La quarta giornata di Wimbledon conferma la tendenza delle tre precedenti: le teste di serie magari soffrono, rischiano, ma poi alla fine quasi sempre riescono ad avere la meglio. Oggi ne è caduta solo una, la numero 15 Shnaider, mentre tutte le altre sono passate al terzo turno.
Cominciamo quindi dall’unica eliminazione eccellente, quella di Diana Shnaider, la recente semifinalista del Roland Garros. A estrometterla è stata la “russa d’Italia” Ljudmila Samsonova (6-4 4-6 6-2). Samsonova è nata a Olenegorsk, ma si allena a Roma da molti anni. Confesso di non avere seguito il match, che si è disputato in contemporanea con quello di Tyra Grant. Per questo mi limito a un ragionamento generale: Samsonova negli ultimi mesi era uscita dalla prime 30 del ranking (ora è n. 41) a causa di una prima metà d’anno molto difficile, sintetizzata da questi numeri: 7 vittorie e 16 sconfitte. Mai nelle ultime dieci stagioni le era capitato di andare sotto il 50% di successi rispetto alle partite disputate. In sostanza quella dei mesi scorsi non era la solita Samsonova. Ricordo che parliamo di una giocatrice che ha come best ranking il numero 12. Premesso tutto questo, non è così sorprendente che ora dia segnali di recupero della forma migliore; e la Samsonova in forma è in grado di battere un’avversaria come Shnaider.
Sono invece andate avanti spedite le prime due teste di serie della parte bassa di tabellone: Swiatek (numero 3) e Rybakina (numero 2). Swiatek ha sicuramente compiuto un passo avanti nella qualità di gioco rispetto al primo turno. La campionessa in carica del torneo ha sconfitto 6-1 6-3 la finalista di Wimbledon 2021 Karolina Pliskova. Al di là del fatto che ogni avversaria fa storia a sé e quindi anche il suo valore determina i risultati, la sensazione è che in questo secondo turno Swiatek fosse molto più tranquilla in campo.
Sicuramente il match di esordio in uno Slam, che arriva dopo una lunga attesa e una preparazione mirata all’evento, è particolarmente carico di tensioni. Ma sono convinto che anche lo status dell’avversaria influisca. Provo a spiegare la mia idea, che naturalmente si può anche non condividere: per una giocatrice come Swiatek perdere da Townsend è più difficile da digerire che perdere da Pliskova. Perché per quanto oggi Karolina non sia più la giocatrice di vertice di qualche stagione fa, rimane comunque una ex numero 1 del mondo capace di raggiungere finali Slam. Ecco, penso che per Swiatek risulti psicologicamente meno pesante perdere da una giocatrice con questo curriculum che da una avversaria con il curriculum di Townsend. Questa percezione aiuta a stemperare la tensione durante il match; e di conseguenza si gioca meglio.
Non mi aspettavo che Rybakina vincesse addirittura 6-1 6-2 contro Caty McNally. Ricordo che nell’edizione 2025 McNally era stata l’unica in grado di togliere un set a Swiatek lungo la sua marcia trionfale ai Championships. Dopo avere visto le titubanze del primo turno di Rybakina contro Boisson, ho avuto il dubbio addirittura che potesse scapparci l’upset. In questi casi sono contento di non essere uno scommettitore: mi interessa controllare le quote per avere un punto di vista numerico sulle possibilità delle contendenti, ma oltre preferisco non andare.
Chi invece ha rischiato qualcosa è stata Amanda Anisimova (tds 6), finalista qui a Wimbledon lo scorso anno. Anisimova ha avuto bisogno del supertiebreak per superare il turno contro Sofia Kenin (6-2 4-6 7-6). Amanda è partita sicura, ma poi nel secondo set ha perso la misura dei colpi; in particolare si è spesso lamentata, tra sé e sé, del rendimento del dritto. A inizio terzo set si è trovata due volte sotto di un break, ma dal 3-3 ha sempre tenuto agevolmente i propri turni di servizio. E anche il supertiebreak non ha avuto molto pathos, visto che è terminato 10-3.
Nell’intervista sul campo post-partita Anisimova ha dichiarato, comprensibilmente, di non essere soddisfatta per come ha giocato, ma una cosa positiva l’ha aggiunta: “Oggi devo ringraziare il mio servizio. Oggi mi sono scoperta una grande servitrice”. I dati le danno ragione: nel corso del match ha sfornato addirittura 20 ace: 5 nel primo, 6 nel secondo, e ben 9 nel terzo. I dati sono questi e sono incontrovertibili, ma sommessamente faccio notare che Kenin è ormai conosciuta per essere una giocatrice che subisce molti più ace rispetto alla media del circuito. Non ci credete? Fate un esperimento: provate a verificare i tabellini di un torneo di una giocatrice che ha superato diversi turni e che abbia anche affrontato Kenin; quasi sempre troverete proprio nel match disputato contro Sofia la proporzione più alta di ace per punti giocati al servizio. E l’aspetto interessante è che questa attitudine a subire più ace della media, Kenin l’aveva anche nelle sue stagioni migliori, quelle in cui è arrivata a vincere titoli importanti, Slam inclusi.
Chiudiamo con le due giocatrici italiane ancora in corsa. Jasmine Paolini ha sconfitto in due set Victorjia Golubic (7-6, 6-4). A parte trovate la cronaca, qui sottolineo un paio di temi piuttosto inusuali proposti dal match. Il primo è che abbiamo assistito a una partita piena di break: servizio e risposta non hanno fatto la differenza, dunque quasi sempre il punto si è deciso dopo essere entrati nello scambio. Ma il dato più sorprendente è quello delle discese a rete: 27 per Golubic, ben 36 per Paolini. E visto che si sono giocati 23 game non è difficile capire quanto abbiano influito i movimenti sulla verticale. Ma attenzione: piuttosto raramente le giocatrici sono andate avanti perché obbligate da una palla corta avversaria; quasi sempre sono state loro a prendere l’iniziativa. Jasmine ha volleato benissimo, chiudendo con 25 punti vinti su 36, cioè il 69%. Davvero un dato che ha inciso sull’andamento della partita.
La seconda italiana ancora in corsa era Tyra Grant. Dopo l’impresa contro Katie Boulter, questa volta non è riuscita a superare lo scoglio del secondo turno e le insidie proposte dalla testa di serie numero 21 Marie Bouzkova. 7-5 6-4. Tra le due giocatrici sul piano anagrafico ci sono dieci anni di differenza (Grant è del 2008, Bouzkova del 1998) ma se il confronto si sposta sulla frequentazione dei grandi palcoscenici, la differenza si amplia ulteriormente. E direi che in questo match il gap di esperienza è emerso tutto.
Bouzkova è una giocatrice che ha costruito quasi tutti i suoi successi su un tennis di reazione: è cioè abituata a lasciare la prima mossa all’avversaria per poi muoversi di conseguenza. È in grado di far giocare a chi ha di fronte il famoso “colpo in più” che a lungo andare può trasformarsi in un errore. Faccio un esempio concreto in proposito: nel 2022 aveva vinto la finale del torneo di Praga contro Potapova senza mettere a segno vincenti; un 6-0 6-3 frutto di appena 8 errori non forzati ma anche, appunto, zero vincenti. In sostanza, è quel tipo di giocatrice capace di far giocare male chi ha di fronte, e raccogliere i frutti.
Anche Grant, dopo un avvio molto positivo (e un break di vantaggio) è finita per cadere nella rete di Marie. Per la verità sin dall’inizio Tyra ha avuto problemi con la seconda di servizio: 11 doppi falli in un match di due set non sono pochi, e diventa difficile riuscire ad assorbirli nel bilancio complessivo del punteggio senza danni. Ma oltre a questo Bouzkova ha vinto la gran parte degli scambi più complessi e articolati, in particolare quelli collegati a dei drop shot interlocutori che hanno portato a dei corpo a corpo ravvicinati. Ma questo genere di problemi mi sembrano perfettamente fisiologici, e partite come queste fanno parte di un processo di crescita e apprendimento quasi inevitabile per una giocatrice tanto giovane.
Rimangono comunque gli aspetti positivi mostrati nel torneo: la capacità di sfornare vincenti da molte parti del campo e con colpi differenti, e la sensazione che se continuerà a giocare a questi livelli è già pronta per la fascia di classifica che consente di entrare direttamente negli Slam. Al momento i risultati di Wimbledon la porteranno attorno alla posizione 135-140. Mancano una cinquantina di posti per raggiungere l’obiettivo: non sarà facile, ma neanche impossibile.
