Wimbledon: Sinner scivola sull'erba, Fucsovics lo batte in quattro set

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Wimbledon: Sinner scivola sull’erba, Fucsovics lo batte in quattro set

Opaca prestazione di Jannik, che parte bene ma cala alla distanza evidenziando grossi problemi di adattamento ai prati. Rinviato il suo primo successo ai Championships

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Jannik Sinner - Wimbledon 2021 (credit to AELTC_Jon Super)

Avrà tempo Jannik Sinner di migliorare il proprio curriculum sull’erba, ma il corso di studi sarà impegnativo, duri gli esami. Il kid di Sesto Pusteria, battuto in quattro set da Marton Fucsovics nel suo esordio a Wimbledon, dovrà rinviare il momento della prima gioia a Church Road. Più della sconfitta patita in un match di primo turno iniziato benino e finito con la visiera calata su uno sguardo torvo, a preoccupare – preoccupare il giusto, la carta d’identità va tenuta sempre in ampia considerazione – sono la scarsa attitudine al verde e gli enormi problemi di adattamento visti e rivisti oggi in molteplici occasioni tattiche, le più diverse tra loro.

Ha funzionato poco, a partire dal servizio: due ace in tre ore di tennis on grass sono davvero poca roba, e le seconde, spesso preda delle ottime risposte d’incontro del buon Marton, un bancomat a perdere. Bravo l’ungherese ad adattarsi a campo e avversario dopo un avvio sonnolento, mentre a Jannik non è riuscito di modificare atteggiamento e strategia. Confuso e avvilito anche a causa di molte occasioni non capitalizzate, il ragazzo si è incartato, incaponito, finendo per offrire a Fucsovics la benzina sufficiente a tagliare il traguardo vincitore. Il prossimo turno, contro Jiri Vesely, rappresenta peraltro una buona occasione per proseguire il viaggio londinese.

Incassato il break nel primo gioco dell’incontro, Sinner ha presto preso ad azzannare gli scambi, a controllarne l’andazzo, spingendo Fucsovics in un angolo. Pareggiati subito i conti, Jannik ha messo la freccia nel quarto gioco, al volo, in calce a uno scambio costruito benone. I primi balbettii sono cominciati nel game successivo, quando Marton si è reso conto che l’offerta di palle senza peso avrebbe restituito dividendi decisivi. Intanto è arrivato l’immediato contro-break, comunque prodromo all’arrivo in volata favorevole all’atoatesino e al suo rovescio: tonitruante quello in cross, sulla linea, a procurare il set point, convertito di lì a poco ringraziando l’errore di dritto ungherese. Il più sembrava fatto solo a chi tende a guardare più i numeri e i rotocalchi che le partite, perché gli scricchiolii già si erano sentiti prima che iniziasse a franare l’edificio.

 

Il secondo set, un pianto: il giovane fenomeno è ruzzolato un paio di volte rendendo plastica la propria antipatia verso i prati; prati che hanno malignamente ricambiato restituendo angoli bassi e ostili sui molti back giocati da Fucsovics, perfetti per mandarlo ai matti. “Non mi sento sicuro quando mi muovo sull’erba, poi quando scivoli due o tre volte sei ancora più insicuro” ha detto Jannik in conferenza. “Provi a fare qualcosa di diverso, a stare più basso… a livello di colpi abbiamo lavorato per andare di più a rete, ma oggi non ci sono riuscito molto“. Pericolosa, da correggere quanto prima, la tendenza di Jannik a spingere al massimo tali palle, in effetti spesso finite in braccio ai giudici di linea. Troppi gli errori di misura commessi dal più alto graduato tra i teenager del mondo: come quello causa del break del quinto gioco, nefasto nell’indirizzare la frazione verso il rivale. La difficile volée sbagliata per un nuovo break Ungheria nel settimo game è assurta a nuovo simbolo di un complesso rapporto con la rete, e di una partita tutta da rifare nonostante un tardivo tentativo di reazione.

Il terzo set si è rivelato il definitivo spartiacque del match: occasioni in risposta, tutte per Sinner: nel primo gioco, durato diciotto punti, e poi nel settimo, egli non ha saputo sfruttare un totale di quattro occasioni per far breccia nella battuta del rivale, e puntuale, sul rettilineo d’arrivo al dodicesimo, si è materializzato l’insolito problemone. Sull’erba, a differenza di quanto normalmente avviene altrove, Jannik ha mostrato di soffrire pene immani in uscita dal servizio. Il voltafaccia tattico ne mina le convinzioni, e un paio di colpi sballati perché giocati in ritardo hanno regalato a Marton due set point. Cancellato il primo con un servizio vincente, Sinner ha dovuto soccombere poco dopo, quando il suo rovescio è atterrato lunghissimo oltre la linea di fondo.

Ci sarebbe stato tempo per recuperare, ma testa e gambe non ne hanno più voluto sapere. A poco è valso trovarsi per ben due volte avanti di un break nel quarto set: Jannik ha continuato a disfare quanto faticosamente tessuto, e la sua faccia in effetti non era un programma allettante. Ci riproverà, l’età è dalla sua, le scusanti del caso abbondano. Ma per provare a domare i prati infesti, nei prossimi anni, servirà un gran lavoro. Magari lontano dalle luci dei riflettori. “Il lavoro, prima o poi, sicuramente pagherà” ha detto Sinner in chiusura di conferenza stampa. Metà abbattuto e metà desideroso di una pronta rivincita.

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La vincitrice dello US Open Emma Raducanu lascia il suo allenatore Andrew Richardson

La tennista britannica ha annunciato la separazione dal suo allenatore nonostante la vittoria dello US Open; è alla ricerca di una figura con maggiore esperienza

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Squadra che vince non si cambia. Non dev’essere quello che ha pensato Emma Raducanu dopo lo US Open vinto in maniera sorprendente e dominante. La giocatrice britannica ha annunciato che non lavorerà più con il suo (ormai ex) allenatore Andrew Richardson, assunto poco prima del Wimbledon che l’aveva rivelata al mondo intero.

La motivazione? La scarsa esperienza di Richardson, che prima di Raducanu si era occupato solo di giovani, nel circuito WTA. “È difficile avere quel tipo di conversazioni con qualcuno (riguardo l’allontanamento, ndr), ma penso sia proprio quello di cui ho bisogno: qualcuno che abbia avuto quell’esperienza professionale nel circuito, ci sia passato e abbia visto giocatori nella mia situazione per molti anni […] I giocatori che sono nel Tour sai che sono una grande sfida. Mi sento come se avessi davvero bisogno di qualcuno che possa davvero guidarmi lungo la strada perché tutto per me è ancora nuovo”.

Raducanu ha contestualizzato ulteriormente le motivazioni che l’hanno portata ad assumere Richardson in principio. “Dopo Wimbledon, ero classificata intorno al 200° posto nella classifica mondiale e all’epoca pensavo che Andrew sarebbe stato un grande allenatore con cui lavorare, e sono andata negli Stati Uniti. Non ho mai nemmeno sognato di vincere lo US Open e di fare il percorso che ho fatto; ora sono la 22esima al mondo, che è una cosa folle per me“.

 

La campionessa dello US Open sarà verosimilmente inondata di richieste dai migliori allenatori di tutto il mondo, visto il talento e la giovanissima età, ma non ha fretta di scegliere. “Non ho nessuno in mente. Non penso che i tornei di quest’anno siano il momento migliore per provare un nuovo allenatore. Quindi nel corso della pre-season, quando avrò finito con i tornei, mi occuperò della questione allenatore. Sento che in questa fase della mia carriera ho davvero bisogno di qualcuno che abbia avuto quell’esperienza WTA ad alti livelli. Sto cercando qualcuno che sia stato a quel livello e sappia cosa ci vuole. Soprattutto in questo momento, perché sono così nuova in questo“.

Uno dei papabili è sicuramente Darren Cahill, che si è appena separato da Simona Halep e corrisponde a tutti i requisiti richiesti da Raducanu.

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Thiem parla (indirettamente) dell’ex fisioterapista Stober: “A breve darò la mia versione”

Il tennista austriaco torna a parlare su Twitter, stuzzicato dalle recenti dichiarazioni di Stober (che non nomina) sulla loro separazione

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Piove sul bagnato in casa Thiem. Ai problemi al polso che l’hanno costretto a salutare in anticipo il 2021 si è aggiunto anche il “caso” Alex Stober, protagonista di una burrascosa separazione da Thiem.

Stober è uno dei più stimati fisioterapisti del circuito, avendo collaborato con campioni del calibro di Agassi, Sampras, Kuerten, Stich e Kerber. Il fisioterapista tedesco ha recentemente dichiarato a TennisNet che il tennista austriaco, con cui ha lavorato dal 2015, lo ha licenziato tramite un messaggio mandato dal suo nuovo manager Galo Blanco. “Sono stato assolutamente fedele a Dominic per sei anni – e poi non ha nemmeno il coraggio di dirmi che non lavoriamo più insieme“.

Thiem ha risposto a modo suo con un breve comunicato su Twitter, in cui non parla in maniera diretta della vicenda ma lascia intendere che stia rispondendo proprio nel merito della questione Stober.

 

Come sapete, qualche mese fa ho deciso di fare qualche cambiamento nella struttura del mio team. Questo era già stato annunciato e siamo felici dei cambiamenti che abbiamo fatto. Questi cambiamenti non hanno riguardato lo zoccolo duro del mio team, che è rimasto lo stesso. Sfortunatamente, come sapete tutti, mi sono infortunato prima di Wimbledon. Ho lavorato duramente con gli specialisti del polso e la mia squadra per decidere quale fosse il miglior piano di recupero. Durante il recupero, uno sfortunato errore mi ha fatto saltare non solo lo US Open ma tutto il resto della stagione. Avrei voluto tenere questa cosa privata, ma dopo alcune dichiarazioni che non mi sono piaciute ho deciso che presto parlerò ai media e darò il mio punto di vista sulla vicenda.

Per ora può sembrare soltanto una coincidenza, in attesa di ulteriori dichiarazioni di Thiem, ma sembra che l’aggravamento del suo infortunio possa essere correlato all’allontanamento di Stober.” Siamo già andati avanti”, conclude Thiem, “ma spero che questo mi permetterà di tracciare una linea sulla questione e di concentrarmi al meglio nel tornare pienamente in forma per tornare a giocare il prima possibile“.

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WTA Ostrava: Swiatek e Kvitova in semifinale

Le prime due teste di serie non hanno problemi contro Rybakina e Teichmann. Avanti anche Sakkari, Kontaveit elimina Bencic

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Nella città natale di Ivan Lendl, prosegue il bel WTA 500 partito con due top ten e cinque top venti. Cade la terza testa di serie, mentre le prime due e la quarta del seeding non deludono e raggiungono le semifinali, superando le avversarie in due set.

Partiamo dalla metà bassa del tabellone, dove un’ottima versione di Petra Kvitova si impone con un doppio 6-4 su Jil Teichmann,, n. 42 del ranking, anch’ella mancina e per nulla rassegnata al ruolo di spalla in un incontro ricco di colpi e scambi godibilissimi. Differente cilindrata tra le due e ci mette un po’ a carburare, Petra, che concede qualche errore di troppo e nel quarto gioco deve affidarsi alla prima di servizio per risalire da 15-40 e salvare due vantaggi esterni. Le due offrono un buono spettacolo per otto giochi, finché un dritto ceco in corsa che trova un angolo strettissimo dà il la all’accelerazione di Kvitova; anche Teichmann piazza un paio di bei dritti per tentare di contrastare l’improvviso innalzamento del livello, ma il colpo di Petra fa i buchi per terra lasciando la svizzera ad ammirare malvolentieri e il 6-4 è inevitabile. Ripartenza ancora complicata per la numero 10 del mondo e questa volta Jil entra nello scambio e strappa il servizio con un vincente in corsa. La 182 cm di Bilovec è però centrata in risposta, rintuzza immediatamente il tentativo di fuga e sorpassa con una rasoiata di rovescio a ribattere quella già eccellente di Teichmann. Non esce dal match, la talentuosa svizzera, ma non riesce a sfruttare due occasioni per rientrare a sua volta. Kvitova arriva allora a servire sul 5-4 dopo un’ora e mezza: esordisce con una deliziosa volée smorzata e prosegue piazzando altri due vincenti senza strafare; un doppio fallo indolore, poi la prima a chiudere. In semifinale sfida Anett Kontaveit protagonista di una grande vittoria in due set su Belinda Bencic, N. 3 del seeding. 6-4 6-3 il punteggio senza appello a favore della giocatrice estone

Nella parte alta del draw, la prima favorita e n. 6 del mondo Iga Swiatek si impone 7-6 6-2 su Elena Rybakina. Scambio di break nella prima parte della partita di apertura che si conclude al tie-break: Swiatek opera il sorpasso definitivo con due prime che non tornano indietro, poi Rybakina manda appena largo il lungolinea bimane dopo essersi aperta il campo nel lungo scambio ben condotto. Nel secondo set, Iga mette subito la testa avanti, grazie a qualche errore macroscopico dell’avversaria che consegna il turno di battuta con un doppio fallo, e chiude 6-2 dopo un’ora e quarantuno minuti. In semifinale troverà Maria Sakkari, vincitrice di Tereza Martincova. La n. 61 WTA ha dovuto inseguire dall’inizio del primo set, riuscendo ad agganciare l’avversaria in extremis al decimo game. La rincorsa viene pagata nel gioco successivo e la ventiseienne di Atene incamera il 7-5. Nessun problema per il successivo 6-3, ottenuto da Sakkari piazzando 22 vincenti contro gli 8 di Martincova.

 

Il tabellone di Ostrava

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