e subito sconfitto all’esordio nell’ATP250 di Ginevra. In caso di vittoria per l’attuale n.12 del mondo potrebbe aprirsi un cammino decisamente alla sua portata che solo al quarto turno lo vedrebbe opposto al russo Rublev. Decisamente più competitiva la parte alta del draw dove, oltre alla testa di serie n.1, Novak Djokovic, sono presenti anche Rafa Nadal e Carlos Alcaraz. Marco Cecchinato farà il suo esordio contro l’esperto spagnolo Pablo Andujar. Fabio Fognini invece se la vedrà contro l’australiano Popyrin.

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