Wimbledon: italiani da Brexit, drammi Serena e Mannarino. Show Kyrgios, la buona stella di Federer

Editoriali del Direttore

Wimbledon: italiani da Brexit, drammi Serena e Mannarino. Show Kyrgios, la buona stella di Federer

Commozioni a go-go per Suarez Navarro, Serena e non solo. Musetti va a far compagnia a Sinner. Fognini e Seppi vecchie glorie in spolvero. Kyrgios-Humbert duello by night ma una notte non basta

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Nick Kyrgios - Wimbledon 2021 (via Twitter, @Wimbledon)

Pioggia e ombrelli non meno open di questi Championships, lacrime, infortuni, caviglie e ginocchia infrante, ritiri, piccoli grandi drammi vissuti, drammi fortunatamente solo sfiorati, show by night con coitus interruptus sul 3 pari al quinto nel match forse più elettrico del Ruby Tuesday che potrebbe concludersi oggi soltanto con il tiebreak sul 12 pari… Tutto ciò andrebbe raccontato per la seconda giornata dei Championships. C’è solo l’imbarazzo della scelta. Ma i primi giorni di uno Slam di solito li dedico al tennis italiano. Per abitudine. Sì, un’abitudine risalente a tutti quei lunghi anni – 30? 40? – in cui gli azzurri perdevano purtroppo spesso nei primi turni, anche se mai tutti insieme come quella famosa volta di Wimbledon 1992 quando undici nostri tennisti schizzarono gloriosamente tutti fuori al primo turno. Quella sì che fu vera Brexit.

Può sembrare ingeneroso, adesso, ricordarli, però mi voglio togliere lo sghiribizzo: Camporese (Becker), Pistolesi (Pioline), Nargiso (Braasch), Pescosolido (Stich), Pozzi (Wilkinson) i cinque maschietti; Golarsa (Frazier), Ferrando (Huber), Baudone (Stubbs), Farina (Adams), Bonsignori (Garrison), Garrone (De Swardt) le sei femminucce. Non tutti Carneade i nostri giustizieri di allora, per la verità. Ahimè non riesco a ricordare chi fu l’ultimo dei nostri/e a subire il k.o. n.11 – non dovrebbe essere impossibile risalirci, anche se allora non c’era Google… ma io c’ero e quasi certamente l’avrò scritto su La Nazione – ma ricordo bene, come se fosse oggi!, invece la memorabile frase dell’inviato de Il Messaggero Teo Betti (che la terra gli sia lieve) che in sala stampa ci avvertì di guardare un monitor che non riproduceva video ma – nell’età paleolitica – solo risultati: “Ragazzi attenzione, c’è il matchpoint per l’11 a 0!”.

Altri tempi, per fortuna. Però, dopo i grandi risultati di quest’inizio 2021, finali e semifinali a ripetizione di questo e quello, e un Roland Garros ricco di soddisfazioni, qui stiamo… riscivolando sull’erba. Si sono conclusi otto incontri azzurri. E, alla faccia del nuovo corso, ne abbiamo vinti due soli, con i nostri supervet Seppi, 37 anni, e Fognini, 34. Vittime di primo turno i due teenager Sinner e Musetti, Travaglia, Cecchinato, le ragazze Trevisan e Paolini. E non scommetterei uno scellino su Caruso che è sotto di un set con Cilic, mentre Mager avanti due set a uno con Londero forse ci porterà la terza vittoria, Berrettini con Pella la quarta, Sonego con Sousa la quinta. Per chiudere il bilancio di primo turno dei nostri 13 pirati a sud del Vallo di Adriano con il minimo handicap, 6 a 7, Giorgi dovrebbe battere Teichmann. Ma si sarà ripresa dall’infortunio?

 

A proposito dei due supervet, Seppi è il quinto tennista più anziano nel lotto guidato da Federer e sta giocando il suo Slam n.65. Pochi rispetto ai 77 di Feliciano Lopez (che però ha già perso con Evans), mentre Andreas con Kudla se la può giocare per togliersi la soddisfazione di arrivare a Djokovic e forse alla sua ultima esibizione sul mitico Centre Court. Quanto a Fognini beh, ha detto di aver scoperto a 34 anni che se si fosse dedicato con maggiore attenzione dieci anni fa a preparare i tornei sull’erba si sarebbe potuto togliere maggiori soddisfazioni. Beh, poteva pensarci prima, ma meglio tardi che mai.

La pioggia con i ritardi che impone a tutta la fauna degli “ammessi” a varcare i Doherty Gates dell’All England Club, non fa più notizia, soprattutto quando non era stata pronosticata dal meteo. Difficile stabilire quali siano state le lacrime che più hanno commosso, fra quelle di mamma e figlia Suarez Navarro, oppure di mamma Serena Williams perseguitata dalla maledizione del 24mo Slam che il reverendo Margaret Court le deve avere scagliato addosso invece della doverosa benedizione anglicana. Ma il nostro Emanuel Marian ha scritto un pezzo splendido sulla ragazza delle Canarie: ha fatto venire le lacrime anche a me.

Carla Suarez Navarro – Wimbledon 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

Poi, su quel campo dove, certo per via della terribile umidità, forse per via del tetto e forse della nuova mescola dell’erba, lunedì Djokovic non riusciva a reggersi in piedi (“Non ricordo di essere mai caduto così tante volte su un campo da tennis” aveva detto il campione di 5 Wimbledon), Serena Williams e Adrien Mannarino hanno vissuto una delle loro più tristi giornate.

Serena, sette volte regina lì, aveva la coscia destra fasciata come da una smaccata pubblicità del Dottor Gibaud, come già a Parigi. Sul 3-1 15-15 eccola presa in contropiede dalla Sasnovich, ahi ahi, la caviglia sinistra non aveva retto il cambio di direzione. Sguardi accorati all’erba infida, break subito, fisio, poi via negli spogliatoi e ritorno zoppicante dopo parecchi minuti. La bielorussa tiene facilmente il servizio, Serena si appresta a servire sul 3 pari, ma già piange. La fine è vicina. Un rovescio vincente illude la folla che la incoraggia, non lei che mette in rete un dritto facile. Altro cambio di direzione fatale nel punto successivo, un urlo lancinante, straziante e lei in ginocchio sull’erba. È proprio finita. Serena ha la grazia e la forza di ringraziare il pubblico. Una vera regina, come lo fu in quello che forse è stato il suo ultimo Wimbledon trionfale, nel 2016.

Era testa di serie n.6 e questa era forse la sua ultima chance di conquistare il fatidico Slam n.24, perché nessuna delle ragazze che la precedevano appariva in forma così straordinaria da sembrare imbattibile anche per una Serena al 70% di quello che era una volta. In tutta la sua lunga, straordinaria carriera negli Slam, solo una volta, al primo turno del Roland Garros 2012 (per mano di Virginie Razzano) Serena era stata battuta così presto.

Nel preciso momento in cui Serena, n.8 del mondo, si ritirava piangendo sul Centre Court mezzora dopo aver fatto il suo regale ingresso con uno strascico bianco, un altro quasi quarantenne, un sorridente Roger Federer stava rispondendo alle domande che gli venivano inoltrate in via remota, via Zoom – Wimbledon ormai è stato ribattezzato “Zoombledon” da Stefano Semeraro – sul suo match con Mannarino e lo scampato pericolo Mannarino. Mannarino con l’accento sull’ultima o. La giornalista dell’agenzia Press Association Eleanor Crooks stava per rivolgere una sua domanda a Roger quando ha scorto in tv Serena in lacrime, all’atto di resa. È stata lei a dare la notizia a Roger… rimasto di sasso. Quasi non ci voleva credere.

Roger, non senza aver espresso tutta la sua solidarietà al malcapitato avversario, ha detto a più riprese di considerarsi molto fortunato. Senza l’infortunio al ginocchio del francese, occorso sul 4-2 per Roger nel quarto set, il quinto non prometteva rose e fiori per il Federer visto all’opera ieri. Diciamo la cruda verità: questo Federer non può fare molta strada, anche se il suo prossimo avversario Gasquet, quanto a infortuni e riposi forzati iperprolungati, sta messo più o meno come lui. Anche se ha cinque anni di meno. “Ho giocato contro Nadal al Roland Garros, ora contro Federer… e sì che dieci giorni fa mi sono fatto male nuovamente, ma sono contento di poter giocare match di questo livello e con questi avversari” ha detto Gasquet, che ha anche giocato anche due semifinali a Wimbledon (2007 e 2015).

Ma magari se Roger passerà l’ostacolo Gasquet e poi chi verrà fuori dal trio Pouille-Norrie e Bolt, chissà che non riesca a sfoderare con maggior continuità alcune di quelle magie che anche ieri ha saputo mostrare, sia pure solo a sprazzi. Intanto Mannarino ha detto: “Ho sentito subito un crack e ho capito che il ginocchio era andato. Lì a caldo ho provato a continuare, ma dopo poco ho capito che non era possibile farlo. Il Centre Court non lo conosco, ma certo rispetto al campo in erba di Maiorca dove con il caldo di là era erba molto secca, c’era gran differenza. Si faceva fatica a stare in piedi.

Detto che sono rimasto davvero impressionato dal modo in cui Korda junior si è disfatto in 3 set del vincitore del torneo di Eastbourne, de Minaur, la partita più divertente da seguire è stata certamente quella che Nick Kyrgios ha giocato contro Ugo Humbert. L’avevo preannunciato nel mio editoriale di ieri, e avevo detto che era una follia aver programmato il loro match, dopo i 5 set giocati all’Australian Open, sul campo n.12.

Grazie… alla pioggia, ai ritardi, alle varie cancellazioni (i doppi non si giocano questo mercoledì e comunque i primi due turni si giocheranno al meglio dei tre set) Kyrgios e Humbert hanno potuto dare spettacolo sul campo n.1 fino a che, alle 23 locali e sul 3 pari al quinto, il match è stato sospeso perché così vuole il regolamento che protegge la pace notturna degli abitanti del sobborgo di Wimbledon. Per far sfollare tutto il pubblico – tornato in misura consistente a seguire il torneo – ci vogliono quasi due ore. Alle una di notte c’era ancora gente in giro. Kyrgios, che non aveva più giocato una partita dall’open d’Australia quattro mesi fa quando aveva perso al quinto con Thiem, aveva detto, con i suoi soliti modi da spaccone (ma aveva ragione eh): “Io so che nessuno mi vorrebbe affrontare al primo turno. Sull’erba posso battere il 50% dei tennisti che partecipano al torneo anche se non sono troppo preparato…”.

E se lui per primo dice di non essersi ben preparato c’è da credergli. Nel 2020 era stato mesi senza toccare la racchetta. Stava con la sua ragazza, Chiara, con i cani, aveva fatto beneficienza agli australiani in crisi economica per la pandemia, era stato ipercritico nei confronti di alcuni suoi colleghi (“I cretini dell’Adria Tour che fanno le feste in piena pandemia!”), aveva dato dell’egoista a Zverev dopo aver viste sue foto in serate superaffollate sulla Costa Azzurra, aveva avuto epiteti poco gentili nei confronti di una gran quantità di giocatori (Coric, Khachanov) ex giocatori (Becker), sostenendo che la maggior parte dei tennisti sono “dei gran egoisti”.

“La maggior parte di loro – ha dichiarato Kyrgios alla rivist Raquet (e ne abbiamo già scritto su Ubitennis) – hanno ricevuto tutto su un piatto d’argento e pensano di essere indispensabili, che tutto ruoti attorno a loro. Guardate il n.1 del mondo che fa le feste in discoteca durante la pandemia mentre la gente muore e che una volta che arriva in Australia si lamenta di come viene trattato. Ma lo sai che non c’è solo il tennis nella vita? A volte io mi vergogno di far parte della comunità dei tennisti”.

Ieri sera Kyrgios ha giocato il suo primo match fuor d’Australia dopo circa 500 giorni! Prendo questa trasferta come… delle vacanze! Ecco, faccio un piccolo viaggio a Londra, poi me ne andrò alle Bahamas… e intanto mangerò un po’ di fragole con la panna, farò qualche servizio e qualche volée e mi rilasserò sull’erba”. Solo dopo forse lo rivedremo nei tornei dell’estate americana, e nella Laver Cup, prima di affrontare in una esibizione l’ex n.1 del mondo Marcelo Rios in Cile. “Ho la sensazione di aver ancora qualcosa da dare a questo sport. Molta gente vuole che io giochi. È buffo: all’inizio della mia carriera venivo considerato una… vergogna per questo sport, insomma questo genere di corbellerie. Ora ogni volta che metto piede su un campo le tribune sono strapiene. Mi viene da sorridere quando vedo che gli officials sono preoccupati e si agitano per il mio ritorno.

Nick, che non si è allenato sull’erba da due anni e che giocherà il misto con Venus Williams (tornata ieri alla vittoria in uno Slam a 41 anni, battendo Buzarnescu), dice: “Voglio solamente stare su un campo da tennis per giocare e divertirmi…”. Beh ieri sera ha fatto divertire proprio tutti. Tranne, forse, il suo avversario, cui peraltro qualche volta è scappato più d’un sorriso. Perché Kyrgios è un artista della racchetta, uno showman. Spesso maleducato, questo sì. Eccessivo, anche. Però quando gioca a tennis è un piacere vederlo.

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Editoriali del Direttore

Australian Open- L’Italtennis ha scoperto un campione che tutto il mondo ci invidia: Berrettinner!

A Melbourne nella Rod Laver Arena l’Italia sarà rappresentata alla grande, prima nei quarti di finale e poi – io credo – anche in semifinale. Monfils e Tsitsipas non fanno paura al nostro n.1

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Jannik Sinner - Matteo Berrettini (foto Facebook/Twitter @atpcup)

Era l’ora. L’Italia ha finalmente il più forte tennista del mondo. Si chiama Mattjannik Berrettinner. Di nickname, o diminutivi, ne ha due, Matt e Jann. Berrettinner ha una personalità complessa. Ha decisamente qualcosa del tennista robot. Con lui dall’altra parte della rete gli avversari subiscono il carisma, restano disorientati, non sanno come affrontarlo perché non ha alcun punto debole. Che attacchi o si difenda, il risultato non cambia, lui ne esce vincente. E’ come se in sé Berrettinner avesse meccanicamente concentrato ed assemblato almeno le carratteristiche di due essere umano. Diversissimi tra loro, ma vincenti, irresistibili.

Il suo cognome tradisce in evidenza le origini internazionali, i genitori si sono adeguati ai costumi angloamericani al momento di battezzarlo, Matteo sarebbe in realtà il primo name e Jannick il middle name, ma lui non se ne dà per inteso, è comunque italiano purosangue anche se parla il tedesco e l’inglese come l’italiano, tanto da sembrare quasi… trimadrelingua.

Dall’Alto-Alto Adige alla capitale del Lazio, scendendo giù fino al più profondo Sud, dalle nostre parti non era proprio mai nato un simile fenomeno con una racchetta in pugno. L’Italia ne è entusiasta, i tricolori sventolano ovunque, perfino sui giornali color rosa il tennis spazza via il calcio… dalle ultime pagine.

 

Il destino è segnato, il futuro è suo e Angelo Binaghi, fortunato presidente della nostra Federtennis gode come un picchio, sognando di restare su quella amata poltrona per almeno un altro ventennio, in modo da organizzare le finali ATP e di Coppa Davis – via via – in tutte le città della Sardegna. Ma, in alternativa ove mancassero sedi sufficientemente attrezzate nell’isola, anche nel resto della Penisola.

Il nostro fenomeno ce lo stanno già invidiando in tanti. Ne parlano tutti da Melbourne a Sydney e non solo. Perché dal ’73, 49 anni fa quando a Parigi ci fece far bella figura Panattucci non avevamo più vissuto questi stessi momenti di gloria, chariots of fire, che stiamo provando in questi giorni. Quarti di finale per ora, ma tutti parlano già di semifinali. E ne hanno più d’un motivo. Se lo dicono i bookmakers…

Oggi come oggi c’è un solo rivale che può temere il nostro Berrettinner. E’ nato in Canada, è più o meno un coetaneo in progresso come lo è lui, ma è un cittadino del mondo: si chiama Shapolassime e non teme di competere con il nostro supercampione. Forse perché è il solo tennista capace di impugnare con successo la racchetta sia con la mano destra che con la mancina. Quelle non sono doti che hanno tutti, anche se si è sempre saputo che Toni Nadal si piccò di impostare il nipotino da mancino sebbene Rafa fosse destro. Aveva visto lungo zio Toni. Era come se avesse immaginato che un campione svizzero del futuro quel dritto mancino non lo avrebbe mai digerito e assorbito.

Ma, torniamo a noi e  state tranquilli cari lettori di tennis e Ubitennis: per 8/10 anni sentiremo parlare di lui, di Berrettinner, dei suoi trionfi, un’infinità di volte, fin dai primi quarti di finale aussies del 2022…Vedrete se il mondo non lo vedrà protagonista anche delle prime semifinali, tramite Discovery (e dove altro sennò?) con le immagini provenienti live dalla terra dei canguri, laggiù Down Under. Io mi sento di scommetterci, anche se non potrei. L’ho detto anche nel mio quotidiano lancio d’ogni pomeriggio su Instagram …A proposito, volete decidervi a diventare Ubitennis follower se vorrete saperne di più su Berrettinner? Ne parlerò quasi ogni giorno. Per anni.

Berrettinner è il tennista più completo che sia mai esistito, tant’è che si è proposto di allenarlo perfino John McEnroe insieme a Boris Becker – mica male come accoppiata! –  e sembra assolutamente in grado di oscurare la fama e i risultati di Roger Federer, Rafa Nadal e Novak Djokovic. Non c’è mai stato tennista più completo di lui.

Roger Federer ha sempre servito bene, ma insomma di rovesci ne abbiamo visti anche di migliori. Tant’è che riconoscevi le sue grandi giornate proprio da quanto fosse centrato il suo colpo decisamente più debole.

Se non fosse mai arrivato coach Ljubicic a insegnargli il rovescio coperto anziché quello pervicacemente bloccato con il taglio sotto alla palla su cui andava nozze quel terribile mancinaccio maiorchino, Roger avrebbe smesso di vincere poco dopo i 30 anni, con Wimbledon 2012.

Rafa Nadal come serviva e come volleava prima di diventare un over 30 pure lui? Per carità bravo, anzi bravissimo sulla terra rossa – e chi lo discute? – ma insomma gli altri suoi Slam around the world in bacheca sono stati solo 7, proprio come un McEnroe qualsiasi. Bravo Rafa a centrare 14 quarti di finale in Australia, certo, ma un solo Slam a Melbourne dice che ‘sto gran fenomeno ovunque e dovunque non è poi stato’.

Novak Djokovic? Mah,  insomma, di partite, tornei, Slam, ne ha vinti anche lui – mi pare 20 come gli altri due – ma uno che abbraccia gli alberi per farsi forza dove vuoi che vada, soprattutto se è così testone da non vaccinarsi quando il 97% degli altri tennisti lo fa e finisce per pagar cara la sua gran testardaggine? Contento lui…

In attesa che Luca Baldissera proponga qui la sua celeberrima rubrica lanciata da Ubitennis e felicemente intitolata gli “Spunti Tecnici”, ecco che da International Coach quale sono e mi onoro d’essere, mi accingo a spiegare quelle caratteristiche tecniche, atletiche e mentali di Berrettinner che ne fanno un assoluto fenomeno.

Berrettinner è un tipo molto particolare, estroso, parrebbe quasi che avesse due personalità, anche nel modo di vestire, di acconciarsi, di truccarsi. Un giorno si tinge i capelli di rosso, si veste con i completini orribili della Nike e si fa chiamare Jann. Un altro giorno se li tinge di nero, si mette la roba più classica tutta bianca oppure tutta nera della Boss e preferisce che lo si chiami Matt, quasi che gli desse fastidio quel nome assai più originale, meno banale con cui lo battezzarono i genitori: Mattjannick. Un nome che sa di matto…o di extraterrestre?

Rispetterò, senza capire ma adeguandomi, questa debolezza del nostro SuperEroe Berrettinner, per addentrarmi nell’analisi tecnica del suo tennis assolutamente irresistibile.

A pagina 2 Berrettinner al microscopio, colpo per colpo

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Australian Open

Australian Open: Ora chi discute più Matteo Berrettini? [Video-commento]

Colpo per colpo lo confronto con i top-player. Sul servizio non c’è gara. Sul dritto è top-3

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Lunedì 31 gennaio Matteo Berrettini sarà n.6 del mondo in caso di vittoria nei quarti contro Monfils (a patto che nessuno dei due teenager Sinner e Auger-Aliassime vinca il torneo). Un posto più su del best ranking di Corrado Barazzutti. 2 posti più sotto del best ranking di Adriano Panatta che però fra i top 10 non c’è stato così a lungo come Matteo, il quale ha ovviamente tutte le migliori intenzioni di restarci ancora a lungo.

Ma sono sicuro che non gli basterà aver raggiunto quel traguardo, così come non si accontenterà di essere il primo tennista italiano di sempre ad aver raggiunto i quarti di finale in tutti e quattro gli Slam. Nemmeno quando riuscisse a essere il primo a raggiungere anche le semifinali in tutte e quattro si accontenterebbe.

Eppure potrebbe accadere già quest’anno…visto che lo scorso anno ha avuto la sfortuna di imbattersi in Djokovic nei quarti a Parigi e a New York.

Fra i tennisti in attività (considerando anche Roger Federer e del Potro) sono stati capaci di raggiungere i quarti in tutti i 4 Slam soltanto 10 tennisti, incluso lui: Djokovic, Murray, Nadal, Wawrinka, Cilic, Nishikori e Tsonga.

Come vedete non ci sono né Medvedev, né Zverev, né Tsitsipas, che lo precedono in classifica, né Thiem e né Rublev che lo hanno preceduto fino a oggi.

Io credo che Matteo debba essere considerato il favorito nel match con Monfils, e stavolta anche dei bookmakers che avevano clamorosamente ciccato il pronostico alla vigilia del suo duello con Alcaraz.

 Vincerebbe di sicuro se riuscisse a servire nuovamente come contro Carreno Busta: 28 aces quando uno mette anche il 77% per cento di prime a una media di 197 km orari per quanto concerne la prima (ma ha servito anche a 218 km) è una roba pazzesca. Su 71 prime ha fatto 62 punti, l’87% dei punti. Nessuno al mondo secondo me è in grado di fare così.

Il malcapitato Carreno – oggi sfortunato anche nei suoi rapporti con il net – non è riuscito neppure a rispondere ben 43 volte su 97 servizi, fra prime e seconde, il 47% delle volte. In pratica, circa una volta sì e una no. Eppure Carreno è un tennista completo che sa fare tutto benino, servizio, risposte anche se la sua forza primaria la palesa nel corso di uno scambio quando e’ capace di far muovere parecchio l’avversario.

Lo stesso Matteo sembrava quasi sorpreso di questi numeri, delle percentuali più che degli ace.

“Una delle prestazioni migliori al servizio della mia carriera” ha commentato nel venirne a conoscenza.

Nessuno può ovviamente garantire che lui possa servire due volte di seguito così, però la sua solidità a prova di bomba è fuori di dubbio nelle situazioni più importanti. Ha concesso una sola pallabreak a Carreno e boom non si è nemmeno giocato il punto.

Anche nei tiebreak naturalmente, come ho avuto modo di ricordargli, citando i tiebreak vinti con Djokovic, Medvedev, Monfils, Alcaraz, Aliassime e ora Carreno… Matteo si è dimostrato di una solidità impareggiabile, ingiocabile“Se perdo il prossimo tiebreak vengo a prenderti a casa tua!” mi ha minacciato sorridendo e toccando legno.

Per quanto mi potrebbe far piacere che venisse a trovarmi per un’esclusiva! il legno lo tocco anch’io. Non si sa mai.

Se Matteo riuscisse a battere nuovamente Monfils, come già 3 anni fa a Flushing Meadows nei quarti, 7-6 al quinto, Matteo avrebbe all’attivo 3 semifinali su 4 negli Slam: US Open 2019, Wimbledon 2021 (dove poi ha fatto finale, sempre meglio precisare per i lettori più smemorati o pignoli) e appunto Australian Open.

Gli mancherebbe la semifinale sullo Slam, il Roland Garros, della superficie sulla quale è nato tennisticamente e che lui fino a non molto tempo fa considerava la più adatta alle sue caratteristiche.

Lui che a 18/19 anni non aveva ancora punti ATP, come ha ricordato parlando di Alcaraz. Chissà se la pensa ancora così. Glielo voglio chiedere, la prossima volta…dopo una vittoria (non certo dopo una sconfitta!). Perché è chiaro che il suo servizio è più efficace ovunque, piuttosto che sulla terra che è più lenta. E anche i suoi missili di dritto idem Però, allo stesso tempo rovescio slice, smorzata e tempi di recupero in difesa, ecco che sulla terra battuta sarebbero avvantaggiati.

 Oggi su Eurosport Mats Wilander, dopo aver prima del duello con Carreno profetizzato che Matteo avrebbe potuto pagare la fatica delle oltre 4 ore di tennis lottate con Alcaraz – ora tutti diranno “per forza è Gufander!” però suvvia, quel timore lo avvertivano in tanti, non solo Wilander – si è complimentato con lui perché…: “Sappiamo che il rovescio è il tuo punto debole e tuttavia anche sull’erba riesci a a trovare modo di aggirare quella debolezza…bravo davvero”.

E Matteo gli ha risposto: “Sono cresciuto sulla terra rossa e mi piace, ma quando avevo 18 anni il mio coach mi ha detto che dovevamo allenarci sul cemento perché è lì che si gioca il maggior numero di tornei importanti e devi sentirti a tuo agio. Quanto all’erba alla mia prima stagione da junior e andai a Wimbledon all’inizio l’ho odiata. Ora sono contento di riuscire a fare bei risultati su tutte le superfici”.

Ovviamente, anche se sogna di fare ancora meglio il nostro primo tennista che ha giocato una finale a Wimbledon – ed era stato il secondo dopo Barazzutti (1977, si gioco sulla terra verde) a fare semifinale all’US Open – e il quarto in Australia 31 anni dopo Cristiano Carattigià i quarti raggiunti consecutivamente negli ultimi 4 Slam non possono non essere una grande soddisfazione per lui e per tutti coloro che hanno sempre creduto in lui.

Fra questi ultimi, permettete e guardate questi link di miei editoriali passati, modestamente ci sono anch’io. Ora è facile, troppo facile salire sul carro del vincitore Berrettini. Ora dicono di crederci tutti e magari dicono anche di averci sempre creduto. In tutta onestà non è davvero così.

Ero stato subissato di critiche quando, dopo aver visto Berrettini giocare alla pari con Thiem, batterlo una volta e perderci di misura un’altra con Thiem che fu sospinto in modo incredibile a Vienna dal pubblico di casa, osservai nel 2019 che secondo me Berrettini, più giovane di un paio d’anni, non era in prospettiva inferiore a Thiem anche se l’austriaco aveva fin lì – soprattutto a Parigi prima degli exploit a New York e in Australia del 2020– fatto risultati migliori.

Oggi dopo un 2020 stellare, sono ancora oggettivamente migliori i risultati del desaparecido Thiem rispetto a Berrettini, dal momento che ha giocato 4 finali di Slam (2 Roland Garros perse, 1 Australian Open persa, un US open vinto su Zverev), però le doti di Matteo mi erano parse potenzialmente e in prospettiva altrettanto straordinarie.

E ad ogni modo oggi finalmente si può ammettere che non era un confronto assolutamente privo di senso, da tifoso accecato per amor di patria. Se ne poteva quantomeno discutere, secondo me. Invece ci fu chi si prese beffe di me, secondo il costume dell’epoca e del web. I cosiddetti leoni da tastiera. Che poi qualche volta possa capitare di forzare un po’ i paragoni ci sta. Anche quest’articolo probabilmente susciterà reazioni…scomposte.

Ma resta il fatto che colui che fino a un anno fa, prima di 4 quarti di finale consecutivi negli Slam, di una finale a Wimbledon, per molti era un usurpatore di un posto tra i top-ten, un tennista che ne sarebbe uscito quanto prima. A suon di risultati sta smentendo tutti. Bravo lui.

Gli è facile smentirli perchè il suo servizio è il migliore del mondo fra i giocatori che non hanno solo servizio dall’alto degli oltre 2 metri e 6 cm, cioè Isner e Opelka.

Matteo ha una battuta più solida e continua di quelle, pure eccellenti, di Zverev (non parliamo della seconda palla…) e di Medvedev che non di rado qualche doppio fallo se lo concedono. I doppi falli di Matteo sono invece rarissimi e la percentuale di prime, come abbiamo visto, spaventose.

Lo smash non lo sbaglia mai. Né al rimbalzo né al volo. Djokovic dovrebbe andare a lezione da lui. Forse anche Medvedev.

E il dritto? Di quale altro tennista vorreste avere il dritto a confronto di quello di Matteo? Del Potro sì, però l’argentino a furia di tirarlo a quel modo si è rotto il polso nel 2010. Poi naturalmente Nadal dalla potenza deflagrante e agli angoli pazzeschi, ci aggiunge il fatto di quelle traiettorie mancine che Federer si sveglia di notte con gli incubi. Anche Federer dai, ha un dritto che levati, però ormai di Federer si può parlare come di Gonzalez mano de piedra, Lendl, Cash, Newcombe e… Tilden! Solo che Roger non è mica più un tennista in attività, purtroppo. Mi sembra comunque altrettanto efficace, pesante, quello di Alcaraz, seppur certo meno elegante di tanti.

Poi per carità anche i dritti di Medvedev, Tsitsipas, fanno male. Ma non mi pare quanto quello di Matteo.

Per la miglior smorzata mmmm… non saprei: dei top-top-players Djokovic, Nadal, un paio di gradini più sotto Fognini, con lui se la battono.

A rete Matteo può ancora fare progressi. Ma non è malvagio, mi pare. Ieri ne ha sbagliate un paio. Potrebbe andare a rete un po’ più spesso, ma servizio e dritto già vincenti spesso non gli danno il tempo di avvicinarla.

Ok resta il punto debole del rovescio, obiettivamente inferiore di gran lunga rispetto a Djokovic, Medvedev, Zverev e parecchi altri. Però è indubbio che sia miglioratissimo.

Con Carreno Busta, più che con Alcaraz che lo metteva sotto una diversa pressione, un diverso peso di palla, ne ha giocati almeno sette o otto vincenti. Lungolinea più che incrociati. E il suo slice – per tirare il quale deve essere perfettamente sulle gambe però, perché sennò gli va sempre in rete – non è per nulla facile da tirar suo e da attaccare, se non si ha lo schiocco di polso e l’esplosività del dritto di Alcaraz.

Mi fermo qui, per il momento. Lasciamo che Berrettini vada avanti per la sua strada, assai ben imboccata, e poi ne riparleremo. Credo, come ci crede lui, che le occasioni non mancheranno.

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Editoriali del Direttore

L’Italia del tennis sogna in grande con Berrettini e Sinner. L’obiettivo è uguagliare l’exploit di 49 anni fa. E di 62 anni fa no?

Nel ’73 Panatta e Bertolucci giocarono i quarti a Parigi. Solo 5 nazioni hanno due tennisti in ottavi. Se Berrettini superasse Carreno Busta e Sinner de Minaur, l’Italia potrebbe restare la sola nazione con due rappresentanti nei quarti

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Matteo Berrettini e Jannik Sinner (foto Twitter @federtennis)

Quando uno Slam arriva agli ottavi di finale si può già buttar giù un primo bilancio per nazioni.

E se fino al 2015, quando Flavia Pennetta annunciò il suo ritiro con ancora il trofeo dell’US Open in mano, il tabellone femminile era stato per anni quello che mi dava maggior soddisfazione commentare, ormai da un pezzo a questa parte è decisamente quello maschile.

Siamo fra le 5 nazioni che hanno ancora in gara fra i 16 superstiti, due rappresentanti: Berrettini e Sinner. E ci permettiamo perfino qualche rimpianto, perché Sonego avrebbe potuto essere il terzo, se non avesse perso in 4 set dal battibile Kecmanovic. Le altre quattro nazioni con due alfieri sono la solita Spagna, Nadal e Carreno Busta, il prevedibile Canada sulla scia del successo in ATP Cup con Shapovalov e Aliassime, la Francia dell’immarcescibile Monfils (35 anni e un quarto) e di un altro semi-Vet Mannarino (quasi 34) e gli Stati Uniti di Fritz (testa di serie 20 vittorioso su Bautista Agut al quinto) e del “panda del serve&volley” Cressy.

 

Le restanti 6 nazioni hanno ciascuna un giocatore ancora in gara: Russia (Medvedev), Croazia (Cilic), Germania (Zverev), Grecia (Tsitsipas), Australia (de Minaur), Serbia (Djokovic…no, pardon, è la forza dell’abitudine, Kecmanovic).

Poiché il Mago Ubaldo ha contratto uno strano virus e mi ha pregato di rinviare le sue profezie a dopo Australian Open, provo indegnamente a sostituirlo, non senza aver messo a confronto quelli che avrebbero dovuto essere gli ottavi teorici stando al seeding, ad inizio torneo, e gli ottavi  che invece si sono venuti a formare.

Tranne che per Zverev-Shapovalov di tutti gli altri ottavi teorici non se n’è salvato uno! Tecnicamente in effetti, almeno sulla  quell’ottavo dovrebbe poter offrire il miglior spettacolo

Dovevano essere 

OTTAVI TEORICI

[1] N. Djokovic (o [5] A. Rublev) v [16] C. Garin (dopo l’order of play Sonego-Garin)
[12] C. Norrie v [7] M. Berrettini
[3] A. Zverev v [14] D. Shapovalov
[10] H. Hurkacz b [6] R. Nadal

[8] C. Ruud v [11] J. Sinner
[15] R. Bautista Agut v [4] S. Tsitsipas
[5] A. Rublev (o [17] G. Monfils) v [9] F. Auger-Aliassime
[13] D. Schwartzman v [2] D. Medvedev).

OTTAVI REALI

Kecmanovic-Monfils 17

19 Carreno Busta- 7 Berrettini

3 Zverev- 14 Shapovalov

Mannarino 6 Nadal

32 De Minaur- 11 Sinner

20 Fritz- 4 Tsitsipas

27 Cilic- 9 Aliassime

Cressy- 2 Medvedev

QUARTI TEORICI

Monfils-Berrettini

Zverev-Nadal

Sinner-Tsitsipas

Aliassime-Medvedev

A questo punto mi auguro sinceramente che i quarti teorici rispettino maggiormente le previsioni di quanto è accaduto per gli ottavi teorici. Anche perché in questo caso l’Italia sarebbe l’unica nazione ad avere due giocatori ancora in lizza.

I quarti li hanno raggiunti in Australia Giorgio De Stefani nel 1935, Nicola Pietrangeli nel 1957 e per ultimo Cristiano Caratti nel 1991. Trentuno anni fa…e chi scrive c’era e se li ricorda bene. Ricorda infatti che Caratti di Acqui Terme , allievo di Riccardo Piatti insieme a Furlan, Mordegan e Brandi, battè da sfavorito un olandese diciannovenne assai promettente, tal Richard Krajicek (che era cresciuto 23 centimetri in un anno e si muoveva ancora piuttosto male..ma cinque anni più tardi avrebbe vinto Wiombledon) per poi perdere da Patrick McEnroe il quale da neo-semifinalista se ne uscì con la quote (una battuta) che fu decretata la migliore dell’anno: “Ragazzi – disse il ventiduenne McEnroe junior rivolgendosi a noi giornalisti– ma perché sembrate così sorpresi? I semifinalisti sono sempre i soliti…Lendl, Becker, Edberg e …McEnroe!”.

Se i quarti teorici che ho ipotizzato fossero proprio quelli appena scritti sopra,  vorrebbe dire che avremmo, per la prima volta dopo il 1973 al Roland Garros (Bertolucci e Panatta), due azzurri nei quarti di finale contemporaneamente. Quarantanove anni dopo.

Quarantanove anni fa Bertolucci e Panatta erano capitati nello stesso quarto di tabellone, tanto è vero che se Bertolucci avesse battuto Nikki Pilic avrebbe poi incontrato Panatta e uno dei due sarebbe approdato alla finale. Invece Paolo perse in 4 set dal tennista jugoslavo (era di Split-Spalato, come Ivanisevic) che poi battè anche Panatta in semifinale e in tre set. Fu Ilie Nastase a dominare poi Pilic in finale: 6-3,6-3,6-0. Sia Panatta sia Bertolucci si sarebbero difesi meglio.

Questa volta in teoria sia Berrettini, battendo prima Carreno Busta e poi più probabilmente Monfils che non Kecmanovic, sia Sinner, superando prima De Minaur  e poi più probabilmente Tsitsipas che Fritz, potrebbero arrivare entrambi in semifinale da parti opposte del tabellone!

Sto scrivendo quel che scrivo non tanto all’insegna del sognare non costa nulla – perché sia chiaro che già battere per Matteo Carreno Busta e per Jannik  De Minaur davanti al suo pubblico sarebbero due grossi e per nulla scontati exploit – ma per raccontare un po’ di storia del tennis italiano. E aver modo di scrivere anche che se sono 49 anni che non abbiamo più visto due tennisti italiani insieme nei quarti d’uno Slam, sono 62 che non ne abbiamo due in semifinale ed è accaduto una sola volta, nel 1960 al Roland Garros. Accadde grazie a Nicola Pietrangeli che battè in semifinale il francese Robert Haillet 6-4,7-5,7-5, e a Orlando Sirola che nell’altra semifinale invece perse dal cileno Luis Ayala 6-4,6-0,6-2.

Dopo di che Pietrangeli, che aveva colto il primo trionfo mai conquistato da un italiano in uno Slam l’anno prima lì a Parigi battendo il sudafricano Jan Vermaak, si riconfermò campione vendicando l’amico e compagno di doppio superano Ayala in cinque set  3-6,6-3,6-4,4-6,6-3.

Carreno Busta non ha più talento di Carlos Alcaraz, ma, trentenne, è molto più esperto. Berrettini sa che non avrà vita facile. Nell’articolo di Stefano Tarantino trovate tutto quello che vorreste sapere sul match fra il tennista romano e quello spagnolo di Gijon che chiuderà la settima serata dell’Open d’Australia, a metà mattina nostra di questa domenica subito dopo la conclusione dell’attesa partita fra la n.1 del mondo e idolo locale Ashley Barty e l’americana Amanda Anisimova che ha messo k.o. la campione uscente del torneo Naomi Osaka.

Per Matteo già raggiungere i quarti anche in questo torneo, come già in tutti gli altri tre Slam, sarebbe già una grandissima soddisfazione – il primo italiano a riuscirci –  anche se legittimamente le ambizioni sue e del suo coach Vincenzo Santopadre mirano più in alto. I due sono persuasi che vincere uno Slam sia un obiettivo alla portata di Matteo, a prescindere dalla presenza di Novak Djokovic che lo scorso anno lo aveva battuto in tre Slam, Parigi, Wimbledon, New York.

Io non so se ce la farà. Ma perché ci riesca è fondamentale che ci creda lui. Ricordo bene le perplessità generali ad ascoltare Francesca Schiavone quando sui 24-25-26 ma anche 28 anni dichiarava di poter vincere un giorno uno Slam. Alla fine ha avuto ragione lei. Perché aveva il talento per riuscirci. Ma prima ancora perché ci credeva.

Intanto se dovesse battere Carreno Busta, a seguito della sconfitta di Rublev con Cilic, Matteo salirebbe a n.6 del mondo, scavalcando il best ranking di Corrado Barazzutti n.7, sempre che io non abbia sbagliato i calcoli.

Un altro che crede di riuscirci prima o poi a vincere uno Slam è certo anche Jannik Sinner. Nella breve intervista che mi ha concesso Marin Cilic ha detto che Jannik ha più margini di progresso rispetto a Berrettini. E’ normale che sia così, visto che fra i due azzurri ci sono 5 anni di divario anagrafico.

Intanto Jannik giocherà il suo quarto ottavo di finale, a 20 anni e 4 mesi, il più giovane dai tempi di Juan Martin del Potro, ma il primo in Australia. Mentre Berrettini non ha mai incontrato Carreno Busta Jannik ha affrontato due volte De Minaur che davanti al suo pubblico è certamente un osso duro, anche se lo scorso anno qui perse da Fognini e se questa sarà la prima volta anche per lui che gioca un match di ottavi all’Australian Open. Il miglior risultato di de Minaur in uno Slam risale all’US Open 2020, quando raggiunse i quarti e lì perse da Thiem che poi avrebbe vinto il torneo.

Sinner dovrà giocare certamente meglio che non contro Taro Daniel, perché de Minaur è più completo e non a caso è stato anche un top-20. Ma l’averlo battuto due volte in finale del torneo Next Gen di Milano e soprattutto in un torneo come quello di Sofia con le vere regole del circuito, gli dà un piccolo vantaggio psicologico – se poi fosse superstizioso…quei due tornei li ha vinti entrambi – che bilancia in parte l’avere il pubblico contro. Per inciso un pubblico capace di essere anche fortemente scorretto quando giocano i ragazzi di casa. Soprattutto nella sera australiana quando le birre possono aver avuto qualche effetto. Il pubblico non si è certamente comportato bene né in occasione del match Kyrgios-Medvedev né del match vinto dai “cinque K”  Kyrgios e Kokkinakis su Pavic-Mektic, la coppia croata n.1 del mondo. Sembra che alla fine di quel match reso incandescente dal pubblico incoraggiato, se non proprio aizzato, dai due australiani poco c’è mancato che negli spogliatoi non si sia venuti alle mani, protagonisti – pare – anche alcune persone del team croato.

Sinner è avvertito. Gli avevo chiesto se la cosa minimamente lo preoccupasse e lui mi ha risposto con l’abituale calma: “Mi è già capitato in due occasioni di giocare contro due tennisti che giocavano in casa e credo di sapere che cosa mi aspetta e come controllarmi”.

A volte Sinner ti dà proprio la sensazione di essere un ventenne comn la testa di un ventisettenne. Chissà, forse può avergli fatto un inconsapevole favore Daniil Medvedev quando ha tenuto con grande personalità a sottolineare che fargli buuuh, o siuuh o qualunque verso, fra la prima e la seconda di servizio, non era certo un modo corretto di sostenere il proprio tennista. Ha anche aggiunto: “Non è semplice controllare tutto il pubblico, è un compito non facile per l’arbitro”.

Ci vorrà un arbitro con personalità. Ma comunque credo che Sinner non si farà troppo intimidire e neppure distrarre. Questo anche se proprio il servizio non è il colpo più sicuro del tennista altoatesino. Con Taro Daniel in un set e mezzo ha ceduto la battuta 4 volte e i tifosi giapponesi, che erano abbastanza numerosi, non erano certo indisciplinati e maleducati come molti australiani presenti nella Rod Laver Arena. Ma la concentrazione di Sinner contro de Minaur sarà ben diversa. Ne sono certo che non avrà gli stessi alti e bassi, gli stessi cali di tensione.Facciamo tifo per un italiano alla volta. Prima Berrettini. E poi Sinner.

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