I segreti di un campione: Matteo Berrettini

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I segreti di un campione: Matteo Berrettini

Esploriamo insieme le caratteristiche di gioco del finalista di Wimbledon. Ovviamente tutto parte dal servizio: col 58% sulla seconda, Matteo vince sempre

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Matteo Berrettini a Wimbledon 2021 (Credit: AELTC/Florian Eisele)
 
 

Dopo Tsitsipas e Zverev, in questo nuovo articolo per la rubrica “I segreti di un campione” ci occupiamo di un tennista che ha saputo, specie nel 2021, essere la punta di diamante del movimento tennistico italiano e che sta vivendo una stagione da sogno, con già cinque titoli ATP vinti da tre giocatori diversi (lo stesso Berrettini, Sinner e Sonego).

Cercheremo di inquadrare i punti di forza di Matteo Berrettini, così come quei possibili ulteriori margini di miglioramento che potrebbero forse consentirgli di sognare, se possibile, ancora più in grande.

PALMARÈS

È nel 2017 che il ventunenne Berrettini, dopo essersi aggiudicato il suo secondo titolo Futures a Oberentfelden superando per 6-2 6-4 la prima testa di serie Laurent Lokoli, riceve una wild card che gli consente di fare il suo esordio nel circuito ATP agli Internazionali d’Italia. Il tabellone lo vede opposto all’allora numero 1 italiano Fabio Fognini, che lo sconfigge in due set con il punteggio di 6-1 6-3.

 

Il talento di Berrettini, però, così come la sua forza fisica, non sono in discussione, e i risultati non tardano ad arrivare. Nella stagione successiva, proprio a inizio anno (2 gennaio 2018) conquista la sua prima vittoria ATP, superando in tre set un cliente difficile come Viktor Troicki. A Indian Wells costringe Medvedev al terzo set. Dopo aver esordito a livello Slam nel Roland Garros, superando i primi due turni e cedendo a Thiem al terzo, si aggiudica, il 29 luglio 2018, il suo primo titolo ATP, a Gstaad. Chiuderà la stagione alla posizione numero 54 del ranking, con un balzo di 81 posizioni rispetto alla stagione precedente.

La cavalcata di Berrettini sembra inarrestabile: nel corso del 2019, si aggiudica altri due titoli ATP 250 (a Budapest e a Stoccarda) e, soprattutto, con una vittoria all’ultimo respiro su Monfils, si qualifica per la prima volta per una semifinale Slam, a Flushing Meadows. Chiude la stagione all’ottavo posto in classifica mondiale, qualificandosi per le ATP Finals. Non supera il round robin, ma è il primo italiano a vincere un incontro alle Finals (si tratta del terzo match del girone, purtroppo ormai ininfluente, in cui supera Thiem in due set).

Complice la pandemia di COVID-19, che costringe a un calendario ridotto, la stagione 2020 è più avara di successi. Si ricorda, soprattutto, l’approdo ai quarti di finale degli Internazionali d’Italia: forse un’occasione perduta, anche se non era facile avere ragione di uno specialista della terra come Ruud, che vince in tre set.

Il 2021, dopo la finale di ATP Cup, comincia con il piede sbagliato: Berrettini si infortuna durante il match di terzo turno dell’Australian Open con Karen Khachanov. Riesce comunque a portare a termine vittoriosamente l’incontro, ma è costretto al forfait nel match di ottavi di finale, che lo avrebbe visto opposto a Tsitsipas. Il rientro non è dei migliori: a Monte-Carlo, Davidovich Fokina lo sconfigge in due set.

Da quel momento in poi però, Matteo ritrova la vena dei giorni migliori. Vince l’ATP 250 di Belgrado 1, per la prima volta raggiunge la finale di un torneo Master 1000 a Madrid (facendo sudare la vittoria a Zverev) e, soprattutto, dopo i quarti di finale a Parigi, è il primo italiano nella storia a vincere il torneo del Queen’s (ATP 500) e a conquistare la finale nel torneo di Wimbledon. Non solo, ma riesce a strappare il primo set a una vera e propria leggenda come Novak Djokovic, che conquisterà proprio a Wimbledon il suo ventesimo titolo Slam in carriera.

Purtroppo, Matteo subisce un altro infortunio ed è costretto a rinunciare all’avventura olimpica. Naturale però che, al suo rientro, molti occhi siano puntati su di lui, specialmente vista la crisi vissuta da Djokovic a Tokyo. Ma quali sono le caratteristiche tecniche che distinguono il gioco di Berrettini e che gli consentono ormai di soggiornare con una certa stabilità nella Top 10 dei tennisti a livello mondiale?  

UNO SGUARDO D’INSIEME

Prima di approfondire l’analisi alla ricerca di pattern vincenti e perdenti, cerchiamo di averne una visione d’insieme, inquadrando lo stile di gioco di Matteo con una serie di statistiche relativi agli Slam i cui valori medi sono mostrati in Figura 1, separatamente per superficie di gioco.

Figura 1. Statistiche medie di gioco per Matteo Berrettini, match di singolare in tornei del Grande Slam

Possiamo osservare, in primo luogo, come il saldo tra ace e doppi falli sia decisamente positivo su tutte le superfici: la cosa naturalmente non ci stupisce, dato che Matteo ha nel servizio la sua principale (ma non unica) arma offensiva. Analizzando invece il saldo tra vincenti ed errori non forzati possiamo apprezzare come, caratteristica storicamente inusuale per un tennista italiano, Matteo si esprima al meglio sull’erba.

Da non dimenticare però come, su ogni superficie (anche se in misura diversa) il tennista romano sappia procurarsi più palle break di quelle che concede, e il fatto che questo saldo sia particolarmente positivo sulla terra battuta, la superficie più lenta, su cui è più difficile ottenere punti diretti col servizio, la dice lunga sulla completezza del suo gioco.

Un secondo set di statistiche, mostrato in Figura 2, può esserci d’aiuto nel farci un’idea ancora più precisa:

Figura 2. Ulteriori statistiche medie di gioco per Matteo Berrettini, match di singolare in tornei del Grande Slam

Notiamo, in particolare, oltre a una percentuale di prime in campo mediamente superiore al 60%, anche l’eccellente rendimento sia della prima che della seconda palla di servizio. Assistendo ai match di Berrettini, specialmente nei momenti più delicati, si sarebbe in effetti tentati di definire la sua seconda palla di servizio come la migliore dell’intero circuito, non solo per potenza ma anche e soprattutto per varietà. Il rendimento infatti è superiore al 50% su tutte le superfici e, soprattutto, il servizio (direttamente o indirettamente, anche con la seconda) consente molto spesso a Matteo di cavarsi d’impaccio quando deve fronteggiare una palla break, come dimostra ad esempio l’impressionante statistica sulla percentuale di palle break salvate sulla terra (superiore all’80%).

Fino a questo momento, ci siamo concentrati sul gioco di Berrettini esaminando un aspetto alla volta: proviamo ora invece, con l’aiuto della tecnologia, a considerare più aspetti contemporaneamente, ovvero a sviluppare un’analisi multivariata.

I PATTERN PIÙ SIGNIFICATIVI DEL GIOCO DI BERRETTINI

In particolare, ci chiederemo quale o quali tra le varie statistiche di gioco (che rappresentano le nostre variabili di input) si rivelino decisive, e in che modo, rispetto alla vittoria o alla sconfitta nel match (che rappresenta la nostra variabile di output). Impostiamo cioè, in altre parole, un problema di classificazione. Per maggiore chiarezza, faremo in modo che l’algoritmo di classificazione utilizzato restituisca automaticamente, sulla base delle variabili a disposizione, un modello costituito da un insieme di regole che rappresentano i pattern statisticamente più significativi che conducono Berrettini alla vittoria o alla sconfitta.

Di seguito, illustriamo le tre regole più significative così calcolate:

  1. Se Berrettini mette a segno in media almeno 2.2 vincenti per set più dell’avversario e commette mediamente non oltre 5.5 errori non forzati più dell’avversario, allora vince il match”. Il pattern è piuttosto generale, ed estremamente preciso: si verifica nell’80% dei match vinti da Berrettini in tornei del Grande Slam (ovvero in 24 partite) e in nessuna delle 12 sconfitte.
  2. Se Berrettini vince più del 58% di punti con la seconda di servizio, allora si aggiudica la partita”. Il pattern è un po’ meno generale, ma estremamente preciso: si è verificato in 19 casi e, in tutti e 19, Berrettini ha vinto il match.
  3. Se Berrettini non ha una percentuale di punti vinti sulla prima migliore del proprio avversario e non si procura almeno 12 palle break, viene sconfitto”. La regola in questo caso è particolarmente forte: si è verificata, fino a oggi, undici volte. Si tratta di undici tra le dodici occasioni in cui il tennista italiano è stato sconfitto.

Sulla base di regole come queste, considerando che quanto più una caratteristica del gioco compare come condizione rilevante all’interno di tali pattern, tanto più potremo definirla un elemento-chiave del gioco del campione italiano. Potremo quindi, sulla base dei dati, stilare un feature ranking, ovvero una sorta di classifica dei vari aspetti del gioco, distinguendo quelli che, in misura maggiore, da soli o in combinazione con altri, si rivelano decisivi.

Figura 3. Feature ranking associato ai match di Grande Slam di Berrettini. La lunghezza della barra rappresenta la rilevanza della feature, la direzione rappresenta il verso della correlazione (diretta per barre che si sviluppano verso destra, inversa per barre che si sviluppano verso sinistra)

Come possiamo osservare in Figura 3, le due statistiche più rilevanti, da sole o in combinazione con altre, sono relative al servizio: si tratta della differenza tra la percentuale di punti vinti con la prima di Berrettini e del suo avversario (feature più importante) e della stessa differenza in percentuale di punti vinti con la seconda in campo (seconda feature in ordine di importanza).

Possiamo interpretare la cosa in questo modo: se Berrettini si impone nei game di servizio più di quanto non riesca a farlo il suo avversario, allora si avvicina alla vittoria. In effetti, assistendo alle partite del numero 1 italiano, si ha l’impressione, nelle sue giornate di maggiore forma, che l’avversario non abbia quasi chance di strappargli il servizio, non soltanto per il numero di ace (che infatti non figura tra i cinque elementi più significativi) ma quanto perché, se l’avversario si limita a giocare una palla lenta, non particolarmente pericolosa, anche sul lato sinistro di Berrettini, il tennista italiano gira intorno alla palla e può indifferentemente giocare un vincente in lungolinea o colpire con l’inside-out. Non solo: si serve spesso anche della palla corta, arma usata molto raramente (e, a dire il vero, non molto efficacemente) da un giocatore a cui è stato spesso paragonato, vale a dire Andy Roddick.

Ed è questa facilità e varietà di colpi, oltre alla presenza di un ottimo rovescio in back (arma difensiva e non solo) a rendere probabilmente improprio il paragone fra i due. Certo: lui e l’americano hanno in comune la capacità di generare grandi velocità di palla con il servizio e con il dritto, oltre a una certa predilezione per l’erba (Roddick è stato tre volte finalista a Wimbledon, sempre sconfitto da Federer, e proprio a Wimbledon anche Matteo ha centrato la sua prima finale Slam).

Tuttavia, Berrettini, anche attraverso il suo rendimento sulla terra battuta (ha già raggiunto i quarti a Parigi a venticinque anni, mentre Roddick non andò mai oltre gli ottavi, centrati nel 2009) dimostra di poter vincere anche con altre armi, specialmente se riesce a essere concentrato e preciso. Non a caso, la terza caratteristica in ordine di importanza nel feature ranking rappresenta la differenza media per set in termini di errori non forzati rispetto all’avversario. Naturalmente, in questo caso, la correlazione è inversa: tanto meno Berrettini sbaglia rispetto all’avversario, tanto più è probabile che si aggiudichi la vittoria.

Anche la quarta e la quinta feature vanno in questa direzione, mostrando quanto sia importante (e possibile) per Berrettini crearsi e sfruttare delle occasioni in risposta. La quarta feature misura infatti la differenza, in termini di percentuale di trasformazione delle palle break, rispetto all’avversario, mentre la quinta feature misura la pura e semplice percentuale di trasformazione delle palle break di Berrettini, prescindendo dal rendimento dell’avversario.

Non soltanto servizio quindi, e non soltanto potenza. Se Berrettini sta bene fisicamente, forte anche di una consapevolezza dei suoi mezzi che viene da risultati sempre più importanti, può essere un cliente difficile davvero per chiunque (Djokovic docet, così a Londra come a Parigi), regalandosi e regalandoci ancora grandi soddisfazioni. Forse soddisfazioni persino più grandi di quelle vissute finora.

Nota: l’analisi e i grafici inseriti nell’articolo sono realizzati per mezzo del software Rulex


Genovese, classe 1985, Damiano Verda è ingegnere informatico e data scientist ma anche appassionato di scrittura. “There’s four and twenty million doors on life’s endless corridor” (ci sono milioni di porte lungo l’infinito corridoio della vita), cantavano gli Oasis. Convinto che anche scrivere, divertendosi, possa essere un modo per cercare di socchiudere qualcuna di quelle porte, lungo quel corridoio senza fine. Per leggere i suoi articoli visitate www.damianoverda.it

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ATP Lione, quarti di finale: de Minaur terraiolo? Vincono anche Norrie, Rune e Molcan

Due quarti in lotta e due sul velluto nel giovedì francese, con l’australiano che non è più un bye sulla terra battuta

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Alex de Minaur – ATP Lione 2022 (foto via Twitter @OpenParcARA)

Nella giornata in cui l’attenzione è rivolta a ben altri tabelloni, quello dell’Open Parc Auvergne-Rhone-Alpes di Lione si è allineato alle semifinali. Il programma si è aperto con il successo per 6-3 6-2 di Alex Molcan su Federico Coria, incapace di ripetere la prestazione offerta al turno precedente che gli era valsa la vittoria su Carreño Busta, finora il suo scalpo più prestigioso.

Il ventiquattrenne mancino slovacco, nel momento migliore della carriera, se la vedrà con Alex de Minaur, il cui avversario, il lucky loser Yosuke Watanuki, si è ritirato dopo aver perso il primo set 6-4. L’inedito scontro fra i due Alex costituisce un buon banco di prova per le velleità australiane sulla terra battuta in vista di Parigi, superficie su cui in questa stagione sta ammucchiando più vittorie ATP (nove) che nel resto della carriera.

A separare questi due quarti c’è stata la conclusione dell’ultimo ottavo del mercoledì. Dopo tre ore e un quarto di battaglia, infatti, Manuel Guinard e Michael Mmoh sono stati rimandati in albergo per oscurità. Alla ripresa, sul 5 pari al terzo, il francese è partito meglio e… basta: 4-6 6-4 7-5 il punteggio finale. Guinard è tornato in campo contro Holger Rune, ha vinto il primo parziale, ma si è arreso alla rimonta danese con un principio di crampi – per Holger.

 

Il suo avversario in semifinale sarà Cameron Norrie, vincitore di Sebastian Baez con il punteggio di 6-4 4-6 7-5. Non poteva non essere lotta fra i due, e appunto due ore e quaranta sono servite al britannico per avere ragione di Baez che è pure risalito da 3-5 nel terzo annullando tre match point – il primo con un lob strepitoso. Un doppio fallo argentino sul 5 pari è costato un nuovo break e Norrie ha poi chiuso con la battuta.

Il tabellone completo di Lione

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RG 2022 – Il tabellone femminile: “Una sola super favorita Iga Swiatek. Come sono cambiati i tempi!”

Il direttore commenta il sorteggio del tabellone femminile a Parigi: quattro italiane. La nostra più in forma, Martina Trevisan poco fortunata. Camila Giorgi sogna

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Guarda il video integrale sul sito Intesa Sanpaolo

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WTA Rabat: Martina Trevisan e Lucia Bronzetti volano in semifinale

Venerdì sarà derby azzurro in Marocco: Trevisan regola Rus in due set, Lucia la spunta al tie-break del terzo su Parrizas Diaz

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Martina Trevisan – WTA 1000 Madrid (foto via Twitter @MutuaMadridOpen)

Le notizie che ci porta il vento d’Africa non possono che farci sorridere, quest’oggi ancora. Infatti Martina Trevisan, dopo l’opera d’arte della vittoria contro Garbine Muguruza, continua il suo gran cammino nel Grand Prix SAR La Princesse Lalla Meryem, torneo di categoria 250 che si gioca a Rabat: ottima vittoria contro l’olandese Arantxa Rus, tds n.7, che aveva tra l’altro vinto l’unico precedente della coppia sulla terra, l’anno scorso in quel di Belgrado. Prova convincente, specie dal punto di vista mentale per la n.85 al mondo, che ha portato a casa il match per 7-6(4) 6-3, in una partita molto dura e intensa, con il primo set da quasi 1h e 30. I meriti veri non stanno tanto nei numeri e nelle statistiche però, quanto nella forza di volontà, nel rimanere sempre aggrappata alla partita: spreca un vantaggio di 3-0 nel primo set, portando addirittura Rus a servire per il set sul 6-5…ma lì dopo una serie di vari break e contro-break impatta sul 6-6 andandosi a prendere il tie-break di governo, con forza. Nel secondo parziale si segue un copione abbastanza simile: 4 break fino al 3-3, fino a quello che crea il solco a favore di Trevisan nel settimo gioco, bissato poi nel nono che vorrà anche dire match vinto per Martina, brava a non perdere mai la concentrazione e tenere sempre sotto controllo l’avversaria. Cerca la prima finale WTA superiore a un 125, e si conferma una specialista della terra (quarti al Roland Garros 2020) l’ex n.66 al mondo. Sarà un derby tra due esordienti in una semifinale del Tour a decidere chi arriverà all’atto conclusivo nella parte alta del tabellone perché anche Lucia Bronzetti ha superato il suo ostacolo –6-1 3-6 7-6(5) a Nuria Parrizas Diaz, n. 48 della classifica.

Nel quarto game arriva il break per Bronzetti, brava a scambiare da fondo e tessere la rete con pazienza, mai frettolosa e questo alla fine ha fatto la differenza con la spagnola. Continua il ritmo impressionante di Lucia, che da fondo si trasforma in un vero e proprio martello e non si accontenta di un break, ma va a conquistarsi pure il secondo, mandando a destra e a sinistra Parrizas Dias, non concedendole neanche un po’ di iniziativa. E si va a concludere così un primo set che dopo i primi 3 game non ha più visto gioco, ma solo una serie di giocate e di dominio di Lucia Bronzetti, che ha letteralmente malmenato la tds n.3, chiudendo 6-1 un primo set in cui la lingua spagnola è stata cancellata dalla forza del tricolore.

Nonostante un primo set da dimenticare, Parrizas Diaz sembra riuscire subito a ripartire al massimo nel secondo parziale: break nel secondo game, ottenuto dopo uno scambio da 20 e passa colpi durissimo e chiuso con una delicatissima smorzata, punto del match. In realtà Lucia, nonostante tutto, di impegno e vogliosa riesce a recuperare il break e portarsi sul 2-1, contando sulle folate che ogni tanto assalgono la spagnola; peccato che duri poco questa rimonta, subito gettata al vento da Bronzetti subendo il break a 0, addirittura con un doppio fallo. Eppure prosegue questa sorta di maratona psichedelica, con il quarto game di fila in cui la giocatrice al servizio perde, e anche abbastanza male: in questo caso Parrizas Dias, anche grazie alla spinta di Bronzetti, paga qualche errore di troppo da fondo, ancora con la discontinuità protagonista. Sul 3-3 del secondo set lo strappo decisivo da parte di Parrizas Diaz, che dopo aver portato a casa un game combattuto ai vantaggi infila un parziale di 10 punti a 2 che manda il match al terzo set.

 

Il dritto di Parrizas muove molto bene il gioco, viaggia filante in lungolinea che sembra quello di Bautista Agut e apre il campo con l’incrociato stretto a stremare le gambe azzurre che tuttavia non si arrendono. Gli scambi si allungano, la fatica è palpabile, mentre neanche Bronzetti accenna a calare, anzi, il livello è molto buono e i vincenti non mancano.

Lo schiaffo troppo centrale viene punito dal passante romagnolo e il doppio fallo significa 15-40. Brava Nuria a risalire, ma si rimane nel game e un’altra seconda fuori bersaglio seguita dalla risposta aggressiva valgono il 4-2 per Lucia. Ma è solo il primo di quattro break consecutivi, con il dritto spagnolo che a volte dà e a volte toglie. Soprattutto dà, perché si arriva a 5 pari, con la nostra che, in battuta, si è fermata a due punti dal match. Servendo per arrivare al 6 pari, Parrizas Diaz affossa due palle per un promettente 30-30, ma si accaparra il game con Lucia che non ha saputo o voluto approfittare di un’occasione per spingere in entrambi i punti.

Nel tie-break equilibrato, Nuria ha l’occasione per salire 5-3, le basterebbe piazzare un smorzata appena decente dopo aver ben condotto lo scambio; invece le esce un mezzo lob e Lucia si prende quel punto e i successivi due, gentili omaggi andalusi. Parrizas si ripiglia in tempo per annullare il primo match point, ma sul secondo, dopo 2 ore e 43 minuti, Bronzetti sfodera un ace che la porta in semifinale.

Nella parte bassa, saranno Claire Liu e Anna Bondar a giocarsi un posto in finale. La ventunenne statunitense ha battuto 6-4 6-1 Astra Sharma, mentre l’ungherese ha approfittato del ritiro di Ajla Tomljanovic quando l’australiana era sotto 1-5 nel primo set.

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