Olimpiadi Tokyo 2020: Zverev infrange i sogni di Golden Slam di Djokovic e va a medaglia

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Olimpiadi Tokyo 2020: Zverev infrange i sogni di Golden Slam di Djokovic e va a medaglia

TOKYO – Avanti di un set e di un break, Novak Djokovic si spegne e lascia campo ad Alexander Zverev, che si giocherà la medaglia d’oro con Karen Khachanov

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Alexander Zverev - Olimpiadi Tokyo 2020 (via Twitter, @Tokyo2020)

[4] A. Zverev b. [1] N. Djokovic 1-6 6-3 6-1

Non ci sarà il Golden Slam di Novak Djokovic, non ci sarà per il serbo nemmeno la finale per l’oro nel torneo olimpico di singolare (Nole deve ancora giocare la semifinale del doppio misto in coppia con la Stojanovic). Fa rumore la sua sconfitta nella semifinale odierna contro Alexander Zverev, soprattutto perché Nole conduceva 6-1 3-2 e servizio e sembrava oramai pronto a dare la spallata definitiva al suo avversario e involarsi verso la finale per l’oro di domenica.

E invece è accaduto quello che nessuno si aspettava, Zverev ha recuperato immediatamente il break e da quel momento Djokovic è uscito dal match. Il tennista serbo ha perso dieci degli undici giochi successivi, ha iniziato ad innervosirsi e ha letteralmente lasciato andare la partita. Cosa è successo a Nole? Il serbo si concederà alle interviste dei media solo dopo la semifinale del doppio misto quindi dovremmo attendere un po’ per capire cosa si nasconde dietro questo clamoroso blackout odierno del nr. 1 del mondo.

 

Detto questo vanno fatti i complimenti ad Alexander Zverev, che ha creduto sempre nella vittoria finale e che nonostante un primo set perso nettamente non ha mai smesso di lottare, ribaltando con merito un incontro ormai compromesso. Il tedesco è apparso molto soddisfatto a fine partita: “Non so quali possano essere le cause del suo calo dal secondo set in poi, dovrete chiederlo a lui. Io ho iniziato ad essere più aggressivo e questo atteggiamento ha pagato. Per la verità non aveva giocato male nemmeno prima, ma non ero riuscito ad esser incisivo”. Poi aggiunge: Sono orgoglioso di aver vinto una medaglia per la Germania. Questo è uno dei momenti più belli della mia carriera, forse il più bello in assoluto, perché stavolta non sto giocando solo per me stesso o per la mia famiglia, ma anche per gli altri atleti presenti qui e per chi guarda da casa”. In quanto a Djokovic dichiara: Gli ho detto che è il più grande di sempre, perché alla fine sarà quello con più Slam, con più Masters 1000 e con più settimane da numero uno, sono sicuro al 99% che sarà così. So che stava cercando di fare il Golden Slam, ma non puoi vincere sempre; sono contento di riuscire a batterlo di tanto in tanto

PREVIEW – Sfida numero nove tra Nole Djokovic e Sascha Zverev. Il serbo conduce 6-2 nei precedenti ma il tedesco non vince dalle Finals 2018 a Londra. Ultima sfida quest’anno nei quarti di finale di Melbourne, Djokovic al termine di una bella battaglia si impose in quattro set.

IL MATCH – Djokovic vince il sorteggio e decide di servire. La qualità del gioco appare subito molto alta, si prospetta una bella sfida dopo i tanti match anonimi dei giorni passati. Zverev sembra molto centrato e si procura una palla break nel gioco d’apertura, Nole risponde con tre servizi vincenti e mantiene la battuta. Molta stampa oggi sugli spalti, dopo il deserto dei turni precedenti si respira (finalmente) un’aria diversa. Piovono vincenti da una parte e dall’altra, Djokovic inizia a macinare il suo gioco e Zverev fatica a stargli dietro. Nole tiene due volte il servizio ai vantaggi e breakka ma il tedesco sia nel quarto gioco (complici un doppio fallo e due brutti gratuiti) che nel sesto per un 5-1 che ipoteca il primo set. Djokovic chiude il parziale con due ace al secondo set, point per un netto 6-1 dopo 37 minuti.

Parafrasando un famoso detto, fino a questo momento si può dire che il tennis è quel gioco nel quale si gioca uno contro uno ma alla fine vince sempre Djokovic. Perché entrambi chiudono con un saldo positivo vincenti/gratuiti il primo set (11-5 Nole, 10-6 Zverev) ma quando i punti pesano li fa tutti il serbo, impressionante per stato di forma fisica e convinzione dei propri mezzi.

Il secondo set comincia sulla falsariga del primo, Zverev tiene il servizio e va subito a palla break nel gioco successivo, Nole si salva con l’aiuto del servizio e tiene la battuta. Il refrain non cambia, Zverev gioca bene ma non ha la stessa continuità di Nole e nonostante il clan tedesco provi a spingere il proprio beniamino sono i serbi a gioire quando c’è il break di Djokovic nel quinto gioco. Ti chiedi cosa possa impedire al n. 1 del mondo di portare a casa questa partita ed ecco che la risposta te la dà Zverev: immediato contro-break quando meno te lo aspetti, oltretutto a zero. Il tedesco insiste, battuta tenuta a zero, 4-3 Germania. Nole è improvvisamente sparito dal campo, ha perso ritmo, sembra un altro giocatore. Altro break di Zverev, 5-3 per Sascha che serve per il set. Nole va 0-30 ma il suo avversario recupera e pareggia i conti. Nonostante fosse impossibile da prevedere appena venti minuti fa, siamo un set pari.

Pausa come da regolamento di dieci minuti. Oggi il caldo si fa sentire, soprattutto l’umidità (75%), portata dalla copiosa pioggia caduta in mattinata. Djokovic è l’unico dei due a uscire dal campo ma quando rientra le cose non cambiano. Subito break Zverev, Nole inizia a innervosirsi e grida verso il proprio angolo. Il game successivo rappresenta la sliding doors del set e probabilmente dell’intero incontro. Djokovic ha quattro palle break ma le spreca tutte e Zverev allunga, 2-0 e servizio. Djokovic esce letteralmente dalla partita, ciondola per il campo, azzarda serve&volley senza costrutto e perde un altro servizio. Sul 4-0 tedesco la partita è praticamente finita. Zverev chiude 1-6 6-3 6-1 dopo 2 ore e 5 minuti di gioco, svegliando il serbo dal sogno del Golden Slam. In finale affronterà Karen Khachanov, 2-2 i precedenti, l’ultimo giocato nel 2019 al Masters Series di Montreal e vinto dal russo

Alexander Zverev e Novak Djokovic – Olimpiadi Tokyo 2020 (via Twitter, @atptour)

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Piatti: “Sinner tiene moltissimo alla maglia azzurra. Alle 3 di notte era a giocare il doppio”

Sul Messaggero il coach di Jannik parla della stagione e del futuro: “Durante il lockdown gli ho fatto vedere i filmati dei Big 3 per imparare a gestire ogni fase del match”

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Jannik Sinner - Finale Coppa Davis Torino 2021 (Photo by Jose Manuel Alvarez / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

La stagione dei tennisti italiani si è purtroppo conclusa. Diciamo “purtroppo” perché la Davis Cup by Rakuten è ancora in corso, ma la selezione azzurra si è fermata ai quarti di finale, sconfitta dalla Croazia di Cilic e del miglior doppio del mondo Mektic/Pavic. Inizia dunque leggermente in anticipo l’off season e con essa il tempo dei bilanci. Vincenzo Martucci ha intervistato Riccardo Piatti, coach di Jannik Sinner, per il Messaggero, cercando di fare il punto sulla stagione dell’italiano a partire proprio dall’ultimo appuntamento, quello della Coppa Davis, nella quale Jannik ha vinto tre singolari e perso due doppi, incluso quello decisivo contro i croati nei quarti.

Sinner, solitamente molto pacato e quasi algido in campo, si è lasciato coinvolgere dal clima Davis e ha spesso chiamato il sostegno del pubblico di casa. La cosa però non ha sorpreso Piatti, che conosce bene il proprio pupillo. “Lui è proprio così: un ragazzo che ama questo sport e si diverte a giocarlo. Quando è all’Accademia di Bordighera si ferma a giocare coi più giovani, con mio figlio Rocco e gli altri ragazzi anche a calcio e a basket. Gli viene spontaneo.”

Il coach stronca subito anche ogni polemica riguardo alla scelta di Sinner di non prendere parte alle Olimpiadi di Tokyo. “È ridicolo pensare che Jannik non sia italiano al 100%: tiene moltissimo alla bandiera e alla maglia azzurra, a Torino s’è visto come comunichi col pubblico e ami coinvolgerlo. È stato onesto come sempre: prima non si sentiva pronto, era stanco, ha fatto quello che ha ritenuto giusto. Infatti, eccolo giocare alle tre di notte per provare il doppio insieme a Fognini. Ecco lo Jannik di Torino.”

 

Contro Cilic, Sinner ha dimostrato ancora una volta di saper emergere dalle difficoltà e di poter ribaltare match nei quali le cose non funzionano sempre nel modo migliore. Questo è uno degli aspetti su cui coach Piatti ha lavorato di più con Jannik, perché come si sa il tennis non è solo questione di saper tirare dritto o rovescio. “Durante il lockdown gli ho fatto vedere tanti filmati di Federer, Nadal e Djokovic nelle finali importanti, ma non nelle fasi in cui hanno giocato bene e hanno vinto con tre vincenti uno dietro l’altro, ma quelle in cui giocavano male. Così Jannik sa che anche a una campione può succedere: fa parte del gioco, del mentale, del tennis. A lui non deve succedere. All’ingresso del Piatti Tennis center c’è scritto: “Non siamo qui per risolvere i problemi ma per crearveli”. Non è lui la mosca bianca, sono gli altri gli anormali, quelli che non arrivano al100 del mondo e ne avrebbero le possibilità: si sono creati un sacco di problemi, mentre in realtà basta essere semplici, riflettere sulle sconfitte, chiedersi perché e come si può migliorare. Anche quella contro Tiafoe rimarrà impressa a Jannik, come la Davis: ha vissuto l’esperienza per la sua nazione, per la squadra.”

Riguardo all’esperienza del doppio, Piatti è piuttosto soddisfatto e continuerà a consigliare (se non a obbligare) Jannik di giocarlo per poter migliorare sotto rete. “È stata una delle cose che ha fatto meglio quest’anno: con Hurkacz, Bolelli, Feliciano Lopez, Opelka col quale ha vinto Atlanta, Korda, ancora Hurkacz. Voglio che provi con compagnia diversi, che giochi tanti servizio-volée, che impari a venire avanti a giocare la volée bassa.” Ora però è tempo per il meritato riposo, tanto per Jannik quanto per Piatti e il suo entourage, così da potersi concentrare al meglio sulla stagione 2022. “Per dieci giorni riposa e noi dello staff non lo vogliamo vedere: ci porta via tanta energia, vuole giocare, vuole sempre fare qualcosa… Poi preparazione a Montecarlo e il 27 si parte per l’Australia.”

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ATP Cup 2022, arrivano le prime rinunce: out Nadal e Alcaraz

Importanti le assenze per gli spagnoli che, secondo quanto annunciato da “Marca” dovranno fare a meno anche di Marcel Granollers

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Rafael Nadal - ATP Cup 2020 (via Twitter, @ATPCup)

Il 2021 tennistico è alle sue battute conclusive. Le fasi finali della Coppa Davis che si giocheranno a partire da oggi e per i prossimi giorni, sono nella sostanza il match point di una stagione intensa e complicata ma che ha rivisto i primi segni di normalità dopo il buio del 2020. È tempo di guardare avanti e puntare lo sguardo a ciò che arriverà e a quella che sarà la stagione 2022, già alle porte, e che avrà il proprio punto di partenza con la ATP Cup, competizione per nazioni che punta a minare le certezze storiche della Davis, messe negli ultimi anni in discussione da una formula che divide le opinioni di chi gravita intorno al mondo del tennis.

Ed è proprio in riferimento all’ATP Cup che si segnalano, per il team spagnolo, le prime grandi rinunce. Il presente ed il futuro del tennis iberico, declinati nelle figure di Rafael Nadal e Carlos Alcaraz, hanno annunciato il proprio forfait e non parteciperanno al torneo che avrà luogo a Sydney nei primi nove giorni del nuovo anno. La notizia è stata data dal quotidiano spagnolo “Marca” che ha anche annunciato la non partecipazione del miglior doppista spagnolo, Marcel Granollers. Le sorti del team saranno dunque affidate a Pablo Carreno Busta, Roberto Bautista Agut e, probabilmente, a quel Feliciano Lopez che ha quasi da solo battuto la federazione russa in Davis, guadagnandosi con merito le luci di una ribalta che continuerebbe a meritare anche all’ATP Cup.

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Mondo Futures: i giovani britannici sugli scudi

Sconfitte in finale per due azzurri: Acquaroli e Brugnerotto

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ITF World Tennis Tour logo (foto via Twitter, @ITF_Tennis)

M15 CAIRO (EGY, terra rossa) – VINCITORE: Felix Gill

È Felix Gill (n.614 ATP) il vincitore del torneo del Cairo: il mancino da Birmingham, 19 anni, può finalmente brindare al primo successo tra i pro dopo due finali per lui infauste, l’ultima delle quali appena un mese fa ad Antalya. Ex Top-30 tra gli juniores, Gill ha all’attivo anche qualche apparizione Challenger e soprattutto una partita vinta alle scorse qualificazioni di Wimbledon: bravo a superare in semifinale la tds numero 5 Simone Roncalli e soprattutto in finale l’altro azzurro Gianluca Acquaroli, che a 27 anni compiuti si regala una settimana da sogno e, partendo dalle qualificazioni, arriva a giocarsi la prima finale della carriera. Purtroppo per lui, gli manca l’acuto finale e deve cedere 7-6(4) 6-2.

Raggiunto al telefono l’empolese ci ha detto: “Purtroppo avevo già giocato sei incontri in una settimana e sono arrivato alla finale molto stanco. Così ero poco reattivo e soprattutto non lucido nelle scelte, ma nonostante questo il primo set si poteva anche portare a casa. Poi nel secondo il mio avversario è salito di livello e per me non c’è stato scampo“. Sfortunato il seeding numero 1 Duck-hee Lee (n.390 ATP), costretto al ritiro ai quarti mentre era in pieno controllo del suo match contro Jonathan Gray. Bene Edoardo Zanada, fermato da Acquaroli ai quarti, mentre Roggero, Speziali e Tomasetto sono sconfitti all’esordio.

M15 HERAKLION (GRE, cemento) – VINCITORE: Jack Pinnington Jones

Il secondo giovanotto britannico alla ribalta della settimana è Jack Pinnington Jones (n.658 ATP): del 18enne proveniente dalla contea del Surrey in verità ne abbiamo già parlato in precedenza, in occasione del suo primo successo ad Antalya poco più di un mese fa. Non è una novità ormai trovarlo nelle fasi finali dei tornei, mentre impressiona la capacità di vincere su più superfici; in particolare ad Heraklion, l’ex numero 6 tra gli juniores ha lasciato un solo set per strada, segno di grande duttilità. Di certo Andy Murray sa scegliersi bene i protetti, visti i risultati della nuova generazione di tennisti Made in UK; a proposito di giovani promettenti, l’avversario in finale di Jones è Nicholas David Ionel (n.435 ATP), vincitore di ben quattro tornei due anni fa, all’età di 17 anni, che per una volta sembra aver ritrovato lo smalto dei suoi giorni migliori.  Nessun italiano al via.

M15 GUATEMALA (GUA, cemento) – VINCITORE: Colin Sinclair

A fare compagnia ad Acquaroli nella poco invidiabile statistica di finali perse è l’altro italiano Marco Brugnerotto (n.805 ATP), che torna dopo poche settimane a giocarsi una vittoria finale ma la sfiora soltanto, contro il rappresentante delle Isole Marianne Colin Sinclair (n.682 ATP). Nativo della bellissima Saipan e proveniente da un Paese non di certo usuale per il mondo del tennis, il classe ’94 torna alla vittoria a distanza di quasi tre anni, una sensazione che però è solito provare in Coppa Davis, dove vanta un record di 17 vittorie su 18 incontri totali, dato abbastanza prevedibile visto il livello non eccelso della divisione pacifica. Nulla da fare dunque per Marco Brugnerotto, che ci ha abituato a vederlo protagonista nei tabelloni più esotici del circuito ITF: il mancino di Varese siamo sicuri proverà ancora a trovare la gloria personale quest’anno. A sorpresa, non è stato però l’unico ad essersi sobbarcato la trasferta in Guatemala, in quanto la pattuglia azzurra era piuttosto nutrita al via: Filippo Moroni è sconfitto al secondo turno dalla tds numero 1 Ricardo Rodriguez, mentre Claverie e Carnevale-Miino perdono all’esordio.

 

In chiusura, riportiamo le vittorie di Daniel Michalski (n.419 ATP), che ad Antalya ha trovato una seconda casa e vince il suo secondo torneo in due settimane, il terzo nel giro di un mese; il 19enne Guy Den Ouden (n.587 ATP) si conferma in grande crescita ed a Monastir vince il suo trofeo numero quattro del 2021. Suo coetaneo, Alibek Kachmazov (n.490 ATP) vince nella sua Kazan, mentre Zsombor Velcz (n.833 ATP) ed un altro giovane promettente, Andrew Paulson (n.667 ATP) mettono la firma per la prima volta quest’anno rispettivamente a Gurugram ed Ostrava. Infine, Nam Hoang Ly (n.638 ATP) raddoppia a Cancun.

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